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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETBO SlirO AI NOSTRI GIOBIII
COMPILATO DAL CAVALIERE
GAETANO MORONI ROMANO
PBIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SAITTItI
GRE G O R I O XVL
VCL. XIX.
IN VENEZIA
OAILA .TIPOGRAFIA BMILIAHA
HDCCCXLlIt.
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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
§TORICO-ECCLESI ASTICA
DA S'. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PR1HCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI^ AI SOMMI PONTEFICI, CARDIITALI
B V\Ò CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI TARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCIL1I , ALLE FESTE Vlb SOLEVUI,
Al RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAHONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
VCL. XIX.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXLIII.
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LOAN STÀClf
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DIZIONARIO /wo
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
CRO
tiROSSO, o de CROSS GioyAznn,
Cardinale» GioTanni Crosso, o de
Gross nacque a Calìmaforte di Lì-
moges, era dottore nel diritto canom-
oo, e ooosanguiDeo tanto a Clemente
V, che a Gregorio XI. Clemente VI
nel 1348 lo fece vescoTo di Limo-
ges, e Gregorio XI a* 6 giugno del
1371, lo a^eò Cardinal prete dei
ss. Nereo ed Achilleo, penitensiera
maggiore, e nel 1376 lo fece vesco-
vo prenestino. Seguì lo stesso Gre»
gorio XI d'Avignone a Roma. Di«
poi dall'ubbidienza di Urbano VI,
che dicevasi dagli scismatici eletto
per solo timore dai Caixlinali, pas-
^ al partito dell'antipapa Clemen«
te VII, il quale lo spedi con ot-
timo successo legato a Carlo V
re di Francia; poiché informati i
irancesi della elezione di Urbano
VI, a seconda del come la pensava
il Crosso, seguirono tosto il partito
dell'aatipapa. Fu al oondave, in cui
▼enne detto canonicamente il detto
Urbano YI^ e mori in Avignone nel
CRO
i383» dopo dodid anni di Cardi-
nalato.
CROSSO o de GROS Pibtbo,
Cardinale, F. Coasov.
CROSSO, o COSSO Giulio,
Cardinale. Giulio Crosso, o Cossoj
patrizio tremano, forse nel 1378 da
Urbano VI venne creato Cardinale
col titolo di s. Maria della Traspon-
tina, ove fu sepolto quando moA
nel secolo dedmo quarto. Ma non
trovandosi alcun documento del car-
dinalato di lui, la maggior parte
degli storìd è incerta se debba ascrì-
verlo tra i porporati. Tuttavolta per
tale ce lo dà il Ciacoonìo, che ne
riporta l'epitafiSo sepolcrale in versi.
CROTONE, r. CoTOOwB.
CSAKI o CSAKO Embrico ,
Cardinale. Emerioo Csaki o Csa-
ko nato nel 167^ a Soepusio, feu»
do dì sua Simiglia nobilissima in
Ungheria, era molto erudito, co-
me dimostrò in alcune filosofiche
tesi ossequiate all' imperatoi-e Leo-
poldo I , nonché in alcune teolo*
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CEO
gicfae sostenute nei collegio Germa-
nioo di Roma, e dedicate ad Inno-
cenzo XII. Divenne parroco e pre-
posto della coll^;iata di Posnania;
canonico della cattedrale di Agria;
abbate di s. Gottardo ; poi dal me-
desimo imperatore Leopoldo I fii no-
minato alla chiesa di Varadino, cui
riformò, e migliorò d' assai, fiicendo
sempre da ottimo e zelantissimo pa-
store, anche a risico della propria vita.
V'introdusse i monaci di s. Paolo
primo eremita, e i cappuccini; rin-
novò il seminario, e la cattedrale,
quindi da Giuseppe I venne nomi-
nato all'arcivescovato di G>locza e
Badiia, cui ottenne nel 17 io da
Clemente XI, ove a migliorare i
costumi, fondò a sue spese, in De-
treczino di Ungheria, piena di eretid,
una chiesa, la quale diede a gover-
nare ai padri delle scuole pie, per-
chè attendessero alla cura delle a-
nime, e vi mantenne così l'eserci-
zio della cattolica religione, ridotta
pressoché agli estremi. Di poi a Colo-
cza fondò altre <(Uattro chiese ; ricovrò
benignamente i nobili ungheresi,
che avevano abiurata la eresia.
Da ultimo, a premiarlo di tante
virtuosissime azioni, ad istanza di
Carlo VI, Gemente XI a' 12 lu-
glio del 17 17 lo creò Cardinal
prete, e poscia gli conferì in titolo
la chiesa di s. Eusebio, e lo a-
scrisse alle congregazioni dei ve-
scovi, e regolari, deU' indice, di pro-
paganda, e delle indulgenze. 11
Csaki fece il possibile di non ac-
cettar la sacra porpora, al qual fi-
ne interpose lo stesso Carlo VI, ma
indarno, poiché il Pontefice lo vol-
le Cardinale, quindi dopo quindici
anni moiì nel 1732, nell'età di ses-
santa anni nel castello di Scalka,
cai fabbricava presso a Varadino,
ed ebbe tomba in chiesa a s. An-
CLB
na, che fondava ai padri delle scuo-
le pie. Fu al solo condave d' In-
nocenzo Xni, essendo assente da
qudli di Benedetto XIII, e di Cle-
mente XII.
CUBA. V. 8. Giacomo di Cubi
VELU IHDIB OCCmESTALI, città COU
residenza ardvescovile.
CUBDA, o CUBDIS. Sede epi-
scopale dell' Afirica occidentale, nel-
la provincia cartaginese proconso-
lare, suffiraganea della metropoli di
Cartagine. Tommaso che n' era ve-
scovo fu aUa conferenza di Cai'ta-
gine.
CUBICULAKIO nsL Papa. Inti-
mo, particolare, domestico, fami-
gliai*e, addetto al servigio del som-
mo Pontefice, ed a lui immediata-
mente soggetto. Cubiculario, Cubi-
culariusy dicesi a Cubiculo. Il Ma-
cri asserisce, che il vocabolo Cubi-
cidum significa spesse volte pi^esso gli
scrittori ecclesiastÌGÌ> la chiesa, ov-
vero la cappella, e il cappellano, o
custode di essa si diiama cubiculario.
Indi soggiunge , che àccome nel-
la chiesa o cappella riposano le
sante relìquie , con metafora fu
detta Cubiculum la camera ove si
riposa, e si dorme, per similitudi-
ne naturale. Il Burio nel suo O-
nomasiicon etymologicum^ al voca<
bolo Camera, dice che s. Leone I
fece costruire ti*e camere od oratorii
nelle tre basiliche, del Salvatore,
di s. Pietro, e di s. Paolo, e pose
in esse tre individui a custodire i
corpi, o sìa le reliquie dei principi
degli apostoli, i quali dall' abitare
dette camere vennero chiamati Cu-
bicularii^ perché camera in latino
dicesi Cubiculurrij o Cappellani (Fe-
di) a Cubiculo, Il Bernini, del
Tribunale della Rota^ p. 119, cre-
de che i prelati uditori di rota
deiivino dai giudici dei primi se-
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CUB
coli della Chiesa, i quali nel secolo
V areodo s. Leone I consegnato
loro Ja custodia de'coi*pi dei ss.
Pieti'o e Paolo, presero il nome di
cubicularii, e cappellani, dicendo a
pag. 8, che s. Leone I diede in
consegna tali venerabili reliquie ai
suoi ìntimi CubicularìL II Bovio di-
ce, che i cubicularii furono istitui-
ti dal detto Pontefice del 44^» ci
custodire i sepolcri de' ss. Pietro e
Paolo. 11 Tomgio, Groue Vatìca-
ne, p. 5^7, parlando dei mansiona-
ri delia chiesa di s. Pietro in Va-
ticano, dice ancor egli, che i mini-
stri particolari posti da s. Leone I
alla custodia del sepolcro del prin-
cipe degli apostoli, furono chiama-
ti custodi, o cubicularii, o cappel-
lani; per confermarlo cita l'Ana-
stasio bibliotecario, che ciò rac-
conta in questo modo: »» consti-
» tuit super sepula*a apostolorum
M custodes, qui dicuntur Gubicula-
>) rii, siye Cappellani, ex clero ro-
»> mano." Cubiculari furono detti
i cantori del Papa, della scuola i-
stituita da s. Gregorio], cioè quel-
li più capaci nel canto, i quali Te-
nivano promossi a custodi de' se-
polcri degli apostoli, ufficio che al-
tri cogliono istituito prima di s.
Leone I. Ciò apparisce chiai^amen-
te da uno statuto sulla scuola dei
cantori, riportato da Cassandro in
IMur^c. p. i4i> » Primum in
» quacumque schola reperti pueri
M bene psallentes^ tollantur inde, et
» nutriantur in schola cantorum,
M postea fiant cubicularii : si autem
» nobilium pueri fuerint statim in
» cubiculo nutriantur, ^ì hanc ac-
» dpiant potestatem ab archidiaco-
* no, ut lioeat eis super linteum
» villosum sedere, quod mos est
'* ponere super sellam equi." Cre-
sciuti i giovani in età, venivano
CUB 7
ordinati sudcfiaconi, ed allopa inco-
minciavano ad esercitare l'ufficio
dei cantori, servendo il Papa nelle
solenni messe, nelle stazioni, nelle
processioni, e nelle principali feste
della città. K Cahtobi Poittificu.
Il citato Bernini, p. i, aggiunge,
che gli antichi giudici, per la di-
scussione delle cause forensi si con-
gregavano in una parte del pontifi-
cio palazco, che dicevasi Cubicuium,
per cui essi furono detti Ckihicula-
riij dappoiché Cubiculum anticamen-
te, come si avvertì, significava la
cappella, ed allora la cappella era
anche quel luogo dove sopra un
lettor-detto dagli antichi Thalamus,
sì Conservavano per ordine ben dis-
posti gli abiti sagri del romano
Pontefice , quando di essi si vestiva
per uscira alle pubbliche funzioni
ecclesiastiche, come processioni, mes-
se ec. £ perchè questa stanza o
Cappella {Fedi) era assegnata ai
cubicularii giudici, come uditorìo
del loro tribunale, quindi a p. 34^
racconta coli' autorità di Giovanni
diacono, autore della vita di s. Gre*
gorio I del 5go, che questo gran
Pontefice rimosse non dal suo pa-
lazzo, ma dal suo cubiculo, tut-
ti i secolari, o laici, e in lo-
ro Teoe sostituì altrettanti cherìci
in gi*ado di consiglieri e fiimiliari
pontificii, per cui, in largo signifi-
cato-, pel nome di cubiculo si deve
intendere tutta la gente del servi-
zio del Papa. Però a distinguere
Giovanni diacono le ordinanze dei
laici, e dei clerici circa il servizio
generale del Papa, ecco come si es-
presse. M Nemo laicorum quodiibet
M palatii ministerium, vel ecclesia-
M sticum patrimonium procurabat,
M laids ad armorum solam mili»
» tiam, vel agrorum curam depu-
M tatis." L'istesso autore pur dice,
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a
CUB
che questi derici, cubiculari» consi-
glieri) e familiariy con s. Gregorio I
diu^ noctuque s^ersaharUur^ ed erano
Riamati, erudùissinu, ei adhaeren»
tes Pontifici^ e di loro soggiunge:
areessabanUir pontificaUbus profimr
dis consiliis prudentes \dri^ (juos
perhihuiy cioè dottori, clerici, e mo-
naci sotto nome ed ufficio di cu-
biculari, cappellani, consiglieri e &•
miliari. V. gli articoli Camera afo*
sTOLicA, Cambbiebi DEL Papa, c prin-
cipalmente Famiglia Poittificia. Cbe
pure DomiceUi si chiamassero ì CBf-
merieri dei Pontefici, lo abbiamo
detto al relativo articolo.
L'antico oratorio latéranense de-
dicato a 8. Nicolò vescovo di Mi-
ra, ed eretto da Calisto II, nel
1 1 24» ^ ^6 01^ ti*ovasi incluso
neirabitazione de'padri penitenzieri
della basilica, non solo serviva ad
uso de' Pontefici; ma il medesimo
Calisto II fèoevi fabbricare dappres-
so due stanze, una pei cubicularì,
l'altra per l'udienza, le quali era-
no dipinte con varie figure, che so-
no descritte dal Panvìnio.
Il Cujaccio ad tit cod, de prox.
sacr* scrin.; .ed il BuUengero, de
Bom. Imp, cap. 28, e diversi altri
scrittori ci hanno dato il catalogo
delle diverse persone, che avevano
luogo, e ministero nel palazzo im-
penale^ fi*a cui principalmente di-
stinguevansi, Cubicularii, Domesti*
ciy Protectores (le guardie del cor-
po), militantes in sacris scriniis (i
ministri, che servono negli uffizi
delle lettei*e^ delle memorie, delle
suppliche, delle disposizioni), Mini»
tterìani, Fabrìcenses, Sikndarii (che
custodivano le porte, ed imponeva-
no silenzio nel concistoro imperia-
le), lampadariiec Al maestro degli
uffizi fiel palazzo imperiale incum-
beva regolare la domestica disciplv»
CUB
na, e di farvi osservare il buon or-
dine, per cui da lui dipendevano
gli altri uffiziali del palazzo, si mi-
litari, che impiegati o nel Simiglia-
re ministero economico, o nel per-
sonale servigio del principe. Al me-
desimo maestix) degli uffizi erano
immediatamente soggette le diverse
scuole, ovvero collegi, i quali in
gran numero contavansi addetti al-
la casa, e persona degl' impei*atori,
come può vedetesi eziandio nel Pan-
droli, Nat diga. Imp, Rom. lib. I,
cap. 63. F^, CoATE, e Corti diver-
se.
Che molte scuole, o collegi, nei
primi secoU della Chiesa, dopo la
pace che le diede V imperatore Co-
stantino, fossero addetti al patriar-
chio latéranense o palazzo pontifi-
cio, per prestare ossequio, e servire
il Papa nelle pubbliche, e private
fiinzioni, specialmente sagre, si rac-
coglie in peculiar modo negli Ordi-
ni Romani (nel IX, e XI de'quali
si fa menzione dei cubiculari, e in
quello di Cencio, nel cap. 33 del-
l' uffizìale detto Custos camerae ) ,
in cui si chiamano scholae paUui'
nae^ et ordines sacri palaUiy quelle
che partecipavano alte obblazioni
della basilica vaticana, come prova
il Moretti, de rìL dandi presbyi.
part. I, sect. 6, il quale paria pu-
re della schola crucis. La più nota
ed insigne di queste scuole era quel-
la de' cantori summentovati , detta
per antonomasia schola semplice-
mente, la quale tutt'ora sussiste,
insieme con altri ordini di per-
sone di diverso grado, e condi-
zione. Sì qualificano per cubicula-
ri quelli, che usavano ed usano ve-
ste ecclesiastica, e che rendevano e
rendono un personale ed immedia->
to servigio nelle camere del Papa,
sebbene laici. Furono ancora e sono
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CUB
con$idei*atÌ9 cioè una g|*an parte di
essi, quali prelati palatini, orwe*
ro prelati che in vìrtii di ponti*
fjcie concessioni godono le qualifiche
di commensali, e famigliari del Pa*
pa ec. , il perchè sino al teitnine
del secolo decoi*so fruivano dal pa«
lazzo apostolico la pai*te di pane, e
vino.
Dei cubiculari pontificii fa men-
zione il p. Galletti, Del vesiarario
drlla santa Romana Chiesa, uffizio
che presiedeva al vestiario latera-
nense, cioè a quel luogo dove cu-
stodivansi i sagri arredi, le cose
preziose, gli abiti del Papa ec. Que-
sto uffizio, ossia quello di protove*
stiano, vuoisi istituito da Costanti-
no il Grande, quindi introdotto nel-
la romana Chiesa. Prima dell' impe-
ratore Alessio, il protovestiario in
corte otteneva il secondo luogo do-
po il magno domestico^ onde fu
ambito dai più cospicui personaggi.
Racconta Cedreno, nella vita di
Costantino, figliuolo di Romano im-
peratore: j» Etenim Nicolaum &-
«9 mulorum cubiculi principem, scho-
» larum domesticum et accubito-
M rum creavit, r^icephorum vero
» secundas post eum tenentempi*o-
» tovestiarum." Il protovestìarìo po-
teva dormire nello stesso cubiculo
dell' imperatore, ed il vestiario del-
la santa Sede era uno de'prindpali
cubiculari pontificii. S. Leone 111,
piima di essere esaltato alla sede
pontificia, ne avea esercitato Tuffi*
zio. Il medesimo Galletti parla dei
pi'indpali cubiculari, nel suo libro :
Del primicero della santa Sede, e di
altri ufficiali maggiori del palagio
lateranense. A p. So, parla dei doni
de' re longobardi a Paolo cubicula-
rio di Stefano III, detto lY, chia-
mato anche Afiarta, per indurlo a
roTinare presso il Papa, G-istoforo
CUB 9
primicero, e Scipio secondioero; co»
me anche & menzione del tumul-
to gravissimo perciò seguito a mo«
tivo della potenza, e del partigiani
del cubiculai*io nell'anno 769, nel
quale Paolo fece acoecai<e Cristofo-
ro , e Sergio fedeli ministri del
Pontefice, avendo a compagni cer-
to Calvolo cubiculario, e Gregorio
difensoi*e ragionano. F* Domestico.
Rammentando il Cardinal Pa-
pìense, in CommenL lib. 7, n. 4o>
r ingresso in Roma di Federico III
imperatore, dice che Paolo II gli
mandò incontro tutto il clero, e tut-
ta la nobiltà, della cui disposizione
e precedenza, dice: sequebantur suìh-
diaconi omnes, judices rotae , cle^-y
rici camerae, acolytìd , cubiculariiy
cioè i camerieri segreti del Ponte-
fice, già espressamente detti nel XY
secolo Cubicularii, Nei possessi, che
presero i Papi nella basilica late-
ranense, e le cui descrizioni erudi->
tamente .pubblicò il Cancellieri, si.
leggono molte notizie sui cubicula-
ri de' sommi Pontefici, chiamati
cumulativamente famiUares Petpae*.
Nel possesso, che Innocenzo VIII
prese nel i484> molte volte si fa
menzione nella cavalcata dei diversi
gradi, uffizi, vesti, e luogo ove in-
cedevano i famiUares Papae, Anzi
dopo quatuor dves Romani, scuti--
feri honoris nuncupati segui-
vano ; Cubicularii extra cameram
cum capudis, ut in Cappella, ora-
tores principum .... subdiaconus
cum cruccy sine ceroferariis et thu^
ribulo, secum habens aUos subdia-
eonos coUegas suosj duodecim fa»
miliares Papae, vestibus rosaciis
induti, qui duodecim magna intor^
ticiaàlba accensa ante Corpus Chri-
sti ferebant pedestres, giacché i
Pontefici molte volte anche nella
funzione, del possesso si fecero pre-
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IO CUB
cedette dal ss. Sagramento. Quindi
nel descrivere, che il decano della
rota portava la miti*a pontificia, ag-
giunge: medius inier dominos LaU"
rcntium de Mari (parente di In-
nocenzo Vili che poi io fece Car-
dinale), et Hieronymum CalagrOr
nuniy secreios cubicularìos Papae,
Nel possesso preso da Leone X,
nel i5i3, si legge che dopo gli
scudieri di honore , ciascuno dei
quali aveva in mano un bastone
coperto di velluto cremisi, della
Santità di Nostro Signore .... se-
guivano cinquantasei coppie di cu*
hicularii, vestiti di rosato con li
cappucci attorno il collo j foderad
di bianchissimi armelUni. In fine
di questi erano quattro altri simil»
mente: i quali due di loro avevano
una mitra episcopale in mano per
uno di ricchissime giofe, et perle ador^
nate, li altri dei regni circondad
di tre corone, tutti ile finissime gioje
adomati, Nel possesso di Gregorio
XIV, preso nel 1590, dopo gli av-
vocati concistoriali, cavalcavano qua-
ranta cubicularì, i camerieri, i cap-
pellani, e camerieri d'onore, e se-
greti, vestiti di scarlatto con rivol-
le di pelli bianche al collo, e cap-
pucci dietro le spalle. Quindi dopo
il Pontefice immediate equitabant
duo ejus intimiores , et secretiores
cubicularii, nempe Offredus cubi-'
culi praefectusj et Alpkonsus Sanctì»
taf.is suae pincerna, et post eos Da*
rius, Ruvarinus, et Rudulphus de
Silvestris medici omnes eodem ha*
hitu indutij ut de aUis Papae cu»
hìculariis dictum est. Nel possesso
preso nel iSga da Clemente Vili
si legge che dopo il barbiate, e
sartore del Papa con li cappotti
rossi, e valigie di sua Santità, e
dopo gli scudieri con le vesti ros-
bc, venivano i camerieri di onore,
CUB
alias cubicularii secreti, con vesti
rosse e cappe simili, indi cavalca*
vano i gentiluomini romani. Nel
possesso preso da Leone XI nel
i6o5, dopo i camerieri extra mu»
rosy gH avvocati concistoriali, e gli
officiali camerali, cavalcavano i cap-
pellani di sua Santità, i cubiculari ,
i camerieri di onore, i camerieri se-
greti con li cappelli del Papa di
velluto rosso in mano, e buon nu-
mero di cavalieri romani. Nel pos-
sesso pi*eso nel i6o5 da Paolo V,
appresso il commissario e fiscale
della camera, successivamente ca-
valcavano i camerieri di onore, e
cubiculari del collegio, forse quelli
Vacabili (Vedi), di cui anche si
tratta al voi. VII, p. 184, del Di-
zionario. Questi cubiculari però era-
no officiali della cancellerìa istituiti
da Leone X. Essi incedevano insie-
me coi camerieri segreti con vesti
lunghe rosse, e cappucci foderati di
armellini, portando questi ultimi i
quattro cappelli pontificali alzati su
bastoni, indi seguivano quaranta ca-
valieri romani.
Nel possesso preso nell'anno 162 1
da Gregorio XV, si legge: Ca*
merarii Papae extra cameram (dei
quali si parla all' articolo Busso*
lanti (Vedi) nuncupad cum iresti'
bus rubris. Procurator fiscaUs , et
advocati concistoriales: cubicularii
caffcellari€te, camerarii honoris^ et
eamerarii secreti Papae cum ve^
stibus rubris, et caputiis sine pel'
libus (perchè era il mese di mag-
gio). Così in quello preso nel 1644
da Innocenzo X, dopo i cubiculari
extra muros amicti vestibus rubeis
amplis sine caputiis, e gli avvocati
concistoriali, incedevano cappellani
familiae Papae et cappellani secreti,
cubicularii honoris, et secreti iresti'
bus, et caputiis rubeis cum pelUbus
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CUB
amicd. Nella relazione che del pos*
sesso d' Innocenzo X fece il celebre
Gio. Vittorio de' Rossi , conosciuto
sotto il nome di Giano Nicio Ert-
11*60, i cubiculari dei Papa si chìsL"
mano cubicuUmi apostolici j e i came-
rieri segreti ecclesiastici partecipan-
ti, si dicono cubicularii apostolici
majores. Nel possesso preso nel 1676
da Innocenzo XI^ si dice, che dopo
i monsignori arcivescovo PignattelU
maestro di cantera. Riva, e PeUe^
grìni cubiculari assistenti, incedeva
monsignor Santucci medico di sua
Santità con vesti, e cappucci con
mostre di damasco cremesino avanti
k vesti. Nella relazione del posses-
so preso da Alessandro Vili, nel-
laùno 1689, '^ maesti*o di camera,
e coppiere del Papa sono chiamati
cubiculari assistenti; altrettanto di-
cesi del maestro di camei*a, e dei
due camerieri segreti, che con lui
interirennero al possesso d'Innocen-
zo XII nel 1691. Questi cubicula-
ri anticamente nella funzione del
possesso ebbero dalie mani del Pa-
pa il presbiterio, ed ora invece han-
no la distribuzione delle medaglie
d'argento, che si coniano per tale
ricorrenza.
Dei cubiculari del Papa suoi fo-
migliari, come i camerieri segreti,
cappellani comuni, aiutanti di ca-
mera, bussolanti, ed altri di cui si
tiatta ne' ruoli della Famiglia Pon-
tìficiay si paria a tale articolo.
Di questi ed altri effettivi cubicu-
lari palatini sono i superiori i
prelati Maggiordomo prefetto de' sa-
cri palazzi apostolici (Fedi), e il
Maestro di camera^ praefectus cu^
biculi (FciU); nei rispettivi aiticoli
dei Cubiculàri pontificii, si dice
delle loro preix>galive, - ed uffizio, e
itt quello delle Cappelle Pontificie
i^cdi), del loro inlen'enlo a que-
CUB ti
ste, con quanto li riguarda. A dare
un'ulteriore chiara idea degli effettivi
cubiculari del Papa , e di quelli per
tali considerati, ed addetti al suo
personale domestico servigio, per ul«
timo riporteremo tradotto dall'idio-
ma latino in italiano quanto il p. d.
Gio. Battista Gattico riporta uel-
r Acta selecta caeremonialia a pag.
363, néX Index opuscoli de offt»
cialibus palata Pontificii ( coli' au«
torità del quale autore se ne trat-
terà al citato articolo Famiglia Pon-
tificia), e precisamente al § I />«
cubiculariis. Va però avvertito, che
il Gattico tolse queste notizie da
un codice autografo vaticano scrit-
to nel 1409, dopo l'elezione di A-
lessandro V, da un peritissimo de-
gli usi, e consuetudini della corte
Pontificia. Vero è però, che se tali
regole variarono secondo il tempo,
e i bisogni, non che il volere dei
Papi, tuttavolta molte consuetudini
ed uffizi si rassomigliano a quelli
odierni.
»» Seguendo l'antico stile dei som-
mi Pontefici circa i loro famigliari,
ed officiali, porgonsi alcune notizie
pel regime, e disposizione degli of-
ficiali, ed altri inservienti alla san-
tità dei Papa nostix> Signore".
» Primieramente la Santità sua
si sceglie i cubiculari, e questi so-
no di tre sorte, alcuni cioè prelati,
ed alcuni personaggi autorevoli per
onorificenza, i quali, sebbene abbia-
no le chiavi delle camere, pure noti
dormono nelle medesime, né fanno
i servigi familiari, e domestici, ap-
paitenenti all' officio de' cubiculari,
né ad essi affidansi af&ri segreti, ed
importanti, ma soltanto sono con
tali offici onorati essi, e i loro pa-
renti. Altri cubiculari sono prelati
più domestici, e famigliari al som-
mo Pontefice, i quali sebbene non
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1%
CUB
dQHDano nella camera del Papa,
pare recitano con esso le ore, e lo
servono al coricarsi , ed alzarsi di
letto, alla messa ed altri divini of-
fici, od uno o piii alla volta, se
così piace alla Santità Sua, ed a
questi suole anche cpmmettei*e aU
Guni affari (oltre i sei^vigi di ca-
inera) determinabili a beneplacito
del sommo Pontefici;; e possono
essere quattro, o più, o meno, oò*
me gli aggrada ; ad uno de' qua-
li, o all'immediato suo subalterno
suol farsi la consegna deUe suppli-
che col rescritto. Inoltre questi, ed
i loro subalterni sogliono d'ordine
della Santità Sua, purché sia espt*e8-
so, ricevere le suppliche che gli
vengono presentate, e sollecitare
nostro Signore circa la spedizione
di esse quasi referendari segreti ".
M Vi sono degli altri cubiculari
non pi*elati, i quali sono soliti pre-
stare tutti i servigi domestici al
sommo Pontefice, e dormire nella
sua camera; e questi sono talora
due, talora tre, talora quattro a
beneplacito di Sua Santità; ma ne
fu sempre riputato più spediente il
piccioli numero ".
M £ poi da sapersi, che Nostro
Signore commette ai suoi cubicu-
laii prelati, ed altri, secondo lo
stato delle persone, i seguenti in-
carichi: al primo idoneo all'uopo
ed esperimentato, la custodia delle
Jettei^ missive, e delle altre segi*e-
te, che verranno dirette alla San-
tità Sua, e delle quali per alleg-
gerire le fatiche al santo Padre de-
ve riferire il contenuto, e intei*es-
sarsi perchè si facciano le risposte,
se, e quando, ed a quali avran da
farsi. Deve perciò essere di tal ca-
pacità da non perdei*e alcuna di
jesse lettere, che fosse di qualche
impoitanza, ma dee saperk trovar
CUB
prontamente ad ogni ricerca, ed
esibirla. Lo stesso dicasi delle altre
scritture, che verranno affidate alla
sua custodia ".
H Similmente comimette ad un
altro la custodia di tutte le sue
gioie, cioè d'oro, di allento, anelli
ed altre, che non sogliono affidarsi
alla custodia degli ufficiali pubblici
del palazzo^ e di tali cose forassi
occorrendo una dichiarazione. Del
pari dà a custodire ad un altro le
vesti di lana della persona stessa di
Nostro Signore , insieme alle pel-
licce; ed egli inoltre fa premura
al camerlengo, e tesoriere per rin-
novaro al bisogno le vesti. Ad un
altro parimenti dà la custodia di
tutta la biancheria della persona
e camera dello stesso Nostro Signo-
re, e la sua incombenza viene a
voce piii specificatamente ad esso
dichiarata, se occorre".
H Dee pur sapersi, che i qui
soprasctìtti sogliono fare di tutte
le cose, che ricevono, un inventa-
rio chiaro, e distinto, onde distin-
tamente^ e veracemente certificaro
lo stesso Nostro Signore, od i com-
messi, del denaro ricevuto, e speso ".
M Ad un altro similmente com-
mettesi la custodia dei medicamenti,
e di tutte le altre specie di medi-
cinali per uso della persona stessa
del santissimo Pontefice, od in
qualunque modo rìguaixianti la sua
camera, dovendo egli specialmente
sctivero in un libro, in qual gior-
no le abbia ricevute, certificare il
rìcevimento, onde e della qualità, e
del quantitativo possano i camera-
li pareggiare i conti collo speziale.
Questo ultimo poi deve custodirei
vasetti, ed i piattelli, ne'quali soglio-
no porgetesi la spezie a nostro Si-
gnore, ed ai signori Cardinali. De-
ve inoltre avere tovaglie, e salviet-
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CUB
te beile» e monde neoeisarìe per
presentare le dette spezie '\
» È parimenti a saperti die i
cubiculari non prelati sogliono are-
re nel palazzo le spese del TÌtto per
sé, e al più per due servitori. I
cubiculari pei*ò prelati referendari»
od altri» sebbene abbiano abitazio-
ne in palazzo» sogliono servire al
sommo Pontefice a loro spese» se
pure le loro prelature non fossero
così tenui» che il medesimo ne or-
dinasse la provvista per mezzo dei
maestro dell'ospizio» perché tanti
sono i carichi della santa Sede» e
tanti gVimpedimentì quasi dapper-
tutto frapposti ai diritti» ed emo«
lumenti della sua camera, che» per
quanto agevolmente si possa» cJ>bia
da' suoi servitori ad alleggerirsi l'o*
nere delle spese ".
» Non è da ignorarsi ancora»
che pel servìzio delle camere del
nostro Signore sogliono destinarsi
uno o due servitori al piti d'infe-
rior condizione» i quali debbono al-
Toidine de' cubiculari mondare le
camere, trasportare le legna pel fuo*
co, quando abbisogni, e fiire altri
servizi, che non occorre descrivere»
come per esempio tener monde le
tele pertugiate *'.
*» Bel pan» secondo le antiche
osservanze, non riputavasi convene*
vole, che laici o chierici, in abito
laicale fossero ammessi dal sommo
Pontefice nella sua camera perchè
portassero le chiavi; ma quei sol*
tanto, che all'abito» al portamento»
al discorso mostrano mio spirito
non che ecclesiastico» claustrale, e
che tale sia lo stato lord» che
abbiasi in essi in tutto e per tutto
quella piena confidenza» che ricer-
casi in quello, cui si affida la oon-
servazione delle cose proprie ".
» Devesi inoltre sapere» die tra
CUB i3
le camera di nostro Signore si an-
novera la camera de' paramenti»
nella quale però non suole dormi-'
re ma dai-e le udienze» pranzare»
e cenare» secondo l'opportunità del
luogo» e del tempo» ed il benepla^
cito di sua Santità; e nella mede-
sima sogliono ancora riceversi i si-
gnori Cardinali» ed altre persone ri-
spettabili» che vengono in palazzo»
ed ivi aspettano finché possano es«
sere ammesse alla presenza di sua
Santità; in questa camera, chiama-
ta del paramento» sogliono collo-
carsi soltanto due ostiari» i quali
d^giono essere uomini onesti, fi-
dati» e virtuosi» i quali sogliono
dormire nella stessa camera del
{nramento per k più sicura cu-
stodia» e piii pronto servigio al-
la persona di nostro Signore. L'of*
fido però di questi due suole esse-
re di buono e grande emolumen-
to, come verrà dichiarato, se farà
d'uopo. Comunemente sogliono es-
Beve laici. "
f* Sono egualmente soliti i som*
mi Pontefici» ti'a il numero di chi
loro piace» scegliersi prelati referen-
dari, ed altri di eminente scienza»
probità ed esperienza nelle opera-
cioni della euria romana» uno dei
quali soltanto suole comunemente
avere abitazione nel palazzo apo-
stolico. Se è prelato» o possessore di
pìngui benefizi» non è solito che
abl^a provvista dal palazzo. Ciò
che spetta poi all'ufficio loro non
si riferisce» essendo cosa ben nota "•
Da ultimo citeremo il Cohellio
il quale a cap. XXXV» Ifotùia Cor-
dinalatus » nel riportare l' ordine
della processione del Corpus Dùmini^
fetta nell'anno santo iS'jS dal som-
mo Pontefice Gregorio XIII, dopo
gli avvocati concistoriali, e i segre-
tari» registra cubicularii extra carne'
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i4 cuc
ramj indi cubiculam apostolici par-
tidpantesj poi clerici sacri coUegii
seguiti dai cubicularii secréti, dai
cubiculariij seu cappellani portantes
nùtram, e dai nobiles^ qui sederli in
gradibus solii. Indi aggiunge, che
dopo il Papa^ incedeTa auditor de
mitra medius inter duos cubica»
larios.
CUCCHIARO o CUCCHIAIO.
Cochlear, Strumento concavo d'ar*
gento^ d'oro, o di altro metallo, o
materìa, di piccola forma pegli usi
della sagra liturgia, detto comune-
mente cucchiarino . Il Berlendi
Delle obblaziom air altare^ a pag.
32^ parla del cucchiajo, che anti-
camente si usava per raccogliere i
frammenti delle obblazionì, e ne
riporta anche la forma, diiaman-
dola Cochlear ad colligenda frag-
menta oblaiionum y dappoiché le
obblazionì del sagrifìzio, o pane con-
sagrato, essendo sottili, allorché tra
la messa si feceva con esse la co-
munione al popolo, subdiaconus
Corpus Domini accipit a diacono^
et fert presbyteris frangendum pò»
puh . Non potendosi fare tale spez-
zamento senza che qualche piccola
parte delle consagrate obbiezioni
non andasse nella distribuzione in
minuzzoli, e frammenti, si adope-
rava un cucchiajo di argento, affine
di raccoglierli ed unirli. Qui note-
remo che queste particole del pa-
ne consagrato si trovano negli an-
tidii secoli talvolta chiamate col
nome di Eulogie, giacché comune-
mente non erano le particole della
sagra comunione, che si dava al
popolo, ma una semplice loro rap-
presentanza. E qui sembra indis-
pensabile aggiungere, che facendosi
del pane che veniva offerto all'ai-
tare, tre divisioni, una pel celebran-
te, l'altra pei comunicanti^ la ter-
CUC
za che sopravvanzava con rito solen-
ne benedetta tagliavasi in molte
parti, e nel fine della messa distri-
buivasi a quelli, che non volevano,
o non potevano comunicarsi ^ anzi
sì legge, che talora fu dato pure a
chi si era comunicato; queste pro-
priamente dicevansi Eulogie, il qual
nome significava cibi benedetti, ed
introdotte furono a &r le veci del-
l' eucaristia , e per rappresentare
quella comunione più frequente che
pratica vasi per innanzi dai primi-
tivi fedeli.
I cucchiai sono stati, ad uso del-
la sagra mensa, adoperati fino da-
gli antichi tempi, o per infondere
il vino, e l'acqua nel calice, o per
mescolare i sacri olii, e per met-
tere l'incenso ne' turiboli, bacian-
dosi il cucchiaio da chi presenta
la navicella coli' incenso e il turi-
bolo, e la mano o l'anello di quel-
lo che deve porre l'incenso nello
incensiere o turibolo. Gli spagnuo-
li ancora usano nelle loro chiese
il cucchiarino per infondere nel
calice l'acqua^ e il vino. Quan-
do nell'America fu rinvenuto il
metallo chiamato platino, Carlo III
re di Spagna nel 1788, ne offrì le
primizie al Pontefice Pio VI col
donargli un calice, con sua patena,
e cucchiarìno di platino, lavorato
con bellissime cesellature, e basso-
rilievi. I cucchiai per i detti sagiù
usi ora sono stati solidi, ora tra-
forati, e se ne formarono di varie
materie. Monsignor Giorgi, Liturgia
Rom. Poni fra le disquisii de s.
ministerio XCIX, tratta de Cochlear
ribus, ed alla pag. 72 riporta la
figura di un cucchiaio d' argen-
to. Nella storia de' vescovi di Au-
xerre e. XX^ si parla di varii cnc-
diiai lasciati alla sua chiesa dal
vescovo Desiderio. Nel settimo se-
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cuc
colo r illustre mati^ona Ermatrude
oi-dinò Cachkaria decem dnri basi-
He. s. Crucis, vel domni Fincentii in
Parigi, come si legge presso il Ma-
billoD, in Append. supplementi de
re diplomcu. gS. Il Du-Cange ne
riporta altri esempli. F, Io. Battel-
li Andquit, Rutupin, 83 de Cochlea^
ri, acuto stylo praedicto ex quo
Pliniiy PoUucisj et Martialis loca
Ulustrantur^ et Letbnitii Otium Han^
noveranumj 2o5 de Cochlearìbus
ligneisy Gregorio FU, dono missis
a Petro Damiani, Il Mariotti nel
suo museo oonserVaya un cucchiaio
di legno, eh' era stato indorato; nel
manico si Tedeya s. Giuseppe e la
Madonna, in mezzo il bue e l'asi-
nelio, più sotto la culla col bam-
bino dentit>, al fine i re magi.
Sembrava lavoro del decimo secon-
do secolo. Del cucchiarìno d'oro
usato dal Papa nella messa ponti-
ficale, si parla al toI. IX, p. 22,
e seg. del Dizionario.
Siccome il cucchiaio è l'usato
strumento, col quale si piglia il
cibo, non riuscirà discaro per ultimo
che si aggiunga, non essere vero
che l'uso fosse introdotto in Europa
▼arso il secolo XYII, giacché Mar«
àale parla del cucchiaio col quale
si estraerano le conchiglie dal loro
nicchio, le uova, e altri cibi più
liquidi. Parlano altresì dei cucchiai
Petronio, Celso, Golumella, Phnio,
che lo dà anche per misura; non
che Varrone, Scnbonio Largo, ed
altri scrittori, massime latini.
CDGUFA (s.)y martire in Ispa-
gna. SdUita, città dell'Africa, fu la
patria di questo santo. Accompa-
gnatosi a 8. Felice, abbandonò la
terra natica ed i parenti, e recossi
nella Mauritania, di dove appresso
À trasferì in Ispagna. Non appena
il governatore Dadano seppe del
CUG
i5
suo aiTiyo in Barcellona, che chiar
matolo a sé, affine di persuaderlp
a sacrificare agli dei, né lo poten»
do vincere per guisa alcuna, lo con*
dannò alla tortura, ed indi a pei*^
dere la testa sul patibolo, loccbé
avvenne Tanno 3o3 in dix^a. Le
reliquie di lui furono dalla Spagna
portate in Francia e defM>ste| per
cura di Fuirado, abbate di s. Dio-
nigi, nella chiesa del monistero di
Leberan, nella diocesi di Strasbmv
go a' 16 febbraio dell'anno stesso.
Quivi riposarono sino all' anno
895, nel quale Ilduino, abbate pi:^
re di s. Dionigi,' le volle conserva-
te nella sua badia, in cui si ono-
rano anche al presente* Gli spa-
gnuoli però ritengono di posseder*
ne il corpo a Barcellona, persuasi
che il solo capo sia custodito in
Frauda.
GUGUSA, GUGUSSUS. Gittà ve-
scovile della piccola, o seconda Arr
menia sulle fi*ontiere della Gilicia,
e della Gappadocia, nell'esarcato
del Ponto, sotto la metropoli di
Melitene. Gommanville dice, che la
sede fii istituita nel IV secolo, ed
aggiunge, che questo luogo divenne
rinomato per esservi stati rilegati
in esilio alcuni grandi uomini. Di
fiittì r imperatore Gostanzo vi rilegò
s. Paolo, vescovo di Gostantinopoii,
posda ucciso dagli ariani l'anno
35i ; e Arcadio vi esiliò, nell'anno
404» s. Giovanni Grisostomo altro
vescovo di Gostantinopoii, siccome
luogo insalubre. Le notizie ecde-
siastiche fanno -menzione di dnque
vescovi di Gucusa.
GUENGA {Conchen.). Gittà con re-
ddenza vescovile di Spagna, nella Ga*
stiglia nuova, capoluogo di provincia.
Giace essa sopra un colle elevato, fra
due montagne, a piedi delle quali
scorrono i due fiumi Jucar, e Gue*
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CUC
oar. Questo secondo è attraversato
in tal luogo da un ponte ben co-
struitOy detto di s. Paolo, alto cen-
to sessanta piedi, e lungo trecento.
Cuenca, Concha^ e ciitrondata di
mura, che si levano ad una al«
tecza considerabile. Le strade sono
ripide, e irregolari. Quivi risiedono
le principali autorità civili, e milt-
tari della provincia. Nel secolo XIII
ì suoi lavori di lana erano assai ri-
nomati, e proficui sono i numerosi
suoi alveari. Venne occupata dai
mori, per cui nell'anno 1072* fu
data in dote dal re moro di Si-
viglia, a Zaida sposa di Alfonso
IX re di Castiglia; ma in seguito
venne ripresa dai mori, cui la ri-
tolse, nel ii77j Alfonso IX re di
Castiglia: indi segui i destini della
Spagna. Milord Peterborough se ne
impadronì nel 1709, ma dopo una
vigorosa resistenza, fii ripresa dal
duca di Berwick.
La sede vescovile, ad istanza del
mentovato re Alfonso IX, nel 1 183,
fu eretta dal Pontefice Ludo III,
il quale vi riunì 1^ diòcesi di Va*-
lena, e di Arcobriga, le cui sedi
vescovili, soggette alla metropoli di
Toledo, erano state istituite nel se-
colo quinto, il perchè pure Cuenca
fu fatta suiFfaganea di Toledo, come
10 è tuttora. La cattedrale, edificio
vasto, Tiedificato dal re Alfonso IX,
con disegno gotico, è dedicata alla
natività della beata Vergine Maria.
11 capitolo è composto di tre digni*
fa, prima delle quali è il decano,
di ventisei canonici, comprese le
prebende di teologo, e penitenziere,
essendo però gli altri vratiquattro
divisi in due parti, cioè dieci che
godono d'intera prebenda, e quatr
lordici della metà, dimidiis portio»
nariìs. Vi sono inoltre diversi pre-
ti| e chierici per V uffizìatui^a^ e ser-
€UE
vigio della chiesa. La cattedrale ha
il fonte battesimale, e molte reli-
quie, fira le quali è in massima ve-
nerazione il corpo di 8. Giuliano.
Degno di osservazione è T episcopio
vicino alla cattedrale. Nella città
evvi altra parrocchia col sagro fonte
con sette conventi e monisteri di
i*eligiosi, e sei di monache, ospeda-
le grandioso, seminario, ti*e collegi
ce Ogni véscovo è tassato ne' libri
della camera apostolica, con tremila
fiorini.
CUENCA tir Ihdiis occmBHTAii-
BUS (Conchen.). Città con i^esidenza
vescovile dell'America meridionale,
nella repubblica dell' Equatore capo
luogo della provincia dello stesso
nome. È situata nella bella valle
di Yunquilla assai fermile, &a i tre
piccoli fiumi di Machangara, Mata*
dero, e Yanuncaì. Come città gran-
de, le sue strade sono larghe, e
dritte, ma le case tx>strutte di mat-
toni cotti, sono assai basse, senza
ornamento, ed erette senza alcun
gusto. Il più bello edifizio è il col-
legio fabbricato dai gesuiti. Dopo
il dominio degli spagnuoli, Cuenca
fece parte della repubblica di Co-
lombia, la quale, essendosi divisa in
tre, è compresa in quella dell' E-
quatore, e nel dipartimento di As-
suay. In vicinanza, e al sud vi è
la montagna di Tarqui, che la Con-
damine, Godin, e Bouguer scelsero
per base del meridiano, che vi sta*
bilirono nel 1743. A dieci leghe di
distanza s' innalza il Paramo di As-
nay, pericoloso ai viaggiatori, che
spesso soccombono per le bufei^*
Fra i monumenti peruviani sono a
notarsi, l'argine degl'Iacas antichi
sovrani del Perii, di sorprendente
altezza; l'antico forte del Gasar,
che consiste in una collina termi-
nata in piatta forma, che servì lun-
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CUE
gamente di alloggio agi' Inca$, alior-
clié dal Perii passamano al i^do di
Quito. Esso presenta semplicità, sim-
metria, e solidità, che sono i tre
caratteri dell' architettura peruvia-
na. Finalmente nelle, vicinanze si
osserva pure l' Yaga-Chungana, o
giuoco degl' Incas, il quale è un
grandioso canapè ovale scavato nel
vivo sasso, con comoda giacitura,
dalla quale gU Incas godevano un
soi*prendente punto di vista sopra
r amena valle del Gulan, inaffiata
da un sei'peggiante ruscello. Appres-
so Cuenca si discopersero alcune
miniera di mercurio.
La sede vescovile fu fondata dal
sommo Pontefice Pio YI, ad istan-
za del re di Spagna Carlo III nel
1786, ed è suffi*aganea della me-
tropoli di Lima. Nel concistoro dei
17 dicembre 1787, il detto Ponte-
fice ne dichiarò primo vescovo mon-
signor Giuseppe Garrion-y-Marfil,
della diocesi di Malaga, trasferen-
dolo dalla sede episcopale di Cari-
sio in partibus. Ma, considerando il
regnante Papa Gregorio XVI la
vastità ed ampiezza della diocesi di
Cuenca, coll'autorità della bolla In
supremo beali Petrì, data IV ka-
lendas februarii 1837, ne dismem-
brò una parte, e con essa formò
una nuova diocesi vescovile, con
residenza nella città di Guayaquil.
La cattedi*ale di Cuenca è un buon
edifizio, dedicato alla Immacolata
Concezione della beata Vergine Ma-
ria. Il capitolo è formato di tre
dignità, delle quali la principale è
il decano, di quattro canonici, com-
prese le prebende di penitenziere,
e teologo, oltre alcuni beneficiati,
denominati polmonari. Nella catte-
drale tì è il fonte battesimale; e
la cura delle anime si esercita da
due sacerdoti, col titolo di Tettori,
VOL. XIX.
CUE 17
Vi sono nella città due altre par^
l'oochie munite del sagro fonte, quat*-
tro conventi di religiosi, e due mo->
nìsteri di monache. Vi è il semina^
lio , e r episcopio è vicino alla cat-
tedrale. Ogni nuovo vescovo paga
di tassa trentatre fiorini^ secondo i
registri della cancelleria apostolica.
CUEVA Babtolommeo, Cardina-
le, Bai-tolommeo Cueva dei duchi
di Albuquerque, nato a Segovia
nel i499> ^^^ sacerdote, che pro-
digava alla patria ì migliori fìrutti
de' suoi rari talenti. Avendo im-
piegato r opera sua, e il suo inge-
gno a favore della santa Sede, ai
19 dicembre del 1544) Paolo III
creollo Cardinal prete di s. Matteo
in Merulana, e vescovo di Cordova,
ove adempiè a tutte le parti di ze-
lante pastore, togliendo abusi, rifor-
mando costumi, migliorando il cice-
ro, e sovvenendo ai poveri di ogni
maniera. Filippo II lo dichiarò vi-
ceré di Napoli. Il Cueva benefi-
cò assai lo spedale di s. Giaco-
mo degl' incurabili di Roma, cui
pi*oteggeva, e donollo di ottanta
mila scudi; promosse la fondazione
dello spedale pei pazzi, e furiosi nel-
la contrada Lungara. Pio IV lo de-
stinò ad esaminai'e alcuni Cardina-
li detenuti a Castel s. Angelo, e lo
deputò alla ristaurazione delle chie-
se titolari di Roma. Era amicis-
simo di sant' Ignazio Loiola, cui
chiamava suo padre. Ballo stesso Pio
IV, nel 1 56o, ebbe l'amministrazio-
ne di Avellino, e Siponto, ove ri-*
staui*ò la cattedrale, alla quale fece
dono di sei candellieri di argento, e
di un'alta croce di cristal di mon-
te; poi riparò a sue spese il pa-
lazzo arcivescovile, adornò ancora
magnificamente la chiesa del suo
titolo, s. Cix>ce in Gerusalemme.
Intervenne ai conclavi per la eie-
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i8 CUE
ziooe di Giulio III, Marcello II,
Paolo IV, e Pio IV, e poco mancò
ch'egli medesimo non salisse al sa-
premo pontificato, a mezzo d'uno
stratagemma del suo conclavista
Ferrante Torres, peixhè questi se-
paratamente aveva impegnato tren-
tadue Cardinali pel voto al suo si«
gnore, come si può meglio vedere
al volume XVI, pag. i3, del DI-
zionario» Da ultimo morì in Ro-
ma d'improvvisa malattia nel i56a,
di sessantatre anni , e diciotto di
Cardinalato, e fu sepolto all'ingres-
so della chiesa di s. Giacomo della
nazione spagnuola.
CUEVA. Alfonso, Cardinale, Al-
fonso Cueva de' duchi di Albuquer-
que, nato nel 1572 nella Spagna, da
militare dell'Ordine di Alcantara,
rinunziati gli onori i/sì secolo, die-
de il suo nome alla milizia eocle-
siastica, ed essendo accortissimo, e
valoroso, aveva servito al suo sovra-
no in parecchie decorose ambasceiùe,
tra le quali in quella alla veneta re-
pubblica. A' 5 settembi*e del 1622,
Gregorio' XV lo creò Cardinal dia-
cono, poi prete di s. Balbina. Spe-
dito nelle Fiandre ad assistere alla
principessa Isabella, per esser sover-
chiamente severo, cadde dalla gra-
zia del suo prìncipe, quindi rìchia-
malo a Roma, Tenne asciutto a pa-
recchie delle prime .congi*egazioni,
ove esaminava con tanta erudizio-
ne le ragioni dell' una , e dell' al-
tra parte, che spesso lasciava le
cause indecise. Benché provveduto
di ricchissimi benefizi, qualche volta
si trovava nella massima strettezza.
Da ultimo, dopo essere intervenuto
al conclave d'Innocenzo X, da cui
ottenne nel i644 il vescovato Pre-
nestino, e quello di Malaga, mo-
rì nel i655 di ottantatre anni, e
trentatre di Cardinalato. Ebbe tom«
GUJ
ha nella cattedrale di Malaga. Era
fornito delle migliori virtù, e lo si
crede autore del libro che porta a
nome SfjuiUimo della libertà ve-
neta.
CUFRUTA. Sede episcopale del-
l'Africa occidentale, nella provincia
Bizacena, sotto la metropoli di A-
dramito« Felidano, vescovo di Cu-
fruta, sì recò al concilio di Carta-*
gine.
CUICULUM. Sede vescovUe del-
la Numidia, nell' Africa occidentale^
che Commanville pone sotto la me-
tropoU di Cirta Julia, di cui fa men-
zione 8. Agostino nel lib. 7 cantra
Donai, Il vescovo Prudenzio inta*-
venne ad un concilio di Cartagine,
e Cresconio, altra vescovo, fu alla
conferenza tenuta nella detta città.
CUJ ABA o CUJ ABAO {Cujabaen,).
Città con residenza vescovile della
Amenca meridionale , nell' impero
del Brasile, nella provincia di Mat-
to-Grosso, capo luogo di Comarca,
e posta quasi nel centro dell'Ame-
rìca meridionale. Trovasi qtiesta
città preso la riva sinistra del fiu-
me Cuyaba, è grande, avendo le
sue principali strade lastricate, e
tutti gli edifizi di legno hanno una
intonacatura (di loto, con paglia,
fieno. £ assai florida pel commer*
cio^ che vi fa pel mezzo del fiume.
1 dintorni sono suscettibili di coltu-
ra, e nnchiudono ricche miniere
d'oro scoperte nel 1 7 1 8, e delle
quali si calcola a cinquecento libbre
di peso l'annuale prodotto ; ma l'ac-
qua é qui scarsa per poterle lavo-
rare nei tempi di siocita.
Il Pontefice Leone XII istituì
in Cujaba la sede vescovile, e la
dichiai'ò suffraga nea della mettx)po-'
li del,ss« Salvatore nella Baja di
tutti i santi. Però il primo vescovo,
ad istanza del regnante imperatore
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CUL
del Bràsiiei Pietro. II, fu dichiaralo
nel concistoro de'a luglio iSS^ dal
Papa che regna Gregorio XVI, nel-
la persona di monsignor GioTanni
Antonio do$-Reis della diocesi di
s. Paolo, il quale tuttora governa
la diocesi di Gujaba. La cattedrale
è dedicata al Buon Gesù, ed é un
ottimo edificio. Il capitolo rì com-
pone di due dignità, la prima delle
quali è Taràdiacono, di dieci cano-
nici comprese le prebende del teo-
logo, e del penitenziere, oltre di-
vei'si preti, e chierici inservienti
airufficiatura. Un prete é il par-
roco della cattedi*ale, che ha il fon-
te battesimale. Nella città non vi
sono altre parrocchie; evvi però
un monistero di monache, V ospe-
dale, il seminario, e Tepiscopìo dap>
presso alla cattedrale. La mensa e
tassata ne'libri della cancelleria a-
postolica, ad ogni nuovo vescovo,
in fiorini centosedici.
CUJAYJA {Uladiilainen.y Città
con residenza vescovile in Polonia.
F. Uladislavia.
CULLU o COLLO. Sede episco-
pale della Numidia^ nell'Africa oc-
cidentale, sottoposta alla metropoli
di Cirta Julia. Commanville dice,
che questo luogo possa essere Gol
presso Bugia.
CULMA (Cidmen) Città con re-
sidenza vescovile nella Prussia occi-
dentale, reggenza, e capoluogo di
circondario. E posta su di una
collina, presso la riva destra della
Vistola. Assai è popolata, ed è mol-
to decaduta dalla passata grandezza.
11 sao commercio non fu mai flo-
rido, ad onta dei privilegi, che con-
cessi le vennero dai sovrani prus-
siani. Ebbe origine nel secolo XIII,
e da uno de' duchi di Moscovia
fi* ceduta all'Ordine teutonico, sot-
to il cui dominio eravì il supremo
CUL 19
tribunale di Pruss, ed aveva il di-
ritto di battere moneta. Altri di-
cono, che i cavalieri teutonici get-
tarono le fondamenta di Culm nel
I aa3, e la fecero fortificare contra
le imizioni dei prassiani, e di al-
ili popoli idolatri, che non aveva-
no potuto ancora soggiogare, e che
fu palatinato. Distaccatasi la città
dall'Ordine teutonico, si arrese alla
Polonia, e divenne il capo luogo
del palatinato del suo nome. Fece
poscia anche parte della lega ansea-
tica. Però nel 1467 la ripresero i
teutonici ; ma in seguito i polacchi
dì nuovo se ne resero padroni.
Nel i554» Culm restò molto dan-
neggiata dal fuoco. Un tempo fu
soggetta nel dominio temporale an-
che al suo vescovo; ma sino dal
1773 appartiene alla Prussia.
Gli storici polacchi dicono, che
Culma fosse uno dei sette vescova-
ti eretti in Polonia nell'anno 965.
Certo è, die la sede episcopale vi
fu fondata nel 12^5, o più pro-
babilmente nel 1222, sotto la me-
tropoli di Riga in Livonia, nel do-
minio dei cavalieri teutonici; ma
dopo la pace conchiusa da essi nel
1 466. coi polacchi, la sede vescovi-
le passò, ovvero venne restituita al-
la dipendenza della metropolitana
di Gnesna, sotto la quale é anco-
ra, dopo esserne stata separata per
duecento anni. Essendo stata di-
strutta la città durante la guerra
cogli svedesi, la cattedrale, e il ca-
pitolo si trasferirono nella vicina
città di Culmsee , o Culmensee,
Culmensium , piccola città degli
stati prussiani , nella reggenza di
Marienwerder , situata sopra un
lago, e che vuoisi febbricata nel
i25i. Il vescovo era senatore del
regno di Polonia. Nel pontificato
di Benedetto XIV, il palatino di
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30 CUL
Gulm, avendo perduto una lite nel
tribunale della nunziatura di Polo-
nia, che l'arci vescovo di Gnesna
qual primate del regno avea giu-^
dicato appartenere al foro ecclesia-
stico, il palatino invece si appellò
ai magistrati civili con manifesta
ingiuria deirimniunità ecclesiastica,
per cui il clero di Culma si sdegnò
assai per una cosa sì contraria ai
suoi privilegi, e alle leggi del regno.
Quindi minacciò di censurare i
magistrati , onde incominciarono
a pubblicarsi diverse scrìtture, ma«
nifesti ec. Ma essendosi interposto
il detto Papa Benedetto XIV, per
mezzo del t*e Augusto tutto venne
sopito.
La chiesa cattedrale é dedicata
allassunzione di Maria Vergine in
cielo, ed è magnifico edifizio. H
capitolo si forma di due dignità, la
prima delle quali è il prevosto, di
otto canonici di numero, compresi
il canonico teologo, e il canonico
penitenziere^ di quattro canonici o-
norari, e di sei vicari, o presidenti.
La paiTOcchia è in un'altra chie-
sa, con fonte battesimale. Un cano-
nico scelto dal vescovo, e coadiu-
vato da un vicario ne esercita
le funzioni parrocchiali. L'episcopio
è presso la cattedrale; ma da ul-
timo era stata assegnata dalla so-
vrana munificenza una somma per
l'erezione di altro conveniente epi-
scopio. Nella diocesi esiste gran nu-
mero di confraternite, ed ospeda-
li. Gli atti concistoriali dicono es-
sere le prime centosettantaquattro,
e i secondi ottantasette^ cum domi'
bus enieriiorunìy et corrigendonim
regia munificenda dolads. Evvi il
seminario con cinque professori, e
trenta alunni, un'accademia catto-
lica, ed una scuola preparatoria
dove s'istruiscono cento giovani de-
CUL
stinati all'accademia de' cadetti di
Berlino. L'ospedale é servito dalle
sorelle della carità ; yì sono il mon-
te di pietà, ed altri pii stabilimenti.
Ogni nuovo vescovo paga di tassa
fiorini seicento sessantasei, come ri-
sulta dai registri della cancelleria
apostolica.
CULTO (Cultus), Onore, che ren-
diamo a Dio, ovvero ad altri enti
per rapporto a lui^ e pel rispetto
dovuto a lui. E impossibile ammet-
tere in Dio una provvidenza, senza
conchiudei*e essere giusto, e neces-
sario che gli si renda un culto,
non perché ne abbia bisogno, ma
perchè noi stessi abbiamo . bisogno
di essere gratin rispettosi, sottomes-
si al nostro Creatore. Chi non è
tale verso Dio, lo è molto meno
verso gli uomini. Venerare la so-
vrana maestà di lui, sentire in ogni
luogo la di lui presenza, rìconosce-
re i di lui benefizi, credere alla
sua parola, assoggettarsi ai suoi
comandi e volontìi, confidare nelle
sue promesse e bontà, amarlo so-
pra tutte le cose, questi sono i sen-
timenti, ne' quali consiste il culto
in ispirito e verità; tutti uniti, for-
mano quello, che noi chiamiamo
Adorazione (Fedi), ovvero il culto
supremo ch'é dovuto a Dio solo,
e non può essere reso ad altri. In
ogni lingua culto, onore, rispetto,
venerazione, riverenza, servizio sono
sinonimi, specialmente nel linguag-
gio comune, o popolare. Anche
nella Scrittura la parola ebrea, che
indica il culto supremo reso a Dio,
esprime pure Tonore, die i patriar-
chi pili di una volta hanno rendu-
to agli angeli, comparsi sotto la
specie visibile, e quello che porta-
rono agli uomini. In questi diversi
testi le versioni adoperano indifTe-
rentemente la parola adorare , o prò-
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CUL
strani. TuttaTÌa la paix>la, e l'ano-
ne non possono indicare lo stesso
sentimento, ne lo stesso grado di
rispetto riguardo ai diffi^renti og-
getti: il perché bisogna, che il si-
gnificato delle parole si cambi se-
condo le circostanze, e Tintenzione
degli sciittori.
Si devono distinguere differenti
specie di culto; chiamansi cuUo in*
terno ì sentimenti di stima, di am-
mirazione, di gratitudine, di confi-
denza, di sommissione riguaixlo ad
un ente, che n' è giudicato degno;
diconsi poi culto estemo, i segni
sensibili, coi quali attestiamo que-
sti sentimenti, come le genuflessio-
ni, le prostrazioni, le preghiere, i
voti, le oferte, ec. Qualora questi
attestati non sono accompagnati dai
sentimenti del cuore, questo non é
più un culto vero, e sincero, come
dicono i teologi, ma una ipocrisia,
vizio sovente rinfiicciato agli ebrei
da Gesti Cristo, e dai profeti. Co-
me poi il culto cambia di natura
secondo la diversità de' motivi, che
lo ispirano, bisogna distinguere, il
culto civile dal . cuUo religioso. Qua-
lora in un personaggio onoriamo
alcune qualità, il potere, T autori-
tà, che hanno solo rapporto all'or-
dine civile, e temporale della so-
cietà, questo è un culto puramente
civile. Se in esso vogliamo onorare
una dignità, un potere, un merito
soprannaturale, vantaggi che hanno
rapporto solo all'ordine della gra-
zia, e della eteraa salute, questo e
un culto religioso, poiché la sola
religione ci può &r conoscere e sti-
mare i doni della grazia. Ma non
possiamo esprìmere il culto religio-
so con altri segni, che con quelli
(lei culto civile. La diversità del
motivo forma tutta la difierenza.
Altri teologi , per parlare piti
CCL ai
chiaramente, dividono il culto in
civile e sacro, materiale e formale,
estemo ed interno, assoluto e re-
lativo, completo e incompleto. Di-
cemmo, che il culto sagro e reli-
gioso é quello che rendiamo a qual-
cuno a cagione di sua eccellenza
soprannaturale, e questo culto é di
Uè maniere: doé di latria, che
rendesi a Dio solo; quello di du'
Ha, che si tributa ai santi ; e quel-
lo di iperduUa, con che si onora la
b. Vergine Maria. Si adora Dio con
culto di latria con una adorazio*
ne eccellente, suprema, incomuni-
cabile a qualsivoglia creatura, ri-
conoscendolo siccome creatore, go-
vernatore, e assoluto signore del-
l' essere nostro. Si onorano gli an-
geli e i santi con culto di dulia,
cioè con un onore, e riverenza in
quanto che riluce e riverbera in
loro la grazia di Dio, riuscendo al-
tresì giBto a lui l'onore, che ren-
diamo ad essi, perehé si converte
nella sua gloria. Sì onora la beata
Vergine con culto d'ipertìulia, o
culto superiore, perchè questa san-
ta Velane Madre di Dio, essendo
più elevata in grazia ed in gloria
di tutte le altre creature, è giusto
che le si rendano omaggi, e testi-
monianze di rispetto più profondo,
che agli angeli, e ai santi.
Il culto pubblico è così essen-
ziale ad una religione, che i più
saciù legislatori, e fondatori delle
repubbliche, e degl'imperi ne fe-
cero sempre un punto massimo nel-
le loro civili costituzioni. Quindi
Iddio, che colla sua provvidenza
ha sempre in onore del suo nome
conservato una vera Chiesa, com-
posta di fedeli adoratori, i quali
gli dessero gloria in tutti i secoli
sulla terra, presagisse ad essi, sino
dal pi'incipio del genere umano, dei
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1^ CUM
sagrifiti pubblici» ed informolU per
mezzo di melazioni, aooompegnate
da espressi comandi, sulla maniera
di onorario con pubblici omaggi.
F'. Immagini sAGaB, Reliquib, Sait-
To» e Beato, ed il Bergier al voca-
bolo Culto.
GULULI, o Cimi. Sede episco-
pale dell'Africa occidentale, nella
provincia Bizacena, suffiraganea della
metropoli d'Adramito. Vittore suo
vescovo intervenne alla conferenza
di Cartagine.
CULUSITA, o CuLCTTA. Sede ve-
scovile della provincia cartaginese
proconsolare, nell'Afrìca occidenta-
le, sotto la metropoli di Cai*tagine.
Vincenzo suo vescovo fece parte
della conferenza di Cartagine, e gli
altri vescovi Bonìfocio, e Pietro, il
primo si recò al concilio tenuto in
Cartagine nel 525^ il secondo a
quello celebrato in Laterano da
Papa 8. Martino I nel settimo sc-
odo.
CUMA (Cumae), Città forte, un
tempo vescovile, del regno delle
due Sicilie, nella provincia di Na-
poli, presso il Mediterraneo nella
situazione medesima dell'antichis-
sima, e celebre Cuma, città della
Campania, tanto famosa anche per
la salubrità delle sue acque. Que-
sta città vantava di aver avuta l'o-
rigine sopra di Capua , da alcuni
greci che la fiibbrìcarono ne' più
rtmoti tempi, sotto la condotta di
Fei*ecide, i quali si resero assai pos-
senti per mare, e per terra. Passò
poi sotto il dominio dei romani, che
presso le sue mura sconfissero An-
nibale, come Ottavio ivi disfece la
flotta di Pompeo. Nell'anno 553 fu
presa da Narsete ad Aligemo, fra-
tello di Totila re de' goti. Essendo
divenuta domìnio della santa Sede,
udranno 71 5, venne occupata dai
CDM
longobainU, ma s. Gregorio II su-
bito la ricupei^, cogli aiuti del prin*
cipe, e del popolo di Napoli. Ciò
racconta il Borgia, Difesa del do^
minio temporale, pag. 73 e seg., e
Eresie Istoria, pag. a3 e a4» ove
dice, che allora n'era rettore per la
Chiesa romana il suddiacono Teo-
dimo, e che il Papa sborsò settanta
libbre d'oro per le spese occorse
alla ricuperazione di Cuma.
Questa città divenne sede Vesco-
vile siAo dal quinto secolo. Il Pon-
tefice s. Felice IV fulminò i'ecde-
siastiche censure contro il vescovo
Misseno, perchè avendolo mandato
suo legato a Costantinopoli, per le
minacele dell'imperatore Zenone, e
di Acacio, avea tradito il suo mi-
nistero. Devastata successivamente
la città dai vandali, dai goti , dai
saraceni, e da aitai, nel 1207, di-
ventò l'asilo <le' pirati, e de' corsa-
ri, che infestavano tutto il regno
di Napoli, e, siccome vi si erano
fortificati, tenevano in grave timo-
re i dintorni. Per tal ragione il ve-
scovo di Aversa chiamò in suo
soccorso Goffredo di Montefuscolo,
gran capitano di quei tempi, che
unitamente ai napolitani, "sotto il
comando di Pietro di Lettra, scac-
ciò i corsari, distrusse la fortezza, e
tuttociò che restava di Cuma, e in
tale incontro fu unito il titolo ve-
scovile a quello di Napoli, e la dio-
cesi venne incoi*porata a quella di
Aversa. In tal modo questa rino-
mata città divenne desetia, con-
correndo ancora a renderla disabi-
tata il timore de' suoi fuochi sot-
teiTanei.
Nel 1606 Alfonso Pimentel vice
re di Napoli, facendo scavare nel-
l'antica sua area, vi trovò un gran
numero di statue greche, e roma-
ne, d' una bellezza singolare. Cuma
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CUN
battè anche moneta. Molto favoleg-
giarono gli antichi scrìttori sulla fa-
mosa caverna, che trovasi nei din-
lorai di questa città, supponendo
che avanti la sua fondazione ser-
visse di ritiro alla celeki*e sibilla,
che quivi rendeva i suoi oracoli, e
che dicesi sia stata consultata an-
ciie da Enea approdato in Italia.
Fra le rovine antiche si osserva an*
oom un arco di pietra, di settanta
piedi di altezza sopra venti di lar-
ghezza, che riunisce due colline, e
gli avanzi di qualche tempio, come
pure grotte, e sotterranei nei suoi
dintorni.
CUN£GOin)A (s.), figlia di Sigi-
fredo, primo conte di Luxembur-
go, o di Adesvìge, fu moglie ad
Enrico, duca di Baviera, eletto dap-
poi re dei &omani, e ricevette con
lui la corona imperiale in Roma
da Benedetto Vili, l'anno ioi4- H
voto di perpetua verginità, che avea
fatto prima del suo matrìmonio, ri-
mase inviolato per tutta la sua vi-
ta, condotta nella più perfetta san-
tità dei costumi. Ma siooome non
é virtù su questa terra, die non si
tenti di oscurare, per la malignità
dei perversi essendo accusata calun-
niosamente d' illecita tresca, fu sog-
gettata alla prova dei fuoco, secondo
la costumanza di quei tempi, e, co-
sì Iddio permettendo, vi riuscì ille-
sa. Sarebbe lunga cosa il desci*ivere
le vane opere segnalatissime di pie«-
tà e beneficenza, che a lei sugge-
riva un'ardente carità verso Iddio
e verso il prossimo, e nel fondar
vescovati, nel fabbricar monislet*!,
nel decorar chiese, n^l sovvenire ai
poveri tanto profase, da enurii^
intieramente il liccfais^mo suo par
tiimonio. Morto il manto, i' anno
1014) deliberò dì rendei*si religiosa
nel moniatero di Kaffungen da lei
CUN 23
fondato, ed il giorno annivei^sario
della morte di Enrico suo sposo,
ne ricevette il velo per le mani del
vescovo di Paderbona. Tutto che
forma l'elogio di una perfetta re-
ligiosa era pi-oprio di lei, e tanto
eroica fu la sua virtù della u^
miltà, che niuno avi*ebbe mai so*
spettato la sua primitiva grandezza.
La sua moiie, che avvenne a' dì 3
di marzo dell'anno io4o, fu a tutti
argomento di altissimo dolore. Le
sue spoglie mortali fiirano riposte
a Bamberga, accanto a quelle del
manto, né andò molto tempo che
la sua tomba divenne celebre anche
per la operazione dei miracoli. In-
nocenzo III ne fece la solenne ca«
nonizzazione Tanno iioo.
CUNEGONDA (s.) era figlia di
Belo IV re di Ungheria, e di Ma-
ria figliuola di Teodoro Lascaris,
imperatore di Costantinopoli. Quan-
tunque unita in matrimonio con
Boleslao il CasiOy sovrano della
ba.fsa Polonia, visse mai sempre
nella virginale continenta, così per«-
mettendo un reciproco voto di ca-
stità. A questa egregia virtù eUa
aggiunse una pietà singolare verso
Iddio, ed una liberalità non oinli*
nai'ia verso i poveri e gl'infdici,
non disdegnando ella stessa di vi-
sitare e servire i malati nei pubbli-
ci spedali. Morto il marito nell'an-
no 1^79» ▼estì l'abito delle reìu
giose di s. Chiara, nd montstero
di Sandecz, eretto non molto pri*
ma, e in questo morì nella bene*
dizione di tutti a' dì a4 l"6'*o ^^^'
l'anno 1292. La sua memòria è
preziosa, paiticolarmente nella dio-
cesi di Cracovia, ed in altri luoghi
della Polonia. Alessandro Vili la
innalzò all'onore degli altari nel-
l'anno 1690.
CUNEO (Cuneen.). Qtlà con resi-
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24 CUN
denza vescovile del Piemonte, negli
stati Safi*di, capo iuogo di difisione
di provincia, e di mandamento. Gia-
ce sopra una elevata collina al con-
fluente della Stura, e. del Gezzo,
ed ha una prefettura di giusti-
zia di prima istanza della giuris-
dizione del senato di Torino. Que-
sta città é ora cinta da una sem-
plice muraglia' con due porte. La
strada principale é bella e larga,
fornita di portici e di botteghe, per
tutta la sua lunghezza. Vi sono il
collegio reale, i pubblici bagni, ed
un ospizio pegli orfìini, nonché un
bel palazzo del pubblico.
Cuneo, Cuneum, un tempo fu cit-
tà forte, e tale da sostenere parec-
chi assedi. Nel i64i venne presa
dai francesi, sotto il comando del
conte di Harcourt, durante il regno
di Luigi XIII re di Francia. L as-
sediarono di nuovo, ma invano nel
1691, e nel 1706. Nell'anno pre-
cedente 1705, durante l'assedio di
Torino, la duchessa dì Savoia qui-
vi si ritirò. Sostenne Cuneo un nuo-
To assedio nel i744> ^^ ^ france-
si, e gli spagnuoli furono obbliga-
ti a levarlo, dopo una battaglia
che riuscì ad essi funesta. Cadde
in potere dei francesi nel 1 796, in
seguito del trattato di pace col re
di Sardegna. Fu poscia presa da-
gli austriaci nel 1799» dopo nove
giorni di trincera aperta, e final-
mente fu ripresa dai francesi in
conseguenza della famosa battaglia
di Marengo. Allora furono distrut-
te le sue fortificazioni, e converti-
te in ameni passeggi. Incorporata
airimpei*o francese, divenne il capo
luogo del dipartimento della Stura
finché fu restituita al re di Sar-
degna.
La sede episcopale di Cuneo
venne eretta da Pio VII a* 17 lu-
CUN
glio 181 7, allorquando coll'autori-
tà della bolla Beati Petri aposio-
lonim principisi provvide alla nuova
circoscrizione di tutte le diocesi del
Piemonte. Il vescovato fu dichia-
rato sufìfraganeo della metropoli di
Torino, e pel primo Pio VII vi
prepose a vescovo Giuseppe Ama-
deo Bruno de' conti di Samonio
della città di Cuneo, ciò che fece
nel concistoro del prìmo ottobre
18 17. La cattedrale, di recente
restaurata, é dedicata alla purifica-
zione della beata Vergine Marìa
detta volgarmente del bosco, II ca-
pitolo é composto di ti^ dignità,
prima delle quali é il prevosto, di
quindici canonici, non che di altrì
preti, e chierici addetti al setnrigio
divino. La cura delle anime della
parrocchia esistente nella cattedrale
é esercitata dal prevosto. Inoltre
nella città vi sono due altre par-
rocchie con fonte battesimale, due
convènti di religiosi, un monistero
di monache, un conservatorio, tra
confratèraite, due ospedali, altret-
tanti orfanotrofi, un monte di pie-
tà, e il seminario. L' episcopio é
un ottimo edifizio, situato però al-
quanto lontano dalla cattedrale.
La mensa ad ogni nuovo vescovo
é tassata ne'librì della cancelleria
apostolica, in fiorini trecento.
CUNHA DI Attaide Nuwo, Car-
dinale, Nuno da Cunha, nato nel
1664 in^Portogallo da chiari genito-
ri, fu canonico di Lisbona; inquisitore
in quella città ; commendatore del
regio Ordine di Gesù Cristo; maestro
di camera del re Pietro 11^ e consi-
gliere nel dipartimento ecclesiasti-
co. Ricusò la chiesa di Elvas^ ma
dovette accettar quella titolare di
Tanger, per poter essere cappellano
maggiore, e membro del consiglio
di stato di Giovanni V, a cui era
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CCN
rarissimo per le sue distinte qua-
lità ; il perchè lo dichiarò supremo
inquisì tor della fède in tutto il Por*
togallo, suo consiglier intimo, e sup*
plico la santa Sede perchè venisse
esaltato al Cardinalato, a cui venne
assunto da Clemente XI, a' 1 8 mag-
gio del 1 7 1 2 col titolo di s. Ana-
stasia, che gli conferì però il suc-
cessore. Morto il Papa, si recò a
Roma pel conclave, ma vi trovò
già eletto Innocenzo XIII, che lo
asciasse alle congregazioni dei vesco-
vi e regolari, de'riti, dì propaganda
ed altre. Dopo una carriera luminosa,
mori a Lisbona nel 1750 di ottanta-
sei anni, e trentotto di Cardinalato.
Si distinse per la sua generosità coi
poveri, e verso i sacri templi. Ri-
parò la ruinosa basilica di santa
Anastasia suo titolo, il perchè il ca-
pitolo di s. Anastasia eresse un
eterno monumento di riconoscenza
a perpetuare la memoria dì lui.
Ed il canonico d. Filippo Cappel-
lo, nei pubblicare le brevi notizie
di tal chiesa, le dedicò al Cardi-
nale. Fu generoso con altri luoghi
pii, e donò la s. Casa dì Loreto
di una croce di oro grande con sei
grossi zaffiri circondata di diamanti.
CUNHA (da) GiovARin Cosimo,
Cardinale. Giovanni Cosimo da
Cuoha, di nobile famiglia portoghe-
se, nacque in Lisbona ai 27 settem-
bre 17 15. Avendo mostrato incli-
nazione per lo stato religioso, si fe-
ce canonico r^olai*e nella celebre
canonica di s. Croce a Coimbra.
Dando saggio di sé sia nella educa-
zione letteraria, che nella retigiosa,
per le istanze del re dì Portogallo^
il Papa Clemente XIII prima lo
fece vescovo di Leiria, e poi, nel
concistoro de' 24 marzo 1760, lo
traslatò alla chiesa arcivescovile di
Evora. Quindi meritò che Clemeih
CUN 25
te XIV, nella seconda sua promo^
zìone, e nel concistoro segreto dei
6 agosto 1770, lo cibasse Cardi-
nale deiroi*dine de' prati, e gli ri^
mettesse la berretta cardinalizia per
r ablegato commendatore d. Cesare
Lambertini, nipote del predecessore
Benedetto XIV, fòcendo il Papa ac-
compagnare tale ablegato da mon-
signor Pietro Antonio Tioli, stato
institutore di d. Cesare, e per qucr
sta ablegazione fatto cameriere se-
greto soprannumerario^ e guarda-
roba. Questo Cardinale non si re^
co mai in Roma, neppure pel con-
clave per l'elezione di Pio VI, laon-
de restò senza cappello, e titolo car-
dinalìzio. Morì in Lisbona ai 3i
gennaio 1783 , di anni sessantot*
to dopo dodici anni, cinque mesi, e
ventiquattro giorni di cardinalato.
CUNHA (da) Cablo, Cardinale.
Carlo da Cunha, di nobile famìglia
portoghese dei marchesi dì Olhao,
nacque nella diocesi di Lisbona ai
9 aprile 1 759. Dedicatosi allo stato
ecclesiastico, dopo i consueti studii,
per le sue doti fu fatto da Pio VII
patriarca di Lisbona nel concistoro
de' 23 agosto 18 19. Indi in quello
dei 27 del successivo settembre, il
medesimo Pio VII lo creò Cardina-
le dell'ordine presbiterale, rimet-
tendogliene l'avviso col berrettino
cardinalizio per mezzo del cav. Giu-
seppe Catrani, cadetto delle guar-
die nobili, ed ora a jutante maggio-
re, ed esente di tal rispettabile cor-
po. Poscia il Papa destinò a por-
targli la berretta cardinalizia mon-
signor Nicola de' marchesi Garelli,
suo cameriere segreto, ed ora chie-
rico di camera, e presidente d^li
archivii. Per la morte di Pio VII,
il Cai-dinale non si recò al concla-
ve nel 18*23, e terminò di vìvere
ai i4 dicembre 1825. Venne es-
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a6 CUP
posto colle consuete cerimonie nel-
la chiesa patriarcale di Lisbona^ ed
ivi sepolto. Questo rispettabile por»
porato spiegò una gran costanza,
ed uno zelo veramente apostolico
nelle vicende, che produssero nel
Portogallo la costituzione del i8ao.
Fu quindi perseguitato, e mandato
in esilio. Si fei*mò egli in Francia,
^nchè Tenne abolita la oostituzio-
ne. Al suQ ritorno in Lisbcma, fece
l'ingresso nella città alla guisa di
un vero trionfo. Laonde la sua me-
moria è in benedizione, in onore,
e di lustro del sagro Ck>llegio.
CUP ALATA. Oherìudo, Cardia
ìuile. Gherardo Cupalata nacque a
Piacenza, e da Nicolò III nella pra-
moziojoe fatta in Rpma nel sabba-
to delle tempora a' aa marzo 1178,
fu fatto Cardinale vescovo di Pale*»
strina. Morì dopo un anno di car-
dinalato nel 1279.
CUPIS GuKDOMCNico, Cardina"
le. Giandomenico Cupìs nato a Ho»
ma da illustre famiglia di Monte-
falco, di bello ingegno, espertissimo
legale, divenne canonico della basi-»
lica vaticana, e segretario di Giulio
U. Era detto Cardinale di Trani per-
ché conseguì quella metropolitana da
Leone X, che al primo luglio tSiy
lo creò Cardinale prete di s. Gio-
vanni a Porla I<atina, di cui fu il
primo Cardinal titolai*e. Da Paolo
ili nel i537 «bbe la legazione alla
Marca, ed a Carlo V, quando quél
monaix» passava in Italia, e nel
i538 ,il medesimo Papa lo dichiarò
governatore di Tivoli. Fino dal 1 5 16
ebbe da Leone X l'amministrazione
<lell9 chiese di Maco^ta e Recanati ;
da Clemente VII nel iSsS otten^
ne la chiesa di Adi*ia, nel i53!i
((uelle di Naitlò e Montepeloso, poi
nel i535 da Paolo III quella di
C$imerino colla pix»tettoria del regno
CUR
di Frauda, e l'arcipretura di s.
Giovanni in Laterano , ove nel
giubileo del i55o aprì e chiuse la
porta detta santa, e fece doni gene-
rosi a quella basilica. Nel pontifi-
cato di Paolo III passò al vesco-
vato di Ostia e Velletrì nel 1 537*
La sua famiglia, ed egli concor-
sero airerezi(Hie sul Gianiodo del-
la chiesa di sant' Onofrio; inol-
tre ristaurò molto bene le cat-
tedrali di Recanati, e di Nardo,
e le donò di parecchie suppellet-
tili sacre, e di una gran campana.
Sovvenne ad ogni maniera di poveri.
Negli anni 1 543,*^ 44» 46» a mezzo
del suo vicario generale, fMromul-
gò molte sinodali costituzioni; fu
amicissimo a s. Ignazio Loiola, cui
teneva dapprima come fecinoroso
e ribaldo ; ma dipoi lo stimò quan-
to jseppe, e gli chiese perdono del-
la sinistra opinione concepita di lui,
ed assegnò alla nuova religione pa-
ne e vino per ogni settimana. Il
Cupis era tale da merìtarsi il titolo
di ottimo fra i mortali, decano,
specchio ed ornamento del sagro
Collegio, che in lui perdette assai,
quando nel i553 morì in Roma,
dopo trentasei anni di Cardinalato.
Intervenne ai conclavi di Adriano
VI, Clemente VII, Paolo, e Giulio
III, ed ebbe a tomba la chiesa di
s. Agostino, da cui portato a Mx>u-
tefalco, riposa colle ossa de' suoi
antenati.
CURATO. V. Parrocchie, e Par-
ROGHI.
CURRI, o CoRRVBÌ {Curubis). Se-
de vescovile dell' Africa occidentale,
nella provinrìa di Cartagine o pro-
consolai^, sotto la metropoli di Car-
tagine. Vittore, uno de' suoi vesco-
vi , intervenne alU conferenza di
Cartagine, e Peregrino, altro suo
vescovo, si recò neiranno. S%5 al
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CUR
condilo di CQi*tagiiìe adunato da s.
Bonifacio.
CURI, o CuBES. Antica tede Te*
scovile, capitale della Sabina , ora
Ard-CoiTese, Casteìlum Arci, Cof^
strum-Currisiij non Monte maggio-
re, molto meno Coltimoni, o Torri*
Molto disputarono i dotti sul pre-
ciso luogo di questa celebre città,
ma qui si omettono le loro lunghe
osservazioni, riportando solo le opi-
nioni più critidie» ed abbracciate
dagli archeologi. Al dire di Dioni-
sio, mentre gli aborigeni possede-
vano il territorio de'Reatini, certo
Modio oogaominato Fabidio, e die
reputatasi figlio di Marte Gradivo,
essendo divenuto illustre nelle oose
della guerra, febbricò Cures, eoa
denominandola dalla punta dell'asta
del suo divino genitore, perchè al-
cuni vogliono che Cures dai sabini
fossero appellate le lancie* Altri
scrittori però asseriscono, essere sta-
io il territoiio reatino occupato in
orìgine dagli utebrì, i quali, discac*
dati dai pelasgi, avevano pi*eso il
nome di sabini, da Sabino figlio di
Sanco nume loro nazionale, che da
alcuni era pur detto il nume Fi-
dio. In principio abitarono un luo^
go detto Testrina, vicino ad Ami-
terno, da dove- fecero un' iiTiizione
sulla ten*a Reatina tenuta allora
dagli aborigeni ; fid^bricarono poscia
molte città, fra le^quali Cures, sen-
za recinto di mura, secondo Tuso
delle città sabine, e pei-ché il luo-
go era tale da difendersi senza di
esse. Cures divenne ben presto ce-
lebre, e potente, e fìi rinomate an-
che per la severità dei costumi.
Ndl'anno settimo di Roma, e
74? avanti la nascita di Gesti Cristo,
Tazio re de' sabini regnante a Cu-
res, pel famiget^ato ratto delle Sa-
bine, si recò in Roma alla testa
CUR ^7
di sua nadone per vendicare l'af-
fronto; ma per accordo fatto coi
romani, abbandonò Cures affine <fi
recarsi ad abitare in Roma eo' suoi
sabini, e i*egnare imieme con Ro-
molo, primo re di Roma. A Romolo
successe Numa Pompilio nativo di
Cures, cotanto rinomato per saviez-
la, e pietà. Pure Anco Marzio, al-
tro re di Roma, rìcond)be Cures
per patria. Questa metropoli della
Satùna, dopo il fiitto di Tazio, e il
regno di Numa, non viene ricor-
data dagli scrittori antichi fino al-
l' epoca di Augusto, in cui era già
ridotta allo stato di villaggio. Da
questa decadenza tuttavolta si rieb-
be alcun poco ne' primi tre secoli
dell' impero, ne' quali apparisce co-
me nranidpio, co' seviri augustali,
coWordoj o senato, e co'quatuor^
viri. Continuò a fiorire durante il
quarto e quinto secolo, cosicché,
come diremo, divenne sede vesco-
vile. Nel sesto secolo i longobardi,
che avevano occupata l'Umbria,
desolarono colle loro irruzioni li^
Sabina, e principalmente Curi, e il
suo distretto, per cui la città rima-
se desei*ta. 1 pochi abitanti supei*-
stiti si ricoverarono nelle vicine ter-
re inaccessibili ai barbari, i' quaK
divenuti signori di una gran parte
della Sabina, che fu aggregata al
ducato di Spoleto, fecero coltivara
le terre dai coloni, onde a poco a
poco formarono casati, ed un vil-
laggio, che ricordò il nome della
città Sabina, come sempre ricordol-
la il rivo, che ne bagnava le ter-
re, cioè rivum Currisem, flimus
Currensis, detto pure oggidì Cot"
rese. In quanto ai villaggi fondati
sulle rovine di Cures, essi furono
detti Castrum Currisii, et Castrum
Arci, 11 primo richiama alla me*
moria l'antica Cur^f, l'altro la sua
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CUR
citladella Arx, Non è noto pred^
semente quando per la prìma voi*
ta si formasse il primo di questi
castelli, ma fino dal secolo undeci-
mo si hanno memorie, e dell'uno
e dell'altra. Ambedue que' luòghi
ebbero vari signori , fra' quali gli
abbati di Farfa, finché nel seoolo
decimoquarto passò il dominio di
Cor rese, ed Arci agli Orsini conti di
Nerula, e da questi, nel secolo de-
cìmosettimo, ai Barberini, ai quali
ancora appartiene.
La sede vescovile di Curi, o Cu-
i*e$ , rimonta al quinto secolo , e
l'Ughelli, Italia sacra, tom. X, p.
73 e s^., enumera cinque vescovi,
che vi ebbero residenza. 11 primo
da lui nominato è Tiberio Curium
sahinorum episcopus, il quale Tao»
no 4^5 si sottoscrìsse al concilio
romano tenuto dal Papa s. Ilario.
Questi vescovi poco dopo assunsero
il titolo di Sabiniensisy e Sabinen*
sìs, considerando la Cures sabinO'
rum come il capoluogo de' sabi-
ni. £ perchè nel medesimo seco-
lo, nel territorio della città , si
fondò la chiesa di sant' Anti-
mo, alla quale poscia fu annesso
un monistero, dove questi vescovi
ordinariamente solevano risiedere,
perciò si dissero anche Episcopi s.
AnUìimi^ cioè Anthemii. Di fatti il
secondo vescovo registrato dall' U*
ghelli per nome Felicissimo, che in-
tervenne nel concilio romano, adu-
nato nel 4^7 da s. Felice III Pa-
pa, si sottoscrisse vescovo Sabinen-
se, sebbene v' intervenisse pure A-
sterìus, vescovo Foronovanus.Lo Spe-
randio dice, che i vescovi Curensi
qualdie volta per T eccellenza di
tutta la provincia, furono detti Sa-
binesi. Dulcizio, vescovo sabinense,
e di s. Antimo, con Projettizio ver
scovo Foronovanus, intervenne nel
CUR
499 a) concilio celebrato a Roma
dal Pontefice s. Simmaco. Nel 5o4
era vescovo Giuliano, rammentato
da s. Gregorio 1 nel lib. de* Dia-
iogìii. Nei 58o fu vescovo Bono,
Borso, al quale il Pontefice Pelagio
li dìi*esse la lettera che si legge
neirUghelli, e nel decreto di Gra-
ziano. Poco dopo, avendo i longo-
bardi devastato Cures, Papa s. Gre-
gorio I, nel febbraio 593, unì il
vescovato di s. Antimo, e di Cures,
al vescovato di Nomento, siccome
diocesi la più vicina, lo che si rile-
va dalla lettera, cui quel Papa scrìs-
se a Grazioso vescovo Nomenta-
no, e nella quale gli commise la
cura del vescovato di Cures messo
in rovina dai nemici. Tale rovina
probabilmente avvenne nell' anno
589, quando Autarì re de' longo-
bardi corse devastando tutta 1* Ita-
lia merìdìonale, da Spoleto andan-
do per Benevento fino a Reggio;
o piuttosto nell'anno stesso 593, in
che Agilulfo successore di Autari si
mosse a danno de' romani, empien-
do di stragi, e di devastazioni or-
ribili tutto il circondario di Roma.
Da <j(uesla devastazione Cures per-
dette anche il nome di città, seb-
bene non generalmente, e subito
dopo il 598. F. Francesco Paolo
Sperandio, Sabina sacra, e profa-
^^» P^g* 7, 33 e 61. Da ultimo il
eh. Filippo Mercuri ha pubblicalo:
La vera località di Curi in Sabi-
na, Roma i838. Abbiamo inoltre
dal Galletti: Gobio, antica città
di Sabina scoperta, ove e ora Tbr-
ri, ovvero k grotte di Torri, Ro-
ma 1757.
CURIA, e CURIA ROMANA. Di-
ciamo Curia, Forum, il luogo dove
si trattano le cause, e dove con-
corrono i litiganti, e i loro procu-
ratori, avvocaci e curìali i il perchè
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CUR
dicesi curiale chi agita le cause nel-
la curia, causidicusj causarwn actopj
ed anche curialis. Secondo Festo,
eziandio dalla Toce cuna si disse
curialis. Si appella corte, o curia,
il luogo ove si tiene ragione, come
andie li ministri, ed esecutori stessi
di essa. V, il Du-Cange» e il Gai*pen"
tier alla voce Curia.
In Roma anticamente furono ce-
lebri la Curia Ostìlia^ e la Curia
di Pompeo, La prima era nel foro
romano dietro ai rostrì, chiamata
Ostilia da Tullio Ostilio terzo re di
Roma, che la stabifi, ed allora for-
se non fu che un luogo elevato
semplicemente, circondato di mura,
ove i cittadini radunavansi divisi
per curie, affine di dare il voto
nelle cause, o negli affari, ne* quali
erano chiamati a decidere. Alcuni
posero questa curia presso il mon-
te Celio, ed il clivo di Scauro, al-
tri presso il luogo ov' è oggi la
chiesa dì s. Maria Liberatrice. L'e^
difjzio arse nell'anno di Roma 702
pel tumulto avvenuto per la morte
di Clodio j venne quindi rifabbri-
cato da Augusto, che gì' impose il
nome di Giulio, da quello dello
zio Giulio Cesare, che aveva vo-
luto riedificarlo. La curia di Pom-
peo fu da questo eretta avanti il
suo teatro, il primo edificato in
Roma con costituzione solida di pie-
tre, nel luogo al presente chiama-
to il Riscione presso la piazza di
Campo di fiori. Questa curia da
Pompeo venne stabilita per adu-
narvi il senato nei giorni degli spet-
tacoli, e divenne famosa perchè ivi
Giulio Cesare fu ucciso dai congiu-
rati appiedi della statua di Pom-
peo. Sul Campidoglio poi eravi la
Curia Calabra, ove annuncia vansi
al popolo convocato le calende, e
le flon^ non essendo ancora in uso
CUR ag
i calendarii. Abbiamo voluto dare
un cenno delle curie degli antichi
romani, perchè non s'intenda die
di esse vogliamo trattare, ma sib-
bene di quella, che propriamente
dicesi Curia romana, ed anche
Corte romana.
All'articolo Corte romana (f^edi),
si dice quando inoomindò tale im-
propria denominazione, e quella di
Curia romana, in significato di
santa Sede. Nel Galletti, Del Pri-
micero, a pag. 807 , si legge che,
nel 1 14B, i senatori di Roma chia-
marono la curia romana : Feneranr
dam apostolicam curiam. In pro-
gresso di tempo col vocabolo di
Curia romana si vollero intendere
due cose; i Cardinali cioè, la pre-
latura romana» e tutti quelli che
servono la santa Sede, e il sommo
Pontefice nell'apostolico ministero;
come anche i tribunali di Roma
coi giudici, il ceto degli avvocati ,
procuratori, curiali, e causidici di
Roma medesima. L'autore del fo-
rino d'oro illustrato, a pag. 5o3 ,
dice che in hac curia vuol dire
in questa corte. Aggiunge però, che
volgarmente la curia significa quel
luogo, dove si trattano le cause, ec.
Giovanni Sanzberiense, che fiorì nel
II 4o, scrisse un volume diviso in
otto libri, cui intitolò: Policrati-
cus, sive de nugis curiaUum, et vC'
stìgiis philosophorum, parlando sem-
pre della corte. Presso il Duchesne,
nell'estratto di una inquisizione, si
legge : » Segenus Jordanis civis Gau-
M densis testis productus super con-
n tentis etc, didt, quod uxor Bai- '
M duini de curia est multum nobilis
M mulier ex parte matris suae, etc. ".
Il Panvinio, nelsuo libi*p De civi-
tate romana, alla pag. 807 e seg.,
palla delle tribù, e delle curie, spie-
gando che cosa fossero appresso i
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3o CUR
romani, trovandosi bene spesso no-
minata da Cioerone, Livio, Tacito^
ed altri sciittori con vari q^itett.
V, Hunoldus Plettembergius iVba-
tia congregatìonum, et tribunalium
canoe wmanae^ Hyldesii 1693; !•
gnazio Santamaria, Noiitìa Roma*
noe curiaej Benerenti ijSò; Filip-
po M. Renazzi, Storia ddPuniver»
sita degli studi di Romaj tol. I,
capo II, Dell'università, o studio
della Curia romana, ovvero scuole
Palatine, diverse dalt università, o
studio diRomaj Pratica della cu*
ria romana, che comprende la giu-
risdizione dei tribunali di Roma,
e dello stato , e Tordine giudiziario,
che in essi si osserva, Roma 1 78 1 .
Ne sono state fatte tre edizioni, e
l'ultima nel 181 5, con importanti
aggiunte.
Il Garampi, nel iSlgillo della
Garfagnana, riporta alcuni antichi
esempi sulla denominazione di Cu^
ria Romana, cioè di Gregorio IX
del 1234, in cui si legge: Curìam
Domini Papae. Riporta ancora la
istruzione per la pratica del foro
ecclesiastico sotto detto Papa, che
è del seguente tenore, vale a dire
sul modo di concepire i libelli del-
le petizioni nelle cause ecclesiastiche :
» Coram Vohis^ Pater sancte^ si es
M coram Domino Papa: Si es co-
>' ram domino Girdinali, dices sic :
*» Coram vobiSy venerande pater
»9 T, tituU s. Sabinae preshyter car*
M dinalis ; et sic, si es coram pi^es*
» byteris Cardinalibus. Si coram
» diaconibus, dices sic: Coram vo-
*• bis, venerande pater Domine Otto
»» s. Nicolai in carcere Tulliano
M diaconie Cardinalis, Diaconi car-
» dinales non habent titulos, pres-
»» byteri sic . Si coram episcopis,
M dices sic: Coram vobisy veneran-*
»i de pater Domine sabinensis^ Do*
CUR
jt mine ostiensis, et sic si coram e- I
M pisoopìs Cardinalibus, supprimes I
» et nomen tituli, et nomen Car- |
» dinalis; et procedes sic: Coram \
M vobis, venerande pater, pariibus a ,
M Domino Papa auditore concesso^
M proponit Laurentius procurator
M capituU Rotomagensis, quod ec-
M clesiae Rotomagensi vacante, e&"
Questo era adunque lo stile, che
tenevasi nella cuna romana, riguar-
do ai titoli onorifici, i quali si do-
vevano dare ai Cardinali, nel pon-
tificato di Gi^egorio IX; anzi è da
notarsi, che a quel tempo le va-
canze dei negozi nella curia roma-
na, fiioevansi ne' mesi più caldi, e
specialmente nei tempi canicularì.
Altre notìzie pei*6 più antiche sulla
curia romana si hanno nelle rela-
zioni de' Possessi de* Pontefici, rac-
colte dall' in&ticabile, e benemerito
Cancellieri. Le prìncìpali sono le se-
guenti, da cui apparìsce chiaro che i
curiali, e gente di cuna in discor-
so, erano addetti al palazzo apo-
stolico, cioè di quel rispettabile ce-
to de' Procuratori di Collegio (Fe-
di), e de' procuratori delle cause
del sagro palazzo apostolico.
Prima di tutto, faremo menzio-
ne del § XYI del cerimoniale, in
cui si descriTe quanto antichissi ma-
mente fecevano i Papi nel lunedì
di Pasqua nella basilica vaticana,
e delia cavalcata, colla quale reca-
vansi poscia alla basìlica lateranen-
se, che in certo modo in molte co-
se era eguale a quella del possesso.
Questa parte del cerimoniale, in
diverse cose combina con quello del
canonico Benedetto nell'ordine XI,
riferito dal Mabillon nel t. II del
Miis. Ital. p. 143. Si legge pertan-
to nel menzionato cerimoniale, che
nel suddetto secondo giorno di Pa-
squa di risurrezione, congregati tul-
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CUR
ti gli ordini palatini, il Papa d>
scendeva nel palriarcfaio lateranen-
se, e montato a cavallo recatasi
alla basilica di s. Pietit). Ivi cele*
bi-ava la messa, e si cantavano le
laudi, e facendosi coronare nelle
scaie delia basilica, ritornava al la*
terano. Lo' seguiva il siniscalco, che
faceva il primo gettito dei danari,
per impedire che la moltitudine si
aiToilasse d' intomo al Pontefice.
Giunto questo ad Turrim Slephani
Serpetri nel none di Parione, tro*
va vasi nella torre uno de' curiali
del Papa per eseguire da essa il
secondo gettito de'danarì, collo stes-
so fine di far allontanare il popolo
dalia persona del Papa. Arrivata
ia cavalcata al palazzo dr Cintio
Muscae in Pugna^ nella via papa*
le, uno de' curiali del Papa ascen*
deva sul palazzo, e dalle finestre
gettava denaro al popolo pel sud*
detto fine, doccfaè due altri curiali
facevano poscia, uno quando il Pa«
pa giungeva a s. Marco, l'altro
quando arrivava a s. Adriano, a-
scendendo perciò il paiazeo di 8«
Martina. Da questo racconto si de-
duce l'uffizio, che i curiali palatini
esercitavano anticamente nelle ca-
valcale de' Pontefici, di cui faceva-
no parte, siccome andiamo a dire,
come altrettanti famigliari del Pa-
pa. Sino dal secolo IX si rinven-
gono memorie dei giudici, avvocati,
e difensori, che intervenivano non
solo al possesso del Papa, ma an-
che nelle sagre funzioni, cui cele-
brava od assisteva nelle diverse
chiese, e basiliche di Roma.
Nel possesso, che prese Celestino
il} Tanno ii43, troviamo enume-
fati ì curiali fì*a quelli, i quali ri-
cedevano il presbiterio, con queste
parole: Familia quoque^ et curiales
presbytenuni habent juxta camera"
CUR 3i
ni volunlatenu V. li Moretti ZV tu
tu danài presbytenum Papae ec. a
pag. 21 3. Nella descrizione, che
fece il Burcardo del possesso preso
nel .14^4 ^A Innocenzo YIII, dice
che incominciavano la cavalcata: Fa-
miliares CardinaUum^ praelaiorum,
et curialiunif ac aìU qui brevibus
vesiibus ut^antuTj primi equitahant
cum valisiis Cardinab'um» Indi do-
>po gli scudieri pone : Nobiles curiae,
nepoteSf et affines Cardinalium» Do-
po il Papa cavalcava il suo scudie-
re, et Maresciallus Curiae^ soldanus
nufwupatus, equesler duas scarsel-
las, sive saccos monetae . » . • pe-
cunias hujutmodi in lods deputatisi
et aliisy ubi oppressionem videbaty
popuio proficiebat. Chiudevano la
cavalcata omnes togati curiales, qui
volebant , sequebantur, Innocenzo
Vili, dopo ava* dispensato il pres-
biterio, passò a desinare solo, e lo
stesso feceix) i Cardinali, mentre
prò rontanis et qfficialibus curiae
paratae fuerunt mukae mensae^ et
cibaria in abundantia in palalio la^
teranensiy in ùìferiore illius parte.
Nell'ordine del possesso preso da
Leone X nel i5i3, dopo i came^
rieri del Papa sine caputio, forse
gli extra muros, cavalcavano, nobOes
curiae minores cum fratribus car*
dinalium. In quello preso, nel 1590,
da Gregorio XIV, si legge, di es-
sersi universa curia associatus, e
che dopo i mazzieii dei Cardinali,
cavalcavano multi curiales, e 4;he
dopo i cubiculari co' parenti dei
Cardinali, incedevano praelati cu*
riae inferioris^ videUcet secretarti^
abbrewatoress et acofythii i^stibus
violaceis cum rocchetto, et mantel*
letta rnduti. Nel possesso preso da
Clemente Vili i curiali cavalcarono
dopo i genliluonjini de' Cardinali :
cosi in quello di Paolo V nel
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3i CUR
i6o5, di Gregorio XV nel i6ai,
d'Innocenzo X nel 1644» di Cle-
mente X nei 1670 ec.
Anche nelle vite de' Pontefici si
parla genericamente della curia ro-
mana. Sì legge di Clemente V, che
da Poitiers andava a fissare la re-
sidenza Pontificia in Avignone, che
nel viaggio era accompagnato da
nove Cardinali, mentre la sua cuna
lo faceva separatamente. Quando si
recarono in Avignone, il Petrarca e
gli ambasciatori romani, pregarono
Clemente VI a voler venire colla
cuna in Roma. Inoltre si legge, che
Urbano V voleva tornare colla pon-
tificia corte, e colla curia in Roma,
ed essendovisi recato, poi intimò
alla medesima caria di ritornare in
Francia. Ma Gregorio XI nel 1877
ristabiPi in Roma la residenza del
Papa, della corte, e della curia ro-
mana, e quando andò in Anagni da
esse fu accompagnato.
Paolo II, per riformai alcuni
abusi, che si erano introdotti nel-
la curia romana, nel 1466, con
una costituzione apostolica poscia
confermata da Sisto IV, diede nor-
ma ai ministri della santa Sede
per r amministrazione della giusti-
zia. Giulio II istituì il collegio de-
gli scrittori dell' archivio della curia
romana, destinando per loro pro-
tettori i Cardinali vice-cancellieri, e
camerlengo, e mons^or uditore
delia camera. Il Cancellieri, Lettere
a monsignor Odescalchi, p. 16, ri-
ferisce che il Garampi nelle sue
Osservazioni sul valore delle nw
nete Ponbficie^ p. 74, dice, che il
collegio deirarchivio della curia ro-
mana era destinato ad esigere le
annue risposte del denaro di s. Pie-
tro, dovuto dagl'inglesi alla Sede
apostolica, alla ragione di scudi
centodue e mezzo per ogni centi-
CUR
nato di ducati. Se ne intimava il
pagamento, summonebatur in festa
apostolorum Petri^ et Paulif ed esi-
gevasi in festa vincuhrum s. Petri,
in memoria dell'invenzione delle
reliquie di s« Albano, seguita in
questo giorno. Forse il Cancellieti
avra ciò tolto, o in altra parte del-
la citata opera, od altrove, giacche
alla detta pag. 74 tale nozione è
diversa, dicendosi che il collegio
dell' archivio della curia romana e-
sigeva l'annua rìsposta del Denajo
di s, Pietro, dovuto alla sede apo-
stolica nella provincia, di Gnezim,
Q Gnesna^ che Leone X per dieci
anni ne avea concesso l' esazione e
il fruttato al i*e Sigismondo ; quin-
di prorogata ad altri due decenni
da Clemente VII, e da Paolo III,
colla riserba però di ottanta du-
cati d' oro di camera , in cui ap-
punto consisteva l'annua risposta,
che esigeva il collegio dell'archivio
della curia romana.
Paolo V, nell'anno 161 a, pub-
blicò la costituzione Universi a-
grij colla quale riformando tutti
i tribunali ed uffizi della curia ro-
mana, ne ridusse l'autorità al con-
veniente dovere, stabifi i loro asse-
gnamenti, e tolse divei*si abusi. Inno-
cenzo XI con ottime leggi informò
i tribunali della romana curia, e
cancelleria, provvedendo le sportole
( di queste si parla all'articolo Dit-
tico, ed altrove ) dovute ai ministri.
Innocenzo XII, Benedetto XIV, Pio
VII, Leone XII, e il i*egnante Gre-
gorio XVI pubblicarono santissime
leggi su quanto riguai*da la curia
romana.
Non solo Benedetto XIII si oc-
cupò, ed emanò provvidenze per
togliere alle liti i raggiri, e le spe-
se superflue, ma siccome Clemente
XI avea istituito un visitatore, che
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CUR
esaminasse gli uffici de'durìali ec,
colla costituziooe &unmi apoitola-
(usy lo oonfermò, e colla costituzio-
ne Ctim nostrum^ stabiPi divei*si ca«
pìtoli pegii ufficiali della curia ro«
mane. Quindi rìnnovando le pre-
scrizimti di Urbano Vili, pit>ibi ai
curiali l'uso dell'abito detto di ab-
bate adopei*ato dagli ecclesiastici,
non che il collare: questo divieto
fu a' nostri giorni rigorosamente
rinnovato da Papa Leone XII. F,
la notificazione emanata da mon-
signor Luigi Gazzoli, poi Cardinale,
riportata nel numero 264 del Dia-
rio di Roma del i8o3, il qual
prelato come uditore genei*ale della
Garoa<a richiamò alla memoria dei
difensori delle cause la dovei^osa
e necessaria decenza nell'abito este-
riore nel presentarsi avanti ai giu-
dici nelle pubbliche udienze, della
curia Innocenziana , tanto se tali
difensori si presentino a perorare le
cause in nome proprio, come pro-
curatore, quanto come giovane di
studio. Quindi prescrisse, che i no-
minati dovessero nelle informazio-
ni vestire decentemente con abito
lungo nero, cioè con sottana e fer-
raioJone, come per costume ìmme*
morabile erasi sempre praticato nel-
le pubbliche udienze. Dichiarò. poi,
che a quelli, i quali si fossero pre-
sentati con abito diverso, i sostitu-
ti non dovrebbero leggei*e le ci-
tazioni, e che sarebbero cassati dal-
l'elenco dei procuratori, se tali, e
se giovani di studio, sarebbero ina-
bilitati a rappresentare altii. In
questo medesimo obbligo vennero
compresi i notari , . i sostituti , e i
giovani, con usara la solita veste
Belle informazioni , e l' abóiXo neix>
ne* rispettivi uffizi.
Inoltre Benedetto XIII, allorché
neliy!!^ paiifi per Benevento, avuto
VOL. XIX.
CUR
33
riguardo alle pontificie costituzioni,
che pi^escrivono doversi eleggera
il Papa dove era moi*to il pnéde-
cessoi*e, perchè si riguarda che ove
sta il Pontefice sia la curia roma-
na, deci^etò che la curfft romana,
benché ^li fosse assente, restava in
Roma, e che in caso di sua morte,
in Roma soltanto i Gaixlinali do-
vessero in conclave pi*ocedere al-
l'elezione del successore. Altrettan-
to avea fatto Clemente VIH quan-
do nel 1598 partì per Ferrara, e
dipoi fece egual dichiarazione Pio
VI qpando nel 1782 si recò a Vien-
na. Nei capitoli, die talvolta i Cardia
nali fecero in Conclave {P^edi)^ dei
quali fiicemmo menzione a quell'ar-
ticolo, e che giuravano .per l'osser-
vanza di qualunque di loro- fosse
eletto, uno era quello, che il Papa
non dovesse altrove trasferire la cu-
ria romana senza il consenso del
sagro Collegio. P^. il p. Gattico, Acia
caerem. p.- agS, il quale ivi dice:
Curia non transferenda nisi consen*
tientibus Cardinalihus j indi a pag.
235 tratta de qfflc. perpet, iìUus;
ed a pag. ^34 non perpet.
Il collegio de' curiali ossia i
Procuratori di collegio^ patroni cau-
sarum Palatii apostolici y fu ammes-
so nella cappella Pontificia da Pao-
lo UT, ma di esso parleremo al
succitato articolo. Sotto il pontifi-
cato di Paolo III, i curiali fonda-
rono in Roma una confraternita, che
dovea prendere la cura di educare,
ed istituire nelle arti i poveri orfani
d'ambo i jsessi , che il medesimo Pao-
lo III approvò con bolla de' 7
febbraio 1 54 f , sotto la invocazione
della beata Vergine della visitazione
degli orfani ; orfanotrofio, che ' poi
passò sotto il governo di un Car-
dinale protettore^ al modo che si
descrive al volume XIV. pag. 208
3
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34 CUR
e seg. del Dhùonario, Il pio istituto,
che tanto onora la cuna romana ,
Botto il titolo di congregazione di s.
ItO| per la generosa e caritatevole
difesa, cui si prende nel trìbunnle
delle cause civili de'poverì, ebbe in-
comindamento nel secolo XYI, e
merita qui una breve, ma distinta
menzione per la sua celebrità e
benemerenza.
' S. Ivone, britanno di s. Marti»
no, luogo poco distante dalla città
Ti'ecorense, crebbe tanto in dottri-
na e santità, che fu vero modello
di carità Terso gli or&ni, i pupilli,
i minori, le vedove, ed i poveri.
Questa singoiar carità fece egli co-
noscere neiresercizio di giudice ge-
nerale, a cui lo costrinse il vesco-
vo treoorense nella sua diocesi.
Dipoi, avendo rinunziato a tale uf-
ficio, si ordinò sacerdote, ed au-
mentando in carità vereo il pros-
simo, si dedicò come avvocato nel
foiro per sollevai'e appunto i dere-
litti summentovati dalle oppressioni
e' prepotenze, il perchè Dio prodi-
giosamente l'illuminò per esercita-
re il pietoso ufficio innanzi ai
giudici, con tal felice successo, che
meritò di essere dopo la sua mor-
te, canonizzato in Avignone da Cle-
mente VI nel 1347. Questo lumi-
noso esempio di carità vet^so i po-
Tcri, e gli oppressi, volle imitarsi
in diversi luoghi, e principalmente
in Roma, ove ammiriamo i piti lu-
minosi monumenti della carità te-
rnana, degni della capitale del cri-
stianesimo, e della residenza dei som-
mi Pontefici, i quali sempre co-
adiuvarono, e pi*omo^ro con apo-
stolico zelo, ogni maniera di opere
meritorie, e benefiche.
Nei primordi pertanto del secolo
XVI, ne' quali pure in Roma ad
onore di s. Ivo la nazione france-
CUR
se in via della Scrofa eresse un ospe-
dale, di cui tratta Carlo Bai'to-
lommeo Piazza, Opere pie, pag. 121,
li formò una pia unione di avvo-
cati, e curiali, e di molti prelati
delia curia ix>mana, ^massime degli
uditori della sagra rota, i quali nei
giorni festivi si riunivano nella chie-
sa dì 8. Paolo decollato dei p.
Barnabiti, posta allora in ^iaua
Colonna e precisamente ov'é il pa-
lazzo Chigi. In questa chiesa, do-
po avera recitato l'ufficio della bea-
ta Vergine, ed altre preci, e dopo
avere assistito alla santa messa, si
ritiravano in un luogo per ascolta-
re gli orfani, i pupilli, o minori, le
vedove, ed altri impotenti, e mise-
rabili persone sopra gli aggravi, che
potessero ricevere dai prepotenti, af-
fine di patrocinarli gratuitamente
sulle questioni civili. Dopo averle
intese, la pia unione incaricava uno
de'suoi individui alla verifica sia
della povertà del ricorrente, sia al-
l'esame del buon diritto di sua cau-
sa, i quali due estremi riconosciuti,
se ne commetteva a vicenda la di-
fesa gratuita, dandosi poi nelle suc-
cessive adunanze dai deputali re-
lazione del risultato delle loro di-
fese, come dell'esito delle cause.
Per supplire poi alle spese occor-
renti e necessarie nei giudizii, si fa-
ceva una questua al momento del-
la recita dell'ufficio, cui poi uniron-
si le caritatevoli offerte di altre pie-
tose pei-sone. Continuò per molti
anni questa lodevole congregazioi^e
nell'anzidetto metodo con gran van-
taggio de'poveri, alloixhè nel pon-
tificalo di Paolo V, essendosi nota-
bilmente accresciuto il novero dei
divoti e benefettori, con- breve dei
5 dicembre 1616, Cam sicnt ac-
cepimusj in ecclesia, seu oratorio
clericomm regularium s. Paub)
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CUR
il detto Pontefice V eresse in con-
fraternita di confratì, e consorelle
sotto Tinvocazione deU'ìmmacolata
Concezione di Maria Vergine, e di
s. Ivo, e le concesse molle indul-
genze.
Animata così la con fidatemi ta, voi*
le formarsi apposite costituzioni.
Queste furono approTate da monsign.
P. Visconti, allorché era prelato pre-
fetto della medesima, mentre la
confraternita elesse per acclamazìoo
ne in prìmo protettore il Cardi-
nal Giulio Sacchetti (che poi ebbe
in successore nella protettoria il
Cardinal Marcello Santacroce, al
quale successe il Cardinal Bene-
detto Odescalchi , poi nell' anno
1676 Papa Innocenzo XI), che ne
fu insigne benefettore. I padri Bar^
nabiti passarono nella Chiesa di s.
Carlo a' Catinari {Vedi), otc in-
citarono la confraternita a seguirli,
ciocché si effettuò ai i5 giugno
1659 nel pontificato di Alessandro
y\l, in un locale, ed oratorio de-
signato con dichiarazioni per parte
della congregazione di s. Ivo, e con
^arie obbligazioni per parte dei
padri di s. Carlo. Dopo questo
trasferimento lo scopo caritatevole
della confraternita si divulgò anche
per lo stato pontificio, per cui ogni
giorno crebbero i ricorsi de'poveri.
E siccome due requisiti si sono
sempre richiesti, conforme tuttora
si richiedono, ai bisognosi che ri-
corrono, la prova doé della loro
povertà relativa, di non aver mezzi
sufficienti per far fronte alle spese
dì un giudizio per gli abitanti di
Koma, mediante la fede del proprio
parroco, per quelli dello stato me-
diante la testimoniale di povertà del
proprio vescovo, e per gli esteri
(giacché la carità romana ha aspi-
l'aio sempre ad essere veramente
CCR
35
cattolica), mediante i certificati di
persone probe, e note per la loro
fede; così per la verificazione piik
fticuia della povertà, tra le persone
nobili ecclesiastiche, e pie vennei^o
soeUe sedici delle più accreditate
e provette, con essersi a quattordi-
ci de'medesimi assegnato im rione
per ciascuno, affinchè esaminata pri^
ma ristanza, e la fede di povertà
del curato, potessero interpeUario,
visitare i ricorrenti nelle proprie
abitazioni, quindi prendere di tutto
le più esatte informazioni. Alta due
poscia venivano destinati, uno pei
poveri ricorrenti dello nato, l'altro
per quelli fuori di stato, acciocché,
esaminati i certificati de' rispettivi
vescovi dello stato, e delle persone
idonee, potessero ad esse rivogliersi
in qualche caso di dubbiezza^ ed
in questa guisa verificare i reqni-
^iti di poveità, ed impotenza di poi-
tersi difèndere a proprie spese, pe-
rò nelle cause soltanto da doversi
trattare nei tribunali di Roma.
L'altro i*equisito dèi buon diritto
spettava esaminarsi prima dal di*
fensore, e procuratore, o da qual-
che avvocato confratello, a tal ef-
fetto deputato, e poscia da tutta
l'intera congregazione sull'esatta, e
minuta informazione della causa, la
quale, dopo la discussione fattane,
si decideva nella discrepanza colla
-maggioranza de'voti. Ed affinchè le
cause riconosciute proprie della
difesa dell' instituto venissero quin*
di raccomandate e protette nei ri*
spettivi tribunali, si eleggevano due
prelati per ciascun tribunale colle-
giale, cioè del tribunale supremo
della segnatura di giustizia, della
sagra rota, della camera, della con-
sulta, e del buon governo.
Con tale ordine, e metodo si pro-
seguì sino al secolo XVIll, coire-
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36
CUR
sercikio Uioora delle opere di pie^
ikf e diToncme, segnatamente nelle
rìoorrence delle festività della Im-
macolata GmoenDne» e di s. Ito.
Pei*b se in progresso di tempo si ac-
crebbe il numero de'poveri rìcor»
renti, si diminuì quello dei benebt*
tori ddle limosinci ma non giam*»
mai quello de'più bravi e pii curia-
li ed avvocati confratri , fra* quali
▼a nominato a cagione di segnalato
onore^ Prospero Lambertini avvo-
cato concistoriale, poscia Pontefice
Benedetto XIY. Non si deve tacere,
die Qemente XI assegnò al pio
istituto l'annua pensione di scudi
sessanta. Il successore Innocenzo XIII
nel 1733, con due brevi, Cum si"
cutf ed Saponi nobisy approvò ed
ampliò le indulgenze concesse alla
congr^suone da Paolo V, e col
breve de'aS marzo, Pia» Christifide"
Hum confraiemHcUes^ elevò la con-
fititernita al grado più decoroso di
aroiconfraternita , coila facoltà di
aggregarne altre consimili; finalmen-
te.' con altro breve, Cum sicut di-
lecU fUii officìnks^ et confratresy da-
to ai 26 marzo 1722, il medesimo
Papa approvò, e confermò le co-
stituzioni ampliate, e rifoiToate, che
poi furono ristampate in Roma nd
1829) con questo titolo : Compendio
istorìco del pio istituto,- congrega^
zioncy e ven. ardconfratenuta sotto
rinvocasdone del^ Immacolata Con"
cezione^ e di ^. Ivo avvocato de^ po-
veri oppressi. Di questa opera é
autore monsignor Giovanni Carlo
Alessi de Castelli, zelante prelato
della curia romana, e dell'incre-
mento, e della gloria di questo isti*
tuto. Quindi Benedetto Xlil, gran
benefattore deiristituto, per prov*
vedere ai suoi bisogni, gli applicò
in peipetuo un ufficio prelatizio va-
cabile, chiamato abbreviatura dd-
COR
le lettere apostoliche di maggior
presidenza ricaduto alla dateria per
morte di monsignoi* Orsetti, accioc-
dii 001 proventi, e fmtti dd mede-
simo si fosse intanto potuto sup«
plire dalla pia congregazione alle
spese necessarie nella difesa delle
molte cause, che vi erano in quel-
l'epoca dd poveri di Roma e del-
lo stato, e di quelli ancora fuori di
essa Ad animare poi i confratri del
benemerito istituto, Benedetto XIII
ordinò con due brevi, co'quali con-
ferì in pei*petuo ai Cardinali pro-
tettori pro^mpore^ di nominare
air esei*cÌEÌo dell' abbreviatorato e
pidatura uno de'confiatn, e in
mancanza di essi qualunque altro
chierico, sebbene non fosse aggre-
gato a questa congr^azione, come
^ 1^^ ne'brovi, Motu proprio, Pa-
trodnium pupiUorum, et viduarum,
de'i3 gennaio 1716, e Mota prò»
prio Nuperrimi sexto nimirum idus,
de'22 febbraio 1726. In virtù dei
quali il Caixlinal Corradini protet-
tore, nominò pei* la prima volta
in primo abbreviatore monsignor An-
gelo Lucatelli Martorelli, chiaioo
nobile di Cesena, e cameriei*e di
onore di Benedetto XI IL Questo
privilegio sempi^ e successivamente
ha goduto la congi*egazione« L'at-
tuale monsignor Gio. Carlo Alessi
de Castelli di Norcia attualmente
segretario della sagra congi-egazione
del concilio, fu eletto a tal prela-
tura per nomina del protettore Car-
dinal Antonio Doria Pamphily,
spedita a' a marzo 18 16, sebbene
fosse stata fetta sino dal 1807, e
non effettuata, perchè Pio VII de-
stinò il lodato prelato in vicario
generale, ed uditore generale del
Cardinal Giovanni Castiglioni , ve-
scovo d'Osimo e Cingoli.
Altii onori e prerogative accpr-
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CUR
dò Benedetto XIII all'iilituto, che
in morte gli deci^etò per rìoonoscen-
za un annivei'sario perpetuo. Gli
successe Clemente XII, (Corsini, già
per molti anni prelato prefetto della
congregazione, il quale con chirogra-
fo pontificio diminuì grandemente le
spese per la stampa delle scrìtturey
e dei sommari nelle cause de'pore-
ri difesi dalla pia congregazione,
come si legge in tal chirografo dei
23 luglio 1733. Indi, per morte del
Cardinale Pietro Marcellino Corradi -
ni di Sezze oriundo di Cori, dell'i-
stituto protettore, non solo questi
istituì erede univei^le il monistero
della sagra famiglia della sua pa-
tria Sezze; ma, a seconda del breve
ottenuto da Clemente XI, ne affidò
l'amministrazione alla congregazione,
e la protezione e giunsdizione spi-
rituale al Cardinal protettore prò
tempore dell'istituto di s. Ivo, di-
tenuto perciò anche protettore del
monistero. Quanto fece Benedet-
to XIV per l'istituto, e quanto
questo stabilì per la difesa delle
cause, ed altro i*elativo, diffusamen-
te viene riportato nel citato Com^
pendio istorico. Clemente XIV, fson
chirografo de'tig luglio 1771, ac-
cordò alla congregazione la sov-
venzione annua di scudi duecento
sulla cassa delle componende della
dateria apostolica per un decennio,
che poscia Pio VI nell'anno 1780
prorogò ad altro decennio. Pio VII,
con rescritto degli 8 febbraio 18 17,
confermò i privilegi del pio isti-
tuto, ed accordò l'esenzione dai pa-
gamento della r^strazione degli
"Ui, e sentenze giudiziali, al modo
'tesso, in cui andava già esente da
quello delle propine, e registro. Al*
t«t) privil^o riportato dal medesi-
mo Pio VII con i*escritto dei 5
febbraio 1829 si fu quello, con cui
CUR 37
il vacabile dèir abbreviatoria spet-
tante alla pia oongregaàone di s.
Ivo, ed intestato al nominato monsi-
gnor Alessi de Castelli, venne pre-
fento a quei liquidati, e dichiai*ato
compreso nel numero de'primi sette
offici!, i quali partecipavano della
giudicatura delle materie concisto-
riali. Finalmente Leone XII, nel
1827, accordò all'istituto il privile-
gio, col quale ordinò alla stampe*
ria camerale, d'imprìmere, e som-
ministrare senza pagamento al
medesimo istituto, le stampe di
scritture, e, sommari per le cause
dei poveri.
Nel numero 3 1 delle Notizie del
giorno di Roma^ dell'anno 184^,
si legge quanto segue: » Neil' adu-
li nanza genei*ale tenuta dalla pia
M oongi*egazione di s. Ivo nel giorno
" 19 giugno 184^, ilsig. avv. Giu-
» seppe Maria Combi, nella sua qua-
M liOca di erede iBduciarìo ed esecu-
M tore testamentario, partecipò alla
M detta congregazione la disposizione
M testamentaria fatta prima di emet-
m tere la solenne professione da
w donna Maria Luisa di s. Pietro
w (al secolo Angelica Mattei, Ogiia
•» del fu Benedetto), monaca nel ven.
M monistero delle camaldolesi in s.
» Antonio abbate, con cui, oltre
» r adempimento di vati legati,
» ordina che ogni qual volta il de-
» naro da esigersi daUe rendite del
M suo patrimonio giunga alla som-
M ma di scudi mille duecento, deb-
m ba cedersi al suddetto suo rao-
» nistero> coir obbligo di vestire
M senza dote una giovane non mag-
w giore di anni venticinque da
M scegliersi dalle monache in pieno
» capitolo a voti segi*eti fra le 0-
* glie dei signori curiali di colle-
» gio, o rotali ascritti alla pia oon-
» gregazione di s. Ivo, o die lo
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38
CLR
M fossero stati Ti?enti. Accadendo
» oggi V adempiinento di una tale
M disposinone (che in seguito pò*.
M tra arer luogo ogni quattro o
w dnque anni), la manifestò agli
» individui di detta pia congi'egazio-
n ne, affinché possano profittarne»
M presentando al dettò monistero
M le loro figlie^ che Tengono dal
u Signore chiamate alio stato mo-
«» nastico, onde procedersi alla el^
M zione di una di esse nel modo
«• sovraespresso "• Placido Maria
Palelli segretario della pia con*
gr^azione di sant' Ito. » Siccome
qui sono nominati i curìali di col-
legiO| che formano distinta parte
della curia romana, di essi si parla
al precitato artìcolo Pbocitratobi di
Collegio. Intorno ai curiali rotali,
che egualmente formano un ordine
distinto nella curia romana, ecco
quanto ne dice il Bernini, Del tri*
buttale della Rota a p. 20t: » DeU
M le cause poi, che si propongono
» neir auditorio delta sagi*a rota, e
» diconsi rotali, ad esclusione di
M ogni altro, solo é permesso a*^
» vanzare la procura a' distinti e
»» precisi procuratori, che parimen-
»> ti diconsi procuratori, o ci>
M riali rotali , dai quali é for-
A» mato un collegio, che si man-
M tiene in tanta riputazione, ed
M onore, che in mancanza di alcu-
» no di essi s' afi^llano i concorren-
'» ti a riempime il luogo. Da essi
» poi si richiede un formale esame
» avanti il decano della sagi*a ro-
M ta coir assistenza de' più anziani
'* dell'enunciato collegio, con la
>» cui approvazione eglino riportano
>» un patente attestato di soli po-
M tere essere ammessi alla procura
>» delle cause rotali. Pregio non men
M decoroso a loro, che rimarcabile
»i al ti'ibunale, al progetto delle cui
CUR
<» cause d scelto il fiore della cuna
M Romana ". Di questa pia congre-
gazione di 8, Ito fa parola apche
il Piazza, Opere pie p. GSg.
Atti ancora in Roma Taracon-
fraternità della curia romana, sotto
il titolo di santa Maria salute degli
infermi^ e dei ss. iTone, Egidio, e
Ginnesio, con un Cardinale protet-
'tore, ed ora esistente nella Chiesa
di s. Lucia della Tìnta (Fedi),
Questo sodalizio ebbe origine da al-
cuni curìali, notari, ed alti*e pie
persone di Roma, che per onorare
Dio, e i suoi santi, ajutare i loro
simili» massime i trapassati coi suf-
fragi della Chiesa, nel 17^3, deli-
berarono di erigere nella chiesa di
8. Ivo, od Ivone de' britanni, una
confraternita sotto V invocazione ap*
punto di s. Maria salus infirmo-
rum, e la protezione de' ss. Egidio
abbate^ Ivone confessore, ed ai^voca-
to de* poveri^ e di Ginnesio notavo
e martire. Detta chiesa è nel rione
campo Marzo, nella via della Sere*
fa, e, al dire del Panciroli, Tesori
nascosti, fu fabbricata nel secolo
XIV dai bretoni, con ospedale con-
tiguo pe' connazionali, poscia dÌTen-
ne parrocchia, e nel giorno di s.
Ito, gli avvocati concistorìali, i Car«
dinalì, e molti ptelati si recaTano
ad onorare il santo. Da Calisto ITI,
nel 14^6, ad istanza del Cardinal
Alano CetÌTO, fu ceduta alla nazio-
ne francese; finché Gregorio XIII,
per secondare le brame di Enrico
ìli re di Francia, uni la chiesa, e
trasferì l'ospedale pi^esso quella di
s. Luigi de' francesi. Lo scopo delia
pia unione si fu principalmente di
recitaro in questa chiesa nei di fe-
stiTi l'ufBzio divino, di suffragare
le anime del purgatorio, di visitare
una volta il mese l'ospedale di s.
Giacomo, di sovvenire i poveri in-
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CUR
fermi, che erano abbandonati nelle
strade, procurandone il sollecito tras-
porto air ospedale, od altrove per
curarli. L'istituto ebbe adunque
principio con autorizzazione del Car-
dinal Fabrizio Paolucci Ticario di
Roma, e le consuete concessioni,
con r uso del sacco di saja color
turchino celeste, con mozzetta di sa-
ja nera orlata di passamano bian-
co, col cinto dì pelle rossa, da cui
pendesse una corona divozìonale ne-
ra. Per istemma del sodalizio, da
porsi nel sinistro lato della mozzet-
ta, fu adottata l'immagine della
beata Vergine, col divin Figlio in
braccio, sotto V immagine de' santi
protettori £gidio, Ivone, e Ginnesio,
e nella parte ìnferiora le anime
purganti. Ben presto fiorì la pia
unione a segno, che il sommo Pon-
teGce Innocenzo XIII, col breve a-
postolioo Cum sicut acccpintiis ec. ,
dat. 1 9 novembrìs 17^3, nell' appro-
vare la confi^aternita, le concesse
molte indulgenze, e grazie spiritua-
li, a vantaggio de' confratri, che per
la maggior parte sono avvocati,
procuratori, curiali^ notari, ed altre
pei'sone togate, che sono applicate
air esercizio della curia i*oroana, non
che spedìzionéri, agenti , come an-
che uditori di Cardinali , prela-
ti, ambascia tòri , principi ec, ec,
ministrì di segreterie , chierici ,
anche costitaiti in dignità , come
vescovi, e Cardinali, ed altre per»
sone appartenenti alla curia ro-
mana, che vestono toga, e che risie-
dono in cuna, il perchè il sodali-
zio fu detto la confratermta delia
Romana Curia, Laonde pel buon
regolamento della medesima, furo-
no compilati appositi statuti, ed a-
naloghe ordinazioni, per direzione
ed osservanza de' confratri, cui fu
^alo a sn[>€riore nn prel§to per
CUR 39
primicerio, e poscia un Cardinale
per protettore. Finalmente, ai 14
dicembre 17449 monsignor Ferdi-
nando Maria de Rossi, vicegerente
di Roma, ed arcivescovo di Tarso^
ne approvò gli statuti, e regolamen-
ti. La confraternita fiorì secondo la
sua istituzione, e verso la fine del
secolo decorso, fu ad essa concessa
la chiesa di s. Maculo, già del se-
minario romano, presso la chiesa
di s. Ignazio. Ma, nel 1 8249 aven-
do Leone XII istituito nel contiguo
luogo il Collegio de* nobili (Fedi),
ed aHidandolo ai benemeriti gesuiti,
concesse ad essi anche la chiesa di
s. Macuto, i cenni storici della qua^*
le riportansi a tale articolo, ed a
questa confraternita diede in vece
la cliiesa di s. Lucia della Tinta
nominata di sopra, ove tuttora ri-
siede. Non deve per ultimo tacersi,
che è pure di onora ed ornamento
alla pietà Romana V Arciconfraier'
nita di s. Girolamo deUa Carila
{Vedì)y imperocché fra le altre pie
opere, che esercita, patrocina nei
tribunali le cause de' pupilli, e del*
le vedove, e sollecita il pi-onto dis-
brigo delle cause de' carcerati. Que-
sto insigne sodalizio amministra l'e-
redità di Felice Amadori nobile fio-
rentino, che morendo nel 1639 in
Roma, istituì una prelatura, il cui
prelato tutto si dedicasse al patro-
cinio de' veri poveri di qualunque
nazione presso i tribunali della ro-
mana cuiia; e che Ibsse assistito
da un uditore o sollecitatore, o
curiale, che con esso lui convivesse.
I curiali, patrocinatori, procu-
ratori, ed avvocati ritengono una
distinzione di grado e di metodo
nel perorare le cause, ma sono e-
gualmente chiamati causidici, e di-
fensori a termini di ragione. La
difesa dell'avvocato suol consistere
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4o CUR
nel trattare le cause per iscritto,
col mezco di memorie intitolate
Ristretti di fatto e di scritto^ e quella
di curiale, patroci Datore, o procu-
ratore consiste nell' attutazione, e
neU* espoiTC in Toce alle udienze i
fatti relativi alle cause, e talvolta
ancora per iscritto. Il cb. avT, Mar*
tinetti nel suo erudito codice de* do»
veriy parlando della storia antica dei
difensori, dice che sono Teramente
nmiiianti li reclami dell'antica, me*
dia, ed ìnfima età contro il ceto
de' difensori, ed a pagine 87 1 e
seg., ne riporta le testimonianze.
Diodoro Siculo, lib. a. Tenendo a
riferìre il metodo economico dell'E-
gitto, come quello degli etiopi, os-
servatori dello stesso sistema, nar-
ra che quel popolo per metodo e-
scluse ogni officio di difensore nel-
le cause civili e criminali.
S. Berna ixio fece pure al ceto
forense de' tempi suoi una grave
censura nel lib. De considerati che
indirizzò al Pontefice Eugenio III
stato suo discepolo, lib. f, cap. 9; e
prima di lui la fecero s. . Agostino,
Origene, Alano, ed altri padri. V.
it Muratori, nell'opera. Sopra i di-
fetti della giurisprudenza; Gaspare
Zieglero, RabuUstica^ sive de arti-
bus rabulariis, Dresdae i685; e
Giuseppe di Gennaro, Sulle viziose
maniere di difendere le cause nel
foro^ Napoli 1 744 » i^^n che la dis-
sertazione ,• Convivlum Rabularum
del medesimo autoi*e, Napoli 1 769.
Però r officio paterno e dignitoso
de' difensori in ispecie de' buoni av-
vocati, dei causidici onesti, ed in-
telligenti, come dei causidici scelti,
ehe denominavansi già patroni au»
gustales^ viri defensores spectabiUs,
s, palata augustalis defensores no*
buissimi j a cui possono corrisponde-
re oggidì gli onora voli curiali, .0
CUR
procaratorì di collegio, che meri-
tamente godono dal pontificio go-
terno distinzioni , e prerogative
ragguardevoli ; questo officio , e
la dignità di simili difensori sono
beo descritti nella L i4» <^* ^
adv. divers, Jud»
L'ufficio poi in ispede degli avvo-
cati sembra avere dei rapporti più
degni, di quelli dei semplici curia-
li, e causidici, come si può vedere
in Georgii Geraveri leti exeràto
tione academioa vani argumenU
voL II cum notis; ed in Gio. Giu-
stino Weissmantel, Erfordiae 1777*
Ivi neiropusa 38 si tratta De lau'
dibus advocatomm^ dove viene a
dimostrare i vantaggi immensi, die
riceve la cosa pubblica dagli av-
vocati, pei*chè per essi compiesi il
sagro ufficio di legislatori, di giu-
did, di consiglieri dei governo, di
tutori del fisco, de' poveri, delle
coi*porazionì, e degli stessi diritti
della Chiesa. Merita menzione l'e-
rudito trattato di Gio. Cristoforo
Olafio de Scholnbach, pubblicato
nel 1617 in Basilea con questo ti-
tolo : Discursus historico-politìco-
furidicus. L'autore pone per mas-
sima, che i principali giurisoonsul-
ti ddl'antichità, ch'egli chiama in
rassegna dai tempi di Tarquinio
Prisco fino a Papiniano, ed indi
prosiegue dai bassi tempi fino al
secolo XVI, appartengono esclusi-
vamente alla classe degli avvocati,
e celebri oratori, non già alla clas-
se di semplid causidid addetti alla
prassi, ed alle fbrmole forensi, cui
successero i cosiddetti curiali, e pa-
trocinatori. Quindi r Olafio enume-
ra tutti i patriziati, consolati, pi*e-
fetture insigni, e dignità equestri
sostenute dai celebri. giurisconsulti,
che accoppiarono l'arte loro ad una
nobile qualità, e prerogativa. L'im-
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CUR
peratore Anastasio qualifiob gli av-
vocati col titolo di coati, £. mg^
gestionem cod, de adv. div, jud,,
ed erano fino da allora annoverati
ti*a i diiaiissimi e nobilissimi, L,
provìden, cod. de postulando. In
favore della Chiesa non isdegnaro-
no il tìtolo di avvocati i più gran-
di sovrani, come si dice all'artico»
lo Difensore della Chiesa o della
Fede (Fedt^j e in piti luoghi il tito«
lo di avvocato passò nel reggimen*
topolitico. Lo Schoepflìno nella sua
Alsatìa illustrata^ tom. II, cap. 7,
De advocatis provineialibus Alsa*
iiacy fa conoscere in qual credito
erano tenuti gli avvocati, dal cui
ceto si eleggevano i prefetti, e sot-
toprefettt delle provincie, che chia«
maronsi avvocati, e sotto avvocati
provinciali, ed il cui titolo ambi*
vano spesso gli stessi principi. Gli
eletti trasmettevano alle loro fiimi-
glie la stessa nobiltà, che potevano
godere i langravi, i duchi, ed i vi-
sconti, per cui si vuole che una
gran parte di famiglie nobili fran-
cesi ed alemanne derivino dagli
antichi avvocati^ e sotto avvocati
delle Provincie.
Gli avvocati concistoriali {Fedi)^
di origine antidiissima sono uno dei
principali ornamenti delia curia 1*0-
roana, pei nobili, e ragguardevoli u&
fìzi di cui sono investiti, e pel nobile
scopo pel quale furono istituiti per
la difesa e tutela della Chiesa, e dei
povei*i, come si legge neirepist. 17
iib. 7, cap. 17, di s. Gregorio I
ad Bonifacium prùnum defensorem^
Degli avvocati concistoriali si trat-
ta ancora all'articolo Difensore deU
la Chiesa romana {Fedi), cui sem-
bra sieno succeduti. Urbano Vili,
nel i632 colla bolla Ex commissi
nobisy data a' i5 ottobre, eresse pel
popolo romano un uf&do di avvo*
COÈ 4i
cato de' poveri nelle cause civili,
al quale dovesse nominarsi un no-
bile cittadino dal prefetto o sena-
tot^ di Roma. T^eW avvocato ^ e
procuratori de* poveri della roma^
na curia y eruditamente tratta il
Piazza neir^Gc^evo/ogio romano trat.
terzo, capo V; e noi in diversi
luoghi del Dizionario.
Lungo sarebbe di far menzione de-
gli avvocati più celebri della curia
romana, massime di quelli che furo-
no decorati del cardinalato, ed an-
che sublimati al pontificato, come
Benedetto XIV. A volerne accennare
alcuni, Gregorio XI che, per aver
vìssuto un solo giorno non è da
tutti contato fìti i Papi, era stato
avvocato famoso, e fatto fu Cardi-
nale nel 1373, dallo zio Gregorio
X. Gherardo Bianchi, da contadino
divenne pedagogo de'figli d'un bolo-
gnese, accompagnando i quali all'u-
niversità, ne profittò per divenir
dottissimo legale a segno, che re-
catosi a Roma, per la ama, che go-
deva nel i!i78, Nicolò III lo òneò
Cardinale. Nel 1294 s. Celestino
V fece Cardinale Guglielmo Lon-
ghi, famoso giurisoonsulto. Calisto III
nel 1 4^6 elevò al caixiinalato Gio-
vanni Castiglioni, insigne nella scien-
za legale, e nell'arte oratoria. Nel
1 539, Clemente VII creò Cardina-
le Mercurio Arboreo, famoso avvo-
cato. Paolo V nel 161 6 fece Car-
dinal Pietro Campora, che fu ri-
guardato l'oracolo delia curia ro-
mana. Nel 1629, Urbano Vili an-
noverò al sagro Collegio Luca Anto-
nio Virili, avvocato celebre nella
romana curia; e nel i643. Gian-
Iacopo Panriroli, ritenuto il più
bravo avvocato della curia romana.
Innocenzo XI, nel 1681, creò Car-
dinale Flaminio del Taja, che eser-
dtò l'avvocatura nella curia roma-
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4i CUR
Ila per sola cai'ìtà, e senza mercede;
e Giambattista de Luca, avvocato
di somma riputazione nella curia
romana autore di molte applaudite
op^re riguardanti la medesima, mas-
sime quella y che porta per tito-
lo: Relatio Rom. cur. Alessandro
YIII nel i6go promosse alla di-
gnità cardinalizia Bernardino Pan-
ciatid, celebre avvocato nella cu-
ria di Roma. Gabiiele Filippucd,
da avvocato della romana curia,
venne promosso a varie cari-
che. Neir anno 1706, Clemente
XI lo ci^ Girdinale, ma egli vir-
tuosamente con una lunga scrittu-
ra persuase il Papa ad accettare
la sua rinunzia. Inoltre Clemente -
XI, nel 1712, fece Cardinale Pietro
Marcellino Corradini, di Sezze e di
nobile famiglia di Cori, avvocato
famoso nella curia romana. Bene-
detto XIII nel 1728 creò Cardi-
nale Giuseppe Accoramboni suo
Uditore (Predi'), ffk avvocato della
cuiia romana. Clemente XII nel
1734 elevò al cardinalato Giacomo
) Manfredi ni, detto ancora Amadori^
dalla prelatura di questo nome, già
avvocato presso la curia di Roma.
3'ienedetto XIV fece inoltre Cardinali
due celebrati ssìmi avvocati della ro-
mana curia, Carlo Leopoldo Calcagni-
ni nel 1 743, e Giambattista Mesmer
nel 1747* A' nostri giorni, ed ai
tempi a noi più vicini, rammente-
remo con distinzione Antamori, e
Campanelli a*eati Cardinali da Pio
"VI; Erskine, e Turiozzi fatti Car-
dinali da Pio VII; Gamberìni de*
corate della porpora da Leone XII;
ed Alberghili! annoverato al sagro
(Collegio dal Papa che regna, tutti
stati prima celeberrimi avvocati.
Non riuscirà finalmente discaro,
che per ultimo si faccia qui men-
zione della curia Innocenziana di
CUR
Roma, e del rinomato monte Cito-
rio. La gran mole della curia In-
nocenziana, ove risiedono l'uditore
generale della camera apostolica, il
tesoriere generale di essa, e il tri-
bunale dell' A. C, giace sopra una
eminenza artificiale, che dal volgo
si chiama monte Glorio, e dai più
colti, monte Citatorio. Pretendono
gli eruditi, che tal nome sia anti-
co, e derivato a dtando^ perchè
suppongono, che in questa collina
si raccogliesse il popolo prima di
entrar ne'vicini comizi, e che da un
precone fossero chiamate citate^ ad
una ad una le centurie, o le tribù,
acciocché potessero entrare ne'SèpU
{ ì^, r integrità del Panteon ri-
i^endicata a M. Agrìppa, dall' avv.
Carlo Fea, Roma i8ao, p. 3) or-
dinatamente, e senza confusione.
Ma, non trovandosi menzione alcu-
na di questo monte negli antichi
scrittori, sembra doversi congettu-
rare, che siasi formato a poco a
poco eon la congerie dei rovinati
edifizii, che in questa parte del cam-
po marzio erano in gran numero,
o dalla terra qua trasportata, e
ammonticchiata in occasione di sca-
varsi i fondamenti delle fabbriche
circonvicine. Abbiamo però in
un istrumento dell'anno iti5o &tta
menzione di due fortezze dette Mu-
nitiones) la prima è V jégosta o
Lagusta^ cioè il Mausoleo di Au-
gusto^ di cui si fece parola all'ar-
ticolo Colonna famiglia (Fedi) :
la seconda era nel il^/tte chiamato
Aecettatorio in una bolla di Urba-
no III nel 1187, presso Montfàu-
con, Diar, ItaL p. a43> ^ ^^ ^^
un'altra di Martino V del 1418»
presso Francesco» Bordoni nel Bid-
lar. ^rtii ordinis s, Francisci p. 92,
dioesi Mons acceptabilis. Si può ri-
tenere per altro, che questa munì*
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CUR
zìone, o fortezza fosse situata sulla
falda del monte là dove si disten*
deva verso la chiesa di s. Maria in
Acquiro in Equiriis, e , vi erano
avanzi di antica fàbbrica, sulla qua-
le sono fondati il palazzo, e colle-
gio Capranica, e che si videro al*
lorquando fu abbassato il terreno
avanti la curia Innocenziana. Ma
può giudicarsi, che poco vi duras*
se poiché nel resto del monte, fino
alla cima, allorché fu tolta la terra
nel cortile del medesimo non vi
era segno di fòbbrica alcuna.
Osserva il eh. Nibhy, Roma nel-
r anno i838y parte I antica, p. 29,
che. il monte Citorio non ebbe tal
denominazione prima del secolo
XV^ ed e comune l'opinione, die
il monte non sia naturale, ma ar*
te&tto, il che viene provato dal-
l' architetto Fontana; il quale nel
fare il fondamento del palazzo del-
la curia Innocenziana, osservò che
il piano era eguale a quello sul
quale sorge la colonna Antoninìana,
e che quel masso viene formato
da varii strati simili al composto
della cipolla. Il Piranesi, Ànt. Bom.^
sciolse qualunque questione, e fece
conoscere 1* origine di questo colle,
che sorge nel centro della parte
piiH nobile di Boma moderna. Egli
])ertanto dice, essere «{uesto princi-
palmente formato dall'ammasso del-
le rovine dell* anfiteatro di Statilio
Tauro, e di altve. fabbnche circo*
stanti, lo che si deduce primiera-
mente dagli avanzi di alcuni sedili
circolari, che doveano appartenere
a queir anfiteatro, e da altri avanzi
di antica fabbrica ritrovati cento
palmi sotto lo stesso monte nel
fondare l'odierno palazzo della cu-
ria Innocenziana ; e che sorgendo il
monte principalmente sulle rovine,
e colle rovine dell'anfiteatro di
CUR p
Statilio Tauro, forse il nome che
nel secolo XY portò di jicceptato-»
riusy Acceptorius^ che sembra la ra-
dice dell'attuale, sanzionato dall'u-
so, a che é destinato questo palazzo,
formossi dal detto cognome di Tau-
ro, o Toi*o avuto da Statilio, e quin«
di da Monte di Toro nacque insensi-
bilmente r odierna appellazione.
Di altre erudizioni sulla deno«
minazione di questo monte, degli
scrittori che ne hanno parlato, co-
me dell'erezione dell' edifizio^ parla
il Piazza neir Eusevologio Romano^
trat. Ili, capo XI^ Della Curia In»
nocenziana a monte Citatoria^ ov-
vero Citorio, Inoltre dice questa
autore, che il Papa Alessandro VI
chiamava la Curia Romana: Supre^
mum jusUtiae tribunal, et sabiber*
rimum oppressorum rejiigium.
Il palazzo adunque di monte Ci-
torio, ossia della curia Innocenzia-
na, fu incominciato ad erigersi ver*
so Tanno i65o dal principe Lu-
dovisi, che aveva sposata la nipote
d'Innocenzo X, con architettura
di Gio.. Lorenzo Bernini. Innocenzo
XII > nel 1691, dopo avere estinte
varie giudicatui*e privilegiate, e do-
po avere rimesso tutte le cause ai
giudici ordinari, togliendo loro le
facoltà, a comodo della curia rn-*
raana, ed acciocché essi ed i liti-
ganti non fossero costretti a girare
in diversi punti di Roma, volle rìu«
nire diversi tribunali in un mede*
simo edifizio centrale di Roma. A
tal effetto acquistò la fal4)rica noit
ancor finita dei Ludovisi, ed alcuno
ease circonvicine. Quindi incaricò
r architetto Mattia de Rossi che pro-
seguisse r edifizio per collocatavi i
trìbunali civili, laonde vi fece le
scale, il portico, e l'ultimo piano.
La facciata esterna era rìmasta co-
me l'aveva fatta il Bernini, ma in
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44 CUR
seguito l'alti*b architetto Carlo Fon-
tana diede l'ultima mano ali* edi-
lìzio, aggiungendovi gli abbellimen-
ti della corte, la quale dicono gii
intendenti, nella sua bizzarria ha
del piacevole, e del teatrale, massi-
me per r eflètto che produce la
fontana, situata nel fondo, che ha
l'acqua cui riceve entro una con-
ca di granito trovata nelle rovine
dell'antica città di Porto. Il tutto
insieme di questo palazzo, che dal
suo prìncipale fondatore, e dal fine
onde lo fece, prese il nome di Cu"
ria Jnnocenzianay presenta un aspet-
to veramente magnifico, e sontuo-
so. La sua facciata esteriore ed im-
ponente, collocata su tre diverse
linee, non corrisponde all'interno.
Nel mezzo apronsi tre porte, che
mettono al portico in pilastri, a
sinistra del quale trovasi l'ampia
ed agevole scala, che conduce agli
appartamenti. Delle tre porte quel-
la di mezzo è maggiore : esse sono
fiancheggiate da quattro colonne di
travertino, che reggono una gran
loggia simile, dalla quale suol fai*si
ogni quindici giorni l' estrazione del
lotto : sulle due minori veggonsi in
due tondi effigiate la Giustizia, e
la Carità, virth predominanti nel-
l'animo d'Innocenzo XII. Nel pian-
terreno risiedono gli ufiici, e le
cancellerie de' tribunali civili; e ai
piani superiori l'uditore della carne*
ra, i tribunali di prima istanza, il
tesoriere generale, e le loro segre-
terie, non che il tribunale crimina-
le dell' À. G. Nel primo ripiano,
in una nìcchia, vedesi abbozzato in
marmo un gruppo, rappi^esentante
Apolb, che scortica Marsia, che si
vuole sooìtura del secolo XV. Per
di sopra al oomiccione, nella parte
centrale del prospetto, elevasi una
specie di attico, avente in mezzo
CUR
r orologio, a cui sovi^asta il cam-
panile munito di grossa e ionora
campana, che suol suonare ]a mat-
tina per annunziare l'apertura de'tri-
bunali quando agiscono. Innocenzo
XII donò il palazzo all' Ospizio
apostolico (Fedi) al modo che si
dirà in tale articolo.
Il Bonanni, NumisnuUa Pont,
tom. II, p. 826, fa la storia del-
l'erezione di questo edifizio, ne ri-
porta il prospetto e l'icnografia,
non che la medaglia dal Pontefice
fatta per esso coniare nel 1695,
col medesimo dignitoso prospetto
estemo, e l'epigrafe: JusUdae et
Pietatis; ed aggiunge, che in con-
ferma del donativo fattone all'ospi-
zio apostolico^ fece incidere su di
una tavola marmorea, e collocare
nelle pareti esteme, l'iscrizione:
PAVPBRVM UrVALIDORVM HOSPtTlO. Nel
citato Piazza, Eusevologio trat. XI,
p. 181, si parla della Traslazione
e residenza de* notori^ e loro uffizi
dalla via dei Banchi^ al palazzo
della Curia Jnnocenziana, Dicesi
pertanto, che a comodo altresì del-
la Curia, Innocenzo XII dalla con-
trada de' Banchi trasportò nel detto
palazzo gli uffizii de'notari dell'u-
ditore della camera, che però da
dieci ridusse a cinque, denominanr
do i notari di questi capo-notari,
e che il magnanimo Pontefice nel-
la prima visita che ha fatta al pa-
lazzo a' 4. maggio 1695, onorò di
sua presenza i detti ufikii notarili,
i cui capo^notariy avevano ornati
con analoghe iscrizioni, emblemi,
stemmi, fiori, ed aitile festevoli di-
mostrazioni. Inoltre aggiungesi, che
sotto il palazzo e tribunale di mon-
signor vicegerente, dirimpetto alla
colonna Antonina, stabifi quattro uffi-
zii dei capo-notori della camera apo-
stolica, che da otto Innocenzo XII
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CUR
avea ridotti a quattro, ed ivi tras-
feriti dalla ria dei Banchi, ed anche
essi onorati dalla pontificia presenza*
Abbiamo dal suadetto Carlo Fonta-
na il Discorso sopra Paniico monte
Ciiatonoj situato nel campo Marzo^
ed altre cose erudite ad esso attinenti^
con r istoria di ciò ch'è occorso neU
F innalzamento del nuovo edifizio
delia Curia romana, e di ifuanto
è accaduto nel ritrovamento della
nuova Colonna jàntoniniana (di que-
sta, e della colonna di cipollino o
caristio, di' è giacente nel cortile
della curia Innocenziana, si trat-
ta al voi. XIV, p. 3i3, e 3i4,
del Dizionario)^ Boma 1708. Dipoi
il Pontefice Clemente XII, per mag-
gior ornamento del palazzo delia
curia, ne ampliò la piazza, me-
diante la demolizione di alcune
piccole case; e Pio VI * tolse da
questa piazza il piedistallo già ser-
vito alla vera colonna di Antoni-
no, e yì eresse T obelisco che ora
si ammira.
L'autore della Pratica della cu-
ria romana, parlando delle Curie
de partibus t. H, cap. 1, par. 3 ,
dice che chiamansi Curie de parti-
bus^ tutti i tribunali dello stato
pontificio fuori dì Boma. In que-
ste curie, die' egli, non si osservano
in tutto le regole giudiziarie, e fo-
rensi come in Roma, anzi alcune
hanno una prassi particolare. Ma
per provvidenza del lagnante Pon-
tefice vi è uniformità al presente
di pratica in tutti i tribunali dello
stato ecclesiastico. Occorrendo poi
di giudicarsi le loro cause, e dispu-
tandosi sulla validità de' giudizi, i
nostri tribunali di Roma inclinano
sempre per dichiararli validi, pur-
ché non vi sia alcuna nullità detta
de tribus; cioè mancanza di giuris-
dizione nel giudice , mancanza di
e UR 45
mandato di pixKsura nd procurato-
re, e mancanza di citazione de'col-
litigantì.
Pariando poi delle curie di Be-
nevento, di Civitanova, e di Monte
Cosaro, dice che queste curie ave-
vano di particolare che, oltre la
prima istanza, godevano nei lotx>
tribunali anche la seconda, nelle
cause peli» profane, e temporali
solamente , quanto alla cui*ia di Be*
ne vento; e ciò per privilegio di Ur-
bano Vili, confermato da più Papi,
l'ultimo de' quali fu Clemente XII
Bull. Mainardi t. XIV, p. a38 ; e
quanto alle aitile curie de' soprad*
detti luoghi, per privilegio di altri
Pontefici, come può vedersi nella Fir»
matia jurisdictionisj proposta nella
piena segnatura de' 17 mai'zo 1763;
avveriendosi che da Civitanova ap-
pellavasi a Monte Cosaro, e da
questo luogo si -appellava alla città
di Fermo. Della Curia Capitoti'
nay si tratta all' articolo Tribunale
di Campidoglio, di' è il tribunale
del senatore di Roma. Del tiibuna-
le del Cardinal vicario, il quale si
intitola Vicario di Roma, e suo
distretto, e della romana Curia giu-
dice ordinario, sì tratta all'arti-
colo Vicario di Boma (Vedi), Il
regolamento disciplinare sui cuiìali;
le lasse dei pi*ocuratori ed avvoca-
ti ; le norme da osservarsi nella pro-
cedura sui reclami contro i curiali;
le discipline per i*eprimere la licen-
za dei curiali nelle loro scritture, ed
allegazioni ; e la pena a*iminale pel
patto di quoto di lite, e per l'ab-
bandono, o collusione della difesa»
tutto è riportato al voi. V, p. 3ai,
348, 434, 463, 55o, e 661 della
Raccolta deUe leggi, e disposizioni di
pubblica amministrazione^ che si van-
no pubblicando nell' odierno pontifi-
cato.
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46 CUR
• Da ultimo monsignor Orsi Man-
gellìy come uditore generale della
camera, ora Cardinale, a' 2 dìcem*
bre 184^, fece pubblicare la noti-
ficazione coir elenco dei procurato-
ri e sostituti che possono compari-
re avanti la sua curia, cioè dei
pit)curatori di collegio, dei pix>cu-
Tatori rotali, e dei procuratori ìn-
nocenzislni, e dei rispettivi sostituti
degli uni, e degli altri, approvati
-tanto' da lui, che dai suoi prede-
cessori. Nella medesima notincazio-
ne tra le altre cose viene dichia-
rato, che colora, i quali non sono
descritti in tale elenco, sono estra-
nei alia curia, e perciò non è loro
lecito attitare le cause, e difender-
le nelle pubbliche udienze.
CURIA ECCLESIASTICA,© Cu-
bia VESCOVILE (Epìscopalit Curia),
Così chiamasi la giurisdizione dei
vescovi, che esercitano per mezzo
della loro cancelleria, nella diocesi
e sui diocesani loro soggetti, sia
per l'amministrazione spirituale del-
la diocesi, e sia pel giudizio delle
cause. I vescovi nelle cause de' le-
gati piì sono giudici privativi, an-
che contro i non diocesani, essendo
specialmente stati dichiarati in que-
ste cause delegati apostolici dal con-
cilio dì Trento, nella sess. 22, cap.
8 de reformat. Se possano, o no,
essere giudici nelle cause àé beni ,
ed interessi della loto mensa, ne
ti^tta il Cardinal Peti^ nel tom. I.
p. 98. Quanto poi all'avere, o no,
le curie vescovili la giurisdizione
contro i laici, fu questione termi-
nata dalla costituzione Praestat Ro-
nmnum Vontìficem ^ di Clemente
XIII, MI quale dichiarò, che non
compete loro veruna giurisdizione
sopra i laici, sieno le cause civili,
ovvero criminali, eccettuate le cau-
se di misto foro, e le altre mera-
CUR
mente ecclesiastiche, ancorché vi sìa
di mezzo alcun laico. Sitamente si
é loro accordato di potera eserci-
tare sopita de' laici la giurisdizione,
qualora si provi la consuetudine
M quae et quadragenaina sit, et per-
» petuó oonstans non unquam vel
» contradicta, vel interrupta. Prae-
M terea constitui eam volumus mul-
M tiplicate, ac frequentia actuum
M non levium, quos constet gestos
M fuisse animo praescribendi juris-
M dictionem saecularem, non ex
M gratia, vel conniventia toleratos,
M ncque tales qui fieri fbrtasse po-
» tuerint citra certam, praecisam-
M qùe scientiaD>, et acquiesoentiam
*» Tel nostram, nostrorumque prò
M tempora successorum, vel saltem
M supremorum magbtratuum no-
M strae hujus Urbis etc., nollam
M prorsus in re tam gravi habere
M mandantes rationem de sdentia,
>' ac palientia rectorum localium,
M aliorumque inferiorum magrstra-
9i tuum ". Così la precitata costi-
tuzione di Clemente XIIL
La curia vescovile di Rieti pro-
vò la detta consuetudine nelle cau-
se contro i laici, nelle quali peix)
sia l'attore il chierico, o il luogo
pio, come nella Reatina juriscUciiO'
nis in segnatura li 17 settembi*e
1773. Quella di TivoU provò di
avere la cumulativa con i tribuna-
li laicali nelle cause inter laicos,
civili però non criminali, a tenore
di un voto di monsignor Ansaldì
per risoluzione d' una congregazio-
ne particolare del 12 mai'zo 1698,
e decreto dell'uditore del Papa,
de'23 aprile 1725. Altre curie ve-
scovili, fra le quali le curie di Spo-
leto, e di Terni, pretesero la detta
cumulativa a norma dell'accennala
costituzione che chiaramente gliela
nega, onde nei casi occorrenti, citau-
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CUR
dosi avanti la segnatura per la cir-
coscrizione degli atti, la presunzio*
ne è sempre contilo la cumulativa
giurisdizione; e sono obbligate le
curie Tescovili a rigorosamente pro-
varla. Quanto poi ai vicari geuera-
li, e foranei, questi col vescovo
compongono un solo tribunale, se
pure in qualche caso non si trovi
ragione per giudicare in contrario,
come accadde nella segnatura, pie-
na^ nella Verulana i4 agosto, e 1 1
settembre 1760. La giurisdizione
del vicario foraneo è ristretta a
certa somma^ dove maggiore, do-
ve minore, secondo le limitazioni
contenute nelle patenti, che gli spe-
discono i suoi rispettivi vescovi. Se
però le parti compariscono^ e con-
sentono in cause eccedenti la som-
ma limitata, l'està prorogata la lo-
ro giurisdizione, e sono validi gli
atti. In questi termini decise la se-
gnatura nella Spoletina 21 genna-
io 1746, nella Camerinen. 22 ago-
sto 1754 nella Verulana 4 giug'^o
1756. In appresso però, neppm*e
col consenso delle parti, si sosten-
nero gli atti fetti avanti li vicaii
foranei, nelle cause eccedenti il va-
lore di scudi cinque.
Le cancellerie vescovili possono
tenersi dai vescovi a conto proprio,
essendo gli emolumenti della can*
celleria una parte delle rendite del*
la mensa vescovile; e che si debbano
tenere a proprio conto, più volte ha
risoluto la sagra congregazione dei
vescovi , e regolari. F. Ferraris
nella BibUoth. verbo Cancelleria.
Però affittandosi, non devono affit-
tarsi ad altri fuori che al can-
celliere attuario, o notaro, come di-
ce il Pignattelli, consull, can. tom.
Vili. consulL II, n. 5, e seg. e
num. 23, e seg. Esse hanno un
certo limite negK emolumenti, sta-
CUR 47
bilitó da Innocenzo XI, la cui co-
stituzione è chiamata la Uissa In»^
Hocenziana, Il tenore di questa è
trascritto tanto dal Pignattelli in
fine della citata consul. II, quanto
dal Fen^ris nella detta Biblioth.,
verbo Taxa. Intorno a questa tas-
sa, come avverte il medesimo Fei*<-
raris, loc. cit. n. 12, che deve os-
servarsi in tutte le curie ecclesiasti-
che, anche extra Italiani^ non o-
stante qualche consuetudine di abu-
so in contrario, come nel 1724,
risolvette la sagra congregazione
del concilio ( V, Ferraris num. 1 4-
nel 1 743 a' i o dicembre ), rispetto
alla curia vescovile di Tivoli, ove
la detta tassa era andata in dissue-
tudine, in una congregazione parti-
colare composta dai Cardinali Gen-
tili, Accoramboni, Rezzonico, poi
Clemente XIII, e dai prelati poi
Cardinali Cavalchini, e Castelli, tra
gli altiù dubbii vi fu questo: » An
>9 episcopus', illiusque offioiales, et
M ministri teneantur servare taxam
M Innocentìanam ; " e fu risposto
affirmatwe. E nell'anno 1773 li
23 aprile la sagra rota in una A-
latrina super expensis judici^libut,
avanti monsignor Riminaldi, volle
che le propine per laccesso di quel
vicario e del notaro si regolassero
secondo le tracce della lassa Inno-
cenziana. Finalmente per qualche
difficoltà sull'interpretazione di al-
cuna delle partite della sopraddetta
tassa, si può ricorrere a quanto av-
verte il Ferrari alla voce Cancd*
leria num. i4 e seguenti. Il Mat-
teucci scnsse un volume in foglio,
con questo titolo: De qfflciaUbug
curiae ecclesiasticae, Romae 1709.
Benedetto XIII a' 12 luglio 172$,
col mótu-proprio. Avendo Noi ecr,
presso il Bull. Rom, tom. XI, par.
II, pag. 327, creò un promotore
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48 CUR
generalo del fisoo^ per patrodnare
in Koma a fayore delle curie eode*
Mastiche forastiere, le cause crimi-
naJiy e le GontroTerrie, che per ap-
pellazione dalie sentenze de' prelati
ecclesiastici e regolari si trattano in
Roma, ed al quale assegnò Tenti-
cinque scudi il mese dalla camera
apostolica. Questo ufficiale ora più
non esiste, e le attribuzioni fiscali
sono esercitate presso tutti i tribu-
nali e congr^zioni anche eodesiasti*
che da monsignor fiscale generale del-
la Camera apostolica ( Fedi)s ed i
rei sono difesi dalla procura de' pò»
veri. L'appello delle sentenze delle
eurie ecclesiastiche, si poi*ta alla con-
gregazione de' vescovi e regolari.
Per ultimo é da notara, che il co-
dice Gregoriano, ossienò le riforme
giudiziarie del regnante Gregorio
XVI, ha riformato ancora con sod-
dis&zione universale la pratica da
osservarsi nelle curie vescovili , ed
ha tolto la giurisdizione cumulati*
va nelle cause de'laid, giacché con
moto proprio vennero determinati
accuratamente i confini della giu-
risdizione ecclesiastica e laicale: laon-
de oggidì non ha piti luogo alcu-
na giurisdizione cumulativa. Nel voL
III del i834, della Raccolta deUe
leggi e disposizioni che si pubbli-
cano neir odierno pontificato, a pag.
4^3, sono riportate le forme di pro-
cedura delle curie ecclesiastiche; e
a pag. 5349 le disposizioni relati-
ve alle spese di giustizia nelle curie
ecclesiastiche. A' 5 novembre i83i,
il medesimo Papa Gregorio XVI
ièoe pubblicare V Appendice al re-
golamento organico, e di procedura
criminale^ per norma delle curie
ecclesiastiche, in cui si ti^atta dei
tribunali ecclesiastici, e della giu-
risdizione mista, non che dell' im-
munità ecclesiastica.
CUR
CURIALE. F. Cubia.
CURIO o CURIUM {Curiocen.}.
Gttà vescovile dell'isola di Cipro
sotto il patiìarcato Antiocheno , la
cui sede vesoo^ile, secondo Comman-
ville, fu eretta nel quinto secolo, e
£itta suffiìiganea della metropoli
di Nicosia. E situata tra Pafo, e
Amatunta, verso il promontorio
chiamato Curia, dal quale é lungi
sedici miglia al nord. Secondo al-
cuni chiamasi oggidì Pisoopia, se-
condo altri la sede episcopale ven-
ne riunita a quella di Lemissa. Si
conoscono quattro vesoovi, che vi
ebbero sede. In questa città della
Grecia, al dira di Erodoto citato
dall'Ortelio, avvi una montagna
dal paese stesso chiamata Curium,
V, il Baudrand. Al presente è un
titolo vescovile in parùbus^ che si
conferisce dalla santa Sede, ed il
regnante Pontefice, coU'autorìtà di
un breve apostolico de' 7 febbraio
i83a, nominò vescovo dì Curium il
sacerdote Lodovico barone de Wi-
kei^slooth, professore nel seminario
di VT'armond in Olanda, siccome as-
sai benemeiìto della religione. Il
medesimo presentemente, e con zelo
si occupa dell' invio de' missionari
cattolici alle colonie olandesi, e di
molte aitile cose relative, e alle co-
lonie, e ai distretti di Olanda. Non
ha guari consagrò tutti i vicari
apostolici delle nominate missioui.
CURIONE, Cardifude. Curione,
Cai*dinal prete di s. Vitale, era dei
Cai'dinali di Alessandi^o II, e vive-
va nell'undecimo secolo.
CURSOLA o CURZOLA. Città
vescovile della Dalmazia, capo luo-
go dell'isola dello stesso nome,
chiamata anche Corcyra Nigra,
Cqrcyra Melana. Giace Curzola
sopra una punta, o promontorio,
s^l canale cbe la divide dalla pen-
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CUR
isola di Sàbioncello. Ha in poca
distanza da un lato il porto Pi-
docchio^ cb' è uno dei migliorì del-
la Dalmazia, è dall' altro il pro-
prio porto fornito di un ottimo
molo. La città ha ciix» mezzo mi-
glio di circuito, ed è cìnta di mu-
re antiche, fiancheggiata da torri,
pei-ò in cattivo stato. Curzola segiù
i destini dell'isola, chiamata Cor-
cyra Nigra, forse a cagione dei
folti, ed ombix>si suoi boschi. G)n-
quistata dai ix>mani, dopo la de-
cadenza del romano impera, sog-
giacque alla dipendenza dell' impe-
ro orientale. Al decadere di questo,
fu presa dai narentini ; ma soggio-
gati questi corsari dalla potenza Te-
iiela, la repubblica fece il oonqui-
slo pure di Cui'zola, che dopo es-
sersi eretta con proprie leggi , ad
essa nel 14^0 spoiitaaeamenle si
diede. La sed;S vescovile, suffraga-
nea alla metropoli di Bagusi, al
dire di Commao ville, venne eretta
liei nono, ovvero nel decimo seco-
lo. La cattedrale, fabbricata sopra
un'altura, è un buono ed antico
edifizio, cui vengono a terminare
tutte le strade. Questa chiesa, e la
maggior parte delle case sono co-
strutte coi mai'mo, che trovasi nella
slessa isola. Fuori della città sono
due conventi, uno di fi-aucescani
situalo sopra uno scogUo, separato
dall'isola, e Taltit) di domenicani,
posto a capo del molo, che cinge
il porto. L'ultimo vescovo fu mon-
signor Giuseppe G)sserich Teodosio,
di Sebenico, che venne fregiato del-
la dignità da Pio VI nel concìsto-
IX) de' 28 settembre 1787, e mori
nei primi anni del corrente secolo.
CURSON RoBBBTo, Cardinale.
Bcbeiio Curson , nato da illustri
genitori neli' Inghilterra, studiò leg-
ge uella università di OjJurd nel
VUL. XIX.
CUR 49
1180: poi fu laureato teologo in
Parigi ; quindi fu prima canonico di
Noion, poscia di Parigi, in appres-
so cancelliere in quell'accademia,
ed ivi ottenne molta fama. Nel 1 208
il Papa Innocenzo III, ch'era stato
suo compagno negli studii , lo chia-
mò a Roma, e lo creò Calcinai prete
di s. Stefiino nel Montecelio nel 1 2 1 1 ;'
poi lo spedì legato a latere nelle
Gallie, per animai* quei popoli ad
una nuova crociata in Palestina.
A Parigi tenne un oonciUo a rifor-
mare la disciplina ecclesiastica, ove
promulgò ottantanove canoni; nel
1215 fii al concilio di Laterano,
poi andò legato a ilolere nelle pro-
vinde di Linguadoca, e si accinse
al viaggio di oriente coi a'ocesi-
gnati; prima però volle profittare
de' medesimi per dis&re gli eretici
albigesi, sotto la direzione del con-
te Simone di Montfbrt, avendo in*
viali in oriente zelanti oratori a
dispori-e quei popoU alla guerra,
che riuscì felicemente. Egli poi era
in sola qualità di oratore all'eser-
cito, dacché era assai eloquente.
Ebbe a compagno T aravescovo di
Bordeaux, i vescovi di Parigi, e
di Angers, ed altri principali si-
gnóri della Francia, che lo chic*
dcauo al Papa, come legato Ponti-
ficio, della qual carica era inve-
stito il Cardinal Pelagio. Fu pre-
sente ai comizi di Onoiio 111, dal
quale venne spedilo di nuovo legato
in Inghilterra, ma per grave fe-
rita, ricevuta dagl' infedeli sotto Da*
miata, nel iai8, morì dopo sette
anni di Cai-dinalato. Pubblicò al-
cune opere, e tra le alti-e quella so«
pra la salute di Oiigene.
CURSORI Apostolici, o Pohti-
Ficii. Ufficiali antichissimi del Papa,
e della Chiesa Romana, die forma-
no un pailicolai-c collegio neliu cu-
4
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So CDR
rìa di Rema, il primo e capo dei
quali è il più anziano fra i cursori
oeir ammissione al ceto^ e* si distin-
gue col nome di Maestro de* atr-
sorì . apostolici del Papa. Quale uf-
ficio fosse quello di cursore presso
(^ì antichi romani» si può vedere
nel G>lombario de' liberti di Livia,
e de' Cesari, illustrato eruditamente
dal Gorì, massime nell' iscrizione
CXLIV, pag. 168. Pei* altro il ti-
tolo di cursore, benché altre volte
abbia avuto relazione a varie cosse,
prende la sua derivazione a veloci-
tate^ come avverte il Sigonio nel
libro de Nominibus Romanonirtp,
portandone in testimonio -Tito Li-
vio , il quale asserisce che Lu-
cio Pipino fìi detto Cursore ap-
punto per questo. Nell'epistola XII
del libro Vii di Plinio, indirizzata
a Minuzio, si legge: Illud serio
vide, ut mihi viaticum reddasy quod
impendi data opera^ cursore dimes-
so. Sicché pare, che similmente ai
nostri cursori sia stato dato lo
stesso titolo, dalla prontezza on-
de eseguiscono gli ordini supremi,
coir accorrere ove faccia bisogno,
secondo i comandi del sommo Pon-
tefice. Il cursore apostolico fu anche
chiamato Correrario apostolico, Cur»
sor, fiatar apostoUcu^, perché, sic-
come a' tempi delle pei*secuzioni, la
primitiva Chiesa valevasi di corrie-
ri per portare le lettere dei vescovi,
avvertire i fedeli del tempo, e del
luogo delle assemblee ec; in ap-'
presso furono istituiti appunto i cor-
reari, o empori apostolici, come me-
glio si dirà. Ma, per distinguei*e I
cursori Pontificii dai cursori ese-
cutori dei tribunali civili, ci per-
metteremo la seguente digressione.
Presso i nominati romani, secon-
do il Bonanni, Gerarchia p. 499»
i cursori vennero istituiti da Numa
CUR
Pompilio re de' romani, ed aveva-
no r incarico di congregare i sena-
tori alle fagre funzioni da quel
saggio prìncipe stabilite, oome di
intimare i giorni festivi ea Ad al-
tri cursori poi apparteneva citare
in giudizio i rei, e poscia significar
loro la condanna. In processo di
'tempo, i cursori esecutoii dfe' tribu-
nali civili, o agenti in materia ci-
vile di es», furono appellati araldi,
uscieri, ed anche cursori. Gli araldi
sono in oggi, al dire del Martinet-
ti, Codice de^ doveri, p. 434» qwei
ministri della verga nera, che por-
tano i comandi del governo, disciol-
gono le camere, ed eseguiscono i
loro comandiì Gli araldi si cono-
scevano neir antichità, e fra i greci
stessi. Erano questi o militari o ci-
vili. I militari in sostanza erano i
feciali, i quali minacciavano la spa-
da, ossia la guerra, in segno di un
diritto, o giurisdizione, che si pre-
tendeva da un popolo, o da un ve.
I civili erano ufficiali, che stavano
agli ordini degli ai^onti, o dei re,
o dei consoli per far eseguire i lo^
ro comandi nelle pubbliche adu-
nanze, ne'comizii, e ne' pubblici
spettacoli. Si racconta di Agamenno-
ne, re d' Argo, che spedì i suoi a-
raldi nella tenda di Achille per
fiirgli toire Briseide, la quale i gre^
ci gli avevano data in ricompensa
del suo valore, e che Achille trattò
con rispetto gli araldi, come inviati
dei numi, suU' esempio di Mercurìo,
ch'era araldo del cielo.
Gli uscieri, ed i cui'sori sono ri-
conosciuti in cggi per quegli uffi-
ziali, che servono l'esercizio con-
tenzioso, sia per chiamare i litigan-
ti al giudizio, sia per eseguire le
sentenze de' tribunali. Gli uscieri
furono così detti ab eundo^ et in"
trodeundo, perché eundo chiama-
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CllR
vano ì litiganti al giudizio, o si
prestaTano per servigio del tribu-
nale, introdeundo stavano presso
r uscio» e nella perifeiia del tribuna-
le, per assistere le udienze. I veri
uscieri antichi, addetti soltanto a
chiamare in giudizio, ed assistere
il tribunale, chiama vansi libumiy
et praecones. Quegli uscieri per al-
tro, eh' erano veri agenti della for-
za pubblica, e che furono a tale
oggetto istituiti da Romolo, erano
i littori, i quali facevano eseguire
gli ordini de' giudici, e de'magi»
sti-ati. Essi arrestavano i debitori
falliti, toglievano ì p^ni, pianta-
vano l'asta pubblica, ed esercita-
vano ogni comandata giurisdizione.
Dopo cessati i littori, la forza pub-
blica è stala sempre rappresentata
da altri consimili agenti, come gli
arcieri, la gente d'armi, e talvolta
ogni sorta di soldati, con l'assisten-
za pei* altro del rispettivo agente
giudiziale. Ma in quanto ai cursori,
la loro etimologia nacque in Italia
poco prima dei tempi di Costanli-
no, in cuiy cessando lo stile delle
citazioni civili, o delle denunzie
verbali, e sostituite le formole scrit-
te per comparire in giudizio ; libur-
ni et praecones per urbem cursitan-
tes in imdendis formulisi presero la
denominazione di consideri, e di
cui-sori pubbli d; nome che conser-
vano ancora massime nella curia
romana. In varie citta d' Italia per
altro, come nelle curie ecclesiastiche,
gli uscieri ed i cursori non entrano
in tribunale, ma ivi fenno il servi-
zio li notari, ed i loro sostituiti,
ovvero i canoellieri. Laonde, pre*
messe le descritte distinzioni, i cur«>
sori destinati agli atti esecutorii,
giudtziarii, e de' mandati della giù*
stizia civile dei diversi tribunali di
Roma, come di quelli dell' À. C , e
CUH 5t
di Campidoglio, sono af&tto divei-si
dal collegio de! cursori apostolici,
benché # cursori del vicariato di
Roma, che debbono servire il capi-
tolo lateranense nelle principali fun-
zioni, poco di£Ebiìscàno nell'abito
violaceo, nella mazza d'argento, e
nel diritto di pcnrtare la berretta
clericale, come nota esattamente il
Ruspooi, nella Storia dd£ arcibor
siUca^ pag. i33.
L'antichissimo ufficio dei cui^so-
rì apostolici si trova accennato, sir
no dalla nascente Chiesa, dall'anna-
lista Baronio all'anno 44» ÌQ ^
parla del cursore, a cui toccava por-
tare le lettere de' vescovi alle chie-
se. Tale incarico fu dappoi affidato
ai lettori, agli accoliti, ed ai sudr
diaconi. S. Ignazio, vescovo di An^
tiochia, come abbiamo dal Macri,
nella Notizia de*vocaboli eccl.y alla
palmola Cursor, parla dell'elezione
del cursore diierico nell'^ipi^. XI
a s. Policarpo vescovo di Smirne,
ove si espresse con queste gravi pa-
role: M Deoet, beatissime Polycarpe,
» coocilium cogere sacrosanctum ,
i9 et eligere si quem ,vehementer
M dilectum habetb, et impìgrum,
M ut possit divinus appellari, cmv
M sor, et bujusmodi ci*eai*e, ut Sy>
•»« riae praefectus iaudìbus celebre^
M irapigram charitatem vestram ad
" gloria m Dei". Da ciò si rileva
in quanto rispetto tenevasi T uffizio
di cursore, il quale si. conferiva ad
ecclesiastici d' iiTeprensibiJi costumi,
e pieni di zelo pel servìzio divina.
Anche 1' annalista Rinaldi parla
deir ufficio del cursore all'anno 58,
num. g6, dicendod,che nel tempo
delle persecuzioni non potendosi
raccogliere il popolo cristiano con
alcun pubblico segno, uè in luogo
determinato, veniva ogni mstiano
per ordine del vescovo, o del prete,
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5^ CUR
prìtatamente aTrìsato da un mini-
stro della chiesa, detto cursore^ ed
aggiunge che alla stessa Spen at-
tendevano talvolta i diaconi, di che
scrivendo il medesimo s. Ignazio V e-
pbtola i3 ad Herone diacono, dice:
M Synaxim negligas, oranes nomina-
9» tìminquire", inculcandogli l'esat-
tezza e la sollecitudine di avvisare
tutti i fedeli alle sagre adunanze. Il
Cancellieri nella sua opera sulle Cam-
pane, a pag. iSf osserva, che le
campane maggiori furono collocate
sopra le toni, perchè succedendo
alle trombe sacerdotali del vecchio
testamento, in loro vece nel nuovo
convocassero il popolo al culto dei
divini uffidi, a cui finché durarono
le persecuzioni, non erano chiama-
ti, che dai cursori, e dai diaconi.
F". il Corte. Tolei., cap. 1 1 de offic,
cast; il Magius de Untirmabulif,
e. 1 1 ; e il GrìmauM, nel Tmttés
des Cloches,
* Tanta era la stima, che dei cur-
sori si faceva nella nascente Chiesa,
come diffusamente descrive Carlo
Bartolommeo Piazza, nel suo eru-
dito Evserologio Romano nel ca-
po XVI, Del Collegio de^ cursori
apostolici. Egli ne riporta in oltre
onorevoli testimonianze di s. Cipria-
no, del santo Pontefice Gelasio I, e
di altri, e ci dice che i vescovi, fa-
cevano intimare ai cursori le sagi^e
sinassì, ch'erano le feste dei mar-
tìri, perché a cagione delle pei*secu-
zioni i cristiani erano obbligati a
celebrarle nascostamente nelle ca-
tacombe, ed altri luoghi sotterranei,
senza punto badara ai patimenti
che perciò sofiììvano, anzi il face-
vano pieni di cristiano giubilo, nel«-
la speranza di soffiare il martirio,
per meritare T eterno godimento
della visione di Dio. Egli é perciò^
che molti di questi ministri rìpor-
CLR
tarono la palma del martirio sfc-
come più esposti degli altri cristia-
ni alle ricerche dei gentili. Quindi
il medesimo autore ricolma dei me-
ritati elogi l'esempio di à grave
e benemerito ministero, chiamando
i cui*sori della primitiva Chiesa coi
più onorevoli titoli, come di depo-
sitari della pubblica fede, di nunzi
del governo ecclesiastico, di araldi
deir apostolico impero. E con somi-
glianti, ed altri epiteti ed elogi, fu-
rono distinti dagli scrittori ecclesia-
stici, tanto gli antichi cui^sori quan-
to quelli che ad essi successero.
Che i cursori apostolici fossero
presso la santa Sede un ordine di
persone ragguai*devoli nel secolo XH,
lo abbiamo da quanto si legge nel-
lo scisma insorto nel 1 1 3o contro
il legittimo Pontefice Innocenzo II,
sostenuto dall'antipapa Anacleto II,
dappoiché, tolto il conte Frangipane
e pochi cursorì, il Papa non avea
in Roma altro sostegno, perocché
l'antipapa- aveva corrotto gli al-
tri. I cursorì furono spesso anche
chierici, e capaci di benefizi eccle-
siastici, leggendosi nella regola VII
della cancellerìa apostolica, che i
benefìzi dei cursori sono espressa-
mente riservati alia collazione del
Papa. Che i medesimi, come fiimi-
gliari de'Pontefici, li seguissero quan-
do risiedevano fuorì di Roma colla
cuna, ne abbiamo testimonianza
dal Massimi ni, nel suo Trattato cri-
tico medico deW acqua. Egli, a p.
24S , e 287, narra che Bonifiicio
Vili, eletto nel. 1294» dimorando
in Anagni, beveva ogni giorno l'ac-
qua di Anficoli, che per sicurezza
mandava a prendere da tre curso-
ri, i quali non erano impiegati che
nell'andare avanti é indietro per
turno a provvederla, ciocché sem*
bra facessero anche quando quei
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CUR
Ponte/ice risiedeva ih Róma, perché
a cagione de' rovinati acquedotti si
penuriava di acqua buona in quella
città. I^e'i*uoli di Paolo IV, che
sono i più antichi dell'archivio del
palazzo apostolico, e ne' successivi, i
cursori pontificii sono nel ruolo dei
làmigliari del Papa, ed avevano
perciò la paiate di pane e vino, che
(ruirono sinché tale distribuzione
venne abolita al termine del passa-
to secolo, per le note lagrimevoli
vicende. Anzi risulta dai medesimi
ruoli, alcuni de' quali si riportano
air articolo Famiglia Pontificia (Ve^
di), che i cursori apostolici per dis-
posizione di Paolo V, e di Bene-
detto Xiy, furano chiamati guardie
del sagro palazzo.
Prima di parlare dell' ufficio dei-
cursori pontificii, e del loro inter-
vento alle funzioni, cui celebrano
ed assistono il sommo Pontefice, e i
Cardinali, registreremo quello della
solenne funzione del possesso, colla
autorità delle descrizioni, che di ogni
Pontefice raccolse Francesco Cancel-
lieri, nella sua storia de' solenni Pos-
sessi, in conferma dell'antichità di
questo ceto, e del luogo loi*o com-
petente in tali solennità.
Le prime descrizioni della funzione
del possesso essendo brevi, ì cursori
saranno stati nominati con vocaboli
generici, in cui comprende vansi al*
ti'i ordini di persone. Nel possesso,
che Gregorio IX prese della basili-
ca lateranense nel 1227, si legge:
Judicesy et Tabelliones (col qual
vocabolo furono parecchie volte ap-
pellati i cursori, detti ancora ap*
pariioresy et vìatores) cappis fui-
§ebant sericis, aiireis vestibus legio^
ne proceruni decorata. In quello,
preso da Gregorio X nel 1272,. si
legge, che nella basilica, presbyler
Cuì-diiialis facit ibi laudes cum ta*
CUR
53
belliónibusy et jùdicibus. Ma dal pos-
sesso, preso nei i484 ^a Innocenzo
Vili, incominciando ad essere le
descrizioni piii circostanziate, i cur-
sori vengono chiaramente nomina-
ti; in fiitti dopo nobiles curine^ ne*
potes et affines Cardinaliumy ince-
devano duodecim cursores Papae^
cum duodecim vexilUs rubeis^ bini
et bini, vestibus rosaceis indutiy e«
questreSf si recte memini; quindi
cavalcavano altri, e poi duo aUi
cursores vestibus rosaceis induti e-
questres cum duobus vexillis rubeis
primis de XI J majoribus, in qui-
bus depicti crani duos spiritelli,
quos cherubfm vocant, seguiti da
Gabnele Cesarìni gon&loniere di
Roma.
Nel possesso di Giulio II del
i5o3, e notato, che de mandato
Domini Papae post publicum con*
cistorium fecit intimare equitationeni
ad Lateranum prò crastina die per
cursores, quibus dedi cedulant teno-*
ris sutfseijfuentis. Intimaiur, eC. In
quello, preso nel i5i3 da Papa Leo-
ne X, in ordine processionis ad La^
teranum appresso i nobili della cu-
na e il cavallo di Papa cum scala^
procedevano vexilla XII curso-
rum, vexilla XIII capurionum ec.
Nel possesso di Gregorio XIV del
1590, ai quarantaquattro paggi no-
bili ramani, oltre di tre patrizi ro-
mani, che vegliavano alla loro cu-
ra, per difenderli dall'impeto del
popolo, a lateribus korum pueroruni
hiuc inde Sanctitalis suae cursores
vestibus talaribus violaceis indoli,
capite detecio ambulabant, clavam
argenteani super humerum dexle-
rum tenentes ; indi seguiva il detto
Pontefice. Nella desciizione poi, che
di questa cavalcata* fece Francesco
Albeilonio, si legge: dalle bande
de' fanciulli camminavano i dodici
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54 CUR
cursori éU Nostro Signore vestili di
vesti paonazze lunghe y con mazze
di argento, e berrette in mano, An-
dbe nel possesso preso da Innocen-
uo X nel 1644 ^^ erano i paggi,
quos hinc inde custodiebant curso*
res Papaecum clavis. Ciò viene con-
fermato dalla relazione, che della
éaTalcata fece Lorenzo BancL: //'
htm sequuti magistri viarum, cum
collegìi ^apostolici cursóribus XX ,
et ipsius camerae mimstns secredo-
ribusy quorum quiUbet sceptrwn ar»
genteum portttbat. Anche nel pos«
sesso di Clemente IX, nel 1667,
dalle bende dei paggi camminava-
no i dodici cursori di nostro Si-
gnore, con vesti paonazze lunghe,
con mazze di argento, e berrette
in mano. In quello del tSyo di
Clemente X si l^ge : Per aìas ve-
ro similiter ambulabnnt cursores
Papae cum sopranis violaceis sub
genuy habentes prae manibus eorum
ctavas argenteas ^ et nùlites helveti.
Nel possesso preso nel 1676 da In-
nocenzo XI, dopo la croce papale,
e gli svizzeri, i cursoiì con due
maestri di strada precedevano il
Pontefice. In quello di Alessandro
Vili del 1689, dopo i Mazzieri
del Papa (Fedi), ì ceiimonieri e
la croce pontificia, in lettiga proce-
deva Alessandro VIII, avente dalle
bande sei maestri di strada, e do-
dici cursori di nostro Signore. Nel
possesso del 1700, Clemente XI era
circondato dalle guardie lancie spez-
zate, dai paggi, dai mazzieri, dai
cursori, e dagli svìzzeri; i mazzie-
ri, e i cursori procedevano a piedi,
còme i paggi, e gli svizzeri. Al-
trettanto ebbe luogo nel 1721 pel
possesso d' Innocenzo XIII. Clemen-
te XIV, nel 1 769, prese il possesso,
ed era circondato dai cavalieri di
gaai*dia, ossiano laneie spezzate, o
COR
cavalleggieri, dai mazaerì, sei dei
quali soli cavalcavano pel buon or-
dine della cavalcata, e dai cursori,
insieme alla guardia svizzera, <x>me
erasi praticato nel 1758 per quello
di Clemente XIII, e come ebbe
luogo per quello di Pio VI nel
1775, che fu l'ultimo possesso pre-
so con solenne cavalcata..
li medesimo Cancellieri, nella \d-
data opera de' Possessi, a pag. i32,
in nota 2, ci dà queste interessan-
ti notizie sui pontificii cursori: » An-
ff ticamente i cursori erano corrie-
«» ri destinati a portare le lettere
» Pontificie, o camerali, dovunque
M occorresse. E perciò, affinchè pò-
M tessero esigere il necessario rispet-
M to, dovunque passavano, nelle pa-
M tenti, che loro si spedivano dal
n Cardinal camerlengo, si esprime-
M Ta la facoltà deferendi in pecto-
M re signum cum armis D, Papae
M vel ìSl /{. Ecclesiae, ut tnoris
M est simiHum cursorum. Così lég-
M gesi in una di esse de' 28 luglio
w del 1464» ^^' Cam. XXX, p.
«> 148, ed in moltissime altre. Do-
* vevano però eziandio servire il
» palazzo apostolico (Gattico, Acta
w Caerem. t. I, p. i32), e pi'ecede-
M re il Papa nelle funzioni, per ri-
» movere la folla del popolo* Al
M quale effetto portavano anche una
» verga, o bastone fornito di alcu-
M dì anelli di metallo, che Urbano
« V nel i363 dichiarò dover es-
» sere differente dalla mazza, o cla-
» va de* mazzieri, lib. Ili, Secret.
*» p. 264. Paride Grassi peix» rac-
*♦ conta, che al tempo di Paolo II,
M allorché egli usciva in pubblica
» forma, essi costumavano di por-
» tare quasdam coriaceas mazias
» velut caligaSy furfure, aiit scobe
w plenasy quarum ictibusy et strepi-
» tu populos ex via summovereni.
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CUR
*» G>d. Mss^. de sac. Hit in archiy.
» Val. p. a56. Dacché poi jSi 9
» reso più comune V uso delle po-
M ste per la trasmissione delle lei-
» fere, è cessato il primario uffi-
^ ciò de' cursori, e per esso desti-
M nati si sono i Corrieri (Fedi). Il
*> numero, de' cursori é stato vano,
» mentre nel ruolo di Nicolò III,
» come si dirà in appresso, se ne
M oontaTano trentadue; in quello di
» Clemente V del 1 3o5 se ne osser-
» vano ciix» quaranta; trenta in
» quello di Benedetto Xil del 1 3349
M cinquanta in altro di Gi*egorio
» XII del i4o6. Ma Eugenio IV
M nel 14^9» ^ '^^'^ Nicolò. V nel
M 1483 (deve essere en*ore perchè
» egli morì nel i^SS) li ridussero
» al numero di diecinoTe. F. l'emi-
M nent. Gai^ampi Appena, de Docu-
M memi delle monete Pontificie p.
M 132". Avendo lìsoontrato il Ga-
rampiy da cui il Cancellieri trasse
interamente questo pezzo, ho tro*
Tato, che l' anno di Nicolò Y è
14^2, ed avendo riscontrato il Gat-
tico, non a pag. aSa^ ma bensì a
pag. 273, come poi mi accorsi che
diligentemente avea anche &tto il dot»
tissimoGarampi, ecco quanto ivi vie-
ne riportato : » XXI De cursoribuSj
» cioè trattando de OfficiaUhus pa-
99 latii Pontificii. De cursoribus au-
» tem ipsi ex se ipsis sex eligant,
9» qui aìternatis vicibus, et septi-
99 manìs in palatio apostolico ser-
» viant, et ipsis sex de palatio pi*or
» videatur de victu, et quod ma-
99 gister cursorum sit semper at-
» tentus, quod de ipsis in palatio
» reperiantm* ita idonei, quod non
» sit defectus in eorum servitio".
Il Coheliio, Notitia Cardùudatus,
descrivendo a pag. 24^ l'ordine
della processione del Corpus Domi-
ni sotto Gi*egorio XIM neH'anao
CUR 55
1576, dopo i generali d^li Ordini
religiosi, ed i referendarii, parla dei
cursori, dicendo: «• Servientes ar^
M morum, et cursores cum suis
M maziis a porta palatii per viara
ff processionis usque ad portam «.
M Petri, oustodiant processìonem, et
M hortentur ad prooedendum".
Le altre funzioni pontificie, cui
hanno luogo i cursorì, sono le se^
guenti. Primieramente si deve dire,
che uno de' principali ufBd dei
cursori apostolici, è quello d'inti-
mare ne' rispettivi tempi alcune cap-
pelle e funzioni Pontificie ordinarie,
e straordinarie, i Cardinali, ed al-
tri che diremo, e quale sia il loro,
abito che indossano nelle intima-
zioni, e quando fonno parte delle
pontificie cappelle, e funzioni.
L' abito de' cursorì del Papa, che
vestono nelle intimazioni suddette,
nelle cappelle e funzioni cui in tei*-
vengono, è sotto abito nero, con
calzoni corti, e calze nere, con iscar*
pe con fìbbie, collare o bragiuole
di merletto bianco, e mantellone
di saja paonazza con mostre di seta
di tal colore, ossia una veste talare
aperta nella parte anteriore, con
fìnte maniche lunghe pendenti dal-
le spalle, come hanno tutti i man-
telloni. Il Bonanni, DelU cursori
Pontificii, a pag. 499 ^^^ ^"^
Gerarchia Ecclesiastica^ ci dà la
figura del cm*sore in abito odier*
«o, tenendo colla mano destila lo
spino nero. Quando 1 cursori inti-
mano le cappelle, e sagre funzioni,
ordinarie, e straordinarie, poitano
in mano lo spino, così Scendo
quando intimano i concistori, ma
quando intervengono alle funzioni,
colla mano tengono la mazza di
argento sotto il braccio destro, o
«sinistro, nella quale evvi lo stemma
del Pontefice, che li dichiarò suoi
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56 CUR
cui'soii. Nella piccola chiesa del
ss. Salvatore in TTtermis, presso la
Chiesa di s. Luigi dei Francesi
(Fedi), esìste un monumento sepol-
cibale conservatissimo di un cursore
pontificio del secolo XV, che ^isse
nel pontificato d'Innocenzo Vili, no-.
minato Reginaldo Campi di Wivers
in Francia. Si vede tutta la sua fi-
gura vestita colla soprana separata
dair abito, ma che appena lo copre
fino al ginocchio, colla mazza pog-
giata sulla spalla destra, e colla
berretta, secondo la forma di quel
tempo. In esso si legge anche la
qualifica di chierico, Clericus TVi-
verneh. Usano lo spino in vece del-
la verga, o scure degli antichi ap-
paritoriy o littori, che precedevano
i consoli, i proconsoli, i pretori, i
senatori, ed altri magistrati roma-
ni. E siccome, al dire di Tertullia-
no, nihil in Ecclesia mysterio va-
cata col ramo di spino nero vuoisi
denotare, che siccome lo spino, al
dire di alcuni naturalisti, é il re
degli alberi, ed insieme è il simbo-
lo di vigilanza, così questi ministri
debbono con fedeltà, e prontezza
eseguire gli ordini supremi del som-
mo Pontefice, a segno che, essendo
anticamente il collegio composto di
venti cursori, perchè uno riuscì in-
fedele, non fu rimpiazzato, per cui
i cursori rimasero diciannove, com-
preso il loix> maestro. Altri per lo
spino vogliono significare l'ubbi-
dienza, che tutti i cristiani devono
al venerabile capo della Chiesa, ov-
vero che riesce cosa difficile e spi-
nosa r inosservanza delle leggi, e
dei comandi del principe; e final-
mente credono mostrarsi per esso
la rappresentanza, e far rispettare
9 cursori apostolici, non cogli odio-
si fasci de' littori, che annunziavano
rigore e severità, ma con questo
CUR
indizio della maestà del principe, e
della clemenza, e insieme del vigo-
re, con cui fa osservare le l^gi
ecclesiastiche e civili.
Le intimazioni de' cursori, e pei-
ché si fanno iti nome del Papa^ e
pei*chè riescano spedite, si debbono
ricevere subito, senza far aspettare
questi ministri, alla presenza di qua-
lunque personaggio che fosse col-
r intimato, ancorché stesse a men-
sa. Perciò e tradizione, che fòsse
costume di dare al cursore in tale
incontro una vivanda. Leggo in
questo proposito nel Lunadoro, Re-
lazione della Corte di Roma^ pag.
2!2!2, dell'edizione del 1646, che
ritrovandosi il Cardinale a tavola,
e solilo far^i dare una buona co-
lanone-, e nel Sestini, il Maestro
di Camera capo XXXII, DeWamba
sciata, dell'edizione del i634» si leg-
ge, che se il Cardinale trovasi a man-
giare quando arriva il cursore, si
costuma, finita C ambasciata, tu far-
gli dare da bere^ ed ai tempi di
Paolo III quest'uso ancora si pra-
ticava, come narra Novidio Fracco
nei Fasti sagri, stampati nel 1547»
ove alla pag. no, racconta an-
cora i banchetti e le allegrie, che
facevano nelle loro ferie, le quali
principiavano il 29 settembre. Dei
personaggi, che s' intimano dai cur-
sori alle cappelle, ed ai concistori,
come Cardinali, prelati di fiocchet-
to, ed altri ; delle diverse cerimo-
nie, e del formolario che da essi si
pratica, delle intimazioni che fanno
in idioma latino a voce, per ische-
dula stampata, la quale sempre in-
comincia con queste parole ; Inti-
matio per cursores facienda domi
quoque dimissa copia, si tratta in
vari luoghi del Dizionario^ massime
nel volume Vili, p. "x^i, e 24^»
ove pure si dice dell' intervento dei
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COR
cursori nelle cappelle Pontificie, con
altre interessanti nozioni, che li ri«
guardano; e nel volume XV si tratti
ta di ciò che appartiene ai conci-
stori segreti, pubblici, e semipubblì*
ci, con le analoghe notizie, cioè alle
pag. 238, a4^, 249> ^ ^^o* ^olo
qui aggiungeremo, che anticamente
i cursori doyeyano intimare le cap-
pelle, e i concistori pubblici anqh^
ai principi di sangue regio, che si
fossero trovati in Roma, ed agli
ambasciatori dell' imperatore, del re
di Francia, del re di Spagna, e del
re di Portogallo. Noteremo anche
qui, cbe i cunori intimano ai Car-
dinali le cappelle semipapali per la
festa di s. Tommaso d'Aquino, e
per qudla dell'ottava de' ss. apo-
stoli I^etro e Paolo, non in perso-
na, ma in iscritto col nome del
prelsTto celebrante, e l'ora della
cappella. Per le beatificazioni, e ca-
nonizzazioni &nno egualmente i cur-
sori le intimazioni, con questo però,
che nelle beatificazioni l'intimazio-
ne si fa colla schedula ai soli Car-
dinali componenti la sagra congre-
gazione de' riti, insieme ai consulto-
ri di essa. Nella settimana santa, ì
cursori intimano ai Cardinali i mat-
tutini delle tenebre, e l' ora di essi,
matutinae lenehrosae, e per le altre
sagre fiinzioni consegnano la. con-
sueta schedula stampata, ma prima
questi intimi della settimana santa,
e di tutto il resto delle feste, si fa-
cevano dai cursori a voce. Quando
i Cardinali, al modo che si trova*
no, ricevono i cursori, che fanno
l'intimazione con un ginocchio a
terra , e collo spino in mano ,
si coprono il capo colla berret-
ta cardinalizia. E quando il mae-
stro de' cursori domanda al Papa,
colla formola che riportasi al citato
volume XV,- pag. 23&: Cras crii
CUR S';
ne Cohsistorium? sta genuflesso con
ambo le ginocchia, e senza lo spino
m mano.
All'articolo Conciasi (Fedi) di«
cemino anche quanto riguarda i
cursori, che intimano le cappelle
de' novendiali ed altro, in nome
del Cardinal decano del sagro Col*
legio. Il Lunadoro, edizione del
i774> t. I, p. 85, dice, che in
conclave, dopo essersi portato il
pranzo a' Cardinali, un cursore
ivi presente, vestito di paonazzo,
colla sua mazza di argento, chiude
lo sportello della rota. Rapporto
alle aziende dei cursoii risguardan*
ti il conclave, massime di quanto
fecero ne' tre ultimi celebrati al Qui-
rinale, ecoone la descrizione. Nel
giorno dell' ingresso de' Cardinali ia
conclave, quando i Cardinali si re-
cano in esso processionalmente, par-
tendo dalla chiesa di s. Silvestro, i
quattro cursori anziani accompa-
gnano il sagro Collegio alla cappel-
la paolina, come nella processione
del Corpus DominL Terminato il
discorso, che fa il Cardinal decano
in detta cappella ai Cardinali, il
maestro dei cursori co' suoi colle-'
ghi va da monsignor maggiordomo
governatore del conclave, il quale
comunica ad essi il modo come
devono disimpegnare le loro attri-
buzioni neir assistere alla custodia
delle rote del medesimo conclave,
doé alle due, che sono a pian ter-
reno, dalla parte . del Quirinale, e
da quelle delle quattro fontane, in*
sieme ai rispettivi prelati, e due
capitani, che elegge il. maresciallo
del conclave. Lo stesso maggiordo-
mo assegna ai cui^sori l'ora, nella
quale la mattina seguente devono
andare a prendei*e la chiave per
l'apei'tura di dette rote, che tiene
il prelato presso di sé. Quattro
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58
CUR
cui^sorì più anziani, divisi in due
turni, sono destipati ogni giorno a
&re la guardia alle ruote. Dopo che
ì dapiferi hanno portato il pranzo
à' Cardinali, i due cursori chiudo*
no le rote, e ne consegnano le chia-
mi al prelato più degno tra quelli
destinati alla guardia delie roedesi-
me, e che restano a pranzo presso
il condave. Dopo di questo i due
cursori ritrovansi nelle ore pome-
ridiane alle rote, per riaprirle alia
Tenuta de' prelati. Quindi vei^so not-
te i due cursori richiudono le ro*
te, e ne riportano le chiavi al mag-
gioi'domo; e ciò si ùl dai cursori
per tutto il tempo, che dura il eon-
elave. Dovendosi ad essi passare il
pranzo, come lo hanno i prelati de*
stinati alle rote, i cursoi'i ogni gior-
no hanno .scudi tre in compenso,
che si ripartono in detti quattro;
compenso, che percepiscono dal gior-
no della morte del Papa, sino alla
elezione del nuovo.
Air articolo Cappelle Pontificie
(P^edi)^ ai singoli luoghi si dice del
luogo che vi prendono i cursori,
massime nelle processioni della ca-
nonizzazione, e del Corpus Domini,
Mentre difila questa, nell'atrio del
palazzo vaticano, innanzi al Cardi*
nal primo diacono, e ai prelati go-
veraatcMPe, e maggiordomo, il mae-
stro de' cursori legge loro il Rotolo^
ossia ordine della processione. Nella
vigilia della festa dei principi degli
apostoli, i cursori nel cortile vati-
cano fanno tre formali citazioni pei
censi dovuti alla santa Sede in tal
giorno, e non soddisfatti, mentre la
quarta il maestro de' cursori la fa
al Papa sedente in sedia gestatoria
nella sala regia, nel modo che di-
^i al voi. IX, p. 72 del Dizto-
nano^ ove si riportano le parole
delia .citazione, e la risposta del
CUR
Pontefice, k pag. 80 inoltre si di-
ce delle altre tre citazioni fatte dai
cursori nella mattina della festa
suddetta, e della quarta, che il mae-
stro de' cursori pronunzia al pas-
saggio del Papa, cui risponde come
nel precedente giorno. Dell'inter-
vento de' cursori, nelle pompe fu-
nebri colle mazze di argento rivol-
tate, fa menzione il citato Bonan-
ni. Intimano eziandio i cursori le
esequie pei Cardinali defonti, sì ai
Cardinali ed altri, che ai quattro
Oi*dini religiosi mendicanti per la
recita dell'uffizio, ricevendo dagli
eredi del defonto dieci ducati di
camera, e ventiquattro libbre di ce-
ra, ed altri otto scudi, in com-
penso della berretta nera cleri-
cale, che soleva ad essi dai'si nelle
esequie di ogni Cardinale. Nella se-
conda edizione del Lunadoro, stam-
pata nel i63a, leggesi a pag. 187,
quanto segue : «• Al corpo morto vi
M assistono li quattro maestri delle
M cerimonie con cotta, tutti i cur-
M sori con abito fino in terra pao-
M nazzo, con mazza di argento in
M mano, e per regalia viene loro
M data una ben*etta-ila prete per
M uno." Dai Cardinali nuovi rice-
vono la propina di dieci ducati di
camera.
I cursori avevano luogo anche
alle cavalcate, pei* le cappelle della
ss. Annunziata, della Natività della
b. Vergine, e di s. Carb Borromeo,
non che a s. Sabina il primo gior-
no di quaresima. Delle due pubbli-
cazioni dell'anno santo, che i cur-
sori fanno con formalità a cavallo
alle patriarcali basiliche, si tratta al
voi. Vili, pag. 2oa e 2o3, del
Dizionario. Inoltre i pontificii cui'-
sori pubblicano^ ed affiggono nei
luoghi pubblici, e consueti di Roma,
i bandi, le bolle, le costituzioni, e
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CUR
lettere apostoliche, come nella curia
inaocennana, alla cancelleria apostc^
lied, al palazzo dell' inquisizione, a
Campo di fiore, alle colonne este*
riorì delle patriarcali basiliche ec»
col nome del maestro de' medesimi
a piedi di esse, che attesta dell' e^
seguita solenne pubblicazione ed a&
fissione. Questi, ed altri sono gU
uffizi, ch'eserdtano i cursori apo-
stolici. Che i cursori poi intervenis^
sero anche ai concìli, lo abbiamo da
quello generale di Trento, che de-
scrive r incarico cui avevano nelle
spedizioni, e T assiduità, con che do*
vevano sempre stare all'ingresso del*
la porla dello stesso consìglio, ed
infine ne leggiamo i nomi dei primi
due. Nella basilica di s. Maria in
Trastevere di Roma, in cappella del
ss. Sagraniento di proprietà dei du-
chi di Altemps, ed al lato manco,
è dipinta T apertura di tal celebre,
e sagrosanto concilio, ote si veggo*
no i padri che lo formavano, ed t
cursori apostolici ai cancelli con ù*
Biari'a, o abito paonazzo, come usa-
no gli odierni, colle maniche, e ma-
nichetti co' relativi rivolti bianchi,
alla eravatta, come i filippini. I
medesimi cursori tengono in mano
un bastone di spino, non già lo spi-
no corto, come quello usato pt*e-
sentemente. Hanno il capo coperto
di berretta clericale a quattro pizzi.
Dopo che il Papa, per mezzo del
prelato maggiordomo, ha ammesso
nel collegio de' suoi cursori un in-
dividuo, nel prendere il possesso del-
Tufficioi giura innanzi a tutti i col-
leghi suU'evangelo di esercitare fe-
delmente l'ufficio, e siccome uno
mancò a tale giuramento, come si
disse, fu espulso. Quindi, iiella se-
guente domenica, il maestro dei
cursori pi'esenta il novello al Papa
con queste parole: Beatissime Pa"
CUR
«9
ter, iste est cursor notntSj ijui humi'
ater a Sanctitate Vèstra petit osctè'
ìum pedis. Ammesso egli dal Papa
al bacio del piede^ in uno al mae-
stro> ambedue ricevono la apostoli-
ca benedizione.
Prima il collegio de' cui^ri a-
veva nn Cardinal protettore, il qua»
4e ai tempi del Piazza era il Car-
dinale Nicolò Acdajuoli, stato udi-
tore generale della camera, e che
morì decano del sagro Collegio nel
17 19. Alla di lui pompa funebi*é,
come Cardinal decano, i cui*sori
€oIl€ mazze d'argento circondavano
il fèretro, ed avevano intimato e-
ziandio la famiglia Pontificia, che
elevano invitare anche pei princi-
pi reali defbnti. Altrettanto i cur-
sori praticavano, ed insieme intei^
venivano al trasporto funebre con
cavalcata, dei Cardinali vice-cancel-
liere, camerléngo, e penitenziei-e
maggiore. Il collegio de' cursori è
aggregato all'arciconfraternita del ss.
Sagi*amento, e cinque piaghe, esi-
stente nella basilica di s. Lorenzo
in Damaso; e il maestro prò tem-
pore de' cultori ha sèmpre luogo
nella congregazione segreta, e quan-
do il sodalizio faceva la solenne
processione del Corpus Domini^ i
cursori sostenevano le aste del bal-
dacchino. Nel Mailinelli, Roma ex
ethnica sacra, pag. 59, e i33, si
legge: » In monte lordano, in ve-
M teri cursorum vico, olim capella
n s. Angeli Mincinelli, seu in Ma-
M cerello, augustum sub cura so-
M cietatis laiconim ". Oggi é la
chiesa di s. Giuliano. F, il Panci-
roli. Tesori nascosti di Roma, pag.
359. Forse in questo luogo abita-
vano i cursori, o vi avevano 1* uf-
fizio. Presso questo sito è la via
de' Banchi, ove prima erano gli uf-
fizi de'notari sì dell'uditore gene-
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6o
CUR
rate della camera, che della rever.
camera apostolica, prima che Innc^
cenzo XII li trasfeiìsse al luogo
dove SODO*
Anticamente faceva da capo dei
cursori uno di loro, cioè quelli
più prudenti per tre mesi. Ad essi
s'indirizzavano le commissioni fir-
mate dal Papa, e dal Cardinal pre-
fetto dei supi*emo tribunale della
segnatura di giustizia. Fra tutte
queste prerogative però la più ono-
rifica per essi è certamente quella
di essere stati sempre famigliari del
Papa. Il Galletti, nelle memorìe di
tre antiche chiese di Rieti, ha pub-
blicato, alla pag. 178, un molo e-
sattissimo di tutti i famigliali del
Pontefice Nicolò III, che regnò dal
1277 al 1380. Que' famigliari ri-
cevevano la così detta parte di pa^
lazzo, e nell'elenco intitolato /V»-
mo de coquina recipit, in ultimo
luc^o si trovano trentadue cursori
coi rispettivi nomi, ed il numero
della poi*zione. Questo ruolo in
pergamena si conserva Ìv^l le mi-
scellanee Ludovisiàne del Yatica-
jno, ed è intei*essantissimo, perchè
fa conoscere la corte dei Papi nel
•ecolo Xlll.
AUre notizie sui Cktrsorì apostoli-
ci dal secolo XVI finxi ad og-
gidì.
Nel i586 nel pontificato di' Si-
sto V, si formò un collegio di
cursorì apostolici Vacabili {Fedi)^
perciò chiamati {^acabiUsliy compo-
sto di persone idonee, che doveva-
jìo sborsare una somma di denaro
pei bisogni del tesoro pontificio;
laonde presero il nome di CoUe"
gio de' vacabilisti di cursor/zto a-
pOstoUcOy addetto al tribunale del-
l' A. C, ossia dell'uditore genera*
COR
le della veneranda camera aposto-
lica, con diritti, prerogative, ed e-
molumenti sanzionati dalle ponti fi-
de costituzioni, principalmente da
un chirografo di Benedetto XIV
de' 18 agosto 1748, il quale prov-
vide a tutto l'economico, e siccome
erano dicìotto, li ridusse a dodi-
ci. Dal medesimo chirografo rile-
vasi il servigio di guardia al sagro
palazzo apostolico, l'assistenza alle
cappelle pontificie, e l'esecuzione
degli atti giudiziari dei primi tri-
bunali della curia romana; con
questo però, che i dodici cui'sori
vacabilisti titolari si servivano di
altrettanti giovani, e subalterni pei
detti atti giudiziali. La proprietà
dell'ufficio fu loro conservata, sino
alla seconda invasione che, nel
1809, fecero i fi^ncesi dello stato
pontificia II nuovo governo, liqui-
dando i proprietari de' vacabili, vi
comprese quello del cursorato. Ma
di questi soU sette vacabili e mez-
zo vennero Uquidati, i^estandone
quattro e mezzo in vigore, perchè
i praprietari non curarono la fatta
liquidazione. Ritornato, liei i8i4>
glorìosamente in Roma Pio VII, i
6upei*stiti cursori vacabilisti, ed in-
dultari, alloi*ché il tribunale dell' A.
C. tornò ad attivarsi, subito impre-
sero il servigio del sagra palazzo
apostolico . La reverenda camera
apostolica successe ne' diritti de' ti-
tolari vacabilisti liquidati, perchè
reintegrò le corporazioni, che a dis-
capito de' loro interessi avevano
somministrata la liquidazione. Il
perchè essa , e i vacabilisti non
liquidati, vennero a^ormare nuo-
vamente il collegio de' cursorì, e
quindi a percepirne gli emolumen-
ti, previo il consueto compenso ai
subalterni, e così progredì l'ufficio
sino al 1817.
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CUR
Nel gennaio 1 8 1 8, essendosi cam*-
biata la procedura giudiziale, dal-
l'uditore generale della camera,
monsignor Pallotta poi Cardinale,
furono nominati, e completati i
dodici cursori principali, ed aggiun-
ti dodici giovani, senza considerare
gr intei^^ssi della reverenda camera,
e quelli de' proprietari vacabi listi.
Dando il nuovo sistema giudiziaria
facoltà ai cursori di eseguire i
mandati, ciò pregiudicò non tanto
la convenienza dei giovani, quanto
quella de'cursori principali, cbe era-
no al loro livello, mentre erano
destinati all'onorevole servigio del
sagro palazzo. Per evitare la pro^
miscuità dì tal distinto servigio dei
proprietari vacabilisti, e dei sei in-
dultarì esercenti per. quei che ave-
vano liquidato, confermati nel po-
sto, e riconosciuti per principali del-
la reverenda camera, il Cardinal
Consalvi segretario di stato con
ordinanza de' i5 dicembre 1819
proibì che quelli nominati dall'u-
ditore della camera, e che eseguiva-
no i mandati, s'ingerissero nel ser^
vigio del sagro palazzo apostolico,
ed intervenissero alle cappelle ponti-
ficie. Tanto il servigio del sagra
palazzo, die l'assistenza alle pontifl-
ficie cappelle, venne progredita da
s^i individui del collegio. Dal 18 18
al 1834» venne in tutto dai me-
desimi eseguito l'antico sistema,
ma per morte ed impotenza di det-
ti cursori non poterono intervenire
a tutte le cappelle papali, e dovet-
tero limitarsi a quelle delle princi-
pali solennità, come di Pasqua, Na-
tale, processioni del Corpus Domini^
ec. Fu allora che i superstiti curso-
ri implorarono in difesa de'loro di-
ntti l'autorità del Pontefice Leone
XII, per cui nel 1826 determinò
per mezzo dell'uditore della carne-
CDR 6f
ra, e del tesoriero generale in XIV
articoli, alcune provvidenze, di cui
ci limiteremo ad accennare le prin-
ci pali.
Venne incamerato l'ufficio di cur^
sorì dell'A. C. con compenso ai su-
perstiti proprietari, e la provvisione
ai cursori giovani, e soprannumerari,
supplendo anche alle spese di offi-
cio. Questo si stabili con un eco^
nomo, con dodici cursori principa^
li esercenti, divìsi in due classi,
con dodici giovani cursori, e con otto
giovani cursori copisti, compreso il
custode dell'officio. La nomina dei
dodici cursori principali esercenti
fu riservata al Papa, a presentazio^
i!^e dell'uditore della camera, di
concerto, col tesorìere generale, at-
teso l'interesse camerale, sorvegliato
dall' economo , perciò dal secondo
dipendente, mentre la nomina dei
dodici giovani cursori, e quella dei
cursori soprannumerari venne attri-
buita all'uditore. Ma i cursori de-
stinati al servigio del sagro palaz-
zo, ed agli intimi delle cappelle,
concistori ec. , si dovranno appro-
vare dal maggiordomo pontificio.
Tutti i sopraddetti si dichiararono
impiegati camerali, con diritto alla
giubilazione. Le provvisioni mensili
si fissarono in quaranta scudi sì al-
l' economo che ai cursori prin-
cipali esercenti , e la metà ai
sei cursori di seconda classe, e ai
dodici giovani cursori, mentre a-
gli otto giovani soprannumeri si
.assegnarono scudi nove al mese,
ec. ' Ai quatti'o cui*sori esercenti ,
destinati al sei*vizio del sagro pa-
lazzo, intimi ed assistenza alle cap-
pelle, si stabilirono scudi tre men-
sili di compenso, quando il Papa
abiterà il Vaticano, e due quando
risiederà al Quirinale. Questi ulti-
mi dovranno scegliersi dal tesone-
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Gì CUR
re, ed uditore tra i più probi dei
sei curscMri di primo grado. Pio VI IT
accordò loro per la lettura del Ro-
tolo nella processione del Corpus
Domini auntxì scudi ventidue.
Finalmente il regnante Pontefice
Gregorio XVI ha dichiarato, che
tutti i cursori del sagro palazzo a-
postolicoy tanto in posto che sopran*
numerari, neno nominati, ed ap-
provati dal prelato maggiordomo, co*
me superiore dì tutti i cursori apo-
stolici, ed inoltre ne ha già nominati
tre per organo di tal prelato. Anche
ai cursori poi si estendono le utili
rìfoime ^tte dal medesimo Papa
che regna, come si può vedere nel-
l'editto de' 17 dicembre 18 34- In
virtù del quale, e in rapporto ai<-
la dipendenza, che hanno ì cursoii
dall'uditore della camera, é a sa-
persi, che siccome la mensualità dei
cui^sori proviene da ciò, che introi*
ta l'ufficio deli'A. C, ragion vuole
che si prestino all'esercizio di tale
ufficio, e perciò i cui*sori anche
principali, compresi quelli del sagro
palazzo, devono disìmpegnare quel-
le attribuzioni a loro competenti,
e di oi*dine di monsignor uditore
della camera. Va però notato, che
i cursori prtacipali non sono te-
nuti ad altro, se non a presiedere
al libro, dove si notano tutti gli
atti giudiziali, e sentenze,, e prez»
zarle per confrontarle poscia col li*
bro di registro del cassiere all'ut
fido destinato. Nelle ore pomeridia»
ne un cursore prìncipale di turno
settimanale ha ancora 1' obbligo
di ti'ovarsi all'ufficio per ritirare
tutte le citazioni d'urgenza, che po«
tessero portarsi dai curìali, ritiran-
done il denaro, affine di poterlo
consegnare al cassiere nella seguen-
te mattina. A questo non è obbii*
gato il mtiesti-o de'cursori come ca*
CUR
pò, e còme cursore dd s. ófiizio,
per cui è esente da ogni attribu-
zione al detto ufficio. Non ostan-
te poi che i oui^sori principali ab^
biano il suddetto obbligo, a quelli
addetti al servigio dei sagri palaz-
zi apostolici, è affatto- proibito di
eseguire mandati, portare citazioni,
od altro, sotto pena di essere inte-^
ramente esclusi dall'onorevole ser^
Tizio palatino.
GURTI Guglielmo , Cardinale .
Guglielmo Gurti dioesi nato nel
castello di Mirepoix, un tempo spet-
tante a Tolosa. Vestì l'abito dei
cistcrciensi nel monistero Balbonese.
Studiate indefessamente le scienze
nella università di Sorbona, e lau-
reatosene, divenne abbate del suo mo-
nistero; quindi nel iBB^ dovette ac-
cettare il vescovato di Nimes , poi
quello di Albi, e ai 18 dicembre del
1 337 Benedetto XII lo creò Cardinale
prete dei ss. Quattro, o di santo Ste-
rno al Monteoelio, come vogliono
altri; poscia nel i349 fu vescovof
Tusculano, indi camerlengo del sagro
Collegio. Gemente VI con amplis-
sime faiDoltà lo spedì legato ai prin-
cipi d'Italia, perchè li accomodasse
fra loro per unirli poi tutti contro
il turco, ed impedire a Lodovico,
il Bavaro^ di venire in Italia; non-
ché a riformare la disciplina eccle-
siastica, alle quali cose tutte egli' sep-
pe provvedere accortamente, « con
comune soddisfazione. Da vescovo,
voleva ogni giorno onorata la sua
mensa da parecchi poveri, proteg-
geva le vedove, ed i pupilli, digiu-
nava, pr^ava, e la faceva da san-
tissimo pastore. Stabilì annue ren-
dite a mantenere sedici giovani
studenti di teologia nel collegio dei
bernardini di Parigi, cui egli per-,
fèzionb, erigendovi anche magnifica
chiesa, e scelta biblioteca. Da uhi-
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cus
mo, dopo essere intervenuto alla
elezione di Clemente ^ ed Innocenzo
\I, morì in ÀTignone nel 1 36 f , venti-
quattro anni dacché era Cardinale.
CURRUBIS, o CoRBiXBÌ. F.
CURBI.
CUS, seu CUSA. Sede eptscopa*
pale dell'Egitto^ e capitale di tutta
la Tebaide, sulla riva orìentale
del ^ilo, con porto sul mare ros-
so. Quattro vescovi vi ebbero sede,
e, secondo CommanvìUe, furono co-
pti. Dice egli inoltre, ch'erano sot-
toposti al patriarca di Alessandria.
CUSA Pficoiò^ Cardinale. JNicolò
di Cusa, detto così dal luogo di
nascita, sulle live della Mosella di
Treviri, nacque nell'anno i4o5 da
un povero pescatore. Secondo al-
cuni, era canonico regolare pre-
posto al monistero Wotobergen-
se, e arcidiacono di Liegi, decano
di s. Fiorino di Costanza, e proto-
notarìo apostolico. Nel concilio di
Baàlea à mostrò contrarìo alla s.
Sede, ma dipoi pentito dell'eiTore,
fece quanto potè a togliere lo sci-
sma, dicendolo delitto diabolico in
una lettera, che scrisse all'ambascia-
tore del re di Castiglia. Venne al-
la dieta di Magonza nel i44'9 ^'^
presente l'imperatore Federico III,
difese da valoroso il Pontefice. Lo
stesso fece nelle Gallie, ove conob-
be il Cardinal Perentucelli, o Calan^
drini, il quale poscia divenne Papa
col nome di Nicolò V, che, a'20 di-
ceiQbre del i448 lo innnatzò ali' o-
nor della porpora col titolo di s. Pie-
ti-o in Vincoli, cui abb^Uì di nuovo
il soffitto, «d'un monisteix). Nel iS^So
fu vescovo di Bressanone; ma nomi-
nato dal capitolo di quella cattedrale
altro vescovo, il Cusa ebbe a soffe-
nre gravi dispiaceri, non che la
prigionia, da cui, non venne libera-
to che a mezzo di dure ed ingiù-
CUS 63
stè condizioni; ma la sua 'modera-
zione, l'energico sostegno del Papa e
l'attenzione dell'imperatore accomo-
darono ogni cosa. Nel i4^i ^^ Ic^
legazione di Germania a Federico I li,
e benché vi andasse con circospezione,
ottenne di meglio stabilirvi la religio-
ne cattolica, che ooiTeva grande rì-
schio. N'ebbe parecchie alti^ nell'A-
lemagna, e Boemia, ed in altre
Provincie aettenti^ionah , ove pacifi-
cò alcuni principi, e li indusse ad
armai-si contro Maometto II, che
minacciava la a*ìstianità. A Mag-
deburgo tenne un sinodo , cre-
simò la figlia del duca di Bruns-
vick, accordò indulgenza di cento
glbrni a chi di buon mattino al
suono della campana avesse recita-
to tra volte l'orazione del Signore,
e cinquanta a que'sacerdoti , che
nel divin sagrifizio pregassero per
la salute, e prosperità del sommo
Pontefice, e del proprio vescovo.
Fece il possibile per condurra alla
chiesa gli eratici ussiti, provando
in una erudita lettera scrìtta ad
essi, colla Scrittura, e colla tradizio-
ne, non esser necessaria a salvar-
si la comunione sotto ambe le spe^
eie. Intervenne alla elezione di Cali-
sto III, e Pio II, e nell'assenza
di quest' ultimo da Roma, egli di-
venne vicario legato della città ap-
plaudendovi ognuno. Era gran teo^
fogo, perito giureconsulto, valente
matematico, dotto nelle scienze sagra
e profane, e scrisse parecchie opere
pubblicate a Basilea in ti*e volumi in.
foglio nel i565: fond^^ una chiesa,
ed un ospedale ad onore di s. Ni<^
colò della sua patria, assegnandovi
pìngui rendite, non che una bi-
blioteca, ricca di oodici greci e la-
tini. Dopo aver beneficata genero-
samente la chiesa del suo titolo, ve-
nerato e stimato da tutti, morì a
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Todi nel 1464 agli 1 1 agosto, di da-
quantanove anni, e sedici di Cardi-
nalato. La sua salma fu portata a
Koma, ed ebbe tomba nella chiesa
del suo titolo. Dal gesuita Gaspero
Hartzeim abbiamo scrìtta elegante-
mente in latino, e pubblicata in
Traverì nel 1780 la vita di questo
Cardinale, che fu fra i moderni
quello cui si attribuisce il rinno-
vamento dell'ipotesi del moto della
terra intorno al sole, messa in ob-
blio dopo Pitagora, benché in que-
sto Copernico, e Galileo fossero più
fortunati del Cardinal Cusa.
CUSANI Agostiuo, Cardinale.
Agostino Cusani dei marchesi di
Somma, patrizio di Milano, nac((ue
nel 1542; Apprese le leggi in Bolo-
gna, Avignone e Pavia, lesse ono-
revolmente in questa ultima. Era
saggiamente diretto da s. Carlo
Boiit)meo, ed amico a san Filip-
po Neri. Gregorio XIII lo ascrisse
ai chierici di camera, poi divenne
uditore della medesima, e fu impie-
gato in aSkvi delicati della Chiesa
con sommo vantaggio. Sisto V, ai
1 4 dicembre del i588, lo creò Car-
dinal diacono di s. Adriano, colla
prolettoria dei minori conventuali,
e la deputazione a pai^cchie con-
gregazioni, ov'ebbe gravissimi affii-
ri, specialmente in quella delle co-
se di Francia. Introdusse i religiosi
della Mercede nella sua diaconia^ e
trovò il corpo di s. Adirano con
quelli di altri santi, cui fece collo-
cai^ sotto aitar magnifico, da lui
6tto costruire, e colla permissione
del Pontefice, donò a s. Filippo
Keri i corpi dei ss. martiri Papia e
Mauro, riposti nell' aitar maggiore
della magnifica chiesa di s. Maria
in Vallicella, ove fondò una cappel-
la ricca di dote alia purificazione
della Vergine santissima. Quindi
CCS
fu traslatato al titolo dei ss. Gto.
e Paolo, ove fece lavorare un no-
bile soffitto, ed abbelfi la tiibuna
di pitture d'eccellente pennello.
Quando parù da Roma pei* Fer-
rara, nuiralti*o raccomandò al suo
maestro di casa, che i poveri da
sovvenire. Donò le sue sostanze
allo spedale di Milano, e parec-
chie migliaia di scudi ai suoi do-
mestici, e dopo avere accompagna-
to a Ferrara Clemente Vili, pas-
sò a Milano, dove morì nel 1598
di cinquantasei anni e dieci di car-
dinalato. Fu seppellito in chiesa a
s. Barnaba.
CUSANI Agostiko, Cardinale.
Agostino Cusani, dei marchesi di
Somma, nobile patrizio Dailanese,
nato nel i655, divenne protonota-
rio apostolico partecipante, nell'an-
no t685. Il ven. Innocenzo XI lo
scelse a commissario di sanità per
tener lungi dallo stato della Chie-
sa la peste, che a Napoli menava
orrenda strage; tocche egli eseguì
con molta accortezza. Quindi A-
lessandro Vili lo annoverò tra 1
ponenti del buongoverno, e poi lo
fece presidente alla camera. In ap-
presso, cioè nel 1695, da Innocen-
zo XII venne ascritto tra i chieiici
della medesima camera, colla nun-
ziatura al senato veneto nel 1696,
dopo la quale, nel 1706, ebbe quel-
la alla corte di Frauda. Clemente
XI, volendo premiare le egregie ge^
ste del Cusani , nel 1 7 1 1 , il pio-
mosse al vescovato di Pavia, e nel-
r anno seguente lo creò prete Car-
di naie del titolo di s. Maria del
Popolo, e gli diede la legazione di
Bologna. Dopo aver governato la
sua chiesa per quasi ti*edici anni,
la rinunziò, nel •1724» ^^^^ pensio-
ne di diecimila cinquecento scudi,
nelle mani del Papa Benedetto XlH)
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e rìtirossi' alla patria, oTe mori nel
lySo, dì settantacinque anni dì età,
e didotto dì Cardinalato. Interven-
ne ai oonclaTi d'Innocenzo XIII, e
Benedetto XIII, e fu sepolto nella
chiesa delle monache di s. Prasse-
de nella tomba de* suoi antenati.
CUSCO o CUZSCO (de Cusco).
Città con residenza vescoTÌle, nella
America merìdionale neUa repub«
Uica dei Perù^ capo luogo delia pro-
vincia del suo nome. Giace in una
pianura bagnata dai Guataoay, ed
è cinta da montagne, sul declivo
delle quali furono tìostrutti i suoi
primi edifizì. Le sue case sono fab-
bricate con gran pezzi di pietra vi-
va con buon gusto aixhitettonico,
e con eleganza. L'università egual-
mente è un bell'edifìzio» Vi sono
neUa città parecchi bagni forniti
di due sorgenti calda, e fredda.
Dalla sua grande piazza quadrata
partono quattro strade magnifiche
e dritte, che guardano verso le
quattro parti deli' antico impero.
Cuzsco, quasi come Lima, è divisa
in due parti, Tuna detta Havan-
Cusco, od alto Cusco , e laltra
Barin Cuzsco, cioè il basso Cuzsco.
Tra i monumenti del suo antico
splendore, conserva una gran for-
tezza eretta dagl'Incas , chiamata
Saisa-huama, composta di tre re-
cinti concentrici a guisa di trian-
golo, al centro della quale abitava-
no gl'Incas, in un palazzo, le cui
mura erano incrostate d'oro e di
argento, non che adorne di ogni
scila di figure di animali. Questa
fortezza, in cui non si poteva en-
trare che per istrade sotterranee
nascoste, é resa quasi inespugnabile
malgrado i guasti dei tempo; e
cpielli fatti dagli spagnuoli per de-
molirla bastano ad attestare la po-
tenza, e grandezza di que' sovrani.
VOL. XIX.
CDS 65
Inoltre h dttà conteneva molti
palazzi costrutti di pietra , gli e-
stemi ornamenti de'quali ei*ano del
pari incrostati d' oro, e di ar-
gento, tal che si pub congetturare
quali ricchezze vi rinvenissero gli
spagnuoU conquistatori, a£fermandosi
'die molti e vasti sotterranei n^rano
ripieni, come anche di lavori di pre-
gio, avvegnaché gli abitanti di Cusco
sempre furono industriosi, e prin-
apalmente distinti nei ricamo, nella
scoltura, e nella pittura. £ no-
to, che a Cusco si portava tutto
l'oro, e l'argento delle altre prò*
vinde del Perii, allora le piii ric-
die del mondo conosciuto. A poca
distanza dalla dttà di Cusco evvi
la bella valle Vucay, luogo assai
.delizioso, per cui gl'lncas talvolta
vi fecero readenza. Quivi pm*e su
alta rocca era una fortezza che si
riguardava come la costruzione più
colossale conosciuta nell' America
per le enormi dimensioni delle pie-
tre quadrate, congiunte senza ce'^
mento: una triphce muraglia ne
formava il recinto. All'usdre di Cuz-
sco, s'incontrano due grandi stra-
de manufette della lunghezza di cin-
quecento leghe, che terminano a
Quito, r una costeggiante il ma-
re, e l'altra che supera i gioghi
montani. Lungo le medesime s'in-
contravano (specialmente in cima
ai monti) arsenali, fortezze, templi,
ed ospizi aperti a' viaggiatori. Ora
non se ne veggono che le vestigia.
Rivaleggiarono taU strade colle più
magnifiche vie degli antichi ro-
mani.
Cusco vuoisi fondata nd io43
da MoncO'Capac, primo Incas del
Perù. In progresso fu sempre la ca«
pitale, e la residenza di tutti gli
altri suoi sovrani, sino all'ottobre
del i524> epoca nella quale Fi'an*
5
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qesoo Pizsarro, alla testa di una pio-
cola armata spagnuoia se ne i^ese
padt*one, e ne prese possesso^ a no-
me dell'imperatore Carlo V, re di
Spagna. QuelP armata sanguina-
ria vi esercitò tutti gli orrori, che
la storia ci ha tramandati. Tali ra-
paci conquistatori vennero presi da
maraTiglìa alla vista della grandez-
za e magnificenza degli edifizi, soprat-
tutto da quella del famoso tempio
del sole, detto Curiacanche, le cui
mura, e tutto Testerno erano rìoo*
perte di lamine d'oro, e di pieti*e
preziose. Yedevasi ornato pure dul-
ie figure, e dagl'idoli delie nazioni
diverse soggiogate dagl'Incas, non
che dai ti*ofei eretti in onore del
sole loro Dìo. Era esso venerato
in forma di asti*o d'oro massiccio,
di una immensa gi^andezza,. come
pure di oro erano i divevsi bodDi
delle fontane, chef ne ornavano il
tempio. Allato dell'aure» immagi-
ne del sole oonsacravaasi i cadaveri
d^'Incas trapassati y per ordine de
anzianità, bene imbalsamati, ed as-^
sisi su troni d^oro. Anche le porte
del. tempio erano d'oro, la princii-
pale delie quali era rivolta a bo-
rea. Servivano di fregi grosse cor-
nici d'oro, e quelle delle mura era-
no di argento. Lungo il tempio e-
rano cinque cappelle quadrate, coi
tetto piramidale. La prima era
sagra alla luna, moglie del sole^ e
tutta era rìo^ierta di lamine di
argento, eome di argento erano il
simulacro, ed il trono delle im-
peratrici, e delle mogli degl'Incas,
dì cui si conservavano i cadaveri.
Sagi*a a Venere, alle Plejadi, ed a
tutte le stelle era la seconda cap-
pella parimenti in argento. La
terza, fregiata in oro, era dedicata
al baleno, al tuono, ed alla folgore;
e: del pari in oro era la quarta.
CDS
consagrata all'Iride; e la quinta
serviva di sak di udienza al gran>
de sagrificatore, e ad altri ministri,
che dovevano essere tutti della fo-
miglia degl'Incas. Le celdm vergi-
ni del sole non erano alloggiate nei
tempio, come volgarmente si ere"
de, ma piuttosto dicesi che abi-
tassero un vasto quartiere assai lon^
tano, ed oocupavansi nel fornire il
rìcoo . vestiario . agi' Incas, ed alle
loro numerose famiglie. Per l'or-
dinario tali vergini erano mille dn-
quecento, e supplizio terribile punì-
va quelle die frangevano i voti fol-
ti. Su questo tempio dipoi furono
edificati il convento e la chiesa dei
domenicani.
La sede vescovile venne eretta
da Paolo III poco dopo la conqui-
sta di Cusco, operata, come dicem-
mo, dagli spagnuoli> e fatta da
quel Pontefice sufiraganea dell'ar-
civescovo di Lima, come lo è tut-
tora. La splendida cattedrale, edi-
ficata nel i554, è un magnifico, e
ricco edifizio, anch' esso di superba
architettura. Fu dedicata all'^assun-
aùone in cielo della beata Yergiue
Maria. Il capitolo si compone di
cinque dignità, di cui la principale
è il decano, di cinque canonici,
compresi il teologo, ed il peniten-
ziere, non che di alcuni beneficia-
ti, denominati porzionarì, oltre altri
preti, e chierici pel divino servigio.
La cura delle anime della parroc-
chia della cattedrale è affidata al
capitolo, il quale la fa esercitare da
un prete rettore, ed avvi il sagro
fonte battesimale. Dappresso alla
cattedrale elevasi l'episcopio, ottimo
edificio. Nella città vi «ono altre
dnque parrocchie, munite di batti-
si erio. Vi sono religiosi di parecchi
Ordini, e tre monisterì di monache,
uno de' quali sta nel sito stesso,
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CUT
in cm era il ritiro delle meùto*
Tate Tergini del sole. In oltre vi
sono conservatorìi» oonfratemìte, tre
ospedali rìocamente dotati^ ed il se-
minario. La diocesi é amplissima,
ed ogni nuoTo -vescoTo è tassato
ne' libri della cancellerìa apostolica^
in. fiorini trentatre.
CUTBERTO (s.), tcscoto di Lin-
disfame. Chiamato dalla Tita pa«
storale alla monastica, ne Testi l'a*
ÌMto appresso i monaci di Mailvos
^la Tweed 5 nelle cui ticinanie
avea <^li tratto i natali. Quivi am«
fnaestrato nelle sante Scritture, tan*
lo profittò nello studio, che in bre*
Te egli diTenne modello di sapere
a' suoi confratelli , siccome lo era
egualmente per la santità dei co*
Atumi. La sua carità non sapendo
contenersi entro i confini del chio-
stro, ToUe spandersi al di fiiori in
Tantaggìo dei prossimi, e non per*-
donando a &tiche, e Tincendo ogni
contraddizione, ebbe la oonsolazio-
ne di ammaestrare quei popoU nel*
le verità della fede, e di rìdunv
ogni maniera di peccatori sulle vie
della giustizia cristiana. La fama
delle sue opere si diffuse per ogni
parte^ e, quantunque suo malgra*
do, dovette assogg^tarsi alle cure
episcopali della diocesi di Lindis&r»
ne. il nuovo stato da lui intrapre*
so, se tutto lo teneva occupato per
la santificazione degli altii, non gli
impediva però resercizio della fer*
vorosa orazione, e delie usate au*
stenta, perché non accordando al
suo corpo che un breve riposo, con-
duceva le intere notti nelle più
strette comunicazioni con Dio. il
Signore lo volle privilegiato anche
in vita col dono dei miracoli, ed
è perciò die, vivente ancora, otten-
ne il nome di Taumaturgo. Sen-
tendo vicina r ora della sua morte.
CUT 67
rinunziò air episcopato, e ritiratosi
neir isola di Fame, quivi santa*»
mente mori a' di 20 di marzo del-
Tanno 687.
CUTBURGÀ (s.), regina, vetrine
e badessa in Inghilterra. Quantun*
que stretta in matrimonio con AU
firedo, re dei Nortumbrì, avutane
da lui permissione, conservò la pro-
pria verginità, che avea oonseerato
ai Signore, ritirandosi nel moniste*
ro di Bai*kìng, nella contea di Es«
sex. In progresso di tempo, avendo
ella stessa fondato il monistero di
Wimburn, nella contea di Donset^
ne tenne con molta saviezza il go-
verno. Si rese a tutti imitabile e
cara per lo spirito di orazione, e
ferTore nelle cose di Dio insieme,
e per TaScibilità delle maniere, e
sollecita cura delle altrui indigenze.
Dopo che piacque al Signore di a&
flìggerla e purificarla eon penosis*
sima, e lunga malattia, la chiamò
a sé a' dì 3 1 del mese di agosto
in sul cominciare dell'ottaTo secolo*
Le sue reliquie riposarono a Win*
bum in fino a che la pretesa ri»
forma aooonsent), die si Tenerass^
ro le spoglie mortali dei santi. Di
questa santa è fiitta menaone nel
breviario di Parma.
CUTMANr^O (s.),di stirpe anglo-
sassone, e pastore di professione,
sino dai piti teneri anni, diede non
dubbie prove di santità neli' eser*
cizio d'ogni cristiana Tirtù. L'ora»
sione, e la contemplazione delle co*
se celesti lo unirono per modo al
Signore, ch'egli parve in tutta la
sua vita, condotta nella semplicità
di pastore, piti angelo che uomo.
Morto il padre di lui, giovò con le
sue fòtiche ai bisogni della vecchia
sua madre, edificò di propria mano
un tugurio per abitarlo unitamen-
te a quella, e, compito il lavoro ,
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68 C2A
panò di imiakanri ap pr cM o ima
«iiien: del die oompiaduttn molto
gli abitanti del luogo detto Sterili-
geSy lo aiutarono a porre in efistto
U diiuato edifizio. Questo tempio
era la ddizia ed il ripoao di lui, ed
il testimonio dei segnalati fiiiFori, di
die il Signore lo iroUe privilegiato.
Molti miracoli in vita e dopo raor^
te, avrenuta in sul terminare dd
secolo nono, resero cdebre il nome
di luì, die con partioolar culto si
«more a Fecam, e nella maggior parte
delle abbazie della Normandia, il
giorno ottavo di febbraio.
CYBESTRA» o Cdistba. V. Gì-
MSTEA.
CYRRHUS» o Cibo. V, Ciao.
CZAR. Titolo, die aveva prima
r imperatore delle Russie, diiaman-
dosi allora danna la sua consor-
te. Questa parola, die in lingua
dava significa re, vuoisi derivala
dal titolo di Cesare (Fedi), come
dicemmo a queir articolo^ ed as-
sunta venne dai sovrani di Russia,
che, secondo alcuni, pretendevano
discendere da Augusto primo im-
peratore romano. In Moscovia czar
sì vuole jMvnunziare tzar^ o zaar.
Lo Sperlingio pretende, che quei
prìncipi non abbiano portato il no-
me, e il titolo di czar, senonché
quando i russi aUiracciarono la re-
ligione greca, ed aggiunge, che in
avanti i medesimi sovrani piglia-
vano il titolo di konger, il quale
ngnifica /te (Fedi). Sul nome e
CZA
titolo di czar ù posMme oontultare
il Cerimoniale dipbmaticOf p. II,
671, de iiùdo C%ar$ il Budeo, in
B3diolh.hÌMLSlnw. 1740 p. 1648; e
Martino Sdimizd, Oratio de tùuh
imperatont,fuemOaartis Russorum
$Uh dori praeiendii, noiù, d ohservO'
thmbus aMtgjmeniaia, Jenae 1722.
Nd 1673 Tenne spedito a Ro-
ma Paolo Naneao, in qualità di
ambasciatore dd gran duca di Mo-
scovia Giovanni Beisilovntz, per ot-
tenere andie dal Pontefice il ti-
tolo di CSeot, die avea assunto.
Clemente X, die regnava, fece ge-
nerosa aoooglienta all'oratore, ma
non concesse quanto domandava.
Però non andò guarì, che la santa
Sede riconobbe un lai titolo, come
si prova dal seguente documento.
Francesco Parisi, Istruzioni per la
segretaria j tom. Ili, p. i4) ripor-
ta il oerìmoniale col quale il Pon-
tefice Clemente XI scriveva al czar
di tutte le Russie, che è il s^uen-
te: M Illustri, ac potentissimo ma-
M gno Czaro, et magno duci Petro,
» imiversae magnae, parvae, et Al-
M bae Russiae Autocratorì, et ma-
M gnorum dominorum orìentalìum,
M ocddentalium, et septentrionalium
w paterno, avitoque haet^, succes-
»» sorì, domino, et dominatori Cle-
M mens Papa XI : Ulustrìs., ac Poten-
M tissime Czare, salutem et lumen
M divinae gratiae. Sublimis tuae am-
M plitudo, Excdse, ac Potentissime
»* Czare, Te, Tu, etc. ".
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DA.G
DAD
D
D
AGI A. Antica provincia di Da-
da , ed esarcato di Dacia, che era
atuata nella parie settentrionale del*
rillirìa occidentalei avente la Ma-
cedonia al mezzodì , e il Danubio
al nord. I romani se ne impadro-
nirono sotto l'imperatore Traiano,
e per celebrare i trionfi da quel
principe riportati su Decebalo re
dei lÀcj, gli dedicarono la famosa
colonna, che tuttora sussiste in Ro-
ma, e che si é descritta al volume
XI y, pag. 3i8 del Dizionario^ e
sulla quale si vede scolpita la guer-
ra dei Dacj. La Dada divenne pro-
vincia romana, nell'anno io5 del-
l'era cristiana. Quindi fu introdotta
in Dacia la religione cristiana, e
nell'anno 347 ^^^ luogo in Sar-
dica, una delle sue metropoli, il
rinomato concilio. Il Rinaldi, all'an-
no 396 num. i3, riporta la testi-
monianza di s. Paolino, il quale
dice, che il grande apostolo Niceta
vescovo dei Dacj, ridusse al Tange-
lo non solo questi popoli, ma i
bassi, i goti, e gli sciti. L'imperatore
Giustiniano I, essendo nativo di A-
crida, nel sesto secolo, vi formò una
diocesi ecclesiastica, colla residenza
in Acrida, al cui arcivescovo il Pa-
pa s. Gregorio I trasmise il sagro
pallio. L'abbate de Commanville,
Histoire de tous les archév» et évéq.
de Vwùvers, a pag. 2 1 3 e seguenti,
ne riporta le notizie ecclesiastiche.
Egli dice, che formavasi l'esai^cato
di Dacia da sei provincie, cioè Pre-
valìs, che aveva per metropoli A-
crida; Dardania, la cui metropoli
era Scupi ; Dada mediterranea, con
Sardica per metropoU; Dada lit-
torale, che aveva per metropoli Ra-
sarla; Mesia prima^ con Vimina-
cium metropoli; e Mesia seconda,
con Marcìanopoli per metropoli. Ag-
giunge che questa divisione in pre-
gresso di tempo fu variata in tre me-
tropoli, ed altrettante provinde. Acri-
da aveva la provincia dell'Albania
orientale, Pesch la Servia, e Tomo-
Ina la Bulgaria.
I bulgari nel IX secolo stabili-
rono nella Dacia un regno, fiiceo-
done capitale Acrida, come la mi-
gliore delie sue città. Nel secolo
seguente tal regno fu rovinato, ma
si fissò nella città di Tornobia, ove
r arcivescovo fissò la sua sede^ sen-
za che Acrida cedesse le sue prero-
gative, per cui la diocesi venne così
divisa, finché ì potenti prindpi di
Servia si adoperarono perdié la
loro capitale Pesch avesse il me-
tropolitano come Acrida, e Torno-
bia. Nei primi del secolo XIII, il
sommo Pontefice Onorìo IH spedì
al re di Dacia il Cardinal Grego-
rio Crescenzio per legato. France-
sco Torrigio, nelle Sagre grotte
vaticane, a pag. 608, riporta le tre
lettere, che Onorio III scrisse per
questa legazione , due all' Illustri
Regi Daciae, l'altra al Cardinal
Crescenzio, diacono di s. Teodoro.
DADYBRA. Sede vescovile del-
l' Asia, nella provinda di Paflago-
nia, dell'esarcato di Ponto, eretta
nel quinto secolo sotto la metro-*
poli di Gangra.
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70 DAG
DÀGOBERTO (s.), figlio di san
Sigeberto re di Austrasia, e della
l'egina Imneilda, rimase privo del
padre in tenera età Tanno 656, e
sedette sul trono pochi mesi, per
la violenza di certo Grimoaldo, che.
fece valere a &voi*e del proprio fi-
glio k suocesaone al trono. Fu spe*
^ito in Irlanda a vivere una vita
oscura, e venne pubblicato in ap*
presso andie morto, peitlié fesse
da' suoi fidi vassalli dimenticato. La
regina sua madre si lagnò altamente
deUa violenza, ed ingiustizia fetta al
proprio figlio, e ricoverò a Parigi
presso il re Clodoveo II. Da li a
qualche tempo saputosi da'suoi sud-
diti che Dagoberto viveva e si tro-
vava in Irlanda, con tutto l'impe-
gno ne procurai*ooo il ri tomo .
Scrissero a s. Vilfrìdo, vescovo di
Yorck, the lo aveva assistito nella
sua disgrazia, e motto si prestò per
farlo tindurre in Austrasia. Dago-
berto venne condotto a Metz, e fu
riconosciuto dai divei*si ordini del re-
gno. Nel suo principio il governo
fu felice, e scelse i palazzi d' Insem-
burgo e di Kircheim in Alsazia
per sua residenza» Ristaurò chiese,
e monisteri, fondò vaiie abbazie, e
regalò di molto la chiesa di Stras-
bui'go. Godeva il regno di Austia-
sia di una pace santa sotto il dol-
ce fileno di questo re, quando ac*
eesasi guerra con Teodorìco III, i
tiue re, alla testa delle loro ar-
mate, si scontrarono sulle fix)ntiere
della Lorena. (Jn certo Ebroino
cospirò contro Dagoberto, k) sor-
prese nella foresta di Voivre, e lo
fece trucidare il 23 dicembre del-
lanno 679. La pietà, e le virtù
preclare di Dagobeito lo posero nel
novero Ad santi, ed anche martire
fu diiaoiato pel costume di quei
tempi, nei quali chi santamente vi-
DAL
Yeva, e fosse poi perito di mor-
te ingiusta e violenta era per tale
considerato. Il suo corpo venne por-
tato a Rouen, indi trasferito a Ste-
nay, dove é onorato il a settem-
bre^ ed il a 3 dicembre.
DALDA, o D^Dus. Gttà vesco-
vile della Lidia neil' esarcato di A-
sia, eretta nel quinto secolo. Fu
anche dbiamata Hialsa, ed ebbe
quattro vescovi residenti, sufl&aga-
nei della metropoli di Sardi.
DALISANDA, o Dalìsaubom. Se-
de vescovile ddbi provincia d'Isau-
ria, nel patriarcato di Antiochia.
Fu eretta nel secolo quinto sotto
la metropoli di Seleucia, e sei ve-
scovi vi ebbero la sede.
DALISANDGS, seu Dai.1)asus.
Sede episcopale della prima Pam-
£lia, neir esarcato d'Asia, eretta nel
nono secolo, e fetta su&aganea del-
ia metropoli di Sida.
DALMATICA (Dalmaiica). Ve-
tte sagra ed ornamento eocleàastì-
€0> oggi propizia de' diaconi, ma
«sata sopra il camice anc^e da al-
tri, nella celebrazione della messa,
ed in altre cerimonie della Chiesa.
Fu COSI chiamata dai popoli della
Dalmazia, i quali V usavano comu-
nemente. Era essa una specie di
tonaca, con lunghe maniche, che
scendevano sino al pugno, come af-
ferma s. Isidoro, Òri^n. lib. 19,
cap. 32 ; Alenino, A diinn, offic.
cap. quid àgnificerU vcstimenta; U-
gone di s. Vittore , de sacramenl.
lib. I, p. 4) ^P* 3, ed altri scrit-
tori. Amalario dice, die la dalmati-
ca fosse un abito militare prima che
diventasse un oraanento ecclesia-
stico. Il Marangoni, delle cose gen»
tilesche e profane ridotte ad tiso
doUe chiese, p. 137, ivi ne tratta.
Fu • anche usata dagl' imperatoti, e
dalle pei*sotte r^e: di Commodo
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DAL
scrisse Lamprìdìo, quod ddbnatieus
processerU in pMicum, e tal dal*
malica disse Dioae essere stata tu-
nica manicatami sericam aìbam*
Deiriroperatore Petiinaoe sappiamo
che si vestiva di dalmatica detta ehi'
rodata, doé manicata, con manidie,
a distinzione di quella, ehe non le
aveva, e che ^ehiaouivasi Cohbiù
(Fedi). Altri dicono, che l'usò pu«
re Eliogabalo, ma che i romani
reputassero e&minati quelli, (che
usavano dalmatiche, perché nascon-
devano le bisaccia nelle sue lunghe
maniche^ come praticavano que' po-
poli, che i greci cbianuvano bar-
bari. Sebbene i primi leviti della
Chiesa, ccMne s. Stefimo, e s. Lo*
renzo sìeno rappresentati colle dal*
matidie, queste furono introdotte
nc^a Chiesa nel quarto, o nel quia*
to secolo. Certo é, che s. Silvestro
I, del 3i4> abboiTcndo in vedere
le bi-aoda nude, lasdate dal colo*
bio, allora in uso, la concesse ai
diaconi deUa Chiesa romana, indi
per sìngolar privilegio fu data ai
diaconi delle altre chiese, carne
scrìsse s. Gregorio I, d. a 3, can«
etmanunis fiUus, non essendo ^ero
^anto disse d. Tobia Corona, die
s. Silvestro I oi*dinasse ai suddiaco-
BÌ di vestire la dalmatica, la quale
poi adoperarono a maggior como-
dità nelle feste, e sagre funzioni.
Anzi sembra, che s. Silvestro I,
ndl'aocordarla ai diaconi, abbia pre-
scrìtto loro di usarla solo in certe
solennità, dist. 970 db jejunio. La
medesima veste fii dnamata twdca
semMtoria da Giovanni diacono, seri-
vendo 4ì Gordiano padre di san
Gregorio I, 4ib. 4» "^^ ^3-
È la dalmatica in forma di ero*
ce, longa mo a mezza gamba^ a*
parta nel ftmdii, larga, e eoa ma-
niche parimenti larghe, le quali ar-
DAL 71
li vano alk 'metà del In-accio: si
stringe sopra le spalle oon alcuni
cot*dont di «eia, di oro, e di altra
materia, dai tquali pendono fiocchi
dietno alla ecÙena. In que' fioedii
dicono aleuni significarsi le due pie»
ive prezioae, già poste sulle spalle
degli antidhi «aoevdotL La dalma-
tica :pQÌ indica >sul diaeono la prò*
lezione divina, la gioia dello Spi-
rito «anto, e Ja giustizia. Il Duran-'
4k>, lib. 3, «ap. II dioe^ ohe gli or*
noti ddle dalmatiche denotano H
fervore, che «i deve avere verso Dio,
e verso y frossimo. Il Du-Cange
riferisce quanto si legge nel Peni-
'teaziale di ftoberto de Flamd^ure:
•• Dalmatica etiam, qua futuntur 1^
M vitae latitudine sua idem signifi-
M cat quod casula, charitatem, per
M duas lineas ooocineas, qttibus ipsa
M ante, et retro a suinmo usque
M deorsum deooratur utriusque te*
f «lamenti peaedicatio, et Dei, et
M proximi dilectio figuratw". Chi
desidera altri misteriosi significati
della dalmatica, può Iq^gerli nell' A^*
malario, lib.I, cap. ai <fe dip. cff.%
nel Habemo lib. i, de int. der. ; in
Waifrìdo Strabone lib. dereb. EccL
cap. a4i od m Dgo di e. Vittore Kb,
1 de Saar» oap. 53. Anche anti-
eamente Ja fdsimitìcn era pur fatta
in forma di croce; dalla parte di*
ritta aveva imaaicke lai'ghe, e dalla
parte sinistra grandi firangie. il Ma-
eri dice, ch'era ttnanoa con Uste
rosse davanti, e di dietro, come si
vede nelle pitture antiche. Ecco co-
me si esprìme poi il Gemma cari;
9% Dalmatica a Domini incensutill
M tunica, et aposlolorum eolobio
» est mutata; est vestis candida
M manicala dnas lineas ooòchneas
M ante et retro babens, et trami-
M ies purpureos *'. La dAnatica
prima doveva essere di lana, se-
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7^ DAL
condo Vordine romano; anzi si oon«
cedeva pure ai .fienpUci sacerdoti ,
come sì raccoglie da una pittura
di Gordiano, padre di s. Gregorio
ly e descritta dai citato Giovanni
Iacono. Allordié la dalmatica di-
ventò di uso generale nella Chie-
sa, si adomò di strisde di por-
pora, come si disse, allora dette
clavij come era ornata dappri-
ma la . tonaca dei senatori, e dei
cavalieri romani. In oriente le ve-
sti equivalenti alle dalmatiche di-
scendono fino a terra ai talloni, ed
hanno i lati cuciti fino al basso,
come pure le maniche chiuse. Que-
sta veste talare, presso gli orientali,
per lo più é di seta colorita , come
di bianco, di violaceo, di rosso, ed
anche tessuta con fiori, e sopra vi
portano la stola. •
L'uso della dalmatica sotto la
pianeta era proprio del romano
Pontefice, e per privilegio si con-
cedeva ne' primi tempi ad alcuni
vescovi, i quali oggi tutti la por-
tano nelle messe, ed altre solenni
funzioni. S. Eutichiano, Papa del
375, aveva ordinato che i martiri
non si seppellissero senza la dal-
matica, o colobio di porpora , ma
in progresso essendone nato abuso,
giacché colla dalmatica non solo
cuoprivansi i corpi de' martiri, ma
andie quelli di tutti i sagrì mini-
strì, s. Gregorio I ne rivocò il
decreto, proibendo, che neppure i
corpi de' sommi Pontefici si sep-
pellissero con la dalmatica, lib. 4>
e. 48 Regist. Anticamente quando
i Cardinali diaconi si paravano per
assistere il Papa, sotto la dalmati*
ca pollavano anche la Toniceila
(Fedi), come si rileva da un mss.
del Davantria, che fiorì nel ponti-
ficato di Giovanni XXII ; la qual
toniceila dioe il Macri forse et*a di
DAL
color celeste, come si vede in al-
cune figure di mosaico, particolar-
mente neUa tribuna della basilica
di s. Maria Maggiore. La toniceila
è diversa dalla dalmatica: »» Dal-
M matica latis manicis diaoonorum,
M angustis Tero tunicella subdiaco-
w ncnrum peculiare indumentumfuit,
M ut piuribus ostenditur in Macri
» Hierdkxico. FI Dalmatica et Hxh
m HfCBLLA*. Nuuc autem unam ab
M altera ne minimum quidem di-
m stingues: quod sacris antiquis
M ritibus adversarì videtur ".
I diaconi greci non usano la
dalmatica, sebbene i patriarchi, e
metropoliti in luogo della pianeta
adoperino una veste simile serrata
ai fianchi, e lunga, diiamata da
essi sacco, e di cui fii menzione s.
Gio. Grisostomo, che si suole di-
pingere con tale abito. Nella chie-
sa greca neppure si adopera la tu-
nicella. Anticamente, secondo Val-
Iridio de reb, EccL cap. 24> la dal-
matica si usava dai sacerdoti in ve-
ce della pianeta; ma quando essi
cominciarono ad adoperare la pia-
neta, la dalmatica si incominciò ad
usare solamente dai diaconi della
Chiesa romana, come dicemmo; il
perchè, al dire di Baronto all'an-
no 5o8, n. i5, il Pontefice san
Simmaco, volendo onorare s. Ce-
sario vescovo di Orleans, eh' erasi
recato in Roma, gli concesse, sic-
come grazia singolare, che i suoi
diaconi potessero adoperare la dal-
matica; e 6. Gregorio I l'accordò
all'arcidiacono dei fianchi. In se-
guito si concesse la dalmatica ai
vescovi, insieme alia toniceila, per
lo che il Papa, ed l vescovi quan-
do celebi*ano solennemente la mes-
sa assumono i'una e l'altra, e poi
vi sovrappongono la Pianeta (Fedi)^
come ordina il Hituale Romano pub»
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DAL
blicato dal Mabillon num. 5, car.
64- La dalmatica chiamasi dalma-
tica maggiore, e la tunicella dal-
matica minore. Che la dalmatica
venisse accordata a' vescovi dalla
Sede apostolica, lo nota il Bona, de
reb, liturg. § II, cap. ^4» rilevan-
dolo da quanto scrìsse s. Gregorio
1 ad Àregio vescovo. Nella messa
di Aatoldo, riferita da Menardo,
si ricava che il vescovo talvolta
usasse una sola dalmatica nomina-
ta tonaca, e questa abbellita con
campanelli a similitudine di quella
usata dal sommo sacerdote degli
ebrd. Altrattanto osservò Ste&no
Eduense, i& sacr, alt. cap. Il, e il
Durando nel suo RatìotuUe cap. II.
Intorno all'uso che i vescovi firn*
no della tonicella, aggiunge il Duran-
do, che significa, Se perfecte ofnnei
habere ordines tamquam qtdeosaliis
conferi, mentre i sacerdoti portano
semplici vesti loro proprie, perchè
non conferiscono gli ordini degli
altri ministri. Al ' dire del citato
Cardinal Bona, che dta anche le
pitture antiche pag. 3^9, prima
i' vescovi portavano la dalmatica
bianca, e la tonicella rossa. Ama-
lario, lib. 3, cap. ai, soggiunge che
la tonicella era di color di gia-
cinto, o ceruleo, pei^chè ne' tem-
pi di digiuno, nel deporre i ve-
scovi la dalmatica, restavano colla
tonicella di tal colore conveniente
all'indicato tempo.
Si deve anche notare col Pon-
tefice Innocen20 III, lib. I de mis»
sa cap. 56, che le dalmatiche, e
tonioelle usate dai vescovi hanno le
maniche alquanto piti larghe, che
quelle del diacono, e suddiacono,
ì» olendo ciò denotare, che i prelati
devono essera pronti in provvede-
re ai bisogni delle chiese , ed alle
anime alla loro cura affidate» ov-
DAL 73
vero che non solamente non de'
vono essere avari e applicati ai bi-
sogni temporali, ma liberali verso
i bisognosi, e perciò conviene che
abbiano le maniche larghe, e le
mani libere per dare soccorsi. Tut>
tavolta alcuni vescovi portano le
maniche delle dalmatiche, e delle
tonicelle più strette delle dalmati-
che diaconali. Lo stesso Innocenza
III disse, che la dalmatica signifi-
cando la liberaUtà verso i poveri,
é vestimento appunto proprio dei
diaconi, il cui ufficio per istituzio-
ne apostolica principalmente consi-
steva nel distribuire le fiiooltà del-
la Chiesa ai bisognosi. Nell'avvento,
e nella quaresima dai diaconi non
si usano le dalmatiche, come non si
usano le tonicelle, per la seguente
ragione riferita da Durando, cap.
XI lib. 3, num. 9, » quia lex quam
M subdiaoonus significai ante In-
M, camationem Domini evangelii
n ornatu carebat, et charitas evan-
M gelii, quam diaconus significat,
M nondum apparuerat , vel quia
M nondum venerat, qui vestem in-
M nocentiae, et immortalitatis nos
M induere debebat, ideo vestes lae-
M tìtiae dimìttuntur "• Si servo-
no però della pianeta piegata nel-
la pai*te anteiùore sopra le brac-
cia, per la cagione assegnata dal
medesimo autore nella seconda par-
te del suo Rationale^ tit. de dutcO'
no. Su di che può consultarsi il
Tomassini, tom. I car. 377. Inoltre
il Diacono (Vedi), e il Siiddiacono
(Fedi)^ quando celebra il vescovo,
non vestono tale pianeta, e quando il
suddiacono deve leggere 1' epistola,
poiché allora esercita l'ufficio di let-
tore, ufficio che appunto anticamen-
te veniva da lui esercitato al mo-
do stesso dei greci. Il diacono quan-
do deve leggere Tevaogeb, o ripie-
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74 DAL
ga la pianeta sopra k spaHa fitni«
«tra, come si praticala nella cap*
pella pontificia al dire del Bonanni,
ovvero totalmente se ne spoglia^ co*
me fa attualmente, e come si pra-
tica in alcune chiese, prendendo in
suo luogo una stola più larga deU
la consueta. Si eccettuano pei*ò nei
sopraddetti tempi la terza domenica
dell'avvento, e la quai*ta domenica
di quaresima, nelle quali il diaco-
no, e suddiacono usano la dalmati*
ca, e tonioella.
la quanto ai suddiaconi fu loro
assegnata la toaicella molto dopo
che i diaconi dicevano uso della
dalmatica. La tonicella é una ve-
ste quasi simile alia dalmatica, «a
più angusta nella forma, come os-
servò il Baroitio ai i3 maggio del
suo MartiroiogiOf sopra le parole
di s. Gregoiio I, il quale nel lib.
7 delle lettere, alla lettera 63 ac-
cenna l'uso de'suddiaòoni, ut induti
Uneis ùmicis procedereni. Di qua!
forma fosse la tonicella, il mede-
simo Baronio, loco citato, citando
Ammiano Marcellino lib. i4} dice
essere stata pecfùrakm tunkam si-
ne mamcis textam. Che si usasse
diversa la veste del suddiacono da
quella del diacono, si ha pure dal»
rOrdine Romano antico, pubblicato
da Mabilton, net sesto luogo ove
8t tratta della processione, che si
&ceva dalla sagi*estia all'altai'e a-
vauti la messa, e si dice della stò-
la, e dalmatica parlandosi de'diaconi,
e palpandosi de'suddiaòoni e delle
loro vestì, «enea nominarle, e desai-
veHe, solamente si dice: tjuae apud
éfuosdam subdiaconaies nomifìantur,
et mappulae in sinistra mofiu fé*
imdae. Il Cardinal Bona notò, die
nel pontificato di s. Gregorìo I,
die fu eletto nel S^o, i suddiaco-
ni vestivano di sola tonaca bian-
DAL
ca, ma che poi, come asseri-
sce Onorio Augustodunense, lib.I
cap. 2ag, furono ad essi conce-
duti il manipolo (Vedi), e la to-
nioella chiamata dagli scrittori, e
dai rituali antichi Subtile, perché
tessuta piii sottilmente. Subduiconis^
dice Onorio, ntpradictae i^esies con-
eeduntury cioè quella de'ministri in-
fi»*iot*i, insuper aliae duae idest
subtile^ et sudarium adduntur^ sub"
tiUy {/uod et striala tunica éÙcUur.
Ben e vero, che al presente' non
si vede differenza fra la Teste del
diacono, e suddiacono, se non c^e
in alcune chiese si usano le mani-
che del suddiacono alquanto più
stretèe e più corte, la quale diffis-
r«nza per lo più si trascura, né si
pub indagare, disse il Bona, in qual
teoupo «ìa stato questo uso intro-
dotto. Il cadavere del sommo Pon-
tefice si seppeliisoe con toniedla,
dalmatica, e pianeta di oolore ros-
so, I quali paramenti sono paonaz-
zi pei vescovi, e Caidinali sì ve-
scovi che preti, mentre rossa è la
dalmatica, che si pone ai cadaveri
de'Cardinali diaconi. Illa di «ìò si
tratta con più diffiisìone agli analo*
ghi articoli. Pet*ò le dalmatiche to-
nicelle, che si assumono dal Papa,
vescovi ec. sotto la pianeta, non
sono ricamate, ma ordinariamente
di drappi semplici, ornate di pie-
eoli galloni, e frangie d'ero.
La dalmatica fu concessa anche
agii abbati di monte Casàno, e lo-
ro successoli da s. Leone IX nel
io49, come un privilegio straot*di-
nario, ed Adriano iV del 1 154 lo
accordò all'abisate di Corwei, come
riporta il Marlene t. II. p. 6i6
s^ter. script. In seguito la dalma-
tica venne concessa a tutti gli ab-
bati mitrati, in uno alia tonioella. S.
Gfx;gorio I avea acooi^dato la dal-
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DAL
malica non sok> al fescoro di Gap
s. Àregìo o Arrigo, ma anche al suo
ai-cidìaoono, e per l'abbate Ciriaco
gliela trasmise. Eugenio IH, dd
1 145, concesse le dalmatiche a set*
te canonici della cattedrale di Co«
Ionia. Prima di lui Lucio II, del
1 1 44? aooorcfò a Roggero re di Si-
cilia l'uso del baoolo, dell'anello,
della dalmatica, della mitra, e dei
sandali. Innocenzo III, del 1198,
concesse a Pietro II re di Aragona
l'uso delta mitra, e lo coronò. In una
cronica di questa funzione si dice del-
la dalmatica di drappo veitniglio, che
egli assunse. Benedetto XIII ^ nel
1726, conferì a GioTaoni V re di
Portogallo la dalmatica, e l' uso di
altri paramenti sagri. HarCmanno
Mauro nel libro ile coronatione Caro*
U V^ tra le vesti solenni enumerò la
dalmatica, e la disse: aìham holo-
aericdm predesh margarkis ganmis»
que distinctam. Negli annajì Fui-
densi, Carlo il Calvo j si descrive
vestito talari dalmatica, et baUheo
desuper acdnouti pendente uufue ad
pedes. Molti esempi abbiamo d'im-
pmntorì, e di re vestiti di dalma-
tica nelle loro solenni coronazioni,
consagrazionì , ed altre cerimonie.
Assistendo gl'imperatori ni ponti fì*
cale del romano Pontefice, vestiti
di dalmatica, esercitarono varii uf-
fizi di diacono, massime nella notte
di Natale, in cui cantavano il van-
gelo.
DALMAZIA. HegAO il più meri-
dionale dell'impero austi'iaco, lun-
ghesso la oo6ta orientale deil' Adria-
tico, al sud della Croazia militare,
dalla quale i monti Velebitchi lo
separano, «d all'ovest ddla Bosnia
e dell'Albania, con la quale ha per
limite comune tutta la ci^ta del-
le alpi Dinaridie. 11 batxme di Li*
chtenstein calcola a 844 l^g^
DAL 75
la superficie totale della Dalmazia,
cioè a dire comprendendovi le iso-
le che ne dipendono, le quali for-
mano quasi la metà di questo sta-
to. Le più considerabili di queste
isole sono: Arba, Pago, Isola gros-
sa, CheiM« Ossero, Ugltau, Pasmam,
Incoronata, il gruppo di Sebeoioo,
Bua, Solta, Brazza, L^ina, Curzo-
h, Lissa, Lagosta^ Maleda, Veglia
ec. Fra i numerosi stretti, che
separano le une dalle altre, o dal
continente, ed ai quali si dà il
nome di canali, si distinguono quel-
li della Morlacca, di Mezzo, di
Solta, di Brazza, di Lesina, dì Na*
renta, di Lagosta, e di Maleda. Le
sue coste formano molte penisola
di cui la piti vasta è quella di Sab-
bioncello. Il clima della Dalmazia
è temperato: l'aria in generale è
pura e sana, meno in vicinanza
alle paludi presso le coste. Le mon-
tagne della Dalmazia sembrano es-
sere una massa non interrotta di
un marmo d'oro pregno di prodi-
giose marine cristallizzate in uno
spalto bianco e calcareo. Antica-
mente questo paese dava dalle sue
miniere oro in abbondanza. Mar-
ziale lo chiamò la terra che porta
l'orOf aurifera. I suoi migliori por-
ti sono quelli di Zara, Spalatro, Se-
benico, Bilacai^sca, Ragusi, e Cattaro.
Secondo un'anagrafi del i8a3, la
popolazione ascendeva a più di
trecentotrentaquattro mila abitanti
divisi in diciassette città, in trenta-
due borghi, e 982 villaggi; popola-
zione assai tenue al confranto deU
la sua estensione, per altro aumen-
tata negli ultimi tempi. Il maggior
numero di questi abitanti prafessa
la rdigion cattolica, e sta sotto la
giurisdizione spirituale di due arci-
vescovi di Spalatro, e Zara, e dei
vescovi di Cattaro, Lesina, Marca-
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76 DAL
na, unita alla lede di Ti^ebigne,
Ragusi, Segna, cui é unita in am-
ministrazione la sede di Modrus-
cha, Macarsca, ch'é unita a Spala*
tro , Sebenico, e V^lia. Gli al-
tri in numero di circa sessantauno
mila seguono la religione greca, ed
hanno un vescoyo stabilito a Sebenico.
Gli abitanti delle città sono in
gran pai*te originari d' Italia, e
quindi parlano V italiano quasi tut-
ti ; quelli dell' interno poi sono
morlacchi^ che sembrano di orìgi-
ne Talacca, ed hanno un linguaggio
mescolato con molte parole latine.
Esiste nelle montagne un'altrn raz-
. za di abitanti col nome di aiduchi,
e che sono mezzo 6elva^: questi
sono nomadi , non si cibano che
di frutta e di bacche dei cespugli
boschivi, e saccheggiano d' ordi-
nario i viaggiatori, che non vanno
accompagnati. Il regno di Dalma-
zia è formato di tre divisioni di-
stinte, separate le une dalle altre
da qualdie fì'azione del territorio
ottomano. La più settentrionale, che
è la maggiore, e più considerabile
di queste divisioni, comprende l'an-
tica Dalmazia veneta, e si divide
ne' tre droondari, di Macarsca, Spa-
latro, e Zara. La divisione di mezzo
rinchiude l'antica repubblica di Aa-
gusi, divenuta il circondario di que-
sto nome^ infine la divisione più
meridionale, è l'antica Albania ve-
neta, chiamata oggidì circondario
di Cattaro. Zara, capitale di tutta
la Dalmazia, è la sede del governo
che dipende immediatamente dalla
cancelleria imperiale, e dal mini-
stero dell'interno a Vienna. Si cre-
de, che il nome di Dalmazia siasi
formato da quello di Dahmnium^
città forte di questo paese, della
quale però ignorasi la situazione
precisa, che fu presa, e quasi di-
DAL
strutta dai romani nell'anno di Ro-
ma 598. Si vuole pero, che Dal-
mimum, Dtlminium^ Dalmtum, o Dd-
ndumy sia l'odierna città di Dumno
della Servia nella Turchia Europea.
Non fu in origine che un piooolissi-
mo paese vicino alla Libumia, fi»
i fiumi di Cerca, e di Cettina, ma
poscia si diede il nome di Dalma-
zia a tutta quella contrada, che
estendesi lungo il mare Adriatico
dalla Cerca sino al Drin. La Cer-
ca, ed una linea da questo fiume
al confluente del Drin e del Lim
separavano la Dalmazia dalla Li-
bumia, e dalla Pannonìa. Era di»
visa dalla Macedonia, dal Lim, dal-
le montagne, ch'estendevansi sino
al Drin , e dal Drin istesso, che
scaricava le sue acque nell'Adriati-
co. Molti ® molti fiuY>no gli anti-
chi popoli abitatori della Dalmazia,
fi*a i quali i più possenti chiamaron-
si gl'illirici, i cui re divennero per
qualche tempo padroni di tutta la
Dalmazia, e la Liburnia, aggiungen-
dosi anche alcune piazze della Ma-
cedonia. Si vuole, che i polacchi, e
i boemi, i dalmati, gl'islriotti che
s'impadronirono in diversi tempi del
paese, ov'essi ora abitano, sieno
schiavoni in origine. Si dà il nome
di Agron ad uno di questi re del-
rilliria, e si dice che Teuca la
sua vedova, avendo &tto morire
gli ambasciatori dei romani, traes-
se le loro armate nella lUiria Tan-
no di Roma 524. Si potrebbe cre-
dere, che la Liburnia si rimettes-
se allora in libertà, apparendo che
sessanta anni dopo Genzio ultimo
ve deirilliria niente possedesse di
là della Cerca. Questo re fu spo-
gliato de'suoi stati, e fisitto prigio-
niero dai romani l'anno 168 avan-
ti Gesù Cristo, j quali reseix> la
libertà a tutti i popoli della lUiria.
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DAL
Non si sa dì preciso quali sìeno
stati poscia gli stabiUmenti eretti
dai romani nella Dalmazia, ano al
regna di Augusto, il quale dopo le
sanguinose guerre conosciute sotto
il nome di Dalmatiche, e dopo l'aU
tra lunga guerra^ che descrìtta d
viene da Floro, da Dione, e da
Appiano, finalmente pervenne a sog-
giogarla del tutto, divenendo allora,
insieine colla Liburnia, una pro-
vìncia dell'impero romano. Si no*
minano le tre principali città, in
cui i magistrati amministravano la
giustizia , cioè Scardona per la
Liburnia, e Salona, e Narenta
per la Dalmazia. Avendo l'impe-
ratore Diocleziano cangiato la for-
ma del goveiiio, la Dalmazia di-
venne una provincia di quello del-
rilliria, e fìi, come per lo passato,
governata da un presidente. L'im-
pero romano, divisosi poscia fra Ar-
cadio ed Oaoi*io 1' anno 3gS di
Gesti Cristo, la Dalmazia divenne
una deIJe provincie dell' imperò di
occidente, e novanta anni dopo que-
sto impero essendo stato distrutto
da Odoacre re degli einili, e gl'im-
peratori d'oriente pretendendo di
riprendere questa provincia, divenne
<issa il teatro di una sanguinosa
guerra fra i greci^ ed i barbari. Se-
condo Polibio, i goti, divenuti pa-
droni dell' Italia, credettero, che la
Dalmazia, come stato dell'impera-
tore d' occidente, dovesse loro appar-
tenere, e se ne impadronirono in fatto
di baona porzione ; ma, sconfitti da
Giustiniano I, fu riunita di nuovo
all'impero, che pure non Ahe a
conservarla per lungo tempo. Inde-
^vibili sono le sciagure cui andò
^getta là Dalmazia, dopo la mor-
te di Giustiniano I, avvenuta l'anno
565. Gli avari, od unni, vi commi-
«ero orribili guasti, sino al regno dì
DAL 77
Eraclio, che montò sul trono nel
6io; il quale non si liberò da lo-
ro, se non abbandonando ai croati
ed ai serviani i paesi, nei quali que-
sti barbari sembravano volere sta-
bilirsi, dopo averli ridotti quasi de-
serti. I croati occuparono la Libur-
nia, e parte della Dalmazia sino
alla Cettina, ed i serviani presero
possesso del restante della Dalmazia,
ch'ebbe i suoi re particolari, l'ul-
timo de' quali morto senza posteri-
tà, avendo lasciato il regno alla mo-
glie, essa chiamò in soccorso il
suo jBratello Ladislao re di Un-
gheria. Questi, avendo invaso tutto
il r^;no, il lasciò ai suoi successo-
ri, findiè i veneziani se ne resero
signori nel modo seguente.
Risorto al nascere del nono seco-
lo l'impero occidentale nei fi*anchi»
tentarono questi di acquistare il do-
minio dell'Adriatico, ma vi trovaro-
no una gagliaixla resistenza nei gre-
ci, uniti ai veneziani, già fiitti po-
tenti sul mare. Respinto, nelle sue
marittime imprese. Pipino figlio di
Carlo Magno, i veneziani dilatarono
in tale incontro sempre piin la loro
navigazione sull' Adriatico, e lo co-
prirono, per così dire, colle nume-
rose loro flotte mercantili, sempro
spalleggiati dagl' imperatori d'Orien-
te, che amavano meglio di vedere
questo mare signoreggiato dai vene-
ziani amici, che dai fitinchi nemici.
Crebbe così poco a poco la veneta
potenza marittima, e divenne tale,
che avendo f imperatore greco. Mi-
chele Balbo, nell'anno 822, abban-
donato del tutto ogni pensiero non
solo dell'Adriatico, ma anche delle
città marittime^ già possedute in
Dalmazia, la repubblica veneta si
trovò in istato di spigar tult^e le
sue forze contro i corsari narenti-
ui, slavi, e croati. Questi ormai
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78 DAL
pussenti, datisi a scorrere neU* A-
driatìcoi non solo divenuti erano
dannosissimi al veneto eommerdoy
ma terrìbili ancora alle città tutte
della Dalcnam marìttìma, oppresse
dalle loro reiterate vessazioni. I ve-
neziani, per evilare le loro pirata»
rie, eransi indotti a patteggiare coi
corsari, e a sborsar loit> un'annua
somma di danaro. Ma il dogePie-
tro Orseolo li persuase la repub-
blica ad una guen*a aperta contro
di essi, piuttosto ebe sottoporre la
nazione a questa specie di disono-
rante tributo. Era già governata a
que' tempi la Croazia dai propri re-
goli, i quali, unitamente ai narenti-
ni, come si disse, infestavano le
marìttime città della Dalmazia, ed
il traffico dei veneziani, disputando
per ben centosettanta anni l'impe-
ro delI'Adrìatico alla veneta repub-
blica. Le città incorsero più volte
per difesa e protezione alla greca
corte di Costantinopoli, ma inutil-
mente, attese le deboli forze di quel-
r impero. Abbandonate quindi, e
disperando della loro salvezza, de-
libei^rono, in un congresso univer-
sale della nazione, di spedir legati
alia repubblica, già de' pirati natu-
rale nemica, impegnandosi colla
stessa, che qualora fossero liberate
dalle cradeltà e vessazioni dei cor-
sari, si assoggetterebbero tolentierì
al suo dominio.
I veneziani allóra, avendo adu-
nate tutte le foi-ze marittime, accor-
sero a sollievo dell' oppressa Dalma-
zia, e, ricevuto il giuramento di fe-
deltà da quei popoli, proseguirono
vivamente la guerra. Il re de'a^oa-
ti, atterrito, tentò d' intavolare del-
le trattative. I narentini si oppose-
ro con tutte le loro forze, ma glo-
riosamente furono dai veneziani ri-
gettati i progetti del piimo, e su-
DAL
peniti interamente gli sforai de*^ se-
condi, i quali si videro ridotti ad
accettare la legge dai vincitori. In
tal guisa ebbe princìpio il veneto
dominio nella Dalmazia, dofninie
che seco trasse anche quello dell^in-
tero Adriatico, e dei grandiosi acqui-
sti della repubblica nelle isole, e
nelle provincie bagnate da questo
mare. Continuarono i veneziani nel
possesso non inteiTOtto di questa
provincia, sino verso la fine del se-
colo XIV, in cui per la sfortunata
guerra genovese, furono costretti a
rìlasdame la maggior parte a Lu-
dovico re d' Ungheria, collegato coi
genovesi. Morto questo però nel i BS^z,
ed assunto al trono Ladislao figlio
del re di Napoli Carlo III Durazzo,
vedendo quanto dispendiosa gli riu-
scisse la difesa di questa provincia,
sempre d' altronde infestata dai con-
finanti vaìvoda della Bosnia, ne r^
stitui ai veneziani quella parte, che
gli era rimasta, con un pagamento,
ed in tal guisa ritomarano in po-
tere della repubblica il contado di
Zara, con le isole di Arba, Cberso^
Ossero, e Pago, aroidievolmente
sgombrate dagli ungherì. Dallo stes-
so vaivoda di Bosnia comprarono
poscia i veneziani Ostrovizza, e coi
essa si fiicilitarono l' acquisto di Se-
beni<!o. Nel 1417» certo Balza Stra-
simero, principe slavo, consonò per
trattato pacifico ai veneti, Drivasto
Dulcigno, Alessio, Antivari, e Bu-
dua. Nel i4'>3 passarono volonta-
riamente sotto il dominio veneto,
Almisso, le isole della Brazza, Le-
sina, Curzola, e quindi Traù, Spa^^
latro, e Cattaro. Acquistata tutta la
Dahuazia, qualche suo territorio pe-
rò Confinante, e qualcbe città, co-
me Dulcingo, Anlivari, Durazzo ed
altre, passarono in ptt»gresso di
tempo sotto il dominio ottomano.
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DAL
conservandone del restante il pos*
sesso la veneta repubblica, sino alJ»
sua estinzione. Finalmente, pel trat**
tato di Campo Formio, nei 1797
ti*a la FianGÌa, e l' Austriav la JDal*'
mazia fu eeduta a questa ultima
potenza^ che in conseguenza diel-*
la campagna del {8o5 la restituì
alla Francia,, essendo stata allora
rìunita al regno di Italia, ed aven*
do poscia fatto parte delle provi n-
eie illiriche amministrate separatai*
mente dalla Francia, Nel 1806 i ruàsi
s'impadronirono dette bocche di Git*
taro, che restituirono ai fi*ancesi per la
pace di Tilsit. Dopo il 1 8 14) l'Aushna
di nuovo ne divenne padrona.
Si vuole^ che il vangelo sìa stato
annunzialo nello Dalmazia fino dal
tempo degli apostoli, lo che viene
}>asato sopra ciò, che dicesi iteila
seconda, epistola del dottoi-e delle
genti a Timoteo, cap. 4> ^' ^o^
cioè che Tito, discepolo dì s. Pao-
lo, andasse in Dalmazia. Certo è,
come dice Commanville, Hisloire de
tùus ies archéi^. H Mtj, pag. gS,
des. archés^. et A>. de Dalmate ^
che le metropoli di Salona, e di
Baguà furona erette nel prìmo se-
colo della Chiesa. La prima si riunì
a Spalatro, la seconda divenne in
seguito sede vescovile II etistianef-
Simo vi si mantenne in vigore si-
no al VII, e rVlII secolo, allor-
che gli scbiavoni, popoli originari
del nord come gli unni, se ne iav«
padronirono, e vi stabilirono diversi
principati; e che s. Metodio e s.
Cirillo convertirono al cristia^nesì»
mo, verso il pontificato di Giovanni
Vili. Nel secolo terzo la Dalmazia
venerò sulla cattedra di s. Pietro
un suo condltadino, s. Cajo di Spa^
latro, eletto Papa nell'anno 283.
Egli era figliuolo di s. Cajo prete,
fi^tdlo di s. Gabino, prete e morii*
DAL 79
re, e fii zio di s. Susanna. ^. Cbie«
SA DI s. SvsAifffA, e CansA ni 9. Ca«
10. Nel quarto secolo fiorì l'altro
cblmatino s. Girolamo, dottoi^ deU
la Chiesa^ Cai*dinale, e segretario di
s. Damaso romano Piontefice. Nel-'
l'anno 494y ^' Gekisiot i si oppo*'
se ai progressi dell'eresia pelagia-
na, che tentava insinuarsi anche
nella Dalmazia. Nel Sgo^, sotto s. Gre-
gorio I, la Chi«» rimana possedeva
nella Dalmazia un pinguissimo pa-^
trimonio, che faceva amministrare
per mezzo di un rettoiis. Dall' aiH
nalista Binala aUnamo all'anno
594 num^ »6, che s. Gregorio I
sospese dalla comuniéne colia santa
Sede i vescovi deUa Dahsiazia, i
quali aveano consagralo Massimo
falso vescovo Salonitano, contro il
divieto della Sede apostolica. Nel se-
colo VII nuovamente la Dalmazia
vide sublimato al pontificato un al-
tro suo- concittadino, dappoiché nel-
r anno 640 fu creato Papa Giovan*
nilY, figliuolo di Venanzio, scola-
re di Zara. Questo Pontefice fece
ti*asportare dalla Dalmazia sua p«^*
tiia, perché la vedeva sovente in-
vasa dai barbari, le reliquie dei ss.
martiri Venanzio, Anastasio, e Mau-
ro, le quali da lui furono riposte
presso la basilica lateranense, neK
l'oratorio, che poi n chiamò della
Madonna di s. Giovanni. Dal cita-
to Commanville si ha, che Giovtmni
Vili concesse agli slavi o schiavonf,
cb'eransi stabiliti in Dalmazia, di cele-
brare gli uffizi divini, nella^ loro lin-
gua. Non sarà discalzo il notai*e che già
Adriano II del 869, aveva concesso ai
moravi, che negli uffizi divini, e
nella messa facessero uso della lingua
slava per essi- volgare, ciò che coir-
fermò l'immediato successore Gio-
vanni VIU, coir obbligo di recitare
prima il vangelo nella lingua lati*
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8o
DAL
fiBi e poi nella slaya. V. Scuato-
VIA, o Slavoxia.
Il Pontefice Gregorio VII, nel*
Tanno 1076 o 10785 creò re De-
metrio duca» o principe della Dai*
mazia, Croazia, e Sditavonia, di-
chiarandolo re di dette provincie.
Demetrio le sottopose al dominio
della santa Sede coli' annuo tribù*
to di ducento bizanti, e col giura-
mento dì fedeltà a s. Pietro, e ai
romani Pontefici, come narra il Ba-
ronio all'anno 1076. Quindi, nel
concilio tenuto in Salona, s. Grego-
lio VII, per mezzo de' suoi legati,
Gebizo Girdinale vesooTo di Osse*
na, e Folcuino tcscoto di Fossom-
brone, fece dare a Demetrio la co*
rona, e le insegne reali. Successiva-
mente i Papi non mancarono di
prendere patema cura della Dalma-
zia. 11 Nerini, de tempio et coeruh
bio ss. Bonifacii et Alexii a pag.
85, e seg., parla di tal concilio,
perchè Gebizo era stato abbate di
tal monistero di Roma, e dice che
TI fu interdetta la vendita degli uo-
mini. Bonifacio Vili vi spedì per le-
gato il Cardinal Boccasini, che poi
gli successe nel i3o3, col nome di
Benedetto XI, e Nicolò V nel i449
spedì in Dalmazia il rinomato pre-
dicatore fi*. Antonio minore fran-
cescano. Gi*egorio XIII nel 1576
fondò un convento pei fi'ancescani
in un'isola dell'Adriatico per van-
taggio spirituale della nazione dal-
.matìna, e per la convezione dei
turchi. Il suo successore Sisto V,
che riteneva la sua famiglia origi-
naria dalmatina, o illirica, dai fon-
damenti riedificò in Roma la Chie-
sa di s, Girolamo de* Schiavoni
(Fedì)^ e v'istituì una collegiata
«con capitolo, che dovesse essere com-^
posto d' illirici, dalmatini, e schia-
voni, perché da essi l' antica chiesii
DAL
riconosceva la fondanone, in uno al
contiguo ospedale pei nazionali. Di-
poi Innocenzo X, nel 1644* ajutòi
veneziani contro i formidabili sfor-
zi de'turchi, che aspiravaoG al con-
quisto della Dalmazia; e Pio VII,
nel 1809, e nel mesestesso della sua
deportazione, ebbe la consolazione
di sentire l' inti'epidezza dei -vescovi
della Dalmazia, contro le pretensio-
ni di Napoleone imperatore de' fian-
cesi, lesive alia cattoUca religione.
Per ultimo feremo menzione del
prodigioso avvenimento, per cui per
mano degli angeli la santa casa,
ove il divin Verbo s'incarnò nel
ventre immacolato della beata Ver-
gine, da Nazaret fii trasportata in
Dalmazia, tra Tersate, e Fiume
sull' Adriadco. Ciò avvenne l'anno
lagi, nel. pontificato di Nicolò IV,
a' 9 maggio, cioè circa un mese do-
po che gl'infedeU presero Acri os-
sia Tolemaide ai cristiani, l'unica
città che loro rimanesse presso i san-
ti luoghi di Palestina, pei quali a-
vevano avuto luogo otto crociate.
Ma dopo tre anni, e sette mesi, ai
IO dicembre 1394» gli angeli tras-
portarono la medesima santa casa
nella marca di Ancona, in una sel-
va di certa donna chiamata Lore-
to, e poscia passati otto miesi, ia
altro luogo più in là dal monte
mezza lega distante, e finalmente
poco dopo, e nel 1 290, nel sito ove
rimase, e tuttora si venera la detta
Sakta Casa di Loreto (Fedi).
Clemente VII, volendo riconosce-
re l'identità del gran pi*odigio, in-
viò tanto in Nazaret, che nella Dal-
mazia, alcuni soggetti idonei, i qua-
li esaminai'ono con diligenza le tras-
lazioni della santa Casa, e la pe-
riferia di essa, e si ebbero per ri-
sultato incontrastabili documenti del
seguito prodigio.
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DAL
ConcHio di Dalmaua.
Nell'amio 1199, GioTaDni cap-
pellano del Pontefice Innocenso 111»
e Simone suo suddiacono^ ambedue
legati della santa Sede, o, secondo
altri, due religiosi l^ti pontificii^
assistiti dall*ai*cÌTescoyo di Diodeo,
sede poscia trasferita ad Àntivariy
e da sei tcsootì suoi suffi^aganei,
stabilirono, e pubblicarono in un
concilio dodici canoni per estirpare
gli abusi inti*odotti nella Dalmazia,
ed ìyì stabilire gli usi romani. Vi si
proibì la simonia, si ^ietò ai Teseo*
Ti di riccTere danaro . per l'ordina-
zione, dovendo essere posti tra i
laici i chierici così ordinati, e de-
posti i TescoTÌ. Si condannarono i
matrimoni de' preti. Venne appro-
vata r antica divisione de' beni ec-
clesiastici della Dalmazia. Si ordinò
di custodire rigorosamente il spre-
to delia confessione, sotto pena del-
la perdita dell' ufiizio, e del bene-
fìzio. I laici, che davano benefizii,
e quelli che li ricevevano dalle lo-
ro mani, furono condannati. Si ful-
minò la scomunica ai mariti che
abbandonassero le mogli, senza il
giudizio della Chiesa. Venne vietata
la ordinazione de* bastardi, e si pre-
sorisse l'interstizio di un anno pel
diaconato, e il sacerdozio; e. si or-
dinò di Gonferkli prìma di trenta
anni di età. Diz. d^ ConcUii^ p.
i44; Labbé t. XI.
DALON o DALONE. Luogo del
Limosino in Francia, in cui eravi
un'abbazia de'cisterdensi. Quivi nel-
r anno 1114 si tenne < un concilio,
rammentato dal Mabillon, Annoi*
s. Benedici t. V, p. SgS. L' abba-
zia fu nel medesimo anno .fondata
da Gerardo di Sala, e divenne con-
siderabile a segno ch'ebbe sino a
tre chiostri, uno. pei monaci, Vaiivo
TOL. XIX.
DAM
»i
pei oonverd, il terso per gii ospiti.
In seguito da essa dipendetteit) set*
te abbaxie*
DAMA. Vocabolo, che «gnifica
donna j sd^bene nell'uso si pigli
comunemente per donna nobile, o
gentildonna. Il Menagio dice, che
tal voce derivi da Dominus^ che
significa Signore, e dal femminino
domina; dal che per abbreviatura
si é fatto il nome di Dama. Fore-
se dall' Italia passò questo nome in
Francia, giacché . pure anticamente
si disse in ItaUa Nostra Dama la
Vergine Maria madre di Dio. Quin-
di furono istituite le congregazipni
religiose di donne delle Dame dd
^gro Cuore {Fedi), e delle reli-
giose di Nòtre Dame (Vedi). L'e-
rudito Cancellieii nella Lettera- «o-
pra V origine delle parole Domi'
nuSy e Domnus, ec., a pag; 8, e 9
dice,- che colla. parola Dam e Dame
si nominò Dio, e spiega come passò alle
donne. Il titolo, di Dama altre vol-
te era onorevolissimo in Francia;
non accordavasi che alle persone
di alta portata, ed era riserbato
alle mogli de' cavalieri, giacché quel-
le degli scudieri qualificati dicevan-
si soltanto Madamigelle, Francesca
d'Angiò, essendo rimasta vedova
avanti che suo marito fosse stato
creato cavaliere, non ottenne dagli
storici se non che il titolo di ma-
damigella. Sul trattamento delle Da-
.me, nel formolaiùo epistolare, può
consultarsi il Parisi , Istruzioni per
la secretaria.
In appresso s' introdusse il nome
di Madama, e questo titolo si die-
de alle donne, che possedevano qual-
che, signoria ; poscia si diede a tutte
le donne di qualità ed anche alle
: mogli dei magistrati, e finalmente
si prodigò senza, distinguere, massi-
me ap^res^o i fiancesi.. Avverte Can-
6
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82 DAM
pellieri» loco citato pag. 72, die ma-
daipa.fu titolo primtifo una volta
delle regine, e delle principesse del
sangue reale, e fu usato. dagli An«
gioini quando montarono sul trono
di Puglia e Sicilia. Ritornando al
titolo di Dama, aggiungeremo che
le dame nella oorte di Francia fu-
1*0110 introdotte sotto il re France-
sco I, fiirse avendone preso l'idea
dalle corti italiane, per cui allora
▼enne creato il titolo di Dama del
palazzo. Giteiina de' Medici, per
un raffinamento di politica, chiamò
alcune damigelle di onore, tolte tra
le fimdulle del più alto grado, non
tanto perché ad essa servissero di
compagne, quanto per potersene
valo*e . come di un mezzo piii adat-
to a favorire i suoi disunì per i-
sooprìre destramente i segreti dei
grandi del regna II Vossio dimo-
stra, che da Domina discende* Do*
micetta, e da questa Damigella, e
Damoiselle, come avverte anche il
Carpentier.
DAMASCENI PniTTf, Cardimi-
le. V, Pebettl
DAMASCO, Damascus. Città ar-
eivescovile della Turchia Asiatica,
nella Siria, capoluogo del ragguar*
devote pasdalatico del suo nome, e
residenza del pascià. Trovasi situa*
ta in una feitile pianura, e sì a-
mena, che fu chiamata il^ più va-
go paradiso dell' Asia . È posta
a' piedi del versatojo orientale del
•Libano , ed é cinta di beiiissi»
mi giardini, e di ridenti case cam-
pestri. Viene irrigata dal Baradè,
il Chyssorrhoas degli antichi, e da
altri piccoli corsi d'acqua, derivanti
da questo fiume, i quali vanno a
riunirsi in un alveo solo, che a po-
ca disianza da questa città Ibi-ma
un lago ricco di pesci. Damasco è
molto più lunga che Wga^ anzi
DABf
strettissima nel mezso^ andando ad
allai|[ar8i verso l'estremità. Ha no-
ve porte^ ed è circondata da mu-
raglie mezzo rovinose, non cbe^ fian-
dieggiata da torri con fixsse, £ for-
tificato parimenti da torri con fosse
il castello die la difende. L' aspetto
di Damasco è triste e monotono,
non avendo come altre città dell'o-
riente veruna piazza pubblica. Le
case sono semplici all' esterno ; ma
di una grande magnificenza al di
dentro. Oltre gli addobbi festosi,
ed i .loro bei tappeti, ordinaria-
mente hanno esse un vasto cor-
tile quadrato, con alberi odoriferi,
e bdle fontane di marmo, che con-
ducono r accpia ad ogni angolo del-
l' abitazione. Le strade sono bea
lastricate, ed adorne di ricchi ba-
car ben &bbricati> di bagni si:qper-
bi, e dì caffi detti cavenechy appa-
rati eoa buon gusto. Quello detto
Chan^verdy^ ossia caffi ,de' rosai, è
rinomato in tutto l'oriente. Gran-
dissimi sono i sobboighì, ma di for-
ma irregolare. Uno de' monumenti
i più curiosi di Damasco è il ser-
raglio o palazzo del pascià osserva-
bile anche per la sua grandezza. Vi
si distingue il Kan, od ospizio prin-
cipale eretto da Asad pascià, e quel-
lo di Solimano pascià. Numerose
sono le moschee, essendo il popolo
fonatico pel maomettanismo. La pia
bella è la Zekia, a gran moschea,
un tempo cattedrale dedicala a s.
Giovanni Battista, che vuoisi edi&
cata dall' imperatore Eraclio. Questo
superbo edificio è di architettuia
coiintia, e di forma oblunga, ed
ornata di due minereti, sormontati
da una cupola in pietra. Al di fuo-
ri della sua facciata sostenuta da
enormi colonne di granito rosso, si
osserva una magnifica fontana, la
acqua . deUa quale cade da venti
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DAM
^edi di altezza. Questa moschea
racchiude nel suo circuito una cro-
ce, spaziosi, giardini, ed un ospeda*
le per gl'indigenti. Damasco ha
molti altri ospedali, e- il più bello
è qadlo eretto da Solimano I. Vi
sono otto sinagoghe, uoa chiesa gre*
ca, una maronita, una siriaca, una
armena, e tre concenti di armeni
cattobci. In quello di 8. Paolo, che
apparteneva agli spagnuoli, eravi
una scuola di lingua araba. Questa
città è una delle più commercian-
ti della Turchia asiatica. £ celebre
da lungo tempo per le sue mani-
fatture di lame da sciabla, sebbe-
ne non abbiano ora più che un
valore secondario. Queste sciable
SI flessibili, si dice' che fossero fab-
bricate con sottili ed alterne stri-
sele dì feiTO, e di aociajo. È pure
Damasco rinomata per le sue eccel-
lenti fiibbrìche di drappi all'arabe-
sco in seta, che presero appuntò il
nome & Damasco da questa città
in cui furono inventati; sono pure
rinomate le altre stoffe dipinte, di
seta, e di cotone. Damasco versa
le sue mercanzie principalmente a
Bairuly che si Gonsidei*a il suo por-
to. La città contiene circa duecento
mila abitanti, de' quali dodici mila
sono cristiani, e quasi altrettanti
ebrei; il resto siriaci, maomettani,
arabi, e turchi.
Damasco^ «secondo tutte le tradi-
zioni, deve la sua origine alla più
rimota antichità, ed evvi chi la vuo-
le esistente sino dai tempi di Abra-
mo. Altri, e principalmente lo sto-
rico Giuseppe, le danno per fon-
datore Hus figliuolo di Arara, ul-
timo figlio di Noè. Verso Fanno io44
avanti: G. C, divenne la capitale d'un
regno, fondato da Rasin generale
delle truppe di Adareser, che più
tardi piiese il nome di regno di Siria.
DAM 89
Il re Davide batti /Rasin, ed
assoggettò a se questo regno. Eb-
be vari illustri successori, che o-
ra furono in guerra, ora allea-
ti dei ce di Giuda, e di Israele.
Nelle vicende delle guerre fii que-
sta cittfi pi-esa da Geroboarao II
re d' brade, quindi da Taglatfa-
lassare, jtt di Assiria, che quaal
la distribse, spingendo i suol abi-
tanti di là dall' Bufiate, come pu^
anche da Sennàcheiìb, e soggiacque
altresì alla Persia. In epoca men rir
mota dicesi acquistata anche dai ge-
nerali di Alessandro il Macedone. Fa
sotto i seleuci, che divenne capitale
della Siria, prima die lo fosse An-
tiochia. Metello, e Lelio, capitimi
romani, durante la guei*ra di Pom-
peo con Tigrane,se ne impadroni-
rono, e passò quindi sotto U domi-
nio romano con tutta la Siiia, di-
venendo allora questa città Uno del
grandi ai*senali, che l'impero avesse
in oriente. Nel 635 cadde in pote-
re degli ai'abi o saraceni, dopo che
r imperatora Eraclio fii vinto nelle
sue vicinanze dai luogotenenti del
califfi) Abu-Bekr. Il califfi» Moawiah
la fece residenza, e capitale del ca-
liffiito, il qual onore conservò fin*
che i califfi abassidi trasferirono
ad Anbar la loro sede. Fu in ap-
presso soggetta ai sultani di Egitto
sino a che Timur-Beg la distrusse.
Finalmente, dopo molte altre vicen-
de, cadde in potei*e dei ttn'chi con
tutta la Siria, per opera dell' im-
pei'atore Selim I, nel i5i7, e fino
da quel tempo fece sempre parte
dell'impero ottomano. Nel 1759,
fu molto danneggiata dal terremoto.
La roligione cristiana vi fioriva
quando Areta re degli arabi, ne a-
"vea il possesso; e si può dire che
l'apostolo 8. Paolo battezzato da A*
iiania discepolo di Gesù Cristo, fos^
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84 DAM
se uno de' tuoi allievi. Dal Rinaldi
all'anno 35 si apprende che in Da-
mascò raooolse la chiesa il detto
Anania» dopo che i fedeli erano
Jtati cacciati da Gernsalemme dopo
la morte di s. Stefano; e che nel
luogo dove Cristo apparve a san
Paolo per convertirlo, fu edificata
una chiesa. Fu in Damasco che s.
Paolo perdette, e ricuperò la vista.
Vuoisi che Teodosio I, avendo e-
Tetto in provincia la seconda Fe-
nicia, o la Fenicia del Libano, at-
-tribiiisse i diritti metropoHtani ad
Emesa, dov'egli stabifi un prefetto;
con tutto ciò Damasco era metro-
poli sotto il patriarcato d' Antiochia
coi seguenti vescovati suffraganei:
Emesa, LiopoH, Salama, Laodicea,
Abila, Tabiiida, Evaria, o > Giusti-
nianopoli, Palmira, Chomoara, Sa-
racenorum, Charàdea, Alala o Ala-
lia, Danaba, Clima Magludorum,
Clima orientale, e Gonaitico. Dama-
sco fu stimata la seconda sede del-
l' oriente dopo Tiro; e per molto
tempo vi fece residenza il patriar-
ca d'Antiochia. Al presente Dama-
sco^ Damdscen., è un arcivescovato
in partibUs, avente sottoposte le se-
di di Abelia, di Alala o Alalia, di
Coradro, di Evaria, e di Tanes
pure : in partìbus. Gli ultimi ar-
civescovi titolari furono monsignor
Giovanni Camillo Rossi, che Leo-
ne XII, nel concistoro dei 9 aprile
del 1827 , trasferì dalla chiesa ve-
scovile di s. Severo ; e prima di lui
<era stato arcivescovo di Damasco,
monsignor Giuseppe dalla Pòrta Ro-
diani, pòi patriarca di Costantinopo-
li, e dal regnante Pontefice creato
Cardinale. Le missioni latine di Da-
masco sono dipendenti dal vica-
riato apostolico di Costantinopoli
pei latini. Tra i grandi, uomini,
eh' ebbero per patria Damasco, si
DAM
contane s. Giovanni Damasceno, ed
A bui feda.
DAMASO, Cardinale, r. S. Da-
MAso I Papa.
DAMASO I (s.), Papa XXXIX,
Naofue egli in Guimaraens di Por-
togallo, ovvero in Roma Tanno
3o4r e fu annoverato, benché assai
giovane, tra i notari e lettori della
Chiesa Romana, ed é per questo
che scrìsse gli atti dei ss. martiii
Pietro e Marcellino. Cresciuto cogli
anni, strinse amicizia con Si Atana-
sio. Sino agli anni quarantotto di
etìt non fu insignito dell'oline del
diaconato. Di un tale carattere flre-
giato, accompagnò l'esule Pontefice
s. Liberio sino a Milano, e quindi
fu ordinato prebe, e fetto Cardioa-
ne sotto il pontificato di s. Felice
II, indi confermato da s. Liberio,
di cui secondo alcuni fu vicarìo in
tempo dell'esilia Innalzato alla su-
prema dignità di Pontefice, in età
d'anni sessantadue, ed ai i5 set-
tembre del 367, sua prima cura
fu il sedare lo scisma mosso dal-
l' antipapa Oi*sicino, e dtedesi poscia
con zelo veramente apostolico al
buon goveriTO della Chiesa. Nel
369 adunò in Roma un sinodo di
9v^ vescovi, nel quale fii conferma*
ta la fede nicena, riprovato il con-
cilio di Rimini, e condannato Au-
senzio, qual promulgatoti dell'aria-
na eresia nella diooesi di Milano.
S. Rasilio mandò a Roma sue let-
tere per Doroteo diacono antioche-
no, laonde s. Damaso I, 'per com-
piacere alle pie istanze di (ui, spe-
di nell'oriente Sabino diacono della
-chiesa milanese ; ma essendo questi
ri tornato a Roma . con altre lelteie
di s. Basilio, che al Papa non
piacquero, fiirono a lui respinte a
mezzo di Evagrìo antiocheno. Al-
lora Basilio ed i vescovi orientali
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DADT
incaricarono Doroteo, divenuto pre»
te, di portara al Pontefice alti-e
lettere, per cui fu in Roma nel
374 celebrato un concilio.
Poco dopo si recò in Roma Vi-
tale apollinarista, e da scaltro pre-
sentò a s. Damaso I una ^formola
di fed^, che sembrava secondo i
dommr cattolici, il perché fu rice-
vuto alia sua comunione; ma ap-
pena partito da Roma, il Papa si
insospettì, e di ciò scrisse a Pao-
lina di Antiochia, la qual cosa per
altro destò nell'oriente altri movi-
menti, perchè in certo modo sem-
brava riconoscere PaoJino, a xlanno
di s. Melesio, per legittimo vescovo
di Antiochia. I vescovi orientali^
in uno a s. Basilio per la terza
volta mandarono Doroteo.a Roma
per rappresentare le ragioni di san
MeleziiD. Tuttavolta, nei sinodo ce-
lebrato dal Pontefice^ diede ragione
a Paolino, col prescrivergli di ncm
rigeltai'e dalla comunione cattolica
•9. Melezìo; quindi s. Damaso I in-
terrogato da s. Girdamo, il quale
il consultò se potesse cattolicamen-
te dirsi che in Dio ci fi)ssero tre
ipostasi^ e con chi dovesse comu-
nicai^, rìspose che comunicasse con
Paolino, e che professasse in Dio
un* ipostasi, e tre persone: insegui-
to i due partiti vennero a transa-
zione, che fu approvata dal Papa.
Pfeir anno 878 s. Damaso I battez-
zò Gracco prefetto di Roma, e gli
comandò di atterrare V infame spe-
lonca del dio Mitra. Nel 38o di-
chiarò nulla l'ordinazione fatta da
alcuni, egizi dell'ambizioso Massimo
Cinico a vescoi^o di Costantinopo-
li, e costituì suo vicario nelle pra-
viacie dell' lUirìa orientale il vesco-
vo di Tessalonica Acolio. Venuto a
Boma Priscilliano condannato dal
concilio di Saragozza^ il Papa non
DAM 85
lo ricevette. Nel 38 1, ad istanza
dell'imperatore T^dosio, fece il
santo Pontefice celebrare il secondo
concilio generale, a cui intervenne
un gran numero di vescovi. Questi
rìcevettero onorevolmente il 7b-
mò degli Occidentali j o sia la
professione di fede di san Dama-
so 1 a Paolino, già stabilita l'an-
no precedente nd concilio roma-
na, e confermarono - la fede del Ni-
ceno contro gli ariani Macedonio,
Aezio, ed Eunomio. Nell'anno 383
scrisse' s. Damaso I ai vescovi di
oriente una lettera contro gli apol-
linaristi, ed un'altra Tanno appres-
so all' imperatore Valentinìano a
£ivoré di Simmaco, calunniato di
perseguitare i cristiani per favorire
la causa di Cesare. Non è vero, che
egli fosse il primo ad ordinare in
Roma il canto dell' AUeluja in tem-
po pasquale, ma bensì di avere in-
giunto che si cantasse più fi*equen-
temente, ed anche fuòri di quel
tempo. Alcuni attribuiscono a san
Damaso I altre cose, come l'istitu-
zione della pena del taglione. Chia-
mò s. Damaso I a Roma il dotto-
re 8. Girolamo, • per servirsene co-r
me di segretario nelle risposte che
dava ai concili, ed alle chiese; inol-
tre s. Girolamo per comando del
Papa ti-adusse nel latino idioma
varie opere. Governò diciassette an-
ni, due mesi, e ventisei gioiti, e
morì quasi ottuagenario agli 1 1 di-
cembre- del 384* Egregio per vir-
tù, erudito ndle sante Sci*ittui*e,
illustre per gli scritti, ed insigne
per l'ottimo governo del suo pon-
tificato, 8. Damasa I fu uno de'pià
cdebrì Papi della primitiva Chie-
sa. Il suo cadavere venne sepolto
nella basilica da lui eretta snella Tia
Ai'deatìnaj accanto alla madre, ed
alia sore^a Irene, e quindi trasferì-
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86 DAM
to nella Oueta di s. Loinm» im
Danuuo {P^edi), da lui medesimo
fendala. Vaob la tede Romana tren-
tuno giorni.
Le opere dì s. Damato I, colla
sua Tita^ fiirono date alla luce da
Federioo Ubaldinì nei i63o, iUu«
strale poi colle note di Marzio Mi-
leào Sarazzano J. C romano, per
la cui industria furono raccolte nel
167 1. Vi è un'altra edizione roma*
na del 1638» del p. Gurlo d'Aqui-
no; e poscia il p. Antonio Maria
Merenda nel 1754 ne procurò al-
tra romana edizione in foglio. Il
Papebrodiio, in PropyUo par. I,
pag. 58, sopra alcune Epistole at-
tribuite al santo Pontefice, & una
bella dissertazione. Scrisse ancor la
▼ita di questo Papa, il p. Antonio
de Macedo, nella sua Ludtania In*
fiiUua^ puU>licata in Parigi nd
j663. Intorno poi alle opere di
s. Damaso I, ESogia sanctorum,
stanno nella Bibliaih. PP, edit Lug-
duni, tom. V, p. 635; nell' Appena.
BtbUoL Vcter. PP. p. 844 e nel-
la seconda edizione del Bigni, tom.
IV, coL 920; e nella terza al tx>-
mo IV, pag. 543, Elogium de Ptzu^
lo Apostolo, sta in 3, choro Poe*-
far. Latin, edit Hanoviae, tom. II,
pag. 673. Le Epistole si possono
leggere in Labbé, CondUor. tom.
II, col. 864» e con s. Clemente
edit Goloniens. pag. 536. Hymrd
tres stanno in Èfymnario ad col-
eetn psaUern Thomam pag. 48-5^*
DAMASO II, denominato prima
Poppone nativo della Baviera in
Germania, vescovo di Bressanone,
di bassa nascila, ma di gran mente,
sostenuto dalla protezione di Enri-
co III^ ai 17 di luglio dell'anno
1048 in Roma fii benedetto, e ve-
nerato per Papa. Ma non regni»
elle soli ventitre giorni, essendo
DAM
morto ag^ 8 di agosto a Pale^
strina, ove crasi recato per fiiggire
rnooesnvo caldo di Boma. Fu quin-
di il suo corpo trasferito in Roma, e
sepolto (non della dttk ndla chiesa
patriarcale di a. Lotcnzo. La s. Sede
vaco sei mesi, e quattro giorni. Per
altre notizie su questo Papa, die
pd brevìsnmo suo pontificato, e
per essere straniero poco si cono-
scono, si possono consultare gliscrit^
tori delle vite de' Pontefici.
DAME nn sagio Cirwx. V, Sa-
OMO CoOlK, DaMB.
DAIOANO Pimo (s.) Cardina-
le. V. Pimo Damiamo (s.)
DAMIANISTI. Eretici, ramo di
aoefiili severìani. Presero il nome
da un certo Damiano vesoovo di
Alessandria, il quale essendo pri-
ma del partito di Severo ereti-
co fescovo di Antiodiia, si divi-
se poi andie dalla sua scuola, e
si formò una setta particolare. I
Damianisti, seguendo 1' errcM« di Sa-
bellio, ammettevano in Dio una so-
la natura, ma senza distinzione di
persone, insegnando, dm i nomi Pa-
dre, Figliuolo, Spirito santo, non
sono altro che diverse denomina-
zioni ddla stessa persona.
DAMIANO (s.). Era questi fia-
tello a s. Cosma, ed ambedue ara-
bi di nasdta. Si applicarono in Si-
ria allo studio della mediana, e
riuscirono medici sì per l'arte che
per la pietà fiimigerati. Profisssan-
do essi la rehgione cristiana, ani-
mati da questa, assistevano gli in-
fermi con quella carità , eh' essa
ispira, non curando per nulla l'in-
teresse venale, anzi rigettando qua-
lunque compenso. In Ege dttà del-
la Glicia vivevano essi, ed erano
onorati assai da que' dttadini, ado-
pei*andosi ancoi^ di fere nuovi pi*o-
seliti alla religione cristiana. L' im-
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DAM
peratore Diodeziano, perseguitando
la idigione di Cristo, ordinò a Li-*
sia, goTematore della Cilicia, di non
risparmiare la morie a chi la pro-
fetava. Facile ib al goveraatore di
scoprire questi santi fratelli per ne-^
mici del suo padrone, e quindi or*
dÌBÒ che fiissero presi, ed assog*
gettati ai più crudeli tormenti ,
perchè obbedissero a Cesare, ma
costanti essi nella loro fede , li
fece perire sotto la scure. I loro
corpi furono raccolti, portati ih
Siria, e sepolti a Ciro. Questi ge-
nerosi soldati di Crìsto furono assai
onorati. Alcune delle loro reliquie
vennero portate in Roma sotto il
pontificato di s. Felice III deUo IV,
ed attualmente riposano nella chiesa
del loro nome, ch'é ancora diaconia
cardinalizia. F'. Chiesa db' ss. Cos*
HA, E Damiavo, non che ss. Cosma,'
e Dameauo, ove si parla delle tre
coppie di santi di egual nome. La
Chiesa onora la loro memoria il
d\ 27 settembre.
DAMIANO, Cardinak. Questi
viene annoverato dal solo Gaoconio
tra i Cardinali diaoom, creati é^
Urbano II, Papa eletto nel 1 088. Gli
altri scrittori non fanno di lui men«t
zione, cosicché della sua vita non pos-
siamo raooogiiero ulteriori notizie.
DAMIATA o DAMIETTA. Cit-
ta arcivescovile dell' Africa nel basn
so Egitto, capoluogo di provinda^
sulla riva destra, e presso la foce
del ramo orientale del Nilo, detto
ramo di Damiata. £ eretta in tw*
ma di luna crescente sulla stretta
lingua di terra, che si trom fra il
Nilo, e il lago Menzalch, sempre
coperto di barche. Vi si Tedono tre
grandi moschee, una delle quali ò
un' antica chiesa cristiana, il cui in*
temo è sostenuto da molte colonne
di marmo. Iiji una di queste mot
DAM 87
sdiee si alimentano parecchie cen-^
tinaja di poveri, ciedii, ed impedi<«
ti. Questa eittà, vantaggiosamente
situata pel oommerdo, manca di
porto; tuttavolta il suo commercio
è animatissima coir Egitto e colla
Siria, per cui tì risiedono Tari con*
soli europei. I dintorni sono assai
deiiziosi, e l' aria vi è sana.
La presente città di Damiata fu
&bbricata nel luogo stesso, e secon-
do alcuni a poca distanza dalla
antica Tamiathis, situata quasi in
&ocia di Pelusio, che qualche volta
si confuse con questa città, e che
fu distrutta durante le crociate^
Damiata seguì il destino delle altre
città, allorohè i saraceni si resero
padroni di questo paese. AH' artico*
lo Crodaia (f^edi)^ si parlò molto
di Damiata, e dei Cardinali legati,>
che tì spedirono i sommi Pont^^
ci, cogli eserciti de' crocesignati, pel
conquisto di Palestina, e dei santi
luoghi. I crocesignati la presero do»
pò un lungo assedio nel 1318, o
12 19: laonde Tafadino sultano ne
morì di dolore per non poterla
soccorrere. Il Papa Onorio III moU
to si adoprò per conservare Damiata
ai crociati, che vi edificarono diversa
chiese; ma fu restituita al soldano di
Egitto nel 131 lé II re s. Luigi IX^
avendo preso la croce, passò in E«
gitto, e giunse nella rada di Da^
miata il 4 g>uguo 1 249> ^ ^^ ^^^^
ra la città dai saraceni abhando**
nata. Df eli' anno seguente, quel ro
di Frauda, essendo stato btto prin
gioniero in un fetto d* arme sangui^*
noso successo in un campo di bat«
taglia, che si vede all' est della cit«
tà, fu oostrotto, per ricuperare la
propria libertà, di cedei*e di nuovo
Damiata, aUora in potdre de'firan-r
cesi, ai saraceni. Questi^ temendo
non fosse per l'avvenire il motivo
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88
DàM
di UBA guerra fetale al loro paese;
distrussero Damiata. Dipoi, in sud
luogo n' eressero una nuova, o, se*
oondo alcuni, ripararono la Tecchia;
É certo, che oggidì la foce del Ni-
lo è più lontana, cioè a dire più
setteotrìonale, che non era al tempo
di s. Luigi IX. Questo prolunga-
mento della costa ebbe egualmente
luògo air imboccatura di Rosetta.
Damiata divenne sede metropo-
litana; ma né si conosce l'anno
dèlia sua erezione, né se lo ' fosse
dopo che fu presa dai crociati. Cer^
to é, che nel 1249 n'era ardvesco-
▼o Egidio, a cui il re di Frància
s. Luigi IX assegnò duecento li-
re 'di* rendita dalla sua cassa par-
ticolare, finché egli avesse qualche
altro beneficio, che provvedesse al
suo mantenimento. Al presente è
oobupata dai maomettani, che vi tol-
lerano alcuni cristiani copti, e pa-
recchi greci, i quali vi hanno i loro
vescovi. É arcivescovato inpartìbus^
ch& viene conferito dalla santa Sede,
con tre vescovati pure inpardbus,
cioè Ermopoli, Nilopoii, e Tanasia,
alla sede di Damiata soggetti. At-
tualmente è fregiato del titolo di
arcivescovo di Damiata , monsi-
gnor Giacchino Pecci nunzio apo,-
stolico nel Belgio, e tale dichiarato
dai Papa che r^na nel concistoro
de' 27 gennaio anno corrente. Avanti
di lui lo fu moQs.Giaoomo Sinìbaldi,
fatto da Pio VII, e dal medesimo ai
29 agosto 182 1 dichiarato vescovo
assistente al pontificio soglio, quin-
di da Gregorio XVI, nel mentovato
suo concistoro, £itto patriarca di
Costantinopoli. Prima di lui Pio Yf
fece arcivescovo di Damiata, colla
nunziatura apostolica di Colonia,
monsignor Bartolommeo Pacca, ora
Cardinal decano del sagi*o Col-
legio.
Dx\N
DANABA {Danùben.y Sede ve-
scovile della Fenicia marittima nel-
r Asia, posta da Tolomeo nella Pai-
mirena al sud ovest della città di
Palmira. Il vescovato venne eretto
nel secolo quinto, e sottoposto alla
metropoli di Damasoo. Di questa
cbiestt si trova menzione negli atti
de' concili, ove pure sono ricordati
due vescovi, cIm vi ebbero sede. Al
presente è un vescovato in parti'
bus, nella giurisdizione pure in par^
iibus di Damasco. Gli ultimi die
ne portarono il titolo, sono monsi-
gnor Giuseppe Scfauller de Ehren-
tal, e monsignor Ignazio de Natale
palermitano, de' DÒarchest di Monte-
rosato, a ciò nominato dal Papa
Leone XII nel concistoro ed 21
maggio 1817.
DANDINI Girolamo, Cardinale,
Girolamo Dandini nobile cesenate
di famiglia oriunda da Siena, uo-
mo di grande spirito e di estese
cogniùoni , fu dapprima scelto a
segretario di Paolo III, e poscia,
nell'anno r544» promosso al ve-
scovato di Caserta, dal quale due
anni dopo fece passaggio a 'quello
d'Imola. Di questa chiesa ^i fu
assai benemerito ; la fece ricoprire
di una stabile volta, e la forni di
preziose suppellettili. Ampliò anche
il palazzo episcopale^ e diede luogo
a' cappuccini di fabbricarsi una chie*
sa e convento. Fatto assai destro
nel maneggio de' pia difficili affari.
Paolo ni lo spedì piii volte inter-
nunzio in Francia presso France-'
SCO I ed Enrico II suo successore;
col quale trattò ancora intoi*no alla
futura celebrazione di un concilio
generale, eh' ebbe luogo dipoi nella
città di Trento. I protestanti face»
vano allora grandi pt*ogretei, e peiv
seguitavano a tutto potere i catto-
lici : e si fu appunto per reprimet*e
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DAN
la forsennata loro prepotenza, che il
Dandini \enne insignito del carattere
di nanzio ordinario nella corte del*
l'anzidetto Enrico. Dipoi Giulio IH,
successo nel i55o a Paolo III, lo
ridiiamò presso di sé in qualità di
segretario, e quindi gli diede la
commissione di recarsi come inter-
nunzio presso Carlo V per istabili-
re la continuazione del tridentino
concilio, e per ottenere soccorso
sella guerra di Parma e della Mi-
randola, di cui fu dichiarato presi-
dente col titolo di commissario ge-
nerale dell'esercito Pontificio. Così
bene riuscì il Dandini in tutte le
cose affidategli, che il Pontefice i
nel i55i, lo creò prete Cardinale
assente, e poscia gK conferi il tito-
lo di s. Matteo in Merulana, e la
qualifica di l^to a latere di Carlo
V per trattare la pace col re cri-
stianissimo. Nelle Fiandre accolse il
Commendone, che gli fece la confi**
denza di quanto avea stabilito colla
r^ina Maria d'Inghilterra per ri-
stabilire in quel regno la religione
cattolica, ed anzi ritenne il Com-
mendone presso di se in qualità
di datario della sua legazione. Ma ri-
chiamato dipoi dal Papa Giulio HI,
perchè s'era mostrato favorevole
soverdiiamente ai disegni di Carlo
y, fii investito dell'abbazia di s.
Bartolommeo nel Bosco in Ferra-
ra. U Dandini con beneplacito apo-
stolico rassegnò la chiesa d'Imo-
la, cui non avea mai rinunzia-
to , a suo nipote Anastasio li-
berto, ma per la morte di questo,
riprese poscia il governo ddla dio-
cesi. Intervenne ai conclavi di- Mar-
cello II, e di Paolo lY; ma fu
appunto in quest' ultimo conclave,
che un'improvvisa malattia lo as-
safi con tal furore, ch'ali lasciò
di vivere in età d' anni So. La
DAN 89
sua morte accadde a' 3 dicembre
iSSg, ed d>be il sepolcro nella
chiesa di s. Marcello presso l'al-
tare della Beata Vergine addoloi^
ta; sul pilastro si vede il suo ri-
tratto, che credesi dipinto da Pel-
legrino da Modena. Il Pallavicini
nella storia del concilio di Trento fa
pia volte menzione onorata di que-
sto dotto, e chiarissimo porporato.
DANDINI Girolamo, nato a Ce-
sena, della frmiglia del Cardinale di
questo nome, entrò nella compagnia
de' gesuiti, in cui si distinse per la
sua pietà e dottrina. Fu il primo
del suo Ordine, che in Parigi inse-
gnasse la filosofia. Dopo di avere
sostenuto a meraviglia i gradi di
rettore e di prorinciale, fu man-
dato da Clemente Vili nel i5q6
nunzio a' maroniti di monte Libano
per riconoscere i loro riti, e la lo-
ro credenza massime intomo all'Eu-
caristia. Diede quindi alla luce una
i*elazicnie esatta dei suoi viaggi, e
di piti un trattato di Ethica Sa^
era, cui Riccardo Simon, che pub-
blicò la relazione da lui tradotta
in francese, con alcune note inte-
ressanti, alFerma essere un' opera ec-
cellente. Mori poscia in Forlì pieno
di meriti, e di virtit, nel. i634
d'anni ottantatre.
DANDINI EacoiE, Cardinale.
Ercole Dandini-nacque in Roma da
nobile &miglia dei conti di tal no-
me, e della marchesa Gualtieri di
Orvieto ai aS luglio i75g. Fece i
suoi studi nel collegio Nazareno dei
pp.' delle scuole pie, tei*mioati i
quali, e dichiaranda la sua voca-
zione ecclesiastica. Pio VI lo fece
<»meriere d'onore, e lo nominò* ab-
legato a portare in Viterbo la ber^
retta cardinalizia' al Cardinal Giu-
seppe Doria venuto ivi dalla nun-
ziatura di Francia. Ebbe in dono
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9Ó DAN
una tabacchiera d'oro smaltata ootr
entro una cedola di mille scudi;
al di lui segretario il Cardinale
donò una mosti-a o orologio d'òro^
ed ai domestici tranta scudi. Pio
VI lo fece quindi canonico di san
Pietro, e Pio VII prelato, ed eco*
nomo della congregazione della &b-
brìca di s. Pietro, cui è pur unita la
quali&ca di segretario di tal congre^
gazione. Nel 1 8 1 6, Pio VII il promos-
se alla canea di ooromendatoro di s.
Spìiito, poscia, nel concistoro de' t o
marzo i8a3, lo eneo Cardinale del-
l' ordine de' preti, conferendogli il
titolo di s. Balbina, ma il vescoTa-
to di Osimo e Cingoli, a cui lo
aveva destinato, Tenne poscia da
lui rinunziato. Leone XII Io fece
prefetto della congregazione del buon'
governo, ed a motivo delle dispo-
sizioni di quel Pontefice, che tras-
portò nel palazzo della cancelleria
la lesidenea del prefetto, e degli
uf&zi di detta congregazione, il Car-
dinal fu il primo prefetto che vi
abitò. Pio Vili lo nominò visitato-
re apostolico dell* arcispedale, e del
pio istituto di s. Spirito in Sassia,
che da prelato, come dicemmo, avea
governato con diligenza, e lode,
colla qualifica di commendatore;
Limosiniero, pacifico, e pio, cele«
brò la messa dopo nove anni dac-
ché apparteneva all'ordine dei Car-
dinali preti. Intel* venne ai con<<'
clavi per l'elezione di Leone XII,
Pio VlIIj e Gregorio XVL Que-
st' ultimo, per la stima particola»
re che ne faceva, nella sua ulti*-
ma infermità avea divisato di visi^
tarlo, ma il tempo ne impedì la
effettuazione. 11 Cardinale dovette
soccombere ad una lunga e peno-
sa malattia da lui tollerata con
quella rassegnazione alla volontà
di Dio, la quale avea sì gran fon-
DAlt
daménto nelk sua esemplarìssima
religione, e mori a' 21 luglio i84o-
Le esequie si celebrarono nella ckùe-'
sa di s. Marcello^ ove cantò la
messa il Cardinal Pedicini, come
camerlengo del sagro Collegio, ed
ivi rimase sepolto neHa gentilizia
sepoltura, in cui era stato pur tumu>
lato il oeld>re Cardinal Girolamo
Dandini. Appartenne alle congrega*
zioni de' vescovi e regolari, del con^
cilio, della rev. fabbrica di s. Pie-
tro, delle acque, dell' economia ,
degli studi, e del censo, e fu pro-
tettore deir ai*cioonfratei*nita di s.
Caterina da Siena a strada Giulia^
DANES Pietro, nato a Parigi,
fu nominato da Francesco I alla
cattedra di professore di lingua gre-
ca. Enrieo II lo elesse a precet-
tore del delfino che fu poi il re
Francesco II. Pochi anni prima
Francesco I lo inviò in qualità di
ambasciatore al concilio di Tren^
to, dove recitò un lungo e dotto
ragionamento, per esaltare 1' at<*
taccamento de' re di Frància al^
la cattolica religione, ed alla santa
Sede. Entrò nel particolare de'be-*
nefici, che la Chiesa Romana avea
iricevuti dalla Francia, e spedal-
mente da Pipino, e da Carlomagno.
Provò, che i Papi perseguitati non
aveano mai trovato asilo più. sicu*
ro che in quel regno. Questo ra-
gionamento proferito nel i546 fìi
stampato dopo in Lovanto cogli
atti del condiio. Fu quindi il Da-
nes Innalzato alla sede vescovile di
Lavaur nel i556 , e presiedè a
quell'augusta assemblea, che vi si
tenne, distinguendosi pel suo fervore
verso il nome fi*ancese.' Mori questo
dotto vescovo a Parìgi nel 1577
d'anni ottanta. Abbiamo di lui al«
cuni opuscoli, e lettere latine rac«
colte» e stampate con un oompen*
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DAS
dìo della sua TÌta a Parigi nd
1731. Procura l'editore di prova^
re oontro il signor, Dupin^ die non
il presidente Duranti, ma Pietro
Danes compilò la grande opera de
ritiòus EceUsiae CathoUcae, otto*-
ro contribuì per lo meno più die
altri a oomporla; ma tali proTe
presso i critid furono di poco ^m»
lore, ntientre l'endono giustizia alla
di luì profonda erudizione.
DANIELE (8.X martire. K s.
Elia, e compigiu mastibl
DAMELE (s.), prete e martire.
Due anni dopo il martirio di 0.
Milles nella provinda dei Rancem
in Persia per ordine di quel go»
vematore fìi arrestato questo sana-
to unitamente alla vergine s. Ver»
da. Questi furono assoggettati a' più
duri tormenti, perdiè abjurassero
la religione di Cristo; ma indai*no :
il perclié inasprito il tiranno per la
loro costanza, ordinò pur anche die i
loro piedi fossero f<»aochiati, e posti
per dnque giorni continui in un
bagno d'acqua gelata. Inutile riu-
scito andbe questo tentativo, furono
per ultimo condannati alla mor^
te, die seguì in fotti il dì 3 1 feb*
braio del 344* ^' Marubiò in lingua
siriaca estese i loro atti, e Stefonò
Assemanì 14 rese pubblid in Acia
Mariyrum Orientai.
DANIELE SmiTA (s.). Nacque
Daniele nella dttà di Murata, pres-
so Samosata. In età di dodici an-
ni, abbandonò ir mondo, e, ritira**
tosi iu un mcmistero, si applicò con
fervore alla vita contemplativa. Al-
lorché il superiore del convento si
i^ob in Antìodiia, Daniele fu ad esso
ooiapagno, e visitarono nel passaggio
il rinomato s. Simeone Stilita sopra
la sua colonna^ Veduto da Simeone
Daniele, il diiamò a sé, e data^
gii la benedizione, lo avvei*tV ancora
DAN 9r
die molto avrebbe sofferto per amo-
re di Gesù. Da fi a non molto
essendo morto l'abbate del suo mcK
nistero^ i monad volevano Daniel
le a successore, ma egli presa la
fuga, si ricoverò presso <s. Simeone.
Vi rimase quattordici giorni, do-
po i quali intraprese il viaggio
per Terra salita, ma per istrada
avendo avuto una visione dal sana-
to, cambiò partito, e si rifugiò à
Costantinopoli, e poi ritirossi in un
tempietto abbandonato, volendo oo<-
n imitare il santo anaoDi*eta. Dop6
la morte di s. Simeone, successa
l'anno 4^9» scelse Daniele una mon-
tagna presso il Ponto Eussino per
suo soggiorno» Uno de' suoi amid
vi fece fobbrìcare due colonne, che
unite con ispranghe di forro appa-
iivano una sola, ed ivi salito egli
vi foce continua dimora. A piedi dì
quella colonna fìi ordinato sacerdo«
te da Gennadio vescovo di Gostan«>
tinopoli, e sopra quella celebrò
la santa messa, ed amministrò po«
scia il pane degli angeli a va«
rie persone . Visse un età assai
lunga, sempre istruendo, e con
l'esempio, e con la voce, quanti
a lui ricoiTevano . La foma di
questo straordinario uomo si diffuse
per ogni dove, e venivano in gran
numero portati gl'infermi a piedi
di questa colonna, perchè volesse
egli procurare da Iddio ki libera-
zione dei loro mali, e tutti ne pai^
tivano risanati. Tre gioiiii innanzi
alla sua morte o&rse il santo sa-
grifido alla mezzanotte, e fu con-
solato con una visione degli ange-
li. Il patriarca Eufomio lo assi*
stette, e lo vide spirare sopra la
sua colonna drca l'anno /^^o, li
1 1 dicembre, nel quale giorno vie-
ne celebrata la sua festa nei calen-
dari greci, e latini.
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9« DAN
DANIELE (s.), TetooTO nà pée-
M di Galles. Questo santo era te^
nuto in aitìssima \enet*azione nella
chiesa della Gran^firettagna. Fion
in sul piinoipìo del secolo sesto^
fondò un monistero» presso il c»-
nale del mare che divide l' isola di
Anglesey dal paese di Galles. 11 ve
Afailgo edificò l'anno 5i6 incirca
una città in questo luogo medesir
mo detta, secondo Usserio, Bancor,
o Bangotj ed il nostro santo vi fu
eletto a pùmo vescovo^ ricevuta
avendo la conseawone da s. Du-
brizio. Dopo una lunga vita di &*
tiche e di meriti, morì nel 54^,
ed ebbe la sepoltura nelFisola di
Bardsey. La cattedrale di Bangor i
anlitolata dal suo nome. F'. Bahgob.
DANlMARCA,OANiiAACK(Z>anta).
Begno della parte settentrionale del-
l'Europa, il. più antico dei tre regni
del nord, situato al sud ovest del*
la. Svezia, e al nord dell' Alemagna.
Attualmente si compone i.*" di una
.piccola porzione del continente ,
ix>nfinante al sud col gran ducato
di Meklenburgo-Schvrerin, coi ter-
ritori delle città libere di Am-
burgQ, e Lubecca, e col regno di
Annover, da cui è separato dall'El-
ba; all'est col Baltico, il picco-
lo Belt, ed il Cattegat, al nord
col SkagerracL, ed all'ovest, col
mare del nord; a/ di molte isole
situate nel Baltico, e fra queste
è il Cattegat La penisola di Jut-
land, ed i ducati di Sleswig, di
Holstein, ^ di Lavenburgo, formal-
ine la parte continentale di questo
regno. Fra le isole si distinguono
particolarmente quelle di Seeland,
. Fionia, Laaland , Falster , ]\f oeen^
Langeland, Alsen, Fehmern,e Born-
hoim. La Danimarca possiede inol-
tre le isole Faeroe, e la Islanda;
ma questi possedimenti della Da-
DAN
himarca propriamente detta' sono
assai lontani. Si calcola la superfi-
cie di questo regno a duemila ot-
tocento venti leghe, delie quali sei-
cento dnquantadue toccano alle iso-
le, . ed il restante al continente.
Là estensione delle ooste é dì cir-
ca mille seioento leghe. Fra il gran
numero degli stretti, che interseca-
no questo regno interamente ma-
rittimo, nomineremo il Sund, od
Oeresund, che. separa Seeland dal-
la Svezia, il gran Belt che si tro-
va fia Seeland, e Fionia, il piccolo
Belt, che si prolunga fia Fionia ed
il continente, ed il Guldborgsund,
rinchiuso fi» -Falscter e Laaland.
Una . moltitudine di pioooli fiumi,
indicati in danese col nome di
Aaèr^ ne intersecano il suolo. La
posizione marittima della Dani-
marca è estremamente fìivorevole
alla navigazione. Non vi è luogo
in questo paese, die sia a più di
venti leghe lontano dal mare •
Compresi i laghi, e le paludi j le
acque formano la sedicesima • parte
delia superficie di questo r^no.
Quantunque situata nella parte la
più settentrionale della zona tem-
perata boreale, la Danimarca ha
un clima meno fi'eddo di quel-
lo sembri esigerlo la sua latitudi-
ne. L'umidità dell'atmosfera fiivo-
nsoe la vegetazione, ma il clima
non è nocevole ai danesi.
Il regno di Dai^arca dvìlmen-
■te può dividersi • in tre sezioni^ i."*
la Danimarca propria, che t com-
prende l'Arcipdago dsmese suddi-
viso ndle tre stifter, o > diocesi di
Seeland, Fionia, e Laaland; la Jut-
landia settentrionale ripartita nelle
quattro diocesi di Aarhuus, Aalborg,
Wiborg, .e Bipen ; e la Jutlandia
meridionde, o ducato di Sleswig;
2." i ducati di Qoktiein, Lauembui*^
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DAN
go, i qfiali fanno parte della con-
federazione. Germanica; 3.** L' isola
d' Irlanda colle alti-e> che ne di*
pendono^ e le colonie . di > oltremare,
cioè; nell'Asia i teiTÌtori e città. di
Tranquebar^e Frederiknagor nella
costa di GoromandeL Sventola pu-
re lo stendardo danese in un pic-
colo forte mantenuto nell' isola
Nankuryy sull'Arcipelago delle isole
Nicobar» che verso la metà dello
scorso secolo aveva la Danimarca
interamente occupato; in Africa il
forte di Cristianborg . nella costa
della Guinea; nell' America setten-
trionale , oltre i . vari ed incerti
stabilimenti della Groenlandia, le
ìsole Antille di. s. Tommaso, di s.
Giovanni, e di s. Croce. Le sud-
dette diocesi, o sdfter, in numero
di sette, si suddividono in diciotto
amleryO baliaggi. Sotto il rapporto
militare, la Danimarca comprende
tre divisioni. La milizia é -riparti-
ta in nove distretti , che si chiama-
no commissarìati militari di terra.
Per la marinai si divide il regno
in sette distretti; finalmente i bo*
schi sono, divisi' in cinque divisioni
forestali. La popolazione del regno
dì Danimarca, comprese le isole del
mare Baltico, e del mare del noid^
supera la cifra di- un milione, due-
cento quattromila, quattrocento ses-
santa abitanti ; quella del d'Hol-
Stein, e signorie dipendenti, ascende
a più di trecento sessanta due mila, e
quelle dell'Islanda, - ed altre colonie,
a centosessantamila. La Danimarca
ha poche città grandi , e la . mag-
gior parte della popolazione è se-
minata nelle piccole città, nei vil-
laggi,, ed in gran numero nei ca-
sali.
La lingua danese non^ è diflè-
rente da quella della Norvegia, e
delta Svezia, che pel dialetto. Gli
DAN 93
abitanti di questi tre regni, altre
volte uniti, s'intendono fra loix>.
Dopo la lingua danese, più di tut-
to si parla quella tedesca. La lin-
gua danese è un miscuglio della
antica lingua de'goti, dei frisi, dei
germani, e degl' inglesi. La Da-
nimarca fu un tempo monarchia
elettiva, ma Umitata dai dirìtti de-
gli stati rappresentativi. Nel 1661
la gelosia di questi stati impegnò
la corte a profittai*ne destramente,
affine di assumere un potere assoluto
sotto il re Federico ìli. In appres-
so gli stati linunziarono ai loro
dirìtti. Tal sagrifizio fu subito ac-
cettato, e da queir epoca la mo-
narchia danese e foivse la meno
circoscrìtta di tutte le altre di
Europa. Una legge reale, dettata
solo in fiivore del potere monar-
chico, è custodita fra le gioje del-
la corona. E dichiarato in essa, che
il re non abbia altro giudice che
Dio; che possa fare e distruggere
le leggi e dispensatile chi a lui
piace ; ch'egli sia il padrone di tut-
ti gli affiirì civili, ed ecclesiastici,
purché sia egli della confessione
augustana (Vedi), L'Holstein pei'ò
conserva la sua antica costituzione
rappresentativa, nella quale domi-
na la nobiltà, ed è garantita dal-
la dieta Germanica, in cui il- re di
Danimarca ha una voce pe'suot
dominìi di Alemagna. La manna
danese, sino dai tempi rìmoti, è
prìndpalmente sotto Cristiano V,
Cristiano VI, e Federico IV, per
la sua possanza e valore fu in ci*e-
dito della più rispettabile del nord,
ma daiprìmordi del corrente secolo
il suo armamento è di molto dimi-
nuito.
Il numerò degli uomini lettera-
ti in Danimarca è in proporzione
della sua estenàone, non essendo*
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94 DAN
pupto minore a quello di qualan*
que altro paese di Europa» in cui
iBorisooiio le KÌeate e le arti. Ha
università, aocademie^ molle sodelk
ideDti6clie, e numerose scuole che
dappertutto fioriscono. Meritano es-
sere ricordati fiti i suoi uomini ce-
lebri, Ticho Brabè, per la mato-
natica; Arnas Man^eus, Langebek,
Seboeningy e Sulm per le patrie
storie; Holberg scrittore erudito;
Oeder, e MuUer distinti botanici;
I^iehubr intelligente viaggiatore ;
Alalte-Brun, celebre geogi*afo, e let*
terato, e molti altri. Tra gli artbti
prìm^gia il vivente commendatore
Tordwalsen, al cui genio per la sool-
tura tributa profonda e meritati en«
comi il secolo ammiratore, e le sue
opere ne perpetueranno la fiima. I
caratteri dei danesi sono runia\ e
si credono anteriori alle invenzioni
del ppiro, delle tavolette incerata
e delle membrane. Il pincipale or*
dine cavalleresoo della Danimarca
è quello éàt Elefante (Fedi), quin-
di é più distinto quello di Danne-
borg, al quale é da aggiungersi un
terzo, chiamato àeìUi pórfetta unio'
ne, ovvero della fedeUày creato dal-
la r^ina Sofia Maddakna, il 7
agosto 1733» per fregiarne le
dame^
Il nome di Danimarca si pre-
tende che derivi da imo de'primi ca-
pi di questa nazione nominato Datié
Dei danesi viene &tta menzione sino
dal sesto secolo nelle notizie isto*
riche di lomandes, allorché s'inco-
minciò gettare una qualche luce
nella storia della Scandinavia. Sem-
bra, che i primi abitanti della Da-
nimarca, e principalmente della
sua porzione continentale, sieno sta-
ti i cimbri, o Celti, i più antichi
abitatori conosciuti, cioè gli ante-
nati dei welsci, die stavano spedal-
DAN
mente nd Chersoneso dmbriòo, ed
occuparono posda probabiloaente an-
che le grandi isole adiacenti, remota
sede della danese monarchia. Questi
fiwono in progresso scacciati dai go-
ti, che sembrano discesi dalla Scan-
dinavia. È certo, che la Danimar-
ca era divisa in molte piooole so-
vranità, che quasi dascun' isola a-
veva il suo re, mohi coatandone
il Jutland. Leira era la residenza
del più possente di questi piccoli
principi, che si dedicavano, come
tutti i popoli del nord, alla pirate-
ria. I danesi fecero un gran nu-
mero di spedizioni contro la gran
Brettagna, e la Francia , soggioga-
rono una parte deiringhtlterra, for-
mandone piccoli regni, e sacdieg-
giarono, e fecero orribili guasti in
Francia. Erano assai intrepidi, e
molto abituati a vivere sul mare.
Avevano un culto rozzo bensì, ma
accompagnato da una certa gran-
dezza virile. Motto si disse di essi,
e de'loro primi re, ma la storia
n'è fiivolosa assai ed incerta sino
idl'auno 5oo, o al r^;no di Aroido
I. Basterà nomioiu'e fra quegli an-
tichi monardbi della Danimarca
quello Siold, il quale acquistò tan-
ta riputazione, che per lungo tempo
i re di Danimarca potarono il no-
me di ShoUunger, cioè successori
di Skiold. Olaf II, re di Svezia,
conquistò la Danimarca nell'anpo
900, e dall'epoca del regno di Gorm,
o (ioi^mone, che s'impadixmi dei-
la sovranità nel 910, e regnò sopra
una gran parte di quel paese, og*
gi formante la Danimai*ca, la sua
storia incomincia a presentare mag-
gior chiarezza, a verità. La Scania
era una delle sue provinde, ma
lo Slesvrig fu occupato dagP impe-
ratori di Alemagna , ed eretto in
margraviato. Da un altro lato, Sve-
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DAN
no, minor figlio di Goimon» con-
quistò ringhilterra y e suo figlio
Caouto poi aggiungeDdovi ìa Nor«
▼egìa, si videro i tre scettri uniti
nelle nàani di questo re, detto per-
ciò il grande. Sotto il suo regna
gli abitanti della Danimarca, ces*
sando di £ire i pirati, incominciaro-
no allora a &re i. primi passi ver-
so Tindustria, e la civiliizazione.
L'Inghiltenra per alti*o, dall'anno
1043, ebbe di nuovo, sovrani par*
tioolari, e cinque anni dopo anche
la Norvegia fu perduta per la Da-
nimarca, già stracciata da intestile
guerre crudeli, ed indebolita dalla
feudalità. Sotto Waldemaro I, det-
to pui*e il gi'ande, riguardato co-
me il padre della danese legislazio-
ne, che prese il titolo di re dei
vandaJi, salito al trono nel 1 157,
la Danimarca brìllò di un qualche
splendore per aver debellato anche
i Weudes, popoli delle meridionali
rive del Baltico,, non clic per la
conquista dell'isola di Bugen. Ma
il di lui nipote Waldemaro II, che
con una flotta formidabile sottomi-
se una parte della Ljvonia, e del-
l'Estonia, nel i!223, ebbe un'infeli*
ce posterità. La figlia di Waldema-
ro III, Margherita, avendo sposato
Hakone Vili re di Norvegia, fece
nascere la memorabile unione sulla
sua testa delle tre corone del nord^
mentre prima fu dichiarata reggen-
te, poscia alia morte del suo pic-
colo figlio, sali sul trono della Da-
nimarca, e della Norvegia nel 1887,
indi, nel 1897, su quello della già
conquistata Svezia, nel qual anno
s'era consolidata la suddetta . unio-
ne dì questi tre i^gni,' mediante il
famoso trattato di Colmar. I suc-
cessori di Margherita non godet-
tero per mollo tempo di questa
fortunata riunione, mentre la &ve-
DAN 95
zia scosse il giogo danese nd i448i
essendo prima morto il deposto
Enrico di Pomeriana, detto il IX, e
morto essendo scimi prole il di lui
successore dopo sei anni di monar^
chia» Cristoforo III di Baviera, que^
lo che trasportato avea la sede a
Copenaghen, e che può dirsi la
soiigente della fortuna di questa
città.. L'anno 144^ ^ anche cele-
bre, perché estintasì l'antica dina*
stia dei re Skioldungery in esso in-
cominciò a regnare la stirpe dei
conti di Oldenburg, antica ed illu-
stre casa sovrana di Vestfelia, nel-
la persona di Gistienio o Cristiano
I* Fu egli re di Danimarca, e Nor-
v^ia, non che duca di Sleswig, e
di Holstein, n» quest' ultimo du-
cato clivenne poscia l'appannaggio
di un altro ramo della fiuniglia, che
lo conservò sino al secolo XVI lì,
epoca in cui rientrò nei domini del
re di Danimarca, mediante la cessio-
ne del ducato di Oldenburgo. Gio-
vanni, figlio di Cristiano I, compras-
se la ribellione svedese, e venne
coronato a Stockolm nel i497-
Sotto il regno tirannico, e sgra-
ziato di Cristierno II, detto il Nero-
ne del tiordy che perdette il trono
e la vita, la Svezia mediante le vit-
torie^ e gli sforzi «x>ici di Gusta-
vo Vasa, scacciando i danesi^ ricu-
però nel i52i interamente la pri-
stina libertà. L'abolizione della cat-
tolica religione, eseguita sotto Fe-
derico I nel i523 o iSsifi, ed il
luteranismo introdotto da Cristiano
III, nel i537, e quindi solenne*
mente adottato, formano un'epoca
lagrimevole, e considerabile della
storia della Danimaix». Siccome Cri-
stiano III continuava a porre tre
corone sullo stemma reale danese
pei tra regni . di Danimarca, Nor-
vegia, e Svezia,, questa ultima gli.
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96 DAN
mosse gnerra. Ahi-n epoca memo-
randa per la Danimarca è quan-
to accadde nei secolo seguente, doè
la gran politica ri&rma, di cui sì
è parlato di sopra. Non sono di
tanto interesse le Ticende dei re
successori di Crìstiemo UI^ e per*
ciò brevemente accenneremo le
guerre sfortunate , che sostenne
Cristiemo IV contro TAustiia, e la
STctia, e quelle di Federico III
pure contro la Svezia, che ter*
minarono col trattato del marzo
1660, in forza di cui fu costretto
a cedere una delle più belle pro-
vinde, ed altre ponioni, al sud del«
la Scandinavia, come pure la fei>
tile isola di Rugen.
Nel comindare del secolo XVIII,
la Danimarca ebbe a soffi*ire altro
lostinato conflitto colla Svezia^ il qua-
le non terminò che nel 1 720, goden-
do pel restante del secolo una profon-
da pace. Sarà poi sempre onorevole
pel gabinetto danese, l'avere pel
primo emanato il filantropico de-
«"elo della tratta abolita de'negri
fino dai 1793.. Nel secolo preceden-
te, per merito dì Federico 111 ven-
ne estirpato il barbaro uso, che i
nobili potessero impunemente uc-
ddere i paesani. Al prindpio del
secolo XIX, e precisamente nel
1 807, il re di Danimarca Ciistiemo
VII, avendo rìfiutato di fiir cau-
sa comune coHlnghilterra, contro
il dominatore della Francia, che
influiva allora sul resto del conti-
nente, Copenaghen venne in pie-
na pace bombardata dagl' inglesi, ed
Olao III 809
Emmìngo 810
Sivardo Ringo ... 8ia
Araldo V 817
Sivardo II .... . 843
Erico I 846
DAN
il governo si vide forcato di con-
segnar loro tutta la sua flotta. Sic-
come poi il governo danese conti-
nuò ad essere ligio al governo im-
periale francese, così le potenze al-
leate coiringhilterra, alla pace del
18149 ed in virtù del trattato di
Kiel, tolsero alla Danimarca la
Norvegia, per darla alla Svezia, ed
accordarono a Federico VI, re di
Danimarca, come una spede d'in-
dennizcazione, il tedesco ducato di
Lauenburgo, popolato da circa trea-
tamila abitanti. Dopo lo sciogli-
mento dell'impero germanico, la
Danimarca, sopprimendo lacostitu-
uone rappresentativa dell'Holstein,
aveva sottomesso questo ducato al
suo potere assoluto; ma alla erezio-
ne della confederazione Germanica
nel i8i5, l'Hoktein fu compreso
in questa federazione» col diritto di
una costituzione, che sembra in tal
modo conservare la sua antica .co-
stituzione feudale.
Gli storid danesi • fanno risalire
l'origine della loro monarchia ai
tempi pih rimoti; ma la serie dei
re di Danimarca, secondo la cro-
nologia del dotto istorìografo Cesa-
i*e Cantù, non è sicura che dal
nono secolo. 11 Lenglet nelle sue
tavolette cronologiche^ all'anno 714
registra Gormo re di Danimarca,
nel 764 Sigefredo, nel 765 Get-
tico, e neirSog Olao III. Da que-
sti il lodato Cesare Canti! inco-
mincia la sua cranologia^ che d
dà sino ai nostri gionii, ed è la
seguente:
810
811
817
843
846
847
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DAN
Erico II 847
Canuto I 863
Fido. 873
Gormo II 889
Araldo VI 897
Gormo III 919
Araldo VII 930
Svenone I, ed Aral-
do VII 980
S Tenone re di Nor-
vegia 1000
re d' Inghilterra . i o3 1
Canuto li, il grande io34
Canuto III, Ardica-
nuto ....... io36
Magno io4i
Svenone II Jo44
Araldo VIII .... 1074
Canuto IV, il santo 1080
Olao IV 1086
Erico III ..... . 1095
Nicola: ^ . 1 106
Erico IV ii34
Erico V 1137
Svenone Ili ... . 1 1 47
Canuto V, 1/ santo 1 1 47
Valdemaro ly ilgran"
de ii57
Canuto VI 1182
Valdemaro II . . . iao2
Valdemai*o III, cor-
reggente 1219
Eneo VI ii4i
AI>ele i25o
Cristoibro I . . . . i252
Erico VII i^^9
Erico Vili 1286
Ci'istoforo II ... . i32o
Valdemaro IV. . . i34o
Olao VI 1376
Margherita regina
di Danimarca ,
Norvegia e Svezia 1 387
Erico IX i4i2
Cristoforo III .. . i44o
Cristiano , o Crì-
stierno l. . . • . i44^
VOI. XIX.
DAN
863
873
889
897
9'9
930
980
1014
io36
io4i
1044
1074
io8o
1086
1095
iio5
II23
1137
ii47
1147
ii57
1182
1202
1241
I23l
I25o
1252
1259
1286
l320
i34o
1375
i387
97
dep.
i4i2
1439 m. i4^9
1448
1481
'Digitized by VjOOQIC
98
PAN
DAN
GioTanni i48t. • •
. . i5i3
Cristierno II , . . . i5i3 . d^. . iSaS m.
Federico I . <. . . . iSii . .
. . i533
Cristierno III . . . .i534 . .
. . i588
Federico II ... . iSSg . ,
Cristienio IV . . • i588 . ,
. . 1648
Federico III ,. . . . 1648 .
. . 1670
Cristierno V. . . . 1670 .
. . 1699
Federico IV ... . 1699 .
. . . 1730
Cristierno VI . .'• 1780 . .
. . 1746
Federico V . . . . 1746 •
. . 1766
Cristierno VII . . . 1766 .
. . . i8o8
Federico VI ... . .1808 . .
. . 1839
Cristierno Vili 3 dicembre 18
39. .
iSSg
Nei tempi del gentilesimo i da-
nesi adorarono particolarmente gli
dei Freyer, Freya^ Tkor^ Thyr^
ed OcUrty essendo questo ultimo il
principale. Neil' %i2 Ebbone, vesco-
vo di Reims, predicò il vangelo ip
Danimarca, e TAroldo, essendosi
rifugiato presso Y imperatore Lo-
dovico l, // Pio, si fece battezzare
netr826 da alcuni monaci^ che vi
fondarono varie comunità religiose.
Aelnot dice, che i primi missiona-
ri di Danimarca, della Svezia, e ^i
Norveg̣| furono preti inglesi; che
1 popoli di Danimarca abbraccia-
rono il cristianesimo con molto
ardore, che queUi di Svezia non i\e
imitarono l'esempio, anzi^ misero
a morte un inglese nominato Eskìji-
lo, dbe predicava la fede in certe
barbare contrade. I principali tra
questi missionari inglesi, che pre-
dicarono la fede in Isvezia, furono
Ansgero, Sigfrido, Q.oduaIdp, Ricol-
fo, Odoardo, Eskillo, Davide, ed
Enrico. V. il discorso dì Stiermann
sopra Io stato delle scienze, ti*a gli
antichi svedesi. Nell'anno 1027 si
recò a Roma Canuto II, re di Da-
nimarca, ed Inghilterra,, ciò che gli
storici assegnano ad altri anni, co-
me al io3o per l'aittorità di.una
lettera scritta da Canuto li agli
arcivescovi, al. clero, ed al popolo
.inglese nel. suo ritorno da Roma,
e riportata da Ignulfo p. 28, e
nella quale s' intitolò Camm ra
totìus Danemarchiae, et Som&^h
et partis sves^orum , dimosti-andosi
non competergli questo titolo pri-
ma del io3o, poiché la Iforvegia
non fu da lui occupala che nel
ioaS; e della Svezia non giunse
a possedere veruna parte pnflJa
dell'anno io3o. JVfa il B^nio, il
Pagi, ed altri gravi autori sono di
sentimento, che Canuto II, »^f^""
de, si recasse in Roma nelUnno
1027, in cui governava la Chiesa
il Pontefice Giovanni XIX, detto
XX. Sono memorabiU le espressio-
ni, usate dallo stesso monarca pe»a
mentovata lettera scritta agi jnf '
si, e conservatasi dal JVIatoesbunen-
se, lib, II, e, H: ^ Notifico ^obj
H noviter me ii$se Romajn, oralu
» prò redemptiopepeocatorum n»e<^
« rum .:..,. Et ideo hoc "j;
» xime patravi , quia a »P'^°'
« bus didici, s. Petrum apostolum
« magnam potestatem accep^^^ ,.
.» Domino liga^di, atquc solvenj^»
»> clavigerumque esse r^\ ^^
H stis;.e4 ideo spedalitcì* qus P*
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DAN
»> trodtiium &pud Deum etpetei*e»
M valde utile duii *\ Tornato che
fu ne'suoi stati. Canuto II per di-
mosti-ai*e al sommo Pontefice la
sua riconoscenza , comandò a'suoi
sudditi dì pagare le decime, e di
spedii^e a Roma il soldo che gl'In*
glesi solevano annualmente man*
dare al prìncipe degli apostoli^ e
che perciò chiamavasi denaro di s,
Pì'elro (Fedi).
Nel medesimo secolo fiotì s. Oi*
nuto IV re di Danimarca, figlio
di Svenone II, di eminente pietà,
e Tirtù. Morto il pacare nel 1074»
nlolti Tolevano esaltarlo al trono
come quello che oltre le dette c(ua-
lità era un eroe in guerra, avendo
purgato i morì dai corsari, e re-
pressi i Ticini, che desolavano la Da-
nimarca. Tutlavolta prevalse il fra-
tello Araldo Vili, detto il Dappo-
co^ e colla sua morte, nel 1000,
fu effettivamente eletto re Canuto
IV. Sembrò, che la divina Provvi*
deuza lo avesse prescelto per con-
don*e a termine la conversione dei
danesi. Inoltre fece portare la luce
della fede nelle provincie di Cnr-
landia, di Samogizia, e di Livonia.
Tutto intento a rendere' felici i
suoi sudditi, con vittorie conquise i
nemici senza insuperbirsene, tol$e
gli abusi> amministrò con rigore
la giustizia, diede mirabili esempi
di pietà, e penitenza, fondò' parec*
Ghie chiese con reale munificenza,
ed a quella di Roschild in Zelanda
sua capitale, e luogo di residenza^
donò una bellissima corona, che
soleva portare, essendo che in quel-
la chiesa seppellivansi i re di Da-
nimarca, né ancora s'era fabbrica-
ta Copenaghen. Sebbene nell'anno
1066 fi)sse l'Inghilterra passata sot-
to il dominio di Guglielmo i7 Con-
qiiisiàioPejdncsL di Normandia, Ca-
DAN 99
nuto IV spedì colà truppe pei* iscac-
ciare i normanni, e ricuperarne
il dominio; e siccome vide con-
ti^rìata la sua discesa in quel rea*
me con poderosa armata, volle con
rigore adoperarsi alto stabtlìm^to
delle decime ecclesiastiche ad on-
ta della costante ripugnanza de'da-^
neri, onde perì vittima del suo ze-
lo, per k ribellione di molti dei
suoi sudditi, nella chiesa di s. Al-
bano dì Odensee a' io luglio 1086*
Dio vendicò questo martirio afflig-
gendo la Danimarca con molte ca-
lamità, massime con una crudele
carestia. F". i Bollandisti ai io lu*
glio ; ma la sua festa è Celebrata ai
19 gennaio, perché Erico III, die»
nel 109.?, era successo ad Olao IV
filatelie del santo, ottenne per mez-
so degli ambasciatori, che spedi in
Roma al sommo Pontefice, l'auto*
rizzazione del culto a s. Canuto IV»
col titolo di primo, e prindpals
martire della Danimarca.
Mentre governava la Chiesa il
Papa Urbano II, il re Erico III
principe di gran pietà, essendo mo-
lestato dal vescovo Hamburgense^
il qual^ per alcuni leggeri e fiJsi
sospetti dÌEi lui presi, lo voleva sco-
municare, prevenne il giudizio di
lui appellando alla santa Sede. Si
recò a Roma ove esaminata eoa
diligenza la causa, fu il re dichia-
rato innocente. Indi, tonato una
seconda volta in Roma, ottenne da
Urbano II, che la Danimarca non
fosse più soggetta all'arcivescovo
Hambmgense. Allora il Papa spedì
un legato in Danimarca, ove con-
siderando le dttà della medesima,
prescelse a meti'opoli Lundia o
Lunden, essendone in quel tempo
vescovo Asoeno di eccellenti costu-
ùii, e gU sottopose nella spirituale
gìurisdizioiie la Svezia, e la Nor-
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loo dah
vegia, come narra il Rinaldi all*an-
no 1092, num. i3 e i4* Tale se-
parazione era già stata intavolata
dal re Svenone, e da s. Gregorio
VH» perchè Liemaro» arcivescoTO
Hamburgense, era divenuto uno dei
capi degli scismatici partigiani di
Enrico lY imperatore.
L'altro santo re, di cui gloriasi
Juesto regno, è Y altro s. Ginuto V,
glio di Elico il Suono^ re di Da-
nimarca, il quale mei*itò tal titolo
perchè visse tra' suoi popoli come
un padre. Fece un viaggio a terra
santa, e fondò in Lucca un ospe-
dale pei pellegrini danesi. Canuto
y fu coronato re degli obotriti, o
slavi occidentali, dalle mani dell'im-
peratore Lotario II. Canuto V fu
assassinato dai danesi, a' 7 gennaio
ì 1 3o, che presi di gelosia avevano
mosso le armi contro di lui. La-
sciò un figlio, il quale divenne duca
di Sleswig, e re di Danimarca nel
1157, ^ ^^^ II 58. Questi fu Val-
demaro I, detto il grande, per le
sue virtù, e per le sue gloriose ge-
ste. Il Pontefice Alessandro III, per
le istanze di questo Valdemaro I,
solennemente canonizzò s. Canuto
V, martirizzato da Magno figliuolo
del re JNioolò. /^« i Bollandisti ai
7 gennaio, giorno in cui se ne ce-
lebra la festa. Il Lambertini, De ca-
non, ss. lib. I, cap. 9, num. 3, cap.
29, num. 6 dice, che la canonizza*
zione segui nel 11 64, ed altri so-
no di parere che siasi fatta nell'anno
1 168. Il Pontefice Eugenio III, do-
po aver creato nel 1 146 Cardina-
le l'inglese Nicolò Brdskpeare, lo
inviò legalo apostolico io Danimar-
ca, e nelle vicine regioni, per con-
fermare nella cattolica fede quelle
nazioni, e poscia il Cardinale, nel
Il 54, fu eletto Papa col nome di
Adriano IV.
DAN
Onorio III, nel 1124» caiionifi^zò
t. Gaglielmo abbate di Rosc^hild
nell'isola di Zelanda, morto nel
i2oa. Questo Pontefice, nel 1220,
a richiesta del re di Danimarca,
inviò in questa r^one il Cardinal
Gregorio Crescenzio diacono di san
Teodoro per reprimere l'ambizione
de' prìncipi, e fiilminare le censure
a dkì volesse usurpare i diritti del
re danese, essendo il regno trìbu-
tario della Sede apostolica. Dall'an-
nalista Rinaldi all'anno 1228, num.
23 e 24} si ha che sotto il mede-
simo Onorio III, i prelati, e i prìn-
cipi di Danimarca accusarono alla
santa Sede reo di lesa maestà, £r-
rigo conte di Zwerìn, il quale era
stato ardito di ferìt*e a tradimento,
e d' imprigionare il re Waldemaro
II suo signore insieme al figlio di
lui. Laonde commosso il Pontefice
per tal misfatto, e perchè il re era
censuarìo, ossia tiibutarìo della Ro-
mana Chiesa, e ad essa di voto e
riverente, pose ogni studio, e pote-
re per liberarlo dal malvagio con-
te, scrivendo pressantissime lettere,
principalmente all' arcivescovo di
Golocza.
II re di Danimarca Eneo Vili,
per vendicare la morte del suo ge-
nitore Erico VII, dopo aver Ùlììo
. morire l'assassino, eh' era nipote del
vescovo di Lunden, fece porre in
prigione anche quel prelato. Ma il
Papa Bonifòdo Vili ne prese le di-
fese, scomunicò il re, lo condannò al
pagamento di quarantanove mila
marche d'argento a favore del ve-
scovo, eh' era riuscito di fuggire, e
pose r interdetto al regno. Nel me-
desimo secolo, e mentile i Papi ri-
siedevano in Avignone, si rec^ in
questa città Valdemaro IV, re di
Danimarca, col quale, e con altri
sovmni, Papa Urbano V trattò sul-
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DAN
la crociata di Terra santa, ed àìin
importanti affari. Il re ebbe tanta
venerazione per Urbano V, che pre*
gò il fiucoessore di lui Gi^gorio XI
a ¥oler1o canonizzai^. Va qui ram«
mentato, che per le crociate della
Palestina, altre volte dai porti della
Svezia, della Norvegia, e della Da-
nimarca erano salpati da sessanta
legni per la sagra guerra, con die-
ci mila guerrieri guidati dal prode
Sigurt, e perciò i daniesi, i norve-
gi, e gli svedesi più volte eransi
baUuti co' saraceni, e col loro va-
lore, e zelo religioso cooperarono
alla presa di Sidone.
Succedendo a Gregorio Xi il
Pontefice Urbano VI, insorse nel
iSyS il funestissimo e lungo scisma,
che sostenuto dall'antipapa Cle-
mente VII, e dai . falsi suoi succes-
sori sino al ]4i^7> tenne i fedeli
divisi nell'ubbidienza; ma la Da-
nimarca seguì le parti del legittimo
Urbano \I, e de' suoi successori.
Dai registri vaticani, Archiv, je-
cret, t. IV, p. 75, risulta, che
anche nel i4B3 durava l'amiche*
voie corrispondenza della Danimar-
ca colla santa Sede, dappoiché ai
9 giugno di qpello stesso anno,
monsignor Bartolommeo Maraschi,
.vescovo di città di Castello, venne
dichiarato da Sisto IV nunzio, con
facoltà di legato a làtere in Ger-
mania, e nella Danimarca.
. Nel medesimo pontificato di Si-
ito IV, e nell'anno i474» ^^ ^^^5
in Roma il re Cristiano I, pio so-
vrano di Danimarca e JNorvegla,
duca di Alsazia, successore dei re
Cristoforo III de' principi di Ba-
viera, con magnifico, accompagna-
mento, affine di soddis&re ad un
suo voto, dopo averne prevenuto il
Papa, che gli fece rispondere dal
celebre Cai*din.al . Ammanati detto
DAN loi
il Papiénse. Due volte nella basili-
ca vaticana fu fatta al re l' osten-
sione delle reliquie, coli' immagine
del volto santo, e partì a' io set*
tembre accompagnato da cento ca«
valieri. Egli si guadagnò l'amore
de' suoi sudditi per la singoiar pro-
dezza, dolcezza e liberalità verso i
bisognosi, cui soccorse con tanta
profusione, che giunse talvolta a
spropriarsi fino del necessario. Do-
po sì begli esempi di attaccamento
alla Sede Apostolica^ e di religioso
zelo, sucoesse l' infausta epoca della
nuova riforma, che tolse dai grem-
bo della Chiesa cattolica la Dani-
marca. La riforma venne accolta
da Cristiano II, dilatata da Fede-
rico I, e stabilita da Cristiano, o
Cristierno III, e contemporaneamen-
te s' introdusse nei due regni di
Svezia, e Norvegia. Lorenzo, ed
Olao Petri, discepoli dell'apostata
Martin Lutero, vi propagarono
con energia l' errore, che fu segui-
to, ^vorito, e predicato da tutti
i giovani svedesi reduci in patria,
e che recavansi pegli studii in di-
versi stati della Germania, ove la
luterana riforma era insegnata, ed
abbracciata con sommo ardore. Il
Bernini, mM* Istoria delle eresie^
p. 634, aggiunge, che Giovanni Bu-
genajo di Pomeriana nella Danimar-
ca, per autorità datagli da Lutero,
quivi consagrò sette vescovi. Laon-
de si può dire, che, dopo la rifor-
ma del secolo XVI, la Danimarca
professa la religione luterana,- ac-
cordando però l'esercizio libero a
qualunque altro culto, e comunio-
ne. Si contano nel regno tanti ve-
scovi, quante sono le diocesi civili,
e questi vescovi si dividono, in pre-
postati.
Nell'anno 1708, Roma doveva
rivedere un alti*o re di Danimai'ca^
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103 DAN
giacdiè il i-e Fedcrioo IV aveva
divìsalo dì recarvisi. Clemente XI
radunò a' i5 aprile i Cardinali in
concistoro, in cui annunziò al sa-
gro Collegio tal venuta» e che spe-
diva per ricevere il re i suoi ni-
poti CarlOy ed Alessandro poi Car*
dìnale, per accompagnarlo nello
stato ecclesiastico, essendosi sparsa
voce, che volevasi fare cattolico.
Ed a tal efifetto fu preparato il
palazzo, ora de' Corsini, alla Lun*
gara, con tanta splendidezza, che
lo stesso Papa andò a vederlo. Si
vuole quindi, che i cortigiani, te-
mendo che realmente il re rìtor-
tiasse al grembo della vei*a Chiesa,
}o dislogliessero dal condursi a
Roma. Egli mostrossì per alti<o gra-
tissimo alle attenzioni fattegli da
Clemente XI, ed ai regali die in
suo nome gli presentarono i nipo-
ti: il perchè ritornando nel suo
regno colmò i cattolici di benefizi,
e privilegi. Francesco Cancellieri ci
ha dato, Notizia della venuta in
Roma di Canuto II, di Cristian
no I, e di Federico IT re di Dct
nimarca ce., Roma iSao. Lettera
al eh. Salvatore Betti sopra la
permanenza di Federico IV re di
Danimarca in Firenze, ed in Bo-
logna, Roma 1821. In queste due
opere vi sono preziose nozioni, che
riguardano la Danimarca, ed i da-
nesi. Al presente le missioni set-
tentrionali cattoliche di Danimarca
sono tre, e dipendono dalla sagra
congregazione di Propaganda y^e ;
i."" Frìdericia nel baliaggio di Ri-
be, penisob del Jutland ; i."" Fri-
cleiickstadt nel ducato di Schleswig,
nel Jutland meridionale; S,"" Nord-
strandt, ora detta Palwom, isola
del mar germanico sulla costa del
ducato di Schleswig, In Copena-
^n(Vedt^, capitale del regno, vi
DABf
è la eappella dell' ambasciatore au-
striaco, ma da non guari tempo co-
me si dice a queir articolo, va edifi-
candosi una chiesa cattolica. Il nu-
mero de' cattolici è di circa ciò-
queoento. Che fra i r^ni tributa-
ri deUa santa Sede vi fosse la Da-
nimarca, lo afferma eziandio il Gret-
sero, de munificenza principum in
sedem apostolicam.
In questa città fh tenuto nel-
l'anno 1257 un concilio pei ve«
•covi del regno, ed é conosciuto
sotto il nome di Danicum. Vi n
ftoero quattro canoni contro le fio*
lenze, che i signori bcevano ai ve->
scovi. Questi canoni vennero con-
fermati dal Pontefice Alessandro
IV ai 3 ottobre del medesiino an-
no. Dizionario de* Conciliij p. i4^)
Lenglet tomo II, p. 346, Labb^
tomo Xìi Arduino tomo \ll
DANNEBROCH, o DANEBROY.
Ordine equestre di Danimarca. Fu
istituito da Waldemaro U, re di
Danimarca, il giorno di s. Ifif^
deli' anno 1219, in occasione di un
Tessillo, che gli sembrò eomf^
dal cielo, in quello stesso di nel
quale doveva dar battaglia ai li^o*
nesi. Questo tcssìUo fii appellato
Dandforg o Dannebroch, vale a di«
re il Forte o la Fortezza dd Da^
nesi. I successori di lui ne trascu-
rarono in seguito il progresso, aU'
dò in decadenza, e rimase eslinto
per lo spazio di piò secpli. Ma
Cristiano, o Cristierno V, per co-
Gitai*e lo spirito di emulazione nel-
la nobiltà, stimò bene di ristebihr-
io. A tale effetto, nell'anno 167 »;
o 1672, scelse il giorno «uo ono-
mastico, o, oome altri vogliono,
quello del battesimo del suo real
prìmogenito Cristiano - Guglielo»»)
il quale regnò dopo di lui col no-
me di Federico IV^ e fu riowova-
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DAN
to ooD molta solennità, e magnifi*
cenza^ Ne furono decorati i prìncio
pi, e magnati della sua corte; e
decretò che ni uno per V avveniro
potesse rìoevere l'ordine deir£&-
fame {Fedi),^he è il piii consi-
derabile del regno, se prima non
fosse stato ammesso in questo. Nel*
le grandi solennità^ i cavalieri por*
tano una catena, i cui anelli altro
non sonO) che le lettere W. G.
V. intrecciate. La prima di queste
nota Waldemaro fondatore dell'Or^
dine; e le altre due Cristiano V,
ristauratcH*e del medesimo. Per in-
segna della loro dignità , i decora-
ti portano sul petto una croce dì
oi'o, smaltata d' argento, con bordi
Termìgìi, ornata con undici dia-
manti, pendente da un gran cor-
done bianco, bordato di rosso, e
dal lato destro, una stella bordata
di argento, con una croce di ar-
gento bordata di vermiglio con le
due lettere G. V. e V agjgiunta
RESTITUTOR, Si vuote inolti-e,
ohe sui loro mantelli, i cavalieri
portassero in ricamo le parole pie^
tate et Justitìa in una corona di
alloro, ma poscia tal' epigrafe fu
tolta. Altre notizie su questo Ordi-
ne, suir insegne, ed abito de' cava-
lierì, si leggono nel Catalogo del
p. Bonanni pag. XXXIII del coi^a*
liere di Danimarca^ del quale ci
dà la figura. Tommaso Bartolini
scrisse. De origine equestrìs ordinis
DaneborgicL V. il p. Helyot, Hut
des ordres monast tomo Vili.
DANSARA o DAUSARA, Dan-
seren. Sede episcopale dell' Asia,
nella Mesopotamia, nel patriarcato
di Antiochia, nella provincia di
O^oena, sotto la metropoli di Edes-
sa. Gommanvìlle dice, che questa
•sede fu civetta nel sesto secolo. Al
presente è un vescovato in pard*
DAP loS
bus^ sottoposto all'arcivescovato di
Edessa, egualmente titolare injMnv
tìbus^
DANZATORI. Fanatici, di' eb-
bero origine nel secolo dectqioquar-
to. Essi fei*maronsi in Aix la Gha-
pelle, donde si diffusero nel paese
di Liegi, nell'Haynaut^e nella Fian«>
dra. In alcuni tempi, tanto uomi«*
ni come donne, si mettevano a
ballare, tenendosi per mano, e così
fortemente si agitavano che il piti
delle volte andavano a terra senza
Ispiro. In quella straordinaria a-
gitazione pretendevano di ricevere
le divine ispirazioni e di essere
ricreati di celesti visioni, die dipoi
sognando si raccontavano a vicen-
da. Giravano di città in dttà ac-
cattando elemosina per vivere senza
fatica, e si credevano fyre una bel-
r opera quando si davano con tut-
ta forza a perseguitare il clero e
dispregiare la Ghiesa cattolica.
DAONIA, sen DAONIUM. Se*
de episcopale ddla provinda di
Europa, nell' esarcato di Trada,
dipendente dalla metropoli di Era»
dea. Fu eretta nel nono secolo»
e due vescovi vi ebbero sede.
DAPHNUDIN, Castrum Da-
phnudin^ Sede vescovile ddla Me-
sopotamia, sotto il patriarcato di
Antiochia^ e la metit>poli di Ami-
da.
DAPHNUDIUM. Sede vescovile
dell'esarcato d'Asia della prima Fri-
gia Salutare, sotto la metropoli di
Sinoada. Fu eretta nel secolo no»
no, ed un vescovo vi ebbe sede. .
DAPHNUSIA. Sede vescovile del-
la prima Bitinia nell'esarcato di Pon-
to, dipendente dalla metropoli di
Nicomedia. La sua erezione rimon*
ta al quinto secolo. Leone, uno del
tre vescovi, che vi fecero residenza,
assistette all' VIII condlio generale^
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io4 DAP
ed Antonio a quello di EV>zto. Vi
è stata anche la sede di Daphnu'
slum deir Ellesponto, neir esarcato
d'Asia soggetta alla- metropoli di
Gzico, e Condata nel nono se-
colo.
DAPIFERI. Sono quegFindivi-
dui di civile, e nobile condizione ec-
clesiastici, o secolari, ed anche fa-
migliari de'Gardinali, che portano lo*
ro con formalità le vivande in con-
clave . Il Macri nella Notizia dei
vocaboli ecclesiastici dice, che Dapi"
fer è l'officio del portatore delle vi-
vande. Dapifer àbbaUs Prumiae^
Caesar I. 5. Mst, e. 29. In un al-
tro senso intese, ed alluse Pietro
Blesense, Dapifer mensae Christi^
serm.47* Quando esisteva il collegio
degli elettori del sagro romano im-
pero , il palatina del Reno era
chiamato Dapifer^ ed Arcidapifero.
}1 Muratori parla dei Dapiferi nel
tomo I delie Dissert. sopra le an^
tichità italiane^ dissert. lY. Cita un
diploma riguardante la venuta in
Roma di Carlo.// Grosso, per rice-
vervi la corona imperiale, ove sono
€[ueste parole: singuli vero princi"
pes suos habeant qfficionarios spe-
ciales, marescakum , dapiferum ,
pincernanij et camerarium. Dei da*
piferi portanti le vivande alla men-
sa reale, e sopraintendenti ad essa,
si fa menzione in un diploma del
re Carlomanno, dove si trova: Egi-
nolfum Dapiferum nostrum.
I dapiferi pel conclave sono scelti
dai Cardinali a questo onorifico offi-
zio fra quelle nobili e civili persone,
che concorrono a questa onorificenza,
e rappresentanza, ovvero dalla pro-
pria anticamera nobile. Se i dapiferi
sono secolari, vestono l'abito nero di
QÌttà, con ispada, in tutto come
i gentiluomini dei Cardinali; se poi
sopo ecdesiastii^i, vestoup di sotta-
DAP
na, e ferraiuolone nero. Tale rap-
presentanza nell'esercizio dell'uffìzio
è superiore ad ogni altro della cor-
te del Cardinale racchiuso in con-
clave, per cui in carrozza, il dapi-
fero siede dalla parte delle rote,
mentre i maestri di camera, e i
gentiluomini, sebbene fossero supe-
rìorì alla persona del dapifero (se
questo è, della corte deC Cfu*dioa-
le è di grado inferiore aV loro),
debbono sedere dalla parte de' ca-
valli. Siccome i dapiferi godbno dei
privilegi che diremo, acciò ne pos-
sano fruire, i Cardinali debbono
nominarli prima di entrare in con-
clave , consegnandone la nomina
dell'individuo, che hanno destina-
to, al prelato segretario del sagro
Collegio. Riportiamo qui appresso
due formole di tali nomine per
norma.
w Nos Emmanuel ti tuli sancti
*• Alexii S. R, E. presbyter Car-
M dinalis de Gregorio, archimandii-
M ta Messanen. etc.
«• EUgimus, et deputamus domi-
M num Camillum Contini nostrum
j» . cubiculi praefectum in nostrum
>» dapiferum in comitiis pi*o electio-
w ne summi Ponlificis habendis. .
M In quorum fidem etc. Datum
H Romae ex aedibus bac die ^2
H februarii 1829,
9» Loco ^ signi.
£. Cardinalis de Gregorio.
w Nos N. tituli N. Sanclae Ro-
» manae ecclesiae presbyter Cardi-
»9 dinalis N. sacrae congregationis
H N. praefectus.
M Eiigimus et deputamus Do^
» mi num N. in nostrum dapife-
»» rum, in proximis apostolicis comi-
f9 ^is prò electione summi Ponti'
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DAP
» 'fìcis habendis. In qaofuiti fidern
'' has Hteras expedìii oiandaTÌ-
» mus*
9» Datum Romae etc.
Ordì nari amen te al mezzodì i da*
piferi partono dai rispettivi palazzi
V dei Cardinali colie vivande nel se*
gaente modo. Va però notato, che
uel pnmo giorno del conclave, in
tulli i giovedì, ed in ogni festa il
treno si compone di due carrozze,
mentre negli altri giorni il treno
è di una sola carrozza, alle cui
portiere incedono i soli servitori.
Per lo piti i dapiferi sempre ad
Ogni giorno adempiono il loro uf-
ficio, e in loro mancanza supplisce
un individuo dell'anticamera del
Cardinale, e col consueto corteggio
che andiamo a descrivere.
Primieramente è da sapersi, che
le vivande si collocano in canestrì
o casse di latta con istufa per te*
nerle calde. Tanto i canestri, che
le casse di latta, contenenti le vi-
vande in analoghi recipienti, so-
no coperti .di saia, o pelle con
Cangie di seta, o cotone del colo*
ve verde pei Cardinali non crea-
ti dal defonto Pontefice, e del co*
l0i*e paonazzo pei Cardinali creati
dal de£}nto Papa, che perciò dicon-
si sue creature. Sopra ad ogni ca-
nestro, o cassa di latta, avvi lo
jitemma cardinalizio, e tanto il ca-
nestro, che la cassa, sono chiusi con
lucchetti , e chiavi, le quali sono
nelle mani del famigliare decano,
^ del cameriere conclavista. Prece*
dono due servitori con livrea, con
bastoni, aiti circa otto palmi, segui*
ti dairultìmo servitore, e dal gar-
zone di scuderia, pure in livrea, i
quali portano con due bastoni o
pit!Cole stanghe la canestra, o cassa
di latta colle vivande; tanto i ha-
DAP io5
stoni dè'servilorì, che precedono,
quanto quelli che sorreggono il ca*
nestro, o cassa di latta colle vivan*
de, sono dipinti di paonazzo se il
Cardinale fu elevato alla porpora
dal Papa defònto, è di color ver-
de se lo fu da altri, e tutti cogli
stemmi Cardinal izii. Indi segue la
prima carrozza coi ciuffi rossi alle
testiere de'fi ni menti de'ca valli, con
entro il dapifero dalla parte delle ro-
te, e di contro un individuo dellan-
ticamera del Cardinale , come il
maestro di camera, o il gentiluomo
ec, vestiti con abiti neh di città
con ispada se secolari, e di sottana
e ferraiuolone se ecclesiastici. Alla
portiera destra incede il decano a
piedi vestito con abito nero di cit-
tà, detto di collare, mentre all'altra
portiera procede un servitore con'
livrea. Nella seconda carrozza, i cui
cavalli non hanno ciuffi rossi, pren*
dono luogo due cappe nere, od in-
dividui dell'anticamera, come il cau-
datario, il cappellano, e il secondo
cameriere, i primi vestiti di sotta«
na^ e ferraiuolone nero, l'ultimo
con abito nero dì ferraiuolone. Giun-
to con lento passo il treno alle
rote del conclave, il dapifero apre
la canestra, o cassa, e da quel-
li, che fanno la custodia alle rote»
viene osservato se vi sieno carte o
scritture , ed allora il cameriere
conclavista, che ivi si trova pronto,
riceve in consegna le vivande, le
quali col servitore del Cardinale
che sta in conclave, si portano al-
la rispettiva cella. Uscite le carroz-
ze dal palazzo apostolico ove si fa
il conclave, il decano ascende nella
seconda carrozza, ed i servitori mon»
tano addietro tanto a questa che
alla prima, restituendosi il treno
al palazzo del Cardinale, da dove
il dapifero in carrozza è riportato
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io6 DAP
alla propria abilaxione, ov'era sta-
lo dalla medesima preso. Sul pran-
fo, che ricevono i Cardinali in
Gonclave, sull'antico rigoi*e della fru-
galità, sulle rote ove s'introducono
le vitande in conclave, e sull'esa-
roe che ne fanno i prelati, ed altri
custodi delle rate, si tratta al vo«
lume XY pag. 263, 296, 297, e
3o5 del Dizionario. Al termine del
conclave, sogliono i Cardinali fare
un donativo al dapifero, ed una re-
galia agli altri famigliari. Urbano
YIII cominciò a compartire a que-
sti dapiferi diversi privilegi, in parte
eguali a quelli dei conclavisti {Ve'*
di)^ che inoltre hanno altri com-
pensi, I privilegi concessi da Ur-
bano VII! si possono leggere nel-
la costituzione Romanus Pontìfex^
emanata nel principio del suo pon-
tificato, e riportata nel Bull. Rom,
t V, par. V, p. 178. I Papi suc-
cessori di Urbano Vili ne imitaro-
no l'esempio. Ecco i privilegi , che
al presente però non sono tutti in
vigore, siccome noteremo.
I. Sono notarì della santa Sede
senza pregiudizio de' pai*tecipanti ,
conti del sagro palazzo, e dell'aula
lateranense, nobili di Roma, e di
qualunque città dello stato eccle-
siastico, godendo i medesimi privi-
legi d^K stessi originari.
' 2. Sono commensali, e Simiglia*
ri del Papa, benché portino l'abito
ft rocchetto de'notarì, onde godo-
no di tutti gl'indulti, grazie, e prero-
gative, solite darsi a'notari nobili
iàmigliari» e commensali del Pon-
tefice*
3. Sono esenti dappertutto di
pagare le decime ecclesiastiche, per
qualunque necessità imposte, anche
ad istanza di qualunque principe,
o repubblica.
4. Spno condonati ne'frutti ma(
DAP
percepiti dalle pensioni, e benefici
ecclesiastici.
5. Sono dispensati suIK inabilità
in qualunque maniera contratta ,
anche dall'avere celebrato messa le-
gati colle censure, e possono prò*
moversi agli ordini sagri, non ostan-
dovi qualunque impedimento.
6. Sono legittimati nel difetto
de' natali, tanto per parte del pa-
dre, che della madre.
7. Così legittimati possono suc-
cedere, insieme co'firatelli nati le-
gittimi, a' beni patemi, senza pre-
giudizio però di que'che vengono
ab intestato^ o da' fideicommissi.
8. Possono promoversi alla di-
gnità, agli onori, e a' benefizi con
cura, e senza cura, ai canonicati
delle chiese metropolitane, e catte-
drali, e collegiate.
g. Tutte le grazie, provvisioni,
commende, lettere apostoliche, an-
cora in forma di breve, sono ad
essi spedite gratis, tanto pel pos«>
. sesso, come in fiivore delle lettere
apostoliche.
10. Possono trasferire le pensio-
ni di qualunque benefizio, che pos-
seggono, fino alla somma di cento
ducati d'oro di camera.
1 1 . Avendo questa facoltà da
qualche Pontefice, resta loro con-
fermata.
12. Sono dispensati nel portare
l'abito clericale e tonsura, e con
tutto ciò possono aver pensioni fi-
no alla somma di duecento scudi.
i3. Sono esenti dagli spogli, non
ostai^te che sieno ascritti ad alcuna
milizia, anche a quella di s. Gio-
vanni Gerosolimitano.
i4* Godono dell'effetto di questa
bolla, benché non sia presentata in
camera.
i5. Non si possono loro rivocare
questi privilegi, /
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DAP
i6. Questa bolb ancora A deve
loro spedire gratis,
A' nostri giorai però tanto i prì-
TÌlegì dei conclavisti, come quelli
dei dapiferi, in gran parte fìirono
diminuiti; ed è perciò, che ai da*
pi feri dai Pontefici novelli ordina*
riamente viene concesso il titolo di
notarì, la cittadinanza di qualche
città dello stato ecclesiastico, la
qualifica di fiimigliari, e commensali
del Papa^ la condonazione de' frutti
di benefici mal percepiti, la spedizione
gratis delle lettere apostoliche, com*
presa quella della bolla de' privile-
gi ; la &eoltà di ti'iisfenre pensioni
ecclesiastiche, e se la godevano vie-
ne loro confermata; la dispensa
dell'abito clericale, coli' indulto di
goder pensioni; e l'esenzione dello
spoglio ,ea I detti privilegi si pos-
sono meglio vedere nel moto prò*
prio in forma di breve di Pio Vili,
Nos volentes, dato sexto kalendas
jjulii 1829; e nel moto proprio,
pure in forma di breve, del re-
gnante Gregorio XVI: Ifos s^olen-
tes dilectos filios noftros etc,^ ac
yeneràbiUum fratrum nostrorum
S, R, E. cardinalium dapiferos,
4fui concUM fۓc,^ emanato nel i83i
decimo kalendas januarii. Questi bre-
vi, i quali hanno il titolo di Privile^
già exemptioms ei indulta^ riporta-
no la nota de' Cardinoli che inter-
vennero a) conclave, e le qualifi-
che, il nome, cognome, e la patria
di quelli, ch'essi prescelsero a dapi-
feri, notati per ordine collegiale dì
vescovi suburbioarìi, preti, e diaco-
ni, e per primo il dapifero dell' e-
letto Pontefice. E siccome nel con-
clave del 1823, il dotto Francesco
Cancellieri fu dichiarato per suo
dapifei'o dal Cardinal Rusconi, cosi
il Cancellieri nelle sue Notizie dei
iuoghi ove furono cekòrati i con^
DAR 107
ch^, ci dice a pag. 100, che die*
de al suo Cai*dinale varie notizie
sugli antichi dapiferi, con l'auto*
rità del Ciacconio, del Bulenget*o,
del Ferrari, ec, ed essendo egli
uno di que' dapiferi , che soltanto
nelle feste esercitavano tale u/Hzio,
in ognuna ofirì al Cardinal Rusco-r
ni un analogo epigramma latino,
che in numero di quattro riporta
a pag, 100, K il Gattico Acta
Caerenwnialia, pag, 238, sSg. In-
torno poi alla spedizione dei prì«
vilegi, i dapiferi debbono tenere lo
stesso metodo, che per tal conse-
guimento fanno i conclavisti, lo
che si descrive nel volume XVI,
p. a3 del Dizionario,
DAR ABARA. Sede vescovile della
diocesi di Caldea, nella Persi a, edificata
da uno de' suoi re chiamato Darabo,
DARAS, Sede episcopale della
Mesopotamia, nel patriarcato di An-p
tiochia, sottoposta ad Amida, ed
eretta nel nono secolo , secondo
Commanville. Per onore dell' impe-
rator Anastasio, suo gran benefat-
tora, pi*ese il nome di Anastasio-
poli. Giustiniano I la fortificò, ma
sotto Giustino II soggiacque al do-
minio di Cosi*oe,
DARDANA, seu Dardanus. Sede
vescovile dell'Ellesponto, nell'esar-
cato d'Asia, sotto la metropoli di
Cizìco, la cui erezione rimonta al
quinto secolo, 11 suo luogo oggidì
chiamasi Dardanelli, ma la sua se«
de è titolare in partìhus ^ e viene
conferita dalla santa Sede. £ di-
pendente dall'arcivescovato di Cizì-
co, anch'esso in partibus. Ebbe cin-
que vescovi residenziali.
DARDANIDE o DARNIS, Cit-
tà vescovile, e metropoli della Li-
bia inferiore, oMnrmarica, sotto il
patriarcato di Alessandria. Nei quin-
to secolo fo eretta in vescovato, e
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io8
DAR
poi in arcivescoitato, con sette tè-
di vescovili per suifi'aganee , cioè:
Paretonìiim ossia Aibeiton , Za«
gelisy Antipirgo, Antipra, Marma-
rica, Zigri , ed Ammoniaca. Sì
conoscono quattro vescovi di Dar-
* danide.
DARIA e CRISANTO (ss.), mar-
tiri. Questi due castissimi coniugi
venuti dall'oriente a Roma si a-
veano acquistato la stima univer-
sale de' buoni per la integrità dei
loro costumi e per lo zelo ammi-
l'abile nella professione del cristia-
nesimo. Non andò molto tempo, che
vennero in odio agl'idolatri, perchè
adoratori di Gesù Cristo, e furono
presi e posti in una carcere» di do-
ve condotti dinanzi al giudice ,
dopo varie maniere di tormenti,
dovettero sostenere la pena di mor-
te, che incontrarono con animo se-
reno, e con invitta costanza sotto
il regno di Valeriano Fanno 287.
Tratti dall'esempio di loro non po-
chi tra gi' infedeli professarono
pubblicamente la fede di Cristo ,
e gì' imitarono pure nella gloria
del martirio. I corpi di questi san-
ti furono seppelliti nella via Sa-
laria, e del nome loro fu per mol-
to tempo intitolata questa parie
delle catacombe. L'anno 84^ le
reliquie di s. Crisanto e di s. Da-
ria furono trasferite nell'abbazia
di Prum, diocesi di Treveri, e due.
anni appresso in, quella di s. Avo-
Io, o JVavoro, nella diocesi di Metz.
I greci ne onorano la memoria ai
d\ 19 di marzo, e 17 di ottobre,
ma i latini a' di 25 di quest'ulti-
mo mese.
DARON. F. Tabow.
DARON, REGEON DARON.
Sede vescovile della prima Palesti-
na, n'el patriarcato di Gerusalem-
me, sotto la metropoli di Cesarea.
DAT
Coiìintanville dice, che fu eretta nel
secolo decimo secondo.
DASCILIO, DascyUum. Sede e-
piscopale della prima Bitinia, nel-
l'esarcato di Ponto, dipendente dal
metropolitano di Nicomedia. L'ere-
zione di questa sede rimonta al no-
no secolo, e vi risiedettero tre ve-
scovi.
DATA, cifra. Indicazione del
giorno, dell'anno, e del luogo in
cui un'azione é stata fatta; quan-
do, e dove un atto è stato conve-
nuto, e stipulato. Questa parola de-
riva dall'uso, che avevasi di porre
sino dai tempi antichi in calce ad
una lettera, diploma, bolla, breve,
chirografo, ec, od altro atto, da-'
tuniy o data tali loco^ tali die, non
che dalle diverse maniere di co-
minciar l'anno in Italici, li Mabil-
lon, de re diphm, lib. II, cap. 26,
n. IO, osservò essere diversa cosa
negli antichi diplomi V Actum, e il
Datum: quello significa il tempo
della concessione éitta^ e questo il
tempo della spedizione del diploma.
E perciò .può accadere, che tal-
volta V Actum preceda di qualche
tempo il Datum, Dice il Macri,
che Datarium Calendarii si chia-
mò il martirologio ; e che i' ufficio
di datiirìo apostolico derivò tal
nome dell'apporre nelle suppliche
la data: Datum Romae apudy etc.
Sui diversi sistemi usati dai Papi di
apporre la data dei giorno e del-
l'anno nelle bolle, diplomi, lettere
apostoliche ec, va consultata la dis-
sertazione del eh. monsignor Mari-
no Marini, intitolata: Diplomatica
Pontificia y contenente preziose, e
dotte erudizieni, massime a pag.
43 e SQ^, V. Ainro, Bolle, Bbbvi,
Calendabio, Calende, Chuioobafo,
cowsagrazione de* poktbficr, data-
RIA APOSTOLICA, e gli altri relativi
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DAT
articoli. AI citato articolo Dataria
si park della data grande, Ib della
data piccola^ e dell'uffiziale prefetto
delle date.
Il Parisi, Istnmoniy ec. per la
Segretariay parlando della data del-
le lettere^ e biglietti, dice che nel-
la data, oltre il luogo, il giorno, il
mese, e Tanno, si pongono talvol-
ta anche altre circostanze, come
l'ora, e la partenza del corriere.
Svetonio, al cap. 5, narra dì Au-
gusto : Ad epistolas omnes korarum
quoque momenta^ nec diei modo,
sed et noctisy quihus datae sìgnifi-
carentur, addebat. E Cicerone, epist.
4 ad Brutum : Tuas (literas) ac'
cepi Dyrrachio datas, vesperL Se-
condo il cerimoniale epistolare sciù-
Tesi la data in fine della lettera,
o nella stessa riga, in cui si è per
r ultima volta ripetuto il titolo,
come di Vostra Signoria, Roma
I.** gennaio i843, o una riga piìi
sotto; ed ora a destra, e talvolta
a sinistra. Ognuno però segue Tuso
della corte, e óéì luoghi in cui scri-
ve. A quelli poi, ai quali non si
dà alcun tìtolo, la data si pone in
cima, ed alcuni anche la pongono
in fine; ma nelle lettere coniiden*
ziati si pone la data, o in cima
ovvero in fine come piii piace. Nei
biglietti la data ponesi nella colon-
na sinistra del foglio, per esempio :
Di casa 22 agosto iS^^i j Dalle
stanze del Vaticano; Dalle stanze
del Quirinale; Dalle stanze di
Montecitorio; Dalla segretaria di
Consulta; Dal palazzo reale, ec.
Alcuni pongono la data incontro
alla seconda o terza riga dello scrit-
to, altri più in basso del foglio
per usare, come dice monsignor
Fontaoini nell' Elog, Ital.^ più con-
venienza alle persone ^uali, o su--
periori.. L'usanza del luogo, in cui
DAT 109
si scrìve, determina il sito più o
meno conveniente.
DATARIA Apostolica. Trìlxi-i
naie, che, sebbene sia il più nobi-
le, ed il più cospicuo della santa
Sede, e della città di Roma, pura
è posto per terzo nell'ordine gerar-'
chìco, dopo quello della penitenzie-
rìa, e cancelleria apostolica, forse
perchè di un principio, ed origine
meno antica. Viene chiamata la
Curia graziosa, dappoiché nel tri-
bunale medesimo precisamente si
tratta di grazie, le quali principal-
mente consistono in collazioni di
benefizi, rìserve di pensioni, di de-
stinazioni di coadìutorie per la fu-
tura successione, di concessione di
abiti ed insegne prelatizie, come
di cappa magna ec, di dispense di
irregolarità, nonché di assoluzioni,
dispense matrimoniali, ed altre si-
mili materìe di vari generi. Col con-
ferimento delle provvisioni ecclesia-
stiche, si rimunerano, e gratificano
coloro, che sono benemeriti, e che
hanno prestato servigi alla Sede
apostoUca, ed ai romani Pontefici,
non che servono a provvedere i
poveri, e meritevoli chiérici. La fa-
coltà, e giurisdizione della datarìa
si estendono per tutto dove il Pa-.
pa è venerato per capo della Chie^
sa cattolica. '
La dataria si mostra benefica e
generosa, siccome organo del Papa,
il quale per suo mezzo comparle
le mentovate provvisioni, dispense,
assoluzioni, ed altre cose proprie
di SI impoitante, ed antichissimo
tribunale ecclesiastico; I suoi nu-
merosi, e distinti officiali sono chia-
mati oracoli della voce, e mente
del Papa, come ne insegna il Cor-
rado, in Pra;^, Bene/ic., lib. I, cap..-
I, num.. 9. Quindi é, che ai detti
offiziali si deve prestare piena fede,/
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IO
DAT
non solo perché provano, ma eziaii«
<^io pei'chè prevaigouo a qual&iaia
altra prova aache di testimoni,
conforme è stato piU volte dichia«
rato dalla sagra rota, e specialmen*
te avanti Buratto ' nella decisione
888; il perchè contro le rìsoluzio*
ni di sì supramo tribunale non si
ammettono appellaùoni. Per quan-
to TAmidenio, ed altri canonisti
abbiano tentalo dì pubblicar noti*
zie sulla prassi della dataria, non
ostante questo precipuo ecclesiastico
dicasteit) è rimasto sempre in cer*
to modo ascoso nelle sue fonda*
mentali teorie, e nella prassi per
la moltiplicità delle materie, che
sono di sua pertinenza: il perahè
sciìvendo Ottaviano Vestrìo a Gia-
como Pelleo, gli diceva: m Io credo
n inaccessibile la prassi della così
» detta curia graziosa*, e così furo-
ri no meco acerbi, ed inumani
M quei seniori, che non solo non mi
» esternarono i prindpìi, ma giam*
M mai li hanno pubblicati ritenen-
M do sempi*e ascosi colali tesori *\
A ciò si aggiunga, che Pamfilo
Persico «oleva dire nel suo ti*atta«
to del Segretario: » L'arte di agi-
»p re in datarìa, e cancelleria, è
A» fondata per così dii*e sopra una
«» scienza tradizionale". K Cah-
cELLEAiA Apostolica.
Origine, aiUibuuom^ e noiaie deU
la Dataria Apostolica, e delle
diverse segnature^ che fa il Papa
alle suppliche^ cui riceve per or-
gano della medesima Dataria, e
altro riguardante questo dica"
stero.
Il preciso tempo dellMstituzione
della dataria è assolutamente inoei*-*
to» come sembt*a probabile, che la
datai'ia, e la cancelleria apostolica
DAT
formassero anticamente n»^ sólo di-
castero; ma coU andar del tempO|
e con l'aumento d^li affiuri, ai di-
visero i due distinti tribunali. Il
tribunale della dataria può chia-
marsi il tribunale della grazia
concessa,. e quello della cancelleria
il tiibunale della grazia spedita,
come sai*ebbe il deci^eto, che nasce
nel recinto del tribunale di data-
ria, e la spedizione che si otlieae
a diligenza delle parti in cancelle-
ria, come qui piii chiaramente di-
ramo. Anche l'autore dell'opera,
Caeremomae, oc mores religiosi
omnium populorum orbis, eum ex*
planatioaibus historicis^ et aliquibus
dissertationibus^ voi. 21, supplem. pi
17 a, dimosti*a che la dataria, «
cancelleria erano in principio una
medesima cosa; ma in progresso
di tempo la moltitudine ed affinai-
za d^li a£brì, e negozi produsse
la separazione dei due dicasteri.
Laonde venne stabilito, che per
l'organo della dataria s'implorasse-
ro, e ricevessero le concessioni, men-
tre per quello della cancelleria se
ne effettuerebbe la legale spedizio-
ne; quindi la dataria prese la sua
etimologia dalla data, che appone
sulla concessione il piii cospicuo e
piincipale suo ministro, che perciò
chiamasi Datario (Vedi), non che
dall'annotamento, e registro degli
atti. La cancelleria poi,^ oltre quan-
to si disse all'articolo, prese la sua
denominazione dalla custodia, e spe-
dizione delle concessioni. Tali eti-
mologie sono analoghe all'officio
de'notari, e cancellieri. Al citato
artìcolo Datario si tratta ancora
della dataria, e del datario della no-
bilissima fiimiglia Colonna, e del-
la dataria, e del datario dei Car-
dinali a latere, della dataria, del
datario, e del pi*o-datario della le*
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DAT
gazione apostolica di Avignone, e
dei datario della sagra penitenzie-
ria apostolica. V. il Du Fresne,
Giosi, laiinitads^ alla parola Data-»
/w^^'/Henricourt de legiòus eccks,
Franciae cap* 8; il Cardinal de.
Luca, RdaU Rom, Curiae, diss. 9,
e r Amort» de jure canonico j toL
3, par. 6 de Dataria,
Sebbene non si possa determi-
nare l'origine della dataria, ossia
la divisione di questa parte della
cancelleria . apostolica, é certo che
esisteva a tempo di Papa Onorio
III, che fu assunto al pontificato
nell'anno iai6, come riporta TA-
midenio al capo II de origine ei
antiquitale muneris datarli, ove pu-
re notifica, che l'ufiìzio della data-
ria era nel palazzo, o patriarchio
presso la patriarcale basilica late*
ranense, quale residenza de'Ponte*
fici. £ siccome per questo tribuna-
le somma predilezione nutrirono tut-
ti i Papi, pei*ciò ha avuto sempre
residenza presso i medesimi, ad on«
ta che questi o per elezione, o co-
stretti dalle fazioni, siensi altrove
recati. Bene Io provano le parole
del nominato Amidenio, al citato
cap. II, in cui leggesi: >» ante tem-
m pora tamen Bonifacii octavi (elet«
H to nell'anna 1 394) illud extitisse
M prò oomperto habetur, eo quod
H e regione palatii lateranensis in
M. hortis marchionis Justiniani vi-
». situr Xystus quidem pervetu-
M stus, quem dicunt fuisse partem
» datariae usque de tempore Ho-
»k noni tertii i quod ipsum prò ve-
»» i*a traditione receptum est, et
» non aUìorret a vero, cum tunc
« Pontifices apud lateranum age«
*• rent ". .
Le istorie confermano, che da
Clemente V sino a Gregorio XI la
datarìa apostolica fu sempre nella
DAT lii
Provenza, massimamente in Avigno-
ne. Sebbene l'alma Roma sia l'or*
dinaria i*esidenza del sommo Pon-
tefice, e la propria, e vei*a sua sede;
pure, pegli avvenimenti che la sto-
ria ci ha tramandati, è noto quanti
Pontefici la facessero fiiori di Ro-
ma, massime nel secolo XIV, in
cui sette Papi risiedettero in Avi*
gnone, incominciando dal nomi-
nato Clemente Y. Laonde la data-
ria apostolica sempre risiedette net
luoghi ove dimorarono i Pontefici.
Partito nel 1876 Gregorio XI da
Avignone, pei* ristabilire nellanno
seguente la residenza pontificia in
Roma, in uno alla dataria, alla sua
morte insorse il lagrime vole scisma^
che lungamente fu sostenuto iu
Avignone dagli antipapi Clemente
VII, e Benedetto XIII ec. Questi
pseudo-Pontefici ebbei*o la loro da-
taria in Avignone, ove già era
stata quella di legittimi Papi, per
le nazioni, che loro ubbidivano, fi-
letto poi nel conciliabolo di Basi-
lea l'antipapa Felice V, nel 14^9,
tenne la sua dataria a Ginevra, e
le sue bolle in numero di circa tre
mila, raccolte in otto volumi in
foglio, furano donate dalla i*epub-
blica di Ginevra al re di Sardegna
Carlo Emmanuele III.
Inoltre dallo stesso Amidenio si
narra, che Innocenzo VIII, Cibo^ e»
letto nel 14B4» 1^ quale da pre-
lato era stato datano » datariam
M extruxit in Vaticano, ingeos sa-
M ne et magnificum aedificium, ne
M dum datario, ejusque offidalibus
M ministris sed negotiantibus per
M commodum etc. " Ma dipoi, a-
vendo Paolo V fatto demolire l'edifi-
ùo, che . serviva alla dataria, ed ai
suoi ministiì, per erìgere avanti la
basilica vaticana il sontuoso portico
che ammiriamo, quindi alla stessa
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Ila DAT
dataiia, e suoi ministri nel contiguo
palazzo apostolico vaticano assegnò
luogo, e conveniente abitazione.
II Chattard, Nuova descrizione del
Valicano alle p. 70, 71, e 108
1 1 i,e 112 del t II9 descrive i luo-
ghi degli uffizi della dataria, e le
abitazioni del Cardinale pro«da-
tario, di monsignor sotto-datario;
ed a pag. 107, dice che dirimpetto
alla quinta arcata del cortile di s.
Damaso, si vede la porta principa-
le che introduce nella dataria, sul
cui architrave di marmo bianco è
inciso il nome di Gregorio XII L
Sopra detta cornice poi evvi una
isci*izione latina, entro un riquadro
scorniciato, dalla quale si rileva,
che Urbano Vili stabilì in questo
luogo nell'anno i633 la datarìa,
già dal palazzo d'Innocenzo Vili
trasferita altrove da Paolo V, con
arme sopra del medesimo Pontefi-
ce similmente di maimo.
DAT
Ritornando a Paolo Y, aggiun-
giamo, che siccome egli magaifìca-
mente ampliò il palazzo apostolico,
del quirinale per abitazione dei
Papi,massime nell'estiva stagione, a
comodo poi e per residenza degli
uffizi della dataria, del datario, del
sotto datario, e di qualche altro
uffiziale, nel r6i5, eresse presso il
medesimo, a sinistra dell'antico cli-
vo della salute, o clivo salutare (co-
sì detto perchè portava al tempio
della salute, la cui via egli rese
pii:i agevole) il palazzo che ora è
congiunto per un arco con passet-
to copei'to, a quello nel secolo de-
corso innalzato da Clemente XI li
per la ^miglia pontificia, ed atti-
guo a quello apostolico. Sopra la
porta principale del palazzo della
dataria, la cui corte è decorata di
bella fontana, sovrasta V arme di
travertino di Paolo V colla seguen-
te iscrizione scolpita in marmo.
PAULVS . y . p. . M.
DATARIAM . APOSTOIICABf
CVBIALIVM . COMMODITATI
IN . Bis . AEDUVS . COLLOGAVIT
AjnrO . SALVT. . mDCXV . font. . ANNO . X
Talvolta i Pontefici ne' loro
viaggi condussero seco il datario,
ed alcuno degli uffiziali di dataria
pegli affiiri propri di questo tribù*
naie. Tanto è notato nel Rotalo
della famiglia pontificia, che segui
nel i56i Pio IV a Perugia: do-
cumento, che é nell'archivio del
palazzo apostolico. £ non sarà inu-
tile qui notare, che gli officiali
della datai*ia sono considerati fami-
gliari del P&pa, il Cardinal pro-da-
tano e Cardinal palatino, monsi-
gnor sotto-datario è prelato pala-
tino^ e sino al termine del passa-
to secolo , gli officiali di dataria^
come famigliari del Papa, ebbero
la così detta parte del palazzo con-
sistente nella distribuzione di pane
e vino , come si può vedere all'arti-
colo Famiglia Pontificia, dove rì*
portansi alcuni ruoli. Gli oflBziali
di dataria godono il privilegio di
spedir gratis non solamente le pen-
sioni, che si danno loro dal Papa,
e le proviste per ohitum^ e le ras-
segne, ma. anche nell'acquisto de-
gli- uffizi vacabili hanno il gratis
della componenda. Li confidentiarii
delle pensioni, volgarmente detti
testa di ferro, spedivano gratis non
solo le pensioni, che si conferii
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DAT
vano loro dal Pontefice, ma anche
le provviste per obitum^ non già
le rassegne.
La dataria apostolica, siccome
ernia pontificia, ed una delle piii
ragguardevoli parti della curia ix>-
mana, fu sempre sommamente a
cuore de'Pontefid. Pure nominere-
mo quelli, che presero su di essa
speciali provvidenze, oltre quelle
che noteremo in seguito. Vaiie e
moltiplici sono le grazie, che per
organo della dataria concede il
sommo Pontefice, come si può ve-
dere nel paragrafo di questo artico-
lo, il quale tratta degli officiali dì
essa. 0\\xe quanto si dice agli ar-
ticoli Beneficio ecclesiastico (Vedi)^
e Pensioni ecclesiastiche ( Vediì)^
che sono due delle principali ma-
terie della datarìa, sembra, che
dai primi anni del secolo XV ab-
bia cominciato a vedei*$i Torigine
de'benefizi ecclesiastici nel concilio
Agatense, tenuto nel 5o6; per cui il
Papa s.Simmaco ordinò, che i chierici
ai quali pei loro meliti si concedono
beni di chiesa, o le sue rendite,
haec ipsa non perpetuo sed tem*
poraliler (cioè ad arbitrio del ve-
scovo) perfruantùr. Nel nono, e nel
decimo secolo si stabili finalmente
la nuova disciplina de' benefizi col-
la divisione dei Beni di Chiesa
(Fedi), Dipoi nel i335, Benedet-
to XII in Avignone condannò l'u-
so inti'odotto da Clemente V, e
Giovanni XXII, suoi immediati pre-
decessori, di dare in Commenda
(Vedi) i benefizi!, lasciandoli go-
dei*e ai Cardinali che li avevano,
e ai pati-iarchi titolari delle chiese
di Oliente. Alti*esì soppresse T altra
introdotta consuetudine delle espet-
tati ve, di cui erano piene, e inon-
date la Francia, e V Inghìlteira, so-
prattutto la Germania. Con queste
voi. }^ix»
DAT
ii3
espettative si conferivano dal Papa
i benefizi non ancor vacati, alle
persone ecclesiastiche, che perciò a-
spettavano la morte di quelli, che
li possedevano. Per meglio spiegar-
si, le espettative erano un 'certo
privilegio, che dai Papi, dai Car-
dinali, e dai vescovi si concedeva
a pei'sone ecclesiastiche, col quale
venivano abilitate alla successione
de' benefizi, dopo la morte de'pro-
prìetarii, che frattanto aspettava-
no, come appunto ora sono le Coa-
diutorie (Fedi), e tra' secolari le
sopravvivenze. Assunto al pontifica-
to nel i522 Addano VI', mentre
ti'ovavasi nella Spagna, a'25 aprile
in Saragozza rivocò tutte le espejt-
tative de' benefizi, e giunto in Ro-
ma, pubblicò tal revoca colla mag-
gior solennità a' 9 dicembre.
Gioverà qui fiir ossei*vai*e, non
doversi confondere con le grazie
aspettative, le nominate odierne
coadiutorie, giacché quelle si conce-
devano dal Pontefice molu proprio ,
e senza domandai'e il consenso del-
l' ordinario coUatore, che anzi ven-
nei*o concesse il più delle volte,
ad onta del loro dissenso ; ora
le coadiutorie si accordano ordi-
nariamente , non solo con con-
senso, ma ad istanza del bene-
ficiato, e con la piena annuenza
dell'ordinario collatore, e per^ le
giuste cause, esprasse nella testimo-
niale dell'ordinario medesimo, per
ciui non tanto si debbono chiama-
re grazie quanto concessioni fette
per necessità di recar sollievo a co-
lui, in cui sussidio si decretano.
Il suddetto Benedetto XII riformò
con nuove leggi la cancelleria, e sic-
come nella provvista de' benefizi. e-
raosi falsificate alcune suppliche,
ordinò. che &i registrassero tutte con
le concessioni accordate, e se ne
'8
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ii4 DAT
conservassero gli originali, onde
ebbe origine il r^istix) delle sup-
pliche. Nel i835y nell'archivio del-
la dataria vaticana, fu nuovamen-
te ordinato lo stato de'registrì del-
le suppliche da Martino V a Pio
VII inclusive, senza interruzione, e
si ti*ovò che i tomi, i quali le con-
tengono, ascendono a seimila seicen*
to novanta, essendo mancati per le
note vicende, trecento sessantaset
tomi. Ci siamo permessi questa pic-
cola digressione sulle espettati ve,
e ce ne permettiamo un' altra sulle
Annate^ perchè a quegli articoli
dicemmo di riservarci a parlarne
in questo. Tanto qui poniamo le
Annate perché io dicemmo ali' ar-
ticolo, ma esse sono più proprie
dell'articolo Vacabili, o Vacabili-
sTi, siccome tasse ad essi spettanti.
Al dire del Platina, Vite de* Poh-
^fich pog* 386, temendo la cre-
scente potenza de' Visconti signori
di Milano, ovvero per accrescere
le rendite del tesoro della Chiesa
Romana, affine di accorrere ai bi-
sogni di essa, e della Chiesa uni-
versale, istituì r uso delle Annate
ne' bencBzi, cioè stabili che coloro, i
quali avessero ottenuto un benefi-
zio, dovessero pagai*e alla camera
apostolica i frutti di mezzo anno.
Tutti accettarono questa legge fuo-
ri die gl'inglesi, i quali però si
contentarono, che si eseguisse nei
vescovati, non negli altri benefizi.
Ma il Bercastel, Storia del Cri-
stianesimo, voi. XV, p. iSg della
ediz. dell' Antonelli, dice in vece,
che Odoardo II re d' InghilteiTa
domandò al Pontefice Clemente V,
ed ottenne per due anni, sotto
pretesto del servigio di terra san«
ta, le Decime {Fedi) delle rendite
ecclesiastiche del suo regno, le qua-
li poi furono impiegate in uso as«
DAT
sai diverso. I vescovi d'Inghilterra
domandarono dal canto loro, per
un anno il godimento dei beni
delle chiese, che vacassero le prime
nelle diocesi; ma la loro richiesta
cadde in proprio pregiudizio, poi-
ché il Papa formò su di ciò il pia-
no delle annate. Ed è per questo,
che sino d'allora si appropriò le
rendite del primo anno in tutte le
chiese, che di là a due anni vache-
rebbono in Inghilterra, come ve-
scovati, abbazie, priorati, prebende,
pari'occhie, e persino i piii piccoli
benefizi.
Il Novaes dice a pag. 262 del
tomo IV, File de' Fónte/, che Bo-
nifacio IX istituì le Annate ordi-
nando nel 1392, che tutti i bene^
fizi elettivi, e non elettivi, di sua
collazione, e che fossero conferili
per la santa Sede, dovessero paga-
re al fisco pontificio per le neces-
sità della Chiesa, la metà delle ren-
dite del primo anno ; indi egli ag-
giunge, coir autoiìtà dell' Extrav,
11, de Praebendis infer Communes,
che tale istituzione si debba piut-
tosto attinbuii-e a Giovanni XXII
che, nel i3i6, successela Clemen-
te V. Ma siccome Giovanni XXII
non le liserbò, che dai benefizi, i
quali venissero a vacai^e nel cri-
stianesimo non elettivi, e eh' erano
inferiori ai vescovati, ed abbazie,
e ciò solamente per tre anni, così
a Boni&cio IX dee ascriversi que-
sta assoluta, e perpetua istituzione.
Sii di che possono consultarsi il Van*
Espen, Jur. Eccles» Uniw par. IF,
Ut. 24 cap. 4* §• iS; Natale Ales-
sandro Hist. eccles, saec. XV, e
XVI, Diss&t. Ili, tom. Vili, p.
564; e il Tomassino, De veier, et
nov. Eccles. DiscipL par. Ili, lib.
II, cap. 58. Il citato Bercastel, voL
XVII, p. 175, nel desaiverc il
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DAT
concilio di Basilea, nel suo stato
pacifico, dice che nella XXI sessio-
ne tenuta nel mese di giugno, con-
tilo le rimostranze de' legati di Eu-
genio lY, ed il sentimento di mol-
ti padrì di considerazione, furono
abolite le annate^ e i primi frutti,
e senza alcuna eccezione, tutti i li-
Telli che andavano al Papa, o ai
prelati inferiori, sotto il titolo di
collazione, conferma, investitura,
spedizione in materia dei benefizi,
di dignità ecclesiastiche, e di ordi-
ni sagri. Da questo decreto ognun
vede, che il concilio andava a can-
giarsi in conciliabolo, siccome in
effetto divenne.
Alcuni pretesero, che le ArmcUe
sieno infette di simonia. Fra essi
e' è Febronio , contro del quale
veggasi quanto in tale proposito
scrìsse il dotto Zaccaria nAV Ami-
fehroido vindicatus^ tom. Ili, diss.
VII, cap. VI. Pompeo Sarnelli,
LetL EccL tom. IX, p. 58, & os-
servare, che i vescovi esigevano le
annate dai beneficiati, prima che la
sede apostolica le attribuisse al fi-
sco o camera apostolica, e che vi sono
anche oggidì vescovi, i quali per prì-
vilegio pontificio esigono le mezze
annate de' benefizi che conferiscono,
da aìpplicarsi però alla fàbbrica
della chiesa, come si pràtica nella
metropoli di Benevento, onde in
sostanza Tannata è còme la deci-
ma, die dalle loro decime pagava-
no ì leviti al sommo sacerdote,
come si legge nel libro de Numeri
cap. 16, presso Gelane t. I, p.
917-
Benedetto XIII, colla bolla Pius
de' 22 aprile 1725, Bull. Rom, t.
XI, par. II, p. 397, prescrisse, che
tutti i pt^vvisti nelT Italia di be-
nefizi ecclesiastici non afietti, e ri-
servati alla santa Sede, fossero ob-
DAT ,,5
bligati a pagare mezza annata dei
frutti, per la fabbrica delle rispet-
tive chiese. Inoltre fa riflettere l'e-
rudito Sarnelli, a quelli che do-
mandano, perchè i vescovi hanno
da pagare prima l'annata; e poi
ricevere le bolle, essere avvenuto
che taluno sia morto prima del
possesso del vescovato, per cui Enea
Silvio a somiglianti querele dei te-
deschi fattegli da un dottore suo
eccellente amico, solea rispondere,
che il Papa era stato posto in que-
ste angustie dai beneficiari medesi-
mi, imperocché dapprima solevano
concedersi le bolle solo che avesse-
ro prom^so di pdgare, ma sicco-
me avute le bolle non pensavano
piti a compiere le loro obbligazioni,
bisognava costrìngerli colle censu-
i*e. Ridotta la curia romana a tali
necessità, fu costretta a non dare le
bolle, se non riceveva prima i con-
sueti emolumenti. Attualmente, qua-
lora un vescovo premuora ad una
epoca congrua, e tale da potersi
rilevare, che non abbia percepito
le rendite del vescovato, suole la
santa Sede restituire agli eredi le
tasse pagate per le Annate, ed al-
tri titoli di cancelleria.
Sono adunque le Annate dovu-
te al sommo Pontefice, lo che in
oriente si pratica ancora co'patriar-
chi greci, i quali ricevono le anna-
te dai loro sudditi, siccome narra
il Rinaldi alT anno i456, num.
4. Senza di che, osserva il Palla-
vicino neir Hìst, CondL lib. 2, e.
8, ricevendole di fatto il Papa dai
soli occidentali, basterebbe a giu-
stificarle eziandio il solo patriarca
dell' oriente, al quale pel canone VI
del concilio Niceno le voleva re-
stinngere il rìformatore Lutero. E
quanto una tal' esazione sia mino-
re delle decime, che si pagavano
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ii6 DAT
ogni annOy ciascuno Io vede, non
solo perchè le nuove collazioni
hanno luogo piìi di rado, che ogni
quinto anno, come si richiederebbe
acciocché la mezza annata riscossa
in quelle eguagliasse la decima di
ciascun anno; ma perchè non si
ti'aggono da moltissimi beni eccle-
siastici, che passano a mani morte,
né da quei benefizi, che secondo
l'antica tassa non superano venti-
quattro ducati, benché veramente
sieno di maggior valoi*e, e dagli
aitici si riscuotono pur secondo la
tassa vecchia, la quale è di molto
inferìora alla vera rendita. Tutto-
ciò viene più chiaramente spiegato
da Fagnano al cap. Praetereay ne
praelali vices suas etc, quaest. 3, il
quale dichiara, che cosa è Annata,
che cosa siano servizi comuni y mi-
nuti seiviziy e la quintadecima. La
annata si paga per tutti i benefizi,
eccettuati i vescovati, e le badie
concistoriali, e costa della mezza
parte delle rendite annuali di be-
nefizi, riservata ad uso del Papa,
e si chiama Bonifaciana, perchè
Bonifacio IX la temperò come oggi
sta, mentre prima i Pontefici si ri-
servavano tutti i fi*utti di un anno
di qualsivoglia benefizio, da pagar-
si in un ti'iennìo, cioè con pagare
la tei*za parte ogni anno; ma Bo-
nifacio IX, come si è detto, rila-
sciò la metà di quella, colla con-
dizione, che la mezza annata si pa-
gasse prima di ricevere le bolle
spedite. V, Bolla.
Le annate dividonsi in quattro
sorte, e primieramente i/i ispecie ,
che richieggono la metà de' frutti ,
i quali devono pagarsi alla camera
apostolica per quei benefizi che
Tengono conceduti dal Papa fuo-
ri del concistoro , purché però
la loro annua rendita superi la
DAT
somma di ducati ventiquattro di
camera, come si è detto: devesi
però notare, che tale regola ha
delle eccezioni nei canonicati della
Germania, e di Spagna. I canonica-
ti di Germania, e le cinquantadue
dignità di Spagna, riservate al-
la santa Sede, pagano la mezza
annata, qualora la cifira del reddito
certo superi i ventiquattro ducati
d'oro di camera. La seconda spe^
eie di annate chiamasi servida mi-
nuta, che consiste in cinque picco-
le porzioni, le quali vengono di-
stribuite tra gli ufficiali del Papa.
Queste cinque tasse minori sono
accomodate alle 'tasse de' vescovati
e delle badie, e perchè si divideva
no in rimunerazione de'piccoli sei*-
vigi, che si prestavano da alcuni
famigliari inferiori della corte Pon-
tificia, si chiamano servigi minuti.
La terza è il (juindenniOy eh e la
metà de'frutti di un .anno, . e che
si paga sulla rendita di que'bene-
fizi, i quali per concessione aposto-
lica si applicano perpetuamente a
qualche seminario, orfanotrofio, ca-
pitolo ec. , lo che viene contiibuito
alla camera ogni quindici anni per
la detta unione di benefizi, o per
una speciale sottrazione alla comu-
ne riserva. Il quindennio chiamasi
anche quintadecima.
Per maggior chiarezza, ripeteremo
che quando si provvedono i benefizi
ecclesiastici vacanti, le persone prov-
viste debbono pagare alla camera a-
postolica , prima della spedizione
delle bolle, le rispettive annate dei
medesimi benefizi, cioè la metà dei
frutti di un anno. Essendo poi
molti di questi benefizi uniti a'mo-
nisterì, e luoghi pii, siccome que-
sti non muoiono, cosi non vacano
mai i benefizi ad. essi uniti. Per
non defraudare dunque la camera
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DAT
apostolica dì queste annate, fu con-
tenuto che ì luoghi pii le pagasse-
ro ogni quindici anni, onde ebbero
il nome di quindennì^ computando-
si, cbe per lo più ogni quindici
anni sarebbero i benefizi vacati, se
fossero provvisti di ecclesiastici se-
colari, i quali pagherebbero le an-
nate nel loro possesso. All'articolo
Portogallo (Fedi) ^ si riporta una
contesa nata nel pontificato di
Clemente XI sui quindenni, che
quel reame costantemente avea pa-
gato sino da quello di Paolo II, e
in dataria avvi, come dii^mo per
ultimo con analoghe notizie , il
succollettore generale de'quindenni.
L'ultima sorte di annate è detta
Commune servitium^ e consiste o nei
frutti del primo anno, od in una
certa somma di denaro fissato dalla
tassa de'libri della camera apostolica^
e che deve contarsi alla medesima
camera da que'prelati, che per mez-
zo denoti de' Cardinali ottengono
in concistoro taluna prelatura, co-
me i vescovati, e le badie conci-
storiali, la qual somma poi si di-
vide ad eguali porzioni tra il Pa-'
})a e i Cardinali, e perciò dicesi di
servigi comuni.
Divenuto nel i55o Pontefice
Giulio III, con grande studio si
applicò alla riforma della datarìa,
ed a tal effetto elesse sei Cardinali
in consultori perchè gli dessero in
iscritto il loro parere, massime per
ciò che apparteneva alla collazione
de' benefizi , ed avesse bisogno di
coiTezione.
Sisto V istituì in vacabili Tuffi-
zìo di tesoriere della dataria, col-.
lo sborso di trentaquattromila scu-
di, assegnandogli in premio il cin-
que per cento, appannaggio che a-
busivamente si dividevano i mi-
nistri delle spedizioni. E siccome
DAT I17
Pio IV, e s.Pio V avevano condan-
nate le confidenze benefiziali, e de-
legati in giudici i vescovi, ed altri
prelati, Sisto V credette meglio di
creare un uditore delle confidenze
beneficiali, qual giudice perpetuo,
conferendogli facoltà^ privilegi, ed
emolumenti, dichiarando però va-
cabile luffizio, colla bolla Divina
Dei providentìa^ data il primo no-
vembre i586, Bull, Rom. tom.
IV, par. IV, pag. 270, col prezzo
di duemila ducati d'oi*o equivalen-
ti a tremila trecento scudi romani.
Nella dataria già esistevano altii
uffizi vacabili, e Sisto IV, Leone
X, e Paolo III, ne avevano anzi
stabilite le regole, e le tasse non
solo per la rassegna , ma anche
pei medesimi Pontefici^ i quali as-
segnarono una porzione de' vacabili
per appannaggio del Cardinale vice-
cancelliere.
Non solo Sisto V si occupò gran-
demente dei Placabili e Vacabilisti
(Vedi), ma anche dei Luoghi dei
Monti (Vedi), fia' ijuali eràvi il
Monte Datario y da lui ampliato.
Vedendo poi, che l'uffizio del teso-
rierato di dataria, per lui istituito,
era dovizioso pegli emolumenti
che ritraeva, smembrò dai suo uf-
fizio cinque scudi d'oro per qua-
lunque spedizione beneficiale di
minor grazia, ed assegnolli pel pa-
gamento de'frutti del Monte Data^
riatOy che stabilì in seicento luoghi
al valore del capitale di scudi ses-
santamila ^ a ragione di dieci pei*
cento, coll'assegnamento sopraddetto.
Nel 1590 successe a Sisto V Pa-
pa Urbano VII, il quale subito or-
dinò la riforma della datarìa apo-
stolica, affidandone l'incarico ai ce-
lebri Cardinali Paleotto^ Lancellotti,
Facchinetti, che nel iSgi divenne
Papa col nome d' Innocenzo IX,
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i8
DAT
ed Aldobrandinì^ che a questo suc-
cesse nel 1593 col nome di Cle-
mente Vili, dopo essere stato da*
tario di Sisto V.
Il gran Benedetto XIV, fra le
molteplici, e saggie sue pravvidenze,
prese peculiar cura del tribunale
della datarìa, cui rÌYolgonsi tutte
le' nazioni, pei diversi negozi che
tratta e risolve. Primieramente ai
3o marzo 1742 diresse al Cai*di«
nal Pompeo Aldrovandi suo pro«
datario, un chirografo, sulla clau-
sola del pericolo di vita per le di-
spense matrimoniali nei gradi pros-
simiori, dal quale risulta, ch'essen-
dosi egli riservato nella costituzio-
ne, ad apostòlica^ savitutìs nostrae
mìnisterium^ data a' a 5 febbraio
del medesimo anno, di piìi chia-
ramente esporre e dilucidare alcu-
ne cose praticale fino allora nelle
lettere apostoliche delle dispense
matrìmonialj, si venne a conoscere
che la clausola del pericolo di vita
ha avuto origine dalFuso, e pra-
tica della dataria, non già da tal
Papa, il quale Tha modificata, ri-
stretta, e resa più mite, anzi ha
dichiarato col chirografo, che pre-
via la relazione al sommo Pontefi-
ce, si possa omettere in alcuni ca-
si particolari. Quindi,'agli 8 dicem-
bre 174^, colla diffusa costituzione
Gramssimum Ecclesiae Unii^rsae,
che si legge nel BuU. Benedici, XIF
tom. I pag. 5gi, divise le materie
e le grazie apostoliche, che debbonr
si spedire per la datarìa, per la se-
gretaria de'brevi, e per la sagra pe-
nitenzieria, determinando che tutte
le concessioni, per le quali si dove-
va soddisfare la tassa della cancel-
leria, o la composizione di dataria,
appaitenessero alla dataria mede-
sima.
Finalmente Benedetto XIV, che
DAT
appena divenuto Papa nel 1740 j
aveva regolato le sportule, ed e-
molumenti che si pagavano alla
dataria, e per morte del Cardinal
Millo pro-datario, avvenuta a' 16
novembre 1757, al sotto datario
monsignor Nicolò Riganti da Mof-
fetta prelato domestico compartì la
facoltìi di datario, benché tal cospi-
cua carica da gran tempo si eser-
citasse da uno de'più degni Cardi'
nati. Ciò si legge nelle Noùùe à
Roma per Tanno 1758, a pag.
309, ed il dotto prelato Riganti
esercitò tali fiicoltà sino alla morte
di Benedetto XIV, che accadde ai
3 maggio di detto anno 1758.
Quando poi il Pontefice Pio
VI fu ti*asportato in Francia dai
repubblicani francesi, il giorno pre-
cedente alla sua partenza da Ro'
ma, cioè a' 19 febbraio 1798, di-
resse al Cardinal Roverella, soo
pro-datario, il moto proprio: es-
sendoci nelle attuali circostanze^
col quale gli comunicò le opportu-
ne facoltà durante la sua assena
da Roma, di concedere e segnare
di special mandato pontificio, tut-
te le grazie che si spediscono dal-
la dataria apostolica.
Sui diversi modi, coi quali il
Papa fa la segnatura alle supplicbe
di grazia per la datarìa apostoli^,
ci permetteremo la seguente di-
gressione.
Non avvi dubbio, che al sow
romano Pontefice compete il *""f
di conferire i benefizi ecclesiastici,
ed accoixlare ogni specie di gra^*
spirituali, e scaltri, sebbene costi-
tuiti in dignità, ciò fanno, è in ^"^
tò di facoltà implorate, e concesse
dal Papa. Però non tulle ìe &'^'
zie, che dai Pontefici si acooidano,
procedono col medesimo ordina
Esse sono diverse, oome varie ne
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DAT
eotio le formole, essendo triplice il
modo di firmarle che usa il Pon-
tefice per la dataria, cioè Fiat ut
petitur: Fiat fhotu proprio: Placet
Antichissimo è Tuso del firmare dai
ronoani Pontefici le grazie col Fiat.
Alcuni ciò spiegano, ch'essendo essi
investiti della sublime dignità di
vicari di Cristo in terra, sembra
ch'essi vogliano usai*e della stessa
parola, già pronunziata da Dio crea-
tore. Vuoisi pertanto, che Giulio
IH sia stato il primo , che al Fiat
aggiunse Vut petitur. Sopra questa
forinola antica, e poi resa consueta
nelle sottoscrizioni dei Papi, abbia-
mo un curioso distico del secreta-
no apostolico Giacomo Gherardi
da Volterra, diretto a Paolo II del
i464i che il Marini trovò in un
codice deli'ai*cbÌTÌo vaticano, conte-
nente le minute di dette lettere
scritte pel Cardinale Papiense suo
padrone, e da lui prodotto nel t. I,
p. 235, a 36 degli Archiatri Potu
tìficii, insieme ai tetrastico del me-
desimo Gheraixliy il cui secondo di-
stico mutò nel seguente:
TaeJia dot doctis paupertas più-
rima. ToUe
Taedia nostra. Pater j per Fiat
ut petitur.
Bairaver usato il Gherardi tal for-
inola, sembra potersi congetturare,
che non solo già si usava il FUtì,
ma anche Vut petitur.
Chiunque brama conseguire una
grazia, ùl d'uopo che ne avaifzl sup-
plica al Pontefice, analoga e distin-
ta de styh curiae^ in due parti.
li Papa l'accorda segnando a piedi
della prima, che chiamasi narrati-
va, Fiat ut petitur^ ed ai margine
della seconda, ch'è nel kito destro
dd foglio, il MAoFiat, aggiungendo
DAT 119
in ambo i luoghi la lettera im'zìàle
del suo nome di battesimo, e se é
stato religioso quello preso nella
professione. Per esempio Pio YIII,
prima di essere creato Papa, chia-
mavasi col nome di battesimo Fran-
cesco Saverio, laonde nelle sotto-
scrizioni, essendo in idioma latino,
poneva le iniziali F. X. Il regnan*
te Gregorio XVI poi, cui nel bat-
tesimo fu imposto il nome di Bar-
tolommeo Alberto, e nella profes-
sione monastica prese quello di
Mauro, si segna coli' iniziale M.
Niuna ragione adequata, secondo
alcuni, addurre si sapreUe di tal
diversità di firma, purché dir non
vogliasi, che si metta dal Papa Vut
petitur in ptima parte, perchè trat-
tasi della determinata concessione
della grazia domandata, e che in
seconda parte basti il Fiai^ non
riguardando questa che lo stile di
cancelleria, e le formole da seguir-
si nella spedizione delle relative let-
tere apostoliche. D'altronde sembra,
die pur troppo vi sia ragione ade-
quata, perchè la prima parte della
supplica contiene la vera petizione,
onde sta bene che vi sia ut petitur.
La seconda parte non determina
che il modo, e le clausole con le
quali debbasi spedire la grazia su-
periormente implorata, per cui il
solo Fiat basta. Egualmente rimon-
ta ai tempi più rimoti l'uso di sot-
toscriversi i Papi in dette suppliche,
colla sola lettera iniziale dei nome
battesimale, o di quello assunto
nella professione religiosa. All'arti-
colo Nome de* Papi {Vedi), si di-
rà quanto analogamente riguaida
questo, e quando incominciarono a
cambiarselo nell'esaltazione al su-
premo pontificato. Noteremo qui,
che commettendo il Papa molte
volte la propria sottoscrii^one al
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120 DAT
prefetto della segnatura, cpiesti la
fa colle parole: Concessum ut pe^
litury in praesenda D, N, Papae,
aggiungendovi te lettera iniziali del
proprio nome ed impiego.
Molti eruditi hanno procurato
investigare l'origine di questo siste-
ma. Chi ha preteso distinguere ne(«
la persona del Papa duplice perso-
na, privata l'una, pubblica l'altra,
e segnare egli le grazie con la pri-
ma, e le bolle con la seconda su-
blime qualità. Altri ne hanno fatto
derivare la cagione dall'avere il Pa-
pa due nomi, uno naturale, indut-
tivo, ed accidentale Talti'O, perchè,
come dicemmo, assunto nella sua
elezione, onde appone il primo al-
■lorchè segna di proprio pugno, ed
il secondo nelle bolle, ch'egli di
stile non firma. Ma né queste, né
altre ragioni immaginate possono
stabilire il vero significato, dappoi-
ché frustranea si porge la differen-
za di persona privata, e pubblica
nel Papa, ed il duplice nome non
induce varietà nella essenza, con-
cedendo il Pontefice le grazie in
virtìi solo del suo supremo carat-
tere di capo della Chiesa. Se non
che, potrebbe forse ciò attribuirsi
alla umiltà sempre praticata dai
successori di s. Pieti'o, che in dis-
pregio delle umane grandezze, nel-
l'apice del potere, anche quando
usano del nome assunto nel ponti-
. ficato, soggiungono : Servus Servo-
rum Deij nella qual maniera s' in-
titolò per prìmo s. Gregorio I, il
Magno, eletto nell'anno 5go. Su
sif&tte sottoscrizioni possono con-
sultarsi il Vettori : il fiorino (Toro
illustrato, pag. 5o5; l'Amìdenio
de styloDatariae, lib. I, cap. XXXII,
dove mostra la formola di queste
soscrizioni,e rescritti, ragionando di
alcune ai num. 7 e 8; e Pietro Cor-
DAT
rado nel libro primo, della pratica
delle dispense apostoliche, ai cap.
II, e IV.
Bene spesso la virtìi, od il me-
rito facendosi strada sino al ponti-
ficio soglio, spingono la sovrana mu-
nificenza a spandersi, senza esserne
richiesta, coi benemeriti della san-
ta Sede. É allora, che le grazie si
dicono concesse Mota proprio; il
perchè nella schedula relativa si se-
gna il Papa con la seconda (br-
mola : Fiat Mota proprio. Quando
finalmente nelle collazioni de' ve-
scovati, o di qualsiasi altro bene-
ficio, il Papa riserva sulle rendite
di questo una pensione per perso-
na da nominarsi, e viene ia segui-
to con separate schedule a desi-
gnarsi qualche soggetto, si vale delle
parole Placet, ed in ciascuna di
queste due ultime formole neppu-
re omette di aggiugnere le lettere
iniziali del suo nome di battesimo,
ovvero quelle della professione re-
ligiosa. Altri dicono , che il Papa
sottoscrive le grazie col FuU irf
petitur; Fiat; Placet; Fiat Motti
proprio, aggiugnendo ad ognuna di
tah formole il nome che aveva
avanti il pontificato per abilitare
la spedizione delle bolle, giacche se
il Papa vi ponesse la soscrizione
del nome pontificio, non sarebbe
necessaria la spedizione delle bolle.
Siccome però i sommi Pontefici
non potevano i-eggere soli al gra^^
incarico imposto lavo dal duplice
augusto ministero, così fino dai re-
moti tempi usarono delegare i Car-
dinaU nipoti, acciò accordassero al-
cune grazie, le quali si «^^'^^
ottenute per concessum, dal ©odo
con cui erano da tal delegato sot-
toscritte, con questa formola: WB-
cessitm in praesentia Domina J^^
strì Papae N., come si disse del
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DAT
Cardinal prefetto della segnatura.
In progresso essendo insorti degli
inconvenienti, per l'abuso di tanta
fiicoltày nel conclave del 1670, in
cui si elesse il Pontefice Clemente
X, fu questi supplicato dai Car*
dinati di togliere siffatta consuetu-
dine. Quindi Innocenzo XII ordi-
nò, che invalida si riputasse simile
segnatura non fetta da un Cardi-
naie, assistito da altri due innanzi
ai Papa. Ora però è invalso Tuso
di scegliersi dal Pontefice un pisc-
iato, ^ e talvolta un suo cubiculario,
il quale ha là facoltà di accordare
le grazie per concessum. Negli es-
posti modi adunque, e non altri-
menti, giusta gli adottati stili, si
segnano le suppliche dal Papa , e
se non si potè stabilirne la vera
origine , si concluda , che non di
tutte le cose stabilite dai nostri
maggiori, può assegnarsi adequata
legione, siccome in lege non omnium
Jf. de legibus, A\V artìcolo Breve A-
posTOLico, olti-e di ciò che ha re-
lazione colla dataria, si parla delle
date, e delle sottoscrizioni de' bre-
vi, le quali si fìinno dal Cardinal
segretario de' brevi, o dal sostituto,
come delle sottoscrizioni delle mi-
nute originali fatte di pugno del
Papa colle formole. Placet, e la
lettera iniziale del nome che avea
nel cardinalato, soscrivendo le ce-
dole concistoriali, colla formola: Ita
est. Gregoriu.9 XVI. V, Reschitti
Pontificii. Di altre sottoscrizioni
dei Papi si tratta agli articoli Bol-
le, Cristo, ec.
In quanto alle rendite della da-
taria, esse non* sono copiose come
anticamente, ma tenui a cagione dei
ooncoi*dati, e delle concessioni fatte
dai romani Pontefici. Per ciascuna
grazia pagansi in datarìa delle tasse,
che passano come in mano di un ele-
DAT 121
mosiniere, il quale, tolte le spese per
i suoi uffiziali ed impiegali subal-
terni , ne versa il rì manente per
soddisfare le cose che diremo. Esse
servono a soddisfare le pensioni ,
che ì Papi assegnarono a religiose
corporazioni d'ambo i sessi, alle
penitenzierìe lateranense e vatica-
na, ad alcuni collegi ed utili isti-
tuti, ad alcuni sagri tribunali,
e congregazioni cardinalizie, ad al-
cuni ministri della santa Sede,
ad ecclesiastici orientali , a diver-
se pie oblazioni, ed altre limo-
sine ordinarie e straordinarie. Inol-
tre la dataria paga alcune giubila-
zioni alle famiglie bisognose degli
uffiziali della medesima defontì, non
che somministra graziosi assegni
alle famiglie povere degli spedizione-
ri apostolici; supplisce alle spese
per le cave ed estrazioni dei corpi
santi ne' cimiteri, e catacombe di
Roma, ed altro. La dataria paga
altresì diverse pensioni, come a luo-
ghi pii, a vescovi, prelati, ed eccle-
siastici bisognosi, e benemeriti del-
la Chiesa ; somministra ì fondi per
r elemosineria apostolica, e per al-
cune pensioni che paga- il palazzo
apostolico, allo straordinario sov-
veni mento de* poveri, non che per
supplire alle disposizioni benefiche
dei Pontefici sempre per cause pie,
ed al mantenimento della sagra per-
sona del medesimo Papa, che, per
antichissima disposizione, consiste
nella mite somministrazione d'an-
nui scudi sei mila, giacché si ha
che Paolo IV, il quale fu eletto nel
i555, dai sei mila scudi, che ogni
mese gli pagava la datarìa, faceva
copiose limosine alle famiglie pove-
re, e virtuose, ciò che fa grande
onore alla moderazione dei Papi,
sebbene la cassa della dataria sia in-
teramente a loro disposizione.
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123 DAT
• In oltre la dataria ha la cassa
dei capitali, detta del compento.
Proviene questa cassa dai fondi, che
acquistò la dataria col denaro ,
' che sotto Benedetto XIV, e nel
datariato del Cardinal Millo ritras-
se dalla Spagna pel concordato
fatto sulla provvista dei benefizi.
Con detto denaro la dataria acqui*
sto molti offici vacabili, il palazzo
Madama, oggi del governatore di
Roma e suo tribunale, perchè ivi
divisava trasferire la sua residenza
ed uffici, essendo in proporzione
angusto quello erettole da Paolo
y ; in fine il locale dove è oggi il
conservatorio Pio. Ma avendo la
camera apostolica acquistato il pa*
lazzo Madama per istabilirvi il pre-
lato governatore ed il suo tribuna-
le, somministrò alla datarìa annui
scudi quindicimila. Dopo l'epoca
della repubblica francese, in vece
di tale annualità, la camera aposto-
lica assegno in compenso alla data-
ria de' mentovati capitali, il men-
MJe prodotto dell' oflScio de' brevi
che si spediscono per la stessa da-
taria ; laonde le rendite della cassa
dei compenso consistono nel frutta*
to dei vacabili, per altro incerto
ed eventuale, come lo è quello
cleir officio de' brevi. Tale cassa fu
stabilita per soddisfare ai pesi del*
l'andamento degli uffizi della da-
taria, al pagamento degli uffiziali
e ministri della medesima, e per
la manutenzione del palazzo ove
risiede la dataria, e case annesse
di sua proprietà, che servono per
abitazione eziandìo oltre di quelli
sum mentovati , dei famigliari del
Cardinale pro-datario. L'ammini-
stratore di questa cassa è sempre
stato il detto Cardinal pro-datario,
il quale accorda con essa quelle
ricognizioni, che crede meritsa*e
DAT
straordinariamente, per particolari
circostanze, anche i benemeriti uf-
fiziali della dataria. Siccome però
all' in&usta occasione della sede va-
cante rimane in una pei*fetta ina-
zione la curia graziosa, ossia la
dataria apostolica, e tutti gli ad-
detti alla medesima nulla percepi-
scono degl' incerti, che pure forma-
no un oggetto e parte integrale
dei loro mensili profitti, così in
detta circostanza, a norma del chi-
rografo segnato da Benedetto XIV
li i3 giugno 1755, gli ufHziali e
ministri della dataria godono la
distribuzione di un'annata intera,
cioè un semestre alla morte del
Papa, ed altra simile distribuzione
nell'elezione del nuovo Pontefice,
il quale con la casni del tesoro
pontificio, ossia della camera apo-
stolica, & distribuii*e per mezzo
della dataria^l i consueti quindici-
mila scudi, che per tal fiiusta cir-
costanza concede ai Conclavisti (f^cr
di).
Oltre gli autori succitati , e
quelli che in appresso si citeranno,
gli scrittori piìi noti, e famigerati
sulla cancelleria e dataria apostoli-
ca, sono l'avvocato Riganti Com*
meniaria Regulae Cancei, ec. voi.
3, edizione di Roma: migliore pe-
rò è quella in quattro volumi a-
pud fraires de Toumes, Còloniae
ijSi. In quanto alla dataria, ab-
biamo dall'altro celebre avvocato
della Romana curia, Teodoi*o A-
midenio: Tractatus de officio, et
furisdictione DatarU^ et de stylo
Datariae, dedicato ad Innocenzo
X, e stampato in Venezia nel i654.
Compendiosamente ne scrissero, il
cav. Lunadòro, Relaz, della Corte
di Roma tom. II, p. 199, e seg;
l'abbate Tosi, Del sommo Ponte-
Jice^ e dtUa corte Romana tomo
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IT, cap. XXV j l' autore della Pra^
tica della Curia Bomana j tomo 11^
cap. XVIII Della Dataria Apo^
stolica ; e l' abbate Costanzì, Uos"
serbatore di Roma tomo I, p. 33
e seg. della Dataria, Mancando un
vero, é chiaro dettaglio sulla teo«>
rìca, sulla pratica, e suU' eserduo
e storia di ciascun offizio di data*
ria, ne soddisfiicendo interamente
ai dotti di queste materie il citato
Amìdenio, nel secolo passato com^
parve finalmente un uomo sommo,
foi*nito d'immensi lumi ed erudi-
zione, che viveva nel pontificato di
Clemente XIII. Egli intraprese un
lavoro gigantesco, mediante una
grande opera intitolata, De Data"
riae apostob'cae jure universo^ di
cui fu pubblicato il tomo I, lib.
I, e. 4> sino al § i3 in foglio
grande. Non si può abbastanza
lodare l'ordine, la chiarezza, e la
dottrina dell' autore. V ' ha in prin-
cipio il prospetto di tutta l'opera
che promette di compiere in cin-
que tomi, fìicendo il dettaglio del-
le materie che avrebbe trattato,
né lasciando nulla a desiderare in
SI grave argomento, pei* quanto ri-
guarda gli stili, e gli officiali del-
la dataria, e delie moltissime cose,
che ad essa appartengono. Ma in-
felicemente questa opera non si vi-
de proseguita per morte dell'auto-
re, o per altra contingenza, dap-
poiché non fu pubblicato per inte-
ro che il prospetto, e sole 126
pagine del primo tomo, e le aitile
non sembrano inedite ma soppres-
se, o altrimenti sospese, perché la
ultima pagina in fine indica la
chiamata delle successive, laonde
la parte pubblicata è rarissima. Ivi
si dà l'elenco storico de' datari, e
pro-datari, incominciandosi da Mar*
tino V sino a Clemente XIII in-
DAT ia3
elusive^ che sì dice felicemente re-
gnante, e dei sotto-datari da Paolo
IV fino allo stesso Clemente XIII.
Per diverse congetture questo au^
tore anonimo sembra che sia Ni-
cola Riganti sotto-datario di Bene»
detto Xiy, immediato predecesso-
re di Clemente XIII, e di tanto
credito presso il medesimo, che in
una sua malattia quél gran Papa
gli accordò il Concessum, e tutte
le sue &coltà con raro esempio,
come di sopra facemmo dell'uno^ .
e delle altra menzione.
Non riuscirà discaro finalmente,
prima di parlare dei ministri ed
uffiziali della dataria, e dello stile
delia medesima, che si dia in com-
plesso un cenno, per comprendeiie
meglio le tante materie che si do^
vranno trattare, sebbene compen-
diosamente, e de' molti ministri di
questo grandioso e rispettabile tri-
bunale, cui nelle contingenze si ri-
volge il mondo cattolico, dovendo*
si per necessità ripetere cose già
accennate, e delle quali poi si do-
vrà di nuovo parlare.
La dataria apostolica adunque è
un cospicuo tribunale grazioso, il
terzo della santa Sede per oixline
gei'archico, dopo i tribunali della
sagra penitenzieria apostolica, e
della cancellerìa apostolica, come
si legge nelle annuali Notizie di
Roma. La dataria pi^ede alla
collazione de' benefizi, cure, badie,
ed altre prebende ecclesiastiche, le
quali conferisce alternativamente
cogli Ordinari de' luoghi; conferen-
dole cioè sei mesi l'Ordinario, e
sei meà la dataria, se dai vescovi
è stata spedita questa alternativa
da rinnovarsi con la rinnovazione
del pontificato ; altrimenti otto me-
si sono della dataria, e quattro
de' vescovi. Se poi i vescovi sono
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124 DAT
Cardinali, conferiscono essi in tutti
i mesi, purché nelle vacanze di
mese aposlolìoo vengano i prowi*
6ti a spedire la conferma in data-
ria^ quando il beneficio conferito
ecceda tra certi ed incerti jenti*
quattro ducati. Nel volume V, p.
86, del Dizionario, si riportano
alcune nozioni %u\Y AUernaUva^ cioè
nel § X AUemadva nel nomina^
re ai benefizi. Quando però i be-
nefizi, o le prebende si possiedono
da chi sia stato, ovvero sia fami*-
gliare del Papa, o de' Cardinali,
compresi i conclavisti, .e dapiferi
de' Cardinali medesimi, allora si
chiamano affetti alla santa ^ede, e
si conferiscono sempre dalia data-
ria, di consenso però di quel Car-
dinale , di cui era famigliare il
defonto. Vi sono altre affezioni, e
riserve, che insieme ad una succo-
sa notizia della materia benefiziale,
possono vedersi nel Ferraris, Bi^
blioihec, leg. verbo Beneficium et
Beneficia. Quei benefizi, che so-
no di jus patronato laicale, si con-
feriscono dall'Ordinario ar nomina
de' padroni, fuorché nel caso, che
il beneficiato muoia in curia, men-
tre allora il jus di conferire é del-
la dataria jure praevendonis. La
medesima dataria ammette pure le
coadiutorie, o rassegne de' benefizi,
canonicati^ ed alti*e prebende eccle-
siastiche.
Il capo del tribunale prima era
un prelato, ed ora è un Cardina-
le, che perciò chiamasi pro-data-
rio. Vi ha un prelato sotto-data-
rio, il per'ohitumy ed altri che di-
remo. 11 sotto-datario presiede alla
collazione de' benefizi vacanti per
morte de' provvisti, come sono, ras-
segne; coadiutorie, e simili. Il per-
ohiium è il prefetto delle vacanze
beneficiali per morte sia naturale,
DAT
o dvile, chiamato perciò peroK-
tum. li sotto-datario, e il per^bi-
tum, s' ingeriscono, o insieme^ o se-
paratamente, in tutto' ciò die ven-
ga loro commesso dal datano, non
essendovi in questo caso alcuna li-
mitazione nel loro dipartimento. Il
datario, col sotto-datario, e ìlper-
obitum costituiscono la congregazio-
ne della dataria, la quale si raduna
nel proprio palazzo ogni mattina
nelle stanze del datario; ed in
questa congregazione il datario, col
voto consultivo del sotto-datario, e
del per-obitum, risolve tutte le ma-
terie del dipartimento degli stessi
sotto-datario, e per-obitum, come di
tutti i ministri della dataria, e giu-
dica tutte quelle questioni, che na-
scono in materia di collazioni, ras-
segne, e dispense matrimoniali, e,
quando le crede di qualche rilicTO,
suol rimetterle alle rispettive sagre
congregazioni de' vescovi e regolari^
de' riti {Fedi), o al tribunale del-
la Rota (Fedi) pro-voto^ e poi le
giudica secondo il voto di queste.
Talvolta le fa giudicare dalla stes-
sa congregazione della dataria, ed
accorda anche gli aggiunti nelle
persone di piit prelati, e tutti al-
lora, compreso il sotto-datario, ed
il per-obituìn, hanno il voto deci-
sivo.
Di questo tribunale il notaro è
uno de'segretari e cancellieri della
reverenda camera apostolica. Le
citazioni, che si fenno avanti que-
sto tribunale, non contengono or-
dinariamente altra istanza , che
quella di rilasciare, o ritenere le
suppliche. Per esempio, allorquan-
do giunga a notizia di un preten-
. dente a qualche benefizio , che il
datario abbia segnata la grazia per
conferirlo ad un altro, allora potrà
il pretendente recarsi in dalaùa
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DAT
dairuffiziale, tìeWoSaìo del quale
si trovi la supplica, e porre il Nìhil
transeaty il quale però tratterrà il
Gorso alle suppliche, se sarà stato
sottoscritto, ed ammesso dal sotto-
datario, ovrero dal per-obitum.
Quegli poi, che troverà impedita
la spedizione della grazia incammi-
nata, già ottenuta, dotrà citare
avanti il datario : Lacerari nihil
Iranseat exso positura et relaxari
sìippUcationem favore instantis signa"
tum : ed il datario, uditi nella sud-
detta congregazione in contraddito-
rio i procuratori dell'una e dell'al-
tra parte, farà quel decreto che
crederà ragionevole, ordinando o
che debba restar fermo il Nihìl
transeat, o che si tolga di mezzo,
affinchè si rilasci la supplica. Dai
decreti, e provvedimenti del data-
rio, siccome egli rappresenta im-
mediatamente la persona del Pa-
pa» così non si dà appellazione, né
ricorso ad altro tribunale.
Ministri^ ed officiali della dataria
apostolica j serie dei datari e prò'
datariy e prassi che si osserva
da cadauno dei detti ministri
ed offiziali nell'esercizio delle lo-
ro distinte incumbenze, ed altri'
bumni.
Del datario.
Quantunque non si conosca l'ori-
gine di questo rispettabile ministro, e
s'ignori eziandio quella della data-
fia^ secondo si è detto al principio
di questo articolo , però è certo
cVegU è antichissimo. Infatti si può
ritenere, che i sommi Pontefici
non appena principiarono a fare
diplomi per concessioni graziose,
^n egual tempo avessero deputato
qualche ministro, per le mani del qua-
DaT
1^5
le dovessero passare^ e che quindi
le pubblicasse, e vi ponesse la data,
sebbene ancora tal ministro non a-
vesse il nome di datario. F". TAmi-
denio de Slylo datariae, lib. i , e. 2;
Il dotto Saccaridi nelle note che fece
al Lunadoro, nella Relaz, della cor'
te di Roma^ parlando del datario,
dice, che questo impiego anticamen-
te era sostenuto da uno àe Proto-
notari apostolici [Fedi)^ chiamato
Primicerio (Fedi), ì\ quale era il
capo delle dignità palatine del sagro
palazzo lateranense, antica residenza
de'Pontefici, lo che raccogliesi, al
dire dello stesso Zaccaria, dalle
costituzioni di Martino, o Marino
li eletto neir882, e di Stefano li
detto III, eletto in tempo anterio-
re, cioè nell'anno 7 Sa, citando il
Corrado, Prax. ben^c, lib. 3, e. 8.
Sebbene sia ignoto il principio
del datario, tutti però sanno la
cospicua dignità, e grande autori-
tà di lui, imperocché nelle materie
de'benefizi ed altro rappresenta l'i-
stesso Papa, e pei* di lui mezzo
si concedono sopra i benefizi, e le
altre materie di giurisdizione della
dataria, tutte le grazie; e tuttociò
che da esso viene fatto, ha quel
medesimo vigore che avrebbe -se
fosse fatto dal medesimo Pontefice.
Peixiò i Papi sono stati soliti di
eleggere a tale dignità, o gli udi-
tori del sagro e celeben*imo tri-
bunale della rota , o i prìmi pre-
lati della curia romana , dotati
di somma integrità, e dottrina, e
poscia, come si vedrà dalla serie,
i più degni Caixlinali , massime
quelli ch'ebbero l'esclusiva al pon-
tificato, e per esso ebbero gran
numero di voti, come si noterà nella
detta serie cronologica. Il Bernini
nella storia che ci diede del tribu-
nale della rota, pubblicata nel 171 7,
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ì.a6
DAT
i%gish*a nove uditori di rota stati
datari, cioè Aldobratidini, poi Pa-
pa Clemente Vili, Amgoni, Sa-
crati, Merlioi, Cavalieri, Cecchini,
Corrado, Ottoboni, poi Papa Ales-
fiandio yill,e Carpegna.
Il nome di datario è derivato non
solo dal porre la Data (Predi') ad
alcune suppliche, grazie, e dispense
concesse dal Papa^ cioè col se-
carvi la data del giorno, mese
ed anno del regnante Pontefice, il
che era Tunico, e pix>prio uffizio
del datano ne'più lontani tempi,
ma anche dal Dare» £ benché sia
verissimo, che il Papa, e non il
datario sia quello che fa le grazie,
accorda le dispense, e dà i benefizi,
nondimeno perchè il datario è in
certo modo relatore di tutte le
grazie che & il Papa per Porgano
della dataria, specialmente intorno
ai benefizi, ed ha gran parte in darli ;
perciò la di lui denominazione non
solo è presa dal datare le suppli-
che, grazie, e dispense, ma anche
dal dare i benefizi. Essendo sua
principale incumbenza il rappresen-
iùve al Pontefice, chi ^ieno fra i
concorrenti ai benefizi, i più degni e
meritevoli di conseguirli, dipende per-
do da esso il risuìtamento del bene-
placito pontificio. In fatti il suliodato
anonimo, spiegando l'etimologia del
nome Datario^ dice, eh' esso non
già nasce dal dare o concede-
re, ma solo dal datare la grazia,
perché il solo sommo Pontefice é
il concedente^ il che prova con
giuste, e convincenti ragioni. Ag-
giungiamo col Lunadoro, che il
datario ha tal nome tanto pel da-
tare le grazie pontificie, quanto
pel conferire ch'egli fa di propria
autorità concessagli dai Pontefici,
alcuni tenui benefizi per concesswn^
còme dicesi in curia , ed anche
DAT
perché è auton zzato dai itiedesinii
Papi a rilasciare parte di quel de-
naro, che secondo le tasse di da-
taria dovrebbe pagarsi dal rìcor
i*ente, per la concessione dell'otte-
nuta grazia. Va però notato che
sebbene non partecipi al Papa i
benefizi concessi , deve però sotto-
mettere la supplica alla di lui se-
gnatura. Che la dataria apostolica
esistesse a' tempi di Onorio III del
1216, ehe esistano diplomi colla
soscrizione di Datàrìus prima di Bo-
nifacio Vili del 1294» lo dicemmo
superiormente.
La giurisdizione del pro-datario
si estende sopra tutti i ooliti va-
cabilisti, la maggior parte de' qnali
ha luogo nelle cancellerie, essendo
in facoltà il datario stesso di ac-
cordare le diminuzioni delle tasse,
che si percepiscono dai vacabilisti
medesimi, per cui al Cardinale pro-
datario per siffatte diminuzioni, fu
dato- da ultimo il titolo di Difen-
sore perpetuo de* Vacabili, Dal
medesimo Cardinal prodatàrìò di-
pende il conferire impieghi dei va-
cabilisti nello stesso tribunale, Y am-
mettere o rigettare bolle, l'ammet-
tere o rigettare diminuzioni di tas-
se, T ordinare, e pubblicare editti
che concernono cose di cancelie-
ria,ec.^ come rilevasi dall'editto e-
manato dal Cardinal Corrado, pro-
datario di Alessandro VII ai 3o
dicembre i655, col quale editto
depositato originalmente nell' offizio
de ATissiSj si davano diversi ordi-
ni al connettore delle contraddette,
al custode dell'aix^hivio de' brevi, ai
maesti*o de' brevi, all' abbi'eviatòrc
di curia, al sommista, al pro-cu«
stode della cancelleria , e al prò-
sigillatore della penitenzierìa. Dal
medesimo datario dipendono^ e so-
no ammessi, e puniti gli spedizio-
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DAT
perì apostolici, de' quali si parlerà
in fioe, qualora abbiano commesso
qualche fraude nelle bolle, e spe-
dizioDÌ. '
Il Cardimll pro-datario , chiar
mato per la nobiltà della sua ca-
rica ocidus Papacy ebbe sempre
summo mane T udienza del santo
Padre, il quale per costume apriva
la giornata col segnare una grazia,
sia l'elativa a materia benefiziaria,
sia a dispense matrimoniali. Un ta-
le mirabile sistema si tenne in pra-
tica fino ai tempi di Pio VI. Quin-
di il Cardinale prò- datario ebbe la
sua ordina ria udienza nella mal li-
na del martedì, e venerdì. Adun-
que nella mattina del martedì, e
venerdì il Cardinal pro-datario, in
compagnia di monsignor solto-da-
taiio, si reca all'udienza del Papa
in abito cardinalìzio, eccettuati i
gioiiii di vacanza, ed il prelato in-
cede in abito prelatizio , portando
una saccoccia di damasco paonazzo,
rosso secondo i tempi, trinata
con galloni d'oro e fiocchi, con en-
tro le suppliche matrimoniali dal
primo grado al secoudo inclusive,
e tutte le alti*e che Concernono le
materie benefìciali. Dopo che il
Pontefice ha segnato le dette sup-
pliche, esce il prelato, e resta al-
l' udienza il Cardinale a conferire
tt)l Papa sulla provvista de' bene-
ozi) ed a leggergli de' memoriali
per k) piii di materie straordina-
rie alle consuetudini della dataria,
e alle facoltà del pro-datario, !Non
<lei^e occultarsi, che il Cardinal De
Luca nel disc. 9. Relat Roman.
w. D. 21 dice, che anticamente
all'udienza del datario si trovava
presente anco il sotto-datario, e ne
rjporla le ragioni. Dopo Y udienza
pontificia, alla quale può intervenire
straordinariamente secondo le oc-
DAT ia7
con'enze, il Cardinale si reca in da*
taria, e nelle sue stanze dà udien-
.za per qualche tempo ai ministri,
spedizioneri della datarìa, ed altri^
e poscia fa avvisare il sotto-dat»-
rio, e il per-obùitm^ per la consueta
congregazione per trattare diverse
materie; ùl leggere i sommari del-
le suppliche al per-obiluntj e po-
scia riceve l'amministratore delle
componende. Questi gli rassegna al-
cuni libri e suppliche del suo uf>
fìzio, e vi & apporre dal datario
la data, e la soscrizione, e la data
grande alle suppliche dae hanno
pagata la componenda, come gli fa
sottoscrivere i bollettini di peniten-
ze, di quelli che recansi a Boma
per dispense matrimoniali. Uscito
l'amministratore delle componende,
il sostituto del sotto-datario legge
al pro-datario i sommari delle sup-
pliche, che passano per l'uffizio dei
sotto-datario; alcune il Cardinale
le rimette a qualche congregazione
cardinalizia, altre le manda all'uf-
fizio del concessum. Dopo tal let-
tura, l'uffiziale delle date entra dal
Cardinale per apporre la data grande
a diverse materie, che hanno pagato
la cojnponenda , V amministratore
delle quali le avea già mandate ai
detto sostituto, e da questi erano sta-
te rimesse all'uffizio delle date. Queste
suppliche sono di coadiutorie, pen-
sioni sine causa^ dispense, indulti
di ritener pensioni , etiam si quis
matrimonwm conlrahat, aut in ali-
qua Telinone profiteatury proprie
dell' uffizio delle date. In fine V uf^
fiziale delle date riferisce diverse
forme graziose, che si domandano
dagli spedizioneri senza attestazione
d'idoneità dell'Ordinario, sulle quali
il datai'io dà i suoi ordini.
Dopo viene dal Cardinale ammes-
so alla sua presenza l'uffiziale dellQ
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ii8 DAT
matrimoniali, che gli riferisoe le ana-
loghe suppliche, colle fedi degli Or-
dinari, per quelli che sono nobili^
o che dimandano la dispensa sine
causa^ oppure non sono aflbtto po-
veri, ma posseggono qualche cosa,
e il datario prescrive la compo-
nenda, che debbono pagare. - Indi,
uscito il detto offiziale, il notaro
di camera suole leggere le citazio-
ni sopra le laoei*azioni de' nihU
transente che sono stati posti a di-
verse suppliche, e fattasi l'istanza
dai procuratori, e spedizìoneri , il
datano, col parere del sotto-data-
rìo, e del per obùum, fa quel de-
creto , che crede conveniente , ed
aitile volte rimette Y istanza alla sa-
gra rota, o simplicitery ovvero prò
voto. Finalmente, tanto nel sabba-
to, quanto in altri giorni, il data-
rio sottoscrive i trasunti, i quali si
mandano dall' o£Sziale, che ha in-
combenza di collazionarli colle bol-
le e brevi, e similmente si spedi-
scono nell'uffizio del maestro dei
brevi. Queste sonò le attribuzioni
principali del datario^ olti^e alle men-
tovate di sopra, e a quelle che si di-
ranno in appi^esso. Benedetto XIII,
con suo chirografo de' 22 febbraio
1726, pubblicato nel seguente a-
prile, condesse a' Cardinali pro-da-
tari la piena potestà è giurisdizio-
ne, col mero e misto impero in
tutte le cause criminali, contro qua-
lunque delinquente in materia ap-
partenente alla dataria apostolica.
Il Cardinal pro-datario, uno dei
primi magistrati della santa Sede,
se non é promosso ad altra carica,
funge il suo ministero in tutto il
pontificato del Papa, che lo ha e-
ietto. Alla morte di questo cessa
r esercizio della sua carica, e le
suppliche e grazie, quantunque se-
gnate colla datai nella prima con-
DAT
gregazione generale, che i Cardi-
nali tengono in sede vacante^ sono
ad essi in una cassetta pi*esentate
dal sotto-datario, e sigillata viene
affidata alla custodia- di due pre-
lati chierici di camera. In sede va-
cante non si conferiscono benefizi,
ed al futuro Pontefioe sono riser-
vate le collazioni di quelli vacati,
in virtiì delia costituzione di Pio
IV, In eUgendis. Eletto il nuovo Pa-
pa, da lui si elegge il nuovo pro-data-
rio, ma il presente, ch'è il Gai'dioal
Pacca, meritò che Pio Vili, e il re-
gnante Gregorio XVI lo confermas-
sero nel posto, conferitogli da Leone
XII. F. il Gattico, Acia sdecta
caeremonialia datarius sede vacane
te quae cardinalibus tradaly pag.
457, 4^3. Il Cardinal pro-datai'io
è Cardinale palatino, e perciò frui-
sce di tutte quelle prerogative pro-
prie de' Cardinali ' palatini» come i
suoi fiimigliari ne godono gli ana-
loghi emolumenti. Tanto egli, che
i famigliari, godono l'abitazione nel
palazzo della dataria, dalla quale
il Cardinale ha annui scudi due
mila quattrocento cinquanta.
Fino al 1802, il Cardinal pro-
datario, nella mattina dell'Epifa-
nia, presentava al Papa il collegio
degli sci'iltori apostolici, coli'ofi'er-
ta, di cui si parla al voi. IV pag.
280 del Dizionario, cioè all'arti-
colo Befana. 11 Cardinal pro-data-
rio a' 2 luglio, festa della visita-
zione della b. Vergine, celebra la
messa nella cappella Borghese del-
la basilica liberiana , e comunica
tutti i ministri, uffiziali, e spedizio-
neri della dataria apostolica, dispen-
sando loro medaglie d'argento be-
nedette dal Papa^ colie immagini
del Salvatore, e della beata Ver-
gine. Per sua impotenza, supplisce
monsignor sotto-datario. Questa di-
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Ì)AT
vozìone ebbe origine nella penul-
tima pestilenza, che afflisse Roma,
Scendo grandi stragi. Tal contagio
fu nel i656 nei pontificato di A-
lessandro VII. Nella generale deso«
lazione, i ministri, offiziali, e spe*
dìzionei'ì della datai-ia apostolica,
si rinchiusero tutti con opportuni
cancelli nei palazzi della dataria,
e della cancelleria, e pieni di fidu-
cia in Dio, e nella b. Vergine, in-
nalzarono fèrvide preghiere per la
cessazione del flagello. Ninno di essi,
né delle rispettive fòmiglie ne morì.
Allora per gratitudine fecero il vo-
to, che per cento anni sarebbero
andati ogni anno nel giorno sagro
alla visita, che Maria santissima fe-
ce alla sua cognata s. Elisabetta,
nella suddetta cappella, a rinnova*
re i loro ringraziamenti, ed a fere
la santa comunione, lo che costan-
temente praticarono, come si l^ge
ne' Diari di Roma. £ siccome il
voto andava a scioglietesi nel lySG,
piamente lo rinnovarono per un
altro secolo.
Dell'autorità e giurisdizione del
datario trattano parecchi scrit-
toti, oltre i mentovati. Il Lunado-
ro ne parla a pag. 82 e seg. della
Relaz. della corte di Roma delFe-
dizione del 1646, e nel tomo II
pag. aoo e seg. dell'edizione del
1774; dòsi il citato Tosi a pagina
120 e seg. del t. II. Oltre a ciò
si possono consultare il Cardinal
de Luca Rdal. Cur. Rom. Forens.
disc. 18 n. 7, ed il G>hellio NotU
tia Cardinalatus , cap. XXXV li,
de datano Papae» Monsignor Gio-
vanni Guidiocioni diede una bel-
lissima istruzione a monsignor Bar-
tolommeo Guidiocioni, datario di
Paolo III, e che fu poi Cardinale, in-
torno alla maniera di esetxitare la
carica di datario. Questa lettei-a
VCL. XIX.
DAT ng
degna di essere letta, sta ti*a quel-
le de' XII uomini illustri, e tra le
altre di diversi eccellentissimi uo-
mini, raccolte dal Dolce, e stam-
pate in Venezia dal Giolito nel
1554.
Serie dei Datari^ e Cardinali
pro-Datari.
11 vero titolare del datarìato de-
ve essere un prelato, per cui un Car-
dinale, dove sia investito di questa ri-
levante carica , é- soltanto diiamato
pro-datario alla guisa di altre simili
cariche proprie della prelatura-, ed
occupate e disimpegnate dai Cardi-
nali. ProTa il lodato autore anonimo,
de Datariae apostoUcae fare universo^
chela gerarchia della curia romana è
così ben fondata, che ammette vari
gradi sommamente distinti prima di
passare all'eccelsa dignità cardinalizia.
Il datario, il tesoriere, il governatore
di Roma, ed altri consimiU ministri
di alta sfera, giunsero appunto in
quei gl'adi, dappoiché n' eÙ>ero per-
corsi alcuni altri, dopo de'quali non
v'ha per ultimo che il Cardinalato, la
quale dignità comporta cariche di
maggiore sfera, ma non più cariche
prelatizie. Quindi un Cardinale per
occupare il principale ministero
della dataria apostolica non può
essere che prò- datario , cioè con
provvisorio i^gimento fino alla
nomina del titolare prelato , ciò
che per altiY), come si vedrà, per
inveterata consuetudine sembra non
potersi piìi verificare. Sebbene del-
la dataria e dei datati, il ripetia-
mo ancor qui, si abbiano notizie
nel secolo decimoterzo massime nei
pontificati di Onorio ITI, e di Bo-
nifacio Vili, per cagione delle cir-
costanze de'tempi che precedettero,
accompagnarono , e seguirono il
9
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i3o DAT
trasferimento della residenza ponti-
ficia in Avignone, la certa serie dei
datari non incomincia che dal ponti-
ficato di Martino V, eletto nel con-
cilio di Costanza nel i4i7» il qua-
le, pacificata Tltalia, estinto il lun-
go e deplorabile scisma, consolò
P afflitta Roma col fissarrisi a' 28
settembre i4^o. Più diffuse noti-
zie dei Cardinali stati datari, o pro-
datari sono riportate in questo Di»
zionario alle loro biografie.
Paolo Ferrante di Meldola fii
fatto datario dal Pontefice Martino
V, e TesooTo di Cesena a.' 27
febbraio del 1 4^6, e morì nel 1 43 r .
Matteo Veggio di Lodi, celebra
poeta ed oratora^ canonico della
basilica vaticana da Martino V fii
fetto datario nel i43i, e quindi
Eugenio IV lo fece nuovamente
datario nel 1444) posto che gli
confermò il successore Nicolò V.
Morì nel i4^9- L'anonimo di-
fende con molta critica il datariato
di Matteo Veggio, provando, che
quando successe a Paolo Ferrante
nel i43i, aveva solo venticinque
anni, e che di anni sedici aveva
già pubblicato diversi opuscoli, es-
sendo di pi^ecoce e mirabile inge-
gno.
Cosimo di Monferrato^ vescovo
Gennelense ( veramente dovrebbe
forse dire Gerundense), datario di
Calisto III. Il Marini, Archiatri
Pontificii tom. II, pag. 146, dice
che a Michele Ferrari, segretario
apostolico, a'3o giugno dell'anno
1 458, fu conferito l'amplissimo prio-
rato di Saragozza, lasciato dall'elet-
to véscovo di Gironne, Cosimo
dì Monferrato, datario (i7 Riganti
ad regalas canceL t I noi conob-
be), e confessore di Calisto IH.
Angelo Gerardini di Amelia,
vescovo Suessano, daUrìo di Pio
DAT
II, della qual femiglia il Cancel-
lieri dà erudite notizie nelle sue
Dissert BibUografiche^
Giovanni Battista Miliini roma-
no, di sette anni da Giovanni XX IH
era stato fetto canonico della basi-
lica lateranense, abbreviatore apo-
stolico, coiTettore delle lettere pon^-
tificie, uditore, e nel 1468, datario
di Paolo II, il quale inoltre lo
fece vescovo di Urbino colla riten>
zione di dette cariche. Dipoi Sisto
IV, nel 1476, lo creò Cardinale,
per cui è il primo Cardinale di
questa serie. Morì nella sua villa
di Monte Mario nel 147B pieno
di meriti.
Lorenzo Roverelia , datario e le-
gato apostolico in diverse Provin-
cie di Paolo II. Sembra che que»
sto prelato si volesse sc^colarìzzare,
perchè Sisto IV lo voleva (are se-
natore di Roma, ma egli dipoi mo-
rì nel 1474* 1' citato Marini tra i
medici di JNicolò V parla di Lo-
renzo Roverella, celebre arcivescovo
di Ravenna, che avea Pien di teolo-
gia la mente e il petto. Egli però lo
esclude tra i medici di IVicolò V, ne
celebra tuttavolta la dottrina , e
le cariche cospicue da lui sostenu-
te, dicendolo abbreviatore del par-
co maggiore, canonico di Liegi, e
datario di Pio II, e de' suoi suc-
cessori finché visse. Avverte ancoi'a
che il Riganti ad Regulas Canceli.
t I, p. 17, lo dice datario solar-
mente di Paolo II. Quindi soggiun*
ge, che Sisto IV dopo la sua mor-
te, a' a 3 luglio i474» nominò al
posto di datario il celebra tissimo
vescovo di Coria Francesco di To-
ledOf maestro in teologia, e proto-
notario apostolico, nunzio di Pio II,
ed ambasciatore in varie paiti.
Francesco di Toledo^ mentre Lo-
renzo era stato lontano da Roma
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DAT
r avea supplito nella dataria, e mo-
rì ai 9 febbraio i479 come si leg-
ge nel bello elogio, che sì .trova
oella chiesa di s. Giacomo degli
Spagnuoli. Di questo Francesco di
Toledo datario di Sisto IV, V. il
paragrafo precedente.
Giovanni Battista Cibo fu fiitto
▼escovo di Molfetta nel 1472 da Sisto
IV, il quale lo nominò suo datario,
come si legge inNoraes, e Cardel-
la. £ siccome Sisto IV nel 147^
lo creò Cardinale, così lanonìmo
lo chiama pro-datario, che in tal
modo sarebbe il primo con tal qua-
lifica. Il Cardinal Cibo pe'suoi ra-
ri meriti nel i4B4 successe a Si-
sto IV, col nome d* Innocenzo Vili.
Sisto IV5 ed Innocenzo Vili, come
meglio dicemmo altrove, istituirono
cinquanta due ufiiziali vacabili, piom-
batori di bolle.
Giovanni di Moniemirabile, re-
ferendai*io, ed abbreviàtore aposto-
lico, venne nel i473 da Sisto IV
fatto vescovo di Vaison, e poi suo
datario. Il Fantoni, Istoria di A-
vignone t. II, p. 368, ci dà le sue
notizie, e dice che visse per lo più
in Roma, e morì a' 3 giugno dell'an-
no 1479.
Ardicino della Porla, che altri
chiamano Arduino, di Novara, e
detto il Juniore, per distinguerlo
dallo zio Ardicino della Porta ,
Cardinale dì Martino V^ che morì
nell'anno i444' ^^ nostro Ardicino
venne da Sisto IV promosso a ve-
scovo di Aleria nell'anno i47^> ^
datario; quindi, dopo alcune nun-
ziature^ riprese l'impiego di data-
rio, e fu da Innocenzo Vili fatto
Cardinale nel 14^9» dignità che
posda rinunziò per la cocolla oli-
vetana , ma che per obbedienza
dovette riprendere. Innocenzo Vili
lo dichiarò Cardinal pro-datario.
DAT i3i
Morì in Roma santamente nel i493.
Francesco Ispano, oriundo ebieo
convertito, fu famigliare di Pio II,
e decano della chiesa di Toledo.
Sisto IV lo fece datario, e quindi
lo spedì a Genova per sedare una
rivolta. Sarebbe stato innalzato al
cardinalato, se non moriva di an-
ni cinquantacinque.
Antonio, o Antoniotio Gentile
Pallavicini, genovese, dopo aver
governato varie diocesi, da Innocen-
zo VIII nel 1489 fìi creato Cardi-
nale, e &tto pro-datario. Alessandro
VI egualmente lo nominò suo pro-
datario; e quando recossi ad Or-
vieto, lo dichiarò legato di Roma,
e morì nel i5o7. Il Novaes dice,
che il Pallavicini fu fatto datario da
Innocenzo Vili, e pro-datario da
Alessandro VI, dopo però il seguen-
te Sacco.
Giovanni Sacco, cittadino, e ve-
scovo d' Ancona, fu datario sotto
Innocenzo VIIL Poscia Alessandro
VI fece pro-datario il suddetto Pal-
lavicini, dopo il quale il Sacco tor^
nò a presiedere alla dataria.
Gaspare Biondo, datario di In»
nocenzo Vili e di Alessandro Vlj
morì ai 25 dicembre i493, secon-^
do il Marini, Archiatri PonL tom^
I, p. 278, nota a.
Già, Battista Ferrari, o Ferre*
ti, modenese. Cardinale ed arcive-
scovo di Capua, fu pro-da tai*io di
Alessandro VI. Ma il Novaes, ed
il Cardella dicono, che da abbre-
viàtore apostolico, venne da Alesr
Sandro VI fiitto datario, e reggen^
te della cancelleria, dopo averlo
chiamato al palazzo apostolico, co^
me fu assunto al pontificato. Di-
cono ancora che sostenne con de*
coro le cariche, sebbene con taccia
di avaro per aumentare gl'interes-
si del tesoro papale, e che nel i5oo
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133
DAT
fu creato Cardinale, e poi fatto
arcivesooTO di Capua.
Giovanni HortegOy abbreviatore
apostolico, fu datario di Alessan*
dro VI. Di questo riparleremo.
Giovanni Lopez, spagnuolo, ab-
bi*eTÌatore del parco minore, fu fat-
to da Alessandro VI canonico di
s. Pietro, e datario, e poscia Car»
dinaie nel 1496, dicendoci l'ano-
nimo che fu vescovo di Perugia^
ed anche pro-datano. Dal Marini,
Archiatri^ t. I, pag. 278, appren-
diamo, che il Lopez fu conclavista
di Alessandro VI nel conclave in
cui fu eletto Papa, e che nel da-
tai*iato successe a Gaspare Biondo.
Il Lopez morì nel i5oi.
Ottavio Fornarij vescovo Ma-
rianense, fatto datai^io da Alessan-
dro VI , morii d' anni ti*entasei.
Il Marini, a pag. 274, e 275, fa
paróla dei due datari di Alessan-
dro VI, Ottaviano (cosi egli lo
chiama, non convenendo coIl'Ughel-
li, e col Riganti nel suo datariato)
Fornari vescovo di Mariana, e
Giovanni Ortega, vescovo di Poten-
za (che morì ai 26 agosto i5o3),
e segretarìo apostolico. Negli ele-
ganti elogi funebri, che si hanno
in Roma ne'chiostii di s. Agostino,
e di s. Maria del Popolo, si di-
cono il primo a supplic, Ubellis
referendis, ed il secondo praefeclus
supplicibus UbdUs ; e siccome al*
Fautore di questo venne fbi-se in
sospetto, che alcuno non potesse
abbastanza intendere un tal parla-
re, soggiunse tra due parentesi
(Datarium vocant). Però ripre-
se il medesimo autore é una gof-
faggine il dire A supplic. Ubellis
datarium^ come fece chi compose
l'epitaffio di Baldassai*e Turini ,
datario di Leone X. La stessa cau-
tela adoperò il Giraldi, che in un
DAT
suo dialogo I de poetis sui temp.,
ricordando Maffeo, o Matteo V^-
gio, datario di Eugenio IV, e Ni-
colò V, lo disse, SuppUcum tibei-
lorwn magistrum, cjuem smlgo da-
tarium appellart consutvimus,
Ottaviano Capocci, intimo fii mi-
liare, e già cameriere dì Pio III,
quando era Cardinale, siooome uo-
mo colto ed istruito, fu nominato
datario ai 23 settembre i5o3.
Antonio Ferreri o Ferrari, nato
da poverì genitoii in Savona, fu
vescovo di Gubbio, e datario di
Giulio II che, nel i5o5, lo creò
Cai*dinale, e, secondo Novaes, poi il
fece pro-datario.
' Fabio o Fazio Santorio da Vi-
terbo, fu fieitto vescovo di Ceseoa,
e datario da Giulio II, che nel i5o5
10 promosse alla porpora cardina-
lizia. Avverte il Marini, tom. I,
p. 273, che nel dataiiato deve es-
sere succeduto ad Ottaviano Ca-
pocci.
Gasparo Torretta ^ medico di
Alessandro VI, da Giulio II fu
fetto chieiico dì camera, vescovo
di Massa, scrittore, segretario, te-
soriere, e sagrista apostolico, ed ai
6 dicembre i5o5 datario, carica
vacata per la promozione del San-
torìo al cardinalato. Inoltre Giulio
11 lo arricchì di benefizi, che de-
scrive il Marini a pag. 273, dicen-
doci che il Papa nominò cavaliei*e
aurato il padre di lui, e che il Tor-
rella manca nel catalogo de' datari
stampato dal Riganti. Il Bembo,
in una lettera lo chiama »^mnii
Pontificis a Ubellis dandis, il che
vuol sicuramente significare data-
rio. Il medesimo Marini cita le ope-
re di questo dotto datario, e ne
descrive le geste.
Francesco Argentini, figlio di un
povero tedesco, fatto da Giulio II,
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DAT
suo antico padrone, Tesooto di
Concordia, quindi suo datario, e
nel i5ii Caixlinale. Moki de'pre-
ce<lenti datari, che poi furona Car^
dinali, erano stati familiari de' Pa-
pi nel cardinalato, oome dioesi alle
loro biografie.
Ltorcnzo Pucci, fiorentino, ab-
brevìatore, chierico di camera, e
datario di Giulio II. Leone X, che
gli successe, nel i5i3, fece il Puc-
ci nuoTamente datario, e pel primo
lo créb Cardinale. Si narra, che tanta
fìi l'integrità di Leone X nella
collazione de' benefizi, che si racco-
mandaTa spesso a questo suo pro-
dalarìo, e penitenziere maggiore ,
acciò non gli facesse concedere gra-
zia di cui dovesse pentirsi.
Matteo Gibati^ vescovo di Ve-
rona, e gran letterato, fu fiitto da-
tario da Leone X. Altri lo chia-
mano Gio. Matteo, e siccome caro
a Clemente VII fu uno degli ostag-
gi da lui dati agli spagnuoli nel
i527, dopo il sacco di Roma. In
esso corse pericolo di vita, né scam-
pò che uscendo dalla cappa . del
cammino del palazzo della cancel-
leria.
Silvio Passerini di Cortona, fo fatto
datario da Leone X, e nel i5i7
Cardinale. Il Novaes lo dice suo
prò- datario.
Luigi Rossi, fiorentino, fu nipo-
te di Leone X, che il creò Cardi-
nale nel i5i7, colla carica di pro-
datario, anzi Bominoilo col titolo
di prefetto della datarìa. Morì nel
i5i9 <l'aQoi 4^-
Latino Bonassd, nominato data-
rio da Leone X. Egli soleva fir-'
marsi : Fidi^ LATimra Databius.
Baldassare Reseda , sun'ogato
nella dataria da Leone X al pre-
cedente. .Egli pure si sottoscriveva :
Vidi, BALTSASSAa Dàtarius. .V^^-
DAT
i33
n)ente vi e stato un Baldassare Tu-
rini da Pesda, datario di Leone X,
che nominammo di sopra.
Guglielmo EhganonUo, o Echen--
voer d'Uti-eoht, agente in Roma
del Cardinal Florenzi, che divenu-
to Papa, nel i522, col nome di
Adriano VI, lo fece suo datario,
e nel iSaS creoUo Cardinale, re-
stando pro-datario anche di Cle-
mente VII.
Gio, Matteo Giberti, già datario
di Leone X, dal cugino di questo
Pontefice, Clemente VII, fii richia-
mato all'ufficio, ed allora fu fatto
vescovo di Verona. Per la sua gran-
de umiltà non volle* accettare il
cardinalato, offertogli da diversi
Pontefici, come riferìsce Gio. Batti-
sta Biancolini nel lib. I, p. 219,
delle notèàe storiche delie chiese di
Verona, Carico di gloria e di lo-
devoli geste, terminò di vivere ai
27 dicembre i543, in gran con-
cetto di santità.
Gio, Battista Boncianni, fioren-
tino, vescovo di Caserta, dataiùo
di Clemente VII.
Pietro Accolti di Arezzo, arci ve-
scovo di Ravenna, e datario di
Clemente VII, che lo fece Cardi-
nale nel i5a7, colla prosecuzione
della carica, e nell' assenza del Pa-
pa da Roma, ne fece le veci.
Tommaso Cortesi di Prato in
Toscana, fu prima avvocato, ed
ammogliato-, quindi referendario
della segnatura, vescovo Vestano, e
datario di Clemente VII. Morì e-
serdtando quest'ultimo ufficio.
Ascamo Parisani di Tolentino,
scrittore de' brevi, vescovo di Ri-
mini, da Qemente VII venne fetto
datario, e poi maggiordomo, Ma
qual carica disimpegnò sotto Pao-
lo III che, avendolo promosso a
tesoriere generale, nel i539, il
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i34 DAT
creò Giitlinale. Dopo il Jacovacci^
di cui parleremo, Paolo III lo fece
prò- datario.
Giovanni Jngen tVinkel fii da-
tario di Clemente VII, e poscia di
Paolo III. Morì aeir esercizio del-
l' uffizio.
Crìsiqfòro Jaeovacci, romano, ca«
nonico di 5. Pietro, e uditore di
rota, nominato datario da Paolo
III, e nel i536 Cardinale.
Bariolommeo Guidiccioniài Luc-
ca, vicario generale del Cardinal
Farnese, che divenuto Papa col
nome dì Paolo III, lo fece vescoTo
di Teramo, datario, e nel i539
Cardinale, ritenendo la dataria.
Nicola Ardin^lUy fiorentino,
da segretario del nipote di Paolo
III, lo divenne del Papa medesimo,
che lo nominò nunzio in Francia,
t datario, e nel 1 544 ^^ <^^*^ ^^
dinaie.
Girolamo Capodiferro Recena-
ti, romano, nunzio in Portogal-
lo, e in Francia, quindi tesoriere.
Paolo III prima lo nominò datario,
e poi nel i544 Cardinale.
Pietro Durante^ di Brescia, refe^
rendario di segnatura, vescovo Ter-
mulano, e datano di Paolo 111,
die nel i544 ^reò Cardinale Du-
rante Duranti parente di luì.
Vincenzo Durante^ per volere di
Paolo III successe allo zio nel ve-
scovato, e nell'officio di datario,
ed intervenne al concilio di Trento.
Nicola Venceyusy arcidiacono di
Metz, e datario prima di Paolo III,
poi di Giulio Ili col vescovato di
Bagnorea.
^ Sebastiano Pighini, della diocesi
di Reggio di Modena, dopò varie
cariche, e T uditorato di rota, da
. Giulio III nel i552 ^ fatto Car-
dinale, e pro-datario.
Giiilio Cananij ferrcuxse, fu se^^
DAT
gretario del Cardinal del Monte,
che, divenuto Giulio III, sebbene
giovane, lo fece segretario, con am-
pia &coUà di sottoscrivere le sup-
pliche pontificie, e lo fregiò della
caiica di datario. Gregorio XIII,
nel i583, lo creò Cardinale. Qui
va notato, che nel breve pontifica-
to di Marcello II, successore di
Giulio III, non si rinviene dii ne
fosse il datario.
Gio, Battista Osio, antico fami-
gliare di Paolo IV, fu i&tto da lui
datario, quindi venne carcerato in
Castel s. Angelo per quattro anni,
ad onta degl' impegni di un prìn-
cipe. Dopo la sua detenzione si e-
numera tra i vescovi di Rieti, e
mori nella città, ove celebra vasi il
concilio di Trento, a cui era inter-
venuto nel i563.
Francesco Bacodio^y escovo Geh-' \
benense, da Paolo IV fu prima di- !
chiarato datario, poscia nunzio alla
corte di Torino. j
Ludosnco Sinumetta^ milanese,
vescovo di Pesaro, datario di Pio
IV suo concittadino, che nel i56i
il creò Cardinale.
Francesco Alciati, milanese, pa-
rente di Pio IV, e da questo &ttQ
datario ; indi per le istanze di s.
Carlo Borromeo nipote del Papa,
eh' era stato discepolo dell' Alciati,
nel i565 venne creato Cardinale,
e pro-datario.
Galeotto Gegald, canonico di s.
Pietro, e referendario di segnatura,
fu da Pio IV fatto datario, e ve-
scovo di Bagnorea, chiesa che ri-
nunziò nel 1 563. .
Antonio Marchesani^ di città di
Castello, e datario di s. Pio V, pub-
blicò la lega fatta dal Papa contilo
i turchi, e fatto vescovo di sua
patria, ivi morì nel i582,
Marc* Antonio Maffeij romano,
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DAT
nunzio in Polonia, dataiio di s.
Pio V, e da lui nel 157O9 fatto
Cardinale, e pi'o-datarìo.
Matteo ContareUiy francese, già
famigliare del Cardinal Boncompa-
giio, che divenuto nel iSys Papa
col nome di Gr^orio XIII, subito
io fece datario, perchè si crede, che
precedentemente fosse impiegato in
dataria in ofBzio superiore ; indi
nel i583, lo ci*eò Cardinale pro-
datario.
Ippolito Aldùhrandini, jQorenti*
no, uditola di rota, fu fatto da
Sisto V nel i585 datario, e Car-
dinale, indi pro-datario, e peniten-
ziere maggiore, e nel iSgti divenne
Papa Clemente Vili.
Gìo. Bauista Palhtta di Mace-
rata, già fiimigliai'e di Sisto Y, che
lo fece suo favoritissimo datario, e
nel 1587 Cardinale, e pro-datario*
Imcìo SlassOf napoletano, reggen-
te della penitenzieria, fu fatto nel
iSgo datario da Urbano Yll, al-
lorquando ordinò la forma della
dataria. Gregorìo XIV lo confermò
neir impiego, come fècero Innocen-
zo IX, e Clemente Vili. Quest'ul-
timo nel i5qZ creoUo Cardinale,
e pro-datario, come firmavasi nel
1594. Morì nel i6o4*
Bernardino Paolina sotto-data-
rio, snoces&e al Cardinal Sasso nel-
r ofBzio di datario, e fu infaticabi-
le al pari di lui. Si loda la sua
afiàbilità con la curia, dappoiché
appoggiato al muro, si prestava ad
udire le istanze di qualunque per-
sona.
Ottavio Parravicini o Pallavici»
niy romano, creato Cardinale da
Gregorio XIV, per morte del pre-
cedente I^olini, fu da Clemente
Vili fatto pro'datario.
Pompeo ArrìgorUf milanese, udi-
tore di rota, e Cardinale di Cle-
DAT i35
mente Vili. Nell'aprUe dd i6o5,
da Leone XI, appena eletto Papa,
fu dichiarato pi*o-datario, confer-
mandolo nel seguente maggio il
nuovo Pontefice Paolo V , nel cui
conclave poco mancò che non fosse
innalzato al triregno. Ma, essendo
decaduto dalla grazia di Paolo V, fu
mandato ara vescovo a Benevento*
Michelangelo Tonti di Rimini,
fu Cardinale di Paolo V nel 1608,
e datario per mi solo mese, perché
avendogli V invidia fatto perdere il
sommo favore, che godeva presso
il Papa, si vide costretto a ritirar-
si nel suo vescovato di Cesena. Sì
crede, che il Tonti esercitasse la
dataria, prìma del cardinalato, e
quando era vescovo di Nazaret in
Sicilia. Tuttavolta da una sottoscri-
zione del maggio 1609 si rileva,
che fosse poi pro-datario, ma che
indi cadesse in disgrazia.
Aurelio Maraldi di Cesena, pri-
ma curiale di collegio^ poi avvoca*
to, indi sotto-datario, finalmente
fatto da Paolo V datario, e segre*
tario de' brevi.
Francesco Sacrati^ ferrarese, e pri-
mo uditore di rota di tal città,
fu fatto datario da Gregorio XV
dodici giorni dopo la sua elezione,
cioè a'^ì febbraio 1621, ed a' 19
aprile del medesimo anno venne
creato Cardinale, e pro-datario. Mo-
rì in Roma nel 1623.
Ulpiano Folpif vescovo di No-
vara, da Gregorio XV venne fatto
segretario de' brevi, e datario. Ma
caduto in disgrazia, fu privato di
ambedue le cariche, e rimandato
alla sua chiesa. Nel punto che par*
ti va da Roma a' 6 agosto 1623,
successe Urbano Vili a Gregorio
XV, che gli riconfermò i due of*
fizi.
demente UerUm di Forl>^ da
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i36
DAT
Gregorio XV Tenne fatto datario
in luogo del precedente.
Giacomo Cavalieri^ ramano, era
uditore di rota, e da Urbano Vili
dopo la morte del Oirdinal Cava-
lieri Tenne fatto datarb sl'S set-
tembre 1623, cioè aS giorni dopa
la sua esaltazione al pontificato.
Cosi il Novaes. Nel 1626 Urbano
Vili lo fece Cardinale, e pro^da-
tario. Mori nel 1629, assai com-
pianto dalla curia, di cui era il
cuore, per la giustizia, e per la
afly^ilità colla quale trattava tutti.
Egidio Orsini de Fivarìis^ di Lo»
di, da Urbano Vili dopo la morte
del Cardinal CaTalieri venne fetto
datario, ed ebbe da lui lo speciale
indulto di delegare T uffizio di da-
tare, a qualsivoglia ministro della
datai'ia.
Fabio di Lagonissa^ patriarca
d' Antiochia in pardbus, fu datano
di Urbano Vili, e poi nunzio nel
Belgio.
Domenico Cecchini^ romano, u-
ditore di. rota, fu. fatto datario nel
1644 da Innocenzo X appena e-
letto, indi nel medesimo anno ven-
ne a^eato Cardinale, e pubblicato
nel seguente colla carica di pro-
datario. Ad onta che godesse tutto
il fisivore del Pontefice, ebbe a sof-
frire amare vicende per cagione
delle iniquità del fiaimoso falsario
sotto - datario Mascabruni, giusta-
mente decapitato. Il Cardinale, che
si credette involto nelle fro4i del-
l' infedele prelato, fu rimosso dalla
dataria, cadde dalla grazia del Pa-
pa, e morì nel i656. Siccome tan-
to si è detto, e parlato del Ma-
scabruni, favorito d'Innocenzo X^
e suo confidente, ' non riuscirà di-
scara una verace narrazione del
medesimo .
FranóQESco Canonia» , uomo vi-
DAT
le nato in Apiix) terra. deUa Mar-
ea, avendo servito in qoaUtà di
domestico, e poi nello studio, a
Giovanni Camillo Mascabruni, insi*
gne avvocato concistoriale di Be-
nevento, alla sua morte divenne
erede della sua libreria, e del suo
cognome. Il Canonici pei*tanto col
nome di Mascabruni, nei primi
giorni, del pontificato d'Innocenzo
X, potè conseguire la prelatura col
posto di sotto-data l'io, e presto ne
guadagnò il favore, a segno che
per certo sarebbe divenuto Cardi-
nale di grande autorità presso di
lui, se prima non l'avesse rovina*
to la sua perfidia. Il sedicente Ma-
scabruni, abusando della fiducia di
Innocenzo X (dopo aver fatto cade-
re in disgra;pia il nipote di lui
Camillo Pamphily, già Cardinale,
colla principessa di Rossano, la co-
gnata d. Olimpia Maidalchini, il
nuovo adottato nipote Cardinal A-
stalli, il Calcinai segretario di sta-
to Panciroli, ohe in avanti merita-
inente godeva T affetto del Papa, e
diversi primari della coite pontifi- !
da, ed altri ch'erano stati l'ori-
gine dell'ascendente da lui preso
sull'animo del Pontefice), giunse a
dominarlo interamente, non rispaiv
' miando inganni di veruna sorte.
Nei prìmi giorni del pontificato,
come si disse, da Innocenzo X fu
affidata la direzione della dataria
al Cecchini, allora prelato uditore
di volai ma il Mascabruni presto
divenne il vei*o datano, e. l' arbitro
di questo tribunale, ch'ali intera-
mente profanò colla vendita delle
grazie pia disdicevoli, a segno, che
in due anni di questo ministei-o
in cui la sua carica non fi'uttava
di provvista che da sei in. settecento
scudi, egli si era fetto un capitale
di oentottanta mila scudi, oltre alia
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DAT
i^ndita di altri ottomila annui in
tanti benefizi semplici. Il maggior suo
I)oltìno fu quando Innocenzo X, nei^
r autunno del j65i patì per molte
settimane il male di podagra, nel
qual tempo non si recava a visi tar-
lò che monsignor Mascabruni. Que*
sti Tolendo ottenere una grazia,
che il Papa per V indiscretezza e
per rinammissibilità della domanda
aTrebbe negata, la stendeva in un
foglio grande lasciando nel princi-
pio un campo largo in bianco, in
modo, che tra la scrittura della
supplica, ed il sommario restasse
carta bianca. Il Papa, che spesso
leggeva il solo titolo, sottoscriveva
la supplica colle suddesciìtte formole,
e così sottosciitta ne venivano dipoi
dal Mascabruni tagliati il titolo e
sommario falsi, ponendovi quello
proprio della supplica da lui volu-
ta, la quale eosì segnata da Inno-
cenzo X, passava senza impedimen-
to alla spedizione per tutti gli uf-
fìzi, e senza ingerire sospetto. Se
poi qualche volta il Papa comincia-
va a leggere per avventura il te-
nore della supplica, egli francamen-
te gliela levava dalle mani, dicen-
do, essere occói*so uno sbaglio nel
prender quella non ancora matura-
ta. Di queste suppliche sottoscritte
dal Papa gliene furono trovate più
di settanta , perchè non le dava
fuorì se' non cavava il denaro, cbe
gli era stato promesso per ottener-
le. Quella poi, che lo scuoprì, fu
una bolla pei regno di Porto-
gallo.
Avevano i sommi Pontefici di-
chiarato, che il peccato nefando
Fosse in quel reame dalla sola in-
quisizione processato. Una persona
di alta portata n'era stata denun-
ziata, onde il delinquente con una
ragguardevole somma d' 01*0, cioè
DAT 137
dodid mila doppie, ricorse al Ma-
scabruni per ottenergli la cognizio-
ne del suo reato da un giudice
laico. Il sotto datario l'ottenne coi
frodolenti modi descintti, ma la
bolla non partì da Eoma prima
che il p. Brandano gesuita assisten-
te di Portogallo, andasse dal Papa
a reclamare contro questa grazia,
di'egli credeva estorta con visita.
Il Pontefice, che non esa difficile
ad accordare le grazie, non vi pre-
stò fede; ma monsignor Mendoza
prelato portoghese, per le istanze
fette ad Innocenzo X, determinò
a commettere al, Girdinal Cecchi-
ni dataiMO questa causa, la quale
dopo molte diligenze si trovò, che
era passata non per la dataria, ma
per r uffizio delie oonti*addette in
cancelleria, per mezzo di Giuseppe
Brignardelli genovese, e Nicolò Go-
uz, ministrì di tale uffizio. Essen-
dosi scoperto die la bolla era in
casa di d. Diego di Souza, canoni-
co portoghese, il quale poi fu con-
dannato per dieci anni alla galera,
il Papa vi trovò, e riconobbe senza
dubitare la sua soscrìzione, che il
Mascabruni sosteneva ostinatamente
falsificata, come pure la propria.
Questi ebbe inoltre l'audacia di
assumere le parti di fiscale per
trovarne i rei. Fu prima carcerato
suo nipote Guido Canonici, che
poscia venne condannato alla gale-
ra per cinque anni; indi suo fra-
tdlo d. Ottavio, canonico di s. Eu-
stachio, che non aveva talento da
essere apprezzato dal furbo fratello,
e dopo due giorni lo stesso Masca-
bruni, il quale non aveva intesi
i segni datigli da Innocenzo X,
perchè se ne fuggisse. Il sotto datano
fu quindi preso dal bargello nelle
sue 'camere nel palazzo della data-
ria» e quijadi tiasportato alle carceri
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r38 DAT
dì Tordinona. Convinto della sua
iniquità, fu dopo tre mesi sentenzia-
to alia forca. Innocenzo X gli oom-
inutò tal sentenza col taglio della
testa, locché venne eseguito ai 1 5
aprile nel cortile di Tordinona. Il reo
fu assistito dal p. Caravita gesuita,
e la testa di lui si vide esposta nella
piazza del vicino ponte s. Angelo.
Il suo sostituto Giovanni Gouz preso
a Milano, e il Brignardelli arrestato
nel genovesato, furono impiccati sul*
]a piazza di detto ponte s. Angelo,
e poi abbruciati.
Girolamo Bertucci^ da semplice
curiale, fu da Innocenzo X fat-
to sotto-datario, e poscia datario^
per cui TAmidenio grintitólò il suo
trattato de datano, et de stylo data*
riae, cbe por aveva dedicato al
Pontefice, come si legge nelle let-
tere dedicatorie poste in fronte a
tal' opera, che pubblicò nel 1754,
colle stampe del Turrini in Venezia,
come si notò di Sopra.
Giacomo Corradi, o Corrado,
ferrarese, Cardinale d'Innocenzo X,
nel i655, fu fatto prodatario dal
successore Alessandro VII appena
eletto, e mon nel 1666.
Pietro Ottohoniy veneziano, udi-
tore di i*ota, era Cardinale d'Inno-
cenzo X. Quindi all'esaltazione di
Clemente IX, nel 1667, fu creato
])ro-datano. A cagione di sua età,
il Papa gli diede in aiuto, o coadiu-
tore. Armando Ricci, « funse que-
sti l'uffizio dì sotto datario ne' pon-
tificati di Alessandro VII e Cle-
mente IX, cioè finche visse, Dipoi
nel 1689, il Cardinal Ottoboni
venne creato Papa col nome di A-
lessandro VIII, sebbene avesse set-
tantanove anni di età, e fu il ter?
zo Papa, ch'era stato datario.
Gaspare Carpegna, romano, già
uditore di rota nel 1670, appena
DAT
eletto Clemente X suo paraste,
venne da lui nominato datario, non
confermando TOttoboni, che ama-
va ritenere la carica. Indi, nel me-
desimo anno, lo creò Cardinale, e
pro-datario, divenendo anche vica-
rio di Roma. Questo Cardinale di
sommi meriti fu poco amato, per-
chè a tutte le suppliche subito di-
ceva non potetesi accordare la ri-
chiesta grazia^ sebbene poi tutto
concedesse.
Stefano agostini, forlivese, già
segretario de' memoriali prima di
Clemente IX, e poi di Clemente
X, dopo l'elezione d'Innocenzo XJ^
mentre era arcivescovo di Eraclea
in partibun, a'^S settembre 1676
fu fatto datario, e nel 1681 quel
Pontefice lo esaltò alla poi^poi-a,
dichiarandolo pro-datario : morì do-
po diciotto mesi.
Francesco Liberati di Ronciglio-
ne, dopo la morte del precedente
accaduta a'a i marzo 1 683, da In*
nocenzo XI fu nominato datario,
la qual carica esercitò sino alla
morte del Papa. Era stato anche
pro-datario.
Bernardino Panciatici fiorentino
di Pistoja dopo essere stato segre-
tarìo de' vescovi, e regolari, da Ales-
sandro Vili (eletto ai 6 ottobre
dell'anno 1689) venne fiitto subito
datario, e patriarca di Gerusalem*
me in partibus. Indi, nel 1690,
lo stesso Pontefice Io creò Cardi-
nale, colla carica di pro-datario,
nella quale nel 1691 Io confermò il
nuovo Papa Innocenzo XII. Questi
però siccome fiicile nell' assolvere,
o diminuire le tasse per le bolle
ed altre materie di dataria, noo
era in accordo col Cai'dinale, che
procurava sostenere lo stile io ^^'
Tuttavolta nmase pro-datario ia
tutto il pontificato di lui cou lode
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DAT
di sommo legale, generoso, ma in«
flessibile ed austero.
Giuseppe Sacripanti di Nami, fti
sotto^datano d'Innocenzo XI, e di
Alessandro YIII. Quindi da Innocenp
zo XII -venne incarioato di riforma*
re i tribunali delk curia romana,
e fu fatto da lui segretario de'me*
moriali, conservandogli il detto po-
sto in dataria, e poscia nel 169$
il creò Caixiinale. Clemente XI, ai*
la sua elezione, nel 1700, lo fece
pro-datario, nel qual impiego si
occupò per anni ventuno, cioè du-
rante il i*egnò di quel Papa. Va
qui rammentato , che Clemente
XI, nel 1701, con editti del Car*
dinal vicario, e dì questo Cardinal
pro-datario, che riportansi nei BuU.
Magli, t. Vili p. ^4) ^90» ^ 4^^»
ordinò che tutti quelli, i quali go*
de vano benefizi con residenza, dea*
tit) di un mese vi ritornassero, qua*
loia ne Ibssero assenti, sotto pena
di perderli senz' altra sentenza. Per
essere di ciò più sicuro. Clemente
XI comandò, che fra- ottanta gior-
ni, tutti i benefiziati di tal catego-
ria riportassero alla datarìa un au*
tentico attestato de' rispettivi ve-
scovi. V, CoNGBSGAZlOErB I>ELI.À RB-
siDEHzi, ea
Pietro Marcellino Corradini di
Sezze, oriundo di Cori, Cardinale
di Clemente XI, e prefetto del con*
cilio, airelezione d'Innocenzo XIII,
nel 17 21, fu da lui fatto pro-da-
tario. Nel conclave per reiezione
di Benedetto XIII, ebbe gran nu-
mero di voti pel pontificato, di cui
era degno per la vasta sua dottri*
na, per lo zelo, e pei costami.
Laonde subito il nuovo Papa lo
confermò nel prò» da tarlato, e nel-
l'anno seguente 170^5 concesse a
lui ed a' suoi successori la giuris-
dizione mista sugli addetti alla da<<
DAT i39
tana apostolica, al modo che si
disse di sopra. Nel conclave, per
morte di Benedétto XIII, cioè nel
1780, r esclusiva della Spagna im-
pedì al Cardinale, che il sagro
Collegio conchìudesse la sua esal-
tazione alla cattedra apostolica, ciò
che fece per Clemente XII, il qua-r
le confermò il Cardinal Corradini
in prò- datario, carica che poscia
rinunziò essendo incompatibile coi
molti e gravi a&rì, che gli veni*
vano addossati.
Francesco Piatenti di Trevi, udi-
tore di rota, fu prescelto a datario
dà Clemente XII. Questo pillato
fu il primo, che dimise T udì torà*
to rotale, esponendo al Papa, che
non conveniva esentare a un tem«
pò i' due impieghi,
Saverio Gentili, romano , era
oriundo camerinese, ove il suo ge-
nitore era cameriere del vescovo,
che divenuto Papa assunse il no*
me dì Clemente X. Divenne arci-
vescovo dì Petra in partibusy e se-
gi*etario del condlio, e deNesoovi
e regolari. Mentre esercitava que-
ste due carìche. Clemente XII di*
ohiarollo datario, lo che dimostra
quanto la carica fosse cospicua.
Oltre a ciò il Papa lo fece dopo
quattro mesi Cardinale, e pro-data*
rio, nella qual carica durò sino al
1740, epoca della morte di Cle^
mente XII,
Pompeo Aldoìfrandi, bolognese,
era stato uditore di rota, e Cardina-
le dr Clemente XII, al quale poco
mancò che non succedesse, siccome
costantemente voleva la maggior
parte del sagro Collegio, per cui
notabilmente si prolungò il concla-
ve. Eletto invece nel 1740 il con-
cittadino Benedetto XIV, compen-
sò il Cardinale col pi*o*datarìato,
offizÌQ che esercitò per tre anni.
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i4o DAT
essendo stato mandato legato a
Ravenna.
Giacomo Millo del Piemonte, era
vicario genei*ale di Ancona, e poi di
Bologna del vescovo Cardinal Lam-
bertini, il quale divenuto Benedet-
to XIV, lo chiamò in Roma, lo fece
suo uditore, e nel 1743 datario, e
suo gran favorito. Indi, nel lySS,
10 creò Cardinale, pro datario, e
prefetto del concilio. Morì nel 1757»
poco compianto, perocché i ministri
favoriti sono sempre bersaglio al-
l' invidia.
JVicola Riganti da Molfetta, pre-
lato domestico, e sotto datario di
Benedetto XIV. Questo Papa alla
morte del Cardinal Millo, o, seoon*
do altri, fino da quando lo dichia-
rò legato di Romagna, concesse al
Riganti le stesse facoltà solite ad
accordarsi ai datari, come già si
disse. Questo rìspettabile perso-
naggio si crede autore dell'opera
-sulla datarìa apostolica, già da noi
encomiata.
Alberto Guidobono CavalchirU
del Piemonte, già canonista, e cor-
rettore della penitenzierìa, fu fetto
Cardinale da Benedetto XIV. Gli
sarebbe succeduto nel soglio pon-
tificio, se la Francia non avesse
pronunziata la sua disappravacione
colla così detta Esclusiva (Fedi).
In premio della sua viituosa ras-
segnazione. Clemente XIII, appena
eletto in sua vece nel 1758, lo
voile a suo datario per tutto il
pontificato, ch'ebbe fine nel 1769.
11 Cardinal morì d' anni novanta,
decano del sagro Collegio, nel 1774»
e fu pro-datario anche di Clemen-
te XIV.
Vincenzo Mahezzì^ bolognese.
Cardinale di Benedetto XIV, ed ar-
civescovo della comune patria Bo-
logna, da dove Ckoiiente XiV, nel
DAT
1774, Io diiamò in Roma al pro-
datariato, vacato per morte del
Cardinal Cavald|ini. Ma essendo
morto il Papa nel settembre di
detto anno, poco esercitò tal ca-
rica.
Andrea Negroni, romano, oriun-
do di Bergamo, fatto Cardinale da
Clemente XIII. Nel conclave, in
cui fu eletto Pio VI, la Spagna,
e la Francia lo bramavano Papa.
Laonde nel febbraio 177^^, il det-
to Papa lo nominò pnvdatario.
Morì nel 1789.
Filippo Campanelli di Matelica,
da avvocato della curia romana,
fu fetto da Pio VI prima uditore,
e fiivorito, Cardinale e prodatario
nel 1789. Morì ai 18 febbraio
1795, con minor fiducia nell ani-
mo del Pontefice.
Aurelio Roverella, ferrarese, raa
nato in Cesena, venne fatto udito-
re di rota da Pio VI, e nel 1 794
Cardinale, e per morte del prece-
dente pro-datario. Indi, allorché nel
1798 dai francesi fu trasportato il
Papa lungi da- Roma, conferì al
Cardinale le facoltà, di cui si -fece
già menzione. Anzi il Novaes, tom.
XVII, p. 86, aggiunge, che nel 1797,
non potendo Pio VI pe'suoi inco^
modi attendere talvolta agli afl&ci,
diede le opportune fiicoltà al Car-
dinal Braschi, Segretario de' brevi,
e al Cardinal Roverella pro-data-
rio, affinchè gli affari di loro per-
tinenza non soffrissero ritardo.. Pio
VII nel 1800 confermò a questo
Cardinale il pro-datariato, che eser-
citò sino alla deportazione del Pon-
tefice da Roma nel luglio 1809,
ed essendo stato ancora il Cardi-
nale deportato, morì in Francia ai
5 settembre 18 12.
Alessandro Mattei, romano. Car-
dinale di Pio VI, decano del sagro
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DAT
Coflegìo, fu fiitto prefetto dèlia ce-
rimoDÌaie, e prodatarìo da Pio VII
dopo che nel 1814 ritornò glorio-
samente in Roma. Mori nell'anno
i8ao.
Giulio Gabrio, romano, Car-
dinale di Pio VII 9 dal medesimo
venne (atto pro-datario alla morte
del precedente, che cessò di mere
ai ao aprile i8ao.
Antonio Gabrielli Severoli j di
Faenza, Cardinale di Pio VII, cui
forse sarebbe successo nel 1828, se
non avesse avuto l'esclusiva ; il pei^-
che a premio de'suoi meriti, eletto
in vece, nel fine di settembre Leone
XII nominollo pro-datario. Moiì
agli 8 settembre 1834*
Bartolommeo Pacca di Beneven-
to, Cai*dinale di Pio VII, ed attual-
mente decano del sagro Collegio,
per la morte del Cardinal Sevei*oli,
fu da Leone XII nel 1824 fetto
pro-datario: canea che con singoiar
esempio tuttora esercita, essendo
slato in essa confermato pei noti
suoi grandi meriti nel 1829 da Pio
Vili, e nel i83i dal regnante Gre-
gorio XVI.
Del prelato sottO'datano,
L' offizio del sotto- datario si fun-
ge da un prelato domestico pala-
tino, e consiste principalmente nel
coadiuvare il Cardinal prò- datario,
e supplire in sua vece anche alle
udienze del Papa. Sottoscrive i bre-
vi, e ti*asunti, e fk tuttociò, che
dal Cardinale gli viene prescritto
relativamente agrimpiegati della da-
Uiria. Abita nel palazzo di questa;
ha il primo posto dopo il Cardi-
nale nella congregazione di data-
ria ; ha voto consultivo in tutte le
materie, che passano pel di hii of-
ficio ; osserva le citazioni dei cu-
DAT i4c
riali; rimette alcune suppliche con
la clausola ad on^naria, cioè che
manda al concessimi^ come sareb-
bero indulgenze, extra tempora ; ed
alle suppliche benefiziali, che non
pagano oomponende , pone la data
gi*ande, secondo il luogo ove ri-
siede il Papa, mentre nelle suppli-
che delle coadiutorie, oltre la data,
appone la clausola extendatur con-
sensus. Inoltre le materie, le quali
passano pel suo officio, sono quelle
medesime, che si noteranno parlan-
do del sostituto di lui. Del preiato
sotto-datario, delle facoltà ricevute
talvolta dai Pontefici, di molti che
diventarono datari. Cardinali, e pro-
datari, e di altre cose, che lo ri-
guardano, si parlò di sopra in vari
luoghi.
Antichissimo è l'officio di sotto-
datario, e r anonimo autore de Da-
tariae ApostoUcae jure universo» ce
ne dà l'elenco, incominciando da
Paola IV, eletto nell'anno i555,
sino a Clemente XIII del 17 58.
Ordinariamente i monsignori sotto-
datarì sono canonici di alcuna del-
le basìliche patriarcali di Boma.
Prima questo prelato era segreta-
rio della congregazione cardinalizia
d'Avignone, come si può vedere
al voi. XVI, pag. 145 del Divio*
nario; e tuttora lo è della congre-
gazione cardinalizia Lauretana, co-
me si dice al voi. citato, pag. 240,
ritenendo presso di sé la custodia
dell' archivio , non che quello del-
l'antica congi*egazione d'Avignone.
L'annuo onorario, che il sotto- da-
tario ritrae dalla dataria, è di scu-
di mille quatti*ocento quattro.
DdV offizio del Per-Obitum.
Nel secolo passato soleva esal-
tarsi a questo officio un altro offi**
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i4a DAT
xiale della dataria, e talvolta il so-
stituto di moosigoor sotto-datai*io ,
e r ultimo fu celio Isidoro Nuart,
dopo il quale, e verso la metà di
detto secolo, s'incominciò ad eleg-
gere per per-Obituni uno de' piU
abili curiali di collegio, osnano Pn>*
curatori di Collegio {Fedi), che
hanno luogo nella cappella ponti»
ficia, e godono molti privilegi, e
prerogative. 11 primo fu Innocenzo
Meola, poi monsignor Meola vo-
tante di segnatura. Il secondo fu
Silvio de Cavalieri, commissario
delia camera apostolica ; ed il ter-
zo. Gaspare Turchi, uno de' primi
cunali di collegio. Il per obitum è
propriamente il legale del tiùbuna*
le della dataria apostolica, ed al
medesimo si commettono i voti neU
le materie di questo tribunale, che
richiedono un sentimento legale;
Interviene a tutte le congregazioni
della dataria, ove in tutte le ma-
terie dà il suo voto consultivo. De-
ve riferire in congregazione tutti i
memoriali, che dagli spedizioneii
apostolici si portano al suo officio
per ottenere grazie di provviste, di
benefici ecclesiastici, che abbisogna-
no di deroghe, o dispense aposto-
liche^ escluse le provviste, che sor-
tono pei* lista. Deve mettere per
extensum tutte le date nelle sup^
pliche delle dispense matrimoniali,
meno che in quelle, le quali sono
segnate dai pugno del Papa, manu
SanctissimL Deve sottoscrivere tutti
i sommari delle grazie, che passa-
no pel suo officio, dopo che sieno
stati osservati, e confrontati colla
matrice delie grazie (che sono li-
ste, o rescrilti ) dal sostituto del
medesimo officio , il quale ricono-
sce se sono in regola. In tutte le
provviste de' canonicati, parrocchie,
o benefizi ecclesiastici, comprese le
DAT
ooadiutorie, e rassegne de' medesi-
mi, che sono soggetti alla riserva
di una pensione palatina, deve co-
noscere qual sia la somma di pen-
sione, di CUI sono state solite gra-
vaci, riferirle in congregazione, ed
a seconda dei particolari casi rìoe*
vere dal Cardinale pi*o-datario l'or-
dine di qual pensione questi si deb-
bano gravare, e quindi imporre in
dette grazie, quella pensione, die
sarà destinata. In caso di questio-
ne sui frutti de' benefici eoclesiasti-
d, se si debbano questi assoggetta-
re al pagamento della mezza an*
nata, o esimerneli, esaminati li do-
cumenti, che gli si esibiscono, e co-
nosciuti gli stati precedenti, dovrà
fissarne il fruttato.
Moltissime sono le suppUcfae, che
passano pei* l'offizio del per^obitum.
I titoli però delle materie piò. im-
portanti, e più JQrequenti sono i
seguenti :
Adhuc per obitum. .
Adhuc ut prius.
Adhuc per resignationem*,
A primaeva erectione.
Cassatio pensionis.
Certo modo.
Commenda.
Devolutum.
Juxta constituiionem s, PU V,
Juxta decretum.
Mandatum,
Monetatio ad pensionem.
No\^a provisio»
Per astequutionem.
Per coniractum matrimonii.
Perinde valere.
Per obitum apud sedem.
Per obitum extra curiam.
Per obitum extra curiam prò pu-^
tato.
Per obitum extra curiam prò pu*
tato cum pensione*
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DAT
Per obititm extra curiam cum pen*
siane,
Reformatio. .
Si Nattri.
Si NuUi.
Si AUeri*
Subrogado.
V^ rAmidenìo de styìo datarìae»
Il per-obìtum gode T abitazione nel
palazzo della dataria. Del suo of-
fizìo si è trattato anche superior-
mente, ed il suo titolo è quello di
prefetto deW uffizio per-obitum *
L'onorario annuo, die questo of-
ziale ritrae dalla datarìa^ è di scu*
di noTecentù trentadue.
DtHt offmo del Concessum*
L'origine del prefetto dell' of-
fizio del Concessum si vuole che
rimonti ad Alessandro VII , del
1 655, che si dice istitutore del me-
desimo. Anticamente i Pontefici se-
gnavano tutte le dispense matri«
monìali, e siccome il loro numero era
divenuto assai rilevante, venne stabi-
lito un officiale prefetto, il quale leg-
geva al Papa le petizioni, e faceva
il rescrìtto alla presenza di lui, nei
seguenti termini: Concessum ut pe-
titur in praesentia SS, D, N. PP.
N, N. Poi in margine della petizio-
ne si scriveva : Concessum^ e sotto
la firma: N. N, In progresso di
tempo non furono più riferite^ al
Papa le suppliche, perchè venne
stabilita una classificazione sui gra-
di delle dispense matrìmoniali, e
quelle sole, chiamate de minoribus,
appartengono alla segnatura del
prefetto del Concessum, Questo of-
ficio, come si è detto di sopn^ fu
esercitato per la sua importanza,
dai Cardinali nipoti, con maggiori
iaookà. Quindi si conferì ai cubi-
DAT t43
cukri, o intimi Simigliali del Pa-
pa, sebbene alcune volte venisse
dato a soggetti non addetti al ser«
vigio del Pontefice. Il grado della
canea in questo tribunale è dopo
il sotto-datario, sebbene gli odierni
Aknanacchi, o Nothie annuali di
Roma, pongano prima il per-ob^-
tum, come pui% abbiamo ^tto noi,
perchè seguiamo l'ordine di tali
Notizie, siccome approvate dal su-
periore governo, e dai rispettivi
dicasteri. Se, si consultino le ante-
riori Notizie annuali di Roma, si
troverà confermata la nostra asser-
zione.
Gli emolumenti destinati a que*
sto ofHcio del concessum erano pri-
ma generosi. Dal palazzo apostoli-
co aveva la zuppa, ossia la parte
o distribuzione di pane e vino, ed
un onorario dalla datarìa. Per le
note ultime vicende delle straniere
invasioni, cessò la parte di palaz-
zo, ed in vece gli furono assegna-
ti dal palazzo scudi quattoixiici meu'*
sili, e dieci dalla datarìa. Meno
questo ministro, e i tre preceden-
ti, non riporteremo gli onorai*! de-
gli altri offìzi di dataria. Il mag*
giore di questi secondi è T ammi-
nistratore generale delle componen-
de, il quale riceve dalla medesima
annui scudi ottocento settantotto.
JNoi~ riportei*emo solo il novero dei
ministi'i della dataria, che dal pa-
lazzo apostolico ricevono mensil-
mente un particolare assegno, ben-
ché è da avvertirsi, che alcuni sono
offici vacabili. Ricevono pertanto as-
segno dal palazzo apostolico il prefet-
to del concessum j Tarn ministra tore
generale delle componende; il pre-
sidente del piombo; il custode del-
Tofficio de missis j il prefetto delle
date; i mazzieri di guardia; i cu-
stodi di prima e seconda catena;
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i44 DAT
il custode della porta feri*ea, ì cur«
sori di guardia, i maestri uscierì
virga rubea. I nominati sono regi-
strati ne'raoli del palazzo aposto*
lioOy nella categoria di officiali di
dataria. Di alcuni di essi si parla
in appresso. Del custode del con-
cistoro, ossia extra omnes^ si trat-
ta nel voi. XV, pag. 237, del Di"
zionariOy nel quale hanno articoli
i Mazzieri, i Gubsobi, e i Maestbi
osTiARi virga rubea ec. Gli ultimi
prefetti del concessum palatini, so-
no monsignor Raffaeli di Cingoli,
monsignor Nicola Bonomi coadiu-
tore del precedente, e poi effetti-
▼o, cappellano s^*eto, e caudata-
rio di Pio VII> e l'attuale mon-
signor Giuseppe Arpi, cappellano
segreto, e caudatario del Papa che
regna.
Delf qfficio deW amministratore
generale delle Componende,
Questo officio si crede istituito
da Alessandro VI del 149^9 quin-
di da s. Pio V, del i566, fu eret-
to in officio vacabile; ma da In-
nocenzo X del 1644» venne sop-
presso, e conferito ad un ministro
amovibile. L'amministratore delie
componende ha l'incumbenza di so*
praintendere alla vendita degli offizi
vacabili, e ciò non solo quando que-
sta vendita si fa dalla dataria, ma
anche quando si & da altri fuori
della medesima. Appartiene a que-
sto offiziale ricevere tutte le tasse
di componenda, che si pagano non
solo per le dispense matrimoniali,
ma anche per altre materie. Nelle
congregazioni della dataria fa sot-
toscrivei*e al Cardinal pro-datario
alcuni libri risguardanti diversi pa-
gamenti. Ogni mese deve deposita-
re quello, che ha incassato, con
DAT
questa distinzione, che quanto La
incassato di tasse di componenda
risguardante dispense matrimonia U,
si deposita al Monie di pietà (Fc-
^/), e quello che ha incassato ris-
guardante materie beneficiarie, o
altre grazie, si deposita nella depo-
siteria della camera apostolica. Fi-
nalmente ogni mese deve render
conto della sua amministi*azione al-
la congregazione della dataria. £
necessarìo però, che questo officia-
le sia perito in tutte le noaterìe 4i
dataria, e sappia su quali cose può
cadere il pagamento della tassa del-
la componenda, e quali cose ne va-
dano esenti; di piti essendo neces-
sario, che conosca tutte le divei-se
tasse, rìchiedesi moltissima pratica,
ed analoghe cognizioni. Inoltre Del-
l' ioffizio delle componende ci sono
due altri oifiziali di dataria, cioè
il sostituto dell'amministratore ge-
nerale, ed il cassiere delle mede-
sime componende. Di questo si par-
lerà dopo il computista.
Dell' f^io del prefetto delle Dole.
Sono diverse le incumbenze, che
ha il pi*efetto delle date: la prin-
cipale però è di mettere la Data
(Fedi) piccola, parva data^ a di-
verse suppliche, cioè a tutte le be-
neficiali, e a quelle suppliche ma-
trimoniali, che sono segnate dal-
l'officiale chiamato del concesswn.
Queste suppliche, rivedute che sie-
no dagli offiziali che ne hanno la
incumbenza, devono essera datate
colla data piccola dall' offiziale del-
le date. Alle suppliche delle com-
missioni si pone la data del giorno
nel quale sono giunte all' officio
delie date. Le suppliche matrimo-
niali non si datano di quel giorno,
che arrivano all' offizio, ma con
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DAT
questa fi>t*niola a tenore deile pras-
si : kakmUs, nonis, idihus ec. Le
suppliche benefidali» eccettuate quel-
le che devono avere la data, o
della presentazione, o del pagamen-
to della componenda, o del giorno
ili cui si presta il consenso, si da-
tano sotto quel giorno, nel quale
arrivano ali'offizio delle date. Per*
tanto deve il prefetto investigare
secondo le prassi quale data com-
peta alle diverse suppliche, ch'egli
deve datare, e nei casi dubbi deve
interpellare il Cardinal pro-datario
per rìportarne le opportune facol-
tà. Deve anche portare in congre*
gazione quelle suppliche, da essere
segnate dipoi colla data grande dal
Cardinal pro-datario. Oltre V in-
cumbenza, che ha l' officio del pre-
fetto delle date^ di mettere la data
alle suppliche accennate^ pone la
forma graziosa a tutte le suppliche
per le quali viene presentata la
testimoniale deirOi-dinario, ovvero
la mette senza la detta attestazio-
ne, come sarebbe in una supplica
di un beneficio semplice, a favore
di un sacerdote, o di un dottore,
e in altri casi, in cui richiedesi la
delta forma graziosa, riportandone
la facoltà dal Cardinal pro-datano*
Commette inoltre la professione di
fede nelle suppliche delle prime di-
gnità delle cattedrali, non che delle
dignità principali di collegiate, di
nionisterì, e d'altre simili materie.
£ quando i provvisti di questi sìe*
no presenti, e debbano &i*e la det-
ta : professione in mano del Cardi-
nal pro-datano, esso deve assister*
vi, ed incaricarsi delle necessarie
sottoscrizioni, rilasciandone le op-
portune fedi, quando vengano ri-
cercate. Ideile suppliche delle prov-
viste delle pannocchie, che si con-
feriscono in foi-za deU'cfiibita deU
VOL. iix.
DAT 145
l'attestato rilasciato dal viescovo,
senza &re rapporto al Papa, egli
viene ad esaminare l'attestato, e
trovatolo regolare, pone a pie di
detta supplica, da segnarsi, la clau-
sola: Fidem dedii^ in forza della
quale il sostituto del per-ohifum
mette la detta supplica in corso
fra le altre, che debbono segnarsi
dal Papa. Destina anche nelle sup*
pliche, ove richiedesi, il soggetto al
quale debba essere diretta la com-
missione delle rispettive bolle,e,quan-
do questa non possa essere secondo
le solite forme e regole^ deve ri-
portarne dal Cardinal pro-datario
le opportune fiiooltà. Entra ogni
mattina in congregazione, quando
ve n'abbia il bisogno, o per far
mettere la data grande in quelle
suppliche ove richieggasi quella del
Cardinal pro*datario, ovvero per
riportare le facoltà sopra le forme
graziose, e le commissioni, che me-
ritano una grazia particolare, come
si è detto di sopra*
DeW officio dd revisore delle
dispense matrimomali.
Il citato Amidenio, nel cap. V
de datariae ministrìs, et datarìae
officialibus al n.^ io, pone per ot*
tavo officiale del tribunale, il re-
visore delle dispense matrimoniali,
soggiungendo : res est non parvi ;te-
gqtii. Le incumbenze di questo of-
ficiale sono: i.*" di rivedere le sup-
pliche delle dispense oi*dinarie, le
quali non esigono né un partico-
lare rescrìtto, né la preventiva re^
bzìone al Papa, e di fiirle segnare
dall'officiale dd concessum j a.*" di
esaminare le istanze per le altre
dispense ne' gradi maggiori, cioè di
secondo, primo e secondo, e primo
gi*adO| noa che di cognazione spi-
IO
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i46 DAT
rituale irUer levaniem, et kvaliuu.
Per le prime, vale a dire per quel*
le di secondò grado, deve esami-
nare i documenti^ steDderne i re-
scritti, riprendere dagli spedizione-
ri le suppliche in forma signandì,
rivederle, sommariarle, e passarle
quindi al sostituto di monsignor
sotto-datario, cui si appartiene far-
ne il ristretto, perchè vengano se-
gnate dal Pontefice. Riguardo alle
matrimoniali in primo grado, spet-
ta air officiale medesimo il forma-
re le minute delle suppliche, a nor-
ma degli analoghi rescritti, dicen-
dole anche stendere in officio. Di
queste però, come anche di quelle
in primo, e secondo grado di con-
sanguinità, o affinità, e di cogna-
2(ìone spirituale, ricevutene dagli
spediaùoneri le istanze munite dei
documenti, deve esaminarle, forma-
re di ciascuna il ristretto, e passar-
le nelle mani del Cardinal pro-da-
tario perchè ne fàccia la relazione al
Papa; e quindi riceverae dogli
spedizioneri le suppliche, rivederle
e sominariarle prima che vengano
segnate manu Sancdssinù; e que-
ste segnate, deve apporvi il conU*as-
segno di lui, e la piccola data, co-
me pure a quelle di secondo gra«
do. Prima delle note vicende, che
resero infelice il termine del secolo
decorso, e il principio del corren-
te, spettava all'ufficiale delle ma-
trimoniali il riferire al Caixiioale
pro-datario le istanze per la ridu-
zione di tasse sulle dispense matri-
moniali ne' gl'adi maggiori, ed an-
che minori, dappoiché si riduceva-
no a piccolo numero. Aumentatosi
poi in progresso di tempo a dismi*»
sm'a il numero di queste, rimase
air officiale delle matrimoniali il so-
lo carico di apporre sulle dette i-
slauze le tasse, e V ammioisti'atoi'e
DAT
delle oompouende assunse l'altro di
riferire, e conaetare coi Cardinal
pro-datario le minorazioni da ac-
cordarsi, e quindi stenderne i re-
sci*itti, i quali firmati dal Cardinal
ptx)-datario , tornano poscia nelle
mani dello stesso officiale per ap-
porre sulle suppUche le tasse, a
norma del rescritto di riduzione.
Spetta finalmente a questo officia-
le il conservai'e gelosamente nel
suo officio, tutti i i*esci*itti tanto
relativi alle grazie per dispense nei
gradi maggiori, quanto gli altri ris-
guardanli le riduzioni di tasse, ed
altresì i memoriali di quelle di-
spense, che al Papa non piaccia di
concedere. F. Matrimovio, e Di-
spense.
Dell officio del secondo revisore
delle SuppUche.
Sebbene questo officiale abbia il
nome di. secondo, pure 'è più degno
del seguentCì che chiamasi primo.
Le incumbenze del secondo revisoi-e
sono di rivedere le schedole, o sup-
pliche di nomine a pensioni, che
provengono dagli offici di monsi-
gnor sotto-datario, e del per^bkum
dopo che le ha segnate il Papa^ ed
inoltre di rivedere tutte le altre
schedole, o suppliche già rivedu-
te dal primo revisore , potendo
riformare, cassare, ed aggiungere j
quanto ha segnato il primo revi- |
sore, non che correggere di pix>prio '
carattere, e dopo corretto, porvi
il segno dell' eseguita revisione, che
è la prima lettera del propino no*-
me, col segno ancora della compo-
neoda, cioè colla iniziale lettera
C; se sia materia soggetta alla me-
desima. Prima però di rilasciare j
dette suppliche, le deve &r notare
dal proprio giovane^ iu uu libru.
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DAT
che sì tiene visibile nell' officio dei
rcvisoii, e spedii^e le suppliche stes-
se al sostituto di monùgnor sotto-
dalario.
DdV officio del primo revison deUe
Suppliche,
Olti'e il descritto officio del se-
condo revisore, avvi in dataria que*
sto del piioio revisore, così detto,
perché rivede pel primo le suppli-
che beneficiali, dopo segnate dal
Papa, ed occoiYendo può correg-
gere le suppliche beneficiali di pro-
prio carattere, ed aggiungere, o to-
gliere qudlo che giudica convenire,
o disconvenire sia nella petizione,
sia nella dai^ola, o deci^ti da ap-
porvi, secondo la qualità delle gra-
zie. Mette inoltre per segno della
revisione la prima lettei'a iniziale
C a quelle materie^ che debbono
pagare la componenda, e vi appo*
ne la lettera iniziale del suo nome,
come &L il secondo, col segno della
seguita revisione, in quelle conces-
sioni die vanno soggette a tal tas>
sa. Ha un altro libro per la nota
delle dette suppliche ; quindi man«
da il mazzo delle suppliche, che
ha reviBtej al sostituto del sotto*
dataria
Deir officio deW officiale de Missis.
U offidale de Missis é così chia-
mato dalla parola niiuendo^ perché
la sua prindpale incumbenza é di
mandare le suppliche al registro
ec.; ed il libro ove si registrano é
pure chiamato col vocabolo Missis,
L'offiziale de Missis deve nelle di-
spense matrimoniali separare le sup>
pliche, che vanno al pubblico re-
^iatro. E quuulo alle prime, le pas-
DAT i47
sa senza alcuna operazione al cas-
siere del registro, il quale va ad esi-
gere dai rispettivi spedizioneri il do-
vuto pagamento. Riguardo alle se-*
oonde, se sono forma pauperum^ ne
registra in rubricella i nomi, grado,
diocesi, olti*e alla competente tassa,
passandole quindi nelle mani del detH
to cassiere. Se poi sono ex hone*-
sdsy appone in ciascuna supplica la
tassa appartenente alla cassa del
registra, e presenta T emolumento
ddl'eserdzio, che spetta al i*egi-
stratoi-e, notando nella stetea ni-*
bricella quanto sopra, ed aggiun-
gendovi io spedizionere, da cui é
attergata. In questa rubiicella ha
pur luogo r annotazione di tutte le
dispense, che si spediscono a gratis
de ordine, ovvero ex officio. Ndlo
provviste de' benefizi, rassegne, eoa-
diutorìe, pensioni, permde valere^
per indulto, dispense d' irregolari-
tà, assoluzioni, ed altra grazie, sot-
to qualunque titolo, appartiene al-
l' officiale di distinguere quelle, die
si debbono li'ascrivere nd registro
pubblico, sulle quali dopo di aver*
ne fatta nota in rubrioella, non ha
altra ingei*enza,che respingerle al cas-
siere dd regbtro, a cui resta di esi-
gere la tassa. Nelle altre materie
poi, che di loro natuiti richieggo-
uo il registro segreto, l' offidale
deve esaminare attentamente il som-
mai*io delle supplidie per conosce-
re se vi abbia alcuna dispensa, o
alti*a condizione importante, che ri*
chiegga l'aumento delia tassa del
registro, e così determinare il pa-
gamento, da farsi nella cassa del
suddetto registi-o, aecennandolo nella
conti-apposta parte della supplica,
e pi'efiggendone altresì con pari an<*
notazione a prudente arbitiio Te-»
uìolumento appartenente all' eserci-
zio. Deve iuoltre far noto nella
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i48 DAT
mbrìcella Faffiuv, di coi si trat-
ta, in tutto ocMne sopra.
Circa poi la sopraddetta tassa del
registro sulle benefiziali, giunta che
sìa ai tre ducati, dcTC questa re»
golarsi a norma delle ottenute ridu-
zioni delie spese riducibili, mediana
te i COSI detti mandati, die si esi-
gono in ciascuna supplica, benefi-
ciale (purché la spesa non abbia
luogo per intero), e di questi man-
dati, compresi pur anco quelli di
riduzione nei ^esooTati, viene qui
registrato il contenuto unitamen-
te al registro in separato cartello.
La distribuzione de'quioterni oTe
sogliono registrarsi le suppliche tut-
te, allorché giungono al registro,
incombe egualmente a questo offi-
cio, che ne consona all'opportuni-
tà i quinterni, notando in cima
di essi il nome del rispettivo regi-
stratore a cui viene rimesso, ed il
numero progressivo della pagina.
Riportar ne dee in vacchetta il ri-
cordo per quindi cancellarlo quando
dal medesimo registratore si renda
come sia compito, ed in tal guisa
si pratica tanto riguardo alle sup-
pliche del registro pubblico, quan-
to del segreto. Gli accennati quin-
terni poi si conservano in archivio
dell'officio. Le suppliche delle no»
mine alle pensioni riservate moto-
proprio^ ed altre sopra monisteri,
abbazie, canonicati ec., si registrano
separatamente in questo oflkio. Fi-
nahnoite in un altro Tolume ven-
gono re(^strati gli editti, chirografi,
decreti, rescrìtti, ed altre cose no-
tabili, che hanno rapporto al tri-
bunale della dataria, ed agi' indi-
^ tiduì, che la compongono, il qua-
le volume suole ritenersi presso l'of-
ficiale pnhtemporc de mùsis»
DAT
Deff affido dei sottùuta dì monsi*
gnor wtUhdaiario.
Essendo la congregazione della
dataria composta dal Cardinal pro-
datario, da monsignor sotto-data-
rio, e dal prefetto delle racance, doé
perHfbùumy come si disse di sopra,
le materie che passano per l'officio
di monsignor sotto- datario vengono
riferite in congregazione dal di lui
sostituto, il quale vi é chiaunato,
dopo che r amministratore delle
componende ha fiitto la sua relazio-
ne. L'incumbeuza del sostituto si é di
ricevere dagli spedizioneri li memo-
riali delle infrasaitte materie, di esa-
minarli, e vedere se vi sia qualdie
avvertenza al contrario, o qualche
nikil traaseat nei due libri, die a
questo oggetto si ritengono in offido,
e trovatili in regola, £aime quindi
una concisa, ma esatta relazione io
congregazione ; ove, inteso il parere
di monsignor sotto-datario, e del*
Toffidale per ohituniy il Cardinale
pro-datario, o vi (k il rescritto, lat-
tandosi di materie ordinarie, o ne
ritiene presso di sé il ristretto per
fiime relazione al Papa , quando
sieno mateiie di qualche cons^uen-
za. In seguito di ciò si estendono
le suppliche dagli spedizioneri per
fiu*le segnare dal Papa, e il sostitu-
to ne'gionii destinati ne 6 un fo-
glio di ristretto, al quale unisce an-
che le suppliche per le dispense
matrimoniali che riceve da queliW-
fiziale , e, fattone un pi^o , lo
manda al Cardinal pro - datario,
perchè o Io porti, o lo mandi al
Papa per mezzo di chi crede, per
la segnatura.. Quello destinato dal
Cardinale a fiir giungere al Pon-
tefice tali suppliche, sigillate le spe-
disce al cameriere segreto pai^ted-
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DAT
pante segretario d' ambasciata, ot-
Tero al primo aiutante di camera
dello stesso Papa, secondo il bene-
placito suo.
È da aTTertirsi, che il detto
foglio di ristretto, ha T intesta-
zione a seconda delle suppliche, co-
me Beneficiales^ Matrtmonmles ec.
quindi viene notato quali segnatu-
re debba farvi il Papa, Fiat ut
petitur N. Fiat JV. o Fìat Mota
proprio N, ovvero Placet N, se-
condo le materie. Poscia con nume-
ro d'ordine seguono i ristretti.
Quelli 'delle beneficiali consìstono
nel nome latino ed italiano delle
diocesi, cui appartiene il beneficia-
to, segue il suo nome, cognome,
qualità del beneficio, o pensione,
ovvero dell'offizio se di tale fosse la
supplica, ed a piedi d' ogni ristret-
to il nome dello spedizionere apo-
stolico. Alcuni di questi risti^etti
sono intitolati : provisio ex rescri-
pto^ ex listaj ex epistoUo ec. ec. In
oltre vi sono le clausole a seconda
delle circostanze, se ottenuto il be-
neficio per concorso, se approvato
il provvisto con esame an<^e pri-
vato, e perciò si usano le parole:
examine approbato, ab episcopo et
ordinario commendato j cum dùpen»
satione a concursus cum derogatione
Constit. ec. Così viene indicato se
presbytero in theologia magistro, a
patronis praesentato ec I ristretti
poi delle matrimoniali consistono,
che nel foglio, oltre il numero di
ordine, col nome latino ed italiano
della diocesi, alla quale appartiene
l'implorata dispensa, evvi la qua-
lità del grado d'impedimento, e
il titolo di esso, come ex honc'
stis; ac cognatio specialis ex ìuh
nestis; ab aetaleni prò pauperibus
ec; il nome e cognome dell' uomo,
il nome della donna, e da un lato
DAT i49
fl cognome dello spedizionere apo-
stohco che le spedisce.
Tornate le suppliche segnate dal
Pontefice, per meaco di uno dei
due nominati, all'officiale che gliele
aveva spedite, questi le ritoma al
sostituto, il quale vi & chiudere il
sommario dal prelato sotto-datario,
oppure le rimette secondo l'oppor-
tunità all'officiale ispettore delle
mezze annate, per verificame il
fruttato, e quindi le manda al pri-
mo revisore per essere disbrigate.
È anche incumbenza del sostituto
di far poiTe la così detta data
grande da monsignor sotto-datario
alle suppliche che hanno la data
piccola posta anteriormente dall'of-
ficiale delle date, dopo di che le
manda all'officio de missis, affinchè
abbiano il loro corso. Fa anche
rimettei*e ad esso sotto-datario, ad
ordihariam, le suppliche dell'in-
dulgenze, ed extra tempora, per-
chè dall'officiale delle matrimonia-
li sieno mandate a segnarsi dallof-
ficiale del concessum. Deve il sosti-
tuto in casa, in officio, ed ovun-
que porre la data con la clausola
praesentata, del giorno in cui gli
fu esibita la procura, pei* le ras-
segne, coadiutorie, permute, ed al-
tre materie di consenso, per tras-
portarle poi nelle suppliche segna-
te. Deve finalmente il sostituto del
sotto-datario invigilare che le sup-
pliche allorché vengono nelle di lui
mani, abbiano fòtto il corso rego-
lare, e sieno passate per tutti gli
offizi che debbono.
Nota delle materie che passano
per l'officio di monsignor sotto-
datario.
Affectio.
Ampliatio
AppUcatio,
\oms.
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i5Ò DAT
Ahsoìudo,
Coadjutoria^
Commutalo voti,
Confirmatio cpncordiae.
Confirmatìo statuiorum.
Creado in canonicum,
Dispensatio,
Dismembratio.
Erectio.
Extra tempora,
Facultas,
' Jndulgentia*
InduUum,
Licentia si in evidentem.
Mandatum,
Mutatio Judicis,
Nominatio ad pensionem super
mensa,
Pensio.
Perinde valere,
Permutatio,
Prorogatio,
Restitutio,
Beprixtinatio,
Retrocessio.
Reformatio,
Resignatio simplex,
Resignatio cum pensione,
Resignatio cum praestatione ali»
mentorum,
Suppressio.
Unio, ed altre materie, che non
provengono da Tacansa, tanto
perpetue, che temporanee, f^,
i'Amidenio De Styìo Datariae,
DeW officio del sostituto
del per'Obitum.
Questo sostituto deve ricevere
tutti i memoriaH, che nell'officio del
per-obitum si esibiscono dagli spedi*
zionerì per ottenere grazie, meno
quelle che sogliono sortire per
lista: deve esaminarli, e, non tro*
▼andoTi difficoltà, passarli al per*
obitum, affinché sieno dal medesimo
DAT
riferiti in congi^egazione. Deve ri-
cevere tutte le suppliche, che al me-
desimo officio si portano per esse-
re segnate dal Papa; esaminare i
sommarli, se sono analoghi alla ma-
trice delle grazie, che sono i rescrit-
ti o liste; far riscontrare i fruttati
dei benefizi, canonicati, o paiToc-
chie, che in esse si richiedono, dal-
l' ispettore delle mezze annate, e
trovati in regola porli nei ft^li di
s^;natura, che dovrà far avei-e o al
Cardinal pro-datario, o a monsignor
sotto*datario , per presentarsi al
Papa. Tornati simili fogli in da-
tarìa, dopo averli segnati il Ponte-
fice, deve farli registrare dal suo
giovane nei libri a questo oggetto
destinati, fame sottoscrivere i som-
marìi dal per' obitum, riscontrare
se vi sieno nihil transeai, e quindi
rilasciare tali suppliche per passarle
al primo revisore. 11 sostituto deve
tenere un libro, ove sieno registra-
ti i nihil transeatj ed Advertatur,
che dovrà con ogni diligenza os-
servare prima di rilasciare le sup-
pliche segnate manu Sanctissimi.
Deve stendere grazie di alternativa,
allorché dai vescovi, o arcivescovi
si richiedono, non che fare fèdi
autentiche di ciò che esiste in det-
to officio, previo però il permesso
del Cai*dinal pro-datario. Deve re-
gistrare in altro libro a questo ef-
fetto destinato tutte le grazie di
alternative, che ai vescovi, ed arci-
vescovi si concedono. Se in qualun-
que provvista di benefizi, canoni-
cati, parrocchie ec. si sìa imposta
dal Cardinal pro-datario una qual-
che pensione palatina, dovrà que-
sta registrarsi in altro libro a que-
sto effetto de8tinslto.>Deve invigilare
con esattezza affinchè sieno registrate
tutte le dispense matrimoniali, che
da altro giovane del medesimo of-
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DAT
ficio si registrano in altro libro,
le quali dispense tutte devoAo passare
per questo officio. Deve conservare
con esattezza, ed ordine l'archivio
ili tutti li rescritti appartenenti al
detto officio, non che i fogli di* se-
gnatura, e le liste di collazioni de'be-
nefìzi ecclesiastici, ed altre carte
appaitenenti a detto officio.
DeW officio dtW officiale de brevi,
Qu^to offiziale^in virtili dì sup-
pliche rivedute dai rispettivi reviso-
ri, sieno matrimoniali, sieno bene-
ficiali (segnate manu Sanctissimi) ,
forma le corrispondenti minute dei
brevi, che vengono ritirate dagli
spedizioneri, ai quali appartengono,
e passate a quello degli scrittori ap-
provati, che più piace per la esten-
sione de' brevi in pergamena, si ri-
mettono all'officio ne' due giorni
della settimana, cioè nel lunedì, e
nei giovedì. L'officiale li sottoscri-
ve, e nelle gioraate di martedì, e
venerdì, entro una cassetta chiusa
con le rispettive minute ed un fo-
glietto filmato dal medesimo, dal
quale nsulta il numero dei brevi
l'acchiusi, l'indicazione degli spedizio-
neri , a' quali spettano , la diocesi,
ed il nome de' postulanti di ciascun
breve, li spinge in dataria per la
sottoscrìzione al Cardinal pro-data-
rio, ed al prelato sotto- datario, i
quali devono ritenere un'egual chia-
ve per aprire e richiudere la detta
cassetta» dopo avervi apposta la lo-
1*0 firma, quindi l'officiale manda
a ritirare la cassetta. Nei giorni poi
destinati, gli spedizioneri si recano, o
mandano in offido con le accennate
suppliche segnate manu Sanctbsimi^
ed ultimate ne' diversi uffizi della
dataria, a prendere i brevi segnati, i
DAT i5;t
quali dall'officiale si collazionano, e
si datano in correspettiva delle det-
te suppliche, e ne ri lira il corri-
spondente denara, o di tassa intie-
ra, o minorata, secondo il ristretto
che presentano firmato dal Cardi-
nal pro-datario, e consegnato cia-
scun breve, resta nell'officio in po«
sizione la minuta sottoscritta dal
pro-datario con entro la supplica
e rescritto di minorazione, donde
apparisce il pagamento ricevuto.
Alla fine d'ogni mese l'officiale de-
ve formare una lista di tutti i bre-
vi segnati corrispondenti ai foglietti
suddetti rimessi nella menzionata
cassetta in ciascun giorno di se-
gnatura, che ogni volta viene ri-
tenuto dall' amministratore delle
componende, e ne deve portare in
colonna le rispettive tasse ritirate,
e formai*e la somma totale incassa-
ta. Unita a questa lista deve fW-
re altro foglio separato dimostrante
l'introito, e l'esito, cioè l'ammon-
tare della somma delle scritture,
che sopra ciascun breve di tassa
si percepisce dagli scrittori, del con-
to dell' importo delle pergamene,
che si passano ai suddetti, come il
tutto apparisce dal foglio medesimo,
ed il ristretto della somma netta
che ne risulta. Tanto la lista che
il foglio, quanto le fedi dei depo-
siti eseguiti, dall'officiale si devono
passare all'amministratore delle coni^
ponende, il quale, dopo di avere tutto
esaminato, le passa al computista della
dataria apostolica perchè ne prenda
l'appunto, e ne conservi i docu-
menti, e l'officiale ne ritira fca cor-
rispondente ricevuta. In fine l'of-
ficiale de' brevi tiene un registro
delle sopraddette liste, il quale vie-
ne di tempo in tempo firmato dai
Cardinal pro-datai-io.
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i5a DAT
DtWc^B^nSb dèi revisore de^cond
ddk spedizioni,
he attribunonì, che nella datarìa
ha l'officiale reTÌsore de'oontìy con-
sistoDO nel formare le rispettive
tasse spettanti ai diversi collegi
vacabilisti, sopra qualunque mate-
ria beneficiale , nell' approvare i
conti delle ultimate spedizioni, tan*
to per le tasse summentovate, quan-
to per le tasse così chiamate di
esercìzi, che si esibiscono dagli spe-
dizioneri per rimetterli autentici
alle parti nel compilare i conti
delle chiese vescovili, le quali si
propongpno in concistoro, e nel
fare in seguito la riduzione di
questi a seconda del i*escritto, che
dagli spedtzioneri si ritira nella
segretaria della congregazione con-
cistoriale, e si passa allo stesso re-
visore, il quale deve conservare nel
suo archivio i duplicati di tutti i
suddetti conti*
DelT officio delt officiale scrittore
delle bolle in via segreta.
Fra gli scrittori apostolici ne vie-
ne uno prescelto per istendere tut-
te le bolle, che vanno per via se*
greta^ o per via di curia. Simile scrit-
tore viene anche annoverato tra gli
oftìcìali di dataria, ed è sempre
persona distinta per la integrità
e probità, dappoiché deve esso
conservare il segreto ove la mate-
ria Io esiga, fino a che la bolla
non viene pubblicata. All' artico-
lo Cancelibbia apostolica si tratta
delle spedizioni delle bolle per
via della curia y e per via se-
greta.
Oltre quanto si è detto al vo-
lume V, pag. 182, e ì83, non che
DAT
al volume VII, pag. 277, e 1280
del Dizionario sugli scrittori delle
bolle, e sulla materia, ove furono
scritte, come dei diversi caratteri
per esse usati, coll'autorìtà del dot-
to trattato Diplomatica Pontificia
stdle bolle de' Papiy del eh. mon-
signor Marino Marini, prefetto de-
gli archivi vaticani, a*ediamo op-
portuno aggiungere le seguenti in-
teressanti nozioni.
Le antiche bolle erano in papi-
ro, e cosi scritte se ne trovano an-
che nell'undedmo secolo, come pu-
re si dice all'articolo Diplomi pon^
tìjicii (Fedi). Pei'ò dal secolo deci-
mo in poi sono quasi tutte in per-
gamena: così fu de' registri, i quali
prima si scrissero in papiro, poi in
membrana, in -carta bombacina e
lintea. Ne' primi secoli, ed anche nel
nono, e decimo scrivevansi le bol-
le col carattere corsivo romano, la
quale scrittura difficilmente si leg-
geva ne' secoli seguenti, come si
espresse Papa Onorio III eletto nel
12 16, neirepist. 33o, scritta nel-
l'anno nono del suo pontificato,
parlando di un privilegio di Ales-
sandro II concesso al cenobio di
s. Pietro Malliacense: non facile le-
gi potestf utpote figuris antiquiori-
bus scriptum. Quindi si fecero con
iscrittura minuscola quadrata; e
così fiirono scritte le bolle di Gio-
vanni V, e di s. Sergio I nel de-
clinare del settimo secolo, come si
legge nella diplomatica di Mabil*
lon. Poscia sì usò la così detta scrit-
tura gotica; e nel pontificato di
Adriano VI, eletto nel 1 522, sene
introdusse nella dataria apostolica
una assai più deforme della gotica,
e dovettero le bolle questo loro de-
turpamento a Utrecht patria del
Papa, siccome da gente di colà
v^auta sQL'ivevawsij e tale SQrìttui'a
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DAT
fu appellatfi bollal^ica, liegese^ e let-
tera di 8. Pietro.
Questi diversi caratteri, se pure
diversi, e non piuttosto modificati
possano dirsi, non che tutte ie eu-
ropee scritture, le quali tutte dei'i-
vano dal romano carattere, che che
ne abbia altrimenti opinato Mabil-
lon, il di cui sistema fu vittoriosa-
mente impugnato da Scipione Maf-
fei, hanno tali calligrafe note così
proprie, che danno idea del capric-
cio del secolo, dell'epoca del loro
nascere, del loro decadimento; co-
sicché mentre le divei^se nazioni più
o meno incivilite, diversi cangia-
menti an*ecavano alla scrittura ro-
mana alterando le forme; i nuovi
caratteri, che ne emergevano, com-
parvero più o meno eleganti, e
tratti più o meno manierati furono
pi*oprìi de' loro ai&beticì elementi,
per cui ili volgare credenza confer-
mata dal Mabillon, e da Papebro-
cfaio, che cinque generi di antichi
caratteri esistessero, cioè: romano,
gotico, longobardo, sassonico, e fran-
cogallico. Ma il citato Maffei scrive:
9» So non conformarmi a tale dot-
»% trina, mentre sono per dimostra-
M re nel proseguimento, come non
M ci fu carattere gotico, non lon-
M gobardo, non sassonico, non fran-
M cogallico, e son per dimostrai*^
«9 lo sì chiaramente, che ì princi-
9* pii geometrici non saran più evi-
M denti «. Laonde, conchiude il lo-
dato Marini, impropriamente furo-
no detti cai*atteri di quelle nazioni,
che tali non erano, ma li fecero
credere le diverse modificazioni, cui
ciascuna di quelle nazioni ad essi
arrecò.
DeWofficio deir officiale giudice
criminale.
In . seguito di quanto abbiamo
DAT i53
detto, sul mero e misto impero ac-
cordato ai Cardinali pro*datari prò»
tempore^ per punire le mancanze
de'suoi dipendenti ha esso un giu-
dice criminale che istituisce i pro-
cessi, e ne fa rapporto al Girdìnal
pro-datario, dando nel medesimo
tempo il suo Toto consultivo.
Ddt officio deirqffieiale custode
delle suppliche.
Il sommo Pontefice Alessandro
VII ordinò, che uno de'più probi
spedizioneri apostolici fosse deputa-
to alla custodia delle suppliche che
si registrano in dataria, il quale
inolti^ confrontasse in cancelleria
se la sostanza della grazia espressa
e contenuta nella bolla sia confor-
me alla supplica, e che quindi le
conservasse in apposito archivio. Di
più aggiunge il Lunadoro, eh' eranvì
pure altri venti vacabili, uffizi occupa-
ti dai registratori delle suppliche, ai
quali incumbeva di registrare, e de-
scrivere dette suppliche sottoscritte
dal Pontefice, ed a tal effetto ogni
mese venivano estratti a sorte due di
essi , perchè riportassero nel più
segreto registro le determinate ma-
terie. Sopraintendevano poi alla
revisione de' registri quattro mae-
stri, i quali riscontravano, e con-
frontavano accuratamente le sup-
pliche coi registri; indi vi segna-
vano a tergo R, cioè a dire Regi-
stratOy e solevano aggiungervi pa-
rimenti il proprio nome.
Dtlt officio ddt officiale custode del
registro deUe bolle.
Il custode deve conservare un ai^
ohivio di registri di tutte le materie
beneficiali, e matrimoniali, che ven-
gono spedite per cancelieria^ a for-
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ij4 DAT
mare i quali rostri vi é un numero
d' impiegati chiamati registratori ,
il cui officio proveniva da quelli
vacabili; essi sono destinati alla
registrazione di ciascuna bolla in
appositi quinterni, che vengono lo-
ro al bisogno dal custode distri-
buiti. Da tali registri quando sono
compiti, deve il custode formare u-
na rubrìcelia, indicando in questa
la qualità della provvista beneficia-
le, la diocesi ov'è eretto il benefi-
cio, ed il soggetto che ne fii rive-
stito, e così deve potersi prestare
più fìicilmente alle ricerche, che gli
venisseix) fittte. È inoltre ispezione
del custode del registro di iar ap-
porre il corrige ai quinterni, che
per qualche equivoco occorso nel-
la bolla fosse d'uopo corr^gere,
e questa correzione deve farsi dal
Cardinal prò -datario. li medesi-
mo custode ha il diritto di ri-
lasciare il sunto autentico di cia-
scuna beneficiale e matrimoniale,
che gli venisse richiesta, esistendo
nei detti i^egìstri, il qual sunto firma-
to da lui, e dal decano dei mae-
stri del registro, e appostovi il suo
sigillo d'ufficio, tiene luogo di ori-
ginale documento. ^
Per le perquisizioni poi , ed i
sunti , il custode percepisce un
emolumento proporzionato alla ma-
teria , e stabilito con norma tan-
to a proprio vantaggio, quanto
ad utile del decano de' maestrì
del registro; come pure esìge una
tassa a prò della dataria, della quale
deve render conto mensilmente, e de-
positarne il prodotto presso il cassie-
1^. La spedizione dei sunti è rara,
mentre mancando l'archivio, per le
invasioni straniei*e di Roma, della
magjgior parte de'protocolli, le per-
quisizioni rimangono senza effetto,
e le parti non possono ottenere il
DAT
documento che desiderano. Prima
eravi l'officiale prefetto dell'archivio
segreto della dataria apostolica. Il
Lunadoro, Bclaz. della corte di
Roma, nel dare la notizia degli uf-
fizialt, e ministri di dataria, dice
che prìma eranvi dodid chierici del
registro, posti vacabili, e che faceva-
no la distribuzione delle suppliche
da r^trì.
Dell* officio dell'officiale per la col-
lazione de trasund delle bolle,
e d£ brevi.
L'officio de' trasunti è destina-
to per la revisione dei medesimi,
affine di collazionarli con le rispetti-
ve bolle, e lM*evi, e vedere se perfet-
tamente corrispondano. Questo of-
ficio SI tiene per solito due volte
la settimana, cioè ne' due giorni
susseguenti a quelli in cui vi è stata
la cancellerìa, dove viene ultimata
la spedizione delle bolle. Per la re-
visione di questi trasunti vi sono
due commessi, uno sostituto, ed uno
officiale, il quale in fine di ogni
trasunto riveduto pone il concor-
dai y con la sua firma. Vi è an-
che nel detto officio un notaro a-
postolico, che dopo la firma del-
l'officiale, e del Cardinal pro-da-
tario, vi pone la sua mano con il
sigillo notarile, legalizzando così le
firme suddette. Il prodotto di que-
sti trasunti -si ritira dall'officiale,
il quale ogni mese, detratta prìma
la porzione che spetta ai Cardina-
le, versa il rimanente della somma
nella cassa di dataria.
Del notaro de processi de* promo*
vendi alle chiese cattedrali.
fT. il volume XV del Diziona-
rio, pag. i33 e seg. Del notaro
del concistoro y e de* processi.
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DAT
Del computista della dataria
apostolica,
DeTe il computista tenere conto
di tutti gì' introiti ordinari e straor-
dinari, che pervengono al trìbutiar
le per qualunque titolo. Deve ton-
nare conto di tutte le spese sì ordi-
narie, che straordinarie» le quali si
fanno dal tribunale, e trarre gli
ordini di pagamento. Inolti*e incom-
be al computista di tenere conto
e scrittura a parte di tutte le ren-
dite, e fruttati, che si rìferìscono
al conto dei capitali del compenso,
di cui si parlò più sopra. Deve an-
che invigilare perché ogni officiale
faccia ì suoi regolari depositi.
DeìT officio del cassiere.
Il cassiere della datarìa aposto-
lica riceve giornalmente per la
componenda, tutti i pagamenti del-
le tasse tanto intere che ridotte, a
norma delle grazie di riduzione de-
gli affiiri, che si spediscono, tanto
mati*imonialì, che benefìciali. Il cas-
siere eseguisce ogni mese tutti i
pagamenti tanto dei ruoli mensili,
che straordinari, e delle gratifìca-
7Ìoni, ed elemosine, che si fanno da
detta cassa. Fatti debitamente i
conti, la i depositi al banco del
monte di pietà, a nome dell' am-
ministratcHre generale delle compo-
nende.
Inoltre la dataria apostolica ha
il Notaro cancelliere della reveren-
da camera apostolica^ il succollet-
tore generale delle annate, e quin-
denni, ufficio della cancelleria apo-
stolica, di cui si parlerà, e diversi
impiegati di secondo ordine. Ad
essa sono addetti ti*e teologi esa-
minatori de' concorsi alle parroc-
chie di Roma, a' quali talvolta si
DAT i5J
aggiungono de' soprannumeri. Avvi
puro un dicastero a parte per le
spedizioni dette per via di curia,
il quale dicastero è composto ,dei
Cardinal pro-datario, del prelato
Ahhresdatore di Curia (Fedi)^ che
ha un sostituto (questo secondo of-
ficio era prima inerente al sostituto
della segretaria della concistoriale):
ed avvi pure uno scrittore di cjuesti.
Il Vettori, nel Fiorino d'oro Ulti"
strato^ dice, che, fra gli uffiziali del
palazzo apostolico, vi sono gli ab»
breviatorì detti de Parco ma/ori,
ed altri de Parco minori. De' pri-
mi ha scritto una dissertazione sto-
rica monsignor Giovanni Ciampini,
aggiuntavi una notizia cronologica
di quei prelati, che sono stati ascrit-
ti in quel collegio, con varie sue
illustrazioni. Dagli Ahbreviatori di
Parco maggiore (Fedi) solevano i
sommi Pontefici sceglierne uno, e
questo si diceva Abbreviaiore de
Curiay ed anche de Palath: oggi
però nel conferire questo officio i
Papi si valgono della loro autorità,
e lo dispensano a loro beneplacito,
benché il soggetto che lo riceve
non sia di quel collegio. Egli ha
la cura di minutare, e di stendere
le bolle, che si spediscono dalla s.
Sede, fuori di quelle che riguarda-
no la provvista de' benefizi , e le
dispense matrimoniali, cioè le ma-
terie della dataria. L' abbrevia tore
di curia suol mettere tanto nella
minuta delle bolle, quanto nella
pergamena, il suo nome a pie' del-
le bolle, indicandolo solamente col-
la prima lettera di esso, cui aggiun-
ge il cognome, con questa formola:
f^isa A, Barbolani Breviator Cu*
rìae (che è il presente abbrevia-
tore di curia per nome Alberto); e
scrive cosi acciò sia noto, ch'essa è
scritta secondo lo stile della corte
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i56
DAT
ponlifida, e non tì é cosa oontra*
ria al medesimo. Dell'abbreviatola
di curia ha scritto il lodato Ciam-
pini una Compendiaria nodtìa^ stam-
pata in Roma nel 1696, e dedi-
cata ad Innocenzo XII, il quale nel-
r anno precedente a' 24 dicembre
gli aTea conferito questo posto ono-
revole. Il Ciampini incomincia il
catalogo degli abbrevìatori dì ca-
ria dal i382, dal pontificato di
Urbano VI. Oltre l'articolo Abbre-
viATOBE DI Curia, abbiamo parla-
to di questo officio nel Dizionario
ai seguenti volumi. Nel volume
Vili, pag. 202, si dice della lettura
che fa della bolla per la prima
promulgazione dell'anno santo, spet-
tando la seconda lettura agli udi-
tori di rota. Al voi. VII, pag. 819
si dice della spedizione che fa delle
bolle di canonizzazione; ed al voi.
V, pag. 280, delle bolle per via di
curiaj che sì spediscono da questo
abbreviatoi^e.
Di sopra parlammo delle anna-
te, e dei quindenni. Ci sia permesso
qui una breve notizia sulle attri-
buzioni del succollettore generale
delle une, e degli altri, della can-
celleria apostolica. Le attribuzioni
di questo ministro consistono nel-
l'esigere le tasse chiamate di mezza
annata, le quali si pagano nella
cancelleria apostolica, nelle spedi-
zioni di bolle di que' benefizi, par-
rocchie, e pensioni eccedenti l'an-
nua rendita di ducati ventiquattro
d'oro di camera. Di simili tasse,
le quali pel passato si pagavano
interamente, dal Papa venne po-
scia accordata la minorazione per
organo del Cardinal pro-datario co-
me superiore di tutti i collegi va-
cabili, ed è perciò che questo Car-
dinale accorda, e fissa con analo-
ghi resmtti la somma da pagarsi,
DAT
ed il succollettore deve ritirare tali
rescritti, ed apporre la firma sulle
bolle medesime in seguito del pa-
gamento già fiitto, e Tersalo nella
cassa del depositario; cioè i.* nel
ripartire V introito di queste tas-
se ai diversi partecipanti annatisti: |
i cappellani segretari de' mede»mi
00' loro particolari registri confron-
tano prima col succollettore , e I
quindi col depositario l'atnmon-
tare dell'introito medesimo; 2."* nel 1
raccogliere alle scadenze i paga-
menti dei quindenni^ che dai cor-
pi morali si fanno per essere sta-
te a loro vantaggio applicate ren-
dite di benefizi ecclesiastici sop-
pressi con apostolica autorità. Que-
sta esigenza ancora, come tutte le
akre, si versa nella cassa del de-
positario facendosene il medesimo
riparto dal succollettore, come delie
mezze annate. Degli introiti, e dei
riparti di queste due esigenze deb-
bono dal succollettore fiairsene ogni
anno due copie, l'una delle quali
deve esibirsi alla computisterìa del-
la datarìa, e l'altra alla deposita-
ria. Nelle spedizioni finalmente tan-
to delle materie concistoriali, per
le quali è solito concedersi dal Pa-
pa per mezzo di monsignor segre-
tario della concistoriale, e del sa-
gro Collegio, la minorazione delle
spese, con una determinata somma,
quanto per le altre non concisto-
riali , ma di qualche entità, sulle
quali il Cardinal pro-datario fissa
la somma da distribuirsi fra tutti
e sìngoli i partecipanti della data-
ria e cancelleria apostolica, al suc-
collettore spetta eseguìine la divi-
sione, la quale poi approva e sot-
toscrive il detto Cardinale. Ad A-
lessandro VII ricorse il sagro Col-
legio circa i monisteri, che si spe-
discono per supplica dalla dataria,
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DAT
e i cpiìndennì per le unioni ec. Il
Papa rescrisse alla supplica: Al
Cardinal pro-datario che ne parli,
ed il Cardinale fece il seguente de-
dito. M Sanctìssimus Dominus No-
»» ster nullas in posterum supplica-
>> tiones super monasterìis consi-
»» storialibus in libris camerae a>
» postolicae taxatis, Tel aliis gra*
«» tiis coDcernentibus interesse sacri
»9 Ck>llegii praesentari Sanctitati suae
»» signanda, nisi exhibitis prìus in
M dataria attestationibus authenti-
M cìs offidaiium èjusdem sacii Col-
M legii^ seu oedulis satisfactionis ".
Inoltre è addetto alla dataria^ e
dipendente dal Cardinal pro-data-
rio, il Depositario generale de'Va-
cabiUy sebbene, sia un officiale del-
la cancelleria^ e perciò figuri fra
quelli di questo primario tiibuna-
le, anche nelle Notizie annuaU di
Roma. Anticamente V eleggevano, o
proponevano gli stessi collegi vaca-
bìUsti; ma essendo fallito nel 1790
Francesco Antonio Tartaglia, depo-
sitario della maggior parte del col-
legio de' vacabilisti, per ovviare al
disordine accaduto in altre simili
antecedenti occasioni, nelle quali
per fallimento dei rispettivi depo-
sitari era rimasto alcuni mesi so-
speso il pagamento de' vacabili,
l'amministratore delle componende
si diede il pensiei*o di mettere su-
bito le cose in r^ola, e di conti-
nuare a pagare senza veruna in-
terruzione le mensili rendite a
tutti i vacabilistì. L'amministrato-
re delle componende era allora lo
abbate Tommaso Ghignardi, che a-
vendo tutto posto in corrente, ed
in piena regola^ invitò il Cardinal
pro>datario Campanelli a £irne re-
lazione al Pontefice Pio VI, po-
tendosi quindi notificare ai collegi
de' vacabilisti, che iutimasseix) le
DAT i57
loro generali congregazioni, per
pl^Nsedere ciascuno alla nuova ele-
zione del rispettivo depositario. A
tal relazione Pio VI, che ben cono*
sceva la storia dei precedenti de-
positari de' vacabilisti quasi tutti
falliti, commise a d^tto Cardinale
d'incaricare il nominato ammini-
stratore delle componende, di con-
tinuare a ritenere la qualifica di
depositario, siccome uomo di cre^
dito, di timorata cosdenza, dotato
delle necessarie cognizioni, ed atto
ad essere responsabile di tutto il
denaro, che. si esigeva pei vacabili-
sti, e che quindi si pagava, dovendo
però antistare del proprio a qualun-
que mancanza, in tal guisa Pio
VI istituì neir amministratore delle
componende l'uffizio di Depositario
generale di tutti i vacabilistij ì
quali se ne mostrarono ben conten-
ti, vedendo posti in sicuro i loro
interessi. Nel medesimo . pontificato
di Pio VI, per morte dell' abbate
Ghignardi, il suo coadiutore abbat-
te Domenico Sala non solo gli suc-
cesse nella prefettura delle compo-
nende^ ma vinche neli'offizio di de-
positario de' vacabili, cui poi sì ag-
giunsero a lui le cariche di succoì-
lettore generale delle annate, e dei
quindennii, non che di sostituto del-
l' abbreviatore delle spedizioni per
via di cuiìa. Questo rispettabile
personaggio, per lunga serie di an-
ni, e sotto cinque pontificati, fu l'a-
nima della dataria apostolica per
le sue estese cognizioni, somma o-
nestà, attività, e diligenza, con cui
disimpegnò sino alla morte, acpa-
duta in gennaio i83a, i quattro
rilevanti officii, ed ebbe a degno
fratello l'amplissimo Cardinale Giu-
seppe Antonio Sala, ora defonto,
chiamato pe'suoi vasti lumi l'ar-
chivio ambulante della santa Sede.
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i58 DAT
Dopo la morte del benemeiito ab*
bate Sala, piacque al regnante
Papa Gregorio XVI di Dominare
UDO speciale depositario generale dei
vacabili, staccando ¥ officio dall'am-
mÌDÌstratoi'e delle oompouende, al
quale nominò Y integerrimo ed one-
stissimo abbate Odoardo Landuzzì,
e volendo affidarne il geloso offi-
zio a persona intelligente^ e di spe-
rimentata probità, colle necessarie
cauzioni, per mezzo del Cardinal
Pacca pro-datario, vi nominò il
cav. Agostino Rempicci. Qui note-
remo, cbe tutti i ministri ed offi-
ciali di dataria vengono nominati
dal Papa per biglietto del Cardi-
nal pro-datario, che poi munisce
tutti di sua patente. Però il pre-
lato sotto- datario è dal Papa nomi-
nato per mezzo di biglietto del
Cardinal segretario per gli affari
di stato interni, cui segue la spe-
dizione del pontificio breve.
Finalmente &i*emo menzione
degli Spediùonerì ÀpostoUd (Fé*
di) della dataria,* e cancelleria a-
postolica, cbe altra volta in Fran-
cia erano chiamati Banchieri spc"
dizionari (Fedi), Oltre le provvi-
denze su di essi emanate da di-
vem datari, e Cardinali pro-da-
tari, sulla loro ammissione, eserci-
zio ec., abbiamo l'editto del data-
rio monsignor Millo, poi Caixlinale
pro-datario, pubblicato a' 25 gen-
naio 174S, da] quale rilevasi, che
gli spedizioneri della dataria, e
cancelleria apostolica erano cento;
come ancora T editto dell' attuale
Cardinal prò- datario Bartolommeo
Pacca, pubblicato, previo l'oracolo
del Papa, a* 3 settembre i833;
col quale in dieci paragrafì, emanò
saggi provvedimenti sui medesimi,
e sui giovani dei loi*o studi, i qua-
li non potranno essere ammessi
DAT
nell'elenco degli spedizioneri^ che
dopo un lodevole esercizio in tali
studi di dieci anni, dovendo esibi-
re i relativi documenti all'offizia-
le per^óbitum. Quindi lo stesso
Cardinale, nel i835, pubblicò Te-
lenoo dei signori spedizioneri ap-
provati dalla dataria apostolica, se-
condo l'ordine alfiibetioo del loro
cognome, in numero di quaranta-
quattro. Non è poi permesso a chi
non é spedizionere apostolico, né
direttamente, né per intei'posta per-
sona esei'citarne l'offizio, come ri-
levasi dal citato editto di monsi-
gnor Millo. In quanto agli spedi-
zioneri apostoliet, che fenno parte
della Curia Romana (Fedi), devo-
no eseguire strettamente le prescri-
zioni ed istruzioni, (kn^ sono loro
comunicate dagli agenti, e commit-
tenti ; possedere una cognizione suf-
ficiente della pratica del loro eser-
cìzio; incorrottamente eseixùtare il
loro offizio, ed aver ragione alla
occorrenza di tutte le cause, e re-
lative formole, che sogliono appor-
si nelle suppliche ; usar la massima
fedeltà ed esattezza in quei ti*a-
sunti di bolle, die sogliono fare,
ed ai quali resta annessa la fede
pubblica. Egli é perciò necessario,
che lo spedizionere apostolico abbia
peixoi^so una carriera pratica, per
ben conoscere in ispecie la sostan-
za ed il valore delle r^ole di can-
celleria, et ad cognoscendas notas,
vale a dire, breviandis Jbmudìs,
che diede l'etimologia agli antichi
notari, e che può darla anche agli
spedizioneri, come notari apostoli-
ci, dappoiché rabtH*eviazione delle
formole si richiede per lo disbrigo
dell' immenso numero delle suppli-
che, die si (anno alla santa Sede.
Sulle pene delle supposte largizioni
agli spedizioneri, abbiamo la co-
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DAT
stituzione di Gregorio XIII de da-
tis et pronUssis prò justitia et grò-
tia oblinendis. Gli spedìùoneri ape»
stolicì sono persone che uniscono
alla cogniaùone degli affiiri, la dìli*
genza, e la probità, per ciù il loro
ordine nella romana curia è oospi-*
cuo e distinto.
DATARIO. (Datarius). Così
chiamasi il primo ministi'o della
jyataria ApostoUca {Vedi)^ se è
prelato, mentre se è Cardinale di-
cesi pro-datario. Dicesi datario dal*
r olÉciOy e dal luogo oire lo eserci-
ta, e perchè smve la data del
giorno, in cui il Papa comparte
i benefizi, le * dispense e le altre
grazie proprie della dataria apo*
stolica, poiché il datare era anti*
camente il suo principale ofìScio;
ofQcìo che poi si fece eseguire dal-
l' offìziale di dataiia, chiamato il
prefetto delle date, cioè dal Cardi-
nal Arrigoni prò- datario di Paolo
V in poi, come si legge nella
Relaz. della corte di Roma del
Lunadoro a pag. 82, dell' edizione
del 1646. La giurisdizione del Car-
dinal prò- datario è estesissima, dap-
poiché nella curia pontificia della
datarìa giudica le cause di sua per-
tinenza, definitivamente, e senza
appello. Ma del datario, e del Car-
dinal prò- datario, della loro origi-
ne, e prerogative, e della loro se-
rie da Martino V sino ad oggi,
abbiamo parlato nell' antecedente
articolo.
Anche i Cardinali Legati apo-
stohcij e legati a latere (Vedi) a-
vedano il datario. Rappresentando
il Cardinal legato a latere lo stes-
so sommo Pontefice, estesissime e*
rano le facoltà dei Cardinali le-
gati a latere, di cui al presente
sono rari gli esempi. Avevano il
tribunale della dataria col data-
DAT 109
rio, che soleva essei« un uditore
di rota, pei* mezzo del quale eser-
citavano la loro giurisdizione nella
collazione de' benefizi ec. F. il de
Luca Del Cardinale pratico ^ p.
180. Il Cardinal Girolamo Veral-
10 legato in Francia ebbe per udi^
tore e datario monsignor Giam-
battista Castagna, che poi divenne
Cardinale, e nel i5go fu creato
Papa col nome di Urbano VII.
Mentii monsignor Giambattista
Pamphily ei*a nunzio di Napoli,
Urbano Vili lo chiamò in Roma
per darlo compagno, colla carica
di datario, al suo nipote Cardina-
le Francesco Barberini, nella lega-
zione alla Francia, ed alla Spagna.
11 Pamphily era stato uditore di
rota. Si racconta, ch'essendo egli
assai ciiicospetto nel fare grazie al-
l' improvviso» in queste due lega-
zioni, e nell'esercizio del dataria-
to, sì acquistò il nome di monsi-
gnore non si può, perché spesso
rispondeva ai ricorrenti: non si può.
Urbano Vili lo a*eò Cardinale, ed
alla sua movie gli successe nel
i644) ^ nome d'Innocenzo X.
Siccome il Cardinal legato d' Avi-
gnone, già dominio della Sede apo-
stolica, aveva maggiore autorità, e
giurisdizione degli altri Caixlinali .
legati a latere^ sia nella collazio-
ne de' benefìzi, che in altro, cosi
aveva il datario, e la dataria,
per cui ce ne permetteremo un
cenno, coli' autorità del p. Seba-
stiano Fantoni Castrucci, autoi^
dell' Istoria della città d'Avignone,
e del contado Fenesino, stati del-
la Sede apostolica nella GalUa.
L'uffizio del datario della legazio-
ne di Avignone, ancorché questi
non esercifasse in vigore di sua ca-
rica alcuna giurisdizione, tutta volta
era mollo cospicuo. Dappoiché re-
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i6o
DAT
gola^a sotto il vioe-l^to la can-
celleria, di cui erano ministri infe*
riori il segretario della legazione, il
custode del sigillo, il i*egistraiore,
e il correttore delle bolle. Per mez*
20 della dataria passavano ancora
tutte le grazie temporali che si
concedevano in Avignone, e nel
contado Venaissino. Quindi nelle
pubbliche udienze il datario assi-
steva il vice-legato alla destra. Ei-a
prei-ogativa di questo datario, rice-
vere in appello le cause che gli
rimetteva il TÌce-legato, le quali
erano prima passale sotto il giu-
dizio deir uditore generale, e della
ruta. V, AviGiioNE. L' officio di
datario si conferiva dal Cardinal
legato, a suo beneplacito ed a tem*
pò limitato. Tuttavia si sa che
Bartolommeo Guidotti, dottore bo-
lognese, fu datario in vita, per
breve del suo concittadino Grego-
rio XY, dato in Roma a'29 apri-
le 1623. Non ostante che si faces-
se in Roma la provvisione di que-
sta carica, quando era vacata per
promozione, per morte, o per al-
tra circostanza, T hanno conferita
anche i vice-legati per interim col
titolo ora di datario , ed ora di
pro-datario. Fu deputato datario
Ludovico Guion, da monsignor
Corsi a' 4 Qiai*zo 1626, da monsi-
gnor di Burdesia prò- vice- legato ai
25 ottobre 1642, e dal Cardinale
Sforza pro-legato a' 4 aprile del
1645. Monsignor Lascaris deputò
datario Ludovico Arrigo Guion .
Per breve tempo fu pro-datario
sotto monsignor Dolci vice-legato,
un religioso dell'Ordine de' pi-edi-
catori sottoscritto ne' registri della
cancelleria. Monsignor Mattei vice-
legato, per tre mesi, e coi titolo
di pro-datario, ne fece esei*citai*e 1'
oilizio allo stesso istorico p. Fai^-
DAT
toni, dell'Ordine carmelitano, li
quale per un' urgenza che lo diia-
mò altrove, i-assegno il pi'o-data-
riato nelle mani di monsignor A-
riosto ai*civescovo, e vice-legato di
Avignone, che ne provvide collo
stesso titolo di pro-datario il cano-
nico Tache sino all' arrivo del nuo-
vo datario da Roma. Del resto i
datari dei CardinaU legati a laìm
furono soggetti dotti, e pieni di
esperienza, per cui molti vennero
poscia innalzati alla dignità cardi-
nalizia.
La nobilissima famiglia Coloni'
na {F'edi)^ romana, siccome do-
viziosa di benefizi di jus-patronùtoy
ha la sua dataria, e il suo Ì0/a-
rio, e dell' una, e dell' altro per
ultimo ci permettei-emo un cen-
no. Il terao ofHziale del tribu-
nale della sagra penitenzieria apo-
stolica è il datario, carica che si
conferisce ad un dotto prelato. ^
lui si appartiene di scrivere nelle
suppliche la data del giorno, del
mese, e dell'anno del Papa re*
gnante, o della sede vacante, si-
gnificando il palazzo ove il Ponte-
fice risiede, ed aggiugneudovi il
proprio nome, e cognome. V*^^'
NITENZiBEIA APOSTOLICA.
In quanto al datario, ed alla data-
ria della nobilissima famiglia Colon-
na, è a sapei-si, che il principe Colon-
na, trovandosi al possesso di tanti
feudi, ne' quali le provviste, per
la maggior parte, o tutte erano di
suo Jus patronato, molto tempo pri-
ma della estinzione dei diritti ba-
ronali, deputava pei*sona ecclesia-
stica, denominata Datario, in q"«*
luoghi medesimi le cui incumben-
ze non consistevano in altro, se
non che nell'avere corrispondentf
diretta coi vescovi, nelle cui dioce-
si erano i feudi, per prcadere esat-
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DAT
ta inforaiazione sulla qualità, e sui
inenti dei concoiTenti alle suddet-
te provviste vacanti, e su di esse
riferire al principe patrono, perchè
la scelta potesse cadere in soggetti
idonei. A formai^sene uii'idea, non
deve tacersi, che il principe, sul
finire del passato secolo aveva set-
tanta feudi nel regno di Napoli,
dieci in Sicilia, e ventisette nello
stato pontificio. Le provviste eccle-
siastiche di suo patronato in que-
sti luoghi erano oltre il numero
di seicento, consistenti in dignità
principali curate, in prepositure, e
arcipreture, ed abbadie, una delle
quali è distinta col titolo di abba-
zia mitrata, o in canonicati, in bene-
fizi residenziali, e semplici, ed in
cappellanie. Succeduta nel pontifi-
cato di Pio VII, l'estinzione dei
diritti baronali nello stato pontifi-
cio, e la libera rinuncia emessa dal
principe e contestabile d. Filippo,
non che estinti i diritti baronali
nei feudi di Napoli e Sicilia, il ca-
po della casa Colonna tuttavolta
conserva di presente T onorifico
diritto ne' soli ex feudi dello stato
pontificio, le cui provviste supera-
no il numero di trecento, e nelle
vacanze di esse presenta con ri-
spetrive nomine i soggetti da sé
provveduti ai due Cardinali vesco-
vi suburbicarii di Albano, e Pale-
strina, ai vescovi di Ferentino A-
nagni, Yeroli, Alatici, e Terracina.
£ se questi ecclesiastici, i quali go-
dano simili prebende, per alcuna
circostanza muojano in Roma, ben-
ché in tal caso dovrebbero di re-
gola generale andar soggette alla
a£Eezione della dataria apostolica,
non ostante il principe Colonna &
la sua solita nomina al nuovo prov-
visto, a forma di commendatizia
diretta al sommo Pontefice, o al suo
VOL. XIX.
DAT i6i
Cardinal pro-datarìo, il quale fa
spedire le opportune bolle a favore
del presentato. In fine il principe
gode il diritto di patronato d'una
cappellanìa nella basilica lateranen«
se, non che de' così detti posti, e
mezzi posti di alunno nel colle-
gio Capranica di Roma, e net se-
minari vescovili di Palestrina, Fé*
reatino, Veroli, ed Anagni. Attuai-
mente è datario della casa Colon-
na d. Ilario Quadrini, abbate mi-
tràto di Marino, dignità appunto,
alla quale nomina il principe Co-
lonna.
DATI GiovANifi, Cardinale. Gio-
vanni Dati, Cardinal prete de' santi
Sergio e Bacco, fu a*eato da Euge-
nio Il nell'anno 825.
- DATI Leonabjdo, Cardinale. Leo-
nardo Dati nacque in Firenze. Ab-
bracciò ne'primi anni l'istituto dei
predicatori nel convento di s. Ma-
ria Novella, e in poco tempo rice-
vette la carica d'ióquisitore in Bo-
logna, e le pili cospicue magistra-
ture del suo Ordine. Uomo di
eccellente ingegno, ed illustre per
dottrina, per costume, e per altre
doti, si procacciò da tutti stima,
e venerazione. In s^[uito fu elet-
to maestro del sagra palazzo, e poi
generale della sua religione. Cosi
egli era amato da' padri del con-
cilio di Costanza, al quale come
oratore de'fiorentini, dovette interve-
nire, che l'onorarono col voto elet-
tivo per la nazione italiana ne' co-
mizi di Martino V. Fa prova
eziandio della stima ch'ali godeva,
l'essere stato destinato da'padri stessi
a censore ^ della falsa dottrina di
Giovanni Hus. Anche a Mai*tino
V fu carissimo, e ricevette da lui
r incarico d'intimare a' vescovi di
Spalatro, e di Candia il concilio da
tenersi a Piacenza. V'ha quislione
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i6i
DAU
tra gli eruditi I come riporta il
Cardella ne' Cardinali di Martino
Vy s'egli veramente sia stato prò»
mosso alla sagra porpora. Alcuni
io vogliono morto pochi moroen*
ti dopo k sua promoùone; al-
tri lo credono promosso, ma non
decorato delle Cardinalizie insegne;
rOi*solinì però lo annovera tra i
Caixiinali fiorentini. Quest' uomo
morì in Firenze l'anno i4^5, ed
ebbe il sepolcro nella chiesa del suo
Ordine.
DATIVA (s.), martire. Nel V
secolo, tempo in cui. Unerico re
dei vandali infieriva contro i ai*
stianì, sofirì questa santa gloriosa*
mente il martirio in unione a s»
Boni&do, e vari altri generosi cam-
pioni. Il martirologio romano ac«
cenna la loro festa il dì 6 dicem-
bre.
DATIVO (s.), martire. F. Satch-
ifiiio deirAfrica.
DAUFERIO GioviNNt^ CardinOr
le. Giovanni Dauferìo, nato di no-
bile famiglia in Salerno, fu pro-
mosso alla dignità Cardinalizia ,
colla diaconia di s. Nicolò in car-
cera da Calisto II Tanno mi.
Aderì per qualche tempo all'anti-
papa Anacleto, die lo trasferì al-
l'ordine d^li anticardinall preti, col
titolo di 8. Pudenziana, ma poscia
ravvedutosi , spirò nel bacìo del Si-
gnore Tanno ii35, sotto il pon«
lifìcato di Innocenzo II. Il di lui
nome è scritto anche in una bol-
la dà Innocenzo II medesimo spe-
dita nel II 33 a favore della chie-
sa di Pistoia.
DAULIA {DauUan.). Sede ve-
scovile della prima provincia d'A^
chea nell'esarcato di Macedonia ,
presso Delfo, sottoposta alla metro-
poli d'Alene, ed eretta nel nono
secolo, di cui si conoscono sei ve-
DAV
scovi. Al presente é un vescovato
in partibus^ che viene conferito dal
la santa Sede, ed é pur soggetto
all'arcivescovo di Atene egualmenlf
In partibus.
DAUSARA o DAUZàRà. Sede
episcopale della provincia OsroenB,
nel patriarcato di Alessandria, dì
pendente dalla metropoli di Ed»
sa. Commanville asserisce, che fu
eretta in vescovato nel sesto seco-
lo, e Pit>oopio dice che in origine
fu un castello fortificato dairimpe
nitore Giustiniano I.
DAVIA GiARNANTomo, Cariimà.
Giannantonio Davia, bolognese di
patria, ricco di Simiglia, assai chia-
ro per talenti, studiò ne'priini m
anni la giurisprudenza, nella qua-
le ebbe laurea di dottore. Poscia
aiTuolatosi alla milizia, nel t68i{,
marciò colle truppe venete contro
i turchi, e trovossi anche air assedio
di s. Maw^. Quindi intrapreso un
viaggio alla volta delle pia colte
città d'Italia, giunse in Roma, e per
consìglio d' Innocenzo XI fece ri-
nunzia alla spada per dedicarsi al
ministero degli altari. lonoceszo
XI, conosciuto il di lui singolare
ingegno, volle spedirlo a Brusselies
in qualità d'internunzio. Da di là
venne trasferito sotto Alessandro
YIII alla nunziatura di ColoDia,
e da questa, per volere d'Inflocen»
XII, a quella di Polonia; W ^^
vò presente alla elezione di Augu-
sto^ duca di Sassonia : ma ateodo
spiegata particolar adesione al par|
tilo di questo principe, i francesi
lo costrinsero a ritirarsi dal ««o
uffizio, e trovar nella Slesia «n
ricovero dalle lom persecuzioni
Senonchè la di lui innocenza fat- ^
tasi in breve tempo palese, ^n«^'
cenzo XII non solo gli <J*'edc a
conferma nel suo posto , ^ ^
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DAV
{>roi]iosse beù Maoo al Tescovàto di
BimÌDi. Continua ad esercitarsi nel»
]a nu&mtura, e poficia dalla córte di
Polonia fu ti^asferito a quella di
Vienna; ma ritiratosi p(M da que*-
sta nel 1 705» perdiè non volle ri*
conoscere l'arciduca Carlo in te di
Spagna, prese la pasloral dii-ezione
della sua chiesa , e sett' anni do*
pò da Clemente XI^ cioè a' 1 8* mag-
gio 1 7 1 3, fu ci^eato prete Cardinale
di s. Calisto, nonché legato prima
della Romagna^ e quindi di Ur-
bino. Nel 1726 rinunziò il go-
y/erne di quella diocesi per mo-
tivi dì salute, e ritornato in &o-
ma, fece parte delie congregazioni
del 8. offizio, de' vescovi e regolari,
della immunità, della propaganda, ed
altra cui era stato ascritto, essendo
prefetto di quella dell'indice. Non
tralasciò per alti*o di occuparsi anche
degli affini deiringhilt«n*a, e della
Polonia, e sempre con quell'avve-
dutezza e prudenza^ che l'avevano
cosi distinto anche pei* lo passa-
to. Divenuto primo prete, cangiò
il suo titolo con quello di s. Lo*
renzo in Lucikià. Tanto era egli ac-
cetto al sagro Collegio, che nel con-
clave di Benedetto XIII ricevè tina
gran parte de' voti a suo &vore.
Morì in Roma nel 1 740, in età
di ottani' anni , ed ehhe sepolcro
nella chiesa del suo titolo nella cap-
pella di s. Francesco Caracciolo^ e
poi fu trasfeiito in quella detta del
Purgatorio. Benedetto XIV, di lui
grande amico e concittadino, gli
pose sotto il marmoreo busto
una isorizione, che sarà il testi-
monio delle virbò, le quali fecero
risplendere il Cardinale Davia.
DAVID (s.). Città vescovile del
regno d'Inghilterra, nel pi'indpato
di Galles, nella punta più occiden-
tale di questo paese, -e perciò vici-
DAV
i63
no all'Irlanda precisiftmente nella
contea di Pembroke, presso il ca-
nale di s. Gioiigio poco lutigi dal
mare. Fu cìttìi oonsidei^abile, chia-
inata Menevia^ Davidis^ e Fanìon
Sancd Davidis. Venne edificata su
di un promontorio, ed ha una sor-
gente minerale assai fi*equentata.
Commanvìlle dice, che s. Germano
di Auxerre vi fondò un vescovato
verso l'anno ^goy e che s^ David,
il quale ne fu il secondo vescovo^
vi avesse la dignità metropolitana
sopra tutti i vescovi del principato
di Galles; il perdiè i successori
di lui per lungo tempo la conte-
sero agli arcivescovi di Cantorbery<
Setnbra, che il Pontefice Eugenio
III, del 1 1 4$, confermasse in qual-
che modo la dignità metropoUtanà
dei vescovi di s. David, i quali, in
progresso di tempo, poco a poco
si sottomisero a Cantorbei7. Altri
dicono, che il vescovo nel nono se-
colo divenisse arcivescovo, e che
nel decimo toniasse ad essere ve*
scovo. La cattedrale, il cui campa-
nile ha 307 (Medi di altezza^ è un
bello edifizio, che sembra essere
opera di molti secoli addietro.
DAVIDE (s.). Nacque nell'hlan-
da da un prìncipe cristiano, e quin-
di educato e cresciuto nella religio-
ne di Gesù Cristo, si consaa'ò al
Signore, e divenuto sacerdote seco-
lare, sì litirò nell'isola di Vigth,
vivendo in quel luogo sotto la di-
sciplina del pio e dotto Paohno,
che fu discepolo di s. Germano di
Auxerre. Quivi egli talmente avan-
zò nell'esercizio delle cristiane virtù,
che Iddio volle per premio antici-
pato conferirgli ancom vivente il
dono de' miracoli. Si apparecchiò in
<]uella solitudine al ministero della
divina parola, a guisa del Battista,
e quando si conobbe bene fondato,
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i64 DAV
usò da qadh spurgtodo fra'brela-
lii Tevangetica leinente. klitoi nu
ri momsterì, e nella Tallata di Ross
ne fondò il priocipaley dai quali
tatti ebbe la Chiesa di Dio molti tanti,
e non pochi pastori di anime Rigi*
distima fu la regola, che prescrisse
a'tuoi mooad ; il lavoro delle terre,
il silenzio, una continna oratione,
tutto questo veniva praticato nel gior-
no. La notte poi rientrati i monaci
nel monisterOy attendevano alla let*
tura. Di solo pane e radici si ci-
bavano, e la bevanda era semplice
acqua mista con latte. Lungo non
era il sonno, e vestivano panni
grossi fatti di pelli di animali. Su-
scitatoti per la seconda volta il pe-
lagianismo in que'luogbi, nd 5i2
o 519, molti vescovi si raccolsero
affine di respingerlo, e fu invita-
to andie Davide, il quale con la
forza del suo sapere, dell'eloquen-
za, e, quel ch'è più, de' miracoli,
confose gli eretici, e li disperse.
Tanta fu la fiima coi si acquistò
egli in questa occasione, che l'arci-
"vescovo di derleon s. Dubrizio
volle cedergli il governo della sua
chiesa, e nulla giovando la sua op-
posizione, si sottomise alla fine per
obbedienza ai padri del concilio,
che così avevano approdato,. e co>
mandato. Addossatosi il nuovo inca-
rico, si diede tosto con zelo sempre
più ardente al ben essere del suo gi^-
gè, e tale egli si mantenne sino al-
la morte, che avvenne Tanno 544»
contando un'età molto avanzata. Il
tuo corpo ebbe sepoltura nella
chiesa di s. Andrea, ora di s. Da-
vide. Viene onorato il di i mai*zo.
DAVIDE (s.), martire. F. Ro-
MAWO (s.).
DAVIDICI o DAVIDGEOR.
.GIANI. Ei-etici discepoli di Da-
vid Giorgio, nato in Gand nella
DAV
Randra. Era oostoi di professione
pittore da vetri, e di lède anabat-
tista. Verso l'anno i5a5, teducen-
do alconi oomini semplici, ai fece
a predicare una nuova dottrina, e
fermotti una setta particolare. Di-
ceva, ch'egli era il terso David fi*
gliodiDio,nott già sèbondo la car-
ne, ma giusta io spirito, mandata
per salvare gK nomini per hiczzo
della grazia, e non per maso dd-
ia morte. N^va la risorresioDe
de morti, bendiè ì^gli promettesse
a'suoi discepoli di risuscitare tre
giorni dopo che l'anima di lui sa-
rebbe passata ad altra vita; nega-
va la necessità del battesimo, la
indissolubilità del matrimonio, la
comunione dei santi, la esistenza
degli angeli, e il dovere di dar la
vita piuttostochè rinunziare alla fe-
de. Uscito della città di Gand per
timore di venir condannato, e pre-
so il nome di Giovanni Bruch, si
avviò alla Tolta di Basilea, dove
mori. Il senato di quella dttà lo
volle dissotterrato, e ne fece ai-dei*e
le ossa.
DAVIDI». Erotici di poca du-
rata, -discepoli di un certo David
Dinaut, con appdlato dal luogo
della sua nascita. Avea costui adot-
tati i {wìndpii di Almerico suo
maestro, e scrisse per difèndei*-
li. Cohreva allora il secolo deci-
moterzo, ed ancora esisteva in Fran-
cia un rimasuglio d^li antichi cat-
tati, eratici i quali negavano l'au-
torità della Chiesa, i sagramentì,
ed altre verità. Questi credettero
di trovare n^li sci*itti di David le
prove delle loro falsità, e ne fece-
ro un nuovo impasto assai poco
dìssomigliante dall'antico loro si-
stema. Dicevano, che Dio padre* si
era incarnato in Abramo, e Dio
Figliuolo in Gesù Critto. Asserì va-
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DEA
' Jio poi che alloi*a era gìmito 11
' regno dello Spirito Santo^ e che la
' religione si doveva riduri^e ad un
culto tutto interiore, al quale nien-
' le dovessero nuocere le esteriori ope-
razioni, qualunque esse si fossero.
Non è meraviglia pertanto che si
facessero leciti gli eccessi più turpi
^ e discendessero alle più abbomine-
t voli neffandita. Un certo Gugliel-
mo, oi*efice, era. il capo di questi
deliranti ; egli predicava che dentro
cinque anni da queirepoca, il mon-
do era per essere colpito da quat-
tro flagelli: la fame, la guerra, il
tremuoto, e il fuoco dal cielo. Quat-
tordici di questi fanatici furono ar*
restati e condotti al concilio, che si
teneva in Parigi; vennero ammae-
strati, ma inutilmente. Fu quindi
pronunciata la condanna di morte,
e dieci di loro furono abbruciati
nel dicembre del laio. Vennei*o
eziandio condannati e bruciati gli
scritti di Almerico e di David ; co-
sa che diede il crollo alla nuova
setta, la quale in brevissimo tem-
po iinì.
DA VILA Fbancssco, domenicano
spagnuolo , fioriva verso T anno
i6o3. Abbiamo di lui un trattato
della confessione, e dell'assoluzione,
ed un^ altro della grazia, Oggidì
peraltro quasi sconosciuti.
DAZI. r. GABtoiE.
DEABOLT. Sede vescovile della
prima provincia di Macedonia, chia-
mata ancora Ldosphro, o Diavoli.
Questo vescovato della diocesi del-
l' llliria, suffi*aganeo della metropo-
litana di Tessalonica, ebbe due ve-
scovi residenti.
DE-ANGELIS Jacopo, Cardino-
le, Jacopo De-Angelis fu nobile di
Pisa, e nacque a' i6 giugno 1611.
Innocenzo X lo creò governatore
di Narni, di Fabriano e d'Jesi; e
DEC
i65
Alessandro VII, succeduto ad Inno-
cenzo nel i655, lo trasferì al po-
sto di ponente del buon governo ,
votante di segnatura. Quindi, nel
1 669, fu creato am vescovo d' Ur-
bino; ma volendo quivi adoperarsi
al ristabilimento della disciplina e
della morale con modi piuttosto
forti e severi, n'ebbe dispiaceri per
modo che, rinunziata quella chiesa,
fu costituito da Innocenzo X segre-
tario de' vescovi e regolari. Ma di
quest'u£5zio neppur prese possesso;
che il Pontefice lo destinò a segre-
tario della visita apostolica, e po-
scia vicegerente del Girdinal vica-
rio. Innocenzo XI poi, creato nel
(676, volle mostrare quanta buo-
na stima nutiùsse pel De-Ange-
lis, e quindi lo assunse alla dignità
cardinalizia col titolo di s. Maria
in Araceli. Morì in età d'anni 84>
e la sua tomba fu in Barga nella
Garfàgnana. Quanto egli fosse de-
gno di alta riputazione, lo si può
argomentare dall' aver egli avuti
parecchi voti Ael conclave per la
suprema autorità Pontificia.
DEBELTUS, o DE VELTUS, seu
Zagorùt, Sede episcopale nella pro-
vincia d'Emimonte, nell'esarcato di
Tracia^ sotto la metropoli di Adria-
nopoli, ed eretta nel secolo quarto.
Essendo stata data la città ai bul-
gari dopo che si convertirono al
cristianesimo, divenne la loix» sede
metropolitana, allorquando furono
cacciati dall'imperatore Basilio. Laon-
de in seguito il Papa . Innocenzo
III trasferì i suoi diritti metropo-
litici a Ternobia. Nel quinto se-
colo, il vescovo di Debeltus lo era
pure di Sozopoli, e sei vescovi qui-
vi ebbero sede.
DECALOGO, r*. COMANDAMEITTI
DI Dio.
DECANO o DECANATO, De.
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i66 DEC
canusy DeeatuUuB. Prima, o leoon-
daria dignità in parecchie chiese cat-
tedrali, e collegiate, taWoItpi deco-
rata d'insegne, e prÌTÌlegi particola-
ri. Le persone addette al coro non
hanno ordinariamente un superìo*
re assoluto, fiiori dell'ordinario. La
qualità di decano, preposto, priore,
arcidiacono, arciprete, e simili, so-
no per odierno sistema qualità di
preeminenoa, di dignità, e di ono-
re, piuttosto che di giurisdizione
presso i Capitoli (Vedi). Su questo
argomento si possono consultare
il Nardi^ dei Parrochi C. I. pag.
398, e seg., opera che fu stampa-
la in Pesaro nel 1829, il Frances
de eccksiis caàiedralibus cap. I e
i4 t L dell'edizione veneta del
1698, nonché i inalivi articoli di
questo Dizionario . Anticamente
l'arcidiacono, o l'arciprete, nelle
cattedrah erano vicari nati del ve-
scovo, ed avevano privilegi inerenti
alla loro personale dignità, come si
può vedere nei cap. I, et cap. ad
f^^^^ 7> § archidiaconus vers. secun»
dura vero de offic. archid, e. I, pers,
H in episcopi absentia C, ministe-
rium a, § i, episcopus, C. offi*
cium 3. in princip. de offii\ archi-
presbyteri et distinct. %S cap. i §
archipresbyteri, vers, et quando.
Nelle cUese maggiori, nelle quali
ordinariamente atinvi dieci preti, un
prebendato o canonico a suo cari-
co, chiamossi decano. I preti, che
avevano ispezione sopra dieci chie-
rici, o dieci parrocchie, pure ebbero
il nome di decani. Quando i decani
sono la prima dignità nelle chiese
cattedrali, sempre se ne 1k menzio-
ne negli articoli dei Dizionario, ed
in alcuni la si fa pure quando so-
no dignità secondarie. Il Macri al
vocabolo decanusy dice ch'era di-
gnità monacale, che aveva la cura
DEC
di died nionaci; e che oggidì si-
gnificn ancora una dignità canoni-
cale, chiamata in molte cattedrali
Praepositusy ancorché realmente non
ibsie capo di dieci. La similitudi^
ne si prende dall'ordine militare,
che peràò il decano fu anche de- |
nominato Decano, come scrisse
Valfrìdo: decuriones, t«/ decani, qui
ndf ipsis ifioariis (delle ville) quae^
dam minora Judida exercent, mino-
ribus presbyterii tiiulorum possunl '
coniparariy cioè ai preti e rettori
di qualche chiesa non batterimale.
Centenamiy qui eicenturiones^ et vi-
carUy qui per pagos statuii sani,
presbyteris plAium (oggidì pievani
o piovani), qui baptisnutles eccler \
sias tenenty et minoribus presbyteris
ppaèsunt, confimi queunt. De reh.
eccL cap. 3. Aggiunge il medesimo
Macri, che in Costantinopoli erano
chiamati decani coloro, i quali aveva-'
no cura di seppelliro ì morti : anzi il
carnefice stesso ersi in detta città
denominato decano. In quanto ai
decani vespilloni, ft>rse presero il
nome di decani perché divisi gli
abitanti per decine, ciascuna ave-
va un cataletto, ed una lettiera per
trasportare i corpi. La parola de-
cano deriva anche dal Decanus, che
presso i romani era colui, il qua-
le presiedeva a dieci soldati, o di ^
giudice di una decina. I decani dei
romani si dissero anche decurioni,
e dec&ni o decurioni si chiamarono
alcuni bassi officiali delia corte di
Costantinopoli, che avevano i} co-
mando sopre^ altri nove.
Il Muratori, nelle Dissert. so*
pra le antichità Italiane, dissert.
X, parlò de' ministri minori della
giustizia, cioè giudici, scabini, scul-
dasci, decani, gastaldi ec. Primieru-
lìiente e a sapersi, che spesso si fa
memoria nelle leggi longobardicbe,
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DEC
g e negli antichi documenti degli flcul-
^ dasci, o giudici delle terre o ca-
^ slella» poste nei contadi. Sotto gli
,^, souldasci stavano i decani, e i sal-
^ tari, giacché l'ordine era in questo
I modo. Il giudice era il primo, co-
^ me rettore della città, che i franchi
chiamarono conte, poi venivano
gli sculdasci giudici nelle castella
di quel contado, e finalmente, i
decani, e saltarì, sotto gli sculda-
sci; i saltari sul principio furono
custodi dei boschi, poi dei confini
della loro giudiciaria. In un dect*eto
del 747 del re Rachis, si nomina-^
no i decani, e i centenari, i qua-
li esercitarono qualche giurisdizione
i pnmi sopra dieci, i secondi so-
pra cento &miglie,per quanto si può
congettui*ai*e . Dal passo giàripor«-
tato di Yalfrido S trabone si scorge,
che il popolo delle ville fu diviso in
centene, o centurie di fkmiglie, e che
le deoena, o deourie, o decanie, si for-
mavano di dieci famiglie ; a quelle
comandava un centenario, a queste
un decano» dotano II, ve de'fitin<-
chi circa l'anno 59.5, sembra essere
stato il primo, che dividesse il ter-
ritorio di una città in centene, e
decanie. Nellarchivio de'oanonici di
Modena si conserva un'autentica
concessione di livello, fetta nel-
l'anno 8i3 dal vescovo Deusdedit,
dove si l^ge: decanta quondam Ru-
sticiani^ decania Gausperd^ deech
ma Lupuniy decania Lumper etc.
V'ha tuttora nel distretto di Mo-
dena un certo luogo appellato la
Degagna^ che il lodato Muratori
dice derivare da Decania, Il deca-
no degli antichi monisteri era un
superiore costituito sotto l'abbate,
perché avesse cura di dieci mona-
ci. In alcuni luoghi il decano era
benedetto dal vescovo, o dagli ab-
bati, e ne' n^onisteri di monache
DEC 167
eranvi pure le decane^ o decanarie,
che invigilavano sulle religiose.
In Roma i collegi prelatizi hanno
il decano come piti anàano nella
ammissione al ceto, e quelli dei
tribunali, della rota, e della came-
ra, ordinariamente sono creati Car^
dinaU. Dei decani di questi due
tribunali, dei decani degU altri col-
legi prelatizi, come di quello dei
votanti della segnatura» degli av-*
vocati concistoriali età , si tratta
a'iispettivi articoli, insieme alle
prerogative che godkmo. Il più an-
tico Cardinale vescovo suburbicarìo
è il Decano del sagro Collegio
(Vedi)^ ed il piti antico, ovvero
il pHmo de'servitori di sala de'Car-*
dinali, prelati ec. non che quello
il quale nella sala pontificia pre-
siede, e regola il servióo de'para-
frenieri, e sediari del Papa, si chia-
ma egualmente decano; del qua-
k, ufficio e delle cui attribuzioni, ol-
tt*e quanto sì dice ai luoghi che lo
riguardano, si tratta alParticolo Fa-
miglia Poniificiay Ca r dinal h ia ec.
(Fedi).
Ritornando al decanato, e deca-
no, dignità eodenastìca, aggiungere-
mo, die decanato era pure una
suddivisione de^ arddiaconati di
qualche diocesi: un aroidiaoonato
poteva avere tre, quattro, cinque,
e più decanati. Un decanato, che
non avesse cura d'anime, poteva
essere posseduto da un duerico in
età di ventidue anni, ma quando
aveva «ura d*anime, bisognava che
fosse sacerdote, ed avesse ventiquat-
tro anni. In quanto ai decani, eran-
vi due sorta di decani nella chiesa;
quelli delle cattedrali, e collegiate
summentovate, e quelli dei curati
che si chiamano decani rurali. Seb«
bene i decani fossero la prima di«
gaità nella maggior parte de'capito*
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i6a
DEC
li, ciò non apparteneva loro per
diritto comune, ma per l'uso che
r^olava la loro giurisdizione, e
tutte le loro funzioni, come si av-
Tertì, e come si può vedere nella
Glossa sulla Pramm. quo tempore
ec. §. Super hisy verbo deaanus.
A seconda del diritto comune, il
decano di un capitolo doveva esse-
te preso de gremio capituli, secon-
do la nota massima s unus de gre»
mio tarUum poiesi elìgi et pronto^
peri ad decanatus dignJtatem. Re-
golarmente parlando, ì decani pre-
siedevano al capitolo, pronunziava-
no le conclusiont capitolari a plu-
ralità de' voti, celebravano Tufficio
nelle feste solenni, in assenza, od
impotenza deVescovi, avevano ispe-
zione sul coro, sui costumi de'ca-
nonici, sulla disciplina, e sul rego-
lamento della chiesa ; tuttavolta
erano soggetti alla giurisdizione e-
piscopale, meno che non vi fosse
titolo, o privilegio in contrario.
Quando poi le funzioni curiali era-
^o unite alla loro dignità, non po-
tevano esercitarla validamente , e
lecitamente senza l'espressa licenza
del vescovo diocesano, e del sommo
Pontefice. Narra il Rinaldi, all'an-
no iioo num. 2 2, ohe nel conci-
lio di Poitiers, fatto celebrare da
Pasquale II, fu decretato, che gii
abbati, e decani, non essendo pre-
ti, vi si facciano, o perdano le lo-
ro prelature.
. Finalmente noteremo , che i de-
cani rurali successero ai Corepi'
scopi (Fedì)^ ufficio dei quali era
fra le altre cose il vegliare sulle cure
parrocchiali di campagna ; ma non
avevano altre funzioni da quelle, che
sono regolate dagli statuti diocesa-
ni, e dalle loro commissioni. Secon-
do queste funzioni più comuni in-
combeva loro avvertire il vescovo
DEC
di ciò, che avveniva nel decanato,
SI per lo spirituale che pel tempora-
le delle chiese, non che invigilare
sui curati, sulla distribuzione del-
l'olio santo, e far loro tenere i bandi
e tutte le ordinazioni de' propri vesco-
vi, significare le conferenze ecclesiasti-
che, approvare al bisogno preti per
la confessione, visitare i parrochi
infermi, amministrare ad essi i sa-
gramenti, in una parola, general-
mente parlando, far tutte le fun«
zioni de^\i jércipreti (P^edi\ dai qua-
li secondo i canonisti non differì*
vano, ohe nel nome.
DECANO DBL SAGRO Collegio.
Il Cardinale più anziano neil' esal-
tazione al cardinalato presente in
curia, il più d^no de' 5;ei Cardina-
li suburbicari, ed ordinariamente
vescovo d' Ostia e Veli etri, è il
Cardinal decano del sagro Collegio
de' Cardinali di santa Romana
Chiesa, rappresentante in certo mo-
do il sagro- Collegio medesimo. E-
gli è l'anziano tra i Cardinali del-
la Sede Apostolica, il più cospicuo
tra i vescovi del cristianesimo, il
primario tra gli ordini tutti della
gerarchia ecclesiastica, la maggior
dignità della Chiesa di Dìo, dopo
il Papa, come sì espresse il Ponte-
fice Alessandro IV, al riferire del
Giacovaccio. Egli è il primo inter-
prete degli oracoli della santa Se-
de, il primo a riconoscere nel con-
clave il romano Pontefice, il primo
a livellare nei concistori, e a dare
il suo voto nelle congregazioni car-
dinalìzie, rappresentando il primo
consigliere del capo augusto della
Chiesa univei*sale. Il Cassaneo, in
cathal.^riae rmindiy par. 4» ^"'
sid. 8, dice che il Cardinal vesco-
vo d'Ostia e Velletri, è chiamata
per titolo di anzianità decano del
sagro Collegio, non per piivilegia
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DEC
solamente, ma anche per inerito :
Ille enim^ die' egli , reputandus ,
et honorabìUor est dicendiiSy qui
prooàmior est Domino, ut episcopus
ostiensis Pontifici j toccando al
Cardinal yescovo di Ostia consagra-
re il sommo Pontefice. V, il Co»
hellìoy Notiti a Cardinalatus^ cap.
LXI.I, De sacri CoUegii Cardina*
lium decano ; il Cardinal de Luca,
il Cardinale della S, R. Chiesa
pratico, e gli articoli Cabdinali, e
$AGRQ C011.EG10, doTe si tratta di
tuttociò^ che riguarda il senato
apostolico, e quando s' incominciò
a chiamai'e^ e prendere la forma
di collegio.
Parlando il de Luca delle solite
>episGOpalì chiese, che suole ottene-
re il Cardinal decano del sagro
Collegio, dice, che tra le sei diie-
se vescovili e suburbicarìe, non
vi è ordine di maggioranza, giac-
ché sebbene in fatto, per quan-
to porta la pratica più frequen-
te, quella di Òstia e Velletri ven-
ga riputata la prima, come soli-
ta ad ottani e ritenersi dal Car-
dinal decano, e quella di Porto la
seconda, solita ritenersi dal Cardi-
nal sotto-decano ; tuttavolta ciò se-
gue perchè queste sono nella ren-
dita, e nelle altre prerogative piii
qualificate, che però non se ne suo-
le tralasciare Tozione dai più an-
ziani Cardinali, ma non perciò si
possono dire fisse col decano, e
solto-.decanato, potendo verificarsi,
che un Cardinale meno anziano,
purché sia dell'ordine de' Cardinali
vescovi subui'bicari, e che si trovi
in curia, ove risiede il Papa, alla
morte del Cardinal decano, secon-
do la bolla di Paolo IV, divenga
tale; e che alfalti'o Cardinale più
anziano allora assente, e che poscia
si trovi presente nel primo concì-
DEC 169
storo , appartenga di ottare alla
chiesa di Òstia; ovvero che il più
anziano Cardinale, benché pi'esente
in curia, non si curi di ottare a
veruna di queste chiese, sebbene
stimate primarie. In fatti accadde,
che il Cardinal Antonio Barberini
divenne per l' anzianità sotto deca-
no, e nondimeno fu contento di
riténei^si la chiesa di Palestrina,
non curandosi di ottare quella di
Porto, la quale fu ottata dal Car-
dinal Brancaccio. E quindi segue,
che a questi effètti, e particolar-
mente a quello del decanato, la
anzianità si disse piuttosto civile,
che naturale, imperciocché alle vol-
te avviene, che un Cardinale più
anziano rimane per suo beneplacito
addietro nell' ordine presbiterale,
perché passa all'ordine de' vescovi il
meno anziano. Questa cosa suole
avvenire o per ispontanea volontà, o
per impotenza, o per difetto della
presenza in concistoro, la quale é
necessaria per Tozione, allorché dal
Papa per grazia speciale non vi si
dispensi. In questo ultimo caso si
fa Tozione per provvisione specia-
le, ovvero per elezione, e volontà,
perché non la cura il Cardinale
cui toccherebbe passare alF ordine
de' vescovi, per non lasciare il tito-^
lo di prìmo prete, o di priino dia-
cono, avendo ambedue la preroga-
tiva di essere capo d'ordine. Il
Cardinal Capponi non volle passa-
re da primo prete a vescovo sub-
urbicario, e morì fregiato di que-
sta canea, ed a cagione di sua lun-
ga vita vide più Cardinali meno
anziani di lui giungere al decana-
to. Fin qui il de Luca, che pub-
blicò la citata opera nel 1680. Ma
siccome dopo di lui ebbero luogo
in argomento varie provvidenze,
così riporteremo anche queste.
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170 DEC
Fu stabilito prìmieramenle da
Paolo IV, nella sua bolla, Quam
iffnerabiles^ data il primo settem-
bre delFanno i555, BuU, Rom. to-
mo IV, par. I, pag. 3a3, ohe l'o-
lone fosse concessa ai soli Cardi-
nali dimoranti in Roma, o al più
entro il distretto. di due diete, e
die Decanalum Callegii Cardino*
liuni ad antitfuioirm spedare de*
cemit Questa disposizione di Pao-
lo IV, che il decanato si avesse dal
Cardinal vesooTO suburbicario piii
antico dimorante in Homa quando
quello vacava, oppui*e era assente
per servigio pubblico della santa
Sede, già erasi verificata nel me*
desimo anno , all' assunzione al
pontificato del medesimo Paolo IV,
che era Cardinale vescovo d'Ostia
e Velletri, e decano del sagro Col-
legio. Allora divenne decano e ve*
scovo di dette chiese il Cardinal
Beilay, vescovo di Porto, presente
in Roma, non ostante che fosserq
più antichi di lui il Cardinal Luigi
di Borbone vescovo di Palestrina, e
il Cardinal Francesco di Toumon
vescovo dì Sabina, allora assenti da
Roma. Nota il Piazza a pag. 9
della Gerarchia Cardinalitiay^ che
pubblicò nel 1703, essersi sino al-
lora inviolabilmente osservata la
costituzione di Paolo IV, avverten-
do, che quand'anche alcuni Car-
dinali nella morte del decano si
trovassero in viaggio per venire a
Roma, ovvero ne fossero poco di-
scosti, si preferirebbe al decanato
il più anziano Cardinale pi*esente
in curia, come afferma il Cherubi*
ni, con molti esempi dei secoli
precedenti da lui allegati.
Essendo morto nel 1 7 1 9 il Car-
dinal Accia juoU, decano del sagro
Collegio, il Cardinal Oi^sini, poi
Papa Benedetto XIII, allora resi-
DEG
dente nel suo arcivescovato di Be-
nevento, come vescovo suburbicario
di Porto, e sotto-decano, poteva
ottare al decanato. Ma in vece, con
lettera de' 37 marzo, supplicò Cle-
mente XI, die senza porre ad esa«
me i suoi diritti, i quali altritnen-
te vedrebbe lesi, conferisse al Car-
dinal Astalli la dignità di decano,
e i vescovati annessi di Ostia e
Velletri. Il Papa lodò sommannente
la moderazione del Cardinal Giri-
ni, e dichiarò, che per tale istanza,
e da quanto ne seguirebbe, niuq
pregiudizio dovesse provenire. ai di^
ritti, che in caso di vacanza del
decanato competessero ai Cardina-
li residenti fuori di Roma, ossi^
nella curia, dimorando nelle loro
cattedrali, come si legge nel t. li,
lì. 70 5, E^ist et Brev. Clem. XI.
Tuttavolta il Pontefice volle dare
in esame questo punto ad una oon-
gragazione di sette dotti prelati, cioè
Petra, segretario de' vescovi r^ola-
ri; Marefoschi, uditore santissimo}
Lancellotti, deoano della rota; An»
sidei, assessore del s. offizio ; Lam-
bertini, segretario del concilio, poi
Papa Benedetto XIV; Herrera, e
Cerri, uditori di i*ota. Quindi col
parere della medesima a* 7 maì-zo
1 72 1 decretò che il decanato del
sagro Collegio, in vigore della bolla
di Paolo IV, dovesse spettare al
Cardinal vescovo suburbicario pit^
antico presente in Roma, nel tem-
po ch'esso vacava, esclusi i piii
antichi, che allora si trovassero
fuori di Roma, se non lo sono per
comando del sommo Pontefice; e
che se il Cardinal vescovo seniore
volesse cedere al suo diritto, do-
vesse passare in sua vece al deca-
nato, il Caixlinal più antico dopo
lui. ^ la costituzione Consulen-
dum esse presso il tom. VII, pag.
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DEC
386 del Bull. Rom., emanata al-
' lorchè divenne decano il Cai*dina|
Sebastiano Antonio Tanara, per
morte del Cardinal Astalli. Ma, nel
1724» divenuto Papa col nome di
Benedetto XIII il mentovato Cardi*
nal Orsini, polla bolla Romani Ponti'
ficìs^ dei 7 settembre, e pubblicata
ai t6, BuU, Rom. t XI, par. Il, p.
341, dichiarò io vece, cbe il de«
canato del sagix) Collegio apparte«>
nere dovesse al Cardinale vescovo
suburbicario più antico, benché di'"
morasse fuori di Roma nel proprio
vescovato. Finalmente il successore
Clemente XII, coli' autorità della
costituzione Pastorale Offlcium ,
data a' IO gennaio 1^3 r, Bull.
Rom, t. XIII, p, 162, dichiarò che
il decanato del sagro Collegio, se-
cicmào la costituzione dì Paolo lY,
confermata anche da Clemente XI,
dovesse appartenere al Cardinal
vescovo suburbicario piti antico,
che fosse in Roma nel tempo, in
cui vacasse, ovvero che si trovasse
assente dalla curia per causa pub-
blica, e comando soltanto del Pa-
pp, non dovendosi attendere il tem-
po delia promozione al Cardinala-
to, ma dell'anzianità nell'ordine
de' vescovi suburbicari, eh' è com-
posto di sei. y. il citalo Cohellio,
a ppg. 335, e T articolo . Oi^ioite,
Talvolta i Cardinali decani non
sono stati vescovi d* Ostia, ed il
Cardinal Giorgio Fieschi, creato da
Eugenio IV, nel i433, da Nicolò
V fu fatto vescovo d'Ostia, senza
essere decano del sagi*o Collegio. Il
Cardii^^l decano Pignattelli non voU
|e passare al vescovato di Ostia e
Velletri, «juandp divenne decano:
altrettanto nel secolo passato fece
il Cardinal Gio. Francesco Albani,
il quale amò rimanere col vesco-
Ylitp d> Poito, nel passare a deca«
DEC 171
no del sagro Collegio. Anzi il Car.
dinal Camillo Paoluod Merlini, fòtto
Cardinale nel 1743 da Benedetto
XIV, dipoi nel 1762, venne assun-
to al vescovato suburbicario di Por-
to, da cui per le sue abituali in-
disposizioni, ricusò di passara tanto
al decanato, quanto al vescovato
d' Osda e Felktri (Fedi), A questi
articoli poi si riportano molle no-
tizie, che riguardano i Cardinali
decani del sagro Collegio, fra i quag-
li appartengono molti di quei Can-
dinali, che noi registrammo al voi.
XV del Di^^onario a pag. 291, e
8^., trioè al 5 IV, Elenco de'Car^
dinali che vissero assat\ ed intera
vennero a molti Conciassi. l| Piaz*
W nella sua Gerarchia Eccksta-^
stica, ed Alessandro Borgia, nel-
V Istoria della chiesa, e città di Fel"
letri, nel riportare il catalogo dei
vescovi di Ostia, dei vescovi di Vel*
letri, e dei vescovi di Ostia e Vel-
letri, notano quelli, che furono asr
sunti al pontificato, ciò che puro
si vedrà nei due succitati articoli.
Qui però faremo osservare, ch'esat^
tamente calcolando, tre soli Cardi-
nali decani divennera Papi, e sono
i seguenti; Lucio III, AUucingqU, òì
trucca, che essendo decano dei sagro
Collegio, e vescovo di Ostia eVel-
leti*i, in questa seconda città fit'
assunto al pontificato nel ii8r.
Paolo III, Farnese, romano, vesco-
vo di Ostia e Velletri, e decano
del sagro Collegio, fu eletto Papa
nel i534; e Paolo IV, Caraffa^
napolitano, decano del sagro Colle-^
gio, e vescovo di Ostia e Velletri;
il quale nell'età di anni 79, nel iSS.'),
fu sublimato al trii*egno. Alessandro
Vili, Ottoboni, e Benedetto XII 1,
Orsini j erano vescovi di Porto {Ve-*
di), e sotto decani del sagro Colle-
gio quando vennero eletti Papa, il
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172 DEC
primo Bell'età di settantanoTe, e il
secondo di settantasei anni. Sem-
bra opportuno qui ricordai^, che
Gregorio XII, rinunziando nel i4i5
spontaneamente al pontificato per
la cessazione dei lungo e lagrime*
vole scisma, in premio fu fatto dal
concilio di Costanza, e dai tre col-
legi cardi na liei, che in esso trova-
vansi (cioè di Gregorio Xll, dì Gio-
Tanni XXIII, e dell'antipapa Bene-
detto XIII, tutti viventi contem-
poraneamente), vescovo suburbica-
rio di Porto, legato perpetuo della
Marca, e decano del sagro Collegio.
Quindi Giovanni XXIII, competito-
re del precedente, prima nel me-
desimo concilio rinunziò, poi fuggì,
e pei*ciò venne deposto; ma in se-
guito, essendosi gettato a' piedi di
Martino Y eletto con unanime
consenso nel i4 ''7» 'o <:r^ in appres-
so vescovo suburbicario di Frascati, e
decano del sagro Collegio accordan-
dogli sedia più eminente degli ai-
tri Cardinali. Rinunziando poi nel
i449 Felice V 1 antipapato, il le-
gittimo Pontefice Nicolò V lo di-
chiarò decano del sagro Collegio,
vescovo suburbicario di Sabina ,
coll'uso di alcune insegne ponti-
ficie.
Lungo sarebbe parlare delle pre-
rogative, delle preeminenze appar-
tenenti al Cardinal decano del sa-
gro Collegio dei Cardinali della S.R.
C, delle quali si tratta nei rispet-
tivi ed analoghi articoli, e luoghi
del Dizionario^ laonde qui ci li-
miteremo ad accennarne le princi-
pali. Il Cardinal decano è sempre
il prefetto della cardinalizia Cori"
gregazione della Cerimoniale {Fc"
di)^ e non solo viene interpellato,
e consultato sugli afiari della Chie-
sa, e delio stato, perchè fa parte
del maggior numero delle sagre
DEC
<9ongregazioni cardinalizie; Aia vie-
ne sempre consaltato sopra tutte
4e questioni, e diflferenze di qualun-
que genere di etichetta, di distin-
zione, di onorificenza, e di tratta-
mento dovuto al sagro Collegio.
Ordinaiiamente occupa alcune del-
le primarie cariche della santa Se-
de, ed è arciprete per solito di
qualche basilica patriarcale, solendo
n^li antichi tempi il Cardinal ver
scovo d'Ostia fare il servizio eb-
domadario, cogh altri vescovi sub-
urbicari {Vedi), celebrando sull'al-
tare pontificio della patriarcale ba-
silica lateranense, come il princi-
pale, e come il più vicino in tutte
le funzioni pubbliche alla sagra
persona del romano Pontefice, per
l'antichità del suo trono episcopa-
le, per le celebri memorie de' mar-
tiri, e prerogative insigni di sì il-
lustre chiesa. Inoltre il Cardinal
decano prò tempore è il protettore
di varie istituzioni, e più legati, co-
inè dì quello del Chllegio Crivelli
{Fedi\ di che si parla pure al
voi. XVIII, pag. 323 del Diziona-
rio, Il Ci-escimbeni, iSloria di san
Giovanni avanti porta latina^ pag.
338, nel narrare le munificenze di
Sisto IV fette alla basilica latera-
nense, dice, che con bolla de' i8
giugno 174^9 affidò al Cardinal
decano prò tempore, la cura della
fabbrica della basilica, coli' interven-
to di un canonico, e di un depu-
tato del popolo romano. Per lo più
il Cardinal decano è protettore del-
l' ^rcìcon^^iterni/a {U s, Anna dei
parqfrenieri(Fedi), capo della qua-
le dopo il primicero è un oonfra-
te chiamato il decano generale.
Della processione di tal sodalizio,
che passa avanti al palazzo di det-
to Cardinale, si fa menzione al ci-
tato articolo. Essendo il trattamen-
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DEC
io fra i Cardinali nello scrìTei*si
r Emineniissimo , e ReverenéUssù
mo , signor mio Osservandissimo
{Fedi)y i Cai*dÌDali scrìvendo al
Cardinal decano , invece dell' Os^
sefvandissimo, gli danno il Colen*
dissimo (Fedi), All' articolo Carroz*
ze, e Cavalli (Fedi) si è detto,
che tutti i Cardinali prìncipi possono
nelle seterie ed ornamenti delle
pi*oprie carrozze, e cavalli intar-
siare loro; ciò si usa, ed é per-
messo al Cardinal decano sebbei-
ne non sia nato principe, e per-
do, come i principi Cardinali, al
suo treno porta una carezza di
più di quelle, che portano gli altri
Cardinali. Sino al secolo decorso,
i Cardinali decani nella pompa
funebre, furono onorati al modo
che si dice all' articolo Cavalcata
pel trasporlo dei cadas^eri dei Car*
dinaU decano^ vice- cancelliere, ec,
nel volume X pag. 3o4 del Dizio-
nario.
Se il Cardinal decanp, come per
lo più avviene, ha assunto i vesco-
vati di Ostia e Yelletri, per dispo-
sizione del regnante Papa Gregorio
XVI, è anche legato apostolico di
Yelletri e sua provìncia , mentre
prima era soltanto govei^natore per-
petuo di FeUetri (come meglio si
dij*à a quell' articolo )j e tiene in
quella città un prelato vice-legato.
Fu Paolo III, che, con bolla del
1 536, dichiarò il decano del sagro
Collegio, vescovo di Ostia e Yel-
letri, governatore nato e perpetuo
anche nel temporale, con mero, e
misto impero, non che protettore
in tutto il territorio delle due cit-
tà e diocesi, con facoltà in prima,
e seconda istanza privativamente,
quanto ad ogni alti*o giudice . dei
tribunali di Roma, tanto in civile
quanto . in ciùminale , eccettuati i
DEC lyS
casi atroci, facoltà perb aggiuntavi
da s. Pio Y, ad istanza del cele-
bre Cardinale Giovanni Moroni de-
cano del sagro Collegio, e vescovo
di Ostia e Yelletrì. Inoltre il Pa-
pa nella sua bolla, Decet Roma-
TUimde'sS luglio iSyo, minaccia-
va scomunica a chi ardisse di tur-
bare tal gimnsdizione. Ma avendo
Sisto Y con sua bolla tolta tale
facoltà, e prerogativa di dominio
temporale, Gregorio XI Y colla bol-
la- Si de restituendis, data a' 23
mai*zo iSgi, rivooò quella di Sisto
V, e ad istanza del Cardinale Ge^
sualdo, allora vescovo e decano, gli
confeiTuò tutti gli antichi privilegi,
concessioni, e grazie godute dai
Cardinali suoi predecessori. Le me-
desime vennero altresì confermate
ad istanza del Caixlinal Gallo, ve-
scovo e decano, da Paolo Y me-
diante la bolla Nobis nuper, data
a' 19 settembre 161 5. Altrettanto
confermò ampiamente Urbano YIII,
con bolla spedita in Roma a' 12
novembre 1623 ad istanza del Car-
dinal decano e vescovo. Al mede-
simo autorevole indulto il Ponte-
fice Innocenzo X, col disposto del-
la bollar JVe de Jurisdictione ema-
nata a' 2 ottobre i652, diede ul-
teriore vigore, e fermezza, con am-
pliazione di clausole , e ciò ad istan-
za del Cardinal Carlo de' Medici,
vescovo e decano.
Se il Cardinal decano é vescovo
di Ostia e Yelletri, pel privilegio
che da Papa s. Marco gode la
prima di dette chiese, dell'onore
del pallio, egli consagra nella ba-
silica vaticana il Pontefice i*omano,
se allorquando è eletto non è ve-
scovo. Quando nel 147" divenne
Papa Sisto lY, lo consagrò il Car-
dinal. d'Estoutevi ile, vescovo di O-
slia e Yelletn, sebbene non fos-
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174 ^^^
fé decano del sagro Coll^;io. Al-
l' articolo CoHSAGRAZioire db' som-
mi Poimnci sì tratta dì questo
punto, e sì riportano esempi dei
Cardinali 80tto*decani , che consa*
grarono i Papi per impoteoza dei
Cardinali decani. 11 pallio Tiene im-
posto al Cardinal decano Tescovo
di Ostia e Velletri dallo stesso som-
mo Pontefice 9 al modo che dioest
a PaUio Pontificio (Fedi), I paliti
sono benedetti formalmente dal Pa-
pa nella basilica vaticana , dopo il
primo vespera pontificale della fe-
sta dei ss. Pietro e Paolo. Sì leg-
ge poi nel numeit) 7647 del Dia^
rio di Roma del 1766, che non
essendo intervenuto al detto vespe-
vo Clemente XIII, noq solo il Car-
dinal Cavalchini decano intuonò il
vesperO) ma &ce la solenne bene-
dizione dei palili. Col pallio adun-
que il Cardinal decano vescovo di
Ostia oonsagra ed unge col sagro
ciìsma il Papa» e col pallio ungeva
gì' imperatori quando furono coro-
nati dai sommi Pontefici, al modo
che dicesi all'artioolo Coronazione
degP imperatori {Fedij, ove notam-
mo che quando Nicolò V coronò
Fedéiioo IH, fece Y unzione del sa*
%vo olio il Cardinal Condulmero
vescovo di Porto, essendo assente
il Cai*dinal Cervantes, vescovo o-
stiense. F. Marcelli, Sacr. caere-
moniarum. De caerem, in die coro*
nationù imp. servandis. Ecco quan-
to racconta il Cohellio, JVoL Car-
dinalatusy sulla coronazione di Car-
lo V^ a pag. 325: *» Tertia est
*> praerogativa, quod si celduanda
M sit coiH)natio imperatoris prout
» pluries celebratam fuis^ demon-
•» strani faistorici , et ultimo loco
M Carolus V anno salutis i53o
** Bononiae a Clemente Papa VII
M impei*ialemobtinuitcoiX)nam,quo
DEC
M cBsu imperator in solium a la^
M tere dextero Pontificis recipitur,
M Cardinalis vei-o decanus a sini-
M stris sedet, ita ut summus Pon-
« tifex in medio consistat, ex Fla-
«• vio Cherubino, in compend. bull,
» a8 Clem. FII schoL antequam
M vero coronetur sedet electus Cae-
#* sar post Caixlinalem decanum,
M et si quis rex adsil, hic sedet
M post primum presbyteruai Car-
»> dinalem, cum vero Caesar oott)-
» natus erit, tunc sedebìt in sede
M sibi parata inter Papam, et pri-
M mum episcopum Cattiinalem, post
9» quem locum habebit rex: ita in
#* Caeremoniali romano, &'^. i, secL
w 5, cap, 3, vers, etc., notandiàm,
»> legitur; quae verì>a videntur oon-
9» traria iis, quae l^untur in buUa
M Clementìs VII ibi; quibus rite
M peractisy ille in soiium imperiale
M dexleio lateri nostro (Papa lo-
M quitui*) pene contigutwi sese re-
M cepity ec. Sed haec bulla loqui-
M tur, quando imperator est in so- j
» lio, caeremoniale vero antequam
M ad solium acoedat , et in coetu
M cardlnalium Pontifici adstantium
$% sedei ". Il de Luca parlando a
pag. 86 delle prerogative del Car-
dinal decano, dice, ch'egli pi^cede
quei principi, e pei^naggi, i quali
precedono gli altrì Cardinali, e sie-
dono sopra di loro in cappella, nei
condstorì ec, ma sotto il Caixiinal
decano per la ragione che questi
rappresenta tutto il corpo. Neiran-
no 1495, Carlo Vili re di Fran-
cia assistette nella basilica vatica-
na al pontificale celebrato da A-
lessandro VI, sedendo però dopo
il Cardinal decano primo dell' oi*di-
ne de' vescovi.
In tutti i luoghi il Cardinal de-
cano prende dopo il Papa il pii-
mo luogo, ed in cappella pontificia
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DEC
siede nel primo stallo. Iti tocca a
lui nel gioTedì santo cantare la
luessai ed in luogo del Papa egli
dete fare la lavanda ai pellegrini,
avendo allora un astuccio con due
medaglie d'oro, e due di argento,
eguali a quelle che si danno a' me-
desimi pellegrini rappi*esentanti gli
apostoli. Al Cardinal decano inol-
tre incombe dare al Papa la can-
dela^ e la palma l^enedette nel dì
della loro funzione; ùkre da Teseo*
To assistente in tutti i pontificali
die i:elebra il Papa, sedendo allora
in un fiildìstorìo sul piano del so*
glìo pontificio; oelebivre ì pontifi*
cali nelle feste di Pasqua, de' ss.
Pietro e Paolo, e dì Natale ; into-
nare i Tcsperì delle ultime due,
cioè quando il Papa non celebri,
o solo vi assista ; ed allora. Tale a
dire nelle solennità di Pasqua, e di
Natale, a lui spetta distribuire la
comunione ai Cardinali diaconi ec. ;
felicitare il Pontefice nelle dette
feste di Pasqua e Natale dopo le
cappelle dell' annÌTersario dell'eie-
zione, e coronazione del Pontefice
che regna, nella camera de' para-
menti, in nome del sagro Collegio;
altrettanto &r dopo la coronazione
del nuoTo Papa, ed ogni anno do*
pò le cappelle di Pasqua, e Nata-
le. Per la prima però suole il
Papa dispensare.
A tutti questi omaggi e felicita-
zioni il Pontefice risponde benigna-
mente invitando il Cardinal deca-
no a rìcambiarii al sagi'o Colico,
e ad assicurarlo del suo gradimen-
to. Ogni Tolta che ha luogo il can-
to del Te Deum, il Cardinal de-
cano Ta a recitarlo col Papa, e se
il Papa in qualche chiesa dà la
benedizione colla ss. Eucaristia, il
Cardinal decano gli pi*esenta il tu-
ribolo, e r incensiere: ma nelFul-
DEC 175
timo giorno dell' anno il Te Deuni
nella chiesa del Gesù , Tiene in-
tuonato dal Cardinal decano, che
poi comparte la benedizione col
Santissimo. Tutti gli uffizi sum-
mentoTati, quelli che diremo, ed
altri, si descrivono ai relativi arti-
coli ne' modi debiti , con tuttociò
che riguarda il Cardinal decano»
Così Ta notato, che per impotenza,
od assenza del Cardinal decano,
supplisce nei detti u£Szi, ed altro
il sotto-decano, ed in mancanza
anche di questo^ il Cardinal più
degno dell' ordine de' Tescovi.
Tutte le schedule, che « stam-
pano in sede Tacante per inritare
i Cardinali alle congregazioni ge-
nerali, alle funzioni proprie di quel
tempo, e alle esequie novendiali,
ai stampano in nome del Cardinal
decano, de mandato Card, decani.
Dalla prima sera del giorno in cui
è morto il Papa, sino a quella
precedente all' entrata de' Cardinali
in oondaTC, in casa del Cardinal
decano, si tengono le congregazioni
de' capi d' ordini , al modo che ai
descrÌTe al Tolume XVI, p. 290
del Dizionario. Nelle congregazioni
generali, che si praticano dai Car-
dinali ogm giorno, dopo le esequie
noTcndiali, il Cardinal decano ris-
ponde a tutti que' personaggi co-
me magistrato romano, ambascia-
tori, mìnistt*i- esteri ec., e in nome
del sagro Collegio, accetta le con-
doglianze, che pel Papa defonto ec.
si fanno ad esso. Nella mattina del
giorno dell'ingresso de' Cardinali in
Conclave (Fedi)^ il Cardinal decano
canta la messa dello Spìrito santo.
A tale articolo si dice tuttociò,
che il Caixlinal decano fa in coo-
claTc, delle sue pvei*ogatÌTe esercitate
in tal tempo, e delle distinzioni che
ivi riceve. Ed ecco un cenno delle
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176 DEC
cose prìncipali intorno a questo ar-
gomento. AU'ingi-esso in concia ve,
al fianco del Cardinal decano in-
cede monsignor governatore di Ro-
ma. Giunti i Cardinali in cappella,
il Cai*dinal decano recita le con-
suete orazioni, ed esorta i oolleghi
ad una santa e solledla elezione
del nuoTO Papa. Nella detta cap-
pella il Cardinal decano, nella se-
guente mattina all' ingt^esso , cele-
bra la messa, e comunica tutti i
Cardinali. Negli scrutini suona il
campanello alle occorrenze. All'ar-
rivo di qualche Caixlinale forestie-
re, va poi a visitarlo in cella con '
formalità. Se alcuna delle corti, che
godono il prìvilegio dell'esclusiva,
la dà a qualche Cardinale , suol
farla partecipare dal Cardinal de-
cano. Appena eletto il Papa, è il
Cardinal decano che gli domanda
il consenso, il nome che vuole as-
sumere, e pel prìmo gli presta que-
gli atti di venerazione, che diia-
miamo adorazione. Molte volte quel
Cardinale, che è esaltato al ponti-
ficato, suol dare il suo voto al Cai<^
dinal decano, per onorarne ì me-
riti, e l'anzianità. Sino al 1700
era pratica costante; siccome però
Clemente XI lo diede in vece al
Cardinal Pandatici, il Cardinal Bu-*
glione, vescovo di Porto, e sotto-
decano, ma che &ceva le veci del
decano essendo questi morto, se ne
mostrò sorpreso; ma il Papa si
contentò semplicemente di rispon-
depgli, che la sua coscienza era su-
pei*iore a qualunque consuetudine.
Se il conclave si celebra al Qui-
rinale, e dovendosi fere la seconda
adorazione nella cappella Sistina
del Vaticano, e la terza nella con-
tigua . basilica, il Papa vi si i*eca
avendo in carrozza i Cardinali de-
cano, e sotto decano. Appena il
DEC
Cardinal decano ha resa al nuovo
Pontefice la terza adorazione a cor^
nu epùiolae deli' altara papale del-
la basilica vaticana, intuona il Te
Deum: e terminato questo inno,
recita le solite orazioni. Nel gionio
poi dell' incoronazione del novello
Pontefice, e dopo la fìinzione, nella
camera de' paramenti, il Cardinal
decano in nome del sagro Collegio
dirìge al Papa un' allocuzione, col-
la quale lodando le sublimi doti,
che lo esaltarono al maggiore dei
troni, fìi voti per un lungo e fé-
lioe pontificato, ed oft'e la coopc-
razione del medesimo sagro CoUe-
gio. Il Papa lisponde con altra a-
naloga allocuzione, dimostra a' Car-
dinali 'la sua riconoscenza, prega
Dio di dargli lume e forza a sos-
tenere il grave peso, e Cavita il
sagro Collegio ad aiutarlo col con-
siglio, e colle opere. Furono cosi
belle, piene di unzione, e di aurei
concetti le allocuzioni, che in tal
fiiusta circostanza fecero affettuosa-
mente il Papa regnante Gregorio
XVI, e il Cardinal Bartcrfommeo
Pacca attuai decano,, eprincipal de-
coro dell'odierno sagro Collegio, che
il dotto prof. d. Paolo Bainola le
rivolse in soavissimi versi italiani, • i
quali non si possono leggere, sen-
za provare una religiosa commo-
zione, con accrescimento di vene-
razione pel Pontefice, e di estima-
zione pel Caixlinale.
Allorché il medesimo Papa si
reca a prendere il possesso nella
basilica lateranénse, prende seco in
carrozza i Cài*dìnali decano, e sot-
to-decano. V, il p. Gattico, Acta
caeremonialia, pag. 490, verbo De-
caaus CardinaUum, ec. Quando poi
il nuovo Papa nel primo concisto-
ro, che aduna dopo la sua elezio-
ne, pronuncia un'allocuzione per
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DEC
ringraziare delia sua elezione il sa*
grò Collegio, il Cardinale decano»
eomsponde con analogo discorso ,
siccome interprete dei sentimenti
de' suoi oncnrevolì colleghi. Si legge
nel numero a 2 del Diario, di Ro'
ma del 1775, che in simile cir-
costanza, e in assenza del Cardinal
Albani decano, rispose airallocuzio»
ne di Pio VI il Cardinal di Yorck
sotto decano. Inoltre il Cardinal
decano, se non è arciprete delle ha-
siliche lateranense , o lihei'lana neU
lanno santo, allora viene creato dal
Papa legato a latere^ per aprii'e , e
chiudere la porta santa, nel detto
anno deli'unÌTersale giubileo. IlPon-
tefìce suole dichiararlo legato per la
apertura, e chiusura della porta santa
della basilica patriarcale di s. Paolo,
intomo a che va letto quanto si di«
ce al voi. XII pag. 201, e 302 del
Dizionario. 11 Piazza, nella Gerar-
chia Cardinalizia^ pag. 8 dice, che
il Cardinal decano era abbate del*
la basilica di s. Paolo, per cui nel-
Tanno santo apriva, e chiudeva la
porta santa. AI.toI. II, pag. i3i
del Dizionario^ dicemmo, ch'essen-
do impotente Innocenzo XII di a-
prire la porta santa nella basilica
vaticana, vi delegò il Cardinal de
la Tour di Buglione, sotta decano,
essendo infermo il Cardinal Cibo
decano, il quale avrebbe dovuto
eseguire le veci del Papa. Dell' a-
pi-ire e chiudere la porta santa
della basilica ostiense, per opera
del Cardinal decano, tratta anche
il Cohellio a pag. 323 e 324» o^^
inoltre dice: m in sacro Cardinalium
M collegio tres assignantur decani:
M inter dìaconos prior reoeptionei
M inter presbyteros , . qui prior in
- eum ordinem cooptatus est; ter-
M tius decanus senior est inter epi«
»* soopos. Cardinales *\
voi. itx.
DEC 177
Per conto delle cappeUe, e ve*
speri cardinalizi, cioè die si cele-
brano coir intervento ed assistenza
dei Cardinali, in mancanza dei ri-
spettivi superiori de' luoghi in cui
si fiinno , r invito ai Cardinali si
fii dal Cardinal decano del sagro
Collegio, come si è avvertito. Quan-
do i vescovati de' Cardinali subur-
bicari venivano proposti in conci-
storo dai Cardinali, da uno di que-
sti facevasi anche la proposizione di
quello di Ostia, e Yelletri, ma pe-
rò il Papa avea già fatta un'ora-
zione od allocuzione su tale eie*-
zione, e sul decanato del sagro
Collegio, come praticò Gemente
XI nel 17199 e si legge nel nu-
mero 282^ p. 9 del Diario di
Roma di tale anno. Al voi. XV,
p. 226 del Dizionario y si è notato
che i nuovi vescovi presenti in
Roma, in mancanza dell'uditore dei
Papa, debbono fare la professione
di fede al Cardinal decano. Questi,
allorché i Papi creano in concistoro
i loro parenti in Cardinali, in no-
me del sagro Collegio li supplicano
a conferire ad essi nel medesimo con-
cistoro, per distinzione la berretta
cardinalizia, senza attendere le ore
pomeridiane. Dopo che i novelli
Cardinali hanno ricevuto nel con-
cistoro pubblico il cappello cardi-
nalizio dal Papa, coi Cardinali an-
tichi si recano nella cappella Pon-
tificia, ivi a pie dell' altare si pro-
strano i nuovi, e terminato il can«
to del Te Deumy il Cardinal de-
cano si reca al medesimo altare, e
stando dalla parte dell'epistola, re-
cita sopra di loro le consuete pre-
ci, ed orazioni. Nelle ore pomeri-^
diane i novelli Cardinali, con treno
nobile, si recano nella basilica va-
ticana, e poscia vanno a visitare il
Cardinal decano al suo palazzo. Ivi
ta
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178 DEC
granii sonò inoontrati, ed ossequia-
ti, appena si è fermata b carrozza
neH'atrìOj dai gentiluomini, e cap-
pellani del Cardinale decano, il
coppiere od altro gentiloomo del
quale nel salire le scale leva la
niantelletta ad ogni Cardinale, re*
stando così col rocchetto scoperto,
mentre il caudatario^ ed altri cap«
pellai» del medesimo Cardinal de-
cano. Tanno a sostenere la coda
della sottana d'ogni Cardinale. Si
suol praticare ancora, che al solo
Cardinale nuovo piii degno si fii la
cerimonia della scoperta dd roc-
chetto, e del son«ggere il lembo
dell'abito cardinalizio da due fa-
migliari del Cardinal decano. Agli
altri poi levano la mantelletta i
propri maestri di camera, con-
tinuando i loro caudatari a sos*
tenere la coda. Nel partire, al
medesimo sito ove fu scoperto il
ix>echetto^ ognuno riprende la man-
telletta presentandola il gentiluomo
del Cardinal decano, il caudatario
del quale allora lascia il lembo del-
la veste, che sosteneva al Cardina-
le nuovo. Il Cardinal decano suol
trattare ì Cardinali nuovi di rinfre-
sco. Altrettanto fimuo i Cardinali
nuovi al Cardinal decano quando
individualmente restituisce loro con
formalità tal visita, praticandosi vi-
ceversa dai gentiluomo o coppiere
del Cardinale novello più degno, an-
che con luì lo scuoprimento, e ricuo«
primento del rocchetto nel luogo
indicato. Nel 1794 Pio VI dispen-
sò i Cardinali nuovi dal recarsi
nelle ore pomeridiane nella basilica
▼aticate, permettendo. loro in vece
ebe ìat visitassero subito dopo il
concistoro in cui avea dato ad essi
il cappello cardinaliaio ; ma la tìsi^
ta al Cardinal decano Albani si e^
fektuò giusta il consueto nelle ore
DEC
pomeridiane. Inoltre il Cardinal
decano riceve le prime visite di
formalità degli ambasciatmi e mi-
nistri de' sovrani presso la santa
Sede ; e restituisce il primo ai me-
desimi la stessa visita di formalità,
dopo aver ricevuto l'avviso che tutto
il sagro Collegio è stato visitata
Trattando il de Luca, a pag. 86,
del Cardinal pratico, come i re
ed i principi siedono tra* Cardinali^
ecco quanto dice : m I novelli Car»
w dinali, dopo aver preso il cappel-
li lo cardinalirio, visitano in primo
M luogo la chiesa di s. Pietro, in
w secondo luogo il decano del Col-
M 1^0^ ed in terso luogo qualdie
M i-e, o principe grande, il quale
M si ritrovi nella corte; lasciando
m il SUO luogo alla verità, se ciò
M cammina nella persona dell' im-
M peratore, ovvero de' re. E s^-
M bene appresso il mondo di fatto
M si dà una certa distinzione ti-a i
M Cai*dinali principi, e i Cardi oalt
M di privata condizione, con la qua-
M le camminano alcuni saittoii, e
» particolarmente l'Albergato, non-
M dimeno, conforme si è detto di
w sopra in proposito de' titoli, que-
M sta distinzione non è giuridica;
» ma è volontaria, e di fatto, ov-
w vero di opinione ; sicché tra*Car-
M dinaii non si dà altra pi^etY>gati-
» va che quella, la quale è pi*o-
» dotta dall'ordine, ovvero dalia
» anzianità, ciocché sia ne' figli, o
» fratelli di qualche gran re, il
M quale goda la prerogativa di mo-
» narca, > nel quale si lascia il suo
» luogo alla Terità". Sebbene al
voi; IX, p. 1 76 del Dizionario di-
cemmo^ che i novelli Cardinali, do-
po che hanno ricevuto dal Papa
la berretta cardinalizia, irtsitano
cfue' sovrani che fossero allora in
Roma, locchà fecero a' 1 3 fnarzo
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DEC
iSaG^ i Cardinali Micara, e Cap-
pellai-i ora regnante Pontefice, colla
i^^na vedova di Sardegna Maria
Teresa; tuttavolta sembra, che tal
vìsita convenga meglio dopo che i
Cardinali novelli hanno visitato il
Cardinal decano, rappresentante lo
intero sagro Collegio, anche perchè
allora i Cardinali hanno ricevuto
il eappello caixiinalizio, ed hanno
ricevuto altre insegne, o indumen-
ti loro propri. Alle precedenze, che
gode il Cardinal decano, oltre Tin-
Titai« il lettore a leggere nel voi.
X, p. i3 il § ly Precedenza nel
sagro CoUegiOj aggiungeremo quan-
to si descrive in un mss. veridico,
sul battesimo solennemente dato
nella basilica vaticana ad alcuni
ebrei da Clemente XI, a' la mar-
zo 1704. Dispose il Papa, che il
Cardinal decano di Buglione, e la
r^ina vedova di Giovanni III So-
bieski re di Polonia, tenessero al
sagro fonte la donna ebrea. In que-
sta funzione, secondo il consueto,
ebbe sulla regina la pt*ecedenza il
Cardinal decano. Di fatti Clemen^'
te XI, nell'ingresso nella basilica,
asperse coli' acqua benedetta prima
il Cardinal decano, poi la regina,
ed avente a sìnìsti^a la regina, s'av-
viò al battisterìo, ove ebbe il primo
luogo il Cardinal decano, e il se*
condo la regina. Gio. Fed. Mayer
scnsse la Dissertatio de Cardinali
decano^ Kilonii, 1700.
DECAPOLL Paese della Pale-
stina, così chiamata perché com-
prendeva dieci città principali tut-
te grandi) e forti, situate altre
di qua, altre di là dal Giorda-
no. La più importante è Scitopoli.
In questo cantone della Palestina,
che foceva parte dell' Itui^ea, pae-
se della ti'ibii di Dan nella Gali-
lea, Geèù Cristo spesso Ita predir
D£C 179
cato. U Einahli parla della Decapo-
li all'anno 3i num. 54, dicendo
che la provincia detta Decapoli era
nella Galilea, una delle quali era
Cafarnao; ed aggiunge che Plinio
scrìve come in ognuna delle dieci
città eravi una teti*archia a guisa
di regno, e che per regno solevasi
conferire. La città di Cafaiiiao era
assai commerciale, e popolata, ed é
celebre sopi^attutto per essera stata
visitata da Gesù Cristo nostro Signo-
ra, come leggesi nei santi evangeli.
DECIME Ecclesulsticbb. La de«
cima, o decime, Decima^ Decimae,
o DecimOy significa una medesima
cosa, secondo la forza della paro-
la, ma nell'uso però ha un si*
gnifioato di&rente. Decima, secoH«
do propriamente la forza della pa*
rok, significa la decima parte di
una cosa; secondo l'uso significa
una porzione approssimativa della
decima^ come la dodicesima^ la tra-
dicesima ec. La decima general-
mente parlando era una porzicme
de' prodotti, ch'era dovuta ai de-
ci ma tori, e la sua orìgine è anti-
chissima. Àbramo diede al sommo
sacerdote Melchisedecoo la decima
del bottino da lui raccolto sui quat-
tro ra, che aveva vinti. Giacobbe
ofii*i al Signora le decime dì tutto
quello^ che avrebbe acquistato in
Mesopotamia. Dall'Esodo, dal Le-
vitico^ e dal Deuteronomio, appren*
diamo che Mosè obbligò gl'israeliti
a parecchie sorta di decima; e di
dare ai sacerdoti e leviti, la decima
parte di tutti i loro beni. Divide*
vano gr israeliti le ^edme in tre
parti, una era pei leviti come mi-
nistri delle cose sante; la seconda
per comperara i sagrifià pacifici;
la terza pei poveri, pei forestieri,
per le vedove e pegli or&ni. Si
pagavano esse ai leviti^ e si racco*
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i8o
DEC
glie^no in ogni anno. Da tuttocìò
può dedussi essere le decime di di-
ritto divino perchè prescritte da
Dio a Mosè. Nella Chiesa cattolica
i chierici non vissero ne'primi se-
coli che delie pie oblazioni volon-
tarie de' fedeli, e da queste stesse
oblazioni Tolontarie ebbero orìgine
le decime ecclesiastiche* La péi-ce-
zìone delle decime, primizie, e ob*
lazioni, è di diritto parrocchiale, e
spetta ai rettoli delle parrocchie per
la cura che debbono avere delle ani-
me, e per eseguire le ecclesiastiche
finzioni, pel culto di Dio, della Ver-
gine Maria, e de' santi. Gli effetti
ed il fine per cui debbono pagar-
si le decime, sono la salute del cor-
po, Tabbondauza de' frutti, la sal-
vezza dell- anima, e l'acquisto dei
premi celesti. Se la decima non si
paga, competè a chi si deve l'azio-
ne confessorìa per esigerla. Di più
contro chi si rifiutasse, ^i può colla
sentenza di scomunica obbligarlo,
come provano i canonisti. V. Fran-
cesco Bérlendi, Ddle oblazióni
all' altare, antiche ^ e moderne. Se-
condo Gesii Cristo medesimo, il la-
voratore evangelico merita la sua
ricompensa; anzi i pagani sempre
somministrarono le cose necessarie
ai miùistiì della loro religione, co-
me si ha dal cap. 47 della Gene-
si, e da molti altri esempli nièn-
ti d$i Bouchel, dotto giurisconsulto
del secolo XVII alla parola Deci*
me, cap. I, nom. 6. F, Beneficio,
e Bbni di Chiesa. In pi*ogi*esso di
tempo, i principi, ed i prelati con-
cordemente fecero delle decime una
legge, obbligando di dai*e agli ec-
clesiastici le decime de' frutti che
si racooglhevano. Il primo concilio,
che le ordinò, fu il seconda di
Tours nell'anno 567 ;. ed il primo,-
che aggiunse a quella prescrizione
DEC
la pena della scomunica contro i
refi-attaii, fu il secondo concilio di
Macon dell'anno 585. Ma dm ca-
noni formati sulle decime ecelesia-
stiche dai concili, e dei decreti e
provvidenze de' sommi Pontefici per
quanto riguarda le decimei tratte-
remo dappoi
Adunque il vocabolo decime si-
gnifica quello, che somministrava-
no i fedeli ai ministii della Chie-
sa per loro necessario mantenimen-
to, mentre decima, o decimo dena-
ro, significa la decima parbe dei
redditi, che il re pigliava dal suo
popolo, chiamata anche prediali.
Decime altresì si prende in sigui*
ficato di quello, che gli eoclesiasti-
ci davano al re de'loi*o beni di
chiesa, pe' bisogni deUo stato. Ve^
ramente le decime in principio non
furono accordate, che per un tem-
po limitato, , e piiX tardi vennem
domandate per le sagre guerre
contro gì' infedeli, eretici, ed altri
invasori de' beni di Chiesa.
All'articolo Costantinopoli {Ve^
di) si parla al paragrafò relativo,
delle decime concesse dai Papi ai
sovrani, pei' la guerra contro i
maomettani, e in difesa del cri-
stianesimo, con le analoghe istru-
zioni, e Isolamenti per la perce-
zione delle medesime ec La prima
decima, che ci ricorda la storia di.
Francia, e quella che fu accordata a
Carlo Martello maggiordomo del re-,
gno di Francia, v^rso la metà del-
l' ottavo secolo per la difesa del Pon-^
tefice s. Gregorio III conti*o i potenti
longobardi, dominatori d'Italia. La
seconda, chiamata Saladina^ fu . ac-
cordata a Filippo II Augusto per.
la guerra contro Saladino i*e dui
saraceni della Soria, quando prese
Gerusalemme 88 anni dopo che il.
pio GoSi^do di Buglione vi aveva
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ÓEC
fondato '*uii nuovo regtio. A Tendo
perdo il • Pontefice Clemente III
fatta predkaire la Crociata {Fedì),
nei diversi slati della cristianità,
per interessare i principi, e le na-
zioni per la difesa de' santi luoghi,
e per la deplorabile sorte dei lati-
ni orientali, i re di Francia, e di
Inghilterra 2 tralasciando di guerreg-
giai^ fì'a loro, non pensarono che &
vendicare la prapria religione, e pre-
sero la croce de' crocesignati. Quel-
li, che non presei-o la croce, furo-
no obbligati a pagare. Tanno 1 1 88,
la decinia parte di tutte le loro
rendite, e persino de loro mobili.
Furono quindi assoggettati all'ana»
tema coloro, che si rendessero re-
frattari; e per meglio ancora assi-
curarne la percezione, venneix) sta-
biliti alcuni possenti e vigilanti
comroissaii, fra i quali un tempia- /
re, un ospitaliere, un offiziale del
re, ed uno del vescovo. Chierici,
e laici, secolari^ e regolari, in una
parola, le persone d' ogni stato e
condizione venneix) assoggettate a
tale imposta, ad eccezione però de-
gli ospedali pei lebbrosi, dei certOl^^
sini, dei cistcrciensi ec. Tale fu la
famosa imposizione, che venne, chia-
mata Decima Saladina, Sotto il re^
gno di s. Luigi IX nel 1267, si
raccolsero altre decime, per la li-
l)erazione della Palestina. Già il
concilio generale lateranense tenuto
da Innocenzo III, e quello gene-
rale di Lione, ordinarono decime
pei medesimo fine; ed in seguito
vennero accordate ai sovrani con
tanta frequenza, ohe divennero loro
im ordinario ajuto, per cui il con-
cilio dr Costanza le volle abolite, ordi-
nando che per l'avvenire s'impones-.
*%ro soltanto per motivi rilevanti fon-
dati- sul bene della Chiesa universale,
e «ul generale oonsenso dei prelati.
DEC «Si
lid decima, che si rinnovava o-
gni dieci anni^ venne chiamata de-
cima ordinaria^ o antica decima;
ed anche decima di conthzttoj le
altre chiamaronsi decime straordi-
nancy e ve n'ebbero di due ma-
niere, le une ch'erano pure annue
imposizioni al modo stesso 4elle
decime ordinarie, sebbene di diver-
sa origine; le altre erano doni gra-
tuiti, che il clero pagava al re ad
ogni cinque anni, ed altre sovven-
zioni straordinarie, che pagava di
tempo in tempo a norma de'bìso''
gni dello stato. Le decime inoltre
sf dividevano in reali, personali, e
miste. Le decime reali, o prediali, e-
rano quelle che si riscuotevano sui
prodotti della teiTa, come biade, vi-
no, legna, e legumi. Le personali e-
rano quelle, che provenivano in par-
te dalla natura, ed in parte dal la-
voro, e dairindustrìa delle persone.
Così pure v'erano le decime miste,
le decime reali, le decime antiche
e novali, e finalmente le decime di-
videvansi in ecclesiastiche ed erano
quelle che si riscuotevano dagli eé-
desi astici a motivo del loro mini-
stero spirituale, e senza alcun cari-
co di feudo; le decime profane, o
temporali, od infeudate erano quel-
le, che venivano possedute a tito-
lo di feudo, a condizione di fede
ed omaggio, e di altri doveri si-
gnorili. Eravi eziandio un'altra spe-
cie di decima appellata decima di
seguito o di sequela consìstente nel
riscuotere, che fiiceva un curato,
la decima del teri^eno di un'altra
parrocchia, che . veniva coltivata da
un suo parrocchiano. Ma delle de-
cime trasferite dai vescovi ne'cano-
nici secolari, delle decime che era-
no tenuti a pagare anche i mona-
ci, non per le novali, ec. ci per-
mettiamo un cenno, che desumia-
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iSa BEC
iDO dalla dissertazione XXXVI del
Muratori, de /!iW///, deHk precarie^
e deìlt decime de*laici nef secoli di
mezzo,
Ne'ross. di Pellegrino Prisoano
sono riferiti due strumenti, Tuno
de' quali appartiene all'anno 969.
In esso l'abbate monisierii s, Mariae
iu jéula Reff'a della diocesi di Co-
macchio dà a livello ad un Boni-
.sone prete la chiesa di s. Michele
arcangelo, posta nel borgo di Fer-
rara, con obbligo di ben trattare
i messi del monistero, e di pagai*e
ad essi la metà delie oblazioni .
L'alti*a è foi-se del 97!», dove il
medesimo abbate conferma la sud-
detta chiesa al mentovato Bonizone,
colla giunta di un casale. Da un
documento dell'archivio del capito-
lo di Reggio si ha la conferma
latta da Gandolfo, vescovo di tal
città nel 1066, della chiesa di 8.
Maria di Castel Nuovo, già livella-
ta da Tenzone vescovo ad Ingone,
e a' suoi posteri, con pagare ogni
anno due denari di moneta pave-
se. Sembra che siffiitti livelli non
fossero punto da biasimare, perchè
forse chi riceveva quelle chiese, o
le aveva febbricate, o risai-cite. Per
questa ragione il gius del patrona-
to, anche oggidì, si conferìsoe a
somiglianti benefattori delle chiese.
Ma non mancarono ecclesiastici
una volta, i quali anche senza
questo titolo davano a livello ì sa-
gri templi, e ciò particolarmente si
praticò delle decime ch'essi pasto-
ri vendevano, donavano, o permu-
tavano, del quale argomento trat-
tò diffusamente il p. Tomassini
nel tomo III de beneficiis, MoIte<
notizie ci somministrano sulle deci-
me le leggi loogobaixliche, e i ca-
pitolai dei franchi. Ora solamente
si ha a dii^, come queste decime
DEC
si trasferissero dai prelati e parro-
chi, benché fossero beni destinati
al loro alimento, in monaci, canoni-
ci, ed anche in persone secolari.
L'istituzione de'oanonid, come si
disse altrove, specialmente si dilatò
e crdAie sotto gl'imperatori Carlo
magno» e Lodovico I. Tanto prima
avevano i monaci propagato il sa-
gro loro istituto per tutti i paesi
cristiani, con aver fondati innumC''
rabili monisteri, celle e pviorati. I
vescovi adunque, che per lodevole
motivo e zelo di religione, pren-
devano a fondare, o ad arricchire
qualche monistero, o colico di
canonici, usarono talvolta di dona-
re loro una porzione delle decime
dovute alla mensa episcopale, tras-
ferendo in essi monaci o canonici
il gius di esigerle. Anche il gius
di decimare ritrovasi tra le mona-
che, certamente per dono ad esse
fiitto dai vescovi. In una bolla del
1187 di Urbano IH confermatrice
di tutti i beni e privilegi delle
sagre vergini di s. Eufemia, si leg-
gono registrate, decimas Molendìni
episcopi, tfìwd est in Porla CiUanxh
va : et decimas et redditus in Sor-
baria, et decimas quas a quadra*
ginta annis ecclesia vestra rationa-
biliter, et paci/ice tenuit Finalmen-
te furono le decime trasferite una
volta da'vescovi negli stessi secolari,
del che si portano esempi dallo stes-
so Muratori. Di quali cose poi in
molti luoghi si pagasse una volta
la decima, si può comprendere da
una carta sanese del 1 1 18, che il
medesimo pi^MÌuce, osservando che
tali decime erano state concedute
da pie persone prò suorum remis-
sione peccatorum.
Tanto oltre poi si stese il traffico
delle decime, ch'esse si vendevano,
donavano, e permutavano, a guisa dei
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DEC
r beni altòdiali^ e di qui avrerise, che
t anche a' nostri tempi presso alcuni
t nobili laici si conserva questo diritto^
Oltre alle decime si trovano antica-
i mente nominate leiVone. Fra le leg-
[ gi longobardiche, par. II del t I
; Rer. liaLy la sessantesima dì Carlo
( Magno contiene queste parole: Prae-
cipimus^ ut quicumque de rebus ec-
\ clesiaslicis hdbet^ pleniter secundum
I morem regionis nonas^ et deci-
mas ecdesiis donet Qualsivoglia
F terra posta nella diocesi , paga-
Ta al vescovo, oppure al parroco
nella sua parrocchia secondo la
diversità de'paesi, la decima di tut-
ti i finitti. Ma chi riceveva ter-
re proprie della chiesa a colti-
Tare, si crede, che dtre alla decima
comune pagasse la nona parte di
quella rendita alla chiesa diretta
padrona. P^rò col nome di quarte
s'intese altra specie di decime, e
forse per la stessa ragione sì deve
intendere la quarta parte de'frutti.
Essendo t monaci costi*etti a pa-
gar la decima dei loro poderi al
vescoTO, ovvero alle chiese parroc-
chiali, per lo più i prelati, per mo*
tivo di religione, ed acciocché i
monaci fossero più diq)osti ad eser-
citare l'ospitalità Terso i pellegrini,
e poveri, la sdevano rimettere ad
essi. Ma alcuni vescovi, e parrochi,
riscuotendo con rigore le decime
dai monaci, mossero i Romani Pon-
tefici nel privilegiare i monisteri a
confermare l'esenzione dalle decime
concedute dai vescovi. Nulla di me-
no nel secolo XII s'introdusse il
costume, che se i monaci riduce*
vano a coltura qualche terra inpoU
ta, e la lavoravano colle proprie
mani, questa doveva andare esente
dalla gravezza delle decime. Natalia
si dìiamavano simili terreni. A la«
vorac tali terre si adoperavano i
DEC i83
conversi (Fedi)^ e molti perciò ne
dovevano avere allora i moni-
steiì.
A regolare le decime, a togliere
gli abusi, ad imporle, ed a difen-
derle, in ogni tempo accorsero i
concili, e i Papi, e con santissime
leggi vi presero provvedimento. A
volerne registrare le principali, ci
limiteremo ai seguenti canoni e de-
creti, parlandosi dell'argomento an-
che a' rispettivi luoghi, come negli
articoli di stati e regni. Il conci-
lio di Macon celebrato nell'anno
585, col canone quinto prescrisse
il pagamento delle decime a'mini-
sti*i della Chiesa, secondo il costu-
me immemorabile de'cristiani, sot-
to pena di scomunica. Il concilio di
Francfort sul Meno, tenuto l'anno
594, col canone 2 5 ordinò, che
ognuno dovesse pagare la decim»
del suo proprio, oltre i censi do-
vuti alla chiesa pei benefizi, vale
a dire, delle terre di cui essa ac-
cordava il godimento a' privati.
Nel concilio di Chalons sulla Sen-
na dell' 81 3, col canone dedmo,
s'impose alle famiglie di pagare la
decima alla chiesa dove ascolteranno
la messa in tutto l'anno, e dov^
facessero battezzare i loro figli. Nel
909 in Trosle presso Soissons ebbe
luogo un concilio, e nel canone
nono si dice, che la decima deve
essere pagata di tutti i beni anche
di traffico, e d'industria. Nel cano-
ne sesto poi viene prescrìtto, che
le decime, le primizie, e le obla-
zioni sieno esenti da ogni diritto
fiscde, signorile, e per essere ammi-
nistrate dai preti, e sotto la dire-
zione dei vescovi. Noi però, dice-
vano que'padri, non pretendiamo,
che i vescovi sieno padroni asso-
luti dì questi beni con pregiudizio
de'signori; eglino non ne hanno che
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i84 DEC
il goTerno, e noi prescrivlama ai
nostri pvetìy di rendere a quelli,
nella signoria de'quali sono le chie-
se, il dovuto rispetto, senza aver
arroganza, né contrasto; devono
senza pregiudizio del ministero ren-
dersi accetti al lóro signore, e ai
loro pari*occhianì colle cui obla-
Eioni sussistono, e render loro colla
dovuta umiltà i servizi spirituali, i
quali devono rendere gratuitamen-
te, quando anche non ne riceves-
sero nessun sussidio temporale.
Nel concilio tenuto in Roma
nel 1099, ^^ canone decimoquin-
to fii proibito agli abbati ed altri
superiori di chiese di ricevere dal-
le mani dei laici, decime, e altri
diritti ecclesiastici, senza il consen-
so de' vescovi. Nel concilio genera-
le lateranense tenuto nel 1 1 89
dal Pontéfice Innocenzo II, median-
te il canone decimo, venne proibi-
to a'iaid di possedere le decime ec-
clesiastiche , ossia che le abbiano
ricevute dai vescovi, dai re, ovvero
da qualunque altra persona: inoltre
jI concilio dichiarò , che se * non
le restituissero alla chiesa, sarebbero
incorsi nel delitto di sacrilegio, col
pericolo di eterna dannazione. La
medésima proibizione fu fatta dal
concilio di Reims nel 11 43. Col
canone ferzo del concilio di Tours
dell'anno 1 1 63, si proibì a'vescovi,
ed altri prelati di dare a nessun
laico ne chiese, né decime, né oh-
lazione. Decretò nel 1172 il con-
cilio di Avranches, col nono canone,
che quelli, i quali posseggono decime
per diritto ereditario, possano dar-
le ad un chierico, con patto, che
dopo la sua morte rìtornino alla
chiesa. Nel canone 14 del concilio
generale lateranense celebrato nel
1179 da Alessandro III, si proibì
ai laici di trasferire ad altri laici
DEC
le dedme che posseggono, con pe-
ricolo delle anime loro. Per que-
sta ragione si conservarono ai laici
le decime, delle quali si giudica
che fossero in possesso al tempo di
questo concilio, e si chiamavano
decime infeudate. I padrì del conci-
lio lateranense, convocato dai Papa
Innocenzo III nel I3i5, ecco come
si espressero nel canone 33: *• noi
M comandiamo che la decima sia le-
M vata prima dei censi, e di tutte le
M rendite, come un segno del domi-
M nio universale di Dio ". Si l^ge
nei canone a idei concilio tenuto a
Bordeaux, nel i256, che quan-
tunque le decime appartengano al-
le volte ad alti*e chiese, si lasce-
ranno sempre i novali (doé le de-
cime che riscuotevansi sulle terre
poste in coltivazione da poco tem-
po) alle parrocchie dove crescono.
Nel canone poi i3 é comandato
a tutti i laici, che tengono decime,
di lasciarle alle chiese sotto pena di
non essere ammessi ai sagramenti
del naatrimonio, o dell' eucaristia,
né alla sepoltura ecclesiastica in-
sieme alle loro mogli, ed ai fi«
gliuoli.
Vedendo il Pontefice Bonifacio
Vili, che il clero ero dai principi
molto gravato, e volendo provve-
dere alla immunità, che ai chiei*ici
conveniva, colla bolla Clericis Lai-
cos 3, de immun, EccL in 6, pub-
blicata ad Anagni a' ai settembre
1296, e da lui fatta inserire nel
sesto libro delle decretali, con- .au-
torità apostolica decretò, che i re,
o i principi per qualunque prete-
sto, senza il consenso del sommo
Pontefice, non potessero esigere dai
chierici le decime, sotto pena di
scomunica, non meno ai prindpi
medesimi, che ai chierici ancora, se
in ciò ubbidissero. Tuttavoita» vo-
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DEC
lendo oonserTarsi amico il re di
Francia Filippo IV il Bello, e per
le suppliche dei prelati di quel rea-
me, a' 19 febbraio 1297^ interpre-
tò la mentovata costituzione , e
prescrisse che la proibizione non si
estendesse ai volontari donativi, ri-
chiesti per la difesa del regno, o
al riscatto ^del re, o de' suoi figliuoli.
Da ciò non ostante ebbero origine le
limose vertenze ' fra Bonifìicio Yllf,
e j] detto re di Francia. Clemente
y, dopo avere stabilito la residenza
pontificia in Avignone, nel i3o6,
ri VOGÒ la bolla di Bonifapio Vili,
e per conto delle decime, mediante
In costituzione Meruii, Extravag,
ife prisnkg. nel Labbé Conc, tom^
XI, didiiarò, e stabilì, doversi os-
servare tutto quello, che i suoi pre-
decessori avevano ordinato nei con-
cili generali lateranensi, e negli
altri concili generali, contro i laici
che esigessero indebitamente dalle
chiese e dagli ecclesiastici, tributi,
decime, o imposizioni di qualunque
maniera si fossero, ovvero dessero
perciò consiglio, ajuto, o favoi*e. Di
questo grave argomento, il ripetia-
mo, in ogni articolo di stato, o re-
gno, si riportano le decime accora
date parzialmente dai romani Pon-
tefici ai rispettivi sovrani, massime
per le guerre contro i turchi, ed
eretici, non che pei bisogni impe-
riosi degli stati, e dei sudditi.
Nell'anno i326 si celebrò in
Mamiac, diocesi d'Auch, un con-
cilio^ il quale col canone XXVIII
deci^etò: che le decime sono do-
vute per gius divino, e pronunziò
molte pene contro coloro, che non
le pagano fedelmente, e prima di
ogni ailro aggravio, o che distol-
gono altri dal pagarle, che le u-
surpano, o le trattengono. Eletto
Martino M^ nel concìlio di Costan-
DEC i85
za nel ì^i^, presiedette alle quat-
tro ultime sessioni del i4iB, nelle
quali ti*a le altre cose venne de-
terminato, che nessuno imponesse
decime, fuorché »! Papa col consi-
glio dei Cardinali, e dei prelati.
Indi, essendo stata presa nel i453
Costantinopoli da Maometto II, ne
pianse la perdita il. zelante Ponte-
fice Nicolò V e con essa l'estinzio-
ne dell'impero orientale, passato
per tal maniera nelle mani degli
infedeli. Egli pensò pertanto al
modo di tentarne la ricupera. A
tale effistto pubblicò una bolla ai 3o
settembre, colla quale eccitò i fedeli
tutti ad unirsi per fare la guerra
ai turchi, nemici del nome cristia-
no, e concedette indulgenza plena-
ria a chi o in un modo, o nell'alp
tro vi concorreste. A quest'opem
il buon Pontefice assegnò tutti i
proventi, che dai benefizi proveni-
vano all'erario pontificio, e la de-
cima di quelli, che provenivano
dallo stato del dominio temporale
della Chiesa romana. Ad essa asse-
gnò ancora le decime di tutti i be-
nefizi ed offici della romana curia;
le decime di tutti gli uffizi ed im-
pieghi dello stato ecclesiastico ; e le
decime de' benefizi ecclesiastici per
lutto il mondo cattolico, e nominò
molti soggetti per collettori di que-
ste decime. Succedendo nel 1455,
a Nicolò V, il Papa Calisto III, non
si mostrò meno impegnato per re-
primere la crescente potenza otto-
mana. Pieno di eguali sentimenti
fu Pio II, che gli successe nel
i458> Subito adunò egli in Manto-
va un generale congresso, per ista-
bilire i mezzi atti a formare una
crociata, e spedirla contro il comu-
ne nemico.. Ivi fu deliberato, che
di tutte le nazioni, per questa sa-
gra guerra collegate, pagassero per
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ib6 D£G
tre anni i chierici la decima, i
laici, e gli ebi-ei la Tigesima. A
questi soccorsi promisero di aggiun-
gerne ben altri maggiori i fioren-
tini, i sanesi, i ragusei, i genoTesi,
ì rodiani, e i bolognesi. Quindi
Pio II, con bolla de' i5 gennaio
1460, pubblicò a tutto il mondo
cattolico quanto in questo congres-
so area oonchiuso. Dipoi Giulio III
nel iSSSy assolvette l'imperatore
Carlo V dalle censure, nelle quali
potesse essere incorso, secondo le
leggi stabilite da Leone X nel con-
cìlio lateranense V, per le decime
esatte nel regno di Sicilia, e che
dall'imperatore vennero procurate
per sussidio della guerra nell'Africa.
Ecco poi quanto il sagrosanto
concilio di Trento nella sess. i5,
can. 7, decretò sulle decime : m Non
ff» bisogna tollerare senza castigo,
M coloro, che procurano con di-
»» versi artifizi di sottrarre le deci-
M me, che devono tornare alle chie*
j» se. — 11 pagamento delle decime
«> è un debito, che devesi a Dio,
» e quelli che ricusano di pagar»
M le, o che impediscono gli altri dal
P9 farlo, rubano la roba altrui".
Il santo concilio impone pertanto
a chiunque è tenuto al pagamento
delle decime, di qualunque stato,
e condizione egli sia, che debba
pagare in avvenire quelle, dovute
per gius tanto alla cattedrale, co*
me ad altre chiese, o a qualsivo-
glia persona, alla quale sono legit-
timamente dovute; che colóro i
quali le sottraggono, o impedisco*
no che non vengano pagate, sieno
scomunicati, e non abbiano l' asso-
luzione, se non dopo averne fetta
restituzione.
Nel 1571, s. Pio V, a motivo
deir alleanza che fece colla Spagna
e colla repubblica di Venezia con-
DEC
tro Selim II imperatore de'turchi,
e per le spese dell' armamento na-
vate pontificio, composto di dodici
galere, con mille e cinquecento uo-
mini, impose le decime sopra gH
ecclesiastici d' Italia ; quindi gli fu-
rono esibiti quaranta mila scudi
d' oro all'anno dalle dodici congre-
gazioni monastiche d'Italia, cioè
cassinesi, certosini, lateranesi, Olive-
tani, camaldolesi, del ss. Salvatore,
vallombrosani, di s. Giorgio d'Al-
ga, cistereiensi, girolamini, crocife-
ri, e celestini. Durò questo peso
alle dette congi*egazioni sino a Be-
nedetto XIV. Il medesimo s. Pio
V confermò al re di Spagna Fi-
lippo II, l'indulto concessogli dal
predecessore Pio IV pel manteni-
mento delle galere destinate alla
guardia delle piazze marittime di
Italia. Alla repubblica veneta per
l'armamento s. Pio V accordò la
fecoltà di esigere per cinque anni
dal clero . duecentomila scudi.
La strepitosa vittoria, riportata
dai cristiani nel golfo di Lepanto,
premiò tanto zelo, e tanti sagrifi-
zi. Inoltre s. Pio V aggiunse dipoi
alla bolla in Coena Domini, la
disposizione, che niun principe, o
sovrano, potesse imporre nuovi tri-
buti ai ministri della Chiesa suoi
sudditi sotto pena dì scomunica,
senza eccettuare alcun monarca, per
cui se ne gravò inutilmente lo
stesso Filippo II, suo alleato. Ram-
menteremo per ultimo, che Inno-
cenzo XI, per k liberazione di
Vienna, nella Germania, ed in Po-
lonia, impose la decima parte dei
beni eeclesiastiei, e tre decime so-
pra il clero d' Italia, ed isole ad-
iacenti mediante la costituzione
i3i, Cam ab ipso de' 37 settem-
bra i683, BM. Rom, tom. Vili,
p. 286. Nella costituzione dei^aS
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DEC
novembre 1688, prorogò lo stesso
decreto. Simili dedme n trovano
ordinate nella costituzione di Urba*
no Vili, a' 19 gennaio iGSi, di
Alessandro VII, a ^4 marzo 1660,
e di Clemente X a' la mai*zo 1674*
Oltre gli analoghi articoli del Di*
zionarioj si possono consultare^ il
Durando di Maiiìane^ Dizionario
di diritto con, alle parole Decime^
ed Ufficio j Van. Espen Jiis «Vi*
le univers. tom. I, part. 2, cap. 3,
fol. 85i , La Combe, alla parola
Decime^ il trattato sulle decime
di Duned ; quello di Duperray; ed
altri, non che il Dizionario di Pon-
tas, alla parola Decime, Che le de-
cime si pagassero dai gentili, col-
Toffiiie le loro primizie agl'idoli,
cui adoravano, ne tratta il Rinal-
di all'anno 44» num. 88: delle of-
ferte poi, e decime de' primitivi
cristiani, egli ne parla alPanno 5*/^
num 80.
Sì tratta inoltre delle decime, pri-
mizie, ed oblazioni nel sesto cap. del-
le Clementiney e nelle Estravaganti
comuni. Nell'anno 184^ in Orvieto
pei tipi del Pompei, un minorità
conventuale, che vuoisi essere il
vescovo odieiiio di Bagnorea, Giot
Ferrini, ha pubblicato un dotto Cal-
colo ragionato sulle ricchezze del eie-
ro cattolicoi Quest' opuscolo Gon*>
tiene due disquisizioni, nella prima
delle quali dimostrasi la ricchezza
della tribù di Levi paragonata a
quella di ciascuna delle tribù israe»
litiche, e delle dodici prese com-
plessivamente. Nella seconda si caU
cola qual sia stato approssimativa-
mente per ciascun ecclesiastico cat-
tolico r annuo reddito de'beni del-
la Chiesa nell'epoca più florida,
fatto eguale ripai*to. Quindi ne de*
riva il gran divario fra le ricchez-
ze del sacerdozio dell* antica, e del-
DEC 187
la nuovd legge ; e si notano vari
articoli relativi ai prìvilegi, ed e-
senzioni accordate da Dio alla tri»
bù di Levi, e la foi*ma del gover-
no di tutto quel popolo. Eguale
mente si (a parola di alquante
imputazioni maligne contix) il clero
cattolico, e sì ribattono; nonché si
parla dei vantaggi apportati dal
medesimo alla società. Finalmente
viene riprodotto un breve articolo
sul denaro straniero, che si per*
cepiva in Roma per tasse, impo-
azioni ec. sui beni ecclesiastid prima
dei noti sconvogli menti di Europa*
DECLINO (s.) fu il primo ve-
scovo di Ardmore, nell'Irlanda,
sede ora unita a quella di Lismo-
re. Poco prima di s. Patrìzio pre-
dicò egli la fede agl'irlandesi, e
morì nel sesto secolo. Era con gran
divozione onorato da quei popoli.
La sua festa ricordasi ai a4 luglio.
DECOLLAZIONE ni s. Gio.
Battista. Questa festa ricorre nel
giorno 29 di agosto; Per non di-
videre la storta della sua morte da
quella della penitente sua vita, cre-
diamo opportuna cosa il rimettere
i nosti4 lettori all'articolo Giovanm
Battista. Fedi.
DECORIANA. Sede episcopale
della provincia Bisacena, nell'Afri-
ca occidentale, sotto la metropoli
di Adramito. Pascasto, suo vescovo,
intervenne al concilio latei*anense,
celebrato da s. Martino I romana
Pontefice.
DECRETALI. Epistolae decre^
tales. Rescritti, decreti, o lettere a«
postoliche de' sommi Pontefici, che
compongono il secondo volume del
Diritto canonico* Sì chiamano de-
cretali perché stabiliscono quello
che bisognò fare, o pensare nel-
le diverse circostanze. Le decre-
tali attribuite ai primi Papi, a-
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]88 BEC
Tanti il Pontefice s. Sirìcio, sono
supposte ed apociìfe, secondo il pa*
rare de' critici. Ck>l nome di decre-
tali s' intendono quelle raccolte sot-
to il pontificato di Gregorio IX,
quelle raccolte da Bonifacio Vili,
quelle chiamate Clementine e le £r-
travaganti comuni, e quelle di Gio-
vanni XXII. Queste decretali, dice
Van-Espen ne' suoi prolegomeni §
V, sono da riceversi per/uj commu^
ne, e per tali furono ritenute da
tutta la Chiesa. Pertanto eguale es-
sendo la giurisdizione di qualun-
que romano Pontefice, perchè egua-
le è in tutti il divino primato, an-
che le posteriori decretali, e le fu-
ture universali, o pel comando, o
per la natura della materia, sa-
ranno certamente costitutive del
comune diritto canonico.
Le dea*etali adunque de' sommi
Pontefici, prima di s. Siricio, che
fu elevato alla cattedra di s. Pie-
tro nell'anno 385, sono apocrife,
fuorché quelle che nomineremo di
cinque Pontefici de' primi ti*e secoli
della Chiesa, cioè una di s. Cle-
mente à' Corinti; tre di s. Corne-
lio a s. Cipriano, e a Fabio ve-
scovi d' Antiochia coi frammenti di
quelle ; due di s. Stefano I, una di
s. Dionisio, ed altra di s. Felice
I. Nel secolo IV ne abbiamo due
di san Giulio I, dodici di san
Liberio; ed otto di san Dama-
lo I; tutte indicate da monsignor
Bortoli, Jur. Con, Instit. cap. i6,
il quale ancora al capo seguente
addita le novantasette decretali
apocrife inventate da Isidoro Mer-
catore, ed attribuite ai Papi, che
pi*ecedettei*o s. Gregorio I, elet-
to neir anno 5go, Ed è perciò,
che non si ammettono quelle attri-
buite a s. Anacleto Papa del fo3,
al quale si attribuirono tre lettere
DEC
decretali, là prima indirizzata a tu^
ti i vescovi e fedeli; la seconda ai
vescovi d' Italia ; la tei*za a tutti i
vescovi. Gli eraditi però non le am-
mettono oome dettate da hii. E
valga il Tero, il ripetiamo, quasi
tutte le lettere attribuite a' Ponte-
fici -sino a 8. Siricio, sono respon-
sive ad altre scritte a questi da ve-
scovi, arcivescovi, e concrli, non che
a' fedeli per ricevere le istruzioni,
e gl'insegnamenti ne* loro bisogni.
Come dunque sarà da credersi, che
sieno conservate le lettere respon-
sive^ quando ni una si è ritrovata
finora delle missive? F'» Lettere
Apostoliche.
Le due decretali, che corrono
sotto il nome di s. Evarìsto Papa
del 112, ed immediato suoossore
di 8. Anacleto, una a tutti i ve-
scovi dell'Africa, l'altra a tutti i
fedeli dell'Egitto, sono dai critici
egualmente dichiarate apocrife. Le
due lettei*e decretali, attribuite a
Sisto 1 del i33, una a tutti i fe-
deli, r altra a tutte le chiese, sono
dai moderni poste nel numero del-
le suppositizie. La lettera decretale
del successore s. Telesforo, diretta
a tutti i fedeli, ed a lui attribuita,
porta seco il caiattera di apocrife.
Due lettere si accordano da alcuni
ai Pontefice s. Iginio, una a tutti
gli ortodossi, r altra a' suoi compa-
triotti ateniesi, le quali dai più dei
critici non sono ricevute. Cinque de-
creti ancora voglionsi dire di s, I-
ginio, e li riporta Graziano, ma
non sono da tutti ammessi. Quat-
tro lettere si riferiscono a s. Pio J,
che, nell'anno i58, successe a s. Igi-
nio; la prima a tutti i fedeli; la
seconda a' fratelli d' Italia ; la terza
e la quarta a Giusto vescovo di
Vienna. Tutte sono stimate apocri-
fe dai. moderni, quantunque da
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DEC
monsignor Godeau (la due ultime
prindpalmente) sieno tenute per au«
tentiche» La lettera di s. Aniceto
del 167 a' vescovi della Francta»
intorno la coosagrazione de'vesco*
vi, non è ricevuta dai dotti. Dioe-
si, che s. Sotero, fatto Papa V an-'
no 175, abbia scrìtto una lettera
a s. Dionisio di CorìntO|. ma essa
non e^ste più. Si citano altre due
sue lettere, che fanno parte delle
decretali apocrife. Gli viene ancora
attribuito un . libro contro gli erro*
ri di Montano, nel quale si con-
dannano i Tertullianisti , ma il p.
GeilUer, benedettino, nel t II, cap^
7, dell' Hisl, ginér^ des auieurs
ecctes. ediz. di Parigi 1127, &
vedere, che un tale libro é suppo-
sto.. Lo stesso p. Ceillier, al cap.
17, dice inoltre, cbe a s. Vittore
I, il quale morì nell'anno ao3, si.
attribuiscono alcune opere, non
degne di lui, quali appunto sono
le quattro segnate col suo nome,
due. delle quali furono inserite nel-
1q decretali apocrife. Di queste
<{uattro lettere, la prìma è diretta
a Teofiio vescovo di Cesarea, la
seconda agli afrìcani, la terza a
Desiderio vescovo di Vienna, la
quarta ad un certo vescovo per no*
me Paracoda. S. Girolamo, de
viris iUustribuSy cap. .34» dice che
s. Vittore I Sdisse alcuni opuscoli
sopra la controversia della Pasqua,
e sopra altre materìe; ma il p*
Ceillier citato assicura, nulla esiste-
re degli sa-ìtti di questo Pontefi-
ce. Le due lettere, cbe si attrìbui-
scono a s. Zeffirìno del 2o3, una
a tutti i vescovi della Sicilia, e l'altra
a tutti i vescovi dell'Egitto, non
sono credute genuine. Due lettere
col nome di s. Calisto I, una ad
un vescovo chiamato Benedetto,
r alliba a tutti i vescovi delle Gal-
DEG idg
lie, non si credono sciatte da que-
sto Pontefice, benché ripiene di ot-**
timi sentimenti.
Non è legittima la lettera di s.
Urbano I, che gli successe nellan-
no aa6, e diretta a tutti i cristia-
ni, come non lo sono le due del
suceessore s. Ponziano, una scrìtta
ad un tal Felice Succibuono, e l'al-
tra a tutti i huoni servi di Dio;
e neppure quella, che si crede scrìt-
ta dal Papa s. Àntero ai vescovi
della provincia Betica, e Toletana,
non. essendo allora Toledo che un
piccolo borgo. Le lettere scritte da
s. Cornelio deKa54 a s. Gpriano,
e ad altrì, non sono tutte genuine.
Le due lettere attribuite al succes-
sore s. Lucio I, una a s. Cipria-
no, laltia a' vescovi della Francia,
e della Spagna, nella quale si or-
dina, che i vescovi vengano accom-
pagnati dagli ecclesiastici, sonò spu-
rie. Tuttarolta, che s. Lucio I abbia
sci*itto lettere decretali, si ha dal
mentovato s. Cipriano nell'epist. 67 j
ma queste sono perite. A & Ste&>
no I del a57, oltre la lettera saet-
ta- a 8. Cipriano , della quale si è
perduto l'autografo, se ne rìferì-
scono altre due, cioè, una ad Ila-
no vescovo, l'alh'a a tutti i vesco^
vi, ma ambedue oggi sono rifiuta-
te come spurìe. Però st conservano
due lettere di questo Papa, Tuna
riferita da s. Dionisio Alessandrino,
presso Eusebio lib. VII, cap. 5,
l'altra appresso s. Cipriano nell'e-
pist. 74» ricavata dalla lettera di
s. Stemmo I al medesimo s. Cipria-
no. A s. Sisto II vengono attri-
buite due lettere, la prìma diratta
ad un vescovo appellato Grato, e
r altra a' fedeli delle Spagne : am-
bedue sono stimate spurie. Nel a6i.
gli successe Papa s. Dionisio, le cui
due. lettere scritte ad Urbano pi-e-
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igo DEC
fetto, e a Severo vescovo di Cor*
dova, sono rigettale dai critici. Vi
è peii> un fi-ammento di una sua
kttera scrìtta a'sabeUiani» riferita
da 8. Atanasio, Ep. de decrei, ni-
cenae synoiìi Della lettera di s.
Felice I a Massimo, vescovo di A-
lessandria, colla quale confuta le
eresie contro la divinità di Gesù
Cristo, non si ha che un piccolo
frammento, lodato fra i testimoni
dei SS. PP. nell'azione prima del
concilio generale di Efeso. Le al-
tre tre lettere decretali, che han-
no il nome di s. Felice I, la pri-
ma a Paterno vescovo, la seconda
a' vescovi delle Gallie» la terza a
Benigno vescovo, sono tenute apo-
crife dai critici. Non sono neppure
ammesse le due lettere del Ponte-
fice s. Eutichiano, una diretta ai
vescovi della provincia Betica, l'al-
tra a' vescovi della Sicilia. Lo stesso
dicasi di quella di s. Cajo Papa
del a83, che vuobi scritta a Fé-
lice vescovo. Due lettere, che si
ascrivono a s. Marcellino, la pri-
ma a Salomone vescovo, la seconda
a' vescovi orientali, hanno la me-
desima critica delle precedenti. S.
Marcello I, che nel 3o4 gli suc-
cesse, scrisse una lettera a' vescovi
di Antiochia, ed un'altra a Mas-
senzio, le quali sono rifiutate dai
critici. Finalmente le tre lettere at*
tribuite a s. Eusebio, la prima a
tutti i vescovi della Francia, la se-
conda ai fedeli d'Alessandria e del-
l' Egitto, la terza a' vescovi della
Toscana, e Campagna, |qo& si ten-
gono per genuine dai aìtid. Le
decitali adunque de' primi Pon*
tefid romani «no al ppntlficato di
s. Silicio, sono riputate apocrife
dagli eruditi, cioè dai critici mo-
deini, sebbene sino alla metà cu*ca
del secolo XVII sieno state citate
DEC
dagli autori come genuine^ e come
veri monumenti de' primi tempi,
principalmente nel decreto di Giu-
liano. V. mons. Bortoli, InstiL Jur.
Canon., dove eruditamente trattò
questo punto, lo die fece dopo lui
anche il p. Zaccaria nel suo Jnfi-
fAronio, tom. I, dissert 3, cap. S,
pag. 283, e seg. della prima edi-
zione del 1767.
La prima decretale, che si am-
mette senza contttuto, e che dai
critid è stimata legittima, è quella
scritta dal sopraddetto Papa s. Si-
ricio, e diretta ad Imerio vescovo
di Tan-agona, colla quale si per-
mette a' monaci l'oi^ne presbite-
rale. F, Pietro Constant, Epist,
Rom. PP. t. I, ep. I, p. 624 >^
Sirie, S. Innocenzo I ne fece una
contro i bigami; s. Ormisda del
5 18, saisse una deoretale a' ve-
scovi di Spagna per V osservan-
za della disdplina ecdesiastica, ec.
ec
Oltre quanto si disse al volume
VII, p. 221 del Dizionario sulla
collezione dei canoni , e di alcune
epistole, e decretali de' Pontefici,
aggiungemmo altre nozioni. V. \\
Bercastei, «fiorui del Cristianesimo,
sugli errori delle false decretali di
Isidoro Mercatoi^, o Peccatore V(J.
XIII, p. 6. Questo Isidoro, di cai
s* ignora la patria, da alcuni cre^
duto s. Isidoro di Siviglia, pel so-
prannome di Peccatore che talvol-
ta s' imposero i vescovi, foi mò una
collezione di decretali Pontificie, e
si congettura, che l'abbia compila-
ta ndla Francia germanica, più o
meno drca l'ottavo secolo. La qual
compilazione si reputa foimata con
altre preesistenti collezioni di ca-
noni, e di epistole de' ix>maiù Pon-
tefici, cui queir autore altre ne ag-
giunse^ per lo che ve ne hanno al-
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DEC
eune comunemente riputate false
dagli eruditi. Dalie imputezioni da-
te ad Isidoro Mercatore dai nemici
della santa Sede lo difende il Ber*
gier, nel suo Diz. enciclopedico al-
la parola Decretali d^ Isidoro Mer»
calore, facendo l'apologia delle De*
cretaU a tale articolo. Questa col*
lezione- contiene le false decretali
di più di sessanta Pontefici, che il
Bortoli citato dice essere novanta-
sette, da 8. Clemente I a s. Siricio,
ed i canoni dei concilii celebrati
sino all'anno 683. L'arcivescoTo di
Magonza Ridolfo' portò questa col-
lezione dalla Spagna in Francia.
In seguito alti*e collezioni si fecero,
e sono quelle dei Canoni peniten»
ziali (f^edi), le collezioni di Aegi-
none, di Burcai^o di Vormazia, di
Anselmo da Lucca , d' Ivo Carno-
tense, al quale si attribuisce pure
quella chiamata Poìtnormia, ed al-
tre dell' antica giuiispmdenza. A
queste collezioni alti*e ne successero,
die costituirono il diritto canonico
più recente, cioè il decreto di Gra-
ziano, la collezione di Bernardo
Circa, di Gilberto Dismani, di Gio-
vanni Galense; le decretali d'In-
nocenzo III, di Onorio III, di Gre-
gorio IX ; la collezione di Bonifa-
zio Vili, che chiamasi il sesto li-
bro delle decretali; le Clementine
raccolte da Clemente Y, e le Estra-
vaganti di Giovanni XXII, così
dette perchè sono fuori del corpo
del gius i^nonico, che colle Cle-
mentine ^ crede chiuso. Quindi vi
sono le Estravaganti comuni^ che
comprendono le costituzioni di più
Pontefici,
Abbiamo il gius canonico novis-
simo, che è composto del settimo
libro delle decretali, delle bolle, dei
brevi , delle regole di cancellei-ia ,
del GoneiUo di Treqto^ e delie di-
D£G igi
chiarazioni e decreti delle sagre
congi-egazìom de' Cardinali , di die
si tratta ai rispettivi ai*ticoli. Il Di-
dich, nel suo Dizionàrio sacro li-
tuìgico, all'articolo Decreti della
sagra congregazione de* rid , nel
dire che i decreti, ossiano le di-
chiarazioni tutte delle sagre con-
gregazioni di Roma, che vengono
fette consulto SanctissimOy hanno
forza di legge, riporta gli autori,
che dò sostengono. 01ti*e a dò può
consultarsi il Bergier, ali' articolo
Decreti delle sagre congregazioni
di Roma. A voler parlare delle
principali collezioni delle deoretaii,
ci permetteremo i seguenti cenni.
F, Costituzioni.
Trasportata in Costantinopoli la
sede dell'impero, diviso questo in
orientale ed occidentale, si forma-
rono le tante monai*chie, che per
la maggior parte tuttora sussistono.
Pieni i popoli di venerazione per
la cristiana religione, non curate le
leggi romane, ubbidirono alle or-
dinazioni dd vescovi, e dei sommi
Pontefid. Tanta si fu la venerazio-
ne, che i prindpi, e le nazioni a-
vevano a' sagri canoni de' concilii,
ai decreti ed alle costituzioni pontifi-
cie {Fedi) ^ ai detti, ed alle sentenze
de' santi padri, che interamente le
adottarono, e come pi-oprie leggi
di buon grado le osservavano. Al-
l' insorgere di qualche di£&coltà si
ricorse al romano Pontefice, il qua-
le, a similitudine degli antichi im-
peratori, rescriveva, e tali deter-
minazioni si dissero Rescritti^ e De-
cretali Epistole f che ebbeix> forza
di legge. Verso l'anno ii47> ^^^
pontificato di Eugenio III, Grazia-
no di Chiusi, celebre monaco be-
nedettino di Bologna, pubblicò un'o-
pera, che gli acquistò fama immor-
tale, intitolala Concordia discor*
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iga D£G
dantium eanonum, la quale dipoi
▼ènne appeikta Decreto di Grazia^
no. Altri stabiliscono tal pubUica*
ùone airanno ii5i. In esso Gra-
ùano principalmente procurò non
solo di riferire i canoni, ma di con«
ciliare, e concordai^ i discordanti,
e quelli fra loro contrari. Sotto
tal nome vuoisi, che Eugenio III
non solo approvasse l'opera, ma
che ne oi*dinasse T insegnamento
nelle università, come si pratica al
presente, giacché prima Pio IV , e
poscia s. Pio V, deputarono uo-
mini dottissimi, acciò emendassero
il Decreto di Gnuianoj operazione,
che venne approvata da Gregorio
XIII, in un agli altri libri canonici.
Questa collezione si divide in tre
parti ; la prìma tratta delle persone^ e
contiene loi distinzioni; la seoon«
da parla dei giudici , ed è divisa
in 36 cause; la tei*za, che appar*
tiene alle cose, comprende un trat-
tato della consagrazione, diviso in
cinque distinzioni. Si forma il De-
creto di Graziano con lunghi estrat*
ti della sagra Saittura, dei cano-
ni apostolici, dai concili generali, e
pai*Uoolari, delle decretali de' som*
mi Pontefici, dalle opere dei santi
padri, e scrittoti ecclesiastici, dai
libri del diritto civile dei romani,
dai capitolari dei re francesi, dai
rescritti imperiali, e iBnalmente dal-
ristoria ecclesiastica, e dalle dispo-
sizioni pontificie. Questa importan-
tissima opera non va esente da er-
lx>ri, ed equivoci significati; laon-
de fu commentata da Dido Cuva-
ruvia , da Antonio Conti , e da
Antonio Agostini, chiamati corret-
tori romani del diritto di Grazia--
no, siccome a ciò deputati dai
menzionati Pontefici. Il commento
si pubblicò col titolo: Emendatio
Graziaiii, Inserì ancora Graziano
DEC
nel suo Decreto, de\ìe leggi civili,
delle rubriche, e molte sue opi-
nioni, per cui tra i dottori é con-
troversa l'autorità di queste» essen- .
do Graziano un uomo privalo, senza I
autorità di promulgar leggi. Che
il decreto di Graziano contenga
molti errori, il rilevò anche il dotto
vescovo Sarnelli nel tom. V delle
Leu. Eccl. lettera XXIK, Se i
detti di Graziano possano chiamarsi
canoni. Tuttavolta sull'autorità del- ,
la collezione di Graziano è a con- |
sul tarsi il p. Mamachi, che ne trat- |
ta eruditamente nella sua opera:
Degli acquisti delle mani morte
lib. a, par. 2, cap. 3, pag. 38.
Dopo Graziano la priaia colle-
zione delle dea'etali fu fòtta dal
preposto Bernardo Circa Papiense
sotto Alessandro III , e conteneva
le costituzioni emanate dai concili,
e dai padri, tralasciate da Grazia-
no. Altri dicono, che i corpi delle
decratali fossero formati dal detto
preposto di Pavia, indi vescovo di
Faenza» verso l'anno 1190. Altra
collezione né fu fatta da Giovanni
Gallese, o Vallese di Volterra, che
nella sua opera riunì le decretali
piecedentemente raccolte dall'ab-
bate Gilberto, e da Alano vescovo
di Auxerre. Altra venne compilata
da Bernardo, arcidiacono di Com-
postella, nei primi anni d'Innocenzo
III, la qual collezione ebbe corso
per alcun tempo sotto il titolo di
Romana compilaiio. Però tutte le
mentovate collezioni furono fatte
di privata autorità. Ma nel mede-
simo pontificato d' Innocenzo III
Pietro Beneventano, della nobile
famiglia Collevaccino , cappellano,
e notaro pontificio» formò un corpo
di lettere decretali. Questa opera,
nella quale il diligente collettore
raccolse in cinque libri le decretali
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DEC
à\ quel gran Papa sino all'anno
XII del suo glorioso pontificato,
con saé lettere Tenne indirizzata
all'università di Bologna, e. dal lo-
dato Antonio Agostini in praéfat
Collect, andq. decret. e da altri è
rìoonosduta per la prima collezione
fatta con pubblica autorità. Avvi
un'altra collezione eseguita sotto il
medesimo Innocenzo III, in cui si
raccolsero i canoni del concilio ge-
nerale lateranense IV> e le costi-
tuzioni di quel Papa. Abbiamo pu-
re la collezione diiamata Quinta
compilazione di Onorio JII, che
però non venne puU>licata. Laonde,
essendosi rinvenuta manoscritta; fu
da ultimo data alla luce da Inno-,
cenzo Cironio, cancelliere dell'acca-
demia di Tolosa, che la corredò di
dottissimi commenti.
Il Pontefice Gregorio IX, sper-
tissimo nella scienza del dirìtto ca-
nonico, incaricò s. Raimondo di.
Pennafort dell'Ordine de' predica-
tori^ suo confessore e cappellano,
di raccogliere i decreti dei Papi, e
de' concili dopo l'anno 1 1 5o ^ ove
finiva la compilazione di Graziano.
Il santo v'impiegò tre anni, e di-
vise la collezione in cinque libri.
Gregorio IX la pubblicò còl nome
di Decretaìi uA i234> ed ordinò
che fosse seguita in tutte le scuole,
e tribunali, vietando qualunque al-
tra raccolta, senza l'autorità della
santa Sede. Questa collezione, uno
de' più bei monumenti della legis-
lazione a'istiana, della quale i som-
nii Pontefici sono i soli ed unici
autori, è la paiate più compiuta di
tutto il corpo del diritto canonico, ed
è quella suUa quale ordinariamente
hanno lavorato tutti i commentatori
di esso. Tuttavolta i critici ossei*vano
intomo a questa sesta collezione di
Gregorio IX (in ciyd poi Nicolò IV
voi. Xllf*
DEC igJ
inserì la. ingoia di s. Francesco),
che essendo state tòlte alcune cose
ùtili dalle precedenti collezioni, ed
aggiuntevi delle dubbie, conveniva
ricorrere alle stesse precedenti col-
lezioni, a togliere qualunque dub-
biezza, ed oscurità. Perciò Bònifa-
do VIII determinossi ad ordinare
altra collezione delle decretali, che
chiamò Sesto libro delle decretali,
perchè i& seguito alle decretali di
Gregorio IX. Ne diede rincarico a
Guglidmo Mandagot, a Berenga-
rio Fredol, ed a Riccardo Petroni,
che poscia creò Cardinali, meno il
priino che venne o-eato da Cle-
mente V, ed in cinque Ubri pub-
blicò la collezione nel 1297,0 1298.
Questa celebre collezione special-
mente comprende le costituzioni, ed
ì decreti di Gregorio IX, d'Inno-
cenzo IV, di Alessandro IV, di
Urbano IV, di Gr^orio X, di
Nicolò III, e dello stesso Boni-
fiido Vili, il quale vietò pure
di ricevere altre decretali de' suoi
predecessori, che non fossero con-
tenute in ' questo sesto libro, di cui
mandò una copia, all' università di
Bologna. Si dice , che Bonifacio
Vili, nella formazione della raccol-
ta, fece scegliere da tutte le costi-
tuzioni quelle che sembrarono utili
per essere seguite nei giudizi, ed
insegnate eziandio nelle scuole, co-
me ne fece togliere, e cambiare
alcune, siccome profondo giurecon-
sulto. Tutto si legge nella bolla
posta in' principio di questa rino-
mata collezione, e diretta a Bolo-
gna, a Padova, a Parigi, e ad Or-
leans. Questo sesto libro venne pub-
blicato a' 3 marzo 1299, e talmen-
te riuscì gradito, che molte costi-
tuzioni in esso contenute, furono
nominatamente accettate nel con-
cilio tenuto a Melun nel i3oo.
i3
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)94 ^^^
In appresso Clemente V tooooke
le sue costitukioni, ed i cancmi del
ooncilìD generale di Vienna da lui
celebrato nel i3i i, la qual raoool*
ta dal suo nome chiamò Ckmeniina,
ed iosei^ nel libro settimo delie de*
cretali. Ma ncoome egli moti a' no
aprile del l3i4> il suo successore
Giovanni XXII la pubblicò nel
i3i7y col nome di Cle/neniina, che
contiene cento e sei costituzioni, ec«
Inoltre questo Papa ne prescrisse Tos-
servanza in forza di legge, con una
bolla indirizzata» ncm già airuni«
Tersità di Bologna^ come falsamente
yenne asserito, ma sì airuniveraità
di ÀTignone, ove Clemente. V avea
stabilita |a residenza Pontificia , e
come si vede dall^ originale di detta
bolla. Nel suo pontificato Giovanni
XXII pubblicò pure le Estrava*
gantì\ e le Comuni decretali eoa
chiamate perchè, come si accennò,
sono fuori delle altre compilazioni,
e comuni al medesimo Giovanni
XXII» e ad altri Pontefici^ ma han*
no la medesima autorità di legge
come le altre decretali. Laonde i
libri, che presentemente compone
gono il diritto canonico, e che si
usano nel foro, e^ spiegano nelle
scuole, sono il Decreto Ju Grazia-»
noy le Decretali^ il Sesio di fioni«
fiicio Vili, le Clementine^ le Estra*
vaganti^ e le Comuni. Questi libri
sono abbondantemente corredati di
commentari, ossìano Glosse, le quali
hanno anche queste una qualche
autorità riguardo alla spiegazione
ed interpretazione delle leggi. De^
cretalista chiamasi il professoi-e in-
caricato in una scuola di diritto,
della cura di spiegare il decreto di
Graziano, come ctiiamasi canonista
chiunque sia versato nella scienza
dei canoni. Il Macri appella deere*-
tista, il dottore in sagrì canoni.
DED
DECRETO DI GRAZIANO. /^
DBCBBtAU.
DECURIONE (DecttHo). Offi-
ciale, che comandava a died uo-
mini. Eranvi decurioni à presso gli
ebrei, che presso J romani. Mosè
stabilì dei capi di mille, di cento,
di.dnquanta, e di diec» uomini^ Si
chiamarono egualmente decurioni,
i senatori delle città municipali, e
delle colonie. S. Marco chiamò Giu-
seppe d'Ari roatea nobile decurione»
ehe nel testo è nominato colle qua-
lifiche di ricco consigliere, o ricco
senatore. Fra i ri^ttabili magn
strati delle città romane, .l'ardine
de' decurioni venne appellato come
lo stesso senato di Roma, oriio san-
ctissimuSj et splendidis&imus. Ai
tempi dell' impero romano solevano
le Città (Vedi), avere i loro cura- |
tori. Questi o si eleggevano dai
decurioni, o si davano dal prìncipe
.1 curatori vigilavano ai beni del
pubUico, ne procuravano il rego- I
lare impiego, come ne soddisfoce*
vano i debiti. F, Bahobuesi. Il Ne*
rini, de tempio et caenobio ss. Bo*
nif,^ et AUàc. pag. 4<>> parla dei |
decurioni istituiti in Roma nel me-
dio evo s « ex plebe vero decurione!^
» qui in consiiiisi et deliberationì-
M bus senatus vices- gerereot , ut
» prae aliis kgere est apud Fla-
n vium Blondum^ histor. lib. a, de«
n cade 3. Postmodum vero decu-
» rionum loco restituti sunt tribù*
** ni plebis, qui cnm Urbis prae*
M focto, et consulibus medio aevo
« Urbem rexisse fernntur apud Si^
» gonium, ad annum Domini- 938 ".
DEDICAZIONE. Coiisagrarione
di un tempio, di un altare, di un
luogo ee., e più oomunemente ce*
rimonia sagra colla quale si dedi*
ca, e consagra un tempio àn onore
di Dio. l pagani ebbei*o le dedica^
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DEC
zìooi d6i Iprp templi^ come gli
ebrei, ed i mstianì. Salomone fece
solennemente la dedicazione dello
splendidissimo tempio da lui eretto,
e gli ebrei ne celebravano Tanni-
versano ogni anno per otto interi
giorni. Anche i cristiani celebra-
no in tutti gli anni la lèsta della
dedicazione delle loro diiese, nel
giorno anniversario della loro con-
sagrazione.' Eusebio & derivare l'o-
rìgine della dedicazione delle diie-
se dal IV secolo sotto l'impero di
Costantino il grande, in cui per
maggior pompa religiosa, e maestà
£Kx:le$iastica, si riuniva a celebrar-
la un gran numero di vescovi. U
Bernini/ nella Storia delle eresie p.
173, parlando di s. Felice IV ro-
mano Pontefice, il quale fionnd pri-
mi anni del sesto secolo, dice che
ordinò, che la messa non si celebras-
se se non in luoghi sagrì; se pure
per urgente causa non si dovesse
fare diversamente, e che per otto
giórni) dedicado colatur eceteiùZ'
rum. V^ gli articoli AmrtvzBSABio,
CoHSAGJRAZfOHB, « Ghibsa, prìndpat-
niente al § VI in cui trattasi del*
ì[ anniversario y e dedicazione del*
le chiese^ F, il Bergier Diziona^
rio enciclopedico^ alk parola JDe-
dicazione.
I fedeli, ad esempio degli stesa
gentili, celebravano solennemente, e
<»n particolari cerimonie la dedi-
cazione dei sagri templi, e soleva-
no fkre anche dei conviti detti aga-
pe. Solennissìraa fu la dedicazione
della chiesa di Gerusalemme edifi-
cata da Costantino, come narra il
Rinaldi all'anno 335 num. 4^ ^
4^2. Sì solevano fare le dedicazioni .in
tempo deUa celebrauone di concìli,
e di sinodi per accrescere maestà
alle medesime, decorata dalla pre-
senza dei padri conciUaFÌ. Abtica-
DEF ìg?
mente non si facevano dai vescovi
dedicazioni di chiese, senza licenza
del Papa. Anche molto solenne fu
la dedicazione della chiesa di Mon-^
te Cassino {Vedi), All'anno 85a
tium. I. il Rinaldi riporta la dedi-
cazione della Città Leonina (Vedi)
di Roma, &tta dal Pontefice s. Leo-
ne IV.
DEFINITORE {Definiior), Grado
di alcuni Ordini religiosi, cioè l'as-
sessore, ovvero il consigliere del
superiore maggiore. Però in alcuni
Ordini regolari , i definitori non
sono ammessi che durante la con-
gregazione del capitolo generale, ò
provinciale, ed altri durante tutto
l'intervallo da un Capitolo (Vedi)
all'altro. Definitorio, defìnitoriunt, si
chiama il luogo in cui convengono
i definitori, come anche l'assemblea
stessa dei definitori.
DEFONTI. Morti, così chiama-
ti, per aver terminato di vivere.
htìL santa Chiesa, madre pietosa, si-
no dal suo principio, con particolari
orazioni ha sempre fatto memoria
dei fedeli defonti. Né contenta del-
le quotidiane preghiere della me^
sa, di quelle delle ore canoiiiche,
in cui sempre nel termine si ùl
menzione di loro, in ciascun prin- ^
cipio del mese recita l'offizio^ e la
messa pei defonti, secondo l'anti-
chissimo pio costume rammentato
da Alenino, de div. ^ Nella chie-
sa di Lione tutte le ore canoniche
si terminano oA De profundis,
(Fedi)y e colla colletta pei morti.
Nella metropolitana di Praga in
Boenòia, oltre la messa conventuale^
si canta quotidianamente, anche nei
giorni più solenni, un'altra messa
pei morti. Inoltre la Chiesa fii par-
ticolare memoria dei defonti nella
iena seconda, forse perchè in tal
giorno fosse creato il cielo, dove
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igfi DEF
preghiaiiio ftcno traiferite le ani-
me del porgatorìo, oTvero perdiè
avendo oddbrata la domenica dedi-
cala alla rìsorrenone dd Signore,
n ricorda nel giorno tegnente del-
le porere anime tormentate dal
fuoco. Ma delTanticliità delle pre-
ghiere della Chiesa, e de'fedeli, pei
cristiani defonti, si tratta all'artico-
lo Comniemorazùme defeddi de*
find (Fedi).
Suole andie la Chiesa frr me-
moria del defooto, nel terzo gior-
no dopo la sua deposizione in ono-
re della medesima risurrezione di
Gesii Cristo, aTvenula dopo il ter-
zo giorno, di'era stato sepolto. Tan-
to fra gli altri osserrò s. Isidoro
ejHsL 1 14* Di più anche nel settimo,
come simbolo deiretemo riposo: ma
s. Agostino non appro.va la memo-
ria del nono giorno, che per altro si
fii pei Romani Pontefici nelle ese-
quie novendiali. Finalmente si fii
nel trigesimo, perché la morte di
Aronne fu pianta dal popolo per
trenta giorni, e s. Gregorio I fece
pregare per l'anima del monaco
Giusto, per trenta giorni continui
mediante il sagrìfizio della messa. I
greci sogliono celebrare la memo-
ria dei defonti, nel terzo, nono, e
quarantesimo giorno della deposi-
zione dei medesimi, mentra Tanni-
Tersario venne praticato sì dalla chie-
sa greca, che dalla latina. Si deve
avvertire, che ne' giorni festivi di
precetto, essendo presente il corpo
del defonto, si potrà celebrare una
sóla. messa de' morti, conforme al
decreto de'sagrì riti de'23 maggio
i6o3. Il rituale, riformato da Pao-
lo V, proibisce l'esequie, e il por«
tare pubblicamente i cadaveri {Fe-
di) nel giorno di Pasqua. La pra-
tica della basilica vaticana è di
cdebiare gli anniver^rì, ne'giorni
DEF
in coi cadono, sdibene m officio
doppio, puidiè non oada in do-
menica, o in altra festa di precet-
to. Si ecoettnano le ottave, che esclu-
dono il doppia La medesima regola
si deve osservare nei giorni, terzo
settimo, e trigesimo. ìiorendo al-
cuno lontano^ subito die se ne a*
vrà la notizia, si potrà dire la mes-
sa in <& obitus, ma oolforazione
del teneo giorno, lasciando la paro-
la tertium. I riti appartenenti a'de-
fonti, e le cerimonie della messa,
sono sparse in diversi articoli del
Dizionario.
Celebrando il vescovo pontifical-
mente la messa de' morti, non si
deve mettere sull'altare il terzo can-
delliere in mezzo, come si pratica
negli altri pontificali. Così decretò
la congr^azione de'riti a' 19 mag-
gio 1607. L'offizio de'defenti viene
detto Agenda da Valfiìdo; ed
Exeqtdae da s. Agostina Si spar-
ge l'acqua benedetta ai cadave-
ri, e tumuli, e catafaldii funebri,
e si santificano con incenso |>rìma
benedetto dal sacerdote, per testi-
ficare con queste ceiimonie, che quei
corpi corrotti devono risorgere. E
degna di osservazione la cerimonia
praticata nei primi secoli dai cri-
stiani i quali ponevano sotto il ca- ,
pò del morto allorché lo seppelliva- |
no, alcune foglie verdi per deno-
tare la certa speranza della futura '
risurrezione , adoperando perciò \
l'edera, e l'alloro, siccome ' foglie
che si mantengono sempre veixleg-
gianti. Il Berlendi, deUe oblazioni
a pag. 56, dice quali fossero anti- |
camente i casi, per cui i defonti era-
no esclusi dai suffragi.
L'antica Roma, quantunque ido-
latra, fu premurosissima di racco-
gliere le ceneri, e le ossa de' defon-
ti, che lavate con latte, o vino
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DEF
; viBchiudéva in un'umìi di tercft,
^ riguardando come religioso il luo-
{ go dove venis8eì*o seppelliti i ' tra-
t passati* Il Guasco diffusamente trat-
( ta di ciò ne' rUi fwiebri di Boma
r pagana, ove tra le alti*e cose os-
serva, che i romani ponevano un
cipresso, o un ramo di esso avanti
{ la casa del defbnto, per denotare,
I che siccome questo albero dopo che
I è reciso piìl non rigermoglia, così la
vita nostra una volta perduta più non
, si nacquista in questa terra. A pag.
■i35 e seg. riporta molte erudi^ioni
perché si ofGerissero ai morti le
fave sui loro sepolcri dai romani ,
, che il fecero seguendo rasempìo dei
greci. La Chiesa nega soltanto la
[ pompa funebre e la sepoltura a
queiÙ non rigenerati dalla grazia
, del battesimo, agli eretici, ed agli
soomunici|ti -vitandi. E tumulati
die questi sieno, o per incuria, o
per dispresÈzo delle sue leggi, ne
prescrive Timmediàto disotterramen-
to. Sull'cmorevole sepoltura, che a
tutti incombe di dare ai morti, e
su altre cose riguardanti ì defon-
ti, da ultimo nel i84i il eh. sa-
cerdote Giovanni Belli patrizio di
Anagoi, pubblicò in Roma un eru-
dito opuscolo, intitolato: Le glorio^
se, e fortunate epoche delle spoglie
dei defonii.
Tale operetta, ricca di note in»
teressanti, non manca di destare, e
di accendere il desiderio di legger-
la tutta. Dappoiché il benemerito
autore, dopo avere attamente in-
veito contro grindegni oltraggiatori
delle spoglie de'defpnti^ riporta mol-
te leggi, riti, e costumanze, non
che la premura e la diligenza dei
popoli nel seppellire i trapassati,
maa tralasciando in pari tempo di
rammentare /Specialmente la cura
degli antichi romanL Quindi dà un
DEF 197
rapido oeAtto delle péne $ànzionate
dai legislatori contro i trasgressori
del rispetto dovuto aiUa memoria
de' defonti. Finalmente » dopo la
oonfutazione di alcune obbiezioni,
tebe si riscontrano in vari generi di
ìDose, opportunamente inserite, ram-
menta per ultimo, con patetico
sermone, il fetto egregio di Resfii
nelle sagre pagine noordato, nel li-
bro II. Aie* Re al capo ai.
Si deve finalmente notare, come
appresso Tertulliano, che il noiìie
di defonto spesso denota colui, il
quale ha dato principio a qualche
operazione, perché ragionando del-
la parabola del Vangelo, di oolui
che ha incominciata la fabbrica
della torre, e per mancanza del
denaro non lia potuto pei*fezionarla,
dice così : Qui prius sumptus operis
cum viribìAs suis supputat, ne ubi
coeperit defimctus^ postea erubescai.
De Jdol. cap. 12. Presso il mede-
simo scrittore inoltre si legge que-
sto vocabolo in senso sostantiva);
Quo congressui^ et suspectui et da-
Junctui ingratis suhjaceret^ lib. ad-
-vers. Valent. F, Dìclich, Diz, sacro
Ulurgico, all'articolo DEfvtm pei
diversi riti, commemorazione, uffi-
zio e messe. E siccome nel parlare
e nello scrivere si tratta sempre
con rispetto de'defonti, su questo
proposito il Parisi^ Istruz* per la
segretaria t. Ili p. 118, racconta
che Yalentiniano imperatore nomi-
nando Fabiano Papa, vi aggiunse,
di venerabile ricordazione, di beata
memoria. Parlando de'Pontefìci de-
fonti, si dice di santa memoria;
degl'imperatori, la gloriosissima me-
moria j dei Cardinali, la chiara
memoria ; dei duchi ed altri signori,
di gloriosa, o di felice ricordanza^
e volgarmente, la buona memoria^
b benedetta memoria^ la benedetta
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rgS DEG
anima di Tino, di Cajo, deibn-
ti, e&
Air articolo Diitici (Fedi) n
parla de' morti ivi registrati, come
pare della commemorasnone, e deK
le preghiere die bcevansi per essi
nella messa, de' libri, e registri, dei
morti chiamati I^ecrohgi o Obi*
tuarìy con altre analoghe notizie,
come di quelli, ch'erano esclusi da
tali sagri registri.
DEGRADAZIONE {Degrada^
Ab). Il Macri dice, che il degradare
è una sorte di pena data dalla
Chiesa ai suoi ministri, quando per
enormi delitti vengono deposti dal
loro grado. Non è della specie del-
le censure, perché non si può as*
solvere, né vi é luogo di pentimen*
to, che però fu chiamata da Na-
Tarro: vincìdum indissolubile. Spes-
so si fa menzione di questa pena
nei concili e sagrì canoni. Il Ri-
naldi all' anno 57 num. 2 a nel
parlare della sospensione, della de-
posizione, e della degradazione,
chiama questa exauctoractio, ripor-
tandone i primi esempli. La de-
gradazione pertanto é una pena,
per la quale un chierico viene pri«
vato per sempre di ogni uffizio,
benefizio, e privilegio clericale. Si
distinguono due specie di degrada-
zione; la verbale e attuale, reale
o solenne. La degradazione verba-
le é la stessa cosa delia deposizio-
ne, ma la degradazione reale ag*
giunge alla deposizione diverse ce-
rimonie infamanti, che si possono
tedere nel libro sesto delle decre-
tali e. li de poeniSf e nel Pontifi"
cale Romano. Ia deposizione si può
fere dal vicario del vescovo, e la
degradazione soltanto dal vescovo^
Aiiticamente il vescovo degradava
un prate in presenza di altri cin-
que vescovi, e di due, se il degras
DEI
dato era diacono. Talvolta i ro*
mani Pontefici dispensarono per
giuste cause dalle cerimonie della
degradazione, o soonsagrazione, e
vi supplirono con autcnrità aposto-
lica, a mezzo di un decreto for-
malmente partecipato al dehnquen»
te diierico degradator.
La degradazione e la depo*
sizione diffisrisoono essenzialmente
dalla sospensione, in quanto che
esse privano assolutamente, e per
sempre il colpevole de' «uoi uffi-
zi, benefizi^ e privilegi; mentile
la sospensione non fii che interdir*
gii per un tempo l'uso di qudle
cose. Un eoclesiastioo degradato, o
deposto, non é esente dal Toto di
castità, né da quello della redta
dei breviario. F. DnHJSisioirB , e
Obbihi sagbi. Del modo come si
debba premettei*e la degradazione
alla esecuzióne delle sentenze capi«
tali a forma de' sagri canoni, si può
vedei^ il voi. V, p. 3o6, della
Raccolta delle leggi dello stato Pon*
t^do. Oltre a ciò, si possono con*
sultare Du Gange alla voce Degras
datio; Jo, Gotif. Krause d^fure de*
gradalionis canonicae^ ty'usqae usu,
Lipsiae 1727; Ern. Frid, Sdut>e*
terii, dissertatio de degradatione ^
Jenae 1672; Job. d'Avezan, de
depositione j degradatione ^ et sus*
penatone. £zt. in ejusdem lib. De
censur, Eccles. quem Meermannas
inseruit t. IV Ilies^ Juris, num.
4; e Georgio ad Stinivii DisserL
de degradatione^ et suspensione.
Ext. in CoUect. disputa gus crimin.
n. i4*
DEICOLO (s.) nato in Irlanda
passò in Francia in compagnia di
8. Colombano' suo maesti^o, e con
lui visse non pochi anni nelk au-
sterità della pia rigida penitenza.
<2osti*etto Sv, Colombano ad àbbau<
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DEI
donare la Francia nell'anno 6 io,
il dUoepolo si ritirò a Luthre, og-
gkfi Lure, nella Franca Contea, e
quin Clotario li avendo fondato
un monistero per assecondare, le
premure di Deioolo, Deioolo stesso
ne iìi primo abbate. Egli, e per la
santità del costume, e per la ope-*
razione dei miracoli, venne in al-<
lissima stima appresso ciascuno^ e
(a onorato della pi^otesione dei
principi. Oppresso il nostro santo
dalla i|iolttpli(»tà delle cure nelgo*
verno del suo monistero, e bene
innanzi cogli cuini, desiderò di tor«
si dall' ufficio di abbate, eleggendo
s. Colombano in sua vece, e fìittasi
costruire una appartata cellette, in
vicinanza ad una cappella intitola*
ta alla ss. Tnnitàj ivi aspettò nel-
la contemplazione e nella pregbieia
r estremo giorno della sua vita, che
fu il i8 gennaio dell'anno 625.
Il suo iiome è ricordato in mol-
ti martirologi in giunti^ al ro«
mano.
DEISTI. Appellazione di tutti
coloro, che ammettono la esistensa
di un essere supremo principio de-
gli altri, ma che non riconoscono
altra cosa in fatto di religione, se
non àò cbe la sola ragione insegna,
e può da sé discoprire. Vi sono
due sorte di Deisti : gli uni sosten-
gono, che Dio solo è immortale, e
che le creature tutte saranno an-
nichilate, quindi ohe anche l'ani-
ma umana deve finii*e, e ch'^ una
favda l'idea della vita avvenire.
Dietro di questo prìncipio distrug-
gono ogni dovere della creatura
ragionevole verso il Creatore, e di-
cono chimera la distinzione del vi-
zio e della viitù. Gli altri poi, in
qualche cosa pìU ragionevoli, con-
fessano il debito di onorare Iddio,
sebbene non istabiliscano in qual
DEL 199
maniera; 1' obbligo di vivere secon^
do la retta ragione, e la esistenza
della vita awaiira, quantunque ne-
ghino la eternità del supplizio p^
reprobi. Questi stolti, che appellano
crudeltà il credere che Iddio voglia
punire eternamente il peccato, non
riflettono che anche secondo la stes-
sa regione, essendo la colpa una
offesa <a a un Dio infinito, si
merita un castigo infinito. Questo
poi non polcindosi sostenere tale
nella sua intensità, attesoché la crea-
tura è finita^ deve essere sostenuto
infinito nella estensione della dui*a-»
ta, cosa di cui la creatura è capace,
e proverà, quando non assoggetti
l'intelletto ai lumi della rÌYelazione
soprannaturale, e la volontà alla
voce del suo Creatore, e di chi
parla a suo nome,
DELGI Uberto, CanBnale. 0-
berte Delci nacque in Siena da no«
bile e ricca famiglia. Fu ct^ato
diacono Cardinale di s. Eustachio
dal Papa Urbano IV, l'anno ia6i.
Assistè ai sagri comizi per le ele-
zioni di Clemente IV, Gi^oiia
X, e Innocenzo V, nel cui pon-
tificato cessò di vivere, cioè nel
1376.
DELCI ScinoiTB, Cardinale. Sci-
pione de' conti Deki, detti andò
Pannochieschi, patrizio senese, da
Urbano VIII fu creato governato-
re di Spoleto, di Ancona, e di
Fermo, e nel i63i» venne pro-
mosso al vescovato di Pienza, dai
quale sei ^noi dopo fu trasferito
air arcivescovato di Pisa. Quindi
Innocenzo X lo elesse nunzio pres-
so il veneto senato, e poscia col
medesimo carattere lo mandò pres-
so la corte di Vienna. Occupatosi
per ventìdue anni in qud ministe-
ro, Alessandro VII, mentre il Del-
ci era segretario de' vescovi e re*
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aoo DE L
golari, a* 39 aprile i658, Io deoo*
rò della sagra porpora col titolo-
di 8. Sabina, e lo costituì legato
prìma di Urbino, e poi della Ro»
magna. In seguito fece rinunzia
della sua chiesa, che avea gover-
nata per alcuni anni con un zelo
corri^ndente alle sue eminenti
virtù , e morì nell* anno 1670.
Il suo sepolcro esiste nella diiesa
di 8. Sabina, dove si legge un'iscrì-
«ione, che serberà alla memoria da
posteri qual fiMse il candor dei co*
«turni, e la illibatezza dell' animo
di questo Cardinale. Nel conclave
di Clemente IX Cu prossimo ad
essere esaltato al pontificato, ma
ciò non successe attesa l'esclusiva,
che pronunziò aontA*o di lui la
Fi»ncia..
DELCI Ranibro, Cardinaie. Ra-
niero Deld, della illustre famiglia
danese, de' mai'chesi di Montidano
/conti d' £ld , nacque a Firenze.
Ebbe la istituzione in gioventù sotto
Ja condotta di ^uo zio Francesco
Deld, ardvescovo di Pisa, ed avuta
la laurea dottorale nell'una e nell'al-
tra legge, si trasfen a Roma, dove
si eserdtò per qualche tempo nella
avvocatura. Ma Innocenzo XII, con-
43epita di lui altissima stima, nel
1700, Io ammise al novero dei
prelati. Un anno dopo. Clemente
XI lo spedì vice-legato della Ro-
magna; posda lo elesse ponente
nella congregazione della consulta,
fi quindi governatore di Fano e di
Loreto. Nel 171 1, gli fu affidata
la inquisizione di Malta, che sosten-
ne con impegno non minore allo
^lo ed all4 destrezza, che avea
sempre spiegato negli impieghi a lui
affidati. In seguito venne ammesso
ti*a i chierici di camera, e. nel 1719
destinato vice-legato di Avignone,
«iella qual città si adopej^ò con e-
DEL
semplare carità al soccorso d^li
appestati. Clemente XII lo creò ar-
dvescovo di Rodi, e gli diede la
nunziatura di Francia. Richiamato
a Roma, nel 1737, a' 20 dicem-
bre, fu promosso air ardvescovato
di Ferrara, e alla dignità di Cardi-
nale col titolo di s« Sabina. Que-
sta dignità però fu pubblieata a'aS
giugno 17 38, colle congregazioni dd
vescovi e regolari, della immunità,
della consulta, ed altre. Nel mini-
stero di pastore fu sua prima cura
l'educazione de' giovani eoclesiasti-
d, la dottrina de' sacerdoti, il buon
ordine della disciplina. Era poi tut-
to occupato nella riforma del costu-
me, e nel togliere quegli abusi che
coirandare del tempo si sogliono alle
Tolte introdurre nel pc^lo, ad on-
ta delle vigili prestazioni de' pre-
lati. Rinunziata però quella chiesa
nelle mani di Benedetto XIV, ri-
cevette la Inazióne della provinda.
Feri-ara a lui dovette la erezione
delle cattedre di teologia e anato-
mia nella sua università, così pure
la istituzione delle scuole pie a fii-
vore de' poveri fanciulli, per le qua-
li lasciò aache un assono. Com-
piuto queir uffizio, venne eletto pre-
fetto della congnegazione della im-
munità; pósda avendo rinunziato
l'ardveseovatoì prese possesso del
vescovato di Sabina,- ed in seguito
passò a quelb di Porto. Fece rì-
febbricare la collegiata di Castel-
nuovo, alla quale contribuì molto
del proprio, e fece assq;nare per lo
spazio di venti anni una rendita
sopra il suo vescovato. Nel 1756
poi, colla dignità di decano del sa-
gro Collegio, sotto Gemente X|lf,
fu assunto alla sede di Ostia e
Yelletii. Quanto ivi fosse caro ai
suoi, e quali meriti procaodati si a-
Tesse , lo attesta la iscridon/e, .che
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DEL
gli TÌeiine tDoalzata nel palaszo deU
la Bagìone. Nonagenario movi in
Roma, Tanno 1761, e fii sepolto
nella chiesa di s. Sabina*,
DELCI Fbangesgo» Cardinak.
Francesco Delcì, nobile sanese, nac-
que a' 6 ottobre 1707 nella città
di Siena. Applicato agli studi, tì
riuscì con lòde» ed abbracciato lo
stato ecclesiastico, si pose quindi
in prelatura, ove percorse varie ca«
ricfae onorevoli, sinché meritò di
essere promosso alla cospicua cari»
ca di uditore generale della reve-
renda camera apostolica. Clemente
XIV, kiella duodecima ed ultima
sua promozione cardinalizia, nel
concistoro de' a6 aprile 1778, lo
creò Cardinale dell'ordine de'diap
coni. Poscia gli oonfen per dìacoF
nia la chiesa di s. Angelo in Pe-
scheria, e lo annoverò alle congre-
gazioni cardinalizie delle indulgenr
ze e sagre relìquie, delT immunità,
della cerimoniale, e della sagia
consulta. Alla morte di Clemente
XIV intervenne al conclave in cm
fju eletto Pontefice Pio VI, il qua-
le lo ammise tra i Cardinali della
congregazione de' vescovi e regolari.
Fa protettore della città di Mate-
lica, del monistero delle Filippine
di Boma, dellsi diiesa e nazione
sanese, e dell'università de'fornari
italiani. Compianto per le sue qua-
lità, morì in Roma a' 4 aprile 1787,
indi gli fiirono celebrate le esequie
nella chiesa di s. Marcello, e dipoi
venne il suo cadavere trasportato
nella chiesa di s. Sabina sui mon-
te Aventino, dove fu tumulato nel<-
la tomba gentilizia* esistente neii-
}a cappella di sua pobile Simi-
glia.
DELCOS, seu DEBCON, o
DELCON. Città episcopale della
Xurcl)LÌ^ Usi^tipa^ peli» BpoWMa^
DEL 201
posta sopra un lago formato dal
fiume dello stesso nome, a quattro
leghe circa dal mare Nero. Questa
sede episcopale della provincia di
Europa, nell'esarcato di Tracia, in
Urbanta regione, di cui si & men»
zìone ne' libri de'concilii, fu eret*
ta nel secolo nono sotto la metro-
poli di Eraclea. Ai presente è un
vescovato in partìbuB, die conferisce
la santa Sede, anche sottoposto ad
Eraclea, arcivescovato in parti'^
bus. Gli ultimi due vescovi sono
monsignor Michele Mdzewski de«
fonte, e monsignor Giovanni Cy-
winski della diocesi di Vilna, fatto
vescovo di Delcos dal regnante
Gregorio XVI, nel concistoro dei
1 7 dicembre 1 840, ed insieme suf-
fraganeo del vescovo di Vilna, de-
putato ad esercitare i pontificali nel
palatinato di Troju.
DEIJSGATO (Delegatus). É
una persona alla quale è stato
commesso il giudizio di una causa,
ovvei*o la esecuzione di un giudi-
zio già pronunziato. Si distinguono,
due sorte di giurisdizioni: rordi-
naina, e la delegata. Questa è data,
dicòno i canonisti, dall' uomo, o dal
diritto; ah homine, velajure. Ah
homne trihuitur per UUeras delega^
torias, a jure vero per ìegen$, I
delegati dall' uoomi, vale a dire, per
lettere commissarie, si possono dif
videre in due sorta; i delegati nel-
la giurisdizione volontaria, ed i de-
legati nella giurisdizione contenziosa.
I vicari de' vescovi sono delega-
ti nella giurisdizione volontaria.
GU uffiziali de' vescovi, i giudici
commessi dal Papa per informare
o per giudicare, sono delegati nella
giurisdizione contenziosa. Bispetto
ai delegati di diritto, a fare, sono
quelli a' quali i canoni hanno dato,
qualdie potere, come i delegati
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2o^ DEL
della santa Sede, ed il concilio di
Ti'ento ne fornisce diversi esempli.
Sili delegati, che il Papa nomina
per giudicare le cause, delie qua«
li é stato interposto l'appello alla
«Sede iq^tolica, si vegga l'articolo
CoMMissioNB o G)MMissiQai. Talvol-
ta i sommi Pontefici spedirono
presso qualche sovrana o repubbli-
ca un prelato per nunzio, col titolo
di delegato apostolico^ ed il regnan*
le Gregorio XVI spedì alla repub-
)>lica della nuova Granata nell' Ame-
rica meridionale, monsignor Gae»
tano Galuffi di Ancona vescovo di
Bagnorea, e al presente ardvesco-
vo di Camerino, colla fticolla^ a ti-
tolo d'intemuntio e delegato apo-
stolico. Il novero de' delegati apo-
stolici della santa Sede stabiliti in
ogni parte del mondo, sotto la di-
rezione della Si^ra contrazione
di Propaganda fide (l^edi)^ si ri-
porta a tale articolo ; e c[i4ello drì
prelati delegati apostolici destinati
dal Papa al governo di quindici
praviiicie de' dominii pontificii, che
si chiamano Delegazioni apostoli"
che {Fedi), si legge in questo ar^
ticolo. E quando Pio VII ritorna
gloriosamente ne' suoi stati, inviò
prima in Roma colla qualifica di
delegato apostolico, monsignor Ago*
«tino Rivarola, per ripristinarvi il
governo pontificio, per cui agli t i
maggio 18 1 4 cenò il provvisorio
del re di Napoli Gioacdiino Ma-
rat
DELEGAZIONI e Lbgaziqki a-
rOSTOIICHE DELLO STATO PONTiFICIO.
La sovranità de' romani Pontefici,
nei dominii temporali della santa
Sede, nel declinare del secolo de*
corso, e sotto il pontificato di Pio
"VI, consisteva in tredici fertili pro-
vincie, situate sulla parte pih fe*
conda, più amena e più nobile
DEL
dell'Italia, oltre la atta dì Avi-
gnone, ed il contado Yenaissino in
Provenza,- e la citt% e territorio di
Benevento nel regno di Napoli. Le
tredici pr9VÌnGÌa d'Italia si calcola
che abbiano più di trecento ncii-
glia di lunghezza, e paù di cento
miglia di larghezza, estendendosi
da un mare all' altro, cioè 4^1 por-
to di Civitavecchia sul mare Medi-
terraneo, a quello di Ancona suU
Y Adriatico ; e dalle bocdie de| fiu<^
me Po ai seni di Terracina e Net-
tuno o sia Anzo. f^ Sov^mTA*
m'aoMANi PoNTBrici.
La prima provincia era la cam-^ 1
pagna di Roma, che comprendeva
l'alma capitale dello stalo pontifì- ,
ciò e del cristianesimo, e le città !
4i Ostia, di Yelletri, il cui go*
vernatore perpetuo era il Cardinal !
decano del sagro Coll^io, di Al-^
bano, di Frascati, di Tivoli, di A^
nagni, di Veroli, di Terracina, di
Prosinone ove risiedeva il prelato
governatore della provincia chia-
mata di Marittima e Campagnay
€ diverse altre città, terre, e ca-
stelli, alcuni de' quali spettanti a
diversi signori con titoli feudali di
principati, ducati, mardiesati, e
contee, olti*e i feudi del senato e
popolo romano. La seconda era
detta Patrimonio di s. Pietro^ con
residenza del prelato governatore
in Viterbo. Oltre questa dttà, era-
no comprese: Civitavecchia con por-
to di mare ove il Papa teneva le
galere, Cometo, Poito, Nepi, Sutri,
Civita Castellana, Orte, e Monte'fia-
scone. La terza era l' Umbria, ossia
ducato di Spoleto, la qual città
n' era la capitale, e residenza d'un
prelato governatore. Aveva poi Ter-
ni, Nami, Rieti, Todi, Amelia, Be- |
vagna^ Assisi, Foligno, Spello, No-
cera, e Camerino. La ^piarta òem-
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DEL
[ prendeva il ducato di Castro, e la
contea dì Ronciglione, coi castello
di Capi*arola. La quinta era quella
di On^ieto, essendo questa città là
capitale, con residenza d'un pre-
lato gOTematòi*e; appaitenendo alla
provincia Bolsena, Acquapendente,
e Bagnorea. La sesta provìncia era
di Sabina, paese fertilissimo, con
città e luoghi baronali, con prelato
per governatore. La settima consi<<
steva nella contea di Perugia, la
qua} città n'era capitale, e insieme
residenza del prelato governatore^
L'ottava era di Ciuà dì Castello
sul Tevere con prelato governato-
re. La nona componevasi della
Mixrea di Awsona con pillati go-
vernatori, ove, oltre Ancona città
e porto di mare, noveravansi Loi*e«
to, Recanatì, Fermo, Ascoli, Ma-
cerata, Tolentino, Sanseverino, Cin-
goli, Fabriano, Jesi, Osimo, e Mon-
talto. La decima costituì vasi del
dueeUo di Urbino^ ed oltre Urbino,
con residenza di prelato presidente,
e di altrow prelato vice-presidente,
aveva Cagli, Sinigaglia, Fano, Pe-
saro, Fossombrone, San Leo, Ca-
stel Durante, Urbania, e %* Angelo
in Vado. L' undecima compi^endeva
la Romagna, con Ravenna, ove ri-
siedevano il Cardinal legato, e il pre-
lato vice-legato, Sarsina, Rimini,
Cesena, Bei^tinoro, Cervia, Forlì,
Imola, Faenza, Savignano, Roversa-
no. La duodecima era di Ferrara,
occupante 41 ferrarese, con Ferram
per capitale, e Comacchio. In Fer«
rara risiedeva il Cardinal legato, e
il prelato vice-legato; La decima
tenea del Boloffiese^ abbracciava
questo, con Bologna per capitale,
considerata la prima dopo Roma
nel dominio della santa Sede, e vi
f isiedevano il Cardinal legato, e il
pi*elato vice-legato»
DEL !»o3
I governi di dette provincie, e
città principali si affidavano a* pre-
lati : i- minori govciiii si davano ai
dottori in jus, che venivano rimes-
si e trasferiti da uno ad altro go-
verno secondo le circostanze, i loro
portamenti, e i bisogni. Così dicasi
de* prelati, governatori, vice- legati,
è vice- presidente di Urbino. £coo.
il novero de' prelati che risiedeva-
no in qualità de' governatori in
Roma, e nelle città dello stato ec-
clesiastico per ordine alfabetico; Si
intende, che in Roma risiedeva il
prelato governatore, posto che por-
ta al cardinalato, con suo tribuna-
le. Le città erano Ancona, Ascoli,
Camerino, Città di Castello, Civi-
tavecchia, Fabriano, Fano, Fermo,
Fi*osinone, Jesi, Loreto, cioè della
città e della s. Casa, Macerata, Mon-
talto, che veramente era presidaio,
Nami, NcMnoia, con titolo di prefettu*
ra, Orvieto, Perugia, Rieti, Sabina,
Sanseverino, Spoleto, Todi, Viter-
bo, TernL'c Tivoli.
In Uroino, come dicemmo, era-
vi un prelato presidente, posto
cardinali^, con altro prelato vice^
pt^idente; anzi talvolta i Pontefii-
ci nel creare Cardinali i presidenti
di 4Jrbino, dopo il concistoro, per
mezzo del Cardinal segretario di
stato gliene parteciparono la no-
tizia, che ad essi recava un corriere
pontificio insieme al berrettino ros-
so, e quindi per un ablegato pon?
tificio rimettevano loro la berretta
cardinalizia, recandosi poi in Roma
tali presidenti fiitti Cardinali. Al-
trettanto dicasi del presidente in A-r
vignone, e contado Yenaissino, che,
come diremo, era successo agli an-
tidii legati. Di fatti il numero 148
del Diario cfi Roma del 1776,
riporta, che al presidente Durini
da Pio VI creato ' Cardinale, fu
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so4 BEL
ìfiviata la berretta cardinallda dal
roarcheae Francesco Brìvio, fatto
perciò dal Papa cameriere di odo*
re in abito paonazzo. Ma intorno
ad Urbino aggiungeremo, die tal*
volta fìi andie legatione, giaoché
abbiamo efae il Cardinal Giuseppe
Doria Pamfiiy innalzato alia por«
pora nel 178$ da Pio VI, da que-
sto Papa venne folto legato di Ur«
bino. Altra volta in Urbino vi ave-
va anche un pro-presidente della
legazione « tale fu Pasquale Aqua-
viva «otto Clemente XIV, e Pio VI.
I governi poi dei dottori, che
si conferivano per apostolico bre*
ve, sono i seguenti. Va però notato
che la Congregazione di Con-
suka (P^edi), al modo che à dice
in quell'articolo, nominava i gover-
natori di breve di diversi luoghi
dello stato pontificio, e si occupa-
va dell' amministrativo, del civile,
e del criminale di molte provincie,
la qual giurisdizione in gran parte
si è compenetrata prima nella se*
gretaria di «tato, cioè nel i83i,
poscia, nel i833, nella segreta-
rìa degli affiiri di stato intemi, co-
me meglio dicesi al citato artìcolo.
Va letto ancora l'articolo Congre*
gazione del Buon governo (Vedi)^
essendo stata molto affine la sua
giurisdizione a quella della consul-
ta, massime sullo stato civile ed
economico delle comuni dello sta-
to, eccettuate quelle di Roma, e
delle città, e luoghi amministrati
dai Cardinali legati. F. gli artico-
li Citta', Cobcuhita', ed altri ana-
loghi. I governatori pertanto, che
nominava la sagra consulta, cioè
il di lei Cardinal prefetto e segre-
tario prelato^ con brevi e patenti,
erano pei seguenti luoghi e città :
Anagni, Assisi, Cascia, Cesena,
Città della Pieve, Civita Castell»-
DEL
na, CòmaecUo, Faenza, Foligno,
Forlì, Imola, Matetica, Monte s.
Giovanni, Rimini, Terradua, Va*
tentano, Veroli, Vetralla, e Visse.
A Benevento si spediva per go«
vematore un prelato^ ed in Avìgno*
ne, e contado Vehaissino, ov'enmo
le città di Carpentrasso, Vaison, e
Cavailion, prima un legato, poi un
vice-legato, da ultimo un presidente.
Sul governo di Avignone, di Fermo,
e di Loreto, vanno consultati i tre
articoli, Congregazione di A^^igno*
ne. Congregazione Fermana^ e Con*
gregasuone Laurtiana. I ministri
della santa Sede nello stato di
Avignone (Fedi), e contado- Fenais.'
sino (Fedi)y oltre quanto dicesì a
questi articoli, negli ultimi tempi, é
finché fu tolto dalla Francia alla
Chiesa Romana, si componevano del
prelato vice-legato della citta d*Avi*
gnone e contado Venaissìno, dell' u-
ditore generale d' Avignone , del
datario d'Avignone > del fiscale, e
procuratore generale d'Avignone,
del tesoriere della reverenda ca-*
mera, e depositario generale, del-
l'archivista, e segretario di stato,
del rettore di Carpentrasso capitale
del contado Venaissino, del presi-
dente della reverenda camera di
Carpentrasso, del tesoriere della re-
verenda camera nel contado Ve*
naissino, dell'avvocato generale, e
del tesoriere della provincia. A' ri-
spettivi articoli delle principali me*
morate città, si dice delle forme di
governo secondo i tempi, e la qua-
lità dei governatori, e persino dei^"
l'epoche delle straniere invasioni.
Mentre i dominii della santa Sede
pacificamente e soavemente erano
governati per mezzo de'suddetli le*
gati, ed altii ministri del paterno
zelo de'Romani Pontefici, la Francia
fu rivoluzionata. I possedimenti, che
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DEL
in es$a ayetra la Chiesa Romana^
cioè Avignone, e il contado Yenaìs-
sinOy allora furono incorporati a
quel reame. G>stituita8Ì la rivolu-
zione in repubblica, i francesi oolle
loro armate si diedero ad invadere
gli stati altrui, ed a democratizzarli.
Ben presto i dominii ecclesiastici
ne provarono anche in Italia le
conseguenze. A' 19 gennaio 1796, i
francesi entrarono nella provincia
di Bologna, e T occuparono tutta
insieme al ferrarese, ed alla città
di Faenza. Pio YI, per arrestare
le armi vittoriose de' loro eserciti,
si trovò, costretto a convenire nel-
r armistizio oonchiuso in Bologna
a' 23 giugno di detto anno, ad im-
mensi sagrifizi , a cedere al più
forte le legazioni di Bologna e
Ferrara, e la città di Faenza. Ma
avendo decretato i repubblicani fran-
cesi l'intera occupazione dello stato
della Chiesa, con; nuovi pretesti nel
gennaio 1797 fecero avanzare le
loro truppe, ed iropadonirsi della
provincia di Romagna, proseguiro-
no i conquisti sino ad Ancona, e
Macerata, laonde al Papa non ri-
manevano che le Provincie di Sabina,
del Patrimonio, e di Marittima e
Campagna, oltre il ducato di Be-
nevento, col timore ben fondato di
perdere anco tali dominii. I Cardi-
nali -legati, i prelati vice*legati, il
pisciato presidente di Urbino, e gli
altri prelati governatori, o furono
minacciati, o imprigionati, o esiliati,
o mandati altrove dal nemico. Ob-
bligato Pio YI a sagrìfizi maggiori,
a' 19 febbraio 1797, convenne alla
pace di Tolentino, in cui dovette ce-
dere ai suoi sovrani diritti sopra Avi-
gnone, sopra il contado Yenaissino,
e sulle tre legazioni apostoliche di
Bologna, F'errara, e Romagna, e ri*
cevere una guarnigione francese ia
DEL lo*
Ancona. Finalmente gl\ emissari
francesi incominciarono d rivohi^io^
nare la legazione di Urbino, impa*
dronendosi di quella città, come di
Fano, di Sioigaglia, di Pesaro, di
s. Leo ec. e quindi di Gubbio, e
di tutta la Marca: in una parola
occuparono successivamente tutti i
dominii della Chiesa, e la stess»
Roma, da dove a'20 feltraio 179$
portarono via prigioniero Pio YI,
che morì in Francia a' 29 agosto
1 799, e poco dopo quasi tutta l'I*
talia restò libera dal francese do-
minio. ^
Eletto in Yenezia nel marzo 1800
Pio YII, si recò in Roma, e vi ri-
pristinò il govemamento, cioè in
quella parte dei dominii non ce-
duti alla pace di Tolentino. Istituì
le delegazioni apostoliche di Yìterbo,
di Spoleto, di Perugia, di Cameri-
no, di Macerata j di Ancona e di .
Urbino, alle quali prepose altrer-
tanti prelati apostolid con giurisdi-
zione sulle dette città e dipendenze
delegatizie.
Ecco poi il novero dei prelati go-
vernatori, cioè delle città ov'essi
risiedevano. Oltre Roma, nomine-
remo Ascoli, Benevento, Città di
Castello, Civitavecchia, Fabriano,
Fermo, Frosinone ossia Marittima
e Campagna, Iesi, Loreto, Montalto
presidato, Narni, Pforcia prefettura.
Orvieto, Rieti, Sabina, Sanseverino,
e Todi. Nelle città di secondo or-
dine fui*ono posti per governatori
provvisorii alcuni dottori, finche a
tutte fu dato successivamente un
prelato. Alcune città ebbero a go-
vernatori dei dottori, col titolo di
vicegerenti, t talvolta l'ebbero Nar-
ni, Terni, Todi, Tivoli ec. Per ri-
guardo ai luoghi e governi , i
cui governatori dottori venivano
nominati per breve, ecco il nome
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no6
DEL
delle dttà loro assegnate: Anagni,
Assisi, Caspa, Cingoli, Città della
Pieve, e Civita Castellana, Corneto,
Fei'entino, Foligno, Mateìica, Mon^
te s. Giovanni, Nooera, Osimo, Ter-
FBcina, Valentano, Veroli, Vetralla, e
Vìsso. Ma divenuto imperatore dei
francesi Bonaparte, naeditò nuova*
mente l'intera occupazione dello sta-
lo pontificio, che effettuò nel i8og,
fiiceodo imprigionare Pio VII, e
quindi trasportarlo altrove a' 6 lu-
glio 1809.
La divina ProTvidenza avendo
annientato il tit>no dell'imperato*
re de' francesi, Pio VII ritornò
trionfante in Roma nel iBi^ e
non andò guari che potè ricupei*a-
re gl'interi dominii pontificii, meno
Avignone e il contado Venaissino,
pei quali emise quelle proteste di
cui parlammo altrove: laonde nel
18 15 alle Provincie ricuperate nel
1814 si aggiunsero quelle delle
man^ di Ancona, di Macerata, e
di Fermo, il ducato di Camerino,
il ducato di Benevento, e di Pon«
te Corvo, e le provincia di Roma-
gna, Bologna, e Ferrara conosciute
sotto il nome di legazioni, ecoet*
tuata la parte della legazione di
Ferrara, posta sulla riva sinistra
del Po, che restò all'Austria. Quin-
di col moto proprio dei 6 loglio
18 16, Pio VII pubblicò la classi^
ficaziòne delle delegazioni apostoli*
che coi rispettivi governi distrettua*
IL Roma ed il suo distretto si com«
posero di tal capitale, de'Iuoghi sub^
urbicarì, e de'governi di Tivoli, e
Subiaoo. Qui noteremo che, aven-
do Pio VII concesso fiicoltà ai ba«
roni di rinunziare i feudi che pos*
sedevano, quasi tutti Io feoei*o ad
eccezione di pochi, come dei feudi
del senato e popolo romano, di Brac*
ciano, Soriano ec ec. Lo stato fu di-
DEL
viso in undici provinde, cioè Romn*
gna, Bologna, Feri*ara, Urbino, Ma-
rittima, e Campagna, Sabina, Patri-
monio, IJmbria, Camerino, Marca,
e Benevento. Furono didiiarate
delegazioni apostoliche di prima
classe le provinde di Romagna,
Bologna e Ferrara; di seconda clas^
se Marittima e Campagna, il Pa-
trimonio, doè Viterbo, penile Ci-
vitavecchia fu annoverata fra qud-
le della terza, 1' Umbria, le Mar-
che, meno Ascoli che fu pesta in
terza classe; ed a questa apparten-
nero le provinde di Sabina, di Ca-
merino, e di Benevento. Finalmen«
te le legazioni si divisero in quat<>
ti*o con altrettanti Cardinali legati
e prelati Tice-legati con residenza
nelle rispettive capitali, doé Bolo-
gna, Ferrara, Foru, e Ravenna. Le
delegazioni si fissarono a quattordi^
ci, e sono Urbino e Pesaro, Anco*
na. Fermo, Fresinone, Macerata,
Perugia, Spoleto, Viterbo, Ascoli,
Benevento, Camerino, QvìtaTecchia,
' Rieti, e Comarca di Roma. Di ogni
delegazione fu dato il govei*na«
mento ad un delegato apostolico
prelato, ad eccezione della Comarca,
la quale componendosi in prind-
pÌQ dd distretti di Tivoli, e Su-
biaco, ognuno ebbe un dottore a
governatore.
Appena esaltato al trono ponti-
ficio Leone Xlf, senti il bisogno di
un nuovo, e più regolare riparto
dello stato ecclesiastico, per cui al-
cune delle piccole delegazioni apo-
stoliche furono da lui riunite ad
altre, e posda col moto-proprio dei
3T dicembre 1837, pubblicò le a-
naloghe provvidenze, le principali
di cui sono del seguente tenore.
Lo stato ecclesiastico è diviso in
tredici delegazioni, oltre la Comar-
ca di Roma. Le delegazioni, ov*è
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DEL
I destinato un Cardinale, prendono
il nome di legazioai, ed il Cardi-
nale ha il titolo^ e tutti, gli onori
di legato con quelle speciali prero-
gatìve, che gli vengono attribuite
con lettere in forma di brete I
nomi delle attuali, legazioni sono i
seguenti: Bologna, Ferrara, Forti,
Bavenna; e quelli delle delegazioni,
sono Pesaro e Urbino, Ancona»
Fermo, ed Ascoli, Prosinone eoa
Ponteconro, Macerata e Camerino,
Perugia, Spoleto, Rieti, Viterbo e
Civitavecchia, Benevento.
Le delegazioni, riunite di Pesaro
e Urbino, Fermo ed Ascoli, Mace-
rata e Camerino, Spoleto e Rieti,
Viterbo e Civitavecchia, saranno sem-
pre contraddistinte con ambedue i
nomi.
• In uno dei due capiluogfai del-
le del^azioni riunite èira residen-
za il delegato, e nellaltro, in cui
non lasderà di dimorare per quel
tempo che crederà alla circostanza
più oppoi*tuttO, Ti sarà stabilmente
un luogotenente jcoile attribuzioni
che gli saranno fissate.
La Comarca di Roma, in quan-
to airamministrativo , sarà regolata
oome le del^azioni, ed il prelato
destinato al regime della medesima,
assumei*à il titolo ^i presidente.
Le legazioni, delazioni , e la
Comarca saranno ripartiti in pode*
«terie,
I legati, delegati, e presidenti
della Comarca eserciteranno sotto
1^ dipendenza de'dicasteri superìo-
^ per tutto dò, ch'é conservato nel*
le rispettive loro attribuzioni, la
giurisdizione in tutti gli atti di go-
verno, e di pubblica amministra*
«one, eccettuati tutti gli a&ri, che
per nigion di materia spettano alle
podestà ecclesiastiche , que'che. ri-
guardiano l'ordine giudiziario cibile,
DEL &07
quecfaè appartengono ali- ammini-
strazione del pubblico erario , t
quei che nella provincie di Bolo^
gna, di Ferrara, Ravenna, e Forlì
fi)ssero attribuiti a speciali com-
missioni pel regolamento delle acque.
I luogotenenti de'capoluoghi del-
le quattro delegazioni riunite di*
penderanno assolutamente dal prela^'
to delegato. I^e' casi di assoluta ur-
genza potranno pi*endere una mi-
sura provvisoria, dandone parte al
delegato per la definitiva decisione.
Presso ogni legato e delegato sa-
ranno due assessori pel disbrigo
degli afiarì, uno per i civili, l'altro
per i criminali. I medesimi dovran-
no dipendere dal legato, o delegato.
Sotto gli ordini di ciascun- lega-
to, delegato,- e .dd presidente del-
la Comarca, vi sarà un segretario
generale, il quale avrà un numero
'di subalterni proporzionato ai bi?
sogno.
I governatori di primo e secon*
do ordine dipenderanno direttamen-
te dai l^ati, delegati, e presidente
della camera nelleserdzio delle loro
funzioni, eccettuati i casi di urgen*
za, ed eccettuate quelle attribuzioni,
che riguardano IWdine giudiziario,
civile e criminale, che saranno di
loro conapetenza.
I delegati dovranno esset*e pre?
lati, come ancora il presidente della
Comarca.
I legati, ddegati, il presidente
della Comarca, i luogotenenti ,• gli
assessori, i governatori di primo e
secondo ordine, ed i segretari gè*
nerali, saranno tutti nominati .dal
sovrano. Per i legati, delegati , il
presidente della Comarca, i luogo-
tenenti> gli assessori , e i governa-
tori di primo ordine, si spedirà il
breve : per gli altri si spediranno le
lettere patenti.
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io8
DEL
I goTernatorì de' pochi luoghi
baronali tuttora esistenti, non pò*
Iranno inoominciare Peserctzio del
loro ufficio , se non procederà lap*
provazione della segretaria di stato.
Essi saranno obbligati, come tutti
gli altri goTernatori di secondo or-
dine, ad eseguire quanto loro ven*à
prescrìtto dai dicasteri superiori di
Boma, dai delegati, presidente del-
ia Comarca, e governatori di primo
ordine;. Le comunità, ove non risiede
un governatore, potranno avere un
podestà dipendente dal governatore
assegnato ad esse nel riparto territo-
riale. Più comunità potranno essera
riunite in una sola podesteria. I po-
destà saranno a carico delle comu-
nità, e la loro nomina è riservata
ai legali, delegati, e al presidente
della G)marca, con approvazione
del Cardinal prefetto della sagra
consulta, sulle teme che formeran-
no i consigli comunitativi. I legati,
delegati, e presideute della G>marca
potranno ordinare la rinnovazione
delle teme, tutte le volte che lo
gìudidieranno necessario. I podestà
potranno essere sospesi dalle con-
gregazioni della sagra consulta, e
del buon governo, dai legati, de-
legati, e dal pi^esidente della G)-
marca, deputando un interino a
rappresentarli, con intelligenza del
Cardinal segretario di stato, cui Spet-
terà decidere della loro sorte.
La giurisdizione del Cardinal de-
cano ia Ostia e Velletri, rimane
nella sua integrità. Parimenti resta
conservata la giurisdizione del mag-
giordomo prefetto de'sagri palazzi a-
postolici in CasteloGandolfa, come
governatore perpetuo di tali luoghi.
Avrà ancora una particolare giurisdi-
zione il prelato commissario della san-
ta casa di Loreto in tutta la esten-
sione di quel territorio, con quelle
DEL
attribuzioni e feooltà, che vengono
al medesimo concesse nel contem-
poraneo breve.
S^;uono nel titolo secondo le
disposizioni per i giudizi civili, nel
tei'zo quelle per i giudizi crimi-
nali, nel quarto le disposizioni le-
gislative, nel quinto le comuni tati-
ve, ed altri regolamenti, col lìparto
territoriale. Questo è il celebre
moto proprio di Leone XII sulla
amministrazione pubblica.
Assunto alla cattedra di s. Pie-
tro il regnante Gregorio XYI, con
editto emanato dal Cardinal Ber-
netti suo pro-segrelai'io di stato ai^
5 luglio i83i, fece pubblicare un
ordinamento amministrativo sulle
comunità, e sulle provincie dello
stato ecclesiasticp. Confermò il ri-
parto di questo in delegazioni, ol-
tre i luoghi soggetti alla capitale,
che prendono il nome di Comarca
di Roma; confermò la classifica-
zione delle delegazioni in tre gradi,
distinte con trattamenti, ed onori-
ficenze particolari. Dichiarò i .** che
destinandosi al governo di qualcu-
na delle delegazioni di prima classe
un Cardinale, la delegazione assu-
me il titolo di legazione (come si
verificò quando dipoi mandò ad
Urbino e Pesaro un Caidinale per
l^ato), ed il Cardinale prenderà
il titolo di legato con quelle spe-
ciaU prerogative, che gii saranno
attribuite con lèttere in fi>rma di
breve; 3.^ che ogni delegazione sia
suddivisa in govei*ni di primo, e
secondo oidine in quanto all'am-
ministrativo.
Ristabilì le delegazioni di Ca-
merino, di Ascoli, di Rieti, di Ci-
vitavecchia, e ne istituì una nuo-
va, di cui Orvieto fosse il capoluo-
go ; come istituì la legazione di Vel-
letri, destinandone legato perpetuo.
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DEL
il Cardinal decano del sagro Colle-
gio pro-tempore. Siccome tal Car-
dinale risiede in Roma, Tenne quivi
stabilito un assessoi^e speciale della
legauone, mentile l'ufficio di Velie-
tri si compone di un prelato vice-
legato, con quattro consiglieri della
coDgi^egazione governativa, dal Pon-
tefice istituiti in tutte le delega-
zioni, dovendosi comporre il consi-
glio di quattro individui. Nel ri-
parto territoriale, che il medesimo
Gregoi*io XVI fece pubblicare nel
i833, e nelle aitile provvidenze go-
vernative che prese sulle delegazio-
ni, risulta quanto segue, oltre la le-
gazione di Velletri, che per la pri-
ma viene nominata nelle Notìzie
annuali di Roma, Noi però segui-
remo l'ordine del mentovato ri-
paito territoriale, riportando colle
sue cifre il novero degli abitanti
d'ogni delegazione apostolica..
Va primieramente avvertito, che
nei capo-luoghi di provincia, oltre
il segretario generale, colla segre-
taria, minutanti ec., vi è anche un
ufficio di polizia dipendente dai le-
gato, o delegato, e presieduto ove
da ui^ direttore, ove da un segre-
tario di polizia. Vi è inoltre un uf-
fizio di conservatore delle ipoteche ;
altro di preposto al bollo, e regi-
stro, ed altro di cancelliere del
censo. Vi è pure un amministra-
tore camerale, incaricato all'esazio-
ne della dativa, e delle tasse ca-
merali, non che al pagamento delle
spese governative, occorrenti nella
provincia. Vi è in ultimo una com-
missione amministrativa provincia-
le, che presiede agli interessi della
provincia, eseguendo le cose decre-
^te dal consiglio provinciale, che
^i riunisce ogni anno presso il le-
gato, o delegato.
Comarca di Roma, Un prelato
VOL. XIX.
DEL 109
presidente, e residente in Roma, con
consiglio amministrativo composto
di quattro individui. Le comuni di
residenza de' governatori sono di-
vise nei distretti di Roma, di Ti-
voli, e di Subiaco. Del primo dì-
stretto i luoghi residenziali de' go-
vernatori sono: Albano, Campa-
gnano, Castel-nuovo di Porto, Fra-
scati, Genzamo, Marino (dal Papa
regnante dichiarata città), Braccia-
no (luogo baronale della famiglia
Torlonia), e Castel Gandolfo, go-
verno del prelato prefetto de' ss.
palazzi apostolici, che vi tiene un
luogotenente. Del secondo distretto
i luoghi sono : Tivoli, Arsoli, Ge-
nazzano, Palestrìna, Palombara, e
Gallicano (luogo baronale della Si-
miglia Rospigliosi). Del terzo di-
stretto i luoghi sono: Subiaco, e
8. Vito. Nel i833 il totale della
popolazione .della Comarca di Ro"
ma (Pedi), compresa la città dì
Roma capitale di centocinquanta-
mila abitanti, era di 283,456 indi-
vidui.
Bologna, Un Cardinal legato re-
sidente in Bologna, con la congre-
gazione governativa composta di
quattro consiglieri, e tre trìbunali,
d'appello, di prima istanza, e di,
commercio con presidenti. Le co-
muni di residenza de' governatori,
divise nei distretto di Bologna, so-
no: Bologna, sede del legato, Baz«
zano, Budrìo, Castel Maggiore, Ca-
stel s. Pietro, Castiglione, Lojano,
Medicina, Poggio Renatico, Porret-
tà, s. Giovanni in Persiceto (dal
regnante Pontefice dichiarata città),
e Vergato. La popolazione della le-
gazione di Bologna {Vedi) ascen-
deva a detta epoca a 332,2a8 a-
bitanti.
Ferrara. Un Cardinale legato ,
con la congregazione governativa ,
14
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1 IO
DEL
composta di quattro consiglieri, e
due tribunali» di prima istanza e di
commercio, con pi*esìdenti. Le on«
munì di residenza de' govematorì
sono divise in due distretti, di Fer-
rara, e di Lugo. Sotto quello di
Fei*rara, residenza del Cardinal le-
gatOj le comuni residenziali sono:
Argenta, Bondeno, Cento, Codigo-
ro, Comacchio, Copparo, e Porto
maggiore. Sotto il distretto di Lu-
go le comuni residenziali sono;
Lugo, Bagnacavallo, e Massa Lom-
barda. La popolazione della lega-
zione di Ferrara {Vedt^ ascendeva
a 210,883 abitanti.
Forti, Un Cardinale legato, con
la congregazione governativa com-
posta di quattro consiglieri, e tri*
bunale di prima istanza con presi-
dente. Le comuni di residenza dei
governatori sono divise in tre di-
stretti , di ForR , di Cesena , e di
Rimini. Sotto quello di Forlì, re-
sidenza del Cardinal legato, le co-
muni residenziali sono: Bertinoro
e Civitelia. Sotto il distretto di Ce-
sena^ sono: Cesena, Sarsina, Savi-
gnano, e Sogliano, Sotto il distretto
di Rimini, sono: Rimtni, Coriano,
8. Arcangelo, e Saludeodo. In Ri-
mini avvi il tribunale di coouner-
cio. La popolazione della legazione
ài Forti (Fe£&) ascendeva a 194399
abitanti.
Ravenna. Un, Cardinale I«g9to
con la congregazione governativa
composta di quattro consiglieri, e
tribunale di prima istanza, con pi*e-
sidente. Le comuni di residenza dei
goTcì^aatori sono divise in tre di-
stretti, di Ravenna, Imola, e Faen-
za. Sotto quello di Ravenna, i*esi-
denza del Cardinal legato , le co-
muni residenziali sono Alfonsine, e
Cervia. Sotto il distretto. d'Imola,
sono: Imola, Cosola-Valsenio, e Ca-
DEL
stel Bolognese. Sotto il distretto di
Faenza, sono; Faenza, Brìsighelk, e
Russi. La popolazione della lega-
zione di Ravenna (Vedi) ascende-
va a 156,532 abitanti.
Urbino, e Pesaro. Un Cardinal
legato, residente alternativamente in
Urbino, e in Pesaro. In ambedue
i luoghi vi sono le congregazioni
governative, composte ognuna di
quattro consiglieri , e i tribunali di
prima istanza coi rispettivi presi-
denti. In Pesaro avvi ancora un
tribunale di commercio con presi-
dente. Le comuni residenziali dei
goTematori della delegazione di Ur-
bino, sono divise in due distretti,
di Urbino, e di Gubbio. Sotto quel-
la di Urbino^ residenza legatizia, le
comuni residenziali sono: Fossom-
brone. Macerata, Feltria, Penna-
billi, 8. Agata, s. Leo, ed Urbania.
Sotto il distretto di Gubbio, sono:
Gubbio, Cagli, e Pergola. Le co-
muni i*esidenzialì dei governaton
della delegazione di Pesaro, sono
divise in tre distretti, di Pesaro,
residenza legatizia, di Fano, e di
Senigallia. Sotto il distretto di Fa-
no le comuni sono: Fano e Mon-
dolfo. Sotto il distretto di Sene-
gallia, Senegallia, e Mondavio. La
popolasione della legazione di Z7r-
bino,9 Ptf«an9> ascendeva a 225,806
abitanti.
VeUetri. Un Cardinal legato nel-
la persona del Cardinal decano pro-
tempore del sagro Collegio dei Car-
dinali, residente in Roma, ove ha
r uffizio kgatizio, diretto dall'asses-
sore speciale della legazione. L' uf-
ficio di Velletri si compone del
prelato yioe-legato, con la congre-
gazione governativa composta di
quattro consiglieri, e trìbunale di
prima istanza con presidente. Le
comuni di residenza de' governato-
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DEL
' ri, sono divise nel distretto di Vel-
' letrì, residenza di monsignot* vice-
legato, di Segni) di Sezze, di Val-
montone, di Terracina, e di G)ri
(luogo baronaie del senato, e po-
polo romano). La popolazione del-
la legazione di VeUetri (Fedi), a-
soendeva a 56,53o abitanti.
Ancona, Un prelato delegato ,
con la congregazione governativa,
composta di quattro consiglieri é
due tribunali, di prima istanza, e
di commercio con pi^sidenti. Le
comuni di residenza de' governatori
sono divise in tre distretti, di An-
cona, di Jesi, e di Osimo. Sotto
quello di Ancona, residenza di mon-
signor delegato, le comuni residen-
ziali sonò Ancona, e Monte Mar-
ciano. Sotto il distretto di Jesi, so-
no Jesi^ Arcevia, Corinaldo, Monte
Albodo, e Monte Carotto. Il dì-
stiletto di Osimò ba il solo governo
di Osimo. La popolazione della de-
' legazione d! Ancona (Fedi) ascén-
deva a 1 58,1 59 abitanti.
Macerata. Un prelato delegato
con la congregazione governativa
composta di quattro consiglieri, con
tiibunali d'appello, e di prìma
istanza con presidenti. Le comuni
residenziali de' governatori sono di-»
vise in quattro distretti, non com-
putando quello di Loreto, che ora
è un commissariato a parte della
santa casa di Loreto. I distretti
sono: Macerata, Fabriano, Eecana-
ti, e Sanseverino. Sotto quello di
Macerata, residenza di monsignor
delegato, le comuni i*esidenziali so-
no: Cingoli, Ci vitanova,Mont'01mo,
Tolentino, e Treja. Sotto il distretto
di Fabriano, sono: Fabriano, Sasso-
ferrato, e Mantelicà. Sotto il di«
stretto di Becanati, le comuni sono:
decanati, Filottrano, e Montesanto.
' Sotto il distietto di Sanseverino,
DEL 211
sono: Sanseverino, s. Gìnesio, e Sar*
nano. La popolazione della dele-
gazione di Macerata {Fedi), com-
pi-esa quella del governo di Lore-
to, ascendeva a 220,i3o abitanti.
Loreto, Un prelato commissario
apostolico della santa Casa , con
la congregazione governativa, com-
posta di due consiglieri, con tribu-
nale di prima istanza e presidente.
In Loreto (Fedi) risiede monsignor
commissario, ch'é il governatore del
distretto, la cui popolazione ascen-
deva ad 8,069 abitanti.
Camerino. Un pisciato delegato,
con la congregazione governativa
composta di tre consiglieri, e tii-
bunale di prìma istanza con pre-
sidente. Le comuni di residenza
de' governatori sono divìse nel di-
stretto di Camerino, i*esidenza di
monsignor delegato, e di Caldaro-
la. La popolazione della delegazio-
ne di Camerino (Fedi) ascendeva
a 36,592 abitanti.
Fermo. Un prelato delegato, con
la congregazione governativa com*»
posta di quattro consiglieri, e tri-
bunale di prima istanza con presi-
dente. Le comuni di residenza sono
divise nel distretto di Fermo (re-
sidenza di monsignor delegato), nel-
le comuni di Grottamare, Monte
Giorgio j Monte Rubbiano, Ripa-
ti*ànsone, s. Elpidio a mare, e di s.
Vittoria. La popolazione della de-
legazione di Fermo (Fedi) ascen-
deva a 89,404 abitanti.
Ascoli. Un prelato delegato, con
la congregazione governativa, com-
posta di quattro consiglieri, e tri-
bunale di prìma istanza con presi-
dente. Le comuni di residenza dei
governatori sono divise in due di-
strettì, di Ascoli, e di Montalto.
^tto quello di Ascoli, i^denza di
monsiguor delegato, le comuni ré-
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aia
DEL
sìdenzìali sono : Amandola, ed Ar-
quata. Sotto quello di MontaltOi
sono: Montalto, Offida, e s. Bene-
detto. La popolazione della delega*
zione di Ascoli {Vedi) ascendeva
a 78,946 abitanti.
Perugia. Un pi*elato delegato,
con la congr^zìone gOTernatÌTa,
con quattro consiglieri, e due tri-
bunali' di prima istanza con presi*
denti. Un tribunale ha sede in Pe-
rugia, l'altro in Foligno. Le comuni
di residenza de' goTei*natorì sono
divise in quattro distretti, di Pe-
rugia, di Città di Castello, di Fo-
ligno, e di Todi. Sotto quello di
Perugia, residenza di monsignor de-
legato, le comuni residenziali sono:
Castiglione del lago, Città della Pie-
Te, e Magione. Sotto il distretto
di Città di Castello, sono: Città di
Castello, e Fratta. Sotto il distret-
to di Foligno, Assisi, Gualdo Ta-
dino dichiarata città dal Papa re*
gnante, Nocera, e Spello. In Foligno
vi è pure un tribunale di commer-
cio. 11 distretto di Todi non ha
che il goverao di tal città. La po-
polazione della delegazione di Pe*
rugia (Fedi) ascendeva a 202,660
abitanti.
Spoleto, Un prelato delegato, con
la congregazione governativa , con
quattro consiglieri, e il tribunale
di prima istanza con presidente. Le
comuni di residenza de' governato-
ri sono divise in tre distretti, Spo-
leto, Norcia, e Terni. Sotto quello
di Spoleto, residenza di monsignor
delegato, le comuni residenziali so-
no: Bevagna, Montefàlco, e Travi.
Sotto il distretto di Norcia, sono:
Norcia, Cascia, e Yisso. Sotto quel*
lo di Terni, sono: Terni, Amelia,
e Nami. La popolazione della de-
legazione di Spoleto {Vedi) ascen-
deva a ii6,7Dg abitanti.
DEL
Rieti. Un prelato delegato, con
la congregazione governativa , con
quattro consiglieri, e il tribunale
di prima istanza con presidente. Le
comuni di residenza de' governato-
ri sono divise in due distretti, di
Rieti, e Poggio Mirteto. Sotto quel-
lo di Rieti, residenza di monsignor
delegato, le comuni residenziali so-
no: Cane Afoi*to, e Rocca Sinibal-
da. Sotto il distretto di Poggio-
Mirteto, eretto dal Pontefice regnan-
te in sede vescovile, Fara, e il go-
verno baronale di Magliano, dei
senato, e popolo romano. La po-
polazione della delegazione di Rieti
(Vedi) ascendeva a 09,394 abitanti.
Viterbo. Un prelato delegato, con
la congregazione governativa com-
posta di quattro consiglieri, e tri-
bunale di prima istanza con presi-
dente. Le comuni residenziali dei
governatori sono divise nel distretto |
di Viterbo, residenza di monsignor j
delegato, e nei luoghi baronali.
Sotto il distretto di Viterbo le co-
muni sono : Acquapendente, Bagno-
rea, Civita Castellana, Monte Fia-
scone, Orte, Ronciglione, Sutri, To-
scanella, Vaientano, e Vetralla. I
luoghi baronali sono: Barbarano,
e Vitorchiano, feudi del senato e
popolo romano , e Soriano , feudo
della Simiglia Albani. La popola-
zione della* delegazione di Viterbo
(Vedi) ascéndeva a 1 1 3,o4 1 abitanti.
Orvieto. Un prelato delegato, con
la congregazione governativa, com-
posta di due consiglieri, e tribunale
di prima istanza con presidente. Le ^
comuni residenziali dèi governatori
consistono: nel distretto di Orvie-
to i*esidenza di monsignor delegato,
ed in Fienile. La popolazione della
delegazione di Orvieto (Vedi) a-
soendeva a 24,877 abitanti.
Civitavecchia. Un prelato dele-
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DEL
gato, ooQ la congregazione gover-
nativa, composta di quattro consi-
glieriy con due tribunali di prima
istanza, e di commercio con presi*
denti. Le comuni residenziali dei
governa tori consistono nei distretto
di GivitaTecchia, residenza di mon-
signor delegato, ed in Gometo, e
luoghi baronali di Alanziana, e
monte Romano, ambedue feudi
dell'ospedale di s. Spirito in Sassia
di Roma. La popolazione della de-
legazione di Civitavecchia (Fedi)
ascendeva a 19,601 abitanti.
Prosinone, Un prelato delegato,
con la congregazione governativa,
composta di quattro consiglieri, e
tribunale di prima istanza con pre-
sidente. Le comuni residenziali dei
governatori sono divise in due di-
stretti, di Prosinone, e di Ponte
Corvo. Sotto Prosinone residenza
di monsignor delegato, sono : le co-
muni di Alatri, Anagnì, Geccano,
Ceprano^ Ferentino, Guarcino, Mon-
te 8. Giovanni, da città ducale &tta
pontifìcia dai Papa i*egnante, Pa-
liano, Pipemo, Yallecorsa, e Vero-
li. Sotto il distretto di Ponte Corvo,
non avvi che Ponte Corvo. La
popolazione della delegazione di
Prosinone ( Vedi ) ascendeva a
189,979 abitanti.
Beiievenio. Un prelato delegato,
€00 la congregazione governativa
composta di quattro consiglieri, e
tribunale di prima istanza con pre-
adente. Benevento è residenza
di monsignor delegato, e dei di-
stretto dei suo nome. La popola-
zione della detrazione di Bene*
vento (Fedi)y situata nel regno del-
le due Sicilie, ascendeva a 28,040
abitanti.
11 totale poi degli abitanti di
Roma e sua Comai'ca, delle lega-
ùonij e delle delegazioni apostoli-
DEL ii3
che, cioè de' sudditi dello stato pon-
tificio, nel detto riparto del i833,
ascendeva a due milioni, trecento
ventiquattro mila^ quattrocento tren-
tasei individui, che progressivamen-
te si è aumentato. L'ordine ge-
rarchico poi delle delegazioni apo-
stoliche, viene riportato nelle NoUf
zie annuali di Roma, al modo se*
guente ;
Legazioiti
VeUetri.
Bologna.
Perrara.
Porti
Ravenna.
Urbino e Pesaro,
Comarca di Roma,
Delegazioiti
Macerata,
Commissariato della santa Casa
di Loreto,
Ancona,
Permo,
Perugia,
Spoleto.
Rieti.
Viterbo.
Prosinone.
Ascoli.
Camerino.
. Civitavecchia,
Orvieto.
Benevento.
Le altre principali disposizioni
del succitato editto de' 5 luglio
i83i, riguardante le delegazioni
apostoliche, sono come andiamo
ad accennare. Il delegato in ciascu-
na provincia eserciterò, sotto la di-
pendenza dei dicasteri superiori
della capitale , per tuttodò eh' è
conservato nelle rispettive sue at-
tribuzioni, la giurisdizione in tut-
ti gli atti di governo I e di pub-
bfica ammmisti*azione, eccettuati gli
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ii4 BEL
affari, che per ragione di materia
appartengono alla podestà ecclesìa*
stica, quelli che spettano alla dire-
zione del pubblico erario, e quelli
die, nelle quattro provìnde di Bo-
logna» Ferrara, Ravenna, e Forlì,
potessero o in tutto, o in parte,
essere attribuiti a qualche deputa-
EÌone speciale, pel regolamento del-
le acque, e quelli che per ragione
di materia appartengono al giudi-
ziario. Per altro il del^to, se e
quando il voglia, potrà, dopo la
attivazione del nuovo regolamento
giudiziario, presiedere alle sedu*
te de' tribunali, che giudicano in
cause criminali, ma senza emettere
il voto. Presso ogni delegato vi sa-
rà un assessore legale, di cui si
prevaiTà il delegato medesimo pel
disbrigo degli a6bri, ne' quali l'o*
pera, e le cognizioni di lui possano
essergli utili. Presso ogni delegato
esisterà una congregazione gover-
nativa composta di quattro consi-
glieri, de' quali non più di due po-
tranno essere del capoluogo; il ri-
manente dee spettare al resto della
provincia j eccettuata Bologna che
potrà averli dell' istessa città. L'o-
norario di tali consiglieri sarà mag-
gioi'e;o minore, secondo Fordine della
rispettiva delegazione. I consiglieri,
come gli assessori, sono di nomina so-
vrana. Avranno, come il delegato, il
voto deliberativo in tuttociò, che con-
cerne rendimento di conti, ed esame
di preventivi e consuntivi sì delle
comunità, che delle provincie. In
tutto il resto, il loro voto sarà con<^
«ultivo, e la risoluzione definitiva
dipenderà dal delegato. Ogni tre
anni si rinnoveranno i membri del-
la congregazione governativa. In as-
senza, o impotenza del delegato,
supplirà il consigliere. Vi sarà in-
oltre sotto gli ordini dei delega-
DEL
ti, ed a scelta del sovrano, un se-
gretario genei'ale della delegazione.
I governatori di primo e secondo
ordine dipenderanno interamente
dal delegato. I podestà restano sop-
pressi. I presidi di ogni legazione^
o delegazione, ed i govei*natori sa-
ranno tutti nominati dal sovi^no, i
primi per via di breve apostolico,
ed i secondi per via di lettere pa-
tenti della segreteria di stato rila-
sciate gratuitamente, essendo tolte
tali nomine alla sagra consulta.
Qui noteremo, che essendosi divisa
la segreteria di stato, in segreteria di
staio propriamente detta, e in se-
greteria per gli affari di stato in-
terni^ sotto la direzione ognuna di
un Cardinale segretario, quello del-
la prima in nome del Papa sorive
i biglietti di nomina ai Cai*dinali
legati ea, e quello della seconda
scrìve i biglietti di nomina ai pre-
lati delegati, ed altri impiegati sì
del civile, che dell'amministrativo,
e del giudiziario, compresi i consi-
glieri, i presidenti, i governatori, i
segretari generali ec.
Ogni provvista di vacante gover-
no sarà fatta sulla proposizione che
i delegati faranno di piti soggetti
alla segreteria di stato. I delegati
porranno la massima cura a pre-
ferire in tali proposizioni i nomi
degl'impiegati in riforma scevri di
eccezioni dai lati di probità, d'ido-
neità, e di fedeltà al governo, e
quelli degl'impiegati benemeriti in
attualità di servizio, ai quali venga
a darsi promozione e premio, se
sieno prescelti. Gol medesimo editto
finalmente furono meglio organiz-
sate le comunità dello stato pon-
tificio, e loro consigli comunitativi,
non che le amministrazioni provin-
ciali, le quali dovendosi ogni anno
riunire nel capo luogo della prò-
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DEL
▼inda, vengono presiedute dal de-
legato» o da queir indivìduo dì' egli
sceglie a rappresentarlo. Ma quan-
to riguarda la giurisdizione dei le^
gatì, e delegati, gli affini comuni-
tativi, e quelli pi*ovinciali, che si
portano innanzi ai consigli delle
delegazioni, e legazioni apostoliche,
si può ampiamente vederlo nella
Roccia delle leggi^ e disposizioni
di pubblica amministrazione^ pub-
blicata dalla stamperia della R. C.
Apostolica, iieir odierno pontificato.
Sulla destinazione dei pillati pit>-
legati, e pro-delegati in sede vacan-
te, per supplire ai Cardinali che si
recano al conclave, va letto quan-
to relativamente si è detto al vola*
me XVI, p. 291 del Dizionario,
In sostanza i Cardinali legati e i
prelati del^ati nelle loro delega-
zioni rappi^esentano il sovrano, ed
a loro ubbidiscono le autorità mi-
litari, civili, amministrative, e giu-
diziarie nei limiti delle prescritte
giurisdizioni. Il governo ordinario
de Caixlioali legati è di tre anni,
ma talvolta sono confermati ad
altro triennio. Quello dei prdati
delegati è indeterminato. Da una
delegazione talora sono promodn ad
altra maggiore, e talora ad altre
cariche prelatìzie in Roma, dalle
quali progressivamente giungono al
cardinalato, secondo il beneplacito
de' Pontefici, e le loro beneme-
renze. F. Prelati, é Legati. Nel
Tolume XV, pag. a4o del Di-
tknarìo^ si disse , die talvolta i
sommi Pontefici <kstinai*ono i Car-
dinali legati a governai^ le provin-
ce in concistoro, pronunziando una
analoga allocuzione.
DELFINA (s.). r. EiEAZAHo (s.).
DELFINO (s.). Di questo santo,
prìma del suo esaltamento alla cat-
tedra vescovile di Bordeaux^ nulla
DEL
.2l5
d è dato sapere. S. Febadio, ve*
scovo di Agen, fii suo intimo ami-
co. S. Ambrogio in una sua lette-
m fii loro i più grandi elogi pel
fititto copioso, che ne veniva alla
Chiesa di Dio per la loro unione.
Neiranno 38o Delfino intervenne
al concilio di Saragozza, nel quale
fiirono condannati i prisdllianisti.
Questi appellarono al Pontefice Da-
maso, e recandosi a Roma, spar-
sero per r Aquitanìa i loro errori,
ma il santo vescovo Delfino con
zelo apostolico li ribattè, e in alti*o
condilo convocato in Bordeaux, fu*
ixmo di bel nuovo questi eretid
condannati. L'anno 388 ammini-
sti*ò il battesimo a s. Paolino, e
tanto lo innamorò di poi di nostra
santa religi<Hie, e dell' evangelica
perfezione, che lo stesso s. Paolino
riconoscente agi' impulsi ricevuti ;
contestò col fatto, e con varì scritti,
che egli lo riconosceva qual padre,
e maestro. Nel dicembre dell'anno
4o3, pieno di meriti, morì il gior-
no 34) ^ ^' martirologio in tal dì
ne assegna la festività.
DELFINO Zaccaria, Cardinale,
Zaccaria Delfino, patrizio veneto,
studiò prima in Padova e quin-
di si trasferì a Roma. Colà gli
furono affidati alcuni delicatissimi
af&ri; ed egli li trattò così egre-
giamente, che Giulio III volle rimu-
nerarlo coli' ascriverlo al numero dei
prelaU. Dipoi Paolo IV lo incaricò
della nunziatura presso Ferdinando
li re di Sidlia; e Pio IV poscia
lo spedì nunzio straordinario in A-
lemagna, per oonchiudere alcune
vertenze sopra alcuni punti di re-
ligione. Molto d adoperò in quel*
l'uffizio per indurre i vescovi del-
la Germania alla prosecuzione fi^
naie del generale oondlio, e per-
chè lo divulgassero nelle loro dio-
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ii6 DEL
cesi quando fu compiuto. In qua-
lità di nuntìo egualmente ti troTÒ
all'assemblea di Naumburgo, do-
Te trattò con tìvo impegno gli
interessi della santa Sede. Pio lY
però, sentendosi molto riconoscente
alle tanto zelanti di lui prestazio-
ni, a' 13 marzo i565 lo creò prete
Cardinale assente, indi ebbe in ti-
tolo la diaconia di santa Marìa
in Acquiro; e s. Pio V poi, nell'an-
no i566, gli diede in amministra-
zione la chiesa dì Giavarino. Fatto
ritomo in Roma, vi s' impiegò ne-
gli afiarì della Chiesa con tale de*
strezza ed accorgimento, da richia-
mare V ammirazione de' suoi con*
temporanei. Ma poco sopravvìsse
a' novelli suoi impieghi, che im-
matura morte lo colse, nelletà di
'cinquantasette anni, alle comuni
speranze. Morì nel i583, e fu se-
polto nella chiesa di s. Maria in
Trastevere.
DELFINO GiovAHifi, Cardinale.
Mobile veneziano, ebbe i natali nel
1 545. Fu ambasciatore della repub-
blica presso la s. Sede; e quindi,
spirata la sua carica^ procuratore di
s. Marco. Clemente Vili, nel i6o3,
lo promosse al vescovato di Vicen-
za, quindi chiamatolo a Roma, nel
concistoro de' 6 giugno 1604 lo
creò prete Cardinale del titolo di
san Matteo in Merulana, che po-
scia cangiò con quello di s. Mar-
oso. Era uomo di vastissimo in-
gegno. Esperto e saggio nel ma-
neggio degli affiuri, andie i più im-
barazzanti, trattò con somma pru-
denza le contese insorte tra la re-
pubblica e Pàolo V. Ritiratosi poi
a Venezia, dopo aver rinunziato il
•vescovato, morì nel 1622, ed ebbe
sepc^cro nella chiesa di s. Michele
*di Murano, dove Nicolò Delfino
-suo nipote, pose un'iscrizione.
DEL
DELFINO Giovauni, Cardinale,
Giovanni Delfino, della patrizia fó-
miglia veneta, nacque nel 161 7^
Era pronipote dell'altro Cardinale
Giovanni Delfino. Servì da princi-
pio la repubblica col più soddisfa-
cente zelo; ma poscia oonsegratosi
alla Chiesa, Alessandro VII nel
i656, lo destinò ooadjutore del pa-
triarca di Aquileja, al qualie suc-
cesse due anni dopo. Celebrò in
quella diocesi due sinodi, nel 1 660
e nel 1669, dandosi in&ticabilmen-
te a ristabilire i costumi ne'fedeli,
e lo studio negli ecclesiastici. Il
Pontefice dietro le istanze delkr re-
pubblica, che assai vedea di buon
occhio quel patriarca, agli 8 mar-
zo dell'anno 1667, lo creò prete
Cardinale di san Salvatore in Lau-
ro, e poscia de' ss. Vito e Mode-
sto. Scoppiato il contagio nella sua
diocesi, sì diede con tutta pre-
mw*a al soocoi^so degli ammalati,
prestandosi colla persona, e col de-
naro al sollievo de'^miserì afflitti;
che anzi allora stimossi felice, quando
potea di sé stesso rendere sm^vigio
a' suoi figli. Pe' suoi rari meriti per
morte di Clemente IX forse sareb-
be stato eletto a succedergli, se gli
spagnuoli non vi si fosseit) opposti
a cagione di sua patria, e de' suoi
nipoti. Visse ottantadue anni, e spirò
in Udine nel 1699. Trasportata poi
a Venezia la salma, fu riposta nell'a-
vello della famiglia nella chiesa di s.
Michele di Murano. Lasciò parecchie
opere, riportate dal p. de Rossi,
domenicano, nella Storia del pa*-
triarcato di Aquileja, Fra le aitile
abbiamo anche alcune tragedie.
DELFINO Daniello Marco, Car-
dinale: Daniello. Marco Delfino, ni-
pote e pronipote dei Cardinali Gio-
vanni ì sorti i natali nel 1 654- Reca-
tosi in compagnia di suo zio al concla-
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DEL
n Té di Innocenzo XI i,oUenne la qua-
rj litica di cameriere segreto. Fu quindi
spedito in Francia qual vice-lega-
r io di Avignone ; e nel 1 696 venne
; creato nunzio pi*e$so la corte di
s Luigi XIV. In quell'officio diede
(f grandi prove di uno spirito acuto
j e profondo, essendo eccellente nella
3 poesia italiana di cui lasciò due
fe volumi. Protesse molto gli uomini
r di lettere, e non cessò di esser lo-
! ro amplissimo mecenate. Innocen-
i zQ XII, nel 1698, lo promosse alla
sede vescovile di Brescia, e nell'an-
r no seguente, a' 1 4 gennaio, lo deco-
t rò della sagra porpora col titolo di
s. Susanna; fu quipdi ascritto alle
congregazioni de' vescovi e regolari,
del concilio, e de' riti. Assai bene-
rnerìto della sua chiesa, e lodato
per la sua singoiar pietà, morì in
età d'anni cinquanta, nel 1704»
ed ebbe sepolcro nella cattedrale. -
DELFINO Daniello, Cardinale.
Daniello Delfino, della patrizia fa-
miglia veneta, nacque nel 1688.
Corse gli studi in Parma, e fu poi
ooadjutore di suo zio patriarca di
Aquileja, al quale successe con uni-
Tersale contentamento. Pio, zelante,
affiibìle non meno del defouto suo
zio, applicossi indefessamente alle
cure tutte del commessogli gregge,
a vantaggio del quale celebrò an-
che un sinodo nell' anno 174<>*
Questo sinodo poi si pubblicò col-
le stampe, ed è tenuto per uno dei
piU perfetti e compiti. Il senato
di Venezia scrisse a Benedetto XIV
in (kvore di questo patriarca, e co-
sì ne restò l'animo di quel Pon-
tefice peneti^ato,. che, a' io aprile
1747» lo creò prete Cardinale di
s. Maria sopra Minerva. Trasferito
poscia in Udine, di cui fu fatto
primo arcivescovo, per la divisione
dell' aquilèjense patriarcatO| assun-
DEL 217
se il governo di quella chiesa con
pari solerzia ed amore. Ritenne sin-
ché visse le insegne, e gli onori
della rinunziata e soppressa di^
gnità patriarcale. Predicava sovente
al popolo, e vivea quasi sempre ri-
tirato nel suo palazzo. Era cosa che
stavagli sommamente a cuore la
educazione de' suoi chierici, e la di-
sciplina del dero. Edificò a sue
spese nella dttà il monistero di s»
Caterina, e nella diocesi tre chiese;
Cangiò un teatro in luogo di spi*
rituale isti*uzione per le ragazze,
ed assegnò un fondo per la dote
delle più diligenti, che volessero poi
maritarsi. Inb*odusse in Udine i sa-
cerdoti della Missione; accrebbe il
palazzo arcivescovile; rìoixiinò la
cancelleria, V archìvio, e la .biblio-
teca. Quanto era con se stesso se-
vero, altrettanto era magnifico nel-
le opere, e liberale nelle limo-
sine. Una vita così preziosa venne
mietuta nel 1762, in mezzo alle
lagrime di tutta la città. Lasciò le
rendite della sua entrata a soccor-
so delle famiglie povere di Udine,
e in tal modo volle continuata
anche dopo morte quella sua cari-
tà^ che in vita lo avea sì vivamente
animato. La sua tomba esiste nella
chiesa di s. Filippo Neri; avvi poi
una bella iscrizione a di lui lode
nella sagrestia dì quella cattedrale.
DELFINO. Titolo del signore
di un principato di questo nome
in Francia, che sino al i83o si
diede coli' altro titolo di Motisei»
gtieur^ al primogenito del re di Fran-
cia, o al prasuntivo ei*ede di quel
regno. 11 Delfi nato è una delle più
considerabili provineie della Fran-
cia, confinante col fiume Rodano,
colla Provenza, colla Savoja, e colle
Alpi. Dividevasi in alto e bas^
Delfinato, e Grenoble n'era la ca-
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ai8 DEL
pitale. Ora ferma il dipartimento
della Drome, delle alte Alpi, e del-
l' Isero. Verso V anno 634, il Delfio
nato fu conquistato dai re franchi,
indi passò ai Carlotringi. Dopo va*
rie politiche vicende^ e dopo aver
fiitto parte del regno di Borgogna,
passò nel dominio, dei conti, di Al*
bon, di Grenoble, e di Vienna.
Successivamente Guido IV, uno di
questi^ ricevette il nome di Delfino,
die portarono poscia tutti i suoi
successori, e die divenne titolo di*
stinti vo di dignità j e infine diede
il nome a tutta la provinda.
Beatrice, sorella di Guido X uU
timo delfino, nd 1 184 portò in do-
te il Delfinato ad Ugone III duca
di Borgogna. Andrea, secondo fi-
glio di tal maritaggio , come prin-
opale erede della madre, prese il
nome di Guido XI nella qualifica
di delfino, e dimise quindi il no-
me, e le armi di Borgogna. Gui-
do XII suo figlio non ebbe in suc-
cessore die Anna Delfina, la quale
portò questi stati ad Umberto I si-
gnore de la Tour-du-Pin. Umberto
H, ultimo principe di questa fami-
glia, essendo' senza figli, cedette nel
1343 i suoi dominìi al principe
Filippo duca di Meaux, figlio mi-
nore del re di Francia Filippo
VI di Valois, a condizione che i
figli maggiorì dei re di Francia
portassero il nome di Delfino^ e
gli stemmi relativi, inquartando-
li nelle armi di Francia e del Del-
finato. Filippo, avendo rinunziato
aUe sue pretensioni sul Delfinato,
il re suo padre nominò Delfino nel
1 349 il suo minor figlio Carlo, che
divenne posda re di Franda, e
questi dipoi diedero sempre il no-
me di Delfino ai loro figli mino-
ri, eredi presuntivi della corona.
Il Delfinato conteneva due sedi
DEL
ardvescovili, e cinque vescovili, che
il Mirco, Notiiia episcop. orbis
christiani^ dice consistere ndle me-
tropoli di Vienna, e di Ambnin, e
ndle sedi vescovili di Valenza, Diez»
Grenoble^ s. Pàolo, e Gap. Vuoisi
che in questo paese non si esten-
dessero le libertà ddla chiesa Gal-
licana F*. Memoires du Clerge, t
II, p. 1677, e seg.
Altri dicono che i Guidi ^ chia-
marono Gigo, e che il primo prin-
dpe del Viennese, che pigliato ab-
bia il tìtolo di Ddfino, sia stato Gi-
go IV, morto nel 1 14^ ; e che Gi-
go VII, il quale morì nel 1270,
fu il primo ad adottare per suo stem«
ma un delfino. £ nccome molto si
scrisse su questo titolo di Delfino,
si vuole inoltre, che essendo negli
accennati tempi &*equente T adozione
di nome di animali per farne lo stem-
ma, e il nome d* una ^miglia e di
dignità, sia stato assunto dai signori
del succennato paese. Si racconta
inoltre, die i Delfini dell' Alvergna,
signori del Delfinato di questo no-
me (pìccola contrada della Franda
nella bassa Alvei*gna lungo il fiu-
me Allier, il cui capoluogo era
Vaudables), non pigliavano il titolo
di delfino se non se dopo i Delfi-
ni del Viennese, e dicesi ancora
che da essi lo ricevessero. L' usur-
pazione di quella contea, fetta da
Guglielmo VIII a pregiudizio di un
suo nipote, fu la cagione dello sta-
bilimento anche del titolo di Delfi-
no neir Alvergna. Tal nipote era
Roberto, il quale non avendo con-
servato che una piccola parte del-
la sua signoria, diede al suo figlio
il nome di Delfino, a cagione, o
ad imitazione di Gigo Vili, delfi*
no del Viennese, del quale aveva
sposato la figliuola Beatrice. Dopo
di esso i successori di lui, che pos*
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DEL
sedevano quella parte dell' Alvergna,
sì qualificarono come delfini di quel
paese, ed essi pure collocarono nel
loro stemma un delfino.
Dicesi ancora, che Filippo II
acquistasse da Umberto II il Delfi-
nato Viennese mediante il paga-
mento di quarantamila scudi, e coi
Titalizio d'annui fiorini dieci mila,
sotto la condizione che i re di Fran-
cia non potessero alienare tal pro-
vincia, e che i loro primogeniti al-
l' atto del nascimento piglierebbero
il nome e titolo di delfino. Hena-
ult racconta, che nel 1426 il re
Carla VII cedette la provincia del
Delfinato al delfino suo figliuolo,
benché avesse allora soltanto tre
anni; ma che dopo non furono
fatte dagli altri re di Francia si-
mili concessioni, essendosi contentati
di far portare a' loro primogeniti il
titolo di delfini, ed alle mogli di
essi quello di delfine. Il Vettori,
nel suo Fiorino d^ oro^ coli' autori-
tà di vari scrittoi'i, parla delle di-
verse epoche, in cui venne da lim-
bello II ceduto il Delfinato, dell'ar
bito donoenicano dal medesimo as-
sunto, del suo patriarcato ec. , e
ti*atta di alcune monete de*ra di
Francia collo stemma e nome di
delfino, e persino collo stemma del-
la famiglia della Torre, de la Tour
du-Pin, nella quale era passata la
sovranità del Delfinato. Il Cancellie-
ri nella sua Lettera sull'origine
ad titolo di Dofìy dice che il del-
fino di Francia aveva anco il di-
stintivo del titolo di Monseigneur^
col quale veniva chiamato da tutti
i principL Anche il Parisi, Istruz.
per la segreteria, tom. Ili, p. IH, p.
3 II, nel narrare la cessione d'Um-
l>erto li, ch'egli chiama re di Pro*
venza, dice che 8Ci*ivendo8Ì dalla
corte Romana al delfino, s'intito-
DEL 219
lava: A Monseigneur le Dauphin.
DELGADO Fravcesoo Saverio,
Cardinale. Francesco Savei-ìo Del-
gado nobile spagnuolo, nacque ai
18 dicembre 1714$ in Villanova de
Ariscal nuUius, del priorato di s.
Giacomo della Spada, nella pro-
vincia Betica. Dopo una educazio-
ne conveniente a' suoi illustri na-
tali, avendo abbracciato lo stato
ecclesiastico, fu fatto vescovo di
Canarie nelle isole Filippine, ai 3 5
maggio 1761 dal Pontefice Cle-
mente XIII, il quale, nel concistoro
de' 19 dicembre 1769, lo traslatò
al vescovato di Siguenza nella Spa-
gna. Pio VI prima, ai ao maggio
1776, lo promosse all'arcivescovato
di Siviglia, poscia, ai 3o marzo
1778, al patriarcato delle Indie
occidentali, colla ritenzione dell'ar-
civescovato, fiochi pei suoi singola-
ri meriti, nel concistoro del primo
giugno di detto anno, lo creò Car-
dinale dell' ordine de' preti, e . gli
mandò la berretta cardinalizia per
r abitato monsignor Fabri-Gaoga*
nelli, nipote per parte di sorella del
suo predecessore Clemente XIV.
Non essendosi recato in Roma^ non
ebbe né il titolo, né il cappello
cardinalizio, e moi^ in Madrìd ai
IO dicembre 1781, eneomiato per
le virtù, ed egregie doti, di cui an-
dava adomo.
DELO o DELpS. Isola dell'Ar-
cipelago nel dipartimento greco
delle Cicladi settentrionali, ora più
conosciuta sotto il nome di Sdili
piccola, Delo anticamente fu la
prima delle Gcladi, e tra i diversi
nomi con cui fu chiamata, più co-
muni sono quelli di Cyndìia^ Or*
tigia, Asteria, PurpHe^ e Deliis. La
favola vi fece partoiire Diana da
Latona, in un ad Apollo, il perché
fu qui a lui eretto il rinomato
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3ao BEL
«empio, die divenne fiimoM> per
gli oracoli. Dice Aristotile, che sul
tempio eravi questa iscrizione: Fra
tutte le cose la pih bella è la giù»
$d%ia^ la più utile la sanità i la
più grata^ il possedimento di ciò
che si ama. Questa isola fu gran-
demente celebrata dai poeti, e da-
gli storici. Delo fu dominata da-
gli ateniesi, dai fenicii, che furono
cacdati da Minosse re di Greta.
Delo direnne il deposito del tesoro
delle nazioni. Diana, Nettuno ed
Ercole tì arevano pure magnifici
templi; ma col tempo tutto sparì.
G>mmanville dice, che a Delo nel
quinto secolo, fu eretta una sede
vescovile, della prima proTÌncia ec-
clesiastica delle Cicladi, nell'esarcato
d'Asia, sotto la metropoli di Rodi.
DELUGA GiAMBATTisTi, Cardi-
nale. Giambattista Deluca, nato in
Venosa, nel 1614» da poreri ed onesti
parenti, corsi gii studii prima in Sa-
lerno, e poscia in Napoli, si dedicò sul
principio alla giurisprudenza. Assiduo
nello studiare indebolì la sua salu-
te per modo, che, disperandosi della
sua vita, si ricondusse alla patria. Ivi,
mancato essendo il vescovo, di co-
mune consenso Tenne eletto a Tica-
rio capitolare, quantunque non fos-
se ancora sacerdote. Ripristinatosi
poi nella vigoria delle membra, si
recò egli in Roma, nell'anno i645,
ed ivi si fece ad esercitare T eccle-
siastica giurisprudenza. Divemie ri-
puta tissimo avvocato della romana
curia, ed uditore della principesca
casa Ludovisi. In quel!' officio si
acquistò un'altissima fama. Volen-
do poi vivere più davvicino al
Signore, chiese di essere ordina-
to sacerdote, e intraprese una vi-
ta devota. Allora Innocenzo XI,
che avea di lui grande stima, lo
nominò suo uditore e segretario
DEL
de' memoriali: quindi, nel prìaio
settembre dell'anno 1 68 1 , Io assunse
alla dignità di Cardinale col titolo
di s. Girolamo degli SchiaTont. Ma
poco tempo dopo, brevissima ma-
lattia, passati appena diciassette me-
si di cardinalato, lo tolse alle spe-
ranze comuni, nel i683. lEhhe se-
polcro nella chiesa dello Spirito san-
.to de' Napoletani, dove gli fu eretto
magnifico mausoleo al manco lato
dell' altare maggiore. Alcuni dissero
che il Papa gli rimproverò di aver fa-
Torite le i*egalie pretese dalla Francia.
Forse uno spirito un po' troppo seve^
ro, e la persuasione, che ogni suo det-
to fosse preso per un princifHo di leg-
ge, acquistò al Deluca un qualche
avversario; però morto eh' ^ fu,
ciascheduno si accorse d'un gran
vuoto, e tutti genei'almente lo pian-
sero. Non solo ebbe questo Car-
dinale lode di grande illibatezza di
costumi, ma fu applaudito per la
eminente dottrina che si ravvisa nel-
le sue opere, le quali in parte so-
no le seguenti: Tnactatus de off!-
ciis venalibus romanae curiae, cm
accedit alter tractatus ejusdem au-
ctoris, de locis Montium non vacO"
biìibus, Romae i68a; // CardÈna-
le della santa romana Chiesa prò-
tlcoy con alcuni sffuard della corte
circa le congregazioni, e le cariche
cardinalhie, Roma 1680; Adnoia*
tiones ad conciUum Tridentinumi
Relatio Curiae Romanae, Coloniac
168 3; Relazióne della Curia ro^
mana Forense^ non già deUa Cor-
te. Exstat nel lib. XV, del Dot-
tor P^olgare^ ove tratta di mol-
te materie di diritto; Theatrum
veritatis et Justìtìae, qua^ttordici vo-
lumi in fogho. Di queste, e di al-
tre opere tesse il catalogo L'Advo-
cat nel suo Dizionario ^portatile
air aiuticelo Luca.
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DEL
DELUGO GioviNNi, Cardinale.
Giovanni Delugo, di nobile fami»
glia spagnuola, nacque in Madrid
nel i563, e pi^ofessò nella compa-
gnia di Gesù. Fra'' suoi confratelli
ottenne la cattedra di filosofia e
telogta prima in Ispagna, poscia a
Roma, dove si esercitò anche nella
predicazione, con singolare applau-
so de' più felici ingegni. Era egli
profondo nell' ecclesiastiche disci-
pline, e dotato di un intelletto as-
sai acutOy nonché d'una singolare
destrezza nel maneggio degli af&-
ri ; che anzi Filippo IV di Spagna,
oltre a spiegargli tutta la sua con-
fidenza, avea dato espresso coman-
do a' suoi ambasciatori in Roma di
ri Togliersi a lui nei più importanti
negozi. Urbano Vili volle innal-
zare ài merito di un uomo così
caldere coli' esaltarlo alla porpora;
ma il virtuoso gesuita non lasciò
intentato ogni mezzo per sottrarsi
a dignità sì cospicua. Però volen-
dolo ad ogni modo il Pontefice,
nel 1643, a* i3 luglio lo fregiò
della porpora, quindi lo pubblicò
a' i4 dicembre. Questo Cardinale
poi dnl Papa ricevette il titolo di
s. Stefano in Montecelio, e fu ascrit-
to alle congregazioni del concilio,
del s. offizio, ed altre. Egli nul-
la mutò del primo ordine di vi-
ta. Le sue stanze erano addobbate
come piuttosto a semplice religio-
so si conveniva, e il fasto sempre
fu tenuto lungi da lui. Non avea
diletto, che nel largheggiai*e co'po-
veri, argomento il più tenero delle
solerti sue cure. Lasciò alcune ren-
dite per gK studenti di teologia
nel seminario romano, impiegò al-
cune migliaia di scudi nella fab-
brica del collegio romano, e fece
avere ben anco a' suoi confratelli
un ameno luogo per villeggiare.
DEM aoir
Del Ugo Al il primo che dalla Spa-'
gna introdusse in Italia l'uso della
china, che perciò fu detta la pol-
i^ere di Liigo; anzi iù memoria di
tal benefizio fu collocato un dipinta
sulla porta dell'ospitale di s. Spi-
rito, nel quale vedevasi il Cardi-
nale in atto di dare a'poven ia^
sua medicina. Desiderato da tutti^
chiamato da Luigi XIII, il Car^
dinal integerrimo^ e accompagnata
dalle comuni lagrime, dopo assai
hinga malattia , morì nell' anno
1660, ed ebbe sepolcro nella chie-
sa della sua compagnia, che lasciò
erede di tutte le sue sostanze. Ab-
biamo di lui molte opere teologi-
che, ma la più degna di menzione
è il trattato sul sagramento della
penitenza. Le dette sue opei*e fu«
rono stampate in Lione in otta
gran volumi in foglio.
DEMETRIAS oDEMETRTADE.
Città vescovile dell'esarcato di Ma-'
cedonia, secondo alcuni nella dio-
cesi dell' Illiria orientale, sotto la
metropoli di Larissa, ma meglio
nella prima provincia di Tessaglia.
Commanville dice sorgere questa
città verso il golfo di Zeiton , e
che la sede vescovile vi fu fondata
nel quinto secolo. Dieci vescovi greci,
ed otto di rito latino vi ebbero sede.
' DEMETRIO, C^r^Wflfc.Demetria
era ungaro di nazione, e vescovo sue-'
cessi vamén te delle città di Sirmio»
Giavarino, Zagabria, e Strigonia.
Sostenne la carica di ambasciatore
del re Lodovico I presso il Ponte-
fice Urbano VI. Questi, conosciuta
la integerrima virtù e il profondo
sapere del Demetrio, lo decorò del-
la sagra porpora nel 1379 col tin-
tolo pi>esbiterìale de'ss. Quattro Co-
ronati. Ma sett'anni dopo, cioè
nel i386, quell'illustre personag-
gio cessò di vivere, e lasciò le
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aaa DEM
sue spoglie nella òtta di Strigo-
nia.
DEMONIO. Spirito, genio, intel-
ligenza, è nome greoo, da un va*-
bo, che significa conoscere ^ o sa*
pere. Per questa parola s'intende
un ente dotato di cognixione, per
cui essa non ha niente di odio-
so nella sua orìgine. Per alti*e eti-
mologie si può consultare il The^
saur. Pair. Graecor. di Suioero.
Gli ebrei hanno espresso il nome
di demonio, con quelli di serpen-
te, di satana o tentatore, di di-
struttore, od altri simili. Tanto in
greco che in latino si dà inolU*e
il nome di demoni ai buoni, ed
ai cattivi angeli, il perché ne par-
lammo airarticolo Coro Agli An*
geli (Fedi), Tuttavolta il nome di
demoni si dà più comunemente ai
cattivi spiriti. La credenza de'buoni
e cattivi angeli, ovvero de'buoni, e
cattivi spiriti o geni, é comunis*
sinu nella teologia dei pagani. Es-
si intendevano con ciò degli S{»rì-
ti infeiiorì agli dei, ma superiori
agli uomini, e si ci'ede che questa
cognizione venisse portata dalla
Caldea in Grecia. Tutti gli angeli
furono adorni della grazia nella lo-
1*0 creazione: gli uni rimasei*o fe-
deli, e ne meritarono la conferma,
e la beatitudine: gli altri, che noi
chiamiamo demoni, la perdettero
per la colpa. L'<M'goglio, e la vana
cx»mpiacenza nelle loro perfezioni,
il rifiuto di sottomettei*8Ì all'onni-
potente Dio loro a*eatore, Tambi*
zióne di a'edeni a lui eguali, l'in-
vidia ed altre imperfezioni furono
causa della caduta di questi ulti-
mi, che fiirono da Dio precipitati
dal cielo nell'inferno. I demoni ci
possono ^tare in molti modi, ma
però Iddio non permette ad essi ,
che ci tentino oltre le nostre forze.
DEN
Questa èia loro occupazione contì-
nua siccome nemici dell'uonou). La
parala diavolo, che in ebraico signifi-
ca J&iiit^rui,^^co^ scintìUe^ carhoni
ardenti^ ed in greco caiunwuUore^
accusatore^ ndla sagra Scrìtturà si
prende per demonio, per un accusa-
tore, per uno avversario, per un cat-
ti vo che non ha ni fede, né le^e, per
un figlio di Belial, cioè del demonio.
y, il p. Agostino Calmet, Disser-
tazione sui buoni e sui catinai aa-
geb\ Chiamasi poi Demonomania^
la conoscenza de'demonii, cioè il
trattato delta loro natura, potere,
ed eflfettì, di cui sono la causa.
Giovanni Bodin compose un Ubro
sulla Demonomania, che è fiunoso :
de Magorum Daemonomania, ma
che fu posto neir indice de'Ubri
proibiti con decreto del primo set-
tembre 1594. Il p. Menochio nel-
le Stuore^ e monsignor Samelli nel-
le sue Lettere ecclesiastiche^ molte
erudizioni riportano sul demonio,
che lungo sarebbe a riferire.
DENARO, DENAJO, o Danaro,
Denarìus. Vocabolo, che in genera-
le si piglia per Moneta (Fedi)^ pei*
una moneta, per una somma di
monete, non che per una specie
di moneta particolare di valore di-
verso, secondo i luoghi e i tempi, ed
anche per una sòrta di peso, conte-
nente la vigesima parte deironcia.
Su di che avverte il Vettori, i/^/fi)-
rino d'oro antico illustrato a pagina
a 33, che essendo da per tutto com-
posta la libbra di oncie dodici, e
l'oncia di ventiquattro denari, ognu-
no dei quali è composto di venti-
quattro grani ; tali grani sono nel
piin o meno del peso difièrenti se-
condo la divei*sità de'paesi, come suc-
cede nei ducati di minore, o mag-
gióre peso, alcuni de' quali valuta-
ronsi nel 1 295 ventiquattro denari e
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DEN
(due quarti, e, nel 1343, denari
(Cinquantadue.
I rooiaDi serrironsi per lungo
tempo di moneta dì rame, o di
, bronzo, che chiamarono assi, forse
Jnvece dì aes, oppure Hbra o pori'
do, perchè quella moneta pesava
una libbra. INon si cominciò in Bo-
,ma a battere moneta d'argento^ se
[non che nell'anno 4^5 dalla sua
fondazione, e la prìma moneta, che
si vide di quel metallo, fu il detut"
roy che nel conio portava la lette-
ra X, perchè valeva dieci assi. Quel»
la moneta, o quel denaro, si nomi-
nò consolare, per disUngua'Io da
quello che si battè in appresso sot-
to gl'imperatori, e che per conse-
guenza venne appellato imperiale»
Il Tillemont osserva, che il denaro
ne'templ antichi di Roma bastava
al mantenimento giornaliero con-
venevole di una persona, e suppone
che il denaro romano equivalesse
alla moneta di dodici soldi dì Fran-
cia, il quale calcolo però natural-
mente ha incontrato grandi oppo-
sizioni. Tuttavolta gioverà notare^
che il RoUin, con molti altri scrit-
tori, ci*ede il denaro romano equi-
valente a soldi dieci tornesi , mentile
il Nienpoort, che dottamente scrìs-
se sulle Antichità Romane, porta
quella moneta al valore di sedici
soldi di Francia» Il danaro consolare
portava per impronta da un lato
una testa alata, o galeata di Roma,
dallaltra un carro tratto da due
quattro cavalli. In appi^esso si po-
sero nel rovesdo Castore, e Pollu-
ce, e talvolta vi sì collocò una vit«
toria parimenti sopra una biga, o su
di un carro tirato da tre o da quat-
tro cavalli. Sovente ancora si varia-
«•ono le rappresentazioni di que'ro-
^acì, e talvolta vi si collocarono
gli stenuni, o U insegne delle &mi^
DEN a^a
glie, alle quali I consoli appartene-
vano. Così vedesì la porpora, o il
murice, nel denaio^de'Purpunioni.
I francesi pretendono, che il no-
me di denaro sìa stato dato alla
loro moneta, ad imitazione dei ro-
mani, i quali dato lo avevano ad
alcune loi*o monete. Questo dai
numismati sembra ammettersi ; ma
rimane il dubbio se essi parlino
del nome di denaro dato general-
mente a qualunque sorte dì mone-
ta, o del denaro che ne indica
una specie particolare. Certo è, che
in Francia sotto i re della prima
dinastia vi avevano denari, di argen-
to fino, die pesavano circa ventu-
no grani. Questi denari divennero
sotto la seconda dinastia di un pe-
so a^i maggiore. I mìnorì erano
del peso dì grani ventotto, e se
ne fecero persino di trentadue. Ugo
Capeto, ed alcuni de' suoi successori
ne ridussero il pesò asoli ventitré,
o ventiquattro grani. Yei^so il fine
del regno di Filippo I, si cominciò
a porre in quei denari del rame;
sotto s. Luigi IX essi non erano
più che una moneta erosa, o, co-
me i francesi dicono, dì biglione,
né contenevano che sei grani e
mezzo di argento, o di fino. Il ti-
tolo si alterò ancora in appres-
so, cosicché sotto Enrico III vi ave-
vano denari di solo rame. In ultimo
il denaro non diventò, come avvenne
anche in Italia, se non una moneta
di conto, o sìa l'indicazione della
duodecima parte dì un soldo tornese.
Ei*uditìssima è la dissertazione
XXVIII del celebre Muratoli, del-
le varie sorte di denari, che anti-
camenie furono in uso in Italia^
dalla quale prenderemo il più essen-
ziale, unendovi analoghe notizie di
altri scrittori, e numismati, massi-
me delle monete dei secoli chiama-
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ti volgarmente barbari. Gmie pres-
so i romani, così sotto ì re goti,
longobardi y franchi, e tedeschi, ii
pubblico commercio si faceva con
tre sorte di moneta, cioè d'oro, di
argento, e di rame. Nelle iscrizioni
romane si trovano. le seguenti let-
tere applicate a qualche magùttrato
cioè A. A. A. F. F. le quali sono
interpretate dagl' intendenti Auro,
Argento f Aere^ Piando, Feriundo,
Cassiodoro nel lib. VII, Variar,
num. 3a, sotto il nome di Teodo*
rìco re de' goti in Italia, espone la
formola, qua moneta commUiitur^ cioè
si commette ad alcuno la cura della
Zecca (Fedi)i Auri fiamma nulla
injuria permixtionis albescat, Ar^
genti color gratia candoris arrideat,
Aeris rubor in nativa qualitate
permaneat etc* Pondus quin etiam
constitutum denariis praecipimus
debere savari.
Che vi fossero anche denari, oo^
me noi diciamo, erosi, cioè di ar-
gento, e di rame mischiato, pare
che non se ne possa dubitare, co-
me vi debbono essere stati denari
d*oro. dove entrasse qualche lega di
argento. Anticamente non vi fu
moneta più rinomata ed usata che
i soldi, e forse i primi furono quel*
li coniati solamente d'oro, avanti lo
impero di Costantino il grande;
poscia ve ne furono anche d'ar-
gento. In più leggi di Teodosio
viene fetta menzione di soldi d'oro,
e chi allora nominava un soldo
intendeva dire una moneta d'oro,
di peso determinato dalle leggi. Mol-
to tempo durò in Italia il nome
e l'uso di soldi d'oro, e nel nono
secolo ve n' erano nuovamente an-
(^è di argento. In quanto al peso
de'soldi d'oro, ventiquattro di essi
formavano una libbra a' tempi di
Costantino, e perciò l'oncia era coin-
DEW
posta di sette di essi; in ciò non con-
viene il Gronovio. Certo è, che Valcn-
tiniano seniore volle, che settantadue
soldi d'oro costituissei*o la libbra,
con accrescere ii valore estrinseco di
quelle monete. Per un sol(k> d'oro
occorrevano seimila denari di i*a-
me. San Gregorio I lasciò detto
che il soldo d'oro valeva venti ^i-
Uque^ altra moneta di quei tempi.
In progresso le valute variarono,
laonde, prima con quaranta denari
d'argento e poi con soli dodici si
comprava un soldo d'oro, o più
verosimilmente un soldo di argen-
to. Sembra credibile, che a'tempi
di Carlo Magno il soldo d'oro su-
perasse di poco le nostre mezze
doppie, chiamate anche scudi d'o-
ro, o ducato di camera. Ma il va-
lore de soldi, e dei denari non fu
uniforme nei tempi, e nei luoghi
diversi. Ogni zecca, come oggidì,
anche anticamente tassava il valore
delle sue monete.
Siccome dopo l'anno mille nelle
carte vecchie, e nei contratti si tro-
va gran copia di monete di pe-
si differenti, delle quali non si sa
il valore, riporteremo una relazio-
ne delle monete fatta cinquecento
anni addietro da Giovanni Cabix>-
spini, nunzio apostolico in Polonia,
ed Ungheria, sul valore delle mo-
nete allora correliti, e che si ti'O-
vavano mentovate nei libri, o nei
pubblici strumenti. Di non podie
di esse si fa menzione nel trat-
tato dei censi della Chiesa Romana,
composto da Cencio Cardinale e
camerlengo di essa nel 1 1 9 1 ^ e d^ noi
agli articoli Censi e Tributi (Vedi).
Nota delle antiche monete.
\\ fiorino di debito censuale vale
dieci soldi, e un denaro, di denari
turpizii antichi.
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BEN
Un grosso vale dodici draari tur-
pizii.
La libbra JCoro vaie novantasei
fiorini.
La marca doro cinquantanoTe
fiorini.
JJ oncia d^oro in oro otto fio-
rini.
L^ oncia d'oro in argento cinque
fiorìni.
La marca d'oro Tale due parti
d' una libbra d' oro.
. La marca d^ argento Tale due
parti di una libbra d'argento.
La libbra d'argento vale settan-
tacinque grossi.
La marca d'argento per conTen-
zione antica in lnghiltei*ra vale
quattro fiorini.
La marca d^argenlo in altre par-
ti Tale quel prezzo, cbe comune*
niente corre al tempo del paga-
mento.
La libbra d'argento puro ^ ossìa
due marche d'argento, vale otto fio-
rìni r
La libbra d'argento d'Inghilter-
ra quattro grossi; e della curia
romana sette fiorini, died grossi, e
mezzo.
X La libbra d'argento di Aragona,
Toscana y Sardegna^ e simili, Tale
sette fiorìni, e mezzo.
V oncia (X argento Tale sette gros-
si, e mezzo.
Il marabotino d^argento Tale un
fiorìno meno dodici denari ter-
sesi.
Dodici Malguriensi valgono un
grosso.
Un obolo étoro Tale un fio-
rìno.
Un massatrazio d'oro vale due
pai*ti di un fiorino.
Dodici denari di Sipioni un ma-
lachino.
Un malachino vale otto grossi.
TOL. XIX.
DEN 2a5
Un bisuntino vale quindici grosà,
e mezzo.
Un tuUeno otto soldi, e quattro
denari vagliono un fiorino.
Un mantesinOj e died soldi va-
gliono un fiorino.
Un mantesinoy nove soldi, e dn-
que denari vagliono un fiorino.
Un friguento e dodici denari va-
gliono un grosso, e mezzo an-
tico.
Un marabizio d'oro vale venti-
quattro marabizii d'argento, o pu-
re un fiorino meno dodid de-
nari.
Nel regno di Sicilia, specialmen-
te di qua dal Faro, P oncia vale
sessanta carlini gigliati.
Un tareno vale due carlini.
// carlino vale dieci grani. .
// grano vale sei denari.
Le altre monete, come i fiorini,
sono valutate al prezzo di questa
moneta.
La cosina, o salma del grano,'
è di quattro tumoli.
Parimenti nel regno di Castiglia,
e Leone vi sono le monete usuali,
cioè i coronati di valore di dnque
oboli.
Il marabizio, di dieci denari. E
sei coronati vagliono un marabi-
zio. E ti*entacìnque marabizii va-
gliono una dobia di Maracco. E
ventidue marabizii un sidliato vec-
chio un montone, una cat-
tedi^ E venticinque marabizii va-
gliono un agnello. E vent'otto ma-
rabizii vagliono un reale. E tren-
taquattro marabizii vagliono una
dobla dì Castiglia. E parimenti
trenta doble vagliono una dobla
grande, e larga de' saraceni.
Egli è da sapere, che la marca
di grossi di argento di Boemia va-
le comunemente quarantotto grossi
di Praga, o ventiquattix) scoti.
i5
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aa6 DEN
In oltre in qualsista marca sono
quattro fertoni.
E s^ì scoii vagliono un fertone.
E uno scoto vale due grossi di
Praga.
E un grosso di Praga vale se-
dici denaii.
Parimenti é da sapere, che nella
prodetta marca vi sono dodici lo-
toni. E un ìotone v^le uno scu-
do e mezzo, o sia ti*e grossi , ch'é
lo stesso.
Qualsivoglia fertone costa di
quattro lotoni.
Un bisanzio, o sia bisante^ vale
due parti dì un fiorino d'oro.
Medesimamente lo stesso valore
sì trova, e pratica nel massamu-^
tino,
Yale il marabotino un fiorino
d'oro, meno dieci denari.
Un malachino costa otto grossi
darg^nto.
Fin qui il nunzio Cabix>8pìno.
Furono alcune di queste monete
d'oro, ed alti*e di argento. E pri-
mieramente per quel che concerne
i msrabotinij già battuti in Ispa«
gn9, e monete di gran oredito> cer-
to é ch'erano moneta d'oro. Negli
antichi secoli l'oro si traeva dalle
miniere di questo metallo in Ispa-
gna; in seguito non si volle du-
rare fatica a ricavarne, perchè uni-
camente si attese alle miniere del-
F America, tanto pia abbondanti
che l'Europee. Il prezzo de'mara-
botini una volta assai celebre, si ap-
prende dal Rossi, Storia di Ras^n-
na all'anno 1076; ve ne furono
d'oro, e d'argento, e si chiamaro-
no anche maravolino^ e maravc"
dino. I marabitii erano diversi dai
marabotini. I sciliati forse erano i
UKatum^ i scyphatum, ovvero schi»
jfatum. Il corso degli scìvfiui fu spe-
cialmente nella ,Puglid| e. Calabiia,
BEN
Ehsi erano alquanto cavi nel fii««
zo, come le monete d'argento bat-
tute in Milano, a' tempi di Ottoue
I, il Grande. Il Du- Gange dice,
che gli schifati erano denarì d'oix>.
Rinomati furono gli augustali, nio«
neta d'oro, che Federico II impe-
ratore fece battere in Sicilia , sic-
come pura nel regno di Napoli fu
in gran uso. Vuoisi, che prendesse-
ro tal nome da Cesare Augusto i?i
effigiato. Nel rovescio eravi un'a-
quila. Il valore loro era di un fio-
rino, e quarto d'oro. In somma ri-
putazione ed uso anticamente fu-
rono anche i nummi chiamati hi-
%anlii, o bysantii, moneta d'oro
degl'imperatori greci di Costanlì-
nopolì, e poco divei*sa dai ducali
d'oro di Venezia, dagli uugari ed
alti'i ducati d'oro della nazione ger-
manica, e dai fiorini d'oro di Fi*
renze. Nel XIV secolo i bisanti
erano ancora in mollo credito, cq-
me lo era stato il tomese, o turo-
nensCy moneta battuta in Touts.
Col tempo si videro bisanzi bian-
chi, cioè d'argento, che valevano
uno scudo romano da dieci giulii.
Nelle vecchie carte sovente souo
nominati i mancusi, o mancasi^
chiamati ora mancusi auri, ed 01-a
mancasi argenti* Presso gl'inglesi
la tt)ce mancusa significava marca,
per cui per mancusi s' intese una
maixa d'oro, o d'argento, non pa*
V Italia.
I folli, antichissima moneta dei
latini, e de' greci, fu moneta bassa.
Si vuole che il folle fosse Y obolo, e
per lo più di materia erosa; ve ne
furono talvolta d'argeuto. Il Guthe-
rio li riconobbe per moneta d'oro.
Parimenti fra la pecunia greca ia
uso furono i michdaii, soldi bat-
tuti da Michele imperatore di Co-
slantùiopoli ^ e i lómanali^ a'quuli
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DEN
iìieàe il nome T imperatole tsomft-
no. I greci inoltre ebbero i perpe-
riy e due di essi valevano un du>
calo d' oro veneto, jéspri ovvero
jàlbi furono chiamati i nummi gre"»
' ci d'argento, il cui valore si legge
nel Du- Gange, nella Dissertazione
Mie monete greche. Sembra che
' fossero come i perperi nella valuta.
I melachinij che valevano otto gros*
si, o meiot/umoSy da chi si dicono
moneta italiana, e da chi di orì-
gine araba, còme battuti dai aai^a-
ceni; tali ancora furono i mora--
botì'nù Nqgh Ordini Romani fi'e-
quente è la menzione dei soldi^
maràbotini, è tntletfuini, dati dal
i Papa insieme ad altri denaii nella
distribuzione del Presbiterio {Fedi),
Sa tali denari dati in simili occa-
I sioni, si possono consultare il Mò*
i retti, ile Presbiterio^ p. ai8j il
1 Carli, nel t. Il, p. 108 Delle mo*
nete d'ItaUaj e il Gai^mpi, iSì-
gillo della Garfagnana/ p. yS.La.
inoneta di Pavia ebbe gran corso
in tutta r Italia. Da un documen-
to del secolo IX, citato dal men*-
tovato conte Carli- Rubbi, nel t. II
delia sua dotta opei*a, p. 147» ab-
biamo la valuta a quei tempi del
denaro di Pavia: SoUdos duodecim
quot sunt denarios grotsi et expen-
divilis de moneta de Pipia^ et Me*
diolanOj seu Lucana duodecim de^
narios ragionati per singulos soH*
dos,
I toreni. si fabbricavano in Na-
poli, e in Sicilia, secondo Leone
Ostiense, e vi erano pure i tareni
africani. Nei secolo XII in Italia
furono ì denari, o soldi imperiali ,
così chiamati o perchè battuti nel*
l' imperiai zecca di Pavia , o per^
ckè inventati da Federico I, se pu-
i re "non sono piin antichi. Quanto
^ apprezzasse là libbra*, o lira im-
periale, lo accenna il Paris all'an-
no 1249, scrivendo: Octodecim
mUlia Ubrarum de moneta impe-
rìaliunt, quae tantum fere valete
quantum Esteriingorum, dette og-
gidì lire stjerUm. £ celebri eziandio
già fingono i denari sterlittgi^ intomo
ai quali va consultato il Du-Cange ci*
tato^ l promini si ritiene fossero mo«
nete diei duchi di Sciampagna, ma
nei secoli XII e XIII in Roma erano
assai in uso librae provisinorum se-
natus, cìpé lire di denaii o soldi
battuti in Roma per ordine del se-
llato romano, iohe godeva il diritto
della zecca. In conferma, che i Jprt^-
visini fossero pecunia romana, alcuni
dissero provenir tal nome dalle
pros^isioni^ o rendite delle chiese.
Della moneta provistna ha parlai
to l'accurato Grimaldi^ beneficia-
to della basilica vaticana, e la chia-
ma libra provemens, con abbrevia*
turd. S^incontrano ancora nelle cai**
te antiche di Róma, librae qffbn-
tiatorum, il etti prezzo ragguaglia*-
to colla libra ktcensis monetae foi'SfS
si rileverà da (Queste parole d' uno
strumento del itSq: prò centuni
quadraginta Ubris lucentium etquin^
que solidis prò centum li-
bris qffbrtiatorum et quinque soli-
dis. Che i denari papiensi fossero
dati dai sommi Pontefici nella di-
ìstrìbuzione che facevano dei pres-
biterio^ si può vedere ai succitati
luoghi. Nella vita d'Innocenzo IV
si legge, che nel 1243 i mercanti
romani domandarono loi*o in dono
le sessanta mila marche date ad essi
in prestito dal predecessore Grego-
rio IX.
Sui fiorini, moneta soprattutto
cetebratissima in Italia, sembra che
nel 1252 cominciasse il popolo fio
rentino a battere questa pecunia
d'orq, chiamata da essi fiorino^ e
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228 DEN
ducato et oro da altri, perchè da
una parte era impresso un gi^lio^
e nelFaltra T immagine dì 8. Gio-
Tanni Battista loro principale pa-
trono. Il nome e il pregio di tali
fiorini si dilatò sì attamente per
tutta l'Europa, che quasi tutti gli
altri principi a gara cominciarono
a batterne » coli' istesso nome , e
persino vietarono ad altri di co-
niarli. In Avignone nel i3a2 il
Papa Giovanni XXII fece battero
una nuova moneta d'oro, del peso,
lega, e conio di Firenze, senza al-
tra insegna, che dalla parte del
giglio le lettere dicevano il nome
suo pontificio. Il Villani aggiunge:
per ùitrasegna di costa a s, Gio-
vanni vi aveva una mitra papaie,
e dal lato del giglio diceano le lei"
fere: sanctus Petrus^ sanctus Paulus,
Scrìve inoltre, che Giovanni XXII
minacciò le censure contro chiun*
que battesse fiorìni d'oro ad imi-
tazione de' fiorentini. Anche i re
d» Francia, dopo i fiorentini, bat-
terono fiorini d' oro. Non si hanno
da confondere i fiorini coi giglia-
ti y moneta d'oro di Carlo I d'An-
giò re di Napoli, e Sicilia, e così
' appellati perché anch'essi portava-
no il gigUOy insegna dei re di Fran-
cia, da cui quel principe derivava.
Qual fosse il valore del fiorino,
ragguagliato colla romana Ubra di
provenietui, o provinnij si può ri-
cavare dalle parole d'un codice
mss. : octingentos sexaginta seufiore-
nos, et duas partes unius floreni
auri prò sexcentis quinffuaginta li"
bris provisinorum (o provenientium)
pagati dagli uomini di Frosinone.
Otto fiorini della zecca fiorentina
davano il peso di un'oncia d'oro,
€ ciascuno di essi valeva venti sol-
di. Ma del fiorino ampiamente
ha trattato il dottissimo Francesco
DEN
Vettori, neiropera : // fiorino d^<h
ro antico illustrato^ ch'egli indi*
lizzò al celebre Antonio Francesco
Gorì, e stampò in Firenze nell'an-
no 1738.
Noi però dei fiorini d'oro, dei
ducati d'oro papali, dei ducati di
camera, dei ducati papali, e di al-
tri ducati d'oro ci permettei'emo
in appresso una ulteriore digressio-
ne, narrando prima altre erudizio*
ni sui denari, che anticamente fu-
rono in uso in Italia, con cose re-
lative.
Dopo essei*e stata conceduta alle
città italiane dagl' imperatori tan-
to la libertà, quanto ih gios di bat-
tere moneta d'oro, e di argento
( gius che accordarono anche i Papi
a città, ed a principi), non poche
città regolarono il corso della pro-
pria moneta a tenore di soìdi
denari, che le medesime febbrica-
vano, di modo che non di rado
altro era in una , e divei-so la al-
tra l'ordine, e nome della pecu-
nia. Vi furono soldi bolognesi, fer-
raresi, e parmigiani, ed il nome di
bolognini non solo in Bologna, ma
anche in Modena, e in altri luoghi
durò sino a' nostri tempi, ma eoa
gran mutazione di moneta e vak)^
re. Nell'antichissimo codice degli
statuti mss. di Ferrara, avvi un ti;
tolo: de valore bagatinorum, aoe
quod quilibet teneatur redpere (j^
tuor hagatinos prò tribus fefmn-
nis: era moneta bassa. Pf**^ *
pavesi due diverse libbre siusawno,
scrivendo nel i33o il Oa*«[»'
quando il Borino era il P^ ^^'
bre fra i denari: Ex hoc posl^^
communitas Papiensis solvU a£cai
et octo mille libras iUius grossoc
monetae, cujus Ubra vakbatpre-
num. In una cronaca
legge : De moneta arci
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DEN
mediolanensìs casa. Prima moneta
dicebatur marca aurij et vahbat
I XIV florenos (cioè d'oro). Alia
fuit marca argenti , quae vaimi
quatuor Jlorenos cum dlmidio. Ter^
tia moneta dicebatur Augusta^ ha»
bens imperatoris imaginem et su»,
perscriptìonem, et erat de argento
pulissimo : decem solidos imperia-
ks valebat unum florenum, Quin*
ta moneta dicebatur tertioluSj quia
ejus tertia pars erat tantum argen-
tea, et XX solidos valebat unum
florenum. Né si deve tralasciare la
memoria degli zecchini veneti, chia-
mati una volta ducati aurei veneti.
AbbiaoQO da Marino Sanuto, nel-
la Storia veneta, t. XXII Rer. ItaL,
che questa moneta si cominciò a
battere in Venea^a nell'anno 1 285.
I ducati d'oro veneti furono dello
stesso peso e forma, che i ducati
d'oro germanici, ed ungarici, e de-
gli antichi, e moderni fiorini. Nai'-
ra il Ga rampi. Saggi sul valore
delle antiche monete pontificie, a
pag. 2, che l'esempio de' fiorentini
seguitarono i veneziani, i quali nel
dogado di Giovanni Dandolo, che
ducatos aureos primitus fieri jussit,
al dire del Garesino, nell'anno 1288
stabilirono, quod debeat laborari.
moneta auri commurns, videlicet 67
prò marcha auri, tam bona et fi-
na per aurum, vel melior, ut JlO'
renus; e tanto si compiacquero di
tale rìsoluzione, che ne eressero una
lapide nella loro zecca, in cui
espressero, che fuit prius quaedam
faeta moneta auri, quae vocata
est ducatus. Acquistò questa mo-
neta il- nome di ducato, foiose per la
figura, e pel nome del doge in essa
impresso. Nel secolo precedente fii
dal re Ruggero dato questo nome
I ad una sua moneta da lui battuta
net ii4oy nel ducato di Puglia,
DEN 329
cui ducatus nomen imposuit, ceto
Romesinas valente, quae magis ma-
gisque aurea quam argentea prò-
bata tenebatur, al riferire di Fal-
cone beneventano nel tomo V Rer.
Ital. pag. i5i.
Il lodato Garamp\ nella citata
opera, in quattro capinoli, colla so-
lita sua moltiplìce erudizione, trat-
tò dei fiorini e ducati ci oro papali,
del fiorino e ducato d'oro di ca-
mera, degli scudi d' oro bat-
tuti nelle zecche pontificie, e fi-
nalmente della proporzione che l' o-
ro, e l'argento hanno avuta succes-
sivamente nella curia romana. Alla
fine in ciascuno de' quattro capi-
toli dell' opera, si ha l'indice o ta-
vola tanto del valore intrìnseco del-
le monete pontificie, quanto del
numerario, con tutte le variazioni.
Siccome nella cuna romana di fre-
quente nelle tasse si fii menzione
de' fiorini, e dei ducati, come del-
lo scudo d' oro, ne sembra indis-
pensabile riportare qui un estratto
delle analoghe e dotte osservazioni
fatte dal Garampi.
Dicemmo già come la repubbli-
ca fiorentina nel I252 incominciò
a battere il suo fiorino d' oro , al
fino di ventiquattro carati, e al
peso di grani settantadue, colla fi-
gura di s. Gio. Battista da una
parte, e col giglio dall'altra. Di-
cemmo pure come questa moneta
divenne celebre, per cui in pochi
anni oscurò la rìnomanza di tutte
le precedenti, ed eccitò moltissimi
altri prìncipi, e città sì d'Italia, che
di oltremonte a batterne delle si-
mili, lo che fecero non solo i ve-
neziani sotto il nome del celebrato
ducato, ma anche i re d'Ungheria,
di Boemia, d' Aragona, e di Napo-
ti, i duchi di Austrìa, e di Savoja
i principi di Oranges , i conti di
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a3o DE»
Fiandra, i delfini, e gli arcivescovi
di Magonfa, di Treveri, e di Ar*
les, i qivili stamparono de' fiorini
loro propri, e per lo più li fregia*
rono colle indicate impronte del
fiorentino con aggiunta di qualche
piccolo distintivo. Più tardi fece
altrettanto in Avignone il Papa
Giovanni XXIT, con peso, e lega
interamente simile al fiorentino,
cioè al taglio di novantasei per
libbra, ossia di sessantaquattro per
marco, come allora battevasi nella
zecca di Firenze, e colle medesime
impronte già notate, meno la dis-
tinzione d'un proprio marchio, e
di quanto dicemmo superiormente.
Siccome alcuni malvagi presume-
vano di battere fiorini coli' impron-
ta medesima de' fiorentini, ma d'in-
feriore valore, i quali confusi coi
buoni danneggiarono al commer-
cio, il Papa non solo fece venire*
la matrice da Firenze, per battere
i fiorini papali, ma fulminò la sco-
munica contro i falsificatori, e con-
tro un misfatto sì dannoso al pub-
blico bene. Egual conio e sistema
tennero in Avignone i Papi Cle-
mente Vr, Gregorio XI, Urbano
yjj, e l'antipapa Clemente VII.
> Dopo che fu ristabilita in Roma
la residenza pontifica, sebbene i
nomi di fiorino^ e ducato nel secolo
XV sovente e promiscuamente à
confondessero; al fiorino buono dei
Pontefid fu appropriato il nome
di ducalo papalcy perchè nella co^
mune estimazione il ducato veneto
pi^evaleva ai già deteriorati fiori-
ni di Firenze, e perciò i sommi
Pontefici prescrissero che si doves-
sero attere i fiorini d'oro, cioè i
ducati, della lega di ventiquattro
carati , secondo i ducati veneti, co-
llie 81 legge negl' istromenli degli
appalti delle zecche dal t4^^ «'
DEN
]5oo. Riguardo al peso, ed anche
al pi^ezzo estrinseco, che i ducati pa^
pali aveano sempre conservato co*
mune col buon fiorino, e col du-
cato veneto, aocadde una leggiera
variazione, dappoiché nel 146 3 fu-
rono diminuiti di un sol punto, os-
sia quarto di grano, e di un altro
punto nell'anno seguente, in modo
che si ridussero al peso di granì
settantuno e mezzo per ogni pez-
zo. Ed in tal guisa si continuò a
coniarli fino al i Soo : epoca in -cui
si rallentò simile coniatura, attesa
l'introduzione degli scudi d'oro dì
Francia) ed in sequela agli esem-
pli di Venezia, e Firenze, fu poi àeV
tutto tralasciata circa il 1 53 1 . Laon^
de qualora dopo questo tempo fu*
prescritto nella secca pontificia il
fino dei fiorini di camera, si espres-
se, che doveva essere secondo la
lega d'oro dei ducati papali^ e ve-
neti, ovvero dei papali, portoghesi
e genovesi, ma tutti antichi. Nel se-«
colo decorso Benedetto XIII tentò
di rimettere in piedi la buona mo-
neta degli antichi fiorini, e ducati
sotto il nome di zecchini^ come a-*
veanli coniati i veneziani, ed i-
fiorentini ; ma nessuna sorte di zec-
chini conìspose agli antichi fiorini
o ducati, e neppure il gigb'aio o m-*
spo posteriore de'fiorentini stesa.
I fiorini papali fino a tutto il seco*
lo XIV furono espressi ooUaggiunte
di camera, o del peso £ camera^
per distinguerli da alcuni fiorini
stranieri difettosi, e per determina^
re il loro giusto e l^ittimo pesa
nei pagamenti, che dovevano far^t
alla camera apostolica. Erano del
taglio di sessantaquattro per ogni
marco di Firenze, come appunto
Giovanni XX III avea fotto battere-
i suoi. S'introdusse poi nella zecca
di Avignone l'uso del marco di c«*
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DEN
rid, ch'era d'unsi setlaiitaquatli*e6Ìma
prte più leggiera del fiorentitio^ per
ogni marco di curia^ e perno il
peso d'ognuno risultava eguale a
quelli ch'eransi battuti al taglio di
sessantaquattro , e furono coroune-
mente detti Jloitni ponderis carne-
rae^ floreni camerae. Sicché non
è a mettersi in dubbio, che in tut^
to il secolo XI Y i fiorini di came-
ra non fbsseix> i medesimi che i
papali, e che tutte le tasse della
cancelleria apostolica, già concepi-
te a fiorini buoni di Firenze ossie-
no papali, non fossero soddisfatte
con altrettanti fiorini del peso fio-
rentino, o romano. Che poi le ta»-
se suddette d'altro fiorino intender
non si debbano, che dei mentovati,
si rileva chiaramente da tutti i li-
bri delle obbligazioni, che facevano
i nuovi provvisti delle chiese ve*
scovili, e dei moniste», non che
dei corrispondenti pagamenti delle
somme da essi rispettivamente pa-
gate pel comune servizio loro con-
tingente. Delle tasse chiamate co-
muni servizi, e mintiti iervizi, sì trat-
ta nel principio ddl'articolo Data*
ria apostolica^ ove si parla delle
Annate^ e dei Quindennii. ^. l'ar-
tioolo Tasse. Qui pei*5 noterem-
mo, che le obbligazioni che fa-
cevano i prelati nuovamente prov-
visti di pagare il comune servizio^
erano pur dette Sommissioni^ per-
chè si sottomettevano essi jurisdi"
ctioni et coercilioni dominorum ca^
merariomm, cioè tanto del Ponte-
fice, che di quello del sagro Col-
legio.
1 fiorini papali furono anche de-
nominati Forti, pei*chè con questo
titolo solevansi qualificare tutte le
nionete, che rispetto ad altre erano
l« migliori: perciò il fiorino pap-
ié» riputato più prezioso divari
DEN 23:1
altri, èva òèito Jlorenus fortis. Dal
134^ al i358, i fiorini forti vale*-
vano in monete avignonesi soldi
ventiquattro di piccioli: ma dac-
ché il fiorino papale salì al préi!^
zo estrinseco di ventisei, vedtotto, e
trenta soldi, rimase aflbtto Idealte
il fiorino di ventiquattro soldi» Sic-
come però aveva già preso nella
piazza graù piede, Gregorio XI lo
i^izzò di nuovo nel iSyi» bat^
tendo altri fiorini papali inferiori
a quelli di camera, alla legge di
carati ventitre e un quarto, e ài
taglio di settantadue e mez^ per
ogni marco di curia, cosicché pe-
savano sessantatre grani. L'atitipa-^
pa Gemente VII residente in Àvi«
gnone, per trattenerli nel prezzò
di ventiquattro soldi rigaardo alla
moneta allora corrente, li diittinui
di nuovo nel i38a, rìducendoli ai
peso di grani sessantadue, e al fi^
no di sessantauno, e furono detti
floreni novi Clementini , ovvero
Jloreni currentes Clemientini, Il me-
desimo Clemente VII fece coniare
nel i3q3 due sorla di fiorini, cioè
il fiorino d'orO) chiamato fiorino
papale di camera, a carati venti-
tre e un quai*to, e al taglio di sessan-*
tadue, per ogni marco di curia, e
che valeva trenta soldi, ed il fiori-
no di ctunera a carati ventiquàt^
tro, ed al taglio- di sessantatre. Il
fino, e l'intrinseco però di questi
due fiorini non differiva che di
solo mezzo grano. Si contiuudrono
a battere in Avignone altri fiorine,
specialmente in tempo di Giovanni
XXI H, ma di lega assai più bas*-
sa, cioè a carati ventidue. Nel suc-
cessivo pontificato di Martino V,
due sorta di fiorini ivi parimenti
correvano, dei quali si fa menzione
in un codice mss. della Strozziatist
di Firenze in questi termini: Fio-^
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DEir
rtiti, che si usano o^ a Fignone
con Farmi di Papa Martino^ sono
di carlini ventuno e nove decimi,
p^gio Funo ds' nuovi sol, due, den.
due a fiorino, e de*vecchi di car.
ventitré, pegffo Vuno soL uno, den»
sei a fiorino.
Anche la cecca di Avignone, come
immediatamente soggetta alla aanta
Sede, fu messa sullo atesso piede
di quella di Roma. La camera a-
postolica ordinò li i3 giugno i49^
a Gio. Antonio Grimaldi vescovo
di Grassa, e goveruatore di Avi-
gnone, che facesse battere i ducati
papali alla legge e taglio di Roma,
e che ogni anno se ne mandassero
alcuni alla camera apostolica, per
essere saggiati; anzi per maggior
cautela gli s'inviò un peso della
hbbra romana, ed un peso del du*
cato, afBnchq il ducato della zecca
di Avignone corrispondesse esatta-
mente al pesQ. del papale romano.
Finalmente i ducati papali furono
detti anche ducati larghi, perché si
tenevano in egual pregio dei nuovi
fiorini d'oro, battuti dalla repub-
blica fiorentina nel 14^2, di mag-
gior peso e larghezza degli altri
perciò chiamati larghi. I fiorini, o
ducati papali, che conservaronsi sem-
pre in tale celebrità, e al giusto lo-
ro orìginario intrinseco, equivalgo-
no in moneta ora corrente, a scu-
di due e bajocchi undici, e secon-
do essi furono . ragionate tutte le
tasse della curia romana. Ma nel
secolo XV s'introdusse una doppia,
e diversa battitura di fiorini nel-
le zecche pontificie. Quelli, che con-
servarono r orìginario peso e fino
de'grani settantadue, si appellarono
ducati papali j quelli che furono al-
leggeriti, ducati o fiorini di. ca-
mera.
Nel secolo XV e seguenti per
DEN
fiorino di cantera s'intese una ma^
neta di circa grani sessantanove, e
dodici centesimi. I {lucati papati
battevansi a ragione di pezzi no-
vantasei per libbra, e i fiorini di
camera a cento. L'impronta, che
in queste due monete era stata,
come anche il taglio, sempre divei*-
sa, lo divenne maggiormente dac-
ché Sisto IV cominciò ad impri-
mere ne'fiorìni di camera la navi-
cella di 8. Pietro, distintivo conser-
vato costantemente nelle posteriori
coniature de'fiorini di camera. Ri-
guardo al ducato di camera, si
legge in un bando di Pietro del
Monte, vescovo di Brescia, e go-
vernatore di Perugia, emanato il
primo gennaio i^5^^ l'ordine che
fossero ricevuti certi ducati che fa
battere Nostro Signore, li quali si
chiamano ducati di camera, nei
quali ducati dà un canto ci sono
scolpite le chiavi con lo compasso
quattro^ con le lettere che si dico-
no : SllfCTA ROMANA ECCLESIA. Dal-
t altro canto è stampata la imma-
gine della Santità sua in pontifi-
cale, con ledere che dicono: Nico-
LAus P. P. Quwnros, li quali va^
gliono due bagUocchi meno che li
ducati Papaliy lo che quadra ap-
punto colla proporzione, che ave-
vano i fiorini di camera col ducato
papale. I ducati di camera furo-
no anche chiamati streltiy a diffe-
renza dei ducati papali detti lar^
L'originario valore di questi duca-
ti, o fiorini di camera, fu di gros-
si, ossieno carlini dieci. Decaduti ta-
li ducati, furono ripristinati da Giu-
lio Il nel 1 5o4* Mantenutosi quindi
il fiorino di camera fino verso Tan-
no 1545 a giuli, ossiano carlini dieci,
per la successiva deteriorazione nuo-
vamente eseguita de'medesimi car-
lini, non solo, ma sibbene degli
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DEN
stessi giulj, ci'ebbe a giulj dodici. Ma
essendosi già introdotta nella Kec-
ca pontificia la battitura degli scudi
d'oro, ed intermessa quella de'du-
cati di camera fino dai i539, ^''^
stato presciittOy che tutte le tasse
dovessero pagarsi in iscudi d'oro al-
la ragione di scudi centonove per
ogni centinajo di ducati: sicché,
giusta la valutazione vigente pres»
so la dataria, e il sagro G)llegio,
ogni scudo d'oro equivale a giulj
sedici e mezzo, essendo ogni giù*
lio o paolo del valore di dieci ba-
iocchi; ed. ogni ducato di camera
a giulj diciassette, baiocchi nove, ed
ottantacinque centesimi. Il raggua*
glio però conservato dai ministri
della oancelleria, e camera aposto-
lica è di giulj diciassette e mezzo
per ogni ducato di camera. Se poi,
lasciati i molli pi ici, e fallaci raggua-
gli, si cercherà di ogni antico duca*
to, o fiorino di camera il vero,
ed intrinseco valore, si troverà che
egli è di baiocchi duecentodue, e
novantaquatti^o novantesimi.
Ai fioriniy o ducati di Camera,
successe, come si é accennato, la
coniatura dello scudo d'oro nelle
zecche pontifìcie, cominciata dal
sommo Pontefice Clemente VII ver-
so il i53i, alla miglior legge, che
allora corresse. Tal moneta ebbe o«>
rigine, e nomenclatura dalla Fran-
cia, ov'era già stata coniata colla
impronta guerriera dello scudo im-
pressovi dell'arme di quei re. Se
ne ha menzione fino dal secolo
XIII, e divenne assai celebre per
la battitura, che ne fece il re Fi-
lippo V di Valois nel i336. Fu
allora di 01*0 fino, ma in seguito
deteriorò. Dicevasi denarius ad
scutuniy e scudatuSy e fino dal
1337 correva al prezzo di soldi
^^enti di piccioli tornesi, de' quali
DEN 233
il fiorino d' oro fiorentino, ne vale-
va tredici o quattordici ; sicché lo
scudo a que' tempi era di un terzo
meglio del fiorino suddetto, in
progresso di tempo gli scudi di
Francia calarono di pregio. Nel
i535. Paolo III fece battere gli
scudi d' oro al peso di grani ses-
santanove, e dodici centesimi, colla
immagine di s. Paolo, e li diiamò ^
paoUni d' oro. Circa il i568, due
diverse valutazioni, e nomenclature
cominciò ad avere lo scudo d'oro,
cioè di scudo d'oro in oro di zecca,
e di scudo ioro in oro di bolla, os-
sia corrente; e questo inferiore al
prezzo del primo, ora di due, ora
di tre, quattro, ed anche sei soldi.
Dopo successive diminuzioni e co-
niature, nel 1595 furono prescelti
tutti quegli scudi, che al peso della
libbra romana insultavano del taglio
di cento uno per libbra, cioè di granì
sessantotto, e quarantaquattro cen-
tunesimi, e ch'erano giustamente
del fino di ventidue carati, e tro-
vati in tal modo uniformi gli scu-
di delle zecche di Francia dd sole,
così detti per la loro impronta, di
Spagna, di Napoli, di Venezia, di
Genova, e di Firenze, fu loro ag-
giunta anche la zecca di Roma, ed
in appresso quella di Urbino. Così
gli scudi uniformi di queste otto
zecche furono chiamati per eccel-
lenza gli scudi delle stampe, scudi
ordinar/j o del peso vecchio; e con
bando de' 3 gennaio iSgG, fu di-
chiarato, che valevano il due e
mezzo' per cento di piti degli scudi
delle altre zecche, ossia centottan-
taquattro bajocchi, ed un quattrino
per ogni scudo, ragguagliato alla
odiei^na moneta romana, e così si
mantenne pel corso di cento ven-
ticinque anni. Dietro qualche prov-
vida, ma insufficiente variazione,
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134 l>EN
ìntrodutta da ClemeDle XI , e
• U*alasciata dopo ii pontificata dì
Qemealc XII, ne fu aSitto in-
termessa la battitura. Aggiunge-
remo però, che lo scudo d' 01*0
papale, che ebbe anche la nomen«
datura di ducato, dt scudo a mo"
neta, di ducato da ^uulj dieci^
andò salendo di pregio fino al-
. Tanno 1690 in cui per ordine di
Alessandro Vili era stato fissato
a giuij sedici, e nell'anno 1708
a giulj sedici e mezzo. La ragio*
ne poi perchè tanto T agio erasi
avanzato, provenne dalla proporzio-
ne fra ì due metalli^ oro, e argen-
to, la quale si andava successiva-
mente mutando, rincarendo sempi*e
più l'oro^ e diminuendo al con-
trario il prezzo dell'argento. Della
proporzione, che hanno successiva-
mente avuta r oro e l'argento nel-
la curia romana, diffusamente si
tratta dal citato Garampi, a pag. 84
delle sue dotte OsservazionL Nel
1819, sullo Scudo d* orOy il eh,'
Marsuzi pubblicò in Roma un eru-
dito opuscolo. Riguardo alle altre
monete papali, come di grossi o
carlini papali, detti poi giulj , e
paoli ni eo. , sì parla agli arti*
coli MOKETB PoiTTIFICIC, 6 ZeCCH
PoNTmciA. Anche il Muratori nel-
la mentovata dissertazione XXYII
l'agiona della mutazione del valore
della moneta, e delle cause, che la
produssero, massime a cagióne del-
l'insaziabile lusso.
Mai poi sono mancati fabbrica-
tori di denari falsi, e adulterati,
come dei tosatori delia buona mo-
neta. Nel codice Teodosiano si han-
no molte leggi nel lib. IX^ titolo
2, e seguenti, contro sì abbomine-
vole razza di ladri. Anche l' impe-
ratore Tacito, come avvertì Vopi-
SCO, cavita ut si 4fuis argento pu-^
BEN
bUce prii^alitiK/ue aes miscuisè€i\
si (fuls auro argenUun ; si quis ae-
ri plumbum; capital essei cum
boìiorum proscriptione. Anche nei
tempi de' longobardi, e fi^anchi re-
gnava questa iniquità, perciò il re
Rotari pubblicò la legge 346: Si
quis sine fussione regis aurum
signaverity aut monetam cofìfinxt-
rity manus ejas incideiur. Da qae*
sta provvidenza si rileva eziandio,
che già ì re longobardi battevano
moneta ool loro nome. Carlo Ma-
gno, acciocché i danan non si po-
tessero falsificare, comandò che Ja
sola sua zecca ne avesse da batte-
re. Il suo figlio Lodovico I, ad
esempio di Rotari, impose il taglio
della mano ai falsificatori. Ma che
anche nei secoli barbari, oltre ai
soldi, e denari d' oro, e d' argen-
to, si usassero nummi di rame, o
d' argento mischiato col rame, si
può con fondamento asserire. Nou-
dimeno erano piii rari, che presso
i romani, dai quali trovasi battuta
in gran copia la moneta ài rame,
laddove molto di rado si scuopre
moneta erosa dopo la declinazione
dell' impero romano ; ed essa qua-
si tutta battuta sotto gì' imperatori
germanici, e dalle città libere. Ne
altrimenti si poteva fare, richie-
dendolo la necessità del commercio
umano. Però né il Muratori, né
il Diane, nel suo trattato delle mo-
nete di Francia, non poterono tro«
vare moneta erosa ne' tempi dei
longobardi, ed augusti frandii. L'
Oresmio, de mutai, monetae, cap.
3, sembra persuadersi, che in quei
tempi vi fosse bassa pecunia. Nella
Puglia, e Calabria nel secolo XII
fu in uso la moneta RomesUid di
bassa lega; e il re Ruggiero nel
1 1 4o batté il ducato, che valeva
otto Romesinns, Il Du Caogc trai-
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DJEN
ta di siffittta moneta. Si è detto
disopra^ che ì Folli furono mone-
ta bassa, e il medesimo Ruggiero
battè Follares aereos, Eomesinam
imam appreliatos. Questa mone-
ta fu tanto cattiva, che accreb-
be la calamità, e povertà di quel
regno.
Trattano del valore dei vecchi
denari, e delle monete il p. Gio.
Mariana neU' opuscolo de ponderib.y
et mensurisy che si trova stampato
in fine del suo trattato de rege, et
regìs Instit; Antonio Sala in fondo
al suo Commentano sopra i de*
creti de* dncM di Savoja^ Torino
1607; Antonio Gobio Mantovano
nel Trattato de Monetis^ stampato
nel . 1 699, fra i suoi trattati legali.
Il p. Beverini trattò delle più an-
tiche nel libro de ponderibus ec.
li padre abbate Nerìni de tempio
et coenobio ss. Bon. et AUx. ,
ci dà erudite notizie sui denarii,
solidi argentei ^ et aurei , come
sui floreni , lucensts , papareni j
papienses j provisini. U anonimo
delle Ossen^azìoni alla Zecca Pon-
tjficia 9 Roma 1572, parla de' ife-
nari Romaneschi della zecca dì
Roma del IX secolo, e che sono
diversi dai Romanati dell' impera-
tola Romano Diogene ; nonché dei
denari pontificii, e della moneta
papalina detta Paparina^ ch'erro*
neamente alcuni ci'edettero della fa-
miglia Peperoni, da cui fiorì il
Pontefice Innocenzo II. Benedetto
Fioravanti, nel 1738, pubblicò in
Koma r interessante opera , con
molti denari, e monete incise, in-
titolata : Antiqui Ronumorum Pon-
tificum denariiy a Benedicto XI
I ad Paulum IJI^ una cum num-
I wiV S. P. Q. R. nomine signatis,
I nunc primum prodeunt notis iliu-
j sfrati, H p. Menochio, nel t. I, p.
DEN a^5
5o7 delle sue Stnòre^ parla deli'an*
tlco costume di portare 1 danari
nella cintola, o ad essa appesi in
qualche borsa ; e nel t. II, p. 4B3,
descrive quanto sia antico quel mo«
do di dire, che il denaro è il se-
condo sangue. Ma siccome nel me-
desimo tom. I, pag. 553, dedi-
ca il cap. XXYI sul valore dei
trenta denari pei quaU Giuda tra*
dì Gesù Cristo^ ne daremo un e-
stratto.
Fu d'opinione s. Ambrogio che
ciascuna di quelle monete di ar*-
gento, che furono prezzo dell'infa-
me tj*adimento, fosse del peso di
una dramma, quanto pesa un giù-
lio romano, ed un reale di Spagna.
Se questo fosse vero, i trenta de-
nari sarebbero tre scudi di moneta
romana, e perciò non sembrano
bastanti all' acquisto del campo del
vasajo fatto dal medesimo Giuda
con tal somma. Il Baronio credet**
te, che fosse una libbra d'argento,
lo che sarebbe pari a scudi roma*
ni cento quarantaquattro, valutan*
dosi ogni oncia scudi dodici. Non
pare, che tanta somma fosse data
per azione sì vile, e di facile riu-
scita ; laonde è pih probabile che-
il triginta argenteos si debba intei^
pretare pel siclo, che valeva quat-
tro giulii romani, o quatti*o reali
di Spagna, e, seguendo questa opi-
nione, i trenta denari formet*ebbe«>
vo dodici scudi romani. Calcolando
quindi sui due denari, già dati a
Giuda, uno de' quali si conservava
in Parigi, l'altro in Roma nella
chiesa di s. Croce in Gerusalem-
me, non formerebbero che sei scu"
di romani.
Dice in oltre l'autore che i cam-
pi de'vasaj sono ineguali per la
teiTa che vi cavano, e che siccome
anticamente non si abbondava di
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a36
DEN
denaro» con poca somma « oom-
pi^va ciò che adesso ne richiede
una assai maggiore. Di più Tuole
5. Ambrogio, che Giuda nel rioeTe-
re trenta denari, i^resse la decima
parte di queir unguento, che la
Maddalena sparse sul capo del di»
yin Maestro in Betania. Tal un-
guento, per testimonianza degli a-
postoli, si poteva Tendera trecento
denari; ma essendo il denaro la
quarta parte del siclo , e Y ar-
gento la metà del siclo, si cre-
de che non ricevesse I9 ded-
ma parte, ma piuttosto la quin-
ta parte del costo di detto unguen-
to. Conchiude il p. Menochio, con
r osservazione fatta da altri, che ai
trenta argentei corrispondano le
trenta maledizioni, che si danno a
Giuda nel salmo 108. Analoga-
mente il Sarnelli nelle sue Lettere
ecclesiastiche, tom. Ili, scrìsse la
lettet*a XVI, Come co' trenta ar-
gentei di Giuda si potesse compc'
rare il campo di un vasa/o j e che
dos^ è poco denaroj poco vale la
roba. Quindi della forma e quali-
tà del denaro di Giuda (che si
conservava in s. Croce in Gerusa-
lemme, e creduta una moneta di
Rodi), ei tratta al tom. X, lettera
XIX, num. 12. Ancora egli ritie-
ne, che Giuda fosse pagato con
sicli come pecunia pubblica. Altri
dicono, che Gesù Cristo fu venduto
per trenta denari, vale a dii-e per
trenta sicli, che formavano qua-
rantotto lire, dodici soldi , e sei
denari, secondo il padre Calmet,
e che in origine prasso ì roma-
ni il denaro valeva dieci assi, o
quattro sesterzi, ciascuno dei qua-
li valeva due lire e mezzo, dal che
proviene, ch'è stato detto denaro^
denarius. V. G. Schwartze, de pre-
fio quo Salvator ùiaestìmabiUs aesti"
DEN
matus est, Viterbii 1778, et ra
Thes. Theolog, Phil. tom. II; Sebi
Schmidius de venditione Christi, Ar-
gent. 1688; Jo. Fidalke ad valici'
nium Zacharìacj de lem 3o or-
genteis vendita sub Jeremiae nomi-
ne a Matthaeo rite citatum 1729,
Job. Frischmuth, de XXX argen--
teis vili pretto quo aestimatus est
Messias, Jenae 1727, P^. voi. X,
pag. 90 del Dizionario.
Nel declinare del secolo passato,
in Roma per colmo di sventui^a, e
negli anni 1796, e 1797 vi fu la
moneta così detta plateale o erosa
fatta di argento, e rame; ma li
falsificatori di quel tempo, in vece
di mettere in detta moneta due
terzi d' argento, ne posero uno, ed
anche meno, ond' è che quelle mo-
nete non ebbero più valore intrin-
seco, né nominale. Pio VI fece
coniara nella memoranda dissecca-
zione delle Paludi Pontine (Fedi),
il piccplo denaro di mistura, o pa-
ludella, che valeva un baiocco. Ciò
fece per non mandare alle paludi
tanto peso di rame per gli operai.
Questo denaro è del diametro ad
mezzi grossi pontificii, che fiorii\>-
no nel pontificato di Clemente XIII.
Diceva il Cancellieri, che questa mo-
neta andò in proveri)io, per deno-
tare una cosa comodissima, dicen-
dosi : è come il baiocchino delle
Paludi
Finalmente fu detto Denaro di
s, Pietro (Fedi) quel tributo, che
r Inghilterra prima dello scisma,
pagava alla santa Sede; Denaro di
DiOf la moneta che si dava nome
per caparra dal compratore o lo-
catore, al venditore o possessore
dell' oggetto. Quella moneta serviva
a provare T impegno, che il com-
pratore assumeva di compiei*e il
contratto. Altri però sost^igono» che
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DEN
il Denaro di Dìo derÌTÒ dalPan-
Itco costume, di non dare al Ten-
ditore in queir occasione, se non
che un denaro, il quale destinato
era ad essere convertito in limosi-
na, al caso che per mancanza dei
fatto, o del contratto successivo,
quella moneta rimanesse al vendi-
tore o al possessore. Qualche scrit-
tore francese suppone, che il de»
nier à I?ieu dei4vasse dalla parola
denier denaro, iidieu, addìo, che si
diceva dai contraenti nel separarsi,
e nel consegnare quella moneta,
giacche il mercato credevasi con-
diiuso. Sì disse anche Denaro di
Dio quello destinato a far li-
mosine, o ad impiegaci in opere
pie.
All' articolo Crisma {Vedi) si è
detto dei denarii chrismales^ con-
tribuzione, che il clero pagava ai
vescovi per fere il sagro crisma ;
ed a Reims chiama vasi Denaro
della Cristianiiàfìa somma, che pa-
gavano alla fabbrica della chiesa
metropolitana, i curati de' cinque
decanati della diocesi, per assicu-
i^rsi di far battezzare i loro par-
rocchiani in quella chiesa. Inoltre
Denaro^ o decimo denaro in gene-
rale si dissero tutte le decime par-
ti delle rendite, del prezzo delle
mercanzie, o d' altre cose che si ri-
scuotevano, come imposta, o che si
pagavano come un diritto.
Finalmente del denaro abbiamo
menzione nei tempi apostolici, in
s. Matteo al e. i8, e 20; in s.
\ Marco, e. 6^ 12, 19; in s. Luca
e. ^, ig, 20; in s. Giovanni, e.
6, la; negli atti Apost. e. ig, e
^ neir Apocalisse e. 6. Si possono in
oltre consultare il Zanetti^ nel trat-
^to della zecca e delle monete di
Trew'gi; Adam, Antichità roma^
ne tradotte dal p. Monforte; Bor-
DEN 237
ghini , discórsi accadèmici ; Vigno-
li, Anliqniores pontificuni Romano-
ntm denarii^ Romaei709; Neew-
porl. De ritibus romanorum; Re-
posati, Zecca di Gubbio j Vermi-
glioli, della zecca e delle monete
perugine; Nummus aureus veterum
Christianorum explicatus, con figu-
re, Romae 1787; il Guasco de' riti
funebri di Roma pagana^ pag. go
e seg. ove parla del denaro, che
seppeilivasi coi cadaveri nei sepol-
cri, ed anche con grosse somme di
oro, e di argento, ciò che poi saggia-
mente vietarono i principi; e l'o-
pera dei pp. Marchi, e Tessieri
gesuiti ; UAes grave del museo Kir-
ckeriafiOy che citeremo altrove, pub-
blicata in Roma nel i83g con atlan-
te, nella quale si dà ragione delle
monete primitive.
DENARO DI s. Pietro. OflFerta,
e pio tributo, che diverse nazioni
cristiane pagavano alla santa Sede,
ed alla basilica vaticana. E siccome
facevasi in particolare alla tomba,
ed in onore del principe degli a-
postoli, tali offerte e contribuzioni
furono dette Denaro di s, Pietro,
massime quella che l'Inghilterra fe-
ceva ogni anno dai primi del seco-
lo Vili sino ai primi del secolo
XVI. Parleremo prima del Denaro
di s, Pietro, che pagavano gì' in-
glesi : poscia accenneremo quello
contribuito da altri stati, e 1^
gni.
// denaro di s. Pietro, che an-
nualmente la nazione inglese som-
ministrava alla santa Sede, oltre
tale denominazione, ebbe pur quel-
le di Romescoty Moneta d^ ogni fuo-
co j ed eleemosyna s. Petri. l ro-
mani chiamarono si fletta contribu-
zione denaro di s. Pietro, secondo
Ranolfo Castrense, hisL l. 5, cap.
24, perchè l'offerta era diretta al
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2Ì8 DEN
santo apostolo; gì' inglesi 1' appel*
laroDO » Romescoty idest nummus
*> romanus, in legibus saxonicis
j» Canuti, e. 9 ", et in Hennd I
cap. 1 1 , et in canonib. saxonicis
Edgari regis, e. 54> apud Brem^
ptomtniy ove si prescrìve: m omnis
»i Heoi'epeni reddat ad festum s.
•y Petri, et qui non persolverlt ad
M termÌQUoi illum, deferat Romae;
^ et in legibus Eduardi regis, e.
*9 4> harthpenny ". Fu detto mo^
neta d' ogni fuoco, perchè ogni ca-
«a lo doveva pagare qualora in es-
sa vi fossero trenta denari proprii,
ed ogni casa religiosa ancora, ec-
cettuata soltanto la celebre badia
di s. Albano. Finalmente si chia-
mò limosina di s, Pietro, eleemo*
syna s. Petri, come viene indicato
nelle leggi di Odoardo e. io, ed
anche in una carta di Pasquale p.
apud Edinundiim^ 1. 5 hist nov.
p. 1 1 3.
Nell'anno 725, Ina West saxo-
nuttì, re dei sassoni occidentali, si
recò in Roma ad LiW/ia Aposto-
lorum {F'edi)y ed a visitare il Pon-
tefice s. Gregorìo II. Tornalo poi
il re alla sua residenza, secondo
il racconta di Seda, hist 1. 5, e.
7, prima di rinunziare al suo 1^
gno, per abbracciare la professione
monastica, volle renderlo tributario
al romano Pontefice, obbligando sé
medesimo, e i suoi successori di
contribuire ogni anno alla chiesa
di Roma, un denaro di argento^
da pagarsi da ciascuna casa del
regno. Non deve occultarsi, che Po-
lidoro Virgilio, hist AngL lib. 4>
p. 118, dice, che Ina fece il suo
regno tributario alla santa Sede
circa Tanno 74^5 ^^ *n questo
il re Ina ei^a morto, come vogliono
alcuni) o almeno era certamente
monaco. Tutta volta varie sono le
DEN
opinioni. Nelle Miscellànee del Ba«
luzio tora. I, dell'ediz. di Lucca
1761, in append, monuni. hist.
card: Aragon.y ex tabuL liicens. p.
44 1 » si riferisce in vece, che E tevolfo,
o Etedulfo oEtebulfored'InghiKer-
ra, condottosi a Roma nell'anno 847,
si fece confermare dal Papa s. Leo-
ne IV il titolo di re, essendosi ob-
bligato di far continuare alla se-
de apostolica l' introdotto tributo *.
M tribù tum obtulit s. Petro de
M unaquacumque domo argenteum
>• nummum in anno, quod usquc
M hodie in Anglia servatur". In al-
tro luogo si ripete: » Postea Ro*
n mam abiit, et contuli t Deo, et
M b. Petro singulis aanis de qua-
» libet domo totius Àngliae unum
»* denarium, qui hodiè denarius s.
»» Petri vulgariter appellatur, et
M ipsemet oh devotioném, quam er-
M ga Deum gesèserat, purum de-
>f narium obtulit pura mente".
Altri dicono, che Eteiulfo, nel làr
tributario il suo regno alla Sede
Apostolica, obbligasse ogni famiglia
a pagare alla medesima un scelli-
no per ciascun anno, e siccome
questo credevasi offèrto ai ss. A-
postoli, e specialmente a s. Pietro,
chiamossi denaiOy o denaro di s.
Pietro,
Per altro questa legge generale
sopra ogni casa fu poi limitata, e
ristretta dalle leggi del re Odoaido
e. IO, e di Guglielmo, il bastardo,
e. 18, a quelli soltanto che ave-
vano, come si disse, trenta denari di
moneta vìva nella loro casa^ giusta
le leggi chiamate daglHnglesi Da-
nelaye, che si riportano nel regi-
stro di Cencio Camerario, presso il
Muratori, dissertazione LXIX an-
tii/uit Italie, Ne fu esentata la sud-
detta badia di s. Albano; perchè
si nana nella vita di Offa II,
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DEN
ritorno alla medesima chiesa: » Quae
> tanta liberalitate privilegiata re-
»' fulget^ ut ab apostolica consue-
» tudine, et i*edditU; qui Romescot
»y dici tur atìglice, denarius sancii
** Pcstri latine, quum neque fex,
» ncque aixhiepiscopus, 'vel episco-
>» pus, Tel prior, aut quilibet de re-
» gno, ab illius solutione sit im-
>» munis, ipsa quidem ecclesia, quae
» basilica 6. Petrì dicitur, quieta
y» est". La medesima generalità co-
si Tiene confermata da Matteo West-
monasterìense all'anno 704^ e dal
Cbai-tular. S8. Trinitatis codemensìs
fol. 56: »• Unusquisqùe, qui ha-
» bet femìnam, debet dare unum
» denarium s. Petij, et qui non
» babet, unum obulum praeter
» Francalenuo).
Roberto da Monte ne dichiara
autore Offii re di Mencia^ dicendo:
>' Hic est Oflà rex, qui dedit \ica-
>» rio b. Petri romanae Uibis Pon-
» tifici reddilum statum, quod to-
»> catur Romescot de singulis do-
» minibus regni sui in aeternum.
Abbiamo dal r^ovaes^ che Offa, re
de*mei*ciori, intraprese a titolo di
religione il viaggio di Roma, e vi
giunse neir anno 798; che ren-
dette omaggio al Papa Adirano
1, confermò il suo regno tributario
alla Chiesa Romana, ed acci^Lbe
le rendite della scuola pei pellegri-
ni inglesi, già fondata in Roma
dal re Ina, la quale fu poi con-
vellila nel celebre ospedale di s.
Spirito in Saxia. Matteo Yestmo-
i^asleriense, parlando dello stesso re
Ofii all'anno 794, ecco quanto di-
^: » Ex bis omnibus provinciis
** dedit réx prae&tus denarium
" b. Petri, ut praediclum est, quod
^ " Romescot appellalur. Gò si con-
felina da Matteo Paris, il (fua-
»e narra; *» Hoc autiem scieudum
DEN 339
^ est quod Offii rex magnificus ten>
» pore quo b. Petri yicario ix>-
H manae Urbis Pontifici, redditum
» statutum, idest Romescot de re-
» gno concessit, spiegando cosi in
che consistesse questo censo; «» Tan-
H dem divina inspirante gratiaconsi-
» lium invenit salubre, et in die
M a-astina sdiolam anglorum^ quae
M tunc Romae floruit, ingressus*,
» dedit ibi ex regali munificentia
M ad sustentationem gentis regni
f sui illic Tenientis singulos argen-
» teos de fàmiliis singulis, omnibus
» in posterum diebus singulis annis.
Ciò si ripete anche dal Brompton,
il quale dice a p. 12 35: » Nam,'
•9» ut dicitur communiter, illum cen-
» sum, qui Rompei'ny sive Petros-
» peny vocatur, Deo, et b. Petro
m et d. Papae, qui tunc fuerat, et
» snocessoribus suis, rex OSbl pri-
M mo contulit . Ma in . foedere
» Eduardi, et Gothurni regum e.
M 1 6 in legibus Canuti regis e. 5,
M et in legibus Henrici 1. e. 12, si
M chiama Romfcah, ovTei*o Romfee
M quasi nummus Romae dicatus,
» Romae datus ".
Nel pontificato di GioTanni XIX
detto XX, Canuto re dìnghilten-a
si recò in Roma ben accolto, e
trattato dal Papa, laonde in grati-
tudine comandò a'suoi sudditi di
essere diligenti di trasmettere a
tal città il consueto soldo all'apo-
stolo s. Pietro. Anche Enrico Hun-
tidonense> 1. 6. p. 164» narra che
nel 1027, »rex TeroChanutus Ro-
M mam splendide perrexit, et elee-
M mosynam, quae vocatur Romescot,
M quam antecessores sui dederunt
n Écclesìae romanae , perenniter
*» assignavit. Si aggiunge nel mo-
nastico anglicano, lib. I, p. ao5, par-
lando dello stesso re Canuto, che
ad un tempo era pure vt di Da-
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a4o DEW
nimarca': » etiam Romae scholam
M anglicani oonstituit, et ad foven-
«» dum eam ex AngUa omni anno
•» da ri oensura yoluit, quod angli-
M oe dicitur Romescot 11 Novaes,
nella vita d'Innocenzo III, dice che
l'esenzione suddetta della badia di
8. Albano dal pagar il denaro di s.
Pietro, e che questo dovessero tut-
ti gli altri contribuire, non solo
era stato nuovamente stabilito dal
re Canuto con legge, ma anche dai
re Odoardo il confessore, il con-
quistatore, ed altri. Ma che essendo
stato Odoardo III il prìmo a proi-
birlo, presto fu limesso in vigore,
e che avendo il re Giovanni op-
pressi i diritti degli ecclesiastici,
fu minacciato nel 12 13 di puni-
zione da Innocenzo III: laonde sot-
topose il suo regno alla santa Se-
de, collannuo censo di mille lire
sterline, oltre il denara di s. Pie-
tro. Fr. Paolo Sai^i parla di que-
sta conti*ibuzione nel trattato delie
materie beneficiarie^ e ragionando
d'Innocenzo IV eletto nel i243»
non potè fare a meno di confessa-
re, che r Inghilterra piii di una
volta si fece tributaria alla Chiesa
Romana, col censo di cento mar-
che d'oro, chiamato il denaro di
s: Pietro, per isfuggire la guerra
allora imminente de'franoesi, i qua-
li si resero rispettosi d'invadere un
feudo del Pontefice. Il collegio del-
l'archivio della Curia Romana (Fe-
di) era destinato ad esigere le an-
nue coiTÌsposte del denaro di s. Pie-
tro, alla ragione di centodue e mezzo
per ogni centinaio di ducati. Se ne
intimava il pagamento: summone-
batur in festo Apostolorum Petri^
et Paoli, ed esigevasi infesto vincu-
lorum s, Petri^ in memoria dell'in-
venzione delle reliquie di s. Albano
seguita in questo giorno, come rì-
DEN
cavasi dai canoni di Eklgaro e.
54» in legibus Canuti e. 9; del re
Odoardo e. io, e di Enrico I e
II t nel concilio cunliamense an.
1009 e II. Si trova però una
diveraìtà dell'esazione, indicata in
questo passo di un inventario mss.
del i366j prodotto dal Muratori
t. V. ann. Ital. col. 827 : »» salvo
M per omnia denai^io b. Petrì, vi-
M delicet mille marcas sterlingorum
M annuatim percipiat ecclesia ro-
99 mana, in festo b. Michaelis Y,
M et in Pascha V, marchas VII
M prò regno Angliae, el III prò
regno Hiberniae.
Divenuto questo antico tributo
un censo del patrimonio della Chiesa,
Romana, talvolta si sono adoperate
le censure ecclesiastiche contro ì
morosi, come rilevasi da Innocenzo
III, nel lib. 16, epistola ijS in
Chronico Aulae Regiae e. 9. Fu
inoltre ridotto questo tributo al-
l'annua somma di duecento lir^ e
soldi ventisei da raccogliersi dai
vescovi, come dimostrano il Prya-
neo, in liberalitadbus eccles, Jngiù;,
t III p. 5o, e 1171. Cna porzione
del medesimo s'impiegava per uso
del sommo Pontefice, e l'altra in
vantaggio della Schola s. Mariae
Anglorum^ come si legge ìkeWepìsto-
la Alexandri II P. P. ad fTUiel-
mum nothum apud Baronium an.
1068; in Lan&'Sinco episL 7; in 01-
derico Vitale, 1. 3, p. 4^^; ^'^^^
Spelman in Romescot; in Du Can-
ge in Denarius s, Petrì; nel Macrì
in Romescot; e nel Gradenigo nella
forma de* piombi pontifi^ pag. 55.
I romani Pont^ci solevano in-
viare in Inghilterra per collettori,
e ricevitori del denaro di s. Pietix),
personaggi e prelati cospicui. Giu-
lio II vi mandò Giampietro Ca*
.raffittii quale fu creato Cardinale da
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DER
Paolo III, e Del i555 diTenne Papa
col nome di Paolo IV. N'era rìoe-
-vitoi*e generale pel Pontefice Cle-
mente VII, il celebre Polidoro Vir-
gilio, quando, nel iS3^ il i*e En-
rico Vili avendo abrogata per
tutta la monarchia Tautorità pon-
tificia, e bandita la religione catto-
lica, negò il pagamento del dena-
ro di s. Pietro, perchè Clemente
VII gli avea n^ato il divorzio con
Caterina d'Aragona, e dì unirsi in
matrìmoniò con Anna Bolena. Tut-
tavolta fu rinnovato il pagamento
nel pontificato di Giulio III, nel
primo biennio del r^pao della regi-
na Maria, figlia di Enrico Vili. Fu
poi finito di pagare il denaro di
6. Pietro, ed a£^tto soppressa la con*-
tribuzione nel primo anno del re-
gno di Elisabetta, cioè nel ]558.
La pia religiosa contribuzione,
chiamata denaro di s. Pietro^ non
solo fu data dall' Inghilterra ; ma,
come dicemmo, anche da altre na-
zioni, non per alti*o al modo del
nominato regno, per cui Olao re di
Svezia, r imperatore Carlo Magno,
ed altri principi imposero nei loix>
stati simili tiibuti in favore della
Chiesa Romana. Nondimeno essi non
ehbei*o quella celebrità, e lunga
durata del denaro di s. Pietro
somministrato dagl' inglesi. Se ne
stabilirono pure in Polonia, in Boe-
mia, ed altrove^ siccome andiamo
ad accennare. £ primieramente ab-
biamo dal Duglosso il denai*o di
s. Pietro, che nel io4i, sotto Pa-
pa Benedetto IX, i polacchi si ob-
bligarono di pagare a s. Pietro,
consistente in una piccola moneta^
che ogni anno dovevano pagare,
per tenere acceso un lume nella
chiesa di s. Pietro di Roma. Atte-
sta s.. Gregorio VII, 1. 8, Epist.
ritìnta j deUa Francia: f> Dicendum
VOI. XIX.
DEN 24i
M est autem omnibus gallis, et per
M veram obedientiam prateipien-
M dum , ut unaquaeque domus ,
M saltem unum denarium, annua-
» tim solvat b. Pétro, si eum re-
M oognoscunt pativm, et pastorem
M suum more antiquo'' • Parlando-
si della Boemia, nella vita di Car-
lo IV iffiperatore, si dice: «• Pro-
^9 cessi cuin ipso versus Avenio-
*» nem ad pp. Benedictum XII ad
M conocnrdandum cum eo de dena*
9» rio s. Petri, qui datur in dioe-
w cesi Wratislaviensi ". Il brano
della seguente bolla di Alessandro
IH, dell'anno 1 179, che si porta
nei t. I, StobaL Hist geneal. dom*
reg. Fortug.y p. 8^ ci manifesta, che
pagavasi ancora dal Portogallo :
*9 Ad indici um aiitem, quod praé*
M sci*iptum i*egnum Portugalliae b.
M Petri . juris existat, prò amplìoris
>» reverentiae argumento^ statuisti
M duas marchas auri, annis singu^
» lis, nobis, nostrisque successoribus
M persolv^ndas.
Ditmaro nel lib. 6 ^ e s. Grego-
rio VII, 1. a, epist. 7, dimostrano
essersi usato lo stesso censo nella
mentovata Polonia. Se ne vrìleva la
origine da questo passo dèi Chra*
nic. Aulae regis^ e. 9^ anno i32o:
V Lokotto dux Sandomeriae a sede
» apostolica obtinuit coronam re-
*» galem Poloniae .... incoepit-
M que statum denarium s. Petri
»i de unoquoque capite humano,
M sedi apostolicae decimaliter sol-
» vere, qui antea longo tempore
M denegatus fuerat, et dicitur de
» facto, non de jure, Verumtaten
M quia duces Silesiae hunc dare
H decimalem denarium denegant, a-
M postolica ipsorum dominia usque
*9 hodie stant sub ecclesiastico in*
» terdicto". In una lettera del du-
ca di Slesia, ei*ede del regno di
16
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a42 DEN
Polonia, scritta a Gioyanni XX II
nd i3i3y si dice: «• Denariuni ve'
» ra s. Petrìy iicet modo uisolitD
m exìgator, ipsum tainen ego, et
» fratres m^, in signum obedien*
M tiae, qua sacratissimae palernitati
» Testrae, et apostolioae sedi, im-
n mediate nos reoogooscimus esse
M subìectos, in omnibus tennis, et
M disti*icttbtts nostris solvi dudum
M mandaiFimus''. Del denaro di s»
Pietro si parla anche in un inven*
tarìo prodotto dal Garpentier, t. II
Glossar, p. a55, riguardante Cui*
ma, e la provìncia di Pomeriana,
colla data dell'anno i336. Fra
questi pagamenti del denaro di s.
Pietra, deve annoverarsi anche
quello, che fìioevasi dalia provincia
di Gnesna. Leone X ne accordò
r esacione, e ti fruttato per un de-
cennio al re Sigismondo I. Questa
permissione fu proi*ogata ad altri
due deeemiii da Clemente VII, e da
Paolo in, riserbatane soltanto una
risposta di ottanta ducati d' oro di
camera. In un breve dello stesso
Paolo IH de' 27 agosto i536, men-
tre durava ancora il terzo deeennio
accordato allo stesso Sigismondo I ,
si enuncia la valutazione del du-
cato a ragione di valuta vecchia,
M uno scuto aurì in anno, et duo-
» bui bollendinis cum dimidio,
» prò quolibet ducato de camera
M computatis.
Il Rinaldi, all'anno i3i7 num.
48 e 49> parla del censo delle mil-
le mardie pagate dal 1^ d'Inghil-»
terra Odoardo II al Papa Giovan-
ni XXII. Inoltre dice che questi
ordinò a fi.ìgaudo camerlengo pa-
pale, die riscuotesse il denaro di
s. Pietro in Inghilterra, in Ib^r-
nia, e in Vallia. Ed avendo Gio-
vanni XXII ingiunto al vescovo
eletto, ^ ed al capitolo d'Ypsala, che
DEN
nel r^no di SvesEÌa raocogliessero
il denaix) di s. Pietre, pi*egò il re
di non impedire agli svedesi il pa-
gamento. Che tal Papa riscuotesse
il denaro di s. Pietro in Inghilter*
ra, in Isveùa, in Norvegia, in Da-
nimarca, ed in Polonia, ne fiinno
fede le lettere apostoliche scritte ai
rispettivi rq, ed agli arcivescovi
Lundese, Nidrosiese, e Gnesnese.
Tanto del denaro di s. Pietro,
cui pagavano gl'inglesi, che di quel-
lo somministrato da altre nazioni,
trattano i seguenti autori: Giovanni
Spelman ad vitam Adfiidi; Mat-
tia Ztmermanno, in FUniUffo, p.
a88; il Muratori nella bellissima
dissertazione de moneiis liaUae^
nel t I, p. Ili della raccolta del
dotto Argelati, pubblicata in Mila-
no nel 1750, intitolata: De mo-
neiis Italiae variorum iilusùmn
virorwn dUsertationes, Ivi osserva,
che rilesio nel suo Tesoro dtUe
lingue antìche, riporta una disser-
tazione d' Andrea Fontaine di Oi-
ibixl, sopra i denari volganneote
detti di s. Pietro. Il p. Zaccaria^
nel tom. Ili della sua Storia Ut-
teraria d' Italia, pag. 535, aggiun-
ge, che nelle Amenità teologldie dì
Gio. Fabricio, stampate ad £lm-
stadt nel 1699, trovasi un'altra
Dissertaùone à\ Andrea Arnoldo?
Del denaio di s. Pietro che i romani
chiamano tributo, e gtinglesi limo*
Sina. Il Cancdlierì nelle Memorie
isteriche delle sagre teste de' ss. Pie»
troy e Patdop a pag. 47^ porla dei
denari, e delle monete coniate eolle
immagini di s. Pietro, e di s* Paolo,
ed avverte non essor vero, die vi
sieno stati denari, o monete ingle-
si dette di s. Pietro. F"» Chiesa
DI s. Pietro m Vaticano, e Stati
TRIBUTABI ALLA SANTA SeDB, OVe SI
tratta di analoghe offerte.
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DEN
I DENEBÀUD Jagofo, CanUnale.
' Jacopo Denebàudj noUle fraooese
'' di Neustrìa, nipote per lato mater-
' no dei Cardinale le Veneur, fu da
^ Clemente VII eletto Tesoovo di Ba*
jonna^ nel i5a6« Cinque anni dopo
' Tenne pi*omos80 dal medesimo Pa*
' pa alla chiesa ài Parigi, e sucoessiva-
< mente a quella di Lisieux, e di
' Limoges. Ad istanza del re di Fran-
I eia, Paolo IH, che aveagli conferito
I gli ultimi due Tcscovati, nel concH
storo de' 2 giugno 1544» Io esaltò
alla sagra poi*pora col titolo di s.
Bartolommeo all'Isola. Morì nella
città di Rohan l'anno 1SS7.
DENOFF GiovATOi CASiiimo,
Cardinale, Giovanni Casimiro De*
noflT de' conti polacchi di questo
nome, nacque in Varsavia l'anno
1648. Inclinato alla pietà sin da
giovanetto, si dedicò agli studi sacri
I in Parigi, dove ottenne un canoni^
cato. In seguito fu insignito dell' ar*
ddiaconato nella sua patria, e dell'ab*
bazia di Chiaratomba. Lo zdo ar*'
dentissimo» eh' ei nudriva pel bene
de'prossimi, ebbe un vastissimo cam«
pò ad esei^ tarsi nel contagio di Var^
savia. In quella sventura ei spogKos»
si d'ogni suo avere pel soccorso
de' poverelli. Giovanni III, re di
Polonia, che atea per hd un'altis-
sima considerazione, lo inviò ad
Innocenzo XI per muoverlo più
efficacemente a prender parte nella
lega contro i turchi $ ma il Ponte-
fice così ebbe in grado la perso^
na di lui^ che lo volle seco trattene*^
re in Roma, e lo ascrisse al nove-
ro de' prelati. In quella città non
fece meno brillare la edificantissi"
nia sua carità : visitava gli spedali,
I e serviva gì' infermi. Innocenzo Xi
pensò di non fòre a lui cosa più
cara, che occuparlo appunto in una
opera di carità : lo fece quindi
DEO !^43
commendatore dello spedale cele*»
bratissimo di s. Spirito. Ma vdea
il Papa esaltare un uomo, il quale^
quanto più era meritevole, altret*
tanto era umile. Lo assunse pertan»
to al vescovato di Carpentra^;e
nel concistoro de* a settembre del
1686, lo creò prete Cardinale di
-9. Giovanni a Portalatina, trasfe*
rendolo poi alla sede vescovile di
Cesena. Ivi celebrò un sinodo, che
fece anche di comune ragione, e
vegliò accuratamente alla disciplina
del clero, ed al costume del popolo*
Ma tante fatidie logorarono beil
presto una vita ch'era cosi pre**
ziosa, ed immatura morte lo colse
nell'anno 1697, l'anno quarantesimo
nono di sua età. Le sue ossa giac*
ctono nella chiesa di s. Carlo alle
quattro Fontane^ giacché aifendo
rinunziato ai vescovato per le sue
abituali indisposizioni, avea fiitto
ritorno in Roma. I suoi averi fu-
rono da lui lasciati nelle mani dei
poveri, e i suoi possedimenti d' I-'
talia alla^ congregazione dell' òratO"
rio in Cesena. Abbiamo di lui al*
cune lettere pastorali e conferenze
ecclesiastiche, che sono tenute in
molta considerazione.
DEODATO, Cardinale. Deóda-
to, o sia Deusdedit, romano, figlio
di Stefano suddiacono, da s. Gre-
gorio I, del 5go, fu creato prete
Cardinale de' ss. Gio. e Pàolo, di*
gnità che alcuni gli contrastano,
come riporta il Cardella, Mem, ist:
de* Cardinali^ tomo I, par. I, pag:
ao. Perle sue vii*tù neiranno6i5
meritò dì essere sublimato al so-
glio pontificio, ed è il Papa san
Adeodato, o Deusdedit 1. Fedi.
DEODATO Cardinale prete. K
Adeodato I Papa.
DEODATO Cardinak. Deoda-
te, o . sia Deusdedit, fu assunto a
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H4 DEO
questa dignità nell' anno 1099,
dal Pontefice Pasquale II, coi ti-
tolo di 6. Lorenzo in Damaso. In-
tervenne alla elesione di Gelasio
II» nel 1 1 189 e di Onorio II, nel
1 124. Il suo nome si legge soscrit-
lo in una bolla di Gelasio a fìiTO-
re della chiesa di Pisa, in un' al*
tra, diretta ai canonici di s. Fre-
diano di Lucca, così pure in altre
due scritte agli ardresooTÌ di Pisa
e RaTenna. Morì nel 1 1 26.
DEODATO Canìinale. Deoàaìo
à crede oomunemente tedesco del-
la Germania ìaferìore. Per la sua
perìzia nelle scienze ecdesiasticbe, da
8. Gregorio VII del 1073 lìi crea*
to prete Cardinale, col titolo di s.
Pietro in Vincoli. Sciìsse un' opera
drca i canoni della Chiiesa, studio nel
quale era profondamente versato.
Scrisse ancora un compendio di cano-
ni, collo stesso metodo delle deot*eta-
li di Gi*aziano, in cui inserì il calalo*
go delle città e feudi della Cbiesa
romana. Queste opera sono ripor-
tate dal Borgia, i^ell'appendioe del
libro: del dominio temporale dtUa
santa Sede neUe due Sicilie, Si op-
pose con molto vigore a Gemen-
te III antipapa, e finì la «uà vita
in Ispagna, r anno 1099, dove fun-
gea l'ufficio di' legato apostolico
della santa Sede.
DEODATO, Cardinale. Alcuni
autori, tra' quali V IJghelli e il Ma-
roni, non acconsentono nell' ammet-
tei*e questo pei'sonaggio fra il nu-
mero .de' Cardinali, e pi*ovano sup-
positizia la bolla di s. Leone IX,
diretta al monistero di s. Grata in
Bergamo, nella quale si trova la so-
scrizione di Deodato. Il Caidella pe-
rò lo colloca tra i Cardinali del
pi*eIodato s. Leone, e lo nomina
qual vescovo di Ostia e Velletri.
DEO GRATIAS. Versetto, rin-
DEO
graziamento, e specie di saluto, in
uso una volta solo tra' fedeli; ma
oggidì non ad altri rimasto cbe ai
religiosi, e nei divini uffizi-. Questo
•aluto si usava dai monaci quando
s'incontravano sino dai tempi di
s. Agostino. Il Macrì, Notizia dei
vocaboli ecdedastici, osserva, cbe
difendendo il pio uso s. Agostino,
contro i donatisti, che ne fecevano
beffis, scrisse in questo modo: Hi
w (Donatistae) insultare nobis au-
M dent, quia fratres, cum vident
M homines, Deo gratias dicunL
M Quid est, inquiunt, Deo gratias?
M Ita ne surdus es, ut nescias quid
» sit Deo gratias? Qui dicit Deo
« gratias, agit gratias Deo. Vide
« si non debet frater Deo gratias
M agere,quando videt fratrem suum,
M non enim est locus ^ratulalìo-
M nis, quando se invicem vident,
M qui babitant in Cbiisto, et ta-
« men tos Deo gratias nostrum
» ' videtis " . In psalm. 1 3 2. Perno
in obbrobrio di tali derisori fuix)-
no poste nel prebzio della messa
quelle parole: Gratias agamus Do^
mino Deo nostro, ed il coro, o il
servente della messa risponde : Di-
gnum et justum estj ripigliando
poscia il sacerdote: Fere dignum
et /ustum est, aet/uum et salutare
Hos tibi semper, et ubique gratias
agere , per denotare appunto, che
in ogni luogo, ed occasione dob-
biamo rendere grazie a Dio. Per
questo motivo ancora molti catto-
lici, massime dell'Africa, vollero
essere chiamati Deo gratias^ ed il
medesimo s. Agostino ne fa testi -
mooianza. Deo gratias, diacono di
Cartagine, ottenne che il detto san-
to sa-ivesse il trattato De Cale*
chiz, Rud.
Pompeo Sarnelli, Leti, EccL t
IV, p. ì8 dice, che a' tempi di s.
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DEO
Semardino, recitaTasi dal volgo
per ringrazinmenlo a Dio, Giona
in excelsìs Deo, e così prova che
ab antico in tali contingenze di
a negrezza si cantava questo inno
angelico. Il p. maestro Avila, uo-
mo apostolico delle Spagne, soleva
ripeteFe, nei dolori, nelle angustie,
nelle afflizioni, e nelle miserie, valer
più un Deo graù'as, che sei mila
nelle prosperità ; dovendosi sempre
ringraziare fervorosamente Pio tan-
to nelle cose prospere, quanto nel-
le avverse, come &oeva il santo
Giobbe, i cui dettami nei tanti no-
ti suoi travagli erano questi t Z>o-
minns dedil, Dominus abstuUt^ si"
cut Domino plaadt ita factum est^
sii nonien Domini benedictum. Tan-
to più, che, al dire di s. Bonaven-
tura, de vita Chriiti e. 33, la ma-
dra di Dio, Maria sempra Vergine,
soleva continuamente npetere, Deo
Gratias. Questo versetto nelle le-
zioni dei divini uffizi è frequente,
perché, come dice Ruperto lib. I,
de divin. offic, cap. 1 4> Gratias a^
gìmu3 Deo, quod doctrinae suae
panem nobis frangere dignatur.
La Chiesa si serve di questa voce,
cerimonia, versetto, ringraziamento,
e saluto nella fine delle sagre le-
zioni, per rendere grazie a Dio del
pascolo spirìtuale in esse ricevuto.
Sì tralascia nella quinta, o penul-
tima lesione del sabbato delle quat-
tro tempora di quaresima, e delle
Pentecoste, per non interrompere
il senso ; come anche si omette in
segno di dolore, è mestizia dopo
le lezioni dell' offizio de' motti, e
nel triduo della settimana santa.
Si dice sempre nell' ultimo vangelo
della messa, per cui viene dinotata
la predicazione degli apostoli spar-
sa per tutto il mondo, [dappoiché
il pnmo vangelo significa quella
DEP 241?
di Gesù Cristo. Anticamente, finita
l'epistola della messa, non si ri-
spondeva Deo gratias^ se la lezione
era di qualche apostolo, md si di*
ceva: Pax tecum, come dice s.
Agostino epist. i63 ; lo che si pra«
tica tuttora fi*a i greci, i quali
sogliono sempre leggere nella mes-
sa una lezione del nuovo testamen-
to. Il Benedieamus Domino (Fedi)
si dice sempre nella messa, quan-
do non si dice Gloria in excelsis
Deo (Fedi), mentre Vite missa est
(Fedi) si dice ogni volta che sia
stato detto il mentovato inno an-
gelico. Ma tanto al Benedieamus
Domino, che AV Ite missa esty il
coro, o il servente risponde: Deo
gratias. F. Miss. Rom. par. I, tit.
i3, n. I ; e Merati, part I, tit
i3, n. 3.
DEPOSITERIA URBANA dei
FEGNi DI Roma. Luogo, ed officio
determinato pel deposito generale»
e custodia de' pegni giudiziali, non
che per eseguirvi le subaste, gl'in-
canti, e le vendite degli oggetti op-
pignorati, cioè de' medesimi pegni
pretoriaii. In principio apparteneva
alla reverenda camera apostolica,
ed era un suo provento, indi fu
applicata al luogo pio, ossia Con»
servatorio di s. Éifemia {Fedi).
L'origine, la storia, e il progresso
della Deposiieria Urbana, con que-
sto titolo fu descritta dall'erudito
prelato it>mano Nicolò Maria Ni-
colai, che la pubblicò in Roma colle
stampe nel 1786, e che a' giorni
nostri é morto essendo uditore ge-
nerale della reverenda camera apo-
stolica.
Sebbene la depositeria generale
de' pegni, chiamata comunemente
Depositeria Urbana, dicasi, non
senza fondamento, istituita da Ur^
bano yiU, Barberini, nondimeno
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a46 DEP
vi sono memorioy che qualdie for*
IDA di depositeiÌB foiie già AQte-
rionoente ttabilita daGragorioXIII»
per impedire le frodi ed eslornoni
degli esecutori de' pegni pretoriali»
• giudiziali. In fatti abbiamo» die
quel Pontefice, a' a5 maggio 1574»
ereMe una pubblica depotileria per
la custodia e yendita air incanto o
aia subastaaione de' pegni, che per
mandato di qoalunque giudice fos*
acro stati presi, e ne commise Tam*
ministrasione al rettore, proTTisorì,
ed uffiziali del sagro Mante di Pie*
tà di Bontà (Fedi), e la soprain*
tendenia, ed anche la privatiTa glu-
risdiiione ad un prelato diierioo
di camera, da eleggersi ogni anno
o dal sommo Pontefice, o dai pre-
adenti e diierici della stessa ca*
mera. Inoltre Gregorio Xlli ap-
proTÒ alcuni statuti fiitti da una
congregazione a ciò istituita, e com-
posta de' Cardinali Morani, G>rna*
ro, Maffei, Pio, Albani, e VastaviU
lani di lui nipote, dal Papa depu»
' tata a dare buon ordine alla isti*'
tuzione, ed analogo regolamento.
La foncbsione Gregoriana però sem*
bra, che non fosse molto stabile ,
giaochò, ohre i capitali dai mento»
vati Cardinali sottoscritti, ed esi->
stenti neir archivio segreto del sa-
gro monte di pietà, furono pubbli*
cati due editti, coerenti alle pre-
cedenti ordinationi, e pel maggior
vantaggio del pubblico, uno pro-
mulgato da monsignor Andrea Spi-
nola a* 5 dicembre iS^^, e l'altro
da monsignor Bandini a' i8 luglio
1578, ambedue chierici di camera,
e sopraintendenti prò tempore della
depositeria. Indi, per ordine di Pa-
pa Paolo V, monsignor Benedetto
Ala governatore di Roma pubblicò
un editto, in cui venne ordinato
a tutti i bargelli di Roma, di 4e*
DEP
putare, e ootisegnare in nota quei
Birri (Fedi), che dovranno Aire le
esecuzioni civili, e di dare per essi
idonea sicurtà, e che gli stessi bar-
gelli fossero tenuti a reintegrare
neM' interesse le parti gravate, «so-
me ancora che nessun alti*o, fuori
dei birri» ardisse fiire alcuna ese-
cuzione civile, sotto alcune pene de-
terminate.
Sì sa quindi, che in quel tem-
po i pegni degli esecutori à oon-
SQgnavano ai cursori, ed ai manda-
tari delle rispettive curie, i quali
dovevano esattamente registrarli, ed
averne cura, come si raccoglie dalla
costituzione dal medesimo Paolo
V emanata nel 16 11 sopra la ri-
forma dd foro^ al titolo ile Cw^
9oribuM, In occasione di questa ri-
forma oi*dinò quel Papa, die per
l'avvenire presso ciascun tinbunale
vi fosse il suo deposilaiìo generale,
come si l^ge nella stessa costitu-
zione, sotto il titolo : de Baroncel-
ìis. Siccome però questo provvedi-
mento non riusdva sufficiente alla
sicurezza e custodia de' pegni; così
Urbano VIII, nei primi anni dd
suo pontificato, fondò la Deposite-
Ha generale, che dal suo nome
pt^ese qudlo di Urbana^ deputan-
done in prafetto il suo nipote Car-
dinal Antonio Barberini. Questi, ai
IO Iqglio 1629, puMolicò nuovi ca-
pitoli, ed ordini, senza fiire in essi
menzione ddla pi^eoedeate deposi-
teria Gregoriana, ma dicendo ema-
narsi per la depositeria erette ed
istituite nuovamente dal Pontefice
Urbano Vili. In detti capitoli, ol-
tre di provvedere alla custodia, e
alla vendita de' mobili, d^li ani-
mali, e degli stabili, alla mercede,
e compenso alla depositeria sopra
la vendite de' pegni volonterì , ed
alle i|icumt>enze d^li esecutori, veu«
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DEP
nero stdbiliU hi servigk) della me-
desima un goveiiiatore^ due cu-
stodi , due computisti, un ineanla-
loie, un estimatore^ ed un cassiei^e
colle debite sicui*tà^ e con altri op-
portuot provvedimenti.
Dal medesimo Cardinal Barberi-
ni fu pubblicato un bando agli 8
ottobre i63oy in occasione dell' af*
fitto della depositeria degli anima»
liy concesso, in viitù di chiixigrafo
pontificio, ad un certo Pietro A»
versa per tre anni; e DcHannose*
guente con altro chirc^[rafo diretto
a monsignor Fulvio Benigni, udito»
re del Qirdinal Barberini, Urbano
Vili provvide al piti sicuro man-
tenimento de' ministri, agli emo*
lumenti delle tasse , e ad altre
cose relati va^ Nè|raono i634 poi
monsignor Cesi, tesoriere geniale,
con una notificazióne avverti il pub-
blicò pel nuovo affitto da farsi del*^
la depositeria degli ammali, dalla
qual notificazione si rileva, che sen-'
za pregiudicare alla giurisdizione
del Cardinal prefetto, la deposita»
ria, a norma ddl' erezione Grego-
goriana, ed Uii)ana, sino a queltem*
pò fosse considerata com^ un prò-*
vento propriamente camerale. Qual
vantaggio poi ridondasse al pub-
blico dalla istituzione di questa de-
positeria, è fiicile congetturarlo ,^
quando si rifletta, die prima fre-
quenti erano le estorsioni, e roda-
mi, che perciò si fiioevano dai dan-
neggiatij dipendendo una materia
sì gelosa dalla sola fede degli ese«
cutori, e dair ingordigia de'manda»
tarì. JNon era prefisso alcun tempo,
né agli esecutori per la delazione
de' pegni, ne per le subaste, né per
le delibere, e le tasse erano man-
canti, e confiise. A questi ed altri
disordini successe ne' debitori prò*
prìetari de' pegni la tranquillità, e
DEP %ir
k sicui*ezza, avendo progressiva-
mente i Pontefid, e gU altri, che
hanno presieduto alla deposileria,
emanato utilissime, e provvide or-
dinazioni, e Isolamenti. Siccome
poi Urbano Vili attribuì al pio
Conservatorio di s. Eufonia (Fedi)
gli emolumenti, che, detratte le
necessarie spese, derivassero dalla
depositeria, i quali emolumenti tut«
torà appartengono al conservatorio^
oltre quanto si accennò sa talo
conservatorio al dtato articok, d
permetteremo aggiungere quakhe
altra ulteriore nozione.
Nel pontificato di Clemente Vili
costrette molte povere zitelle a va-
gare raminge, e disperse per le
pubbliche strade di Roma, ed in
conseguenza soggette a molti peri-,
coli, Gio. Battista Bellobono par^
roco di s. Nicola in Carcere, e Pao-
lo Godo, parroco di s. Leonardo
presso piazza giudea, chiesa non piti,
esistente, prendendo cura di esse,
furono i primi benemeriti, che die-
dero origine al conservatorio. Que-
sti zelanti sacerdoti incomìndarono
ad accogliere in una casa partico-
lare posta nella regione di Traste-
vere, le dette povere zitelle, doè
quelle delie loro parrocchie, e, sot-
to la custodia di provetta ed onesta
donna, le fecero educare. Ma, non-
essendo sufficiente tal casa, peix:hé
Gio. Leonardo Ceruso, come di-
cemmo parlando delle cappttcdne
di s. Urbano, vi aveva riunito le
zitelle da lui raccolte; tanto queste
che le anteriori vennero da essi
trasferite in un momstero allora
chiamato s. Bernardino, già delle
monache del terzo Online di san*
Francesco, ch'erano state collocate,
ove tuttora stanno, in quello pres-
so monte Màgoanapoli, nel me-^
Sesimo pontificato di Clemente
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»4S DEP
VIIL Gò feoéro i due parrocbl
con decreto del Cardinal Eusticao-
d vicario di Roma, de' 3 novem*'
fare deiraimo 15.96. Il Papa, volen-
do rinnovare la memoria della Chie-"
sa di s. Eufkmia {Fedi) già tìtolo
cardinaliùo, che Sisto V avea de«
molito per raddrizzale la strada ,
h quale conduce alla basilica di
a. Maria Maggiore, fece dedicare
quella di s. Bernardino data alle
dette sitelle, a s. Eufemia, per cui
poi prese il nome di conservatorio
di 8. Eufemia. Pel monistero, e per
la chiesa furono pagati duemila
scudi, colle somministrauoni dei due
panx)chi, ed altri bene&ttori. Con»
correndo nel nuovo conservatorio
le zitelle di altre parrocchie di Ro*
ma, nel 1600, i medesimi parrochi
acquistarono col pagamento dì quat-
tro mille e seicento scudi, un pa«
lazao contiguo, e coiTÌspondente
alla pia£za di Colonna Trajana, di
proprietà dì certi fratelli Taddei.
Donna Silvia o Fulvia Conti, con-
tessa di s. Fiora, fondatrice princi»
pale del monistero delle cappucci-
ne di s. Urbano, fu la prima pro-
tettrice tanto di questo, monistero,
che del conservatorio* di s. Eufe-
mìa, ed in seguito le successero
d. Cornelia Oi«ini Cesi duchessa
di Cesi, la duchessa di Fieno, ma-
dide del Cardinal Lodovico Ludo-
visi. Contemporaneamente tanto il
monistero, che il conservatorio, a-
vevano un Cai*dinal per protettore,
e talvolta pure un altro. Cardinale
per comprotettore. Il primo protet-
tore fu il Cardinal Baronio, il se-
oondo il Caixlinal Alessandro Mpn-'
tolto, che al conservatorio edi6cò
il refettorio, e gli fece alti*i bene^
£cii. Il terzo fii il Cardinal Ludo-
vico Ludoyisi, che migliorò lo , sta-
to d^lb dhiesa di s, ^viS^vtw^ Quia*
DEP
di lo fu il Cardinal Antonio Bar^
berini, insieme al Cardinal Carte
suo fratello come comprotettore.
Essendo però le rendite scarse, e
incerte, siccome dipendenti dalle H«
mosine de'benefettori, il Cardinal
Barberini suddetto ottenne da Ur-
bano Vili un chirografo, dato ai
12 settembre i634« col quale vo-
lendo provvedere al sicuro sosten-
tamento del conservatorio di s. Eu-
femia, applicò in perpetuo a que-
sto privativamente le rendite della
depositeria urbana, sì delle deposi*
terie de'p^ni, che degli animali,
oogli analoghi emolumenti, che pri-
ma spettavano alla camera aposto*
lice. Del monistero poi delle cap-
puccine, detto, di s. Urbano, fonda*
to dalla duchessa Silvia o Fulvia
Sforza, per le alunne di s. Eufe*
mia, che fossero diiamate allo sta-
to monacale, si tratta al volume
1X9 pag. 3o3 e ao4 del DisiO'
nario.
' Aggiungeremo qui, che il ^ar.
monsignor Moridiini, Degli istituti
di pubblica carità, eo., parlando
del conservatorio di s. Eij^emia, a
p. 59 dice, che esso deve la sua
prima origine a Gio. Leonardo
Ceruso, morto nel iSgS, raccogli-
tore per Roma dei fanciulli sparsi,
de' quali si parla all' articolo Ospizio
apostolico di g. Michele (Fedi)j e
che sulla fine del secolo XVII il
conservatorio avea duecento alunne,
diverse industrie, e molte rendite.
Ho letto poi in un autentico ma»
noscritto del conservatorio, che le
zitelle in. origine questuavano per
Roma, e giunte in età capace di
porsi al servigio di qualche nobile
matrona in qualità di donzelle, vi
andavano, per alleggerire i pesi al
luogo pio. Pei^ chi amava la ri^
tinttosza, continuava fi risiedere nei
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DEP
oónsérralorio, e si fàcera monaoa
cappuccina in s. Urbano. Ma la
questua terminò, come Tufio di ac-
comodarsi a servire, quando nel
1667 il prìncipe d. Camillo Pam-
fili donò al conserva tono quindici
mila scudi. Inoltre in tal anno il
principe fece restaurare la chiesa
di s. Ui4>ano, e &tve il bel paTimen^
to di marmo bianco e nero; mi-
gliorò Tedifizio del monistero, e gìi
donò due case attigue. Prima di
lui il Cardinal. del Monte, decano
del sagro Collegio, aveva accresciu-
ta la feblÌH'ica del monistero, e in
morte Tolle essere sepolto in chie-
sa, pei cui ristauri lasciò un ca-
lice d'oro gioiellato^ colla yendìta
del quale si effettuarono. Dipoi il
protéttoi'e del conservatorio, e mo-
nistei*o. Cardinale Annibale Albani»
edificò al secondo il noviziato, e la
casa del oonfessore, e de' serventi,
rendendolo così isolato. £ l'altro
protettore Cardinal Valenti abbel-
lì la chiesa di s. Urbano, con ana-
loghe pitture sagre, ed altre bene-
ficenae.
Inoltre Urbano Vili, unitamente
alla congregazione del detto pio luo*
go, affidò la principale soprainten-
denza al medesimo Cardinale Bar-
berini, allora protettore del conser-
vatorio, e poscia camerlengo di s.
Chiesa, ed in seguito restò a tutti
i Cardinali camerlénghi prima per
consuetudine, poi per legge di Be-
nedetto XIV. StabiUtosi da Urba*
no VIII, che il protettore prò tem»
pore del oonserTatorìo fosse prefet-
to della depositeria urbana, e da
lui dovesse dipendere l' elezione dei
ministri,' come ancora la diminu-
zione, aumento, e rimozione di essi,
^tahiPi pure la tassa pei pegni.
Quindi la depositeria venne prov-
I teduta d'un giudice, il quale con
DEP a49
piena giurisdizione dovesse sommà-
riamente, ed economicamente decidi-
dere le cause ad essa spettanti, con
facoltà di poterle avo^re da ogni
tribunale, rimosso qualunque ricop.
so ed appellazione. Così la giuris-
dizione del Cardinal prelètto della
depositeria lion fu ordinaria, ma
privativamente delegata. Perciò nel»
le occorrenze, che dovevasi formare
giudizio avanti il medesimo, con-
veniva pori'e neir intestatura della
citazione: Camerario judice a San»
olissimo deputaiOy come protettóre
del conservatorio, cui era annessa
la prefettwa della depositeria, do>-
vendo il prefetto insieme ai depu-
tati, invigilare al buon regolamen-
to di esso.
In progresso di tempo , e a se*
conda de' bisogni, non mancarono
i prefetti della depositerìa dì ema-
nare opportune leggi, come fece-
ro il Cardinal Paiuzzo Altieri con
editto de' IO dicembre 1674» e con
bando de' 1 5 dicembre 1 697 ; Il
Cardinale Spinola con editti del
1698, e 1699; il Cardinale Anni-
bale Albani nel 17 34 con due e-
ditti ec. Benedetto XIV accomodò
nel 1749 le di£ferenze insorte ti^
la depositeria, e la rev. fabbrica
di s« Pietro, mentre quelle colla
camera apostolica si concóinlarono
nel 1774* Anche il Cardinal Co<»
lonna nel 1761 , e il Cardinal Rez-
zonioo nel 1768 pubbKcarono dis«
posizioni per la depositeria urba*
na, la quale a quellepoca già ave*
va un governatore, cioè il primo
custode. Non fài*emo menzione de«
gli altri anteriori, e posteriori ban-
di, ed ordinazioni de' Cardinali ca«
merlenghi, protettori del conserva-
torio di . s. Eufemia, e perciò pre^^
fetti della depositeria, tutti riporr
tati nella lodata opera del pi^elal^
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35o
DEP
Miooial, «ve tono utilìtsIiM norme
per tutto ciò ch'é relativo ai pe-
gni, tubaste» e minutri della depo-
siterìa ec. Questi, a seconda del
§ 35 del bando pubblicato a' 20
agosto 1768 dal nominato Cardi*
nal Oeirlo BeuEonioOy dovrebbero
abitare nella casa della depositeriai
per attendere al buon governo di
quella, e per maggior sicui^estay e
oonservaùone delle robe, e pegni|
che si trovano in essa*
Al présente la depositeria ur*
bana de' pubblici pegni di Roma,
e sua Comait», ed annessi, risieda
in via masdiera d'oro, nel palaESo
de' marchesi Péntini, del quale dem-
mo un cenno nel toI. XI, pag.
i36 del Dizionario* Ultimamente
la depositeria era prima in via s,
Pantaleo, poi in vi» di Torre ar*
genllna. A' tempi del Bernardini,
de' Rioni di Roma, era situata nel
palazzo deU'arciconfratemita delia
ss. Annunziata a piazza Paganica.
Tuttora alla depositeria sono an»
nessi il conservatorio di s. Eufemia,
il monistero di s. Urbano, e n' è pre^
fetio il Cardinal camerlengo di santa
romana Chiesa, e V amminiHraiore
generale, il prdaio uditore del ca*
merlengato. Vi sono inoltre due de*
putati ecclesiastici, uno de'quali at*
tualmente è prelato, un deputato
nobile secolare, il direttore, due cu*
stodi, il computista, ed altri mini-
stri. Il citato Monchini dice, ohe
prima due avvocati, un ecclesiasti-
co, ed otto cavalieri formavano la
deputazione.
In quanto alle nltìme l^gi e re-
golamenti in vigore, queste si pos*
sono leggere fteìiì Raccolta eleUe kg»
gif e dispoiizioni di pubblica am*
ministrazione^ che si vanno pubbli-
eanda nell' odierno pontificato, la
quale ha due indid al&betiao<*se4
DEP
mlanaUticL Nel piimo, all'articolo
PiGHOBAMBim, sono indicate le re-
gole di procedura pei pignoramen-
ti, o vendita degli effetti, o dei
fondi oppignorati; in quali deposite-
rie debbano fiirsi gii atti d'incanto,
e delibera dei beni esecutati, dispo-
sizioni risguardanti le depositerie e<
gli alberghi de'pubblict p^ni nella
Comarca di Roma. Nel secondo in-
dÌQ8 all'articolo Depositerie dei
rEGHI E DEFOSrnSEIA UrBAITA, SOOO
indicati: l'obbligo dei ministri del-
le depositerie dì rappresentare i
depositi giudiziali, previo il paga-
mento d^i emolumenti; da quali
autorità dipendano le depositerie
de'pegni; tariffii degli emolumenti
deUe depositerie, e dei pubblici de-
positari di Roma, e delle provincia
norme r^olatrici la depositeria di
Roma, nominata Urbana, e le de-
positerie della Comarca per la cu-
stodia dei pubblici p^;ni regi^*
mento dell'offido della depositeria
urbana; luoghi, e tempi stabiliti
per gl'incanti, e per le Tendite dei
pegni della depositeria della Co-
marca; deposizioni per gli offici
delle depositerie della Comai'ca; pre-
scrizioni relative agU albei^atori;
determinazioni degli emolumenti, e
delle spese di depositeria; disposi-
zioni generali sulle depositerie; mo-
dula del registro geaei*ale di depo-
siteria ; idem del rostro ddle ven-
dite ; del registro d^li emolumenti
di depositeria; conferma del dirit-
to delle depositerie^ e dei pubblici
depositari di Roma, e delle pro-
vinole, di procedere per officio alia
vendita dei pegni giudiziali ; per
quali pegni si> proceda alla vendita
pél* officio; fot*me delie vendite dei
pegni nelle depositerie, ed allt*e u-
tili provvidenze. In Milano nel
]8i I da Lepage, fu pubblicato il
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DEP
Traùato della vendita giudtziarìék
DEPOSITARIA GSNBRiilE PEttÀ
BEVEBBfOA CaMERA AIOSTOUCA. f^.
Tesoro PonTiFiao.
DEPOSIZIONE, {Deposito). La
deposizione è una.pei^ inflitta dal*
la Chiesa ad un ecclesiastico colpe-
vole di qualche delitto, che lo pri-
va della ^ua giurisdizione , e del
suo uffizio, cioè della funzione dei
suoi ordini per sempre: nel die
la deposizione di£brì$oe dalla Sós^
pensione (Fedi), la quale è tem-
poranea, e éà sua natura non è
peipetua. Inoltre la deposizione di^
lèrisoe dalla Degmdauone (Fedi)^
per le seguenti ragioni M.^ perché
la degradazione non può &rsi che
in presenza del colpevole colle so-
lennità volute, dalle quali solo può
dispensare il Papa, mentre la depo*
sizione si può effettuare con parole
solamente, ed in assenza del colpe-
vole; !K.A perché la degradazione
non. può essere inflitta che pei
delitti espressi nel diritto, ed il de-
gradato può ristalnlii^ soltanto dal
sommo Pontefice, quando invece il
deposto può essere ristabilito dal
vescovo, giacché la deposizione vie-
ne inflitta per altri delitti. Final-
mente diiEerisce la deposizione dal*
la degradazione in quanto cbe la
degradazione pone il chierico de-
gradato a livdlo interamente dei
laici, ad eccezione del carattere die
è indelebile, ciocdié non fa la de-
posizione.
«* Se un vescovo deposto da |in
concilio, o un pi«te^ o un diacono
deposto dal suo vescovo, aidirà
ingerirsi nd nnnislero servendo co-
aae prima, non avrà più speranza
di essere rimesso da un altro con*
alio, né saranno pih ascoltate le
sue difese". Tanto decretò nellanno
34 1 col canone 4 U concilio di Au-
DEP a5i
tiochla. Anche col canone la di-
spose quanto segue: «» Se un prete, o
diacono deposto eia un concilio»
aidisse d' importunare le oi-ecchìe
dell'imperatore, invece di produrr
in faccia d'un oondlio maggiore,
sarà indino di peràono; non si
ascoltei*à la sua difesa, e non avi*à
spettanza di essere rimesso". 5u que-
sto ai*gomento va letto il canone
del concilio di Costantinopoli dd
394, in questo Dizionai*Ìo; il Ri*-
naldi agli anni 57 num. 33, ed
861 num< 7; ed il Zaccaria, «SSfo-
ria klteraria d^ ItaUa, tom. HI,
Depaahuone da un gnddb che sup*
ponga? lib. I, cap. 2, §^ XXX;
Gio: Zdthop^ Dissertatio de de*
positìone^ che pubblicò in Lipsia,
DE PROFUNDIS. Salmo peni-
tenziale 129, cioè il penultimo,
mentre ndi' offizio de' morti é il
quarto. Giovanni Vitali di Paler»
mo, nella parafrasi del salmo De
profundis, stampata in Bologna nel
i553, presso Anselmo Giaccarello,
e riportata nel Cinelli neUa BibL
volante, tom. IV, pag. 363, così si
espresse:
Desidia^ invidia» ira, venus, fitmi,
ardor habendi^
Et gidOy sunt lernae cuiUbet hy^
dra suae.
Sterne lume virtwtis clava $ torre
ignibus hydrami
Amphytrioniades sic dbi virtus erit,
11 p. Gaetano Magenis, chierico
regolare teatino, nella vita di s;
Gaetano Tiene, estratta da auten*
tid documenti, compendiata e oor<>
retta dal p. Bonaventura Hartmann
ddla stessa congregazione, e slam*
pata in Venezia nel 1776, nella
parte II, cap. 4» § 4> «um, 4>^> di*
ce, che verso Tanno i546 il mch
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:i52 DEP
desimo s. Gaetano ia ffapoK isti-
tuì il pio uso di suonar» nelle
.chiese le campane ad un'ora di
potte, per invitare con tal suono i
fedeli alla recita del salmo De prò-
funài t in suffragio delle anime del
purgatorio.. Questa dinota pratica
volgarmente venne obiamata VAve
Maria de morti y per l'antico pio
costume di recitarsi V Angelus Da-
mmi (Vedi) alle ore ventiquattro,
aletta comunemente VAs^e Maria.
Quindi sì lodevole uso vuoisi sta-
bilito per tutto il cristianesimo con
decreto del Pontefice Paolo V, do-
po che l'aveva introdotto in Ro-
ma per la prima volta nel 1609,
-e nella chiesa di s. Marìa sopra
Minerva, il servo di Dio fr. Am-
brogio Brandi romano, deirOixline
de' predicatori, priore allora di quel
convento, e insieme provinciale, e
già predicatore apostolico di Cle-
mente VIH. Quindi abbiamo dal
veridico, e contemporaneo diarista
Giacinto Gigli, che nella tembìle
pestilenza, là quale afflisse Roma
.nel i656 sotto il pontificato di
Alessandro VII, i morti erano tras-
ieri ti con le barchette nel prato
presso la basilica di s. Paolo , ove
erano sepolti , e che in suffragio
de' morti di peste fu ordinata la
recita del De profimdis, ad un'ora
di notte. Che sì pio costume fos-
se in questo tempo introdotto in
Roma, ovvero ristabilito, per invi*
tare i ramani alla recita del sal-
mo, io dice anche l'abbate Costan-
ti, L'osservatore di Roma, t II,
p. 4^ e 46 del supplimento del to»
mo primo.
Qualunque sia l'orìgine di una
tal divozione, certo si é^ che nel
detto secolo XVII costantemente si
praticava, come si legge nel breve
Unigenià Dei^FiUi, d'Innocenzo XI,
DEP
dato a' 28 gennaio 1688, sopra
le indulgenze da lucrarsi da chi ha
qualcuna delle croci, o corone, o
i*osari, che abbiano toccato i luoghi
santi, e le sagre reliquie di terra
santa. Ad e^sitara per altro viep*
più la pietà de' mstiani pei* suffra-
gare le anime del purga toi*io. Cle-
mente XII a' i4 agosto 1786 ema«
nò il breve Ceelestes Ecciesiae tliC"
saurosj col quale concesse V indul*
genea perpetua di cento giorni, a
tutti i fedeli ogni volta, che -al suo-
no della campana ad un' ora di
notte genuflessi, divota mente reci*
teranno il salmo De profiui€ÌiSy col
Requiem aetemam (Fedi) in fìne;
ed a quelli, che per un anno inteix)
avranno fetto sì pio esercizio alla
indicata ora, concede per una volta
all'anno l'indulgenza plenaria in
un giorno ad arbitrio, confessati, e
comunicati. Quelli poi, che non sa-
pessero il De profundis, potranno
lucrara le dette indulgenze, reGÌ«
tando un Pater noster ^ ed Ave
Maria, col Requiem aetemam. Di-
chiarò inoltre Clemente XII, a' 1 2
dicembre del 1736, che le sud*
dette indulgenze si possono lucrare
recitandosi il De profundis come
sopra , benché secondo . la consue-
tudine di qualche chiesa, e di qual-
che luogo, o prima, o dopo l'ora
di notte, si. dia il • ségno de' morti,
come suol dirsi, col suono della cam*
pana. Finalmente^ il Papa Pio VI,
con rescritto de' 18 marzo 1781,
concesse le nominate indulgenze a
tutti i fedeli, se trovandosi, in luo-
ghi dove manca il suono della -c«n*
pana, reciteranno circa l'ora di not-»
te '\\ De profundis, o, non sapen-
dolo, diranno il Pater, età come
sopra si è detto. Questo salmo con-
tiene una fervotxìsa preghiera ed
invocazione a* Dio, perché ci ascqlti
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DEP
ed esaudisca, spettando nella sua
clemenza, e confidando nelle sut
promesse, dappoiché: iSe tu bade*
rat, o Signoréy alle iniquità^ chi, o
Signore, sostenersi potrai
DEPUTATO. Egli è colui, Ae
con ispecial commissione è manda-
to dal prìncipe, o da un corpo di
persone, a trattare qualche neg||zio,
a fare un complimento, e simili
cose. Così il Dizionario . della /m-
gua italiana^ che inoltre definisce
la DeputatÀone, per la missione
de' deputati con commissione spe*
ciale per trattare, complimenta-
re, ec. Si dice inoltre deputazione
quella incarìcata dell'amministra-
zione, e direzione di qualche luo-
go, o per vegliare al buon anda-
mento d'una cosa ; laonde deputa-
ti si appellano i suoi membri. Le
deputazioni, ed i deputati sono iù-
numerabiii nel lorp genere , ed ì
deputati spediti ad un principe, as-
semblea, città, corporazione, ec, deb-
hono essere muniti di legale pro-
cura, e nomina di chi l'invia. Nei
concilii intervennero i deputati dei
vescovi, e .di altri, che non vi si
potevano recare, intorno a che si
osservavano i rispettivi regolamenti.
Abbiamo dal Macri, che il De-
putato nella chiesa di Costantino-
poli, aveva l' incarico di accom-
pagnare col lume acceso il van-
gelo, e . i sagri doni del pane , e
vino, quando erano portati pi*o-
cessionalmente all'altare, la qual
cerimonia veniva chiamata dai gre-
ci Magnus. Vestiva il deputato un
manto simile a quello del vescovo,
ma senza le liste. L'imperatore, nel
gioì no della sua coronazione , si
vestiva al tempo della detta pro-
cessione col manto sopra il pre-
zioso, sacco , e facendo T officio
del deputato piecedeva con la co-
DEH a53
rona in tèsta i sagrì doni, por-
tando in una mano la croce, e
nella sinistra la ferula. Antica'»
ménte nella chiesa greca era il de«
putato un ordine minore, cioè ac-
colito, della cui ordinazione parla
Simeone Tessalonicense nel dialo*»
go, de myster, eccles. , e se ne fa
menzione negli antichi rituali. Petr.
Arcudio 1. 5 concord. cap. 9. Que-
sto officio era anche laicale, e chi ne
era investito negli eserciti aveva la
cura di ristorare i deboli, e di aiu-
tare L feriti, con rimeltere anche in
sella i caduti , pel quale effetto por-
tava seco una scaletta attaccata alla
parte ministra della sua sella per li-
berare con prontezza i soldati dai
perìcoli, e prenderli in groppa ; il
perchè negli éserdti eranvi molti
deputati di tale specie. Il Chardon,
Storia de" sagramenti, t. II, p. 24B,
parla degli antichi deputati de' pe-
nitenti , cioè di quelli che soprai h-
tendevano ai penitenti rinchiusi,
secondo l'antica disciplina di chiu-
dere i penitenti né' monisteri. l
deputati, che dovevano essere gli
arcidiaconi, egli arcipreti, vigila*
vano sui penitenti se digiunassero,
vegliassero, ed orassero come do-
vevano.
DEKBE seti Dervase. Sede epi-
scopale della Licaonìa, nell' esarca-
to d' Asia , dipendente dalla me-
tropoli d' Iconio. Secondo G)m man-
ville, fu istituita nel quinto secolo,
ma nel p. Le vQuien, Oriens Chri-
stianusy^ si legge che già esisteva
nell'anno 38 1, perchè il primo dei
quattro suoi vescovi ch'egli regi-r
stra, intervenne nell'anno 38 1 al
concilio di Costantinopoli, e si sot-
toscrìsse Daphnus Derbensis, S. Pao-
lo vi predicò il vangelo. Secon-
do Tolomeo, Derbe fu anche una
piazjca forte dell' Isauria, attinente
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ft54 DEA
alla Gippadocia. La sante Sade eo»
feiisoe il titolo in partibu» di qoe*
sta sede sottoposta al patriarcato di
Antiochia, egualmente in partibuM,
DERRY {Derrien.). Città con re^
sidenza vescovile nell'lrbnda, oo*
iMMciuta andbe sotto il più recente
nome di Itondonderry, Roboretum,
Questa dttà appartiene alla provin*
eia di Uktei*, capoluogo delia con-
tea di Londonderry, e di Libei*ty.
Gode di una bella situazione sulla
riva sinistra 9 ad una lega sopra
rimboccatura de la Foyle nel lago
dello stesso nome, che comunica
all'Atlantico. 11 terreno, su cui è
fiibbricata, è montuoso , le strade
lungo l'acqua, le porte ed i sob-
borghi occupano una superficie uni*
ta. Si vede cinta da mura con bii-
stiooi, in buono stato, costrutti nel
i6i4' Fii i suoi principali edifici,
oltre la cattedrale, tanno nominati
F edificio del mercato, ove si tiene
la corte di giustizia, la prigione,
una delie piìt belle d'Irlanda, e
V episcopio. Vi sono due chiese pres-
biteriane, giacché TI risiede anche
nn vescovo protestante, ed una chie-
sa cattolica. Vi sono ancora un va-
sto ospedale, una scuola gratuita, un
piccolo teatro ec. La Foyle è aU
traversata da un ponte di legno
di curiosa costruzione, stato edifi-
cato nel r7gi, e che ha più di
mille piedi di lunghezza. Una stra-
da cinge il suo porto pixyfendo,..
largo, e sicuro, ed è uno de' più
comodi d' Irlanda. Ivi si fa un gran
commercio colle Indie occidentali,
e Goll'America.
Questa antichissima' città, che
prima si chiamò soltanto col nome
di Derry^ prese quello di London*
derry in occasione di una colonia
inglese, che venne qnivi a stabilir-
si da Londi*a nel 16 1 3, cioè Zon-
DER
dmaUrry. Si racconta, che fosse
stata abbruciata dai danesi nelFan-
no 783, insieme coll'abbazia ch'es-
sa rinchiuderà. Quindi nei 1608
un capitano irlandese la prese, ed
incendiò di nuovo; ma i suoi ba-
stioni furono ristabiliti dopo la pa-
ce. Nelle guerre civili Tenne più
Tol|p assediata, e presa; e gli soos-
zesi, che sostenevano il partito, e le
ragioni di Carlo I, furono obbliga-
ti a levarne l'assedio. Sr i^ese cele-
bre nella rivoluzione d'Inghilterra,
che innalzò sul trono Guglielmo
III, pel memorabile assedho, cui
sostenne nell'anno i68g, e die durò
sette mesi, malgi'ado le più erude^
li privazioni, e le ultime estremità
defia fiime, resistendo contilo tutte
le forse di Giacomo II, die le co-
mandava in persona. In tale occa-
sione, dopo la morte di qruast tut-
ti gli uffiziall superiori, si scelse
per capo e governatore il Tesoovo
protestante Giorgio Walker, che
secondato dal maggior Baker, fece
prodigi di Talore, e si cuoprì di
gloria colla più eroica resistenza,
fino a che i soccorsi Tenuti dall' In-
ghilterra, poterono obbligare il ne-
Inico alla ritirata, liberaikdo in tal
modo la piazza assediata.
La sede tcscotìIc, secondo G>m-
mftUTille, che la chiama Dcna^ e
Londonderry, fu stabilita sotto la
metropoli di Armagfa, prima in Ar-
drag sul Dery, Terso l'anno 600, poi
fu trasferita a Maguerre ndla contea
di Ratlurig, e finalmente net ti5o
in LondondeiTy. Aggiunge inolti*e,
che questo Tcscorato si tt*OTa indi-
cato sotto i nómi di Kencleogain,
e di Tiròen, die sono nelle contee
della sua diocesi. Certo si é, die
nell'anno 435 s. Patrizio apostolo
dell'Irlanda istituì tutti i TesooTa-
ti di questo regno , ed è perciò,
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DES
I che da quell'epoca ebbe origine
i questa sede vescovile^ la quale tut»>
I torà è sufiraganea della metropoli^
tana di Armagh. L'attuale cattedrale
I fu edificata nell'anno 1633, con
I gotica architettura, e la sua torre
I è ornata di bella guglia. Al Teseo*
I vo, che governa questa diocesi, e
i che risiede in Derry, il regnante
I Pontefice . nell'anno 1 837 ha da«
to in coadiutora il vescovo Ava*
rense in partibus. Nella diocesi vi è
il capitolo^ vi sono trentaquattro
parrochi, e trentasei vicari, ed il
numero de' cattolici supera i due*
cento quattro mila. Le parrocchie
sono trent^sette, olti*e molte cap*
, pelle. Avvi un seminario con circa
cinquanta alunni, un sufficiente nu-
mero di scuole, e tre ospedali pei
cattolici. Vi sono altresì due borse
fondate per la diocesi di Derry
nel collegio di Maynooth. Il dero
è molto zelante, e vive colle pie
oblazioni de' fedeli. Ultonia chia-^
masi nelle notìzie éoclesiasdche la
provincia ove è questo vescovato.
DESCAPES o DESCHAPES
PiKTBO, Cardinale. Pietro Descha«*
pes nacque nella diocesi di Ti^ojes.
Fu dapprima cancelliere di Fiiip*
pò y, poscia nel i3ao da Gio-
vanni XXH fu fatto vescovo di
Arras, e nel iSafi venne traslata*
to alla sede di Chartres. Giovan«
ni XXII, nel concistoro delle quat-
tro tempora a'i8 dicembre 1327,
io creò Cardinale prete di s. Mar*
tino ai Monti. Morì nel i336,
mentre si trovava in Avignone.
DESIDERATO (s.). Ebbe que-
sti per padre s. Yaningo, o Va-
nengo, fondatore di Fecam, e be-
nefattoi^e di Pontenelle, che lasciò
di vivere nell'anno €88. San De-
siderato, dopo aver menata una
, vita viituosa , morì aU)ate di
DES
vlSÌ
Fentenelle in Normandia, dóve ripo^
sano le sue spoglie, ed è onorato
il dì iBdicembi'e. Vie pura opi^*
nione, che nella SGon*eria che fé*
cero i danesi in quelle contrade,
le sue reliquie fosseix) trasportate
a Gand, e dhe ivi ancora si con-
servino.
DESIDERATO (s.), vescovo di
Bourges. Per comune opinione si
crede che abbia sortito i natali
nel territorio di Soissons . Non
SI sa qual fosse la sua vita pri<»
ma di essere sollevato all'episcopa*
to. Successe ad Arcadio nella se-
de di Boui^jes , ed assistette al
quinto concilio di Orleans nel
547, e nell'anno appresso al secon*
do di Alvemia. In tutti e due questi
concili furono condannati gii erro^
ri di Nestorio e di Eutiche , e
riformata la disciplina ecclesiastica.
Li otto maggio dell'anno 55o volò
al cielo, ed in tal giorno la chiesa
di Bourges celebra la di lui festa.
DESIDERIO (s.) dì Langres. Que-
sto santo è celebre, oltreché per lat
innocenza dei costumi e per la pa-
storale vigilanza, anche per un trat-*
to di non ordinaria fortezza, che
esei*citò allorquando i barbari, di
religione pagana, aveano posto a
sacco ì paesi delle Gallie, e Lan-^
gres, sua diocesi. Egli unitamente
al suo clero si fece incontro a quei
feroci, sperando ammansale il fu"
rore ; fu inutile ogni sua prova per
li vantaggi di questa terra, ma non
infruttuoso tornò il suo zelo, se a
cagione di questo, egli stesso, ed i
suoi ebbero ai-gomento d'incontra-
re il martirio per le mani di que-
gli spietati. Tanto avvenne l'anno
4 II, sotto 1* imperatoi*e Gallieno.
E antichissimo il culto, che si pre-
sta a questo santo così in Francia*
che in Alemagna*
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a56 DES
DESIDERIO (s.), TeacoTo di VieOf
na nel Delfinato. Talenti non or«
dinari, e santità non comune Tal*
sero ad innalzarlo alla sede episoo»
{mie» di cui fu fregiato dal Ponte-
fioe Gregoi'io magno. A fine di meglio
oondun'e gli animi alle Terità i*eii-
gioscy non isdegoava* quantun<{ue
Tesoovo, d' insegnai le belle lettere,
e per ciò fu accusato appresso il
Pontefice di sostituire alla Scrittu-
ra sacra, le favole del paganesimo,
e in pari tempo cantare le lodi di
Gesù Cristo, e. le glorie di Giove.
Il Papa pei^, riconosciuta la visi-
ta dell'accusa, rese la ben dovuta
giustizia al santo vescovo calunnia-
to. Lo zelo delle anime non gli
permise di tacere in (accia ai dis-
ordini del costume di Brunechilde,
cbe govei*nava allora da sovrana
a nome dei figli .Teodeberto i-e di
Austrasia e Teodorico re di Bor-
gogna. Spiacque alla principessa il
rimprovero, e meditandone la ven-
detta, commise a tre assassini che
lo attendessero sulla strada per i-
sgozzarlo. Il nostro santo morì di
una. tal morte Tanno 612, e la
sua memoria è onorata a' dì ^3
maggio.
DESIDERIO (s.), vescovo di Ca.
hors. Nell'anno 58o nel territorio
di Albi nacque Desiderio da una
fiimiglia nobile delle Gallie, e fu
allevato alla cortQ di Clotario II.
Percorsi gli studi letterari, ed acqui-
statasi molta fama, divenne teso-
riere del regio erario. Yivea in
(^rte come fosse in un chiostro,
ed il tèmpo che non era occu-
pato nelle cure dell'impiego, lo
consagrava all'orazione, alla sagra
lettura, ed alla meditazione della
divina legge. Ebbe a fratello Ru-
stico, il quale era vescovo di Ca-
hors; morto questo, fu egli eletto
DES
a quel vescovato, onde si diede eoo
tutta sollecitudine all'esercizio delie
auguste funzioni, si adoperò del
continuo a distruggere il Tizio, raf-
fet*mai*e la pietà, ed assistere gl'in-
felici. AiTicdiì molte chiese, ne co-
strusse di nuove, e fondò moni-
steri, che prima non v'erano. Tras-
se col suo esempio gli abitanti ad
imitarlo. Avanzato cogli anni» e per-
cosso da malattie, intese esser pros-
simo il suo fine, e con testamen-
to provvide ai bisogni della sua
chiesa e dei poveri, dividendo tut-
ti i suoi beni fi:a questi e quel-
la. Mori nel bacio del Signore il
dì 1 5 . novembre 654 ^ territorio
di Albi, ed.il suo corpo fu por-
tato, e sepolto a Gahors nella chie-
sa di s. Amando. Molti fiirono i
miracoU operati alla sua tomba,
ed esiste a Gahors una chiesa par-
rocchiale che porta il suo nome.
DESIDERIO (s.), eremita. Con-
dotto il nostro santo dall'esempio
di s. Baronzio, che erasi ritirato
nel territorio di Pistoia fira due
montagne per vivere nella solitu-
dine, deliberò di sqj^irlo desideran-
do di sempra piik progredire nella
via della perfezione cristiana. Non
molto dopo che questi due santi si
erano uniti in vita . comune, . altri
quattro pur domandarono di unirsi
ad essi, ed accoltili di buona voglia,
fu febbricata per opera di tutti una
piccola chiesa, ove attendei*e al ser-
vizio di Dio nella penitenza, e nella
contemplazione. Dei due morì il
primo san Baronzio, comechè non
molto sopravvivesse san Desiderio.
Ambidue lasciarono una santa me-
moria, e furono da Dio onorati
del dono dei miracoli. S. Deside-
rio è venerato con sdenne ricor-
danza dalla chiesa di Pist9Ìa a' dì
27 di .marzo.
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DES
DESIDERIO di BeneTento, Cor-
dinaie. V. Vittobb III Papa.
DESIDERIO, Cardinal, Deside-
rio prete Cardinale, r^istrato dal
Cardellà tra ì CaitUnali di Nicolò
II del io58, deve essere il prece-
dente» il quale fiitto da s. Leone
IX diacoDO Cardinale, fu passato
allordine presbiterale da Nicolò IL
DESIDERIO, OirJr/tafe. Deside-
rio prete Cardinale è registrato dal
Cardella fra i Cardinali di Urbano
II, ma troyandosi sottoscritto ad
una bolla nguardante Landolfo prìn-
cipe di Benevento, emanata da Gre-
gorio VII del 1073, ove trovasi
sottosa-itto col tìtolo di s. Prasse-
de, probabilmente sara stato fatto
da lui Cardinale.
DESIDERIO, Cardinale. Deside-
rio del titolo di s. Prassede, creato
da Pasquale II, Papa eletto nel 1099,
soscrìsse una bolla dell'anzidetto Pon-
tefice a favore dell'abbate di Leì-
cteur nella Guascogna. Egualmen-
te soscrisse una bolla spedita dal
Laterano da Calisto II, a vantaggio
de' Teseo vi della Corsica. Sebbene
per qualche tempo abbia aderito
allo scisma di Pierleone, ossia Ana-
cleto li, antipapa, tuttavia ravve-
dutosi, morì nei grembo della cat-
tolica unità. È da notarsi che a-
vendo questo Cardinale invitato Ge-
lasio Il alla festa della sua titolare
a' 2 1 luglio 1 1 1 8 per cantarvi so-
lennemente la messa, fu allora che
i fimosi seguaci del partito impe-
riale, sacrilegamente maltrattarono
il Papa, il quale si vide costretto
a fuggire da Roma.
DESPOTA, o DESPOTO. Di-
gnità ragguardevole, principesca,
e reale nell'imperial corte greca di
Costantinopoli, e talvòlta signore di
alcuna provincia del medesimo gre-
co impero. Della dignità, e nome
VOL. XIX.
DES %ii I
di despota ', abbiamo una notizia
erudita ed esatta di Gìovanm La-
scarìs, indirizzata al Calcinai di A-
ragona, e riportata dal Macri, nel-
la Notìzia dei vocàboli ecclesiasticiy
alla voce Despotes, Sotto tale ap-
pellazione anticamente era denota-
to il padrone o signore. In segui-
to venne nella Grecia significata
una dignità ^uale alla r^a, e pros-
sima alla imperiale, perdbè appena
alcuno n'era investito, godeva di
maggiori onorificenze dei grandi, e
compariva in pubblico con apparato
e corteggio tale, ch'era interdetto a
tutti gli altri principi inferiori alla
dignità dei despoti. Di tal nome e
delle analoghe insegne solevano fre-
giarsi i figli d'imperatori, e, secon-
do il beneplacito imperiale, anche
alcuni principi esteri, che avessero
seco loro contratto alleanza, od af-
finità, perchè gli altri principi ed
inferiori nel pai*lai*e al despota u-
savano una somma riverenza, è
perano l'espressione quasi equiva-
lente nel linguaggio osservato òo-
grimpei*atori, e coi re, dicendo ah
impero tuo, tuo regno ec. Alla mo-
glie del despota da vasi un nome,
die indicava la dignità imperiale,^
ed alla moglie dell'imperatore ,un
altix) esprimente la dignità di des-
pota.
DESPREZ DEL PRATO, o DE
PRETIS Pietro, Cardinale. Pie-
tro Desprez nacque in Montpesat ,
diocesi di Cahors, fu prima vescovo
di Riez, e poscia cuetto ard vescovo
d' Aix , indi venne creato prete
Cardinale di s. Pudenziana. La sua
promozione fu fetta da Giovanni
XKII, nel i3ao ai 30 dicembre.
Mori decrepito di peste in Avigno-
ne l'anno i36i. Sostenne la cari-
ca di vice-cancelliere di saqta Chie-
sa, nel i3a3 era stato fatto vesoo-
17
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9^8
DES
irò inburiNcario di Paleitriiia, ed
incaricalo dal Papa di rìoeTere le
aeoose oootro Bernardo di Artigia
cantore della cfaìeia di Poiliers,
die airca ootpirato contro la lagra
persona di Giotannì XXIL Da
Benedetto XII Tenne trasoeito con
nitri Girdinali per assistefe alla for--
niaaone de' nuovi statuti pei frati
minori; e da Innocenso VI fu Sàt-
io ariiitro della lite tra gli abbati
di Clugoy, e di «. Sequano. Nel
i34^ iu inriato l^ato a Parigi col
Cardinal di CeocanOy per la tr^ua
tra la Francia» e l'Inghilterra. Fon*
dò in Avignone un collegio, ed una
diicaa con tuo chiostro in onore
^i 8. Pietro, con rendite sufficienti
per mantenerri un capitolo di ca-
nonici, per la celebrazione de' divi*
ni uffici. La collezione delle decre-
tali di Gio. Ganfredi fìi a lui de-
dicata. Questo esimio Cardinale la-
edò in morte alcune sagre suppel-
lettili alla sua antica chiesa di Riex.
DESPUIG-Y-DAMETO Autokio,
.Cardinale. Antonio Despuig*y-Dame-
to nacque da nobile famiglia in
Palma nell' isola Majorca, ai 3i
marzo deU'anno 174^. Da giori-
netto mostrò sempre inclinazione
per lo stato eodesiastioo, per cui
fisoe tutti gli analoghi studi con
prospero successo, e fu autore di
una carta geografica di tutta l'iso-
la Balearica di Majorica, che pub*
Uiob. Indi fece un viaggio in Mes-
sina, ove molto si prestò a favore
di alcuni danneggiati dal noto or-
ribile terremoto, salvandoli anche
da sicura morte. Recatosi in Ro-
ma nel pontificato di Pio VI qua-
le uditore di rota della Spagna,
•fri (il promotore della causa di
beatifioaiione delia beata Caterina
Toma» majorichina, e ne volle por-
lare il breve apostolico in patria,
DES
dove venne ricevuto con sommo
giubila Nel 1791 venne fiitto vé-
scovo d' Orihuela, ed ebbe lode di
vigilante, ed amorevole pastore, e
il titolo dì padre de'poveri, per la
generosità con cui li soccorreva.
Indi fu traslatato all'arcivescovato
di Valenm, donde -nel 1795 passò
a quello di Siviglia, che allora rea*
deva quattrocentoraila scudi, col
peso però del mantenimento si del
seminario, che del l'ospedale de' vecchi
e de'projetti, come anche di tenere no-
vantacinque persone di servigio. Suc-
cessivamente venne decorato di di-
versi Oiniini illustii, cioè del toso-
ne d'oix), e della ss. Concezione:
fu pure consigliere di Carlo IH.
In seguito vedendo, che T arcive-
scovato dì Siviglia si voleva confe-
rire all'infiinte di Spagna d. Lui-
gi, venendogli assegnata sulla men-
sa arcivescovile l'annua pensione
di quaranta mila scudi, rinunziò
la sede. Fu allora che ritornato in
Roma, Pio VI lo fece pati iarca di An*
tiochia in pardbus; ma invasa Ro-
ma dai fi-ancesi, e portato Pio VI
prigione, il Dameto ripatriò^ tras-
mettendo al Pontefice nel suo esi-
lio più migliaia di scudi mensili a
. di lui soccorso, per cui dovette
indebitar la fiimiglia, che in segui-
to liberò col pagamento. Adunato-
si per morte di Pio VI in Vene-
zia il «agro Collegio per l'elezione
del successore, il Dameto si recò
al conclave in quella città qual
ambasciatore di Spagna. Indi co-
me patriarca , e come vcscoto assi-
stente al soglio, assistette pel primo
in Venezia alla solenne funzione della
coronazione di Pio VII. Questi di
poi^nel concistoro che tenne in Ro-
ma agli II luglio i8o3, lo creò
Cardinale dell'ordine dei preti, e
quindi gli ooniei'i il titolo di &
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DES
Calisto. Successivamente lo annove-
ro alle congregazioni cardinalizie dei
vescovi, e regolari, del concilio^ del-
la disciplina regolare, e dell'indice,
come ancora lo fece suo provicario
di Roma, ed arciprete della basilica
di s. Maria Maggiore. Fu protei toi*e
del sagro militare Ordine gerosolimi-
tano, di Tari monisteri di monache,
della congregazione del Bambin Ge-
sU della città di Hieii, della ven.
arciconfi*aternita di s. Maria della
Neve di Roma , del iconservatoiio
delle convertite di Foligno, della
terra di Collescipoli ec. Nell'invasio-
ne, che fecero gì' imperiali francesi
dello stato Pontificio, soggiacque,
come tutti gli altri membri del
sagro Collegio, a penosa dep(»*tazio-
ne, dopo essere stato rinchiuso con
Pio VII ed altri Cai*diuali nel pa-
lazzo Quirinale, ove eserdtavasi
in pratiche di pietà nella chiesuola
della guardia svizzera. Nella notte,
in cui il palazzo fu scalato dai ne-
mici, e da gente iniqua, riuscì al
Cardinale di penetrare nelle stan-
ze del Papa, il quale in vedei*lo
gli disse : » Eminenza, ci siamo .
»i Rispose il Cardinale: Vostra San-
•> tità non ha bisogno che io le
» ricordi che oggi è l'ottava dei
M ss. apostoli Pietro e Paolo, e
»> che tutto il mondo attende dalp
>> la Santità Vostra un esempio
» di coraggio e di pazienza; cui
j» soggiunse Pio VII: Vostra Emi-
^> nenza ha ragione ". Dipoi il ge-
neral Radet, intimando al Pontefice
la partenza , il Cardinale nell'ac-
compagnar alla^ carrozza Pio VII
col Cardinal Pacca, che dovea par-
tire col Papa, domandò la ponti-
ficia benedizione, assoluzione, e gra-
zie spirituali ; atto che fu poi rap-
presentato in rame. Per alcuni me-
si il Cardinale Tenue lilegato nel
DET 259
collegio romano, donde nel dicem-
bre fu deportato a Parigi nel
più crudo inverno. Visse ivi rì-
tirato, non intervenendo a corte
che di rado alla messa dell' impe-
ratore Napoleone, ove andavano
tutti gli altri Cardinali rilegati ia
quella capitale. Non assistè ai fa-
moso concilio tenuto nella catte-
drale, né al matrimonio dell' impe-
ratore, e successivo battesimo del
figlio. Finalmente, avendo ottenu-
to dair imperatore a mezzo del
Cardinal Fesch, di ritirarsi a Luc-
ca pe'suoi incomodi ed epilessia,
dopo pochi mesi die vi stava,
giunto all'età di sessantànove anni
circa, morì piamente in Lucca a'T2
maggio 1 8 1 3, e con decorose esequie
venne esposto e sepolto in qudta
metropolitana con cassa di piom-
bo avanti 1' altare del santissimo
. Sagramento. I suoi precordi furono
portati nella sua patria, eome egli
avea disposto, cioè il suo cuore,
che venne collocato nella propria
cappella dedicata all' Immacolata
Conceàone. I lucchesi flux>no testi-
moni delle preclare virtii di que-
sto Cardinale, come Io furono i
romani, e tutti queUi che il conob-
bero. Amante delle antichità, fece
ubertosi scavi alla Riccia, dove ti*a
le altre cose rinvenne un celebre
busto di Giulio Cesare. La sua
memoria rimarrà in benedizione,
per le belle doti di cui andò a-
dorno.
DETI o DETO Giambattista,
Cardinale, Giambattista Deti , o
Deto, nacque nell' anno 1577 da
famiglia patrìzia di Firenze, dalla
quale era uscita la madre di Cle-.
mente Vili per nome Lisa. Chia-
mato a Roma da Clemente Vili,
nella età d'anni diciassette soltan-
to, nella quarta promozione fatta
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26d
DET
da quel Pontefice a'3 mano iScjg fu
ci*eato Girdinale, indi Tenne decorato
del titolo diaconale Cardinaliuo di
sant' Adiiano. Ma quelle speranze» die
aveano detei*niinato il buon Papa a
tale immatura promozione^ vennero
ben tosto deluse dalia scostumata
condotta del gioTine Cardinale. Ado-
fvò ogni mezzo, è vero, il Pontefice
per ridurlo al buon sentiero, ma
lo fece sempre indamo; anzi non
ebbero fine i di lui disordini, se
non quando affievolite le membi:a
da terrìbile malattia, divenne qua-
si stupido ed incapace a sostenere
gl'incarìchi del suo officio; pure
successivamente nel 1 629, non sen-
za rìpugnanza di Urbano Vili, fu
promosso al vescovato di Ostia. In
assenza del Cardinale Pietro Aldo-
brandini, nipote di Clemente Vili,
suppfi alla carica di camerlengo,
ma poco di più ei visse. Nel i63o
in età di dnquantabre anni morì,
essendo anche divenuto decano del
sagro Collegio dopo essere interve-
nuto ^ai conclavi di quattro Ponte-
fici. È sepolto nella chiesa di s.
Maria sopra Minerva, nella sontuo-
sa cappella Aldobrandini ove é un
bel monumento' di Lisa Deti ; cap-
pella che il Cardinale istituì erede
delle sue facoltà, ma non si lasciò
ivi alcuna funebre memoria.
DETROIT (Deiroiten). Città con
residenza vescovile nel Michigan,
negli stati uniti di America, capo-
luogo del territorio dì Michigan, e
delia contea di Wayne, sulla riva
destra del fiume del suo nome,
presso i laghi di santa Chiara, e
di Erié. Questa città dell'America
•settentrionale è costrutta sopra un
piano regolare; le strade sono lar-
ghe, e dritte, ma le case pei* la
maggior parte sono di legno, mentre
quasi tutti gli edifizii pubblici so*
DET
no di mattoni, o di pieti^. Ha una
chiesa principale cattolica, ed una
protestante, una casa penitenziarìa,
ed una casa di riunione: ha an-
cora dei mercati, un arsenale mi-
litare, un deposito di artiglieria,
magazzini del governo, e nume-
rose e belle caserme. Il forte Shel-
by la difende. I pubblici stabili-
menti sono: la banca del Michigan,
un liceo, una società di agricol-
tura, una di artigiani, una società
biblica, ed una società detta delie
scuole della domenica. Questa città,
avendo una comunicazione diretta,
mediante grandi laghi, col s. Lo-
renzo, fa un commercio importante
con gli stati di Ohio, di Penstl Va-
nia, e di Nuova- Yorck, e coi pord
militari stabiliti sul lago superiore.
Detix>it occupa il luogo di un
villaggio indiano, che fu visitato
nel i6ao da* missionari francesi.
Circa sessanta anni dopo vi fu in- •
naizato il forte di Pontchartrain,
ove gì' indiani del nòrd, e dello-
vest venivano a cangiare le pellic-
cerie contro artìcoli di fiibbrìche
europee. Dopo la presa di Quebech,
nel 1769, questa città cadde in
potere degl'inglesi, che vi furono
poscia assediati per un anno intero
dagl'indiani confederati; però gli
inglesi la conservarono sino al 1795,
epoca in cui fu ceduta agli stati-
uniti, è nel i8o5 un atto del con-
gresso vi fissò la sede del governo
del territorio in ciiì trovasi. Bidot-
ta in cenere nell'istesso anno, rice-
vette una seconda carta d'incor-
poi*azione nel i8i5.
La sede vescovile fu eretta in
Detroit dal regnante Pontefice Gre-
gorio XVI nell'anno i833, che la
dichiarò suffraganea di Baltimore,
ed agli 8 mai'zo di detto anno con
decreto della sagra congregazióne
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DEU
di Propaganda fide^ vi nominò in
primo -vescovo monsignor Federico
Beze, nato nella diocesi di Hildes-
heìm nel 1797 ; quindi lasciando
a questo il titolo, diede Tammini-
stra74one della diocesi, colla quali-
fica di coadiutore, ed amministra-
tore apostolico, a monsignor Pieti^o-
Paolo Le Pevera, che inoltre a'otS
luglio i84i fece yescovo di Zela, o
Zelana ih partibus. Tutto lo stato
deir Ohio, ed il territorio di Wis<
consin od Ovisconsin formano que-
sta diocesi , che ha tientasei fra
chiese, cappelle, e Tenticinque sta-
zioni. La cattedrale di Detix>it è
dedicata a Dio, sotto TinTocazione
di 8. Anna: i tedeschi ti hanno
le chiese dedicate alla Ss. Trinità,
ed air Assunzione di Maria Vergi-
ne. Nel 1840 la diocesi contava
dìcìannoTe preti, e le sue istituzioni
noveraTansi come appresso. I. Uni-
Tersità di 8. Filippo vicino a De-
troit. II. Scuole esterae presso la
cattedrale di Detroit pel francese,
inglese, e tedesco, che sono, oltre le
selvaggie, le lingue che si parlano
nel paese. III. Scuole pei selvaggi,
a 8. Giuseppe» Grande Riviere ,
Arbre Croche, Green Bay, e Lit-
tle Shoot Cockalin. In sostanza so-
no died le scuole in Taiie parti
della diocesi, oltre cinque associa-
zioni di carità. Al presente la po-
polazione cattolica ammonta a più
di duecento quarantati*e milaj tre-
cento dodici abitanti.
DEUSDEDIT. F. Adeodato.
DEUSDEDIT (s.). Dal martire
logio romano, nonché dal gi*an Pon-
tefice s. Gr^oiio I del Sqo ci viene
rìferìto, che questo santo dal solo la«
Yoro della terra ritraeva il suo gior-
naliero alimento. Una continua o-
razione accompagnava tutte le sue
azioni, ed uno spirito di peniten-
DEU %ei
za le corroborava. In capo alla set-
timana egli divideva coi poveri
quanto gli sopravvanzava, e tale si*
stema di vita continuò fino alla
sua morte.
DEUS Iir ADJUTORHTM MEUM Ilff-
TBNDB. Versetto, che dicesi innanzi
ad ogni ora canonica, con cui si
chiama Dio a venire in proprio soc-
corso, dicendosi col responsorio.
Domine ad ad/uvandum me fe$fir
nay Signore affrettati a darmi aiu-
to. V. Ore canoniche, Vesfero, ec«
Bauldry, Manuale sacrarum cae»
rem. p. quinta, ex secundo libro,
de vesperis, ec, e Gavanto colle
addizioni del Merati, Compendìo
dette cerim, eccL^ massime la sezio-
ne decima, delle cerimonie nella
recita delle ore canoniche. Quan-
do si dice il Deus in ad/utoriumj
ec, si usa il segno della croce, se-
gnandosi colla mano estesa la fron-
te, il petto, la spalla sinistra, e la
destra. Pompeo Sarnelli, Lettere ec-
clesiastichey tomo IV, lettera VII,
n. 7, spiega come appresso questo
versetto. 11 Novaes, t. I, p. 288, di-
ce che il Papa s. Gregorio I, nel
VI secolo, introdusse nel princi-
pio delle ore canoniche il Deus in
ad/utorium, col Gloria Patri, etc
(Vedi^, Nella vita di s. I^utugarda
si legge, che bench'essa non in-
tendesse r idioma latino, nondime-^
no si accorgeva, che nel recitare il
versetto: Deus in adjutorium meum
intende, fuggivano i demoni, e co-
nosceva perciò quanto efficaci fos-
seix) quelle divine parole, sebbene
al dire del biografo, chi le pro-
nunzia, forse non del tutto le inten-
da. Ed è perciò, che la Chiesa le ha
introdotte in princìpio di tutte le
ore canoniche, meno in alcuni tem-
pi, secondo i riti. Quindi l'abbate
Isaac nella Collezione io di Cas-
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96:^
DEU
siano Cap. g, ecco come ciò «spie-
ga: Hic nanufué s^rsienhis recìpii
omnes affecius. Habet siquidem
adversus discrimina universa invo*
cationcm Dei: habet humilitatem piae
confcssionis suae fragilitads i ha-
bet soUicitudinisy ac timoris perpe-
iui vigilandant : habet confidendant
praesenlis semper, adstanlisque au'
xilii: habet amoris, et charitatìs
ardorem. G>Dchiude il dotto ve-
scovo Sarnel li, che, essendo grande
la nosti*a niiserìa, è tanto neoessa-
rio l'aiuto delia grazia divina, che
l'uomo non può avere da se né
un desiderìo buono, né un pensie-
ro a Dio grato; laonde non pos-
siamo rettamente orare senza spe-
ciale aiuto di Dio. Ed è perciò, che
a lui domandiamo aiuto, affinché in
dire le laudi che seguono, illumini
r intelletto, accenda la volontà, ac-
compagni la memorìa, sicché in tut-
to il tempo di questa lode, si por-
tino a lui le parole, i pensieri, gli
difetti, e i desideri : Domine, labia
mea aperies: Et os meum annun-
tiahit laudem tuam. jiperij Dom>
he, OS meum, etc.
D'EUXO DEUCIO Bertrando,
Cardiiude, Bertrando d'Euxo Déu-
cio, nato in Blandiaco, diocesi di
Uzes, uomo nobile di condizione,
provato nel costume e profondo nel
sapere, fu dapprima preposto, quindi
da Giovanni XXII fu fatto arcive-
scovo di Embrum. Sostenne la nun*
statura presso Francesco Dandolo,
doge di Venezia, e Roberto i*e di- Sici-»
Ka, la quale avea per oggetto l'a-
nimare que' principi contro i rapi-
di progressi de' turchi. Si maneg«
giò poscia col medesimo carattere
per condurre i bolognesi alla de-
vozione della Chiesa. In qualità di
nunzio recossi ancora a Tarba nella
Guascogna per comporro le quistioui
DEU
insorte tra Gastone conte di Foìx^
Giovanni con le di Armagnac, e Ge-
raldo visconte di Fesensagnelli. Qr^
ca quel tempo intervenne ad un
concilio celebrato nel monistero di
s. Ruffi>, diocesi di Avignone, ove
a' 18 dicembre i337 o i338 fu
promosso da Benedetto XII al Car-
dinalato , col titolo di s. Marco .
Indi da Clemente VI ebbe l'uffi-
do di vicecanoelliere della santa
Romana Chiesa. Qui però non eb-
bero fine le sue gloriose fatiche.
Il Pontefice lo spedi all'università
di Montpellier, dove ottenne di met-
ter pace negli animi esacerbati, nel-
la qual cosa non avea potuta riuscir
per lo innanzi il Cat'dinal Curii. Cle-
mente VI poi, nel 1343, conferi-
togli il vescovado di Sabina, volle
eh' egli fosse mediatoro tra il re di
Aragona, e quello delle isole Ba*-
lean, ì quali s'erano fortemente
inimicati. Venuto a capo del sospi-
rato fine, ebbe la nomina di vica-
rio apostolico di tutto lo stato ec*
clesiastico. Ciò fece Clemente VI
nel 1346, per mantenere a mezzo
di lui, e principalmente in Roma,
i sudditi nel loro dovere verso
il Papa dimorante in Avignone.
Cominciato il nuovo suo ministe-
ro, stabifi una confederazione di
due anni tra i baroni ix>nnani,
ch'erano tra lor discordanti per
le azioni de' guelfi e ghibellini.
Questa fu stipulata con grande so-
lennità nella chiesa dì Araceli alla
presenza del clero e popolo roma-
no. Dovette ancora ingerirsi negli
affari del re Andrea di Napoli, e
istituire il processo contro a' &u-
tori della morte dì quel sovrano;
ma non avendo potuto veniro al
meditato scopo, si ritirò in Bene-
vento, e là pacificò Lodovico re di
Ungheria, fieramente concitato coo-
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DEV
tro it r^^o di NapoH per ruocisip*
ne del re , di cui era fratello; indi
slabiFi nel 1 348 un inquisitore del-
la fede nellanzidetta città. Nel i353,
pubblicò alcune costituzioni per la
lifoiToa delia disciplina nella chiesa
di Rutena, di cui era stato depu-
tato visitatore. Fu preposto della
chiesa di Liegi; fondò in Avigno-
ne la chiesa di s. Desiderio, e voi*
le nel suo testamento che fossero
divisi i suoi beni a' canonici, che
si dovevano in quella istituire. Vi
ei-esse pure un nionistero per li
certosini. Ma fu in quella città, che
la molte lo rapi al bene di molti,
ed alla utilità delia Chiesa. Spillò
nel i355, ed ebbe sepoici*o nella
chiesa da lui fabbricata.
DEVASE. V. Derbb.
DE- VECCHIS Bernabdiko, Car-
dinale. Bernardino De-Vecchis, no-
bile di Siena, nacque nel dì 28
giugno 1699. Abbracciato Io stato
ecclesiastico, si condusse in Roma,
ove dedicossi al servigio della san*
la Sede. - Entrò in prelatura, e per
le sue qualità fu degno di essere
nominato a varie cariche prelati-
zie, e per ultimo a chierico di ca-
mera. Divenuto decano di si ris-
pettabile collegio, colla carica di
prefetto dell' annona, Pio VI nella
prima promozione, che fece a' 24
aprile 1775 di due soli Cardinali,
lo creò Cardinale dell' ordine dei
diaconi, e poscia gli conferì per
diaconia la chiesa di s. Cesareo.
Poco godette il cardinalato, dappoi-
ché mòli in Roma a' 24 dicembre
dello stesso anno 1775, avendo set-
tantasette anni non compiti. U suo
cadavere colle solite cerimonie fu
esposto nella diiesa di s. Marcello
I de' pp. serviti, ove gli furono cele-*
hrate le esequie. Quindi la sua
, baUua prìvatameulè fu portata a
DEV a63
seppellirsi nella chiesa di s. Cate-
rina di Siena a strada Giulia, con<*
forme egli medesimo avea disposto.
DEVENTER. Gttà vescovile dei
Paesi Bassi, della provincia di Over-
Yssel, nel regno di Olanda. Deven*
ter, o Devanter, Daventria, antica-
mente fu chiamata Devonturum»
£ capo luogo del circondario di
Tivente, e di cantone, ed è po-
sta sulla riva destra dell' Yssel, che
si passa sopra un ponte volante,
al confluente dello Schipbeek , il
quale attraversa una parte della
città. Questa é piuttosto grande,
assai bene fortificata, e residenza
d' un comandante di piazza di ter-
za classe. Ha una corte di assise,
un tribunale di pnma istanza, una
società di agi*icoltura, una di pub-
blica beneficenza, ed un ateneo ri-
nomato. Sono degni di osservazio*^
ne il palazzo della città, la catte-
drale, e la bella passeggiata, fian-
cheggiata di tigli, che trovasi al di
là dal fiume. Esteso e il suo com-
mercio. Deventer si gloria di molti
uomini illustri, e manda sette meni-
bri agli stati della provincia. Fu
patria di Gronovio, Deventei*, Ev-
rardo Bi*on-chorstec. I suoidintor<»
ni sono fèrtili, ed ameni , essen-*
do le rive dell' Yssel fornite tutto
di belle case di campagna. Deven-
tei* fu anticamente città libera, im-
periale, e della lega anseatica. Po-
scia fece parte delle diciassette Pro-
vincie unite, che dal dominio del
regno di Borgogna passarono sotto
quello di Massimiliano 1, e poi del
suo figlio Cavlo V, dal quale l'e-
reditò il figfìo di questo Filippo II,
re di Spagna. Ribellatisi a lui i
Paesi-Bassi, Deventer dipoi cadde
per tradimento in potere degli spa-
gnuoli nel 1589, ai quali però fu
tolta dagli olandesi uel iSgi. la**
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364 ^^^
di nel 167!! Al presa sema grande
i^istenza dai francesi in fiivcnre del
vescovo di Munster, le cui truppe
la presidiarono sino all'anno 1674*
Ifel i8i3 resistette ai russi, ed ai
prussiani uniti.
Il vangelo fu annunziato nella
provincia di Over-Yssel> da s. Leb-
uvino patrono di Deventer, insieme
a Marcellino, discepolo di s. Villi-
brordo. S. Lebwino oonverfì un
gran numero d' idolatri, e fabbricò
pna cappella sulla rìva occidentale
del fiume a Hiulpe, una lega cir«
ca lungi daDeventer, verso l'anno
772. Assaliti dipoi i sassoni da dr^
lo Magno, inoominciaix>no a perse-
guitare i cristiani, e giunti a De-
▼enter, bruciarono la chiesa, che il
santo aveva latto oostruiFe. Egli
morì in sul finire dell'ottavo se«
colo, e fu sepolto nella chiesa di
Deventer. Bertulfo XX vescovo di
Utrecht vi fondò una chiesa colle*
giata in onore del medesimo. Nel
i55g il Pontefice Paolo IV, per le
istanze di Filippo li, eresse in De-
venter la sede vescovile, dichiaran-
dola sui&aganea della metropolita-
na d' Uti*echt, nel territorio di ven-
ticinque terre, per sessantadue mi-
glia di lunghezza, e quarantasei di
larghezza, as$egnandole tre mila
ducati d' oro dalle decime, e mille
e cinquecento dal medesimo sovra-
no, a cui attribuì la nomina del
vescovo. Ma dopo essersi i Paesi
Bassi ribellati a Filippo II, nel pon-
tificato di Gregorio XIV, e nel
iSgi gli olandesi soppressero il
vescovato, siccome ^guaci delle ri-
forme di Calvino, e Lutero. Dello
stato delle missioni cattoliche delle
regioni olandesi, si tratta all' artico-
lo Olanda {Fedi).
DEZA PiETHo, Cardinale. Pieti-o
DesEà nacque di principesca fami:
DEZ
glia ndla dttà di Toro ndk veo-
chia Castiglia l'anno iS^o, e per'
corsi gli studi! in Salamanca, fu
creato vicario generale dell'arcive-
scovo di G>mpostella. Carlo Y so-
vrano di Spagna, conosciuto il som-
mo ingegno e la singolare saviezza di
lui, lo dtttìnò uditore del senato Pin-
ciano in Yagliadolid. Compiuto que-
sto incarico. Paolo lY lo fece arci-
diacono di Calatrava nella chiesa di
Toledo, uditore del supremo consi-
glio dell'inquisizione, e commissario
della ci*ociata. Filippo U lo elesse
presidente del regno di Granata, nel
quale difficilissimo offizio ed assai sca-
broso per le insidie é rivolte dei
mori potenti in quel paese, così glo-
riosamente si condusse, che Gio-
vanni d'Austria fratello naturale del
re, ivi spedito per soccorrere i citta-
dini contro de'morì,lo dichiarò vicario
regio colla generale sopraìntendén-
la dell'esercito, e tutti ad una voce
i granatesi lo acclamarono padre
delia religione. Filippo II, per com-<
pensare tanti meriti, oltre al no-
minarlo presidente del concilio di
Yagliadolid, fece istanza alla santa
Sede perchè fosse creato Cardinale.
Ottenne quella dignità da Grego-
rio XIII a' ai febbraio 1578, col
titolo di s. Prisca. Recatosi quin-
di a Roma, nel iSgo, incominciò la
&bbrica di un magnifico palazzo, che
poscia fu acquistato dal Papa Pao-
lo Y per la famiglia Borghese, dal-
la quale venne in seguito sontuo-
mente condotto a tei*mine. Ge-
mente YIII lo dichiarò protetto^re
de'regni di Spagna presso la santa
Sede, e lo ascrisse alla congregazio-
ne del s. offizio. A Roma sembra
che non siasi del tutto conciliata
la stima del popolo, per una non
lieve tenacità nello spendei*e; tut-
tavia dicono gli storici, che egli fosse
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DIA
ììbei-aié co* poveri. Era devotissimo
a Maria, ed ottenne da Sisto V il
privil^io alla diocesi di Cuenca di
celebrare annualmente la festa del
ss. Nome della gran Vergine, so-
lennità che Innocenzo XI estese a
tutta la Chiesa. Compianto dai pò*
yen, cessò di vivere in Roma neiretà
di ottant'anni, a'37 agosto 1600, nel
quale anno Clemente Vili lo avea
creato vesoóvo suburbicario di Al-
bano. Fu prima sepolto nella chie-
sa di s. Lorenzo in Lucina, ma di«p
poi la di lui salma fu trasferita in
Ispagna. Da Francesco Cabrerà de
Morale» si ha l'Orazione funebre
del Cardinal Deta, fiitta al sagro
Collegio, la quale fu stampata in
latipo, e spagnuolo nello stesso an-
no 1600.
DIACONATO. Ordine ed uflSzio
del Diacono (Fedi)^ ordine ecclesia-
stico, il secondo degli ordini sagri
maggiori. U df^ponat05 per cagione
intrinseca ed estrinseca, è molto su-
blime nella Chiesa, ed il nobile mini-
stero de' diaconi è assai congiunto a
quello de' sacerdoti, in modo da
non dubitarsi essere questo un fregio
dell'ordine gerarchico. Neirordina<7
zione de' diaconi, che si & per la
imposizione delle mani, si dà lo
Spirito Santo, con quelle parole:
Acdpe Spiritum Sanctum ; e nella
orazione, la quale sopra di essi si
recita, dicesi: EmiUe in eos^ quae*
sunuis' DominCy Spiritum Sanctum^
quo in opus ministerii tuifideìiter
exeqùendi septijbrmis graiiae tuae
nuinere roborentur. Avendo la pre-
dicazione del principe degli aposto-
li s. Pietro aumentato grandemente
il numero de' fedeli, gli apostoli stes-
si scelsero sette uomini pieni dello
spinto di Dìo, e fu dato loi^o il
nome di diaconi, cioè ministri, per
aver cura de' poveri, ed ajutarli
DIA a65
ndla predicazione. Quindi i sud-
diaconi dicevano le collette, e i
diaconi n'erano i depositari, e gli
amministratori, sovvenendo ai bi-
sogni dei fedeli, e degli ecclesia-
stici. Ma dell'origine de' diaconi,
della loro elezione, ed oi-dinazio-
ne, si tratta all' articolo Diacono
(Fedi).
I protestanti pretesero ohe il dia-
conato nella sua origioe fosse un
ministero profano, dke si restrin-
gesse a servire alle mense delle A»
gapi (Fedi), e ad aver cura dei
poveri, delle vedove, e della distri-
buzione delle limosine. Molti liturgi-
ci, ed i teologi cattolici però sosten-
gono, che sìdo dalla sua origine il
diaconato fu un sagramento. Il Pe-
tavio, EccL Hierarc. Jib. 3, cap.
I; ed il Cress. 1. I Mystag. cap.
39, dicono ancor essi ohe non vi
ha dubbio essere il diaconato un
oi-dine sagi*o , istituito da Gesìi
Cristo. La Scrittura sagra ^ e gli
scrìtti dei discepoli, e degli apo-
stoli non permettono di dubitare,
che i diaconi non fossero stati isti-
tuiti per assistere i preti nella
consagrazione dell' Eucaristia. San-
to Ignazio d* Antiochia chiamò sa-
gri i diaconi per l'offizio, che a-
vevano di ministrare il sangue di
Cristo, e servire al sacerdote nei
sagri ministeri t da ciò proviene che
la continenza è ai diaconi ingiun-
ta per maggior punta. L'età pel
suddiaconato è prescrìtta dalla Chie-
sa a ventuno anni finiti, a venti-
due compiti pel diaconato, ed a ven-
tiquattro anni pel sacerdozio.
Egli é poi fuor di dubbio, essere
il diaconato deli' ordine gerarchico,
cosi suboi*dinato, e congiunto al
ministrare il corpo di Cristo, non
alle mense solamente, che, come si
esprìme il Bellarmino, de Ckr. e.
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366
Dia
1.I9 e i3, nelle funàoni litur*
giche del sagrìOziOi egli é pura*
mente necessario, essendovi ne'dia*
coni il fondamento di tutte le fun*
»oni sacerdotali, eccettuato il con-
sagi*are il corpo di Cristo, come
ricaTasi dal canone 38 del conci-
lio di Cartagine. Quivi il diacono
eziandio in presenza del sacerdote»
dispensava l'Eucaiistia di propria
autorità non delegata, e predicava il
vangelo, come ministro a ciò destina-
to, e con sagra lo. Per lo che quan*
tunque pure il suddiaconato sia or^
dine sagro, con tutto ciò - é cosa
chiara, che questo nel ministero è
molto inferiore al diaconato, e da
ciò deducono i teologi più cele-
bri, la ragione perchè nel Coile<«
gio de' Cardinali non si ritrovano
suddiaconi. Presso i greci ai sacer*
doti^ e diaconi si conferisce Tordi*
ne, dentro il santuario, ed agli al-
tri fuori di esso. Simone Tessalo-
nicense, de sacr. Orditi. ^ chiama la
ordinazione del sacerdote, e del
diacono Eximiani ; ed il Cellozio,
esaminando T epistola di s. Cipria-
no, osserva nei diacono il ministero
di riconciliare, e di liberare dalla
scomunica. Cei*to è, che venerabile
è stato sino dalla nascente Chiesa,
questo nome di diacono ordine ec-
clesiastico, del cui oflìzio, e prero-
gative, e della diversa specie di dia-
coni, si parla al citato articolo Dia"
cono (Vedi), ed a Chierico^ e Clero.
' In quanto al canone ecclesiastico,
ohe proibisce al sacerdote di eserci-
tola l'ordine del diacono: Non o-
portei preshyterum in diaconi ordi--
nem venule, esso non fu fatto con-
ti'o i sacerdoti i quali fanno T uf-
ficio di diacono nella messa solen-
ne, ma contro coloro, die allettati
dalle prerogative, di cui godevano
gli arcidiaconi anticamente^ abban-
DIA
donavano l'ordine sacerdotale senza
esercitarlo per discendere all'officio
di diacono, confondendo gli ordini
ecclesiastici. Così è spiegato il ca-
none da Enunanuele Caleca nel
lib. 4> cap. ai , contro i moderni
greci, i quali pretendono riprende-
re i latini, perchè permettono che
i sacerdoti éicciano l'offizio di dia-
coni nella messa solenne. Imperoc-
ché i sacerdoti latini, o prima o
dopo cantano il vangelo, o l'epi-
stola nella messa solenne, ciò che
pur dicono nella messa piana. Co-
sì un greco combattè la calunnia
degli altri greci.
JNella dissertazione storico-teolo-
gica , delk oblazioni, del teatino
Francesco Bcrlendi, a p. i5i, si
spiega perchè si legga in alcun an-
tico monumento essere i diaconi
per lo piit stati ordinali in minor
numero de'preti. Però egli è certo,
die ne' primi secoli della Chiesa
' essendovi un solo altare, per ce-
lebrare il sagrifizio, così non «i
oidi na va die un solo prete per
celebrarlo . Tuttavolta osserva il
lodato autore, che allora i diaco-
ni fossero ordinati in maggior nu*
mero di quello, che si registra nel
libro Pontificale, e richiedevano i
loro titoli, non potendosi in quei
tempi del cristianesimo ordinare
alcun prete, che non fosse stato
prima diacono titolare. Siccome poi
i preti ivi notati superavano per lo
piii il numero de' diaconi, è neces-
sario certamente dedurre, che que-
sti fossero almeno di egual nume-
ro a'preti, i quali sì ordinavano, e
che intanto si i^egistrassero in mi-
nor numero, essendo costumanza
di notarsi per lo più quelli da
cui restavano empiuti i titoli va-
cati delle Diaconie (P^edi), che ia
Roma erano ^tte non computan-
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DIA
dosi 1« altre eccedenti un tal nu-
merO| doè ne' primi seeoli. La pra-
tica poi di non ordinar prete al<
cuno, che non avesse ]a propria
chiesa anche ne' secoli più recen*
ti, si trova comandata dal conci'*
lio di Troisli adunato l' anno 909,
la qual disciplina rigorosamente si
osservava anche attempi di Urba-
no II, elettd nel 1088. V. Ordine
e Patrimonio ecclesiastico.
DIACONESSA, Diaconissa. De-
nominazione usata nella pn miti va
Chiesa^ per significare quelle donne
che avevano nella Chiesa un officio
assai simile a quello de' Diaconi
(Fedi)j facendo sempre voto di ca-
stità perpetua. Erano le diaconesse
quelle donne, alle quali la Chiesa
affidava o de' pietosi offizi per sup-
plire ai diaconi, o le destinava ad
alcuni incarìchi in servizio del sa-
grò tempio per ispiegam meglio. Il
concilio Auralianense II, nel cano-
ne 16 , «d il concilio cK Calcedo^
ma nel canone 14» scomunicano
quelle diaconesse, che dopo la loro
ordinazione, o benedizione, pren-
devano manto. In sostanza il nome
di diaconessa era aggiunto a certe
donne divote, consegrate al servigio
della Chiesa, e che servivano alle
donne in ciò che i diaconi non po-
tevano per decenza. S. Gr^orio
]^azianzeno^ nel tom. I, p. ic35
delle sue Operty dimostra che le
mogli di quelli, ch^rano eletti ve-
scovi o sacerdoti, si consacravano in
appresso a Dio menando la vita
casta, e servendo alla Chiesa nel
ministero di diaconesse, le quali,
come si ha dalle costituzioni apo-
stoliche, tit. 6, e. 1 7, esser doveva-
no Firgo pudica, seu minus sai'
tewi vidua^ uni viro nupta. Il Piaz-
za, parlando nella sua Gerarchia,
^ pag* 716, delle diaconesse j e
DIA 567
suddiaconessCf dice, che le mogli
di quelli, i quali erano stati fatti ve^
scovi, talvolta si appellarono Epi"
scopae, o Fescove, come Fresbyle'
me, o presbiteresse^ furono chiama*
te qualche volta dagli autori eccle-
siastici) le vecchie vedove in ri-
guardo air età, come si ha dali'un-
decimo canone del concilio laodi-
ceno.. Però anch'esso aggiunge, che
aitile donne prendevano questo no«
me, perchè, essendo ordinati i ma-
riti {M*eli, le mogli vivevano sepa-
ratamente celibi, come facevano le
mogli di quelli creati vescovi. Dice
egli ancora, che delle diaconesse co-
me delle suddiaconesse, si fece
menzione nel secondo concilio di
Toui*8, in quello Antisiodoi*ense,
non che da s. Basilio, da s. Gre*
gorio, e da altri. In sostanza quel-
le donne, i mariti delle quali erano
fotti vescovi, sacerdoti o diaconi,
vivendo nel celibato, venivano o*
norate del tìtolo della dignità dei
loro mariti, senza però avere alcun
posto nel clero^ e solo godevano là
pi*erogativa, che potevano essere or*
dinate vere diaconesse, se ne ave«
vano il sola nome per essei*e state
mogli di diaconi, purché il meri*
tasseto colla gravità de' costumi.
Delle presbitere, o pre&biteresse»
che sono le mogli dei sacerdoti
giteci, i quali tutti, eccettuati i mo-
naci, ne prendono una soltanto, e
vei'gine, prima di ricevere il dia-
conato, fece menzione s. Gregorio
I, Dialog, lib. 4» ^P- ^ 9 ragionan*
do di Ursìcino sacerdote. Il Mura-
tori, tom. V Med. aevi col. 28,
avverte, che sorelle si dicevano le
mogli dei sacerdoti, e dei diaconi ,
dicendosi propriamente germana la
sorella di sangue, dappoiché non
pili in qualità di mogli .conviveva -
np con essi. Il Sarnelli^ trattando
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a68
DIA
al tokBO IX delle tue £efl. eccL
lettera XIII^ percìA il sesso firn*
minile impedisce il ricevimento del
sagramento delT ordine, duoorre «h
me appi*esso.
Per rìoeTere gli ordini si richie-
de il seno virile neiruno, e nel-
l'altro modo, sicché se alla donna
si esibiscono tutte le cose che si
fiinno neir ordinazione, non rioere
l'ordine, perchè essendo il sagra-
mento segno in quelle cose che si
fenno, si ridnede non solo la co*
sa, ma il significato della cosa. Sic-
come neiresti*ema unzione si richie-
de, che l'uomo sia infermo, affin-
chè si denoti aver bisogno di cura-
zione, così non potendosi nel sesso
femminile significare qualche grado
di eminenza, perchè la donna ha
lo stato delia soggezione, dicendo la
Genesi al cap. 3, 16: sub viri pO"
(estate eris, et ipse dominabitur tui; e
s. Paolo I Cor. 14» ▼• 34'* MuUeres in
Ecclesia taceant : non enim pernùt*
titur eis loquiy sed subditas esse,
sicut et lex dicit: si quid autem
voluit discercy domi s^iros suos in*
terrogentj turpe est enimmuUerem
loqui in Ecclesia: ne Tiene, che
la donna non può ricevere il sa-
gramento dell'ordine. £ sebbene
alcuni abbiano detto, che il sesso
virile è di necessità di precetto
non di necessità del sagi^mento,
perchè ne' decreti d. 32, can, 19,
mulieres , e nella dist. 88, cap*
I, et 75, qu. I, e. a 3 si parla di
diaconessa, e presbiteressa, con tutto-
ciò esse non ebbero mai ordini sagri.
Finalmente nota il Saraelli, che dia-
conessa si dice la donna, la quale
partecipa del diacono, perchè legge
l'omelia nella chiesa, come fiinno
le monache in coro quando recita*
no il divino uffìzio^ e presbylera
vuoi dii:e vidua, pcvchè presbytera
DIA
è Io slesso che aSsnior. F. Mc»rA-
CHB, e Cbbtosihb, le quali hanno
conservata V antica oonsagrazione
delle vergini, nella qual cerimonia
ricevono dal vescovo- la stola, il
manipcdo^ l'anello ec.^ cantano la
epistola, il vangelo ec. Delle sagre
insegne, e prerogative ecclesiastiche
delle Abbadesse (Fedi), si par-
la a quell'articolo, massime delle
antiche abbadesse.
Sino adunque dai tempi aposto-
lici trovansi nella Chiesa memorie di
diaconesse addette al di lei servì-
gio. L'apostolo s. Paolo, nella sua
epistola ai Romani, ne ùl menzio-
ne, dicendo loro: commendo vohis
Phodfcn sororem nostram, t/uae est
in ministerìo Ecclesiae, quae est in
Cenchris; etenùn ipsa quoque a*
stitit multis, et mihi ipsi$ e nella
pi*ima epistola al suo discepolo Ti-
moteo, ne accenna persino la lor
condizione: Fidua eUgatur non
minus sexaginta annorum quae
Juerit unius viri iijcór, in operibus
boms testimonium habens, si filios
eduoavitf si hospitio recepii, si san^
ctorum pedes lavii, si tribulatio'
nem patientibus subministrasfit, si
omne opus bonum subsecuta est,
Anche il Macri dice, che le diaco-
nesse dovevano essere mature di e-
tà, vedove, o vergini attempate. S.
Ignazio, epìst 12 aii^/i£Ébc^., scris-
se: salato custodes sacrorum vesti-
bulorum Diacomssas, Le chiamò
custodi de' sagri vestiboli, perchè
uno degli uffizi delle diaconesse era
lo stare ad assistere alle porte del-
le chiese, per quelle dov' entravano
le donne, giacché queste non solo
avevano in chiesa un luogo sepa-
rato dagli uomini, ma entravano
per porte diverse, uso che rigoro-
samente seguivasi dai cristiani di
Oliente. Laonde dovevano le diaco*
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DIA
nesse Tegliare affinché le donne stes-
sero nelle chiese colla debita divo-
zione. Plinio il giovane, in una
delle sue lettere a Trajano, ut in-
tendere a questo principe, che avea
messo alia tortura due diaconesse,
cui egli appella minisirae, e ciò fe-
ce per isGoprire la condotta dei
cinstiani. S. Epifanio defidcy I. IH,
V, ad Haeres. 79, che desaive gli
offizi delle diaconesse, dice ch'era-
no dal TesooYO consagi*ate al Si-
gnore colla imposizione delle mani,
accompagnata da certe orazioni. Il
p. Lupo, nel suo Commentano so-
pra ì ConciUij dice, che le diaco-
nesse si ordinavano colla imposizio-
ne delle mani ; il concilio di Trul-
lo si serve della parola greca im-
porre le mani per espriraei*e la
consagrazione. Nondimeno il Baro-
nio, air anno 34» n. 288, nega, che
alle diaconesse s' imponessero le ma-
ni, e che sì usasse di qualche cerimo-
nia per consagrarle, e si appoggia
sul can. 19 del concilio Piceno, che
le mette nell'ordine dei laici, o
secolari, dicendo espressamente, che
non s'imponevano loro le mani.
Tuttavolta si ha dal concilio di
Caloedonia citato, la prescrizione
che si ordinassero nel!' età di qua-
rant' anni, e non prima. Sino allo-
ra non erano state ordinate che di
sessanta anni, come prescrive s.
Paolo nella menzionata sua episto-
la, e come si può vedere nel No-
mocanone di Giovanni Antiocheno,
in Balsamone, nel Nomocanone di
Fozio, nel codice Teodosiano, e in
TertpUiano, De VeUxndis svergini-
hus. Questo medenmo ^littore, nel
suo trattato ad uxorem, 1. I, v.
7i pai4a delle donne che avevano
ricevuto T oixlinazione nella chiesa,
e che per certe ragioni non pote-
vano più maritarsi. Prima doveva-
DIA 369
nò essere state vedove, ma poi si
ammisero ti*a le diaconesse anche
delle vergini consagrate a Dio, ov-
vero fia le vedove che avessero
fatto professione di pietà, e voto
di castità. 11 detto concilio Nioeno
mette le diaconesse tra i laici, ma
nel grado del devo, cioè delle pei>
sone,che servivano la chiesa. Però
la loro ordinazione non era sagra-
mentale, ma una cerimonia eccle-
siastica» E siccome le diaconesse da
ciò presero occasione d'insuperbir-
si, il concilio di. Laodicea proibì;
che in avvenire fossero consagrate.
Parimenti il primo concilio di O-
ranges, dell'anno 44 ■» proibì di
ordinarle, ed ingiunse a quelle, che
erano state oixlinate, di ricevere la
benedizione coi semplici laici. Anche
al presente si trovano nell' euoolo*
gio de' greci le cerimonie, che si
facevano nella benedizione delle
diaconesse. Matteo Blastare osserva,
che l'atto di ricevero una diaco-
nessa è quasi lo stesso con ì* ordi-
nazione di un diacono. Nella chie-
sa greca le diaconesse si conserva-
rono più lungo tempo che nella'
latina, ed in Gistantinopoli ve ne
erano ancora alla fine del secolo
XII. Il Macri dice, che poscia dia-
conessa fu chiamata fra' groci la
moglie del diacopo, la quale veni-
va in chiesa onorata, col prendere
fra le donne il luogo più degno.
Ad esse non era lecito ornarsi con
oro, e gemme, portando sul capo
un candido velo. Rai*e volte la
diaconessa usciva di casa nella ve-
dovanza, e se passava a seconde
nozze, veniva derisa, ed abborrita
da tutte le donne, rostando priva
dei privilegi che godeva.
Il Galletti, Delprimicero p. 109,
riporta che nell'Ordine IX presso il
Mabillon, si parla del tempo in cui
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27© DIA
il Pontefice benedioera, doè ordì*
sa va le diaconesse^ e le pretesse;
e quanto alle diaconesse è certo,
che in Roma hanno continuato si-
no ali' undedmo secolo, poiché nel
prÌTilegio di Giovanni XIX, spedi*
to air ultimo di dicembi^ dell' an*
no MXXVI, in fovore di Pietro
vescovo di Selva Gindida, e dei
suGoessorì, tra le altre cose gli si
concede la consagraùone delle chie-
se^ degli altari, e de' sacerdoti, dei
chierici, de' diaconi, e delle diaco*
nesso di tutta la Città Leonina (Fe-
di), Dell'ordinazione delle dia-
conesse tratta anche il Chardon,
Storia de* sagr. t III, p.68, e seg.,
protestando ancor egli, che sebbene
ricevessero le diaconesse una specie
di oixiiDazione, non sono mai state
considerate come membri dell'ec-
clesiastica gerarchia, e non mai in*
caricate alle funzioni clericali, come
da taluno fissamente si crede. L'
Ordine romano, impresso nella bi-
blioteca de' padri, contiene il rito
di questa ordinazione, ed una messa
propria. Dice, che essa si faccia a-
▼anti r altare, in tempo delia mes-
sa, dopo l'epistola, e il gradua-
le , e die finita la consagrazione,
il vescovo metta la stola al collo
della diaconessa, dicendo : Stola ju-
cunditads indual te Dominus^ e
che la diaconessa, da sé prenden-
do il velo dall'altare se lo ponga
sul capo. Poi se le dà l'anello, e
un monile in forma di corona sul-
la testa, e finalmente con una le-
sione del vangelo si termina la
-messa. Aggiunge lo stesso Chardon,
che in Costantinopoli erano molte,
perchè Giustiniano determinò che
fossero sole quai^nta nella gran
chièsa, e ndla Novel. fece molte
Jeggi su di esse.
It Caiicdlieri, Possessi dei Pon-
DIA
tefiàf nel descriverli, con rincontro
delle diaconesse, e delle sagre ver-
gini cogli allori, e le palme, dice
che quando il Papa s.' Leone III
nell'anno 800 ritornè in Roma, fìi
incontrato a ponte Milvio solenne-
mente da tutto il popolo Tornano
cum sanctimordalibusy et d̀ieonisds^
oc nobilissinds matronis^ seu univer-
sit foeminis. Osserva il medesimo
Cancellieri, che allora le sagre ver-
gini non erano asti*8tte alla clausura,
e che anche sotto Pasquale II le
monache fiirono spedite incontro ad
Enrico V imperatore, come attesta
Donizone presso il Baronie all' anno
mi. In quanto all' abito religioso
delle diaconesse, nel canone i4o
del condlio di Cartagine 4 ^^ ^
menzione dell'abito religioso ddle
vedove, chiamate diaconesse, le quah
eransi dedicate a Dio, e del loro
voto perpetuo di castità: Si quae
viduae se dewfverunt Domino ^ ef,
veste laicali ahjeday sub testimonio
episcopi, et ecclesiae in reb'giaso ha-
bitu apparuerint. Dalle quali pa-
role si raocogite, che dovevano spo-
gliarsi dell'abito secolare di vedove,
e ricevere dal vescovo l'abito reli-
gioso* If ota il Cabassusio, in dis, de
diaconissis, p. !2S, che nel condlio
Efesino si prescrisse la forma di
crearle coli' imposidone delle mani
ec; ed il Piaaza osserva, che il vo-
cabolo di diaconesse durò pili lun-
go tempo in Germania , massime
in alcuni monisteri. F*. il Tomassì-
ni, Fet, et nov. Eccl. discip, p. I,
1. 3, 0. 5o, e e 49> p» VHI et e 5i.
In quanto poi agli ulfizii , le
diaconesse primieramente erano, co>
me dicemmo, pi^poste alla custo-
dia delle chiese e de' luoghi di
assemblea, dalla parte ov'erano le
donneseparate dagli uomini, secondo
il savio e general costume di quel
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DIA
tempo. Non riuscirà supei*fIuo Ae
qui si noti, che la chiesa di marita
Agnese fuori le mura [F^edi), sulla
Tìa Nomentana, è forse Tunica che
ci conservi ancora l'idea delFingres-
£0, e della stazione separata dagli
uomini, che avevano le donne nel-
le tribune formate come quelle a
coma evangelii di detta chiesa. Di
là, al dire di alcuni, sono venute
le navate laterali a quella grande
di mezzo, e gli architetti ne han-
no preso, al dire di altri, argomen-
to di decorazione per le chiese da
loro disegnate posteriormente. Co-
sicché da un argomento di religio-
ne, se n'è formato un abbellimento.
Dairentrai-e le donne per diversa
porta nelle chiese, e dallo stare in
esse separate, alcuni vollero origi-
nate le diverse navate nelle mede-
sime, e in loro . mancanza le divi-
sioni coi tavolati. In tempo delle
persecuzioni le diaconesse, invece dei
diaconi, per non ingerire sospetto net
pagani, eseguivano le commissioni ed
ordini dei vescovi, e dei curali colle
donne ritirate, animandole alla co-
stanza nella ^e, e sovvenendo le
bisognose con limosine, come anco-
ra avevano cura delie povere, delle
orfane, e delle inferme. Procurava-
no i necessari soccorsi ai conièsso-
ri, nascosti o incarcerati. Assistevano
agli ecclesiastici quando conferivano
il battesimo delle femmine adulte
che davasi per immersione, spo-
gliandole, come spogliavano le fem-
mine ai punto dellestrema unzione,
e divenute cadaveri ne lavavano i
corpi , che decentemente eziandio
componevano 5 insieme alle cose
occorrenti per la loro sepoltura.
Finché durò Tuso di amministrare
I il battesinx) per immersione, molte
, erano le diaconesse; ma cessando
, quello, esse pure, particolarmente
DIA 1271
nella chiesa latina andai^no dimi-
nuendosi. Istruivano le catecumene,
le assistevano alle risposte che da-
vano prima del battesimo, t men-
tre il vescovo cresimava le donne,
le diaconesse nettavano, ed aster-
gevano la fi'onte; in sostanza le dia-
conesse furono destinate principal-
mente a certe incombenze, che da-
-^li uomini per cagione di onestà
eseguire non si potevano. Spoglia-
vano le donzelle, che battezzar si
dovevano, indi le lavavano, e poi
proseguivano l'unzione di tutto il lo-
ro corpo già incominciata dai dia-
coni nella iì'onte, indi tuffiivanle
per tre volte nelle acque secondo
il rito di allora del battesimo per
immersionem^ essendo però le don-
zelle .sostenute nello stesso tempo
eolle mani de'sacei*doti, tra mezzo
acquali, ed il sagro fonte un velo
si fi-apponeva, che le ignude donne
dalla lor veduta ascondeva, e final-
mente le rivestivano dopo il battesi-
mo. Certo, è che le diaconesse fuixHio
di ^ran soccorso ai vescovi nel go-
verno delle chiese, ed il concilio di
Trullo chiama dignità l'impiego di
diaconessa . 11 p. Menochio colla
sua moltiplice erudizione, nel t. Ili,
delle sue StuorCy a pag. i4B, ri-
porta il cap. LXXXVIII, DeWono-
re che anticamente si faceva alle
vedove, e delle diaconesse.
A voler nominare alcuna delle
diaconesse, oltre Febe per la qua-
le s. Paolo mandò la lettera ai 1*0-
mani, già nominata, Publia dia-
conessa è ricoidata da Teodoi'eto,
iìeWHist.eccL 1. 3. e. i4; Teofebia
già moglie di s. Gregorio Nisseno,
dal Nazianzeno in laud. s, Basiln,
Quando il marito prese gli ordini
sagri, si separò da esso, si dedicò
al ^rvizio della chiesa, e fu fatta
diaconessa. Il Torrigio, Grolle vate-
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a7a DIA
cane p. 557, dice, che 8. Martina
viene chiamata in un antichtasiaio
lesionano deirarchivio della basilica
di s. Pietro Diaconessa^ cioè mi-
nistniy ed operatrice di opere buo-
ne, come dichiara il Torrìgio. At-
Terte però, che pur fu detta dia-
conessa la monaca che leggeva le
lezioni in 001*0, ossia la poi*tinara
di chiesa, o quella che nettava la
fronte delle cresimate. Di s. Regi*
na diaconessa si & menzione da
un altro lezionano, presso il Ba-
ronio, all'anno 5i3, num. 3o. S.
Gio. Crisostomo, parlando di s. O»
liropia, attesta che oltre airadempie«>
re esattamente tutti gli obblighi del
suo offizio; non se tantum, sed et
quotquot Constantinopotim venisseni
episcoposj monachosj sanctos pa*
tres et viros religiosos hospitìo ejc-
ceptos apprehensa dextera liberali'
ter atque benigne tractavit, Nella
chiesa di s. Alessio sul monte A-
ventino, in una lapide del pavi-
mento della nave sinistiv, vi è una
iscrizione marmorea di una diaco-
nessa, che riporta il Neri ni a pag.
3 10 deiristoria di quel tempio. Nel-
Tiscrìzìone poi di un antico marmo
della chiesa di s. Prassede si legge
il nome di una tal matrona Teo-
dora, chiamata Fescovessa.
11 citato Piazza a pag. 718, par-
lando delle suddiaconesse , ci fìi sa-
pere^ che quello che fenno i sud-
diaconi ai diaconi nelle funzioni ec-
desiastiche, facevano con le dovu-
te proporzioni le matrone dette sud-
diaconesse^ rispetto alle diacones-
se; recavano gì' istrumenti, e le
cose necessarie pei loro ministe-
ri, ed eserdtavansi a sei*vire quelle
nelle cose più ordinarie e basse»
destinate pei*ò sempre in servigio
della chiesa. Per loro non aveva
luogo Timposizione delle mani, pe-
DIA
r6 venivano elette col consenso òA
clero dai vescovi, dopo una dili-
gente disamina della loro vita, e
costumi . Delle suddiaconesse si
& menzione nel secondo concilio
turonese, ed altrove. Non è vero,
come scrisse il Macri, che nella
chiesa ambrogiana di Milano duri
sino al presente l'uffizio di diaco-
nessa. Vi sono bensì le così dette
dieci Vecchione^ che coi dieci Vec-
chioni formano da tempo antidùs-
Simo la scuola di sant'Ambrogio.
Sono esse scelte fra le povere ,
ed oneste femmine dall'arcivesco-
vo, e sono soggette al cimilìarca, il
tesoriere o segretario della chiesa
maggiore, ed hanno vestito loro
proprio, che si può vedere nell'fle-
VkOt^des ord, reb'g. hist, t. 8. Il Piaz-
za dice, che dei vecchioni, e delle
vecchione tratta il Rituale ambro-
giano, de veglonibus et veglonis, e
che queste vecdiione sono donne
celibi di oltre sessanta anni, le qua-
li nelle messe festive, convei^tuali,
e solenni presentano nella metropo-
litana al tempo dell'ofifertorio il pa-
ne pel sagrìfizio, mentre il vino lo
offit>no i sei vecchioni eguali nella
età, e nel ministero. Tanto rìpoila
il milanese Piazza.
DeUe. diaconesse scrissero molti
autori, fra'quali nomineremo i se-
guenti: Giovanni Morini^^rerci/^o
de diaconissiSf earum ordùiatio-
ne, et ministeriis, secundum ecclesiae
graecae, et latinae praxim in g'us
commentar, de sacr, eccles. ordinai,
p. Ili, pag. 143, Anast. 1695; Gio.
Filippo Odelemi, LHssertado de dui'
conissis primitivae ecclesiae, lipsiae
1 700; Agnello Onorato, dissertasdo-
ne delle diaconesse, fra te disser-
tazioni, p. i64> Lucca 1737; Già
Pini, Tractaius de ecclesiae JXaco-
nissis t. I; Acta ss, JBoUand,^ se-
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DIA
|)tenibr. p. i ; Domenico Gottardi,
Daciana diaconessa dissertazione oc-
eademica sopra un* iscrizione deV
museo veronese^ Verona 1790; il
Ziglero, de diaconis et diaconissis
cap, 19, ed ti Du Ginge, ad Ale-
xiadem Annae Comnenae p. 416, e
4^1.
DIACONI CARDINALI di san-
ta Romana Okiesa. V. Cardinali^
jSagro CollegfOy e Diaconie cardi-
notizie j ove pure si parla dell'ar-
cidiacono di santa Romana Chiesa
(Fedijy e del priore, o primo Cai*-
djnale diacono.
DIACONIA, diaconia, diaconium.
Questa nella primitiva Chiesa era un
ospizio, o spedale stabilito. per assi-
stere i poveri, e grinfermi. Si da-
va altresì un tal nome al ministero
della persona preposta per invigila-
re sui bisogni dei poveri, e questo.
evB. Tofficio dei Diaconi {Vedi), pe-
gli uomini, e delle Diaconesse [Ve-
dijj per le donne, ed al sollievo di
queste. V. il Tomassino, DiscipL
eccL de Sacris . ordinai. Col me-
desimo vocabolo, si volle chiama-
re una carica^ e il ministero di
colui, che nei monisteri della chie-
sa greca corrispondeva a quello di
elemosiniere de nostri monisteri. Il
dovere di questa carica era. quello
di ricevere, e di disti*ibuire le lì-
mosine. Il Macri, parlando delle
Diaconie cardinalizi^ di Roma (Ve*
di), dice che la voce Diaconia si-
gnifica pure la medesima limosina
raccolta nelle chiese, e della quale
scrive s. Paolo, a. Cor. e. i8. Se-
condo tale apostolo, 'diaconia signi-
fica anche ministero ^ ministerìumr
verbi 2. Cor. 6, per cui presso i. gre-
ci v'era il grazioso proverbio, cioè
arietes ministerium^ e si diceva de-
gl'ingrati, i quali a somiglianza del
niontone che dan delle corna a chi
VOL. XIX,
DIA 373
li pasce e benefica. Finalmente^ al
dire deiristesso Macri, la voce dia-
conia significa anche legazione.
Diaconico, Diacomcum^ pia*
conicn. Luogo vicino alle chiese in
cui si custodiTano i vasi, e gli or-
namenti sagri pel servigio divino,
che poscia fu chiamato. Sagrestia
(Vedi), ed è perciò che il diaconi-
co fu chiamato anche conclave, fio-
crarium^ secretarium. AI dire di s.
Paolino, sembra che parecchie chie-
se latine avessero a diritta e a si-
nistra del santuario due diaconici,
o sagrestie, delle quali Tuna non
«ra che pei libri sagri, e T altra pel
ministero. Vi si custodivano ezian-
dio le reliquie, e quivi pure il ve-
scovo salutava, abbracciava, e rice-
veva gli stranieri, il pei-chè fu chia-
mato anche salutatorium dalla pa-
rola greca amplector, saluto. Co-
si dalla parola greca io servo, que-
sto, luogo fu, detto diacònico, per-
chè vi si riponeva tutto, quello
che serviva al sagro, ministero, e
al servizio dell'altare. II Maa*i dir
ce,, che nel diaconico, il vescovot
riceveva \ pellegrini: Post dictani
tertiam^ et sextam sanctissimus pa-
triarcha vadit in metatorium sivc
diacomcum, et exit ad sanctum al-
tare. Ex eucolog. graeco. Ciò con-
ferma, ch'era la sagrestia attacca-
ta al lato della tribuna: Quoniam
non oporiet insacratos ministros H-
centiam habere in secretarium^ quod
graeci diaconion appellante ingredi^
et contingere vasa Dominica. Tanto
dispose il concilio Agatense col ca-
none 66. Appresso i greci il Dia^
conico significa ancora un libro, nel
quale si contengono alcune preci,
che si cantano nella messa, e nel-
le oi*e canoniche dal solo diacono.
Leone AWsi^iio, de Ub. eccks. graecae
dice, che il diaoopico. libro contiene
18
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a74 DIA
la spiegazione de'poTeri, e delle fun-
zioni de' diaconi. Inoltre pvesso i
medesimi greci per questa voce
s' intende una pi^ghiera, che fa
l'arcidiacono^ per la pace, e pel
diacono dianzi ordinato, nel tem-
po della ordinazione dei diaoh
ni (Fedi), Chiamano i greci col-
letta diaconica, un'orazione, che re-
citano i diaconi. Finalmente appellasi
diaconico^ e diaconicum dagli an-
tichi sci*ittort ecclesiastici, una par-
te del sagro tribunale, o della se*
dia pontificale; ed è il luogo, nel
quale i Cardinali diaconi sono seduti
alla destra, ed alla sinistra del som-
«IO Pontefice, quando è nella sua
cattedra, o sede, al dire de'medesi-
mi scrittori. F. Chiesa, o Tempio,
ove si parla delle parti di essa sì
delle antiche, come delle moderne,
e tanto delie chiese latine, che del*
le greche.
DUCONIE CASDiirALiziB di Ro«
MA. Oltre quanto si disse all'arti-
colo Diaconia {Fedi), aggiungia-
mo die r etimologia di tal no-
me vuoisi anche spiegare per ca^
sa ministeriale, ed ospedale, e chie-
sa. Il Macri, ed altri scrittori, per
diaconia indicano ancora la chie-
sa, ohe nei primi seicoU del ci*i-
stianesimo era destinata ai sette
diaconi di Roma, nella quale, ò
nella casa contigua, dispensavano la
limosina ai poveri della propria
i*cgione. Altii appellano diaconie
di Roma, alcuni pii luoghi, ora-
torli , o cappelle , con contiguo
ospizio o spedale, stabilito per as-
sistere, mahtenei'e, e soccorrere i
poveri, e gr infermi, in sette re-
gioni delle città; e quelli che vi
furono preposti al governo, furono
anche detti padri delle diaconie,
chiamandosi il capo arcidiacono
Mia chiesa romana {Fedi), 11 nu-
DIA
mei^o delle diaconie cardinalizie si
aumentò e diminuì in progresso di
tempo^ come diremo. Talvolta i
sommi Pontefici dichiararono ad
tempus diaconia cardinalizia, ^ una
chiesa di titolo presbiterale. £ poi
da avvei*tirsi, che sebbene al pre-
sente sieno sedici le diaconie cardi-
nalizie, la chiesa di s. Lorenzo in
Damaso diviene diaconia, quando
il Cardinale vice-cancelliere di san-
ta Romana Chiesa è dell'ordine
de' diaconi, giacché con tal dignità
è unita la medesima diiesa.
Origine delle diaconie cardinalizie,
def^ arcidiaconi j e diaconi Car-
dinali.
Venerabile é stato sino dalla na-
scente Chiesa il nome di Diacono
(Fedi)j ordine ecclesiastico, che
principalmente significa ministro. Il
suo uÌ£zio non è soltanto di minit
strare, e dispensare il sangue di Cri-
sto, come i diaconi nell'antica di-
sciplina comunemente fòcevano, e di
servire al vescovo, e al saceixlote al-
l'altare; ma anche di sovvenire le
vedove, i pupilli, e i poveri, co' te-
sori della Chiesa, che prima consi-
stevano nelle pie o&rte de' fedeli.
La loro origine primaria rimonta
agli apostoli^ che ne elessero sette.
Dietro tale esempio il Pontefice s.
Evaristo, creato l'anno 112, or-
dinò nella Chiesa Romana sette dia-
coni, i quali assistessero, e custo-
dissero il vescovo quando predica-
va, ed aiutassero co' tesori della
Chiesa i fedeli, i poveri, le vedove,
^d i pupilli. E perchè i sette dia-
coni di Roma non avevano luogo
determinato, quando s. Fabiano
Papa, del 288, divise Roma in set-
te regioni, nelle quali comprende-
vansi i quattordici riooi^ la cui j
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DIA
secondo il disposto dall* imperatore
Augusto dìvidevasi la città, assegnò
a ciascun diacono un'abitazione ih
ogiii regione; ed appunto questa
divisióne ecclesiastica diede origine
alle diaconie cardinalizie di Roma.
Le dette abitazioni furono chiama-
te Diaconie, òssìano case minìste-
rialiy ospizi, ed ospedali pei poven,
vedove, e pupilli, ai quali ivi pre-
stavano i loro ajuti, e socooi*$i, me-
diante le limosine raccolte dai sud-
diaconi, per cui questi diaconi fu-
rono anche detti dispensatores. Sic-
come poi 8. Fabiano aveva aggiun-
to ai sette notari istituiti da s.
Clemente I, altrettanti suddiaconi,
perchè lì assistessero nella compi-
lazione e registro degli atti dei
martiri; agli uni e agli altri pre-
pose i sette diaconi, affinchè Teglias-
sero alla diligentle esecuzione del
loro geloso uffizio. V, Panciroli,
Tesori nascosti di Roma pag. 94,
e seg. Il prìmo, e principale fra i
sette diaconi della Chiesa Romana,
ch'era forse il più anziano di loro,
eletto dal vescovo di Roma, cioè
dal Papa col consènso del clero, e
del popolo romano , si chiamò ar-
chidiacono, o arcidiacono^ ovvero
diacono cardinale, cioè principale
tra gli altri diàconi, al modo che
il primo e piti anziano tra i preti
Tenne chiamato arciprete. Arcidia-
cono pertanto vuoisi che fosse s. Lo-
renzo, il quale poi pafi glorioso mar-
tirio. Era dunque nei primi tempi
^n solo Cai*dinal diàcono, cioè il
primo tra i sette, come si ha dal
sinodo romano 2, cap. 7, celebra-
lo sotto s. Silvestro I, assunto al
pontificato nell'anno 3i4, al nfe-
l'ire di Onofrio Panvinio, de dia-
coni cdrdinalis origine, capo 3. E-
sbrcitarokìo V arcidiaconatò molti
nobilissimi personaggi con grande
blA 275
autorità, quali capi e snperiori dei
diaconi. E siccome nella légge mo-
, saica tTB. ì leviti eranvi i principi,
o maggioraschi, chiamati ancora
principi de'' levili, così tra i diaco-
ni si stabilirono gli arcidiaconi. Il
loro numero sembra che non cre-
scesse sino alla fine del sesto se-
colo, mentre governava la Chiesa
universale Is. Gregorio I. Essendo
cura dell'arcidiacono l'investigare
per la città ove fossetto i fedéli più
bisognósi, (u pure denominato Ci>-
cumlustrator, o Perscrutator, Au-
mentandosi in progresso di teihpo
il numero de' fedeli, convenne asse-
gnare a ciascuna delle sette regioni
di Roma due diaconi, comsponden-
ti ad uno per ogni rione, laonde
ai XIV Honi pi*esiedevano altrettan-
ti diaconi, il primo de' quali si con-
tinuò a chiamare arcidiacono, ov-
vero diacono cardinale. Gli altri
si chiamavano diaconi regionari, &i
questo o di quel rione, del terzo,
o del decimo ec. Cresciuta àuindi
la maestà delia Chiesa Romanci,
in un alle offerte de' fedeli, ed alla
moltitudine del popolo, e de' pove-
ri ne^ quattordici rioni, furono ag-
giunti per ciascun rione alti*i dia-
coni subordinati, siccome si era-
no aggiunti a' Cardinali preti altri
preti ne' loro titoli, ma con nume-
ro indetei*minato, secondo il biso-
gno-
I primi diaconi si chiamarono
tempre diaconi Gainlinali, eletti per
lo più dal Papa, ovvero dal re-
stante del clero. Laonde i capi del
c]ei*o secolare, nelle diaconie si chia-
marono Priori (Fedi), come si
appellarono particolarmente quelli
delle diaconie di s. Maria in Via
Lata, e di s. Eustachio. Più anti-
camente Priore si denominava il
diacono Cardinale di s. Muiùa in
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376 DIA
Cosmedin, prima che quella CoUe-
giata (Fedi) fosse soppressa da
Eugenio IV, poi rimessa da Leone
X con titolo di arciprete, capo del
capitolo, a differenza di quelli di
alcuni Titoli cardinalizi (Fedi), die
si chiamtLTono Arcipreti (Fedi)^ ben-
ché ora, QTe sono i Girdinali pre-
ti titolari, non vi sieno né priori,
né arcipreti, risiedendo presso di
ogni Cardinale prete titolare la po-
testà, giurisdizione, e prerogatire
proprie dell' ordine presbiterale, so*
pra il loro dero, per la superiorità
del loro sacerdozio. Ciò particolar-
mente si osserva nelle chiese, o titoli
di 8. Lorenzo in Damaso, di s.
Maria in Trastevere, di s. Marco
ec. Non così nelle diaconie caixli-
nalizie, dove non potendo i diaconi
Cardinali essere dell'ordine e ge-
rarchia ecclesiastica, capi di preti,
come osservò l'annalista Cardinal
Baronio, è peràò che nelle diaco-
nie furono istituiti i priori, e gli
arcipreti. Che se la diaconia si
desse in titolo cardinalizio ad un
Cardinale dell' ordine de' preti, nul*
ladimeno ritengono gli arcipreti o
priori il loro titolo. In quanto alle
collegiate, già si disse al voi. XI,
p. 264» del Dizionario, che non
sono di quella antichità, che alcuni
vollero attribuir loro, non essendo-
vi stati i capitoli di chiese colle-
giate in Roma, ne' primi secoli del
cristianesimo. Avanti di proseguire
neir argomento, parleremo prima
del numero delle diaconie cardi-
nalizie. Rimasero perciò i Cardinali
diaconi in numero di quattordici,
appunto corrispondenti a quello dei
Rioni di Roma (Fedi), dai quali
si denominarono regionari, finché
verso l'anno 735, dal Pontefice s.
Gregorio III, ne furono aggiunti
altri quattro chiamati Palatini, Ba-
DIA
silicari, o Misseles, e questi quando
celebrava, ministravano al Papa nel
palazzo, e nelle prindpali basiliche
di Roma, cioè nella vaticana, e nel-
la lateranense ; anzi il citato Pan-
droli aggiunge, che aveano cura del
patrimonio di s. Pietro. Ecco la
nota delle XVIII diaconie allora
stabilite.
L S. Maria inDomnica, residenza
ddl' arddiacono Cardinale.
IL S. Lucia in Settizonio.
III. S. Maria Nuova.
IV. SS. Cosma e Damiano.
V. S. Adriano.
VI. SS. Sergio e Bacco.
VII. S. Teodoro.
Vili. S. Giorgio in Velabro.
IX. S. Maria in Cosmedin.
X. S. Maria in Portico.
XI. S. Nicola in Carcere.
XII. S. Angelo in Pescarla.
XIII. S. Eustachio.
XIV. S. Maria in Aquiro.
XV. S. Maria in Via Lata.
XVI. S. Agata alla SubuiTa.
XVII. S. Maria in Silice, o Scilice,
ossia s. Lucia in Selci.
XVIII. SS. Vito e Mode&U> in. ma-
cello Mar^rum,
Il citato Panvinio dice, che i det-
ti Cardinali diaconi vennero anco-
ra appellati ministri deW aliare di
Laterano. In progresso di tempo
i diaconi Cardinali arrivarono a
sedid sotto Onorio II, e poi, se-
condo il Du Cange, presso il Libro
pontificale, divennero ventiquattro.
Diednove Leone d'Orvieto ne ri-
porta nel XIV secolo nel suo Chro-
nicon. Tornarono però ad essere i
diaconi CardinaU al numero di
didotto, numero che per otto se-
coli non si è mai alterato sino a
Paolo III^ il quale nel 1 545 gli ac-
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DIA
cr^be di uno» per cui nel termine
del suo pontificato erano viventi
diecinove Cardinali diaconi. Quin-
' di Pio IV, nell'anno i56g^ in una
promozione di diecinove Cardinali,
non avendo tante diaconie , che
bastassero pd Cardinali novelli
dell'ordine dei diaconi » aumen-
tonne il numero sino a venticinque,
che di nuovo poco dopo a ridus-
sero all'anteriore numero di di-
ciotto, venendo successivamente gli
altri, ch'erano sacerdoti, ammessi
fra i Cardinali preti alla morte di
alcuno di quest'ordini. F^, Sagro
Collegio de' CARDor ali.
All'articolo Chiese di Roma, ri*
portando alle rispettive denomina-
zioni anche tutte le basiliche e chie-
se, che furono, o che sono titoli
de' Cardinali preti, e diaconie dei
Cardinali diaconi, avvertimmo a
ciascheduna di esse quando tempo-
raneamente, a cagione di qualche
circostanza, furono date a' Cardinali
in commenda, ovvero da titolo pres-
biterale furono dichiarate diaconie
cardinalizie, e quando alcuna di
esse divenne titolo di Cardinal pre-
te. Oltre quanto poi si dirà sul
novero delle diaconie, e sulla ri-
spettiva preeminenza, registrìamo le
seguenti diaconie in numero di se-
dici, eh' è quello attuale, e coU'or-
dine con cui sì leggono nelle Notizie
annuali di Roma del 1842. Le
prime undici sono occupate da al-
trettanti Cardinali diaconi, le altre
cinque vengono riportate dalle stes-
se Notizie quaU Diaconie Vacanti.
S. Maria ad Marlyres^ con capi-
tolo.
S. Maria in Via Lata, con capi-
tolo.
S. Cesareo.
S. Eustachio, con capitolo.
DIA 277
S. Maria in Aquiro.
S. Nicola in Carcere, con capitolo.
S. Maria in Cosmedin, con capi-
tolo.
S. Marìa in Portico.
S. Angelo in Pescarla, con capi-
tolo.
S. Adriano al Foro Romano.
S. Maria in Domnica.
SS. Vito e Modesto.
S. Maria della Scala.
SS. Cosma e Damiano.
S. Giorgio in Velabro.
S. Agata alla Suburra.
I canonicati, e gli altri benefizi
nelle diaconie vengono nominati
dai Cardinali diaconi di ognu-
na, eccettuate le dignità, e quel-
li affetti alla santa Sede, che no-
minati sono dal Papa \ come vanno
eccettuati i canonicati, od altri be-
nefizi, che o sono di jus patronato^ o
sono nominati dall' istesso capitolo,
e secondo le norme di ognuno, co-
me accennammo all'articolo delle
chiese diaconali. Facendo ri tomo
ai diaconi regionari. Papa s. Gre-
gorio I diede ed assegnò loro pro-
prie* chiese, presso le quali avesse-
ro r abitazione e l'ospizio, di cui si
parlò di sopra non solo per l'aju-
to de' poveri, ma pel governo del-
le slesse chiese, che da essi fu-
rono dette diaconie, a differenza
de' titoli presbiterali. Forse anche
avanti detto Pontefice, alcuna del-
le chiese antiche venne assegnata
a' Cardinali diaconi regionarii, o
perchè in esse si facessero, o si
ricevessero le Collette di questue
( Vedi) , ed oblazioni dei fedeli,
o perchè ivi avesse luogo lo scru-
tinio de' poveri, a' quali in esse riu-
niti si distrìbuivano le Umosine^
massimamente nelle chiese pìùi an-
tiche, in cui vi erano i gazofilacii
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278 DIA.
{gazophyìacium^ cassa o luogo ove
si conserva il denaro, o i tesori) , e
le corbone {corbona^ cassa delle of-
ferte del popolo fette al tempio).
In quello di Gerusaleinme ve ne
erano tre» la prima era detta Mu»
sach, in cui si conservavano i do-
nativi fatti al tempio dai prìncipi;
la seconda chiamavasi Gazofilacio^
destinata per le offerte del popolo;
la terza dicevasi Cortona^ che ser-
viva per ricevere le limosine de-
stinate pei sacerdoti, e ministri del
tempio, e le mense che il Macn
neli' Hìeroìexicon dice essere le cor-
bone^ e donde pi'ese il nome la
mensa del vescovo» ossiano le sue
rendite. Il medesimo autore, nella
NoL de voc, eccles, alla parola
Mensumus, aggivnge che con tal
vocabolo i ps^dri africani denomi-
navano le mensuali provvisioni, cui
distribuivano ai chierici inservienti
delle chiese, ove si riponevano i
denaiì offerti dalla pietà de' fe-
deli. Ciò tanto piii sembra certo,
in quanto si l^ge negli antichi
scrittori^ che gli ospedali si erìge-
vano vicino alle basiliche, o chiese
più frequentate dal popolo. In que-
ste chiese diaconali, i Cardinali
diaconi . esercitarono la giurisdizio-
ne, come i vescovi nelle loro dio-
cesi, anzi maggiore di quella dei
Cardinali preti ne'loro titoli. Que-
ste diaconie non avendo nei piìmi
secoli, come osserva il P^nvinio,
cura d'anime, e perciò non essen-
do né titoli, ne parrocchie, sebbe-
ne fossero consegrate in onore dei
santi, furono chiamate ancora Mar-
tirii, dalle reliquie dei martiri ivi
riposte. Il Panciroli dice, che tali
chiese furono assegnate ai diaconi
non pel battesimo, ed amministra-
zione di altri sagramexiti, ma per-
chè avessero stabile, e più decoro-
DIA
sa residenza presso qualchje cbìesa
de* martiri.
Con opportuni, e savi provvedi-
menti, tolse QgnÀ 4i$ordin^^ e con-
fusione nelle diaco^e cardinalizie,
e perciò aU'prdii^, diaconale, la
vasta mefite d|^ Spsto V, il quale,
ristabin le diaconie all'^nlico nu-
mero di quattordici gÌ9Q(ji»è alcune
chiese erano distrutte,, ooo^ s. Lu-
cia in Settizoaio, e queUii de' ss.
Sergio e Bacco, che stava, pressa
la chiesa di 8. Adi'iano, altre per-
chè andavanq bisognose di mdli
restauri come 8. Teodoro ^ s, Luda
in Selci, la quale dopo alcuni anni
fìi riedifica^. In tal modo le dia-
conie tomfirono al numero di quat-
tordici, senza che avvenisse in se-
guito ultenore e significante, mu-
tazione, e ciò se non per breve
ten^po, meno il* cambio di s. Ma-
ria Nova, colla chiesa di s. Maria,
della Scala in Trastevere, per au-
torità di Alessandro VII, creato nel
i655. I diaconi Cardinali, alcuni
secoli avanti il pontificato di Sisto
V, non si chiamarono più col no-
me de' loro rioni, né regionari, ma
dalle chiese d^'sauM» sotto l'invof.
cazione de' quali erano dedicate, f^.
il Panvinio, de sepL Urb. eccles.
cap. 3. Tuttavc^lta va avvertito,
che memorie di. diaconi Cardinali,
denominati co): nome della loro
diaconia, 1^01^ se ne trovano che dal
pontificato di Urbano II, il quale
fu assunto nell'cMino 1088, o poco,
prima. Il peixhè conviene dire, che.
sino a quell'epoca ì diaconi Car-
dinali si chiamassero col numero
del loro rione, a cui presiedevano,
come si notò superìormente , si
dissero cioè regionarii di questo,
o di quel rione, o palatini. Altii
diaconi furono chiamati stazionari,
perché annunziavano al Papa, ed
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DIA
al popolo le stazioni {Vedi)y ed in
esse eserà lavano il loix> uffizio. Su
questo punto va letto rUgonio^
Stazioni di Roma y pag. 275, e s^.,
il quale^ oonfermaddo quatito dice
il Pantkìio, parlando della diaconia
di s. Nicola in cai*oere, aggiunge,
che il prinao diacono Cardinale di
essa, eh' egli trovò nominato diaco^
no Cardinale di s, Nicola in Cor-'
cere ^pedGcattaroente, fu un certo
CrisogùDO nell'anno mille e cento,
sotto Pascfuale li, che fii il suoces*
sore di Urbano II mentovato. Non
fui-ono però questi Cardinali sta^
iionarìf perocché alcuna volta era»
no pronaossi da diacono staaòoaario
alle diaconie cardinalizie.
Le diaconie dai primi secoli, si^
no al tempo di Sisto IV, creato
nel 1471» ^alc A ^^^ sopra mille
e duecento anni, erano così inalte*»
rabilmente distinte dai titoli car-
dinalizi, che, come con profonda e-
rudiùone osservò il medesimo Pan^
viuio, giammai alcun Gai'dinal pre*
te ebbe diaconia, né alcun diacono
passò a qimlehe titolo. Che se fosse
avvenulo, che akun diacono Cardi*'
naie sr fosse consagi^ato pyetie,. la*
sciata la dÀaconiat, pa^ara al titolò,
e ciò per la differenza grande («o^
me notò il Cardinal Brancaccio de
bened. diaconali)^ che tì tra. fra i&
ministeit) de'tttalarì, e de'diaconi,
avendo i prìmt le parrocchie cu»
governavano per mezzo dei lavo
ministri, nelle quali essi avevano
piena giurisdizione. deHa curar d'ani«>
me, e dell'amministrazione de' sa»
gramenti,ciò che non si conveniva ai
secondi. Questi, come dimostra la
etimologia del nome di diaconia,
cioè case ministeiialì, ed ospedali j
non avevano verun governo d'ani*
me. I diaconi Cardinali pertanto fa^^
cetano gli uffizi loro assegnati, CO-
DIA 279
me di conservare i (]fenari, e le
offerte de' fedeli, distribuendole ai
poveri, al rione loro destinato. Al-
terò quest' ordine il suddetto Si-
sto IV, e durò éino a s. Pk> V,
poiché Sisto IV incominciò net
1473 a dare a'dhro'si Cardinali
preti, da lui creati in tale anno,
le diaconie in vece dei titbfr. Ales-
sandro VI poscia nel" i4g^ fu pu-
re il primo, a conferii^e i titoli,
che solo convenivano a' Cardinali
dell' ordine de' preti, anche m Car-
dinali diaconi; il perchè sino a
Sisto V (che TÌ pose l'enunciato
l'egolamento) non vi fu titolo, che
pel disordine, e confusióne seguita
dai discostarsi dalle antidie usanze
delia Chiesa, non divenisse diaconia,
né diaconia die non fosse divenutaf
titolo, toitonie alcune delle pipanti-
che, e venerabili, le quali oggi tut-
tora si onorano col titolo e grado
di basilica, come s. Maria in Tras-
tevere, SS; Apostoli, ed altre. Du-
rò altresì per mille anni e più di
continuo questa consuetudine della'
Chiesa Romana, che né i diaconi
potessero lasciare le diaconie una
volta ricevute, né i preti i loro
ti toh, né ì vescovi Cardinali i loro
vesco>vafci suburbiiòari. Ma se un-
diacono si voteva- consagrar prete,
lasciata la diaconia, che ripugnava
al prete, otteneva dal Pontefice,
mediante VOzione (P^edi)^ il titolo
che vacava; né lasciava mai que-
sto* titolo, se al Papn non piaceva
dichiararlo vescovo Cardinale. In
questo caso lasciato il titolo, rìce^
veva il vescovato, che riteneva si-
no alla morte, o all'esaltazione ai-
pontificato; Non mancano però e-
sempi, che dimostrano aver i Papi
ritenuto il vescovato, e le abbazie
che avevano nel cardinalato, come
da ultimo fecero Pio VI che ritenne
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q8o dia
V abbazia di Subiaoo, e Pio VII che
non dimise il Tesoovato d'Imola.
De'Gardioali diaconi^ che anticamen -
te furono sublimati al pontificato,
a preferenza de' Cardinali preti o
TescoViy si tratta al Tolume XYI,
pag* 3o9 e seg. del Dizionario,
Del ministero degli arcidiaconi^
diaconi j e suddiaconi^ e loro
prerogative.
Il ministero e la dignità dell'ar-
cidiacooo della Chiesa Romana, ca-
po de' diaconi, divenne così grande
e potente, per l'autorità e giuris-
dizione che esercitava, come si rac-
coglie daU'Oi*dine Romano, che al-
cuni arcidiaconi inorgogliti di essa,
sovente inquietarono colie loro pre-
tensioni i sommi Pontefici. Ed è
perciò, che questi pel buon gover-
no della Chiesa, fuix>no costretti ad
abolirne la dignità, ciò che fecero
Urbano II al declinare del secolo
XI, ed Alessandro III dopo la metà
del secolo XII. Da quel tempo in poi
e sino ad oggi, il. primo e più an-
ziano dei Cardinali diaconi, non pik
Cardinale arcidiacono fu appellato,
ma priore dt'diaconi. L'arcidiacono
sedeva alla presenza del Papa, era
suo vicario nelle cose ecclesiastiche,
perchè non solo riconosceva le cau-
se de' chierici di quelle regioni
dove non risiedevano i diaconi,
ma ancora si poteva a lui ricorrere
in grado di appello, allorquando
il diacono regionario non ammi«
nistrava la giustizia. Osserva s. Gi-
rolamo, che perciò gli arcidiaconi
non volevano passare all'ordine
presbiterale, stimandolo grado in*-
ferìore, e credendo non di ascen-
dere, ma discendere. S. Gregorio I
riprese pei* ciò il vescovo Salonr-
tano, che voleva obbligare il suo
DIA
arddiàoono a promoversi al sacer^
dozio per invogliarlo della dignità.
Non si fiiceva arcidiacono il più
anziano de' diaconi, come vuole il
Gitrio, lib. 5 jur, orieni. re«p. I,
ma per elezione. In fiitti abbiami
da Teodoreto^ histor, lib. I, e. i6,
che oerto Alessandro, ancor giovi-
netto, per le sue virtil fu eletto
capo de' diaconi. Vero è però, che
non poteva essere arcidiacono, chi
non era prima diacono, siccome
afferma il Baronio all'anno logS.
Al Cardinal arcidiacono fii assegnata
la chiesa di s. Marìa in Domnica,
e perchè l' arcidiacono era il primo
tra i diaconi, così questa diaconia
fu annoverata la prima tra tutte
le altre, per cui da alcuni ifu det-
ta arcidiaconia, anche a cagione
de' pregi di tal chiesa, fra i quali
rammenteremo anche qui, dbe s.
Lorenzo, essendo arddiacono di s.
Sisto II Papa, ivi prima di andare
al martino distribuì a' poveri le &•
colta della chiesa.
Verso l'anno 684) cessò Vanii*
co costume della romana Chiesa,
per cui nella morte, od assenza del
Pontefice, e nel! elezione di questo,
ed anticamente prima anche della
oonsagrazione , i' amministrazione
della medesima risiedeva presso -lo
arcidiacono, l'arciprete, e il pri-
micero de' notarì. La stessa dignità
di arcidiacono, toltone il nome, e
la giurisdizione, in parte oggidì si
rappresenta dal Cardinal Corner'
tengo di santa romana Chiesa (Fe-
di)^ la qual sostituzione iti &tta da
s. Gregorio VII nel 1078. Egli,
prima di salire al pontificato, era
stato da JNicolò II nel loSg, di-
dìiarato arcidiacono Cardinale di
s. Malia in Domnica. Ai rìspettivi
ai*ticoli si notano le prerogative del
priore de' Cardinali diaconi, o pri^
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DIA
mo Cai'dìiial diacono. TuttavoUa
qui daremo un cenno delle pria"
cipali. Incombe al primo Cardina-
le diacono annunziare al popolo la
seguita eledone del nuoTo Ponte*
fioe, colla formola : Annuntio vohis
gaudi'um niagnum: hàbemus Pontìfi-
cem Eminentissimutn Cardinaiem
tìtuli, vel dtac. s. , . . N. N. ec.,
che rìportammo verso il fine del-
l' articolo Conclave {Vedi), al qua-
le si disse tuttociò, die dalla morte
del Papa a lui spetta nella sede
vacante' dì^^eseguire, incominciando la
medesima sera della seguita mor-
te a fare da capo di ordine , e
proseguendo ad esserlo sino al
terzo dì del conclave. Dicemmo pu-
re come al medesimo tocchi co-
ronare col pontificio triregno il
nuovo Papa, pronunziando quelle
parole, che si possono leggere al-
l' articolo Coronazione de Pontefici
(Fedi). A' suoi luoghi notammo
que'Cardinali primi diaconi, che co-
ronarono più Pontefici, massime a
pag. 291, e «eg. del volume XV,
ed a pag. 207 del volume XVI 1
del Dizionario, Per questa funzio-
ne, dicesi che il Caixlinaìe liceve-
va il donativo di dodici mila scu-
di. Al medesimo articolo Corona-
zione de* romani Pontefici si dice
pure delle laudi, che intuona il Car-
dinal primo diacono colla Ferula
(Vedi) in mano.
]] Cai*dìnal primo diacono nella
sua cappella privata impone il PaU
Ho (Fedi) ai nuovi patriarchi, pri-
mati, arcivescovi, e a quei vescovi,
che lo godono per privilegio; ov-
vero lo consegna, se assenti, ai lo-
ro procuratorì, previo il giuramen-
to che riceve di fedeltà, ed ubbi-
dienza alla santa Sede, ed ai som-
mi Pontefici. Essendo il Cardinal
primo diacono assente» o impoten-
DIA a8i
te, ne fa in questo, ed in tutto al-
tro le veci il più antico Cardinal
diacono dopo di lui, come si pra-
tica nei pontificali, e nelle cappel-
le Pontificie, ed altre funzioni, cui
assiste, o celebra il Papa. Ivi il pri-
mo e secondo diacono acoompa-
gn«io il Pontefice, il primo gli po-
ne la mitra, o il triregno^ il secon-
do gli leva r una e V altro; ambe-
due siedono sul ripiano del trono
ai lati del Pontefice. In mancanza
di un Cardinale diacono, deve fa-
re da secondo diacono un Cardinal
prete, sebbene i Cardinali preti
abbiano nelle altre cose la prece-
denza sui diaconi, meno quelle che
spettano ad uffizi propri dell'ordi-
ne diaconale. Nelle processioni il
Cardinal primo diacono dà l'or-
dine che incomincino a defilare, a-
vendo in mani la ferula, cioè un
piccolo bastone di legno, ricoperto
di velluto rosso- ed ornato di ar-
gento, come insegna di autorità.
La ferula dagli antichi rituali ve-
niva attribuita al primicero della
scuola de'cantorì, per disposizione
di Ste&no IV. Ma delle preroga-
tive del Cardinal primo diacono,
degli uffizi che da esso si esei-cita-
no nelle pontificie funzioni , co-
me di quelli dei Cardinali diaconi,
si tratta ai rispettivi luoghi del-
l' articolo Cappelle Pontificie (Fe^
di), COSI del luogo ove siedono,
cioè nel banco a comu epistolae.
Se però intervenissero alle sagre
funzioni tre soU Cardinali diaconi,
i due primi vanno al tròno alla
consueta assistenza del Papa, ed il
tei'zo siede dopo l'ultimo Cardinal
prete, per non rimanere isolato nel-
lo stallo diaconale. Solo qui ripe-
teremo, che in cappèlla, e in con-
cistoro i Pontefici fecero sedere so-
pra r ultimo Cardinale diacono, ai-
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sSa-
DIA
cuoi duchi, o prìncipi sovronL V:.
Niookius Januarìus, dt offìeio ar^
chìdiacoiù, in Op. Fr. Floreniift t.
I, p. 239; Gio. Cristoforo Ama-
duzziy Dissertazione canomco-filo^
so fica sopra il titolo ed oflicia or-
chidiaconi, Roma 1767. Diaconie
cbiamaronii, come dicemmo, quelle
chiese, ottcto caae ed ospedali, de»
stinate prima n sette diaconi di
Roma, poi a quattordici, nelle qua-
li dispensatasi la limosina al pro-
prio rione. Anastasio Bibliotecario,
nella vita di Stefano III scrìsse:
Diaconiam sanctontm Sergu et Bac*
ichiconcedens, omnia, quae in usuai
Diacomae existunt, statuii perpe^
tuo tempore prò sustentaiione pau^
perum in Diaconiae ministerium
deservire. L'antica formola, colla
quale si commetteva e conferiva la
diaconia, ecco come trovasi descrìt*
ta in s. Gregorio I, lib. g, indici.
4, ep. 34: I^ur te Joannem reli-
gioso intentionis iuae studio provo-'
catif mensis pauperum, et exhihen"
dae diaconiae eUffmus proponen-
dum. La formok, che al presente
pronuasia il Papa in concistoro, si
può l^gere al voi. IX pag. 817
del Dizionario. Talvolta per dia*
conia à volle indicare la stessa li-
mosina raccolta nelle duese, come
trovasi nelle: Collazioni di G»sia-
nc^ 18, Gap. 7; e forse significò
lo stesso, che ministero, come fti già
notato, ciò che vcyUe dire l'Apo-
stolo : ministerium verbi, Nam dia-
coni, dice il Panvinio, inopum,. la*
boramium, viduarum et pupiUorum
ministri erant ec Né soliamente sos-
tenevansi le diaconie con le ob-
blauoni de' fedeli^ ma avevano e-
zLandio i loro patrimoni lasciati da
diversi bene&ttorì delle chiese a
questo lodevole fine; anzi vuoisi
che qualcuna delie rendite delle
DIA
attuali diatonie, possa derivare dal-
le antidie loro possessioni, predii,
e masse.
I diaconi avevano per loro pro^
prìo e portioolar ministero, oltre
che amministrar att'«kare, sopraio-
tendere alle mense comuni, portare
eziandio i cibi in tavola; aveva-
no anche cura di provvedere a-
gK altrui bisogni, dividendo le li-
raosine,. come adEerma il Papa s.
Leone I, che pai*lando di s. Iì>reD-
zo sì esprìme cosV: Non sohsntmi*
nisterio sacramentcuum^ sed etiam
dispensatione ecclesiasticae substan*
tiae praeeminebaL Lo stesso scrive s.
Prospero di Tito diacono, die^ men-
tre in Roma dispensava i denari
fira i poveri, fu martirizzato. Fu
anche uffizio de'dtaooni, come os-
serva l'erudito Grifendi, l'imporre
le pubbliche penitenze, dispensare
andie i beni di chiesa , e ve-
gliare su quelli dei vescovi. Aveva-
no sotto di sé molti altrì ministri,
come i suddiaconi, le diaconesse ec.
(ì^edi). Per la lora podestà nell'am»
ministrazione delle cose temporali,
reprimevano i prelati, i quali male
amministravano il patrìmonìo del-
la Chiesa. Presso il popolo, come
più conosciuti, erano tenuti in mag-
giore stima degli stessi preli, quan-
tunque loro fosse vietato di sedere
in presenza de'vesoovi, e sacerdoti.
Vero è però, che alcune di queste
cose furono più proprie del sem-
plice diacono (Vedi), che dei dia-
coni Cardinali, i quali, come naiTa
il Cardinal Brancacci, portavano la
mensa dell' altai^e latet*anense sopra
le loro spalle nel giovedì santo, e
la riportavano . nel sabbato santo ,
siccome disse Innocenzo HI:: Felui
Arcani foederis porUmtes,
Dell abito, di altre prerogative
de'diaconi, e dell' eccellenza del lo-
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DIA
ro miuisteiD, si tratta al citato
articolo Diacono, come de'saddia-
coDi. In quaDto ai sette suddiaconi
regionari corrispondenti ai sette
diaconi» ed istituiti, come si disse, da
s. Fabiano, per assistere, come so-
prastanti, ai notali a l'accogliere gli
atti de'santi martiri, aggiungeremo
che ì sette suddiaconi non^inati
BasiUcari e Palatini^ erano quelli
che serviittino il Papa quando ce-
lebrava nella basilica lateranense, e
portavano la croce avanti di lui. Og-
gi cfi sono eglino chiamati suddiaconi
apostolici, die Alessandro VII ripri*
stinò nellantioo splendore, negli u-
d iteri della rota romana.
Vi furono dei suddiaconi della
Chiesa Romana, chiamati óbbUaio^
nari^ peixfaè raccoglievano le olv
blazioni de^ fedeli, ed il primo di
essi dai greci fu chiamato, suddUt-
cono domestico. Suddiaconi stazio-
nari erano quelli, che ministrava-
vano al sommo Pontefice, quando
celebrava nelle stazioni, coli' inter-
vento delia scuola de' cantori. Da
un rituale clella biblioteca vaticana
si ricava, che i suddiaconi della
Chiesa romana, erano sette chiama-
ti regionarìy ì quali cantavano le
lezioni nelle stazioni. Altri sette di-
cevansi palatini , e feoevano al-
trettanto nella basilica lateranense,
e sette altri della scuola de canto-
ri^ i quali cantavano solamente quan-
do il sommo Pontefice soleva cele-,
brare. In progresso di tempo i mi-
nisteri, e il nome di tali suddiaconi
cessarono, e in loro vece subentra-
rono nella qualifica i detti prelati
uditori di rota, che ne'solenni pon-
tificali fanno da suddiaconi mini-
stranti, essendo un Cardinale il
diacono ministrante. Questo canta
il vangelo, e quello l'epistola. I
summentovati suddiaconi stazio-
DIA
38^
nari o palatini tei*minarono quan-'
do i Papi lasciarono di abita-
re in Laterano, e di celebrare le
stazioni. Va però avvertito, che
quando negli scrittoli ecclesiastici
si parla dei diaconi e suddiaconi
della Chiesa romana , non deve
sempie intenderti de'Cardinali, ma
di altri ministri inferiori, fuorché
ne primi secoli della Chiesa, ne'qua-
li noa era ciò ancora b^ne stabili-
to. Ma di alcuni suddiaconi Cardi-
nali, parlammo al volume IX pag.
276 del Dizionario: altri ne ripor-
ta il Cohellio, Not. Cardinalatus ^
oap. VII, de Coìdinalibus diaconis^
p. i5.
Degli abiti sagri de'Cardinali di€h
coni, ddJt uffizio da loro eserci-
tato di apocrisari: e della pode-
stày giurisdizione^ ed obblighi dei
Cardinali diaconi nelle loro dia-
conie.
Segnalate e distinte preiH)gative
avevano i primi diaconi delia Chic*
sa rqmana, a'qaaK successero i dia-
coni regionari, se forse non furo-
no i medesimi nominati poi per la
loro eccellenza sopra gli altii Cardi-
nali, non solo intorno all'ampia
potestà e facoltà di amministra-
re le rendite ecclesiastiche, ma an-
che p^ maestoso abito che usava-'
no. Va principalmente osservato,
che i Cardinali diaconi, anticamen-
te, come si notò, non si denomi-
navano dalle chiese delle loro dia-'
conie, come si fa oggidì, ma dai rio-
ni ai quali presiedevano, e perciò
nel concilio romano sotto i santi
Pontefici Gelasio I del 49^9 ^ ^^^'
maco del 49^9 ^ trovano queste
formote: Anastasius diaconus Car-
dinaUs in resone IV, et XI, e co-
sì degli altri. Ossei'Va perciò il Ba-*
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^84 OIA
ronìo, cbe Gordiano padre di s.
Gregorìo I, il quale moUi estere sta-
to oixlinato in sacris, fu vetUto qua-
si deirìstesso abito del figlio, doé
delia DalmaUca (Fedi), e della Pia*
neta (Fedi)^ come si vede nella
sua antica immagine riportata nel
"volume Vili della sua storia eode-
siastica; né altra difierenza vi si
scorge se nov che il Pontefice ha
dì più il pallio, ch'era la propria
insegna pontificale. Da ciò il. me-
desimo Baronio argomenta, che fos«
se Gordiano diacono regionario,
cioè uno de'sette diaconi Cardinali,
che tali erano tutti i ragionar), es«
scodo sempre stata la dalmatica
insegna propria dei soli diaconi
della Chiesa romana, accoixlata in
seguito dai Papi per ispecial pri-.
vilegio ad altre chiese. Qui notere-
mo, che mentre i cadaveri de'Car-
dinali vescovi, o preti si vestono
degli abiti sagri paonazzi^ quelli dei
Cardinali diaconi , non usando la
dalmatica di tal colore, si vestono
di dalmatica rossa, e di manipolo,
e stola attravei*so di colore pure
rosso; mitra di damasco bianco^ cin-
golo rosso, camice, ed amitto bian-
co, e scarpe nere. S'intende che Ta-
mitto si pone sopra il rocchetto,
come abbiamo dal Marcello, Sacrar,
Caerem.y lib. I, sect. i5. Noteremo,
che a tempo di quell'autore i Car-
dinali defonti erano anche in casa
vestiti cogli abiti sagri, costume
che variò Benedetto XIV colla co-
stituzione Praecipuum, per cui di
presente gli abiti sagri si mettono
ai Cardinali, dopo che il loi*o ca-
davere é copdotto alla chiesa, in
cui si deve celebrare la cappella
papale. Quando i Cardinali assumo-
no i parimenti sagrì di colore pao*
nazzo, i Cardinali diaconi adopera-
no la pianeta ripiegata nel da-
DIA
vanti di tal colore. Le insegne axt'
dinalizie sono comuni ai Cardinali
vescovi, pi-etì, e diaconi; ma negli
abiti Sdgri diflferìscono, giaoché i
Cai^nali diaconi, oltre la mitra di
damasco bianco, hanno le sole dal-
matiche oo'fiocdù d'oro di colore
bianco e rosso^ e le piaoete di co-
lore paonazzo, ripiegate avanti il
petto. Quando assumono le dalma-
tiche e si<e pianate, sul rocchet-
to, adoperano l'amitto. Però quan-
do il Pontefice celebra solennemen-
te, il Cardinal diacono ministrante
veste andìe il camice, che cinge col
cingolo, e la stola attraverso, e do-
po di avere vestito il Papa degli
abiti pontificali per la messa, si
pone nel braccio sinistro pui-e il
manipolo. Al termine del Pontifi-
cale riceve dal Papa il Presbiterio
(Fedi) prò nUssa bene caatatay che
a lui era stato dato, quindi il me-
desimo Cardinale lo dona al pro-
prio caudatario.
Quando nelle solennità di Pa-
squa e Natale il Cardinal decano
del sagro Collegio celebra la mes-
sa in luogo del Papa, non assumen-
dosi dai Cardinali diaconi gli abiti
sagrì, e dovendo i Cardinali diaconi
ricevere la comunione, alloca prendo-
no la stola bianca, che pongono a
traverso sulla cappa. Similmente la
indossano in tal modo, e sull'abito
cardinalizio senza mantelletta, nella
mattina avanti il primo sci^utìnio
del conclave, in cui lo stesso Car-
dinal decano comunica tutti i Car-
dinali. Inoltre il Cardinal prìmo
diacono pone la stola bianca a tra-
verso e sulla cappa, quando pren-
de dalle mani del Papa nella pri-
ma domenica dell'avvento, T osten-
sorio col ss. Sagramento, per col-
locarlo nel tabernacolo, afiìne dì
dar principio alla divozione delle
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DIA
quarant' ore. Sull'antica ooniunioiie
dei Cardinali diaconi nella terza
messa di JNatale, sì può leggere
Pietro Amelio, Ord, Rom, XF^
pag. 453.
Inoltre il Baronìe, citando Gio-
vanni diacono, dice che Timmagi-
ne del suddetto Gordiano aveva nei
piedi i Sàndali {Fedi) airapostoli-
CBy cioè aperti di sopra, ciò che
pure apparteneva all'abito decoroso
dei diacono della Chiesa romana
privativamente ad ogni altra chie-
sa, i quali . sandali poi si conces-
sero, per singolare distinzione, dai
Pontefici a qualche chiesa insigne,
come fece s. Gregorio I al vescovo
di Siracusa. Neil' an ti portico della
chiesa dei ss. Andrea, e Gregorìo
al monte Celio, già abitazione del
s. Pontefice, si vede nell'abito di
Gordiano una pianeta di color ca-
stagno, e sotto la dalmatica con le
calighe o calze, secondo che usano
i vescovi. £ tale doveva essere an-
ticamente l'abito, proprio dei diaco-
ni regionari, che alia dignità del
ministero avevano un corrispon-
dente decoroso abito. Le calighe
però usate dai diaconi regionari
della curia romana , per segno di
onore, erano chiamate compagi , per
le varie legature^ e fascie a modo
di rete usate ancora dagl'imperato-
ri, e senatori rcnnani, come descri-
ve il Macri a tal vocabolo. Ed è
perciò,, che s. Gregono 1, scrivendo
al vescovo di Siracusa suo legato,
fortemente si querelò contro i dia-
coni della chiesa di Catania, perchè
avessero avuto l'ardire di usare si^
mili sandali, essendo questo pri-
vilegio concesso solamente ai dia-
coni della chiesa di Messina. Tal
privilegio fu accordato talora da
qualche Pontefice ad altre cospicue
chiese, come fece Eugenio III nel
XII secdlo con quella di Colonia,
che concesse l'uso de'sandali ai set-
te diaconi, ed ai sette suddiaconi
della medesima. Che nella mensa
del Papa della solennità di Nata-
le, ed in altre, il Cardinale diaco-
no leggesse vestito di piviale, lo si
ha àoXV Ord. Rom, p, 139; e Old.
XII di Cencio Camerario a pag.
169.
Fra le prerogative de'Cardinali
diaconi, fu certamente significante
quella della destinazione in legati
della Sede apostolica, residenti in
Costantinopoli chiamati apocrìsari
{Fedi), cioè responsali, come li chia*
mÒ s. Gregorio I, perchè davano al
Pontefice ragguaglio di tutti gl'in-
teressi e i negozi delle chiese d'o-
•riente, ed anche dell'occidente. Ta-
le uffizio esercitarono parecchi dia-
coni, che poscia furono sublimati
alla cattedra di s. Pietro, come
Vigilio, s. Gregorio I, Sabinianp,
Bonifacio III, s. Pasquale I ec., dap-
poiché, il ripetiamo, essi erano più
facilmente creati Papi, procurando
il clero romano di eleggere per-
sonaggi, che riuscissero graditi agli
imperatori d'oriente , e da loro
conosciuti. Si diede anticamente la
dignità, e carica di legalo aposto^
lieo (Fedi), a' Cardinali diaconi, e
non a' Cardinali vescovi o preti,
perchè erano obbligati i prinii a
risiedere, e vegliare sulle loro dio-
cesi, i secondi a fare residenza nei
loro titoli. A tale effetto s. Grego-
rio I si Gondolse con Leandro ve-
scovo, perchè era stato fetto Car-
dinale diacono,. e perciò costretto a
fiingeme l'uffizio. D'altronde il me-
desimo Papa si scusò coll'impera-
tore Foca, il quale erasi con lui
lagnato, perchè non aveva trovato
nel palazzo imperiale, dòpo il suo
ritorno dalla guerra, il solito apot
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a86 DIA
crìsario, e con queste parole: Quod
permanere inpalaliojuxtaantìquam
comuetudifVBm Apostdicae sedis
diaconum, vestra sereniias non in-
9enit, non hoc meae negUgendae,
sed gravissimae necessitads fidi.
Ed allora 6. Gregorio I ordinò dia-
• cono Bonifacio primo difensore, e
•lo inviò à Costantinopoli, qua! suo
apocinsarìo.
Godono i Cardinali diaconi tut-
ti quei privilegi e prerogative tan-
to fuori delle diaconie, quanto in
esse, che i Cardinali preti nei loro
titoli, fuorché in quei ministeri, i
'quali di lom natura sono vietati al-
l'ordine diaconale, come sono Tam-
ministrare la )ss. Eucaristia al po-
polo (ciò che proibì il concilio
Niceno), e il dispensare il sangue
di Cristo dopo che fb tolto il rito
*di comunicarsi sotto ambedue le
specie. Tuttavolta qualche testigio
n^è rimasto quando celebra solen-
nemente il Papa, che riceve dal
Cardinal diacono ministrante il ca-
lice col sangue o vino oonsagrato,
del quale paiiecipanò tanto il det-
to diacono^ che il prelato suddiaco-
no uditore dì rota. £ pur vietato
all'ordine diaconale il battezzare , ciot>
che fii ad esso concesso nella primi-
tiva Chiesa per la scarsezza de sacer-
doti: e Sé il Cardinal diacono ammini-
strasse il battesimo^ non sarebbe
esente dalViri*egolarità secondo la co-
mune opinione de' dottori, massime
del Navarro, de der, ordinat ministr,
lib. I cons. I, riferita dal Cardinal
Albizi nella dotta dissertazione che
stampò sulla giurisdizione de'Car-
dinalt nelle chiese de'rcgolari. Così
non po5;sono i Cardinali diaconi am-
tninistrare il sagramento del Ina-
trimonio. Abbiamo però registiato
h* rispettivi luoghi , i battesimi, e
i matrimoni, non che le vestizioni
DIA
di mottadie fatte dai Cardinali dia-
coni, con dispensa ed autotnzzazio-
ne pontificia, come dell' indulto <li
celebrare messa in pubblico, se sono
sacerdoti , giacche possono esserlo,
benché appartengano aU'òìxiine dia-
conale, cotne al pi*esentc lo sono
i Cardinali Tommaso Riéifto Sfor-
za primo diacono, é Tommaso Ber-
' netti secondo diacono.
Per ispiegarsi meglib, diremo, che
i Cardinali diaconi bénChè pi-etì non
possono in cappella pònCifibià, e nella
loro diaconia esei*citiEire gli uffici, ed
amniinisti*ai*e i sagraknenti propri dei
preti ; ma essendo sàCei*dolì altrove
possono celebrare la lùeàsa in pub-
blico, ed anche solennemente, sem-
pre però con breve apostolico di
dispensa: così possono fere vesti-
zioni di monache, ricevere professio-
ni di esse ec. , e fare matiMmoni
coir annuenza però dell'Ordinario
del luogo. Incombendo poi celebra-
re la me^sa pei Cardinali defonti
al Cai'dinal Camerlengo pro-tempo-
re dd sagro Collegio (VecK), quan-
do lo é un Cardinale, questo fe ce-
lebrare la messa ad altro Cardina-
le prete o vescovo, giacché non si
suole in pratica, nemmeno in que-
sta cii*costanza, celebrare dai Cardi-
nali dell'ordine dei diaconi, sebbene
quello ch'è camerlengo sia sacei'do-
te. Tuttavolta dalle costituzioni del
Sagro Collegio ristampate nel i833,
parlandosi del Cardinal camerlengo
del sagro Collegio,ede'siioi ofHzi, sem-
bra rilevarsi dal Contestò, che per
questa sola circostanza di esequie^
il Gstrdinal camerléngo del sagro Col-
fegiOjbenchè diacono di gèi'archià car-
dinalizia, quando sia sacerdote, le
può celebrare egli stesso, come si leg-
ge a pag. lò: Si véro presbyttr Juit
missam dtinwersarii bonamCardina-
Ifum mòrtnorutfi celebrare dchcal
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DIA
Neimiltiino concistoro del 184^^ il
Cardinal Mano Matt« otto il pas-
saggio all'ordine presbiterale, laonde,
•giusta le costituzioni apostolìche^pre-
se posto neirordine presbiterale, do-
po il decimoterzo Cardinale, a se-
conda dell'epoca della sua creazio-
ne al Cardinalato, che fu ai a lu-
glio 1833 : passando così avanti
a trenta Cardinali preti, i quali era-
no stati creati Caidinali dopo di
lui; non ha guarì questo Cardinale
è stato fatto arciprete della basili-
ca Taticana.
Dell' ozione meglio sì tratte-
rà al paragrafo seguente. Noteremo
che il Caixiinal Beraetti si ordinò
prete mentre era Cardinal diacono^
e ripeteremo qui che il Cardinal Mat-
tel fu annoverato nell'ordine diacona-
le, sebbene sacerdote, dal Papa re-
gnante. Vicevei*8a non mancano esem-
pi di Cardinali dell'ordine de' preti,
che non erano saceidoti. L'ultimo e-
sempio oe lo die'il Cardinal Dandini.
Essendo egli diacono, fìi creato nel
\8a3 Cardinale da Pio VII, che
inoltre lo dichiarò dell'ordine dei
preti, e vescovo d'Osimo e Cingo-
li. Egli rinunziò queste chiese, e so-
lo si ordinò sacerdote nove anni
dopo, essendo intervenuto a ti<e con-
clavi come Caitlinal prete senza es-
sei*lo nel carattere. Oltre a ciò non
mancano egualmente esempi di Cai^-
dmali vescovi, ch'erano dell'ordine
dei diaconi, come si avvertì a suo
luogo. Per ultimo lo fu il Cardinal
Giovanni Castiglioni, che Pio VII
creò Cardinale nel 1801, pubblicò
nel 180 3 dell'ordine diaconale, e
colla diaconia di s. Maria in Do-
mnica; quindi nel 1808, il fece ve-
scovo d^Osimo, e Cingoli, restando
nel suo ordine, nel quale morì nel
'or5, mentre era in Osirao sua
diocesi. Pio VII, a' 12 luglio 1816,
DIA 387
pubblicò la creazione, che aveva
fatta nel concistoro del precedente
marao, di Luigi Ercolani in Cardi-
nale dell'ordine de'diaconi; quindi
in quello de'^3 settembra gli confe-
rì per diaconia la diiesa presbitera-
le di s. Marco, sebbene titolo pi'es-
biterale. Sì legge poi nd numero
3a de' Diari di Roma del 1817,
che nel concistoro de'i4 aprile. Pio
VII, con apostolica dispensa (giac-
ché- devono passare dieci anni di
cardinalato prìma che un Cardinal
diacono possa passare ad altra or-
dine), trasferì il medesimo Cardinal
Ercolani all'ordine de'preti, assegnan-
dogli in titolo la chiesa collegiata
di s. Marco, la quale di sua natu-
ra è fra i titoli presbiterali. Va qui
pure avvertito^ che i dieci anni de-
vono computarsi dal gioi^no in cui
il Cardinale diacono, se quando
fu annoverato al sagro Collegio non
era già diacono, ha ricevuto il sa-
gro ordine del diaconato, il quale
deve per le costituzioni apostoliche
prendei*si dentro l'anno dell'esalta-
zione al caidinalato, meno indulto
e dispensa Pontificia, che si conce-
de per breve. Allo spillare di essa,
essendo il Cai*dinale in conclave,
non può più votare, se non sì or-
dina subito diacono. Quando poi
il Cardinale diacono, insignito però
del grado sacerdotale, vuol passare
col beneplacito pontificio all'oidine
presbiterale, prima del decennio, co-
me fece il Caixiinal Ercolani, non
può prendere il luogo in ordine di
esaltazione al caidinalato, come di-
cemmo del Cardinal Mattei, che
rimase dieci anni nell'ordine diaco-
nale, ma diviene l'ultimo Cardinale
prete. Aggiungeremo, che il Cardinal
duca d' Yorch nel 1 748 essendo
diacono di s. Maria in portico, fu
da Benedetto XIV trasferito all'or-
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388
DIA
dine presbiterale, dichiarando lito-
Io cardinalizio la detta chiesa, che
egli amò ritenei*e, benché divenuto
dell'ordine de'preti. Talvolta qual-
che Cardinale diacono, nell'ottare
ad altra diaconia vacante, ritiene
l'antica in commenda. Così fece il
vivente Cardinale Riario, ch'essendo
diacono di s. Maria in Domnica, la
ritenne in commenda, quando pas-
sò alla diaconia di s. Maria in via
lata. In seguito rimase con questa
sola, giacché rinunziò la commenda.
I Cardinali diaconi possono esse-
re, ancorché non sieno preti, an-
che abbati di abbazie nuUius, Da
ultimo il Cardinal Cristaldi poi sa-
cerdote, ma diacono di s. Maria
in Portico, era abbate commendata-
rio, ed ordinario di s. Mai-ia di
Farfa, e di s. Salvatore maggiore.
Anzi é da notarà, che l'abbazia
gli venne conferita da Leone XII,
quando era semplice prelato, e te-
soriere generale, ed insignito del
solo suddiaconato, e quindi la con-
servò venendo annoverato nell'or-
dine de' Cardinali diaconi.
Facendo seguito alla narrativa
de' privilegi, e prerogative de' Car-
dinali diaconi nelle loro, diaconie,
dH^emo che cessate sono le antiche
incumbenze loro, di raccogliere le
offerte de' fedeli, e distribuirle ai
poveri, alle vedove, ed ai pupilli.
F. s. Bernardo de consideratione^
che diresse al suo antico discepolo
Eugenio III, lib. 4- Inoltre hanno
i Cardinali diaconi nelle chiese dia-
conali, ristessa giurisdizione quasi
episcopale, che hanno i Cardinali
preti nei loro titoli, cioè di visita-
re le diaconie, di correggere i co-
stumi del clero, e del popolo, di
conferire i benefizi vacanti nelle
medesime, con quelle avvertenze
che si notarono dì sopra. Puni-
DIA
re pur possono con pene spiri-
tuali i delinquenti, e contumad^ o
con censure ecclesiastiche, o con
sospensione, interdetto ec, &oeado
tutto ciò che può ordinare un ve*
scovo nella sua diocesi: non pos*
sono per altro emanar leggi per-
petue, come nota il Cardinal Branr
cacci nella dotta dissertazione de
optione Card,, né congregar »na-
di , né dispensare , né punire, o
rilasciare le leggi. EgU e per-
ciò, che diconsi godere quasi e»
piscopal giurisdizione. Aggiunge il
Mandosio, riferito dal Cohellio, iVó-
titia Cardinalalus, non aver essi
facoltà nelle materie civili, e cri-
minali privativamente agii altri giu«
dici, come godevano gli arcipreti
Cardinali nelle basiliche patriarca-
li, per ispecial indulto, e prìvilegio
de' sommi Pontefice. Ma sulla giu-
risdizione de' Cardinali diaconi nel-
le diaconie, va consultato il Car-
dinal de Luca, il Cardinale pra-
ticOy cap. XII, nel quale parla an-
cora dei vicari, che sogliono avere
nelle medesime diaconie, per l'or-
dinario nominando a tal uffizio un
prelato. Alle mentovate, ed altre
prerogative dei Cardinali diaconi,
vanno del pari congiunti gli ob-
blighi che hanno da in vigilare al
buon governo, culto ed edifizio del-
le loro diaconie ; e di più, secondo
che fu ordinato dal concilio late-
ranense III, nella sessione 29, e
dalla costituzione di Leone X,
fatta nel concilio generale latera-
nense Y, debbono visitare ogni
anno le diaconie medesime, averne
gelosa cura, e sovvenirle, perchè vi
si mantenga lo splendore^ ed il
decoro ecclesiastico.
Intorno alla benedizione diacona-
le, oltre quanto ne dice lo stesso de
Luca, al citato luogo, il Cardinal
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DIA
Brancabci ' scrisse una dissertazione,
e il Caixiinal Albizii ne parlò nel-
r interessante sua opera, de jur,
card, in suis Eccles, , e noi al
voi. V, pag. 63 e 64 del Diùo-
natio y ne tenemmo proposito, co-
me lo tenemmo nel seguente arti-
colo. S. Antonino, par. 3, tit. 24,
cap. 16, § 9, ecco come si esprime
sulla benedizione diaconale: Quanv-
vis edam benedicant diaconi Cardia
ncdes; sed hoc nuUus archidiaconus
praesumit Ben ponno adunque i Car-
dinali benedire il popolo nelle loro
diaconie, ove tengono il luogo del
sommo Pontefice, ed esercitare mol-
ti atti di autorità ordinaria. Né
deve tacersi, che non solo un Car-
dinal diacono benediceva il cereo
nel sabbato santo alla pi*esenza del
Papa, ma V ultimo de' Cardinali
diaconi, dopo il battesimo che fa-
cevasi dal Pontefice di tre catecu-
meni, nel battisterio di s* Giovanni
in fonte al Laterano, proseguiva
a battezzare gli altri catecumeni,
come dice Cèncio camerlengo .
Egualnaente narra il Cardinal Gae-
tana p, 272, che r ultimo de* Car-
dinali preti nel sabbato santo faceva
la benedizione del fuoco, e V ulti-
mo de' Cardinali diaconi accendeva
il Lumen Christi, ed il cereo pa-
squale. Abbiamo dal sept synod,
can. i4, che il diacono Cardinale,
quando sia sacerdote, può nella
sua diaconia conferire gli ordini
minori e la prima tonsura, e ciò
per niun' altra ragione, se non per-
chè in esso ritrovasi il fondamen-
to del sacerdozio, quantunque ciò
non sia stato mai in uso nella
Chiesa. Sui Cardinali diaconi vanno
pure rammentati il padre Gattico
i ^cla selecta caeremonialia, e il ci-
i tato de Luca, ndl' aitila opera, Rei,
i Rem, Curiae disc. n. 5. Nell'opei^a
voi. XIX.
DIA 289
del Cardinal Agostino Valerio vesco-
vo di Palestrina, stampata in Roma
nel 1795, con questo titolo: De
consolalione Ecclesiae, si legge nel-
r indice di tutti i suoi scritti ine-
diti, cioè LXV, num. 66 De oc--
cupationibus diaconi CardinaUs
dignis ad Fridericuni CardinaleTà
Borromeum, D. Caroli patruelem.
Extat Yenetiis fol. in Bibliotheca
Marciana. F, Codices manuscriplos
Latino^ bibliothecae Jfanianae a Ja*
cobo Morellio relatos, et editos
Yenetiis typìs Antonii Zattae 1776.
Dai*emo termine a questo arti-
colo con un ulteriore cenno sulla
ozione de' Cardinali diaconi agli or-
dini presbiterale^ ed episcopale, coi
riportare l'ordine gerarchico delle
diaconie cardinalizie, tanto esistenti
che soppresse, al modo, che le de-
scrive il Piazza, nella sua Gerar^
chia Cardinalizia, opera, che dedi-
cò a Clemente XI, De^diaconi car-
dinali grado terzo.
Non mai un Cardinal diacono
può ottare all' ordine de' Fescovi
mburbicorì (Fedi), se precedente-
mente non sia passato a quello dei
preti. Sisto V, colla costituzione
Postquam vetus, aveva stabilito, che
se alcuna delle chiese suburbicarie
venisse a vacare per la quarta
volta, excluso ea tantum vice an-
tiquiore presbitero, prior diacono-
rum cardinaUum, qui praesens fue-
rit, et in aetate legitimaconstitutus,
\'el si ille noluerit, vel nequiverit as-
sunti, sequens diaconus eisdem qua-
litatibus praeditus ad eam pronto-
veatur. Ma sotto Clemente Vili,
essendosi da un consiglio rotale di-
scusso il punto, se questo privile-
gio, compartito da Sisto V ài Car-
dinali diaconi sussistesse,, fu deciso,
bhe era tolto per non usum. Ag-
giunse però Clemente Vili, con
19
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ago DIA
sua eostltu2iOD< , che i Cardinali
diaconi, i quali dieci anni prima
rimasero nelforàine diaconale, pas-
sare possono alt' ordine de' preti» ai
<|uali avrebbero preceduto, se tali
finsero stati, fin dal giorno della
lDit> stessa promozione. Questa cosa
venne rinnovata sotto Clemente XI, e
la oongregaxione particolare a dò
deputata, a' so di mano 17 15,
decretò: non competere cardinali'-
bus diaconis/us opiandif seu ascen*
dendi ad suas ecclesias efnscopales,
sed tantum cardinalibus presbyte^
ris, V. Riganti, Comm. ad Reg.
Cancellar, t. I, ad reg. 8, §. a.
Ecco r ordine gerarchico delle dia-
conie cardinalizie antiche riportato
dal Piazza. Col numei*o d'ordine
egli indica le esistenti, mentr^ le
altre, che non l'hanno, più non
esistono. Se però la chiesa sussiste
lo avvertiremo.
I. S. Maria in Domnica.
S. Lucia in Cei^ehio, al Settizo-
nio.
S. Maria Nuova, sussiste, ed è
uifiziata dai monaci olive*
tani.
SS. Sergio e Bacco.
S* Lucia in Selci, sussiste, ed è
delle monache agostiniane.
S. Teodoro, sussiste^ ed è uffi-
ziata dall' ardconfratemita del
Ss. Cuoi*e di Gesh.
IL S. Maria in Cosntedin.
IlL S» Maria in Portico.
IV. £ Maria in via Lata,
V. S. Agata alla Suburra.
VI. SS. Cosma e Damiano,
VII. «SI Maria in Aquiro,
Vili. S. Giorgio in Felabro,
IX. S. Adriano.
X. 4SI Eustachio.
XL S, Nicola in Carcere.
XU. SS. Filo e Modesto,
DIA
XIII. S. Angelo in Pescheria.
XIV. S. Maria della Sa^a.
La chiesa diaconale di s. Cesa-
reo, come dicemmo al suo articolo,
fu talvolta titolo, ed altra diaco-
nia, nella quale qualifica la stabifi
Gemente VIII. Nel secolo decorso,
e nel concistoro de' a 3 luglio 1725,
come riportano il Diario di Roma,
numero ia46, e il Novaes, t.
XIII, p. 73, Benedetto XIII eresse
in diaconia cardinalizia di s. Maria
ad Martyres, l'antico Pantheon.
Vei*amente ora non avvi ordine
gerarchico nelle chiese diaconali,
ed il primo diacono non ha dia-
conia determinata. I Cardinali Con-
salvi, e Rivarola fiirono primi dia-
coni, ed ambedue ebbero la diaco-
nia di s. Maria ad Martyresy seb-
bene l'ultima ad essere elevata al
grado di diaconia. I Cardinali Ruf-
fo, ed Albani egualmente fiu*ono
primi diaconi, ed ebbero per dia-
conia la chiesa di s. Maria in Via
Lata, laonde non è determinato at-
tualmente qual chiesa dev'essere
la diaconia del primo Cardinal
diacono. NeL-eonci&toix) dei 37 gen-
naio 1 843 il Cardinal Adriano Fie-
schi, sesto dell'ordine de' diaconi,
si dimise dalla diaconia di s. Ma-
ria in Portico, ed otto e conseguì
quella di s. Maria ad MaHyres,
vacata per morte del Cardinal pri-
mo diacono Rivarola. Altra confer-
ma, che al presente non avvi or^
dine gerarchico nelle chiese diaco-
nali. Va però avvertito, die quan-
do un diacono, od un prete, otta
ad altra diaconia, o titolo cardi*
nalizio, il prefetto de' cerimonieri
pontificii si reca ad interpellare quei
Cardinali, che nel rispettivo oi^dine
lo precedono ih anzianità di car-
dinalato^ se essi biamassero passar*
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DIA
vi, e ciò per un riguardo di con*
venìenza sanzionato dall'uso. Nel
Lunadoro, Eelazione detta corte
di Roma, tanto della edizione del-
Tanno i636, a pag. 374» che di
quella dell'anno 1774 colle note
del dotto Zaccaria, pag. 9, non si
linviene ordine stabile di gerarchia.
Nella prima Tengono registrate con
questo ordine: 8. Maria in Via
Lata, s. Eustachio, s. AgatA, s. Ma-
ria in Portico ec. ; nella seconda
in questo modo: S. Marìa in A-
quiro, s. Maria in Cosmedin, ss.
Cosma e Damiano» s. Malia Nuo-
va, s. Adriano ec. , poi le altre.
Antica Diente lo era quella di s.
Maria in Domnica, chiamata per-
ciò un tempo Arcidiaconia,
Ripetiamo ancora una volta, che
ai rispettivi articoli si tratta di- quan-
to spetta alle prerogative, uffizi,
preeminenze, e privilegi del Cardi-
nal primo diacono, e dei Girdina-
li diaconi di santa romana Chiesa.
>Su questo argomento, oltre i suc-
citati, ed altri autori, ed oltre quelli
diesi Importeranno airarticolo Tito-
li Cabbinaiizii, abbiamo: Eminendis,
et Reiferendiss. S. R, C, cardinali-
bus^ Eulogialogium Diaconale offerì
Dominieus Maffi 1 688; Laurentius
Brancatus, De henedictione diaco*
noli ^ inter ejus dJissert, Romae
1672; Francesco Albizii, De ju"
risdìctione^ quam haheni S. R. E,
cardinales in ecclesus suortan <i-
tuloruniy Disceptado novis allega^
tionibiis aucta, et addita quaestìun-^
cula, an Cardinales diaconi in suis
DiaconUs possint solemniter bene*
dictìonem impertiri, Romae 1668.
F, però la risposta del Piloni de
controv, Patronatus, alleg. 4'» >>•
3i, Tria ad Pktnm, de cardinal,
digmi.j e r Andrepcci, dlisert. de
cardinàUbui in gènere. 11 Cohellio
DIA .291
riporta a p. i5 alcuni Cardinali
diaconi, che, non essendo insigniti
dell'ordine sagro, rinunziarono la
dignità, per continuare la successio-
ne nelle loro sovrane, e principe-
sclie femiglie, di che noi par-
liamo air articolo Pokpoba cardi-
VALiziA BiNUHziATA. SuUe diaoonìe
cardinalizie, alcune erudite notizie
vengono altresì riportate andie dal
Nerini a pag. 49 e seg. nAVHisto-
rica monumenta^ de tempio et coe^
nobio ss. Bonifacii et Alexii.
DIACONO, diaconus. Uno dei
ministri inferiori dell' ordine gerar*
chico, quegli cioè che è promosso
al secondo degli ordini sagi*i, vale
a dire al Diaconato (Fedi). Que-
sta parola è formata dalla voce
greca, che signi6ca ministro^ o ser-
vo. I diaconi furono istituiti dagli
apostoli al numero di «ette,, come
si legge Act. e. 6. Al nascere «tes-
so della Chiesa, creteendo ogni gior-
no il numero de' fedeli, talmente
divennero commendevoli, che essi
riguardavano gli altri fedeli tutti
come fi*atelii, per cui non avevano
che un cuore, ed un' anima. I rie*
chi vendevano i loro beni, e de-
ponevano il prezzo che ne ave*
vano ricavato in un tesoro comu*
ne ; e gli apostoli a mezzo de' loro
eoadiutorì, e insieme ad essi im-
piegavano questi denari in soccorso
de' poveri. A questo proposito sì
fecero quindi alcune querele^ ma
gli apostoli illuminati dallo Spirito
Santo, ne fecero tosto cessare la
cagione che le produceva. I greci,
o giudei ellenisti, così essendo chia-
mati i giudei eh' erano versati nel*
la lingua greca perfettamente, mor-
moravano contro gli altri ebrei,
«otto pretesto che le loro vedove
fossero trascurate nella distribuzio-
ne giornaliera delle loro limosìne.
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jiga DIA
Gli apostoli, per arrestare il male
daUa sorgente, radunarono i fedeli
nel secondo concilio di Gerusalem*
me, e fecero loro ossenrare, ch'essi
non potevano lasciare le principali
-futtùoni deir apostolato per aver
cura delle limosino. S. Pietro, che
aveva radunato il concilio, ed in
esso parlato, per cui si conta tal
.rappresentanza come il secondo at-
to di autorità pontificia che eser-
citò dopo r ascensione di Gesù Cri-
sto, propose di eleggere in loro
aiuto sette uomini irreprensibili, fe-
deli, ripieni delio Spirito santo, e
di sapienza, acdoochd si pigliassero
questa cuitis aggiungendo che in
tal modo tutti gii apostoli sai*eb-
bevo pei*ciò Hbei'ati da ogni distra-
uone, e si sarebbero posti in istato
di attendei*e unicamente alla pre-
ghiera, e alla predicazione del van-
La proposizione fu da tutti ap«
plaudita^ e vennero istantemente
eletti Ste&no, uomo pieno di Spi-
rito santo, e per ciò di carità, e
di fede ardente, onde poi fu pi*o-
tomai*tire, come anche Filippo, Pro-
coro, Nicànore, Timone^ Parmena,
e I^icolao proselito di Antiochia, e
giunto da pochi giorni in Gerusa-
lemme. Siccome tutti questi nomi
sono greci, alcuni scrittori han-
no conchiuso, die a bella posta si
fossero scelti dei diaconi fra i gite-
ci, per far cessare più sicuramente
il mormorio, ma questa cons^uen-
za è a&tto incerta. E a sapeisi,
che sovente gli ebrei cangiavano i
loro nomi in .nomi greci, che ave•^
vano lo stesso significs^to, e che si
potevano pronunziare più facilmen-
te. Osserva s. Agostino, «Serm. 3i6
ol. 94, ik div.y che s. Stefano è
nominato il primo fra i diaconii
come s.PieU'o io e fra gli aposluli.
DIA
ed è per questo che Luciano, eie
ùiifenL €t transloL s. Stephani e. 8,
9, gli dà il titolo di arcidiacono.
Allora gli apostoli, dopo aver reci-
tato delle orazioni, con la imposi-
zione delle mani sui sette diacooi,
oonferh*ono loro il diaconato, di cui
avevano essi ricevuto la istituzione
da Gesù Cristo medesimo; e que-
sta cerimonia oomuniob loro .lo
Spìrito Santo, per renderli degni di
addivenire i ministri dei santi mi-
steri di Dio. La loro oixlinazioae
si fece in virtù di una commissio-
ne *general^ o particolare, che gli
apostoli avevano ricevuto dal di via
Maestro, per creare dei leviti, ossia
ministri inferiori, i quali potesseix»
servire all'altai^e. Oltre la distribu-
zione delle limosine, fu ai sette
diaconi anche assegnata T ammini-
strazione dell' Eucaristia, nelle varie
conti^ade di Gerusalemme ad essi
affidate, a guisa di diaconi regio-
nari, ad esempio de' quali, vedre-
mo in seguito stabiliti quelli della
Chiesa Romana. Alcuni scrittori
hanno detto, che i diaconi non fu-
rono da principio istituiti, che per
vegliare sopra la distribuzione del
temporale della chiesa, che venne
loro commessa poco dopo quella
dei santi misteri. Certo è, che in
questi primi tempi i diaconi non
ebbero soltanto la cura di occupa-
re il prìmo posto nel servigio del-
l' altai*e, con la custodia dei vasi
sagri, del tesoro, e delle oblazioui
de' fedeli, ma leggevano ancora il
vangelo in alcune chiese. Spesso
anche amministravano il sagrameu-
to dell' Eucaristia al popolo, e mas-
sime il sangue di Cristo, non mai
però alla presenza di un prete, se
prima loro non l'ordinava. Essi
pure conferivano solennemente ii
battesimo, ma sempre sotto l'au-
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DIA
tor'ità, e col permesso del vescovo.
Tanto aflèrraano parecchi santi pa-
dii, e gravi autorì ecclesiastici. Se
non che delle prerogative de' dia-
coni, de'Iorp uffizi che anticamen-
te eseiTÌtavano, e della odierna di-
sciplina della Chiesa su questo pun-
to, parleremo da poi, ed intanto
passiamo a dire dell' eccellenza del
]oro grado, e ministero.
Rappi^sentano i diaconi gli an-
geli che assistono a Dio, imperoc-
elle la gerarchia ecclesiastica è sta-
ta fatta ad imitazione delia cele-
ste, ove furono veduti sette spiriti
assistenti al trono dell'Onnipotente.
S. Ignazio, discepolo degli apostoli,
perciò rassomiglia i diaconi alle
angeliche virtù, perchè servono, ed
assistono a' vescovi nell'altare; per
la cui testimonianza è altresì cer-
to, che gli stessi diaconi furono an-
die soliti di ministrare al vescovo
mentre predicava, come si legge
neW'ep, 3, cap. 12, ch'egli scrisse
ai Filadelfi. Il medesimo scrivendo
a quelli di Smirne, ep. n. 6. p.
37, ordina a' fedeli di rispettare i
diaconi come i ministri di Dio, e
come i ministri dei misteri di Gc-
sìi Cristo. Il loro ministero, dic'e-
gU neir ep. ad TralUen., o Trallen-
si n. 2, p. 62, non consìste nel
distribuire il bevere, ed il mangia-
re, ma neir esercitare auguste fun-
zioni nella Chiesa di Dio. Secondo
anche s. Giovanni Grisostoroo,. s.
Stefano ebbe il primato, e la pre-
cedenza fra i diaconi, che si erano
di fresco eletti. Le parole di san
Giovanni Grisostomo : Majorem tu
ilio ( óoè diademate coronalo)
potestatem habes, sono indirizzate
ad un diacono. S. Paolo parla del-
le funzioni di questi ministrì, e
chiede ch'essi abbiano quasi le
stesse doti, che hanno i preti, e
OU 293
i vescovi: Scrivendo a Timoteo,
gli ordinò che non ammette»-
se r accusa contro di essi , ed
i sacerdoti senza testimoni, per
non dare adito alle detraxioni, ed
alle calunnie de' Malevoli ; così pu-
ra il detto 8. Ignazio vietò l' accu-
sare i diaconi. Da tuttodò chiara-
mente si rileva, quanto i diaconi
fossero in istiroa, e rispetto, sino
dalla prima loro istituzione. Ma s.
Paolo perciò esigeva, che i diaconi
avessero le stesse disposizioni dei
preti, e vescovi, e ohe non si ani*
mettessero al ministero se non do*
pò essere stati provati. S. Gprià»
no, ep, 65 ad Pam.y dà ai diaconi
il titolo di ministri dell* episcopato^
e della Chiesa. Nella predicazione
talmente si distinse il diacono s.
Filippo, che meritò il soprannome
di FangeUsta, ool quale viene di-
stinto negli atti degli apostoli. S.
Filippo, come abbiamo veduto, tie-
ne il secondo posto, nel catalogo
che ne dà s. Luca, ^ct. 6, 5. Ab-
biamo inoltre, che s. Ermicola, non
avendo altare, celebrava la messa
sulle mani dei diaconi. Origene,
traci. V in Matth.^ dopo di aver
detto, essere i sacerdoti gli occhi
della chiesa, soggiunge: Diaconi
autem, caeterique ministri numus,
qida per eos opera spirituaUa uni"
versa geruntur. Il Berlendi, delle
oblazioni all'altare a pag. ìli, e
seg., dimostra il doppio ministero
de' diaconi, spirituale, e temporale.
Non riuscirà discara la seguente
digressione del medesimo autore,
sulle oblazioni de' fedeli avanti e
dopo r istituzione de' diaconi, anche
perchè si comprendano i vocaboli
di Gazqfilacioj Corbona, Mensày
di cui fenno menzione gli scrittori
ecclesiastici, ed oltre quanto su di
essi dicemmo nel precedente artir
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194 DIA
colo, rdatifamente air ufficio dei
diaconi.
Parkndo adunque delle prìmiti*
fé oblazioDi dice, che se la qualità
dell' offerente meritava che si rice-
▼csKro, venivano prese, ed incor-
porate alla massa comune, ch'era
il fondo destinato al mantenimen*
to de' sagri ministri, costume pra-
ticato dallo stesso Cristo. Di que-
ste oblazioni, chiamate pure Bor^
se, fu eletto dal Salvatore nel
collegio apostolico per deposita-
rio Giuda Iscariote. Col crescei*e
poi dei fedeli, pei primi discorsi
di 8. Pietro, aumentandosi le ob-
Iasioni, le borse si cangiarono in
sacchi, e per dò chi ne aveva la
custodia era chiamato sacculario, o
Sàccellario (Fedi). Questa borsa,
• sacco indi fu convertito, come in
recipiente più capevole, in cassa,
la quale chiamossi GazqfUacio, ohe
custodìvasi fuori della chiesa, ed in
cui mettevansi le limosine, ed ob-
lazioni pel sostentamento del cle-
ro. A questa cassa, da Tertulliano
diiamata arca, s. Cipriano dà il
nome di Corhona, cioè il gazofi-
lado, o cassa comune. Raccolte poi
le oblazioni presentate dai fedeli,
si ponevano in detta cassa, per Ikr-
ne poscia l'opportuna distribuzio-
ne. Questa incumbenza nel princi-
pio della Chiesa fìi eserdtata dagli
apostoli stessi, ma per breve tem-
po, poiché, vedendo che tal impie-
go era loro incompatibile colla pre-
dicazione del vangelo, a cui erano
principalmente destinati, appoggia-
rono ad altri l'economia di ma-
neggiare il temporale, per meglio
èssi attendere allo spirituale. Per-
ciò da tutto il corpo de' fedeli e^
lessero sette, che chiamarono dia-
coni, alla direzione de' quali com-
misei*o le oblazioni^ doè il rice-
DIA
verle, il custodirle, poi al bisogno
farne il debito rìpartimento. Laon-
de il canone IV del quarto conci-
lio di Cartagine, nel rendere ragio-
ne perchè nella ordmazione dei
diaconi la Chiesa non usi il rito,
con cui ' ordina i sacerdoti, dice
che il diacono: Non ad sacerdo'
tium, sed ad ministerium consecra-
tur; e da s. Girolamo scrivendo
Y ep, 85 ad Evagino, è chiamato
il diacono : Mensaruniy et induarum
minister. Non fu però l'ufiido dei
diaconi del tutto, e semplicemente
temporale, come taluni pretesero;
né la loro ordinazione si sarebbe
fatta con rito solenne redtando
orazioni, e imponendo sopra di lo-
ro le mani, se fosse stata ristretta
alle sole cose profime, né a loro
sarebbe stata commessa la conver-
sione de' popoli, l'istiniirH nel van-
gelo ec. Tuttavolta questo ministe-
ro sulle cose temporali, non fu
sempre, ed in ogni luogo ed in
ogni chiesa eserdtato dai soli dia-
coni, sebbene secondo l'istituzione
apostolica avesse avuto da queHi
il suo oominciamento. Nella chiesa
di oriente si trova appoggiata ai
preti, ma nella romana a'diaconi.
Nel IV secolo da' monaci dell'E-
gitto si chiamava Diaconia {Ve'
di), l' incumbenza di ricevere le ob-
lazioni , e maneggiare le cose del
monistero, né si commetteva, che
a persona di tutto mento, ed inte-
grità. Il Bergier dice, che in alcu-
ni monisteri si diede il nome di
diaconi agli economi o dispensieii,
quantunque non fossero ordinati
diaconi. Che fosse poscia &tto nel-
la Chiesa promiscuo a' diaconi, e ai
preti questo ufficio di economo, lo
dice il padre Cristiano Lupo, to-
mo II, fol. io8, il quale vuole
che sia • stato occasionato dall' in-
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DIA
tollerabile supei*bia di certi arci*
' diaconi, che Tedendosi De' mini*
' steri principali impiegati dai ve*
scoyì, e chiamati occhio dd vesco»
va, delle cui azioni erano testimo-
ni, e fiati soprastanti a tutte le
sostanze ecclesiastiche, con alterigia
▼oleTano precedere a' preti. Questi
economi furono pur detti Fìcedo*
minij Preposid, e Maggiordomi i
a' preti o a' diaconi economi e cu-
stodi dell' ecclesiastiche sostanze, ser-
vivano anche i Suddiaconi (Fedi),
Dall'ordine del suddiaconato si a*
scende al diaconato.
Elezione, ed ordinazione dd
Diaconi
Facendo seguito alla elezione dei
diaconi, nei primi secoli della Chie-
sa, benché i tcscovì ne avessero la
autorità principale, il popolo vi
concorreva, perchè i vescovi ad
esempio degli apostoli li propone*
vano al clero e al popolo, prende-
vana i loro consigli, e gli ascolta-
vano volentieri. Sembra per2>, che
nel sesto secolo il popolo e il clero
venissero privati di si fetta elezio-
ne, per le elezioni tumultuanti, ed
altri abusi ch'erano insorti. Solo
potevano opporsi^ nel caso che le
promozioni dì tali ministri fossero
contrarie al bene della Chiesa. Tnt*
tavia nei riti delle ordinazioni i«-
sta anche adesso un vestigio della
antica disciplina, poiché, secondo il
pontificale romano, quando si trat-
ta di ordinare un sacerdote o dia-
cono, rarddiaoono lo presenta al
vescovo, chiedendogli in nome della
Chiesa, che 1* ordini, al che il ve-
scovo domanda : » sapete voi esser-
M ne degno ? L' arddiacono^ lo so
» e lo attesto per quanto può l'u-
» mana fiacchezza comportare. Il
DIA àgS
M vescovo ne ringrazia Z>k>, e poi
» volgendosi al clero, ed al popo'
M lo éRce: Noi col divino aiuto e-
M lediamo questo presente suddia^
M cono per l' ordine del diaconata
« Se alcuno ha quakhe cosa con*
jt ti'o di lui^ SI fiiocia innanzi gè-
» nerosamente per l'amor di Dio,
M e lo dica: ma si ricordi della
M sua condizione". Questo appun-
to é un vestìgio deH' antico uso, di
consultar il clero, e il popolo nel-
le Ordinazioni (Fedi). Imperoodié,
dice il Fleury, quantunque il Te-
acovo abbia tntta la potestà di or-
dinare, e il consenso dei laici non
sia essenzialsnente necessaiio, egli
nondimeno é utilissimo per assicu-
rarsi del merito degli ordinandi.
Si supplisce ad esso colle pubbli-
cazioni, colle informazioni, e gii
esami, che precedono l'ordinazione,
ma santamente fu istituito che gli
eletti si presentassero in fiiccia del-
la Chiesa, anche nell'azióne stessa
di ordinarsi, perchè il vesooTO si
assicurasse che fossero irreprensibi-
li, il pontificale romano rende ra-
gione di questa cerimonia, fiicendo
dii*e al vescovo, ch'egli fii tale in-
chiesta al popolo, perchè è interes-
se del comune pastore, avere sa-
cenloti santi ; e perché «n partico-
lare può sapere ciò che ignorano
gli altri, e perdisè finalmente cia-
scuno ubbidisce più volentieri a
quello, che fii di suo consenso oi*-
dinato. Il Chardon, Storia d4^ Sa»
gramendj nel ìxmku III, lib. I, ca-
pitolo XII, tratta dell' ordinazione
de'diaoMH, coli' autorità del quale
andiamo di dò a parlare.
Anticamente il diaconate si con-
feriva colla imposizione delle mani,
e coll'oraziotte, come aflfermano gli
antichi rituali, i. canoni de'concilii,
e gli santtorì eocksiastici della li-
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396 DIA.
turgia^e disàplina della Chiesa; ed
i riti che ora si usano nelia ordi-
natione de'dìaoom, vi sono stati
aggiunti dappoi per renderla piik
solenne, o per figurar meglio le
funzioni, a cui sono i diaconi de-
stinati. Tali sono la tradizione del
libro degli emogeli, e della Dal*
malica (FeéU)y delle quali oose, e
delle loro formole il p. Morino^ de
sac, onL ex. 3, a 1, dice non fiir-
ne menzione veruna i rituali an-
teriori al nono secolo, quantunque
molti teologi in esse al>biano co-
stituita la materia^ e la forma di
questo ordine. Aggiunge il p. Mo-
rino, che sono appena seicento an-
ni che si cominciò a presentare ai
diaconi TeTangelo (egli morì in
Parigi nel iSSg), eccettuata l'In-
ghilteiTa ove un sagramentarìo di
ottocento anni addietro prescrive
che il vescovo dia l'evangelo a co-
lui che ordina, dicendogli : <• Pren-
» dete questo libra dell* evaogelo,
« leggetelo, comprendetelo, fiiteue
»» parte agli altri, e adempitelo
M colle operazioni". Questa formo-
la è diversa da quella che si usa
oggidì, e fu assai varia nelle chie-
se, anche dopo introdotto il costu*.
me di pdk^ere al diacono l'evan-
gelo, che fu per certo verso l'un-
decimo secolo, e anche dopo. Che
questo rito non possa essere, ad
esclusione degli altri, la materia, e
forma di questo sagramento, lo di-
mostra r antica disciplina di molte
chiese, che &cevano leggere l'evan-
gelo dai Letiorì (Vedi). Nella Spa-
gna questo uffizio era comune ai
diaconi, ed ai suddiaconi. Altro*,
ve lo &cevano indifferentemente i
diaccmi, ed i sacerdoti. Tuttociò
pix>va, che la tradizione del libro
degli evangeli, non poteva essere,
anticamente rito essenziale della
DIA
ordinazione de' diaconi. Queste ed
altre ragioni avevano persuaso mol-
ti teologi, che il rito essenziale fos-
se l'imposizione delle mani pre-
scritta n^U atti apostolici, ma il
pregiudizio che r^paava, che la for-
ma del sagramento dovesse esaere
imperativa, fece pensare a qualcu-
no d' inserire nell' orazione étaa
accompagna 1' imposizione delle
mani la formola; » Acdpe Spiri-
« tum Sanctum ad robur, ad re-
» sistendum diabolo et teotatio-
» nibus ejus in nomine Domini".
Qui però noteremo, die lascian-.
do da parte le questioni de'teologi,
ed avendo in mira la dottrìna del
ven. Innocenzo XI, che ove ragio-
nasi, e trattasi di sagramenti, non
basti il tenere la sentenza piii pro-
babile, ma s^;uir debbasi la più
sicura, iutìor^ ne consegue, che al-
l'opinar del Morino, e di qualsi-
voglia altro teologo e canonista, dee
prevalere infinitamente la prassi co-
stante, da molti secoli introdotta nel-
la Chiesa latina, che oggimai può
dirsi l'universale. Questa prassi im-
porta, che oltre l'imposizione delle
mani aggiungasi nel promovere la
tradizione del libro degli evangeli e
degli analoghi istromenti, non già
a maggior pompa e solennità, ma
bensì come parte essenziale della
materia del sagramento per tutti
i latini ed occidentali. Può vedersi,
fi*a gli altri autori' la breve, ma
esatta istruzione per gli ordinandi
del p. Luigi Togni de'ministrì de-
gl'infermi, insigne opera che porta
per titolo : Instrucù'o prò sacris ec^.
desiae minisirìs doctrinae spanniea
daiuris, Romae i83o, caput VI,
de hierarchico diacanaius ordine.
^.licitato Pontificale Romanum, p.
I tit. II, §. 4» nel quale si riporta
il rito, venerabile della ordinazione
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DIA
de'diaconi, e delle relative oerimo*
nte. Dopo tutto questo, dì qualun-
que opinione poi sìeno i nostri teo-
logi, non possono trovare difficoltà
nella ordinazione delle comunioni
orientali, poiché queste usano e la
iniposiiione delle mani, e la tradi-
zione degli stromenti propri del
diaconato. £000 il modo di ordi-
nai^ i diaconi greci; poi indiche-
remo quello di altri orientali.
L'oi*dinando viene presentato da
due diaconi anziani, che lo condu-
cono in giro tre volte per lo santua-
rio. Il vescovo poi gli fa il segno
della ci'oce tre volte sul capo, e
gli fa deporre l'abito di suddiaco-
no e la cintura ; indi Io fa inchi-
nare sulla sagra mensa> su cui*
appoggia la fronte. L' arcidiacono
recita alcune preci, e il vescovo
imponendogli la mano sul capo,
dice: >» La divina grazia solleva PI.
V suddiacono piissimo, alla digni-
j» tà di diacono: oriamo per lui
» acciocché scenda sopra di esso
» la grazia di Dio ", Noteremo
che questa formola, giusta il greco
rito, si usa anche neirordinazìone
de'sacerdoti e. de' vescovi. Si &nno
poi altre orazioni^ dopo le quali il
vescovo imponendogli nuovamente
la mano gl'im plora da Dio la gra«
zia conceduta a s. Stefano. Orim-
pone la mano una terza volta, e
dice un'altra orazione. Poi gli met*
te la stola sull'omero sinistro, e il
popolo grida: Egli è degno. Se gli.
dà poi il ventaglio o flabello, che
i . greci usano per cacciar le mosche
dall'altare: il diacono quindi inco-
mincia le orazioni appellate diaco"
nali\ il cui libro chiamasi Diaconi'
co (Vedi)^ e si comunica pel pri-
mo fra i diaconi. Queste orazioni
diaconali si chiamano anche paci-
fiche^ e si recitano dai diaconi ai
DIA 0197
quali tocca dare il bacio di pace,
come si può più specialmente ve-
dere nella liturgia de' presanti fica ti,
presso il Glossario di Du Gange,-
t. II p. 1376. Tuttociò é descrìtto
nelle note del p. Goar sopra leit^
cologio de'greci, il quale aggiunge,-
che se sopra l'altare vi sono due
calici per la celebrazione della li-
turgia, il celebrante ne dia uno al
nuovo diacono per distrìbuìrlo al
popola Nel rito greco non si dà,
al diacono il libro dei vangeli per-
ché d'ordinario lo legge il sacer«*
dote.
Fra le ordinazioni pubblicate dal
p. Morino in siriaco ed in latino,
le prime furono quelle der giaco-
biti, di 'egli chiama de' maroniti,
perché a lui mandate da Roma con
questo titolo. Esse dicono, che il
diàcono ordinando si conduce all'ai-
tare, ove l'arcidiacono lo presenta al
vescovo. Si fònno orazioni comuni,
ed una particolare. Il vescovo reci-
ta la formola Deo gratias , che é la
stessa come quella de'greci, e dopo
l'orazione gli- si dà il camice, e la
stola; poi recitasi un responsorio, e
un salmo, gli si presentano l'episto-
le di s. Paolo, ed il diacono leg-
ge quel passò della succitata epi-
stola di s. Timoteo, ove si parla
de'doveri de'diaconi. Si canta un
altro responsorio allusivo alla di-
gnità della Chiesa, e de'suoi mini-
stri. Il novello diacono mette l'in-
censo nel turibolo, e & un giro per
la chiesa portando il libro delle e-
pistole. Lo ripone poi sulla creden*
za, e prende l'anafora, cioè il velo^ .
con cui si cuoprono la patena, e il
calice quando si portano all'altare,
il che é uffizio del diacono. Si can.
tano altre preci, e l'ordinando si
prostra dinanzi all'altare. Il vesco-
vo gì' impone le mani| e dioe^ N. è
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^g8 DIA
ordinato y e T arcidiacono ad alla
imce prosegue: diacono dd sagro
idiarc delia sania Chiesa, della di'
ià N,y e tneDtre il vetooYo gì' im-
pone le mani» due albi diaconi
teogono cìaseuDo un tentaglio al**
salo sopra il capo di quello che si
ordina. Bada poi Taltare quando
gli à dà la pace, e poscia il ve-
seoTo, e ricere la oomunione, ed in
fine ha luogo una breve esorlazio»
ne del tcscoto. A questo é molto
conforme il rito nestorìano, pub*
Micato dallo stesso p. Morino. Il
vescovo sul nuovo diacono pronun-
zia questa formohu »• N. è'separa-
M to, santificato, e consagrato al mi-
M nistero eoelesiastieo , ed al ser-
M vigio levitico di i, Stefimo. In
M nome del Padre ec.".
I giaodi>iti sì della ISria, die di
Egitto^ dice il Renaudot, hanno i
riti molto confórmi a qudii, che
il p. Morino chiama propri de'ma-
roniti. Soli si distinguono in questo,
che tra quesli ultimi il vescovo
prima d'ìmpor le mani agli ordi-
nandi y le santifica col mediato
toccamento de'sagri misteri , met-
tendole sopra il velo, che il cuopre
anche nelle ordinazioni. Il Renan?
dot corresse alcuni sbagli fiitti dal
celebre p. Morino sul trattato del-
le ordinazioni; ma gli sbagli pos-'
sono correggersi fadlm^te: Facile
est inventis addere,
II Sarnelliy lettere eccl. t. I pag.
26, dice che in alcune chiese an-
ticamente neirordinazione de'diaco-
ni, si ungevano loro le mani. No-
ta il Macri, Ifot dé'vocabdi ecclc
siasiia\ che occoirendo di consa«
grare diacono il nuovo elcttlo Pa-
pa , come alcune volte è succes-
so, si osservano alcune cerimonie
particolari assegnate nel cerimonia-
le di monsignor Cristoforo Marcel <
DIA
Io, dàppoidiè il Papa comparira al-
rordinazione» vestito con Tamitto,
cingolo, manipolo, e piviale con la
mitra in testa, la quale si leverà quan-
do il Cardinal vescovo ordinante
&rà Timposìzione della mano stan-
do esso in piedi, e il Pontefice a
sedere sul trono. Il Pontefice si
alzerà poi in piedi per ricevere dal
medesimo vescovo coperto di mitra .
la stola, sederà però nd toccaro
il libro degli evangeli. ^. l'articolo
COHSAGRAZIORB, ED ORSOTAEIONE DEL
SOMMO PorrBFicB. Siccome le Dia-
conesse ( Fedi ) incevevano una
spedo di ordinazione, benché non
sieno mai state considerate come
membri della eodesiastica gerardiia,
va consultato quell'articolo.
Festi sagre de^diaconi, loro uffizi,
e prerogative.
L'abito antico de'diaconi fii pro-
priamente la Stola {Fedi^ sopra la
spalla sinistra: nota il Bona, Àer. li-
turg. lib. 3, cap. 1^ § 6, che il
Pont^ce san Zosimo, eletto nd
4i7> ordinò che i diaconi usassero
di stola pendente dall'omero sini-
stro sino al fianco di*itto. Ma già
8. Silvestro I, del 314» aveva con-
cesso la dalmatica ai diaconi ro-
mani, e il manipolo {Fedi) nel
bracdo sinistro; e quindi i Ponte-
fid concessero le dalmatiche, e, co-
me spedai privilegio, il manipolo
ai diaconi di chiese insigni, indi in
progresso divennero abiti sagri dei
diaconi, e loro comuni. I gred ri-
tenendo l'uso primiero, portano la
stola sopra la spalla sinisti*a pen-
dente, e non attraverso, con il
camice sciolto, la quale stola é da
essi chiamata Orarium. Delle vesti
sagre del diacono e suddiacono gre-
d, che ne' pontificiili del Papà can-
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DIA
tano nel loro idioma, T epistola, e
il vangelo, si tratta al toL VI li p.
i65 del Dizionario, Avverte inol-
tre il Magri, che questo rito è pra*
ticato dai certosini nella messa so*
lenne, giacché non usano suddiaco*
no, ma uno del coro canta l'epi*
stola, assiste solo il diacono colla
cocolla bianca, sopra la quale por-
ta la stola solamente quando va
a cantare il vangelo. Dopo s. Sil-
vestro I, abbiamo che s. Simmaco,
Papa del 49^9 concesse la dalma-
tica propria dei diaconi della Chie-
sa Romana per privilegio ai diaoo*
ni di s. Cesario di Arles, al quale
avea pur concesso Tuso del pallio,
avendolo fatto metropolitano. Quin-
di s. Gregorio I del 590, concesse
a Giovanni arcivescovo di Ravenna,
come particolare prerogativa, l'uso
del manipolo a' suoi primi dia-
coni.
L'abito pei^ de' diaconi, doé il
più antico, fu veramente una tona-
ca senza maniche, chiamata con vo-
ce greca Colobio (Vedi), cioè veste
mozza, e questa la portavano pri-
ma in' vece della dalmatica, ma
perchè, dice il Papia, nel sagiifìzio
disconveniva vedersi la nudità del-
le braccia, Tuso de' colobi fu age-
volmente cambiato in quello delie
dalmatiche. Il Piazza, nella Gerar*
chr'a cardinalizia^ fa osservare che
nelle basiliche patriarcali di Roma
resta un'idea e memoria degli anti-
chi colobi, in que' rocchetti di lino
bianco senza maniche, usati dai be«
yiefìciati per distinguersi dai cano-
nici , allorché però assumono la
cappa corale. Così pure si legge in
Cassiano, lib. I, de habitu mofiach,
cap. 5, che i monachi costumalo*
no anticamente le tonache mozze,
per denotare che il religioso deve
staccarsi dalle opere del secolo:
DIA 299
» Colobiis quoque lineift induti,qua6
n vix ad cubitorum ima pertingunt;
» nudas de reliquo drcumferuntur
» manus, ut amputatu$ eos actus»
M et opera mundi hujus suggeral
M- abscissio manicarum ". Anche i
vescovi solevano portare questa sor-
te di veste diaconale, come rileva-
si da quanto s. Pio I scrisse ad
un vescovo della Germania: m Tu
w vero oolobio episcoporum vesti-
M lus, vide, ut ministerium, quod
» accepisti, in Domino impleas". Ai
rispettivi luoghi si dice chi ha l'u-
so della dalmatica, e della ToniceU
la (Fedi), veste de'suddiaconi, ed
ambedue sotto la pianeta Qe'pon<-
tificali l'usano il Papa, i Cardinali^
i vescovi, gli abbati mitrati ec. Dei
sandali, che un tempo usarono i dia*
coni, e i suddiaconi, e di alti*e vesti
diaconali, parlammo nell'anteceden-
te articolo, ove facemmo menziona
delle vesti sagre de'Cardinali diaconi^
e delle pianete ripiegate di colore pao-
nazzo da loro adoperate invece del-
le dalmatiche di tal colore. Di ta-
li sandali, delle scarpe nere usate
dai diaconi, e dell'antico vestiario
de'diacoai narra alcune erudizioni
il Cancellieri nella dissert. sul ba*
do de^ piedi j de* sommi Ponl^ié
Riporta il citato Piazza, che i Car-^
dinali diaconi ebbero 1' uso della
mitra nel concilio di Firenze sotto
Eugenio IV, come notò Andrea San-i
tacroce, che fu ivi maestro delle ceri-
monie.Del diacono e suddiacono della
cappella Pontifìcia, se ne paria ai
volumi VII p. n^i, e volume VILI
p. 144» e 146 del Di^oncuio, co-
me al volume IX p. i3o, e i3r^
si pai*la del diacono e suddiacono
delle cappelle cardinalizie. Dei tem-
pi poi, in cui il diacono e suddiacono
restano col solo camice, e cingolo,»
il primo collo stolone attraverso, ed
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3oa DIA
ambedue colle pianete ripiegate
avanti il petto, e dei loro uffizi in
tutte le funzioni annuali, e straor-
dinarìe, n parla a' suoi luoghi al-
l' articolo Cappelle Ponitficie (Fé*
dt\ Solo qui rammenteremo, che
nella vYento, e nella quaresima,
nella cappella pontificia il suddia-
cono depone la pianeta piegata per
dire l'epìstola, restando ool mani-
polo; e terminata la lettura ripren-
de la pianeta; e che il diacono
depone la pianeta piegata per can-
tar levangelo, pi'endendo invece Io
stolone, che pone a traverso del
corpo sulla stola usuale: cosi ri-
mane fino dopo la comunione del
celebrante, indi deponendo lo sto-
lone, riassume la pianeta piegata,
ritenendo sempre il manipolo. Nel-
le domeniche Laetare, e Gaude*
te^ il diacono e suddiacono vesto-
no della solita dalmatica e tonicel-
]a. Le sagre vesti ordinarie del dia-
cono, sono Tamitto, il camice, il cin-
golo, la stola a travjerso, il manipo-
lo, e la dalmatica ; e quelle del sud-
diacono consistono nell'amitto, nel
camice, nel cingolo, nel manipolo,
nella tonicella, e nella [ùaneta ripie-
gata. Tali vesti sono comuni a tutti i
diaconi e suddiaconi, essendo unifor-
me il rito delia Chiesa romana. Dal-
1 antico Ordine romano, che sì crede
raccolto da s. Gelasio I, in cui con-
tengonsi i riti de' primi secoli, nella
messa pontificale viene al diacono
prescritto, prima dì leggere l'evan-
gelo, di baciare il piede al Papa,
ossequio che viene detto adorazione,
e salutazione presso Anastasio Biblìo-
iecarìo.
Per conto poi delle prerogative
de'diaconi, e loro uffizi, oltre quan-
to superiormente si disse sul loro
ministero, aggiungeremo, che s. Ce-
sario, conosoendone 1$ dignità, an-
DIA
dava con molta riserva ad ordinar
diaconi , laonde di lui si legge :
» Adjedt etiam hoc, ut nunquam
M in ecclesia sua diaconum ordì-
» naret ante trigesimum aetatìs suae
M annum. Vemm etiam hoc addi*
M dit, ut nec in qualibet ma|ore ae-
» tate numquam ordinaretur, nisi
M quatuor vicibus in ordine Jibros
M veteqs testamenti legerìt, et qua-
•* tuor novi *\ Pel diaconato l'o-
dierna disciplina della Chiesa esige,
che l'ordinando abbia compiti anni
ventidue, meno che il PonteBoe non
accordi benigna e straordinarìa di-
spensa. Anticamente per ordinarsi
diacono bisognava avera venticinque
anni ; ma alloi*a si ordinavano i
preti di trenta anni. Secondo gli
antichi canoni, anche il matrimonio
non era incompatibile allo stato, e
ministero de'diaooni, ma da molto
tempo fu loro interdetto nella Chie-
sa Romana, ed il Papa non concede
le dispense di passare allo stato con-
jugale, se non per ragioni di gran-
de rilievo, quantunque non resti-
no piÈL allora nel grado, e nelle
funzioni dell' ordine ; tosto ohe ne
sono dispensati, e sì maritano, rien-
trano nello stato laicale. F. Celi*
BATo e Dispense. Abbiamo dal ca-
none a a del concilio tenuto in
Oranges nel 44^9 che non si ordi-
neranno in avvenire diaconi mari-
tati, se non promettano di osserva-
re continenza, sotto pena di essere
deposti. Se prima è stato ordinato,
non sarà promosso a un ordine
superiore, secondo il concilio di
Torino. I sagri canoni proibiscono
di ordinare un diacono se non ha
un titolo, cioè se non ha un tito-
lo patrimoniale, o benefizio, e se è
bigamo, cioè se ha avuto due mo-
gli, meno una pontificia dispensa.
Anticamente ai diaconi era proi-
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DIA
a
^ bito sedere coi piceli, molto più
i alla presenza de' vescovi. Il concilio
^ di Cartagine, celebrato nell'anno
,. 398» ecco quanto prescrisse coi ca-
noni 36, e 37. Il diacono è mi-
^ Distro del sacerdote, come de) ve-
scovo; non sederà se non per or-
j dine del sacerdote, non parlerà
nell' assemblea de' sacerdoti, s' egli
non é interrogato. In pi*esenza del
sacerdote non distribuirà al popolo
r Eucaristia, o il corpo di Gesti
Cristo, se non di suo ordine, e in
caso di necessità. Porterà il cami-
ce in tempo della oblazione, e del-
la lettui'a. IlMacri dice, che nella
chiesa gi*eca, devono sedere alla
presenza del vescovo, e del sacer-
dote. Nel pontificato di s. Anasta-
sio I, creato nel 398, nacque in
Roma dissensione tra i sacerdoti, e
i diaconi. Questi amministravano i
beni della Chiesa, e trattavano con
disprezzo i preti, i quali perciò ne-
gavano di alzarsi alla loro presen-
za, dicendo che, secondo T antico
costume della Chiesa Romana, stan-
do essi a sedere, dovevano i dia-
coni stare ritti; per lo che tanto
si accese questa discordia, che quan-
do i diaconi, per cagione dei loro
uffizio, pubblicavano in piedi ai fe-
deli il vangelo, i preti ricusavano
di sorgere nelle loro sedie, per
maggiormente umiliare V arroganza
de' diaconi. Laonde s. Anastasio I,
per correggere si£&tto scandalo, pub-
blicò un decreto, che venne registrato
nel libro pontificale. Ordinò pertanto,
che i sacerdoti stessero ancor essi in
piedi, e chinati allorché i diaconi leg-
gevano l'evangelo nella messa, per
dimostrare la prontezza, con cui so-
no disposti ad eseguire ciò, che in
esso si promulga. S. Girolamo si
querelò molto delle pretensioni dei
diaconi. U p. Menochio^ nelle e*
DIA 3oi
rudite sue Stuore, t. Il, pag. 89,
al cap. LII tratta: « Delii diaco-
M ni, e notari, che al tempo delle
» persecazioni della Chiesa scrìve-
» Tevano gli atti de' martiri, per
M conservarne la memoria". Dal
pontificato di s. Gemente I si co-
minciò nella Chiesa romana a te-
ner memoria di que'aistianì, che
per la fede esponevano la vita, che
peixàò istituì sette notàri per rac-
cogliere gli atti de' martiri, e regi-
strarli ne' fosti della Chiesa. Quin-
di 8. Fabiano, dividendo Roma in
sette regioni, vi prepose sette dia-
coni detti perciò Regionari con al-
trettanti suddiaconi per aver cura
di raccogliete, e notare fedelmente
gli atti de' martiri, uso forse inter-
messo, o non diligentemente ese-
guito. Paolino, no taro di s. Am-
brogio, dice nella vita ' di questo
santo, di essere stato notaro sotto
Cajo diacono, al quale riferiva tut-
to quello che occoireva. Era officio
de' diaconi di esaminar le cose no-
tate, ed invigilare che si conser-
vassero negli ai*chivi delle chiese,
chiamandosi martiri!, comedi notò
parlando delie diaconie Cardi naii-
ziCj quelle ove si veneravano le re-
liquie de' martirì, chiese * eh' erano
parimenti affidate a' diaconi, e che
divennero le Diaconie Cardinalizie
(Fedì)y al modo descritto nel cita-
to articolo . Nel lY conciHo di
Praga venne decretato nell'anno
5j5 col canone 4» ^^ ^ diaconi
porteranno sulle spalle le reliquie
chiuse in una cassa. Né solo la
Chiesa Romana usò questa diligen-
za per conservare le memorie dei
martiri, ma anche le altre ne se**
guirono r esempio, come riporta lo
storico Eusebio, di Smime, di Vien-
na, di Lione, e s. Cipriano della
chiesa di Cartagine. Gli atti dei
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Sol DIA
martiri iurono chiamati atti pro"
consolari, ed erano sinceri, e veri-
iUct.
1 mgrì canoni vietano ai diaconi
di consagrare, essendo questo un uf-
fizio sao^otale. Era però loro ufficio
amministrare l'Eucaristia a quei
che si comunicavano, come di por-
tarla a quelli che non erano pre-
senti. F, CoiiuirioirB, ove si dice, che
dispensavano a' fedeli anche il san-
gue di GesiSi Grista II Berlendi
ne tratta a pag. 87, e seg. , avver-
tendo che per T acci*esciu(o nume*
ro de' fedeli, bisognò valersi di piOi
calici, e per lo più con due ma-
nichi, denominati calici minuteria-
&, e il diacono dal calice del sa-
cerdote rifondeva in essi il sangue,
quindi lo dispensava a' fedeli. Il
concilio diYotxsk del iigS col ca-
none 4 prescrisse, che il diacono
non battezzerà, né darà il corpo
del Signore, né imporrà la peni-
tenza, se non in caso di estrema
necessità. In quanto ali* ammini-
strai il battesimo, dice il Sarnel-
ii, t. VI, p. 33, n. 7, che il dia-
cono per la potestà dell' oixlìne può
solennemente battezzare, e quindi
fare tutto quello che fa il sacerdo-
te quando solennemente battezza,
citando quelle parale di s. Tom-
maso, 3, par. quaesL 82, art 3:
•• Diaconus, tamquam proximus
n ordini saceixlotali , partidpat a-
n liquid de ejus oflScio". In quanto
alla dispensa dell' Eucaristia, avver-
te il Macri, che il diacono in caso
di necessità può dispensai*e il Fia-
cco (Vedi) a) moribondo con li-
cenza del vescovo, ovvero del par-
roco impedito. Aggiunge, che questa
sentenza è comunissima, anzi se la
necessità é tanto urgente, che non
si possa aspettare la detta licenza,
lo potrà fiire seioa di essa, come
DIA
riferisce il medesimo s. Tommaso
in 4» disUncL i3, quaesL I, orL
3. Alcuni soggiungono, dbe portan-
do il diacono il Viatico al sacerdo-
te infermo, non deve comunicarlo
con le pi*oprie mani, ma dargli
l'Eucaristia in mano, acciò da se
stesso si comunidiì. (mi pare che
decretasse il concilio niceno primo,
nel canone XVII. Altri poi dicono
non essere necessaria questa limi-
tazione. Certo è, che il diacono
potrà comunicar sé stesso ancora.
In quanto all' imporre la peniten-
za, il suddetto Samelli nel tomo
IX inserì la lettera XXXII: Il
diacono non essere ministro del sa-
gramento della penitenza.
Rammenta il dotto vescovo Sar«
nelli , quanto anticamente prati-
cava la Chiesa^ cioè che ne' pec-
cati giravi, e poscia pei pubbli-
ci soltanto si dava pubblica peni-
tenza, benché fossero i penitenti as-
soluti sagramentalmente; e che quin-
di esaurita la penitenza dovevano
essere solo riconciliati, ch'era la
assoluzione dalla penitenza canoni-
ca, del che si riporta il metodo dal
pontificale Ronaano, siccome fijnziò-
ne spettante al vescovo. Cominciava
tale funzione dal mercoledì delle
ceneri, e terminava nel giovedì
santo, quando i pubblici penitenti
si riconciliavano alla Chiesa, ed al-
l' altare dal vescovo, che dopo a-
verli riconciliati, porgeva loro la
comunione. Ma se accadeva, che
tra questo spazio di tempo il pe-
nitente venisse a morte, acciocché
non partisse da questo mondo sen-
za il santo Viatico, se il vescovo
era assente, si dava la facoltà al
prete di riconciliare, e se mancava il
prete poteva anche il diacono fiire
questa riconciliazione, e dar al peni-
tente medesimo la Eucaristia.. Tutto-
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DIA
ciò afferma s. Gìpiiano lib. 3» ep. 1 7,
dal quale inoltre si racooglìe, che il
diacono non esercitava che un mero
cerimonialey col riconciliar colla
Chiesa i pubblici penitenti in peri-
colo di morte» e con licenza del
suo prelato gli assolveva, come
qualunque chierico con ordine del
prelato può assolvere dalle censu-
re. V, CoiTESSSIOffE, e CoRFBSSOBE.
Adunque sembra, che il diacono ia
articolo di morte potesse assolvere
dalla penitenza, non dalla colpa,
eh* ei*a stata già assoluta sagramen-
talmente. E pure in progresso di
tempo, in mancanza del sacerdote,
i^ diaconi udivano le confessioni,
come rilevasi da quanto prescrisse
nel 1 195 il sinodo Eboracense. In
quello di Londra del 1 200, il ca-
none 3 decretò : » Non liceat dia-
*» conibus baptìzare, vel poeniten-
» tiam dare, nisi duplici necessitate,
M videlioet quia sacerdos non po-
M test, vel absens est, vel stulte
» non vult, et mors ìmminet pue-
•» ro, vel aegroto". Altrettanto nel
1236 rinnovò nelle sue costituzio-
ni s. Edmondo, arcivescovo di Can-
torbeiy. Nelle costituzioni di Odo-
ne di Sdiaco, vescovo di Parigi, si
legge al can. 56: ** Ne diaconi
«» uUo modo audìant confessiones
4» nisi in arctissìma necessitate ; cla-
» ves enim non habent, nec pos-
«* sunt absolveiV. Le costituzioni
ttnodali della diiesa Andegavense
riprendono i parrochi, che lascia-
Tano fare non poche cose sacerdo*
tali ai diaconi. Dagli allegati ca-
noni si rileva, che dalla peniten-
za canonica , potevano i diaconi
assolvere, con questo però che
se r infermo campava dal peri-
colo, di nuovo doveva confes-
sarsi dal sacerdote. La penitenza
canonica durò sino al secolo XII
DIA
3o3
ed allora fu commutata colla cro-
ciata, o sagra spedizione di Palesti-
na. I seguenti sinodi tolsero del
tutto ai diaconi T autorità di assol-
vere. In quello di Vorcester del
1240 abbiamo dal can. la: «* Dia-
M coni quandoque confessiones au-
n diunt, et alia tractant sacramen-
M ta, quae solis sacerdotihus sunt
M commissa, quod de caetero ne
M fiat". Similmente il sinodo Pit-r
taviense del 1280: m Abusum er-
M roneum eradicarì volentes^ inhi-
H bemus ne diaconi confessiones
M audiant, et ne in foro poeniten-
*• tiali aUolvant; cum oertum èit,
M ipsos absolvere non posse, cum
M claves non habeant''.
11 Baronio all'anno 34» num.
3i4> nota che da s. Cirillo gero-
solimitano si ha, essere istituzione
dello Spirito Santo il dirsi nella
messa dal diacono ' ad alta Tooe :
Pro his qui dejuncd sunt in Chri-'
sto; la qual cerimonia non si usa
più nella Chiesa. Trattando il Sar-
nelli delle eulogie, e perchè il dia-
cono nelle messe feriali della qua-*
resi ma dica: Humiliate capita ve-
stra Deo, ed il saceidote aggiunga
nn altra orazione, ne dà questa
spiegazione. Primieramente è noto
die 1' eulogie o benedizioni , erano
certe particole di pane benedetto,
che dopo la messa si distribuivano ai
fedeli, i quali non eransi comunicati
sagramentalmente, e ciò in segno
della cattolica comunione nella fe-
de, e nella carità. In progresso di
tempo r eulogie furono distribuite
anche a quelli, che si erano comu-
nicati sagramentalmente. E perchè
nella quaresima si digiunava, e con
prendere pane benedetto si rom-
peva il digiuno quaresimale, in luo-
go delle eulogie, si disse poi, come
oggi si pratica, Toiazione sopra il
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364 DIA.
popolo, con die venifa^ e viene &t*
to partecipe della benedisione. E
però il diacono, acciocché i fedeli
si preparino con utilità a ricever-
la, dice: HuniilUue capila vestra
Deo, Honor. in Gemm, lib. I, e.
i6. Lo stesso accenna il Durando,
lib. 6, cap. 18. I diaconi nei santi
misterì recitavano anticamente oer»
te preghiere, che perciò si appel-
lavano preghiere diaconiche, Non
solo r uffizio de' diaconi fii ed è di
set*vire all'altare nella celebi^azione
de' santi misteri, battexsare e pre-
dicare colla permissione del vesco-
vo, ma anticamente aveano cura
di tenere il popolo nella chiesa,
col rispetto^ e modestia convenien-
ti. E vero, che non era loro per*
messo d'insegnare pubblicamente^
almeno alla presenza del vescovo
e del prete; ma istruivano i cate-
cumeni, e li disponevano al batte-
simo, dò die le diaconesse feceva-
no con le donne. Prima la custo-
dia delle porte delle chiese era af-
fidata ai diaconi, ma in seguito i
suddiaconi furono incaricati di que-
sto uffizio, indi gli ostiarii ; però
le diaconesse custodivano le poite
ove enti*avano le donne. In alcune
chiese i diaconi nella festività del
primo diacono e protomartire s.
Stefano facevano in coro l'uffido
dell'ebdomadario, dando anche la
benedizione ai lettori prima di re-
citare le lezioni, come si ha da Jo»
Beleth, e 70, RaL div. off.
Sulla benedizione diaconale poi
dii'emo, che siccome nel fine della
predica si fa il segno della croce
aopra il popolo senza dire altro, si
può dubitare se dò. possa fìire il
diacono, imperocché nel cap. 28,
lib. 8, delle ConsL AposL si legge:
^ Diaconus non benedidt neque
¥ benedictionemdat;acdpit verq ab
DIA
*» episcopo, et presbytero'^i Rispon-
de Hallier, doversi intendere, che il
diacono non benedica colla propria
autorità, ma colla ministeriale, ri-
cevuta dal vescovo, o dal prete,
giacché anch' egli dioeool vescovo,
e col prete: Dominus uobiscum^
parole che contengono e la saluta-
zione dd popolo, ed una certa be-
nedizione» £ secondo s. Tommaso,
3 par. quaesL 82^ ari. 3 ad I:
* Diaconus tamquam propinquos
H ordini sacerdotali partidpat ali-
M quid de ejus offido," come di-
cemmo di sopra. In quanto ai sud-
diaconi, e agli altri ordini minori,
se &nno qualche predica, non fan-
no in fine segno di croce sopra il
popolo, perché la loro potestà é
limitata a certe cose, come al let-
tore il benedire il pane, e i nuovi
&*utti. S. Valerio, vescovo di Sara-
gozza, essendo vecchio ed impedi-
to nella lingua, commise a s. Vin-
cenzo diacono, pd martire, l'ufficio
di predicare. Ghes. Gregorio pre-
dicasse essendo ancor diacono, \a
attesta Giovanni diacono ndla vita
di lui, lib. I, e. 4i* ^^ poter
dare il diacono la benedizione,
gran peso dà la sdennissima bene^
dizione che sì fa dal diacono nd
sabbato santo del cereo, detta an-
che consagrazione^ in presenza dd
vescovo, o del sacerdote. U Beleth
citato, de div, Offic. cap. 1 16, di-
ce: » Cereus a diacono benedidtur;
M cereus etiam praesente episcopo,
H vel sacerdote^ a diacono benedict-
M tur qui est minoris oixlinis". Ndla
chiesa di Costantinopoli i diaconi
patriarcali si paragonavano ai Car-
dinali romani^ e sedevano sopra i
vescovi; e sebbene foesero dell' oi"-
dine diaconale, nnlladimeno nelle
messe che, comesacei*doti, celebra-
vano nelle chiese loro titolari, da-
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DIA
Tano le sokiini benedixionL Nel
secolo XVII fa agitata una cele-
hve controTersia^ se il Cardinale
diacono potesse nella sua diaconia
dare là benedizione solenne. Dopo
vai*ie saitture e ponderazioni fatte
in argoménto, finalmente nella con*
gregasione detriti, tenuta ai i5 di
settembre 1 668 ^ Ci decretato a fa*
vore dei Cardinali diaconi, che pò-»
tessero benedire stante le efficacis-
sime ridoni ed autorità portate
dai dotti Cardinali Brancaccio die in
tale anno era divenuto vescovo
suburbioario, ed Albizii dell'ordine
dc'pi-etii nella quale occasione il
celebre Domenico Macrì maltese
presentò la rinomata scrittura in-
titolata Eulógialogittm Diaconale.
Questo decreto fii posto in eseca*
sione per la prima volta dal Car-
dinal Decio ^ìzxoltni nella sua dia-
conia di s. Eustachio, assistendo
alla messa solcane nella festa del
detto santo ai 20 setteBibre 1668.
. Questi ed altri sono gli uffizi
de' diaconi, ed i certo che sino
dalla prima loro origine hanno
asnfttifeo ai jacerdoti, ed ai vescovi
nella celebradone del santo sagri«
£zio, e nell' amministrazione dei sa*
gsamenti. f^.- Bingham, Ong: Ec'^
cZ. t I, 1. 3^^ e. 20. Sugli officii
de' diaconi «i {tossono consultare, il
Gavanto^ cx>Ue addiaom del Mera**
ti, Cerìmonie EcdesUutkke\ Baul-
dry. Manuale sacrarum caeremo^
fàarutìu il Zaccaria nd tomo II,
pag. 1 1 dc^te Dissert. di storia
cccl. tratia dei diaconi, se, e come
anticaoiente potesseco predicare .
FI a CaereinonUiUEfMscopomm^
oltre li citaiò Bombale BomOf
-man. Trovandosi gl'imperatori ro*
muta ad assistere alla messa cele-
brata solennementis dal Papa, fecero
alouBC funzioni da diaconi, di che
'' VOI, XIX.
DIA 3o5
abbiamo molti esempi. Urbano V
nel i368 nel giorno di Ognissan«
ti coronò nella basilica Vaticana
r imperatrice Elisabetta moglie di
Carlo IV. Questi presentò al Papa
il libro, e il corporale. Nella mes-
sa, che Giovanni XXIII cantò so-
lennemente in Costanza nella ^ta
di Natale, T imperatore Sigismondo
vestito degli abiti di diacono, colla
spada nuda alla mano, cantò l'e-
vangélo Exik eeb'cUtm a Caésare
Jugusto. Trovandosi V imperatoria
nella notte di Natale nell' uffiriatu-
ra dèlia cappella pontificia, cantava
la VII lezione, cantando le altre i
Cardinali diaconi, e la terza il Pa«
pa. Ma di questo argomento, oltre
quanto si è detto al voi. IX, pag.
107, no, e III del Dizionàrio,
va letto r articolo Stocco y e berrete
$one benedetti, ove si dice ciò che
faeeva l'imperatore, se a lui dal
Pontefice erano donate tali insegne*
11 Canodlieri, nel tomo II, p. o3o
De* Secretori, eruditamente tratta:
« De diaconi, aut subdiaconi mu«
« nere ab imperatoribus [»«esttto^
« aliisque oaeremoniis in eoruoi
M ooronatione servatis". A p. 84<»
tratta De . cor^natione Caroli V
'Bononiae-in tempio s. Petronii e&
Air articolo Cobonazioite degl'imp»*
tUTóai^ cioè al voi. XVII, p. 222,
e 2o3 d^ Dizionario^ si dice del
piviale preso da Carlo V, nella
coronazione della corona ferrea; e
delia tònicella, e piviale che assuur
«e sella coronazione imperiale : in-
di a pag. 224» si dicoào alcuni uf-
fizi da Calalo V esercitati nella
messa pontificale di Ckmente VII,
dappoichà in tonicelia andò all'air
itoPe^ ed offiì al Papa l'ostia, e il
calice, è poi gli baciò la mano. Il
Samdli nel tomo VI deUe ^ue let-
tere, ci dà la lettera XVlIt » Che
20
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3o6 Dlk
m il principale atto dd suddiaoo-
M no sia di oflerìre al diacono il
« calice vacuo, e b patena iracoa.
» E te r imperatore romano deve
n avere l'ordine luddiaconale. F.
m l'articolo iHrBEATOU.
Specie diverse dei diaconi, e
loro denominazioni.
A toler aoooinare per ultimo
le diverte denominasioni de'diaconi,
diremo che Diaconus circumhutrO'
tor (a chiamato V Arcidiacono (Fé*
<&)y dignità eodesiastica, ch'è quan-
to a dire capo de'diaconi. Diaco»
nus regionarius en quello cui i Pon-
tefici commettevano la cura e gli
ilffizi, dei quali parlammo all'arti-
colo DiAcoHns GABDOTAUtiBy di qual-
die regione di Roma, prima conte-
nente due rioni, e pm uno tolo; e
perciò i tette diaconi regionari del-
la Chiesa Romana, che totto tan
Silvestro I furono chiamati Diacq^
ni Cardinateg^ «ccome destinati
per una chiesa determinata, detta
diaconia di quel rione, in progret*
so di tempo divennero quattordici,
e poscia superarono un tal nume-
ro. Dice il Tamagna, Origme e
prerogative de* CanUnaU, nel tom.
I art II, che i diaconi Cardinali
presero il titolo dalla chiesa, o dal
predio, che amministravano. Qui no-
teremo, che air articolo Ordinazioni
dei Pont^i (Fedi), incominciando
da 8. Pietro sino al secolo IX, regi*
strandosi ad ogni Papa le ordinazio-
ni, à vedrà quanti diaconi ognuno
ordinasse. A cagione poi dei ere*
soenti e gravi affini del governo
della Chiesa universale, i Pontefid
fecero escare le ordinazbni dai
Ficari di Roma; qualdie esempio
tuttavia di ordinaaoni fette dai Pa-
DIA
pi, si rinnovò sotto Benedetto XIII,
fiidle ad esercHare le episcopali
funsioni. I Diari di Roma^ a' ri-
spettivi tempi, ne riportarono il no-
vero; ed il numero iii5, dell'an-
no 1^74» descrive l'ordinasione, die
fu fiittada luineUa cappella PaoKna
del pnlauEO apo8toiico,di trentasò in>
dividui, compresi qudli della prima
tonsura, consagrando inoltre in ve-
scovo di Bisegha certo fir. Antonio
da Prosinone o Frosolone della
fiimiglia Padcoo. Il Novaes riporta,
die alla metà di loglio di detto
anno^ Benedetto XIII oonfen in
due giorni il diaconato e presbite*
rato al Cardinal Pietro Ottoboni,
nipote di Alesiandro Vili, che trat*
tenne colle consuete formalità alla
sua tavola a pranzo. Nel 1747»
Benedetto XIV, volendo promovere
al cardinalato il real duca di Yorck,
dopo cdd>rata la messa nella sua
cappdia segreta, gli conferì la pri-
ma tonsura, e pia tardi nella me-
desima cappdk, i quattro ordini
minori, e posda il suddiaconato, e
diaconato ec Pio VII promosse al
presbiterato un prelato, die avea
ricevuto molto tempo prima gli
altri ordini da Clemente XIII, giac-
diè ninno senza autorizzazione del
Papa, può ordinare cdui die ha
ricevuto qualche ordine minore da
alcuno de' suoi predecessori.
Continuando a dire sui diverti
nomi dé'diaconi, fu detto Diaconus
Palatinus^etBasiUcariusifìidìOy che
ministrava al Romano Pontefice^
quando cddxava nella basilica la-
teranense, o nella basilica vaticana,
e fu appellato Diaconus siàtionO'
rius quello, che ministrava al medes»>
mo nelk diiesa ove era la staB(me.Fa
detto Diaconus testùnonialis quello ,
die assisteva al vescovo mentre pre-
dicava. Diaconi sflvaUd diiamansi ic
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BIA
r akani luoglii, e partioolànBente nd
9 rcgoD di Napoli, alcuni uomini me»
Imamente seoolarì e timorati di Dio,
)r assniili dai Tesoo^i al perpetuo ger-
ii irizio delle dnese, e destinati per
t sempre ad alcuni ministeri, e fun-
\ mata eodeÀastidie , di£ferenti dai
I chierici coniugati, imperocché que-
i stiposmo essere tali eziandio, sen*
i sa avere mai avuto ordine alcuno
I clericale^ quantunque godano per
decreto di Gregorio XV l'ecde-
I . aiastica immunità. Determinati so-
no però essi, ad un dato numero
I per ovTÌai*e all'eccedente numero,
, che ne potesseix) creare i vescovi
I in pregiudizio della camera e giù-
risdizione regia , doé quattro in
servigio del vescovo, e delia chiesa
cattedrale, due delle chiese ooUegia-
f te, ed uno di quelle parrocchiali,
^ altre diiese inferiori, bisognose di
servizio, come negli ospedali, Essi^
, sebbene sieno eletti dal vescovo^
o dal capitolo della cattedrale in
sede vacante^ e durino anche dopo
la morte dd vescovo, non godono
nulladimoio dell'immunità, ovve-
ro del privilegio del foro, se attuai»
mente non sono ài servigio delle
medesime chiese ed ospedali; e que-
sto solamente nel foro criminale,
non nel civile, eccettuato tuttodò
che spetta alla persona propria del
medesimo diacono selvatico; ma non
sono esenti dagli altri pesi del foro,
€ perciò sono tenuti come persone
laiche, alle collette, ed alle altre
funzioni fiscali, e pesi camerali. Pos-
ilo essere privati dai vescovi di tal
ministero quando si rendono faci*
nórosi, ovvéro per divei*si pubblici
eccessi, laonde giustamente conviene
loro il nome di diaconi selvatici,
perchè godono una piccola ombra
dello splendore, e dignità ecclesia-
stica, r. Ant. Navar., in Summ.
DIA 3o7
BuUar. Comment 5o de diac. sei"
vatic.^ fog. 77. Il Samelli, nel tom.
X nella lettera LXXII, ha irat-
tato M Se il chierico, die non ha
M i requisiti del condlio, perda af-
M fiitto il privilegio dd foro, e dd
M diaconi selvaggi". Al numero io
di tale lettera il Samelli riporta
un decreto sui diaconi selvaggi del
regno di Napoli, della sagra con-
gregazione de'Cardinali: » negotiis
n regni neapoletani praeposita eto.
» dedaravit ", 1628 aa junii •
Aggiunge quindi il dotto scrittora,
che si chiamano diaconi, doè mi-
nistri o serventi selvaggi, perche
destinati per lo piii alle chiese di
campagna, benché neno serventi an-
die a qudle ddla dttà, come ri-
sulta dairallegato decreto, che pur
si legge nel Diana, 8a n. 46* f^*
nalmente il SarnelU nel tom. Vili,
8a*ivendo la lettera XX, » Se sia
M ledto che il prete faccia l'uffido
M di diacono ", di che si parla ai-
l'articolo Diaconato, dice dell'uffizio
dd suddiacono, o diacono, ch'eser-
dtano i preti essendo canonici, ed
annoverati in tali ordini, giacché il
condlio di Trento prescrisse, che in
ogni cattedrale il capìtolo si compo-
nesse dei tr^ ordini dì preti, diaco-
ni, e suddiaconi, e in proporzione i
diaconi e suddiaconi fossera nella to-
talità la metà del numero de'prati.
Nella basilica patriarcale lateranen-
se, che é la prìma chiesa del mon-
do cattolico, e che é la cattedra-
le di Roma e del Papa, evvi il
capitolo eziandio diviso negli ordini-
di preti, diaconi, e suddiaconi. Quin-
di é degno di osservazione che non
solo tra i diaconi e suddiaconi vi
sono de' vescovi, ma anco de'patriar-
chi. Da ultimo il defonto monsi-
gnor Piatti, patriarca di Antiochia
e vicegerentc di Roma^ era canoni-»
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3o8
DIA
co di tal basilica, e ddrordine dei
Middiaooni.
Di somma autorità poi e itima
arano ia Costantinopoli i diaconi
patriarcali, i quali neU' occasione di
servire il patriarca usavano ia pianeta
sacerdotale , ed erano in questa
chiesa a quella guisa che soao i
Cardinali ia quella di Roma, cioè
principali nel clero. Si chiamavano
Exocaiacoeli, ed erano sette a so-
miglianza de'sette diaconi eletti da-
gii apostoli, non facendosi vei*una
menzione dellarcidiacono, come uf»
fìzio allora amovibile ad nutum del
patriarca, e perciò in minor cinedi*
to. Nel concilio generale di Firen*
ae tali diaconi patriarcali furono
trattati da Eugenio IV a guisa
di Caixlinali, trovandosi registrato,
die baciarono le mani e le guan-
cie del Pontefice sedente, e non il
piede, à differenia dd patiiarea
loro pur ivi presente^ il quale, lo
baciò in piedi: m patriarcha Papam
9* stantem osculatus est io gena;
j> nos vero cum exooataooelis, se-
» dentis dexteram, et genam oscur
» lati sumus *\ Vuoisi, che ciò
facesse il Papa, per ridurre i greci
airunione colla chiesa latina. 11 Ma«
cri, yei'bo ExocatacoeU^ dice che
erano co» chiamati perché penrot*
tarano fuori del. patriarcato essendo
parrochi della città, onde dormi*
vano nelle loro parrocchie, ed etmano
pi'ima s^i, cioè: » Magnus.oeconomus,
»» magnus sacellarius, roagous soevO"
p phylax, magnus chàrtaphylax;
» praepositus parvo saodlo, et prò*
» teodicus ". Balsamone ne enume»
ra solamente cinque, perché rultimo
fu aggiunto dal patriarca Gregorio
Xifiiiuo, sotto Timperatore Alessio
Comneno. Questi ex.ocatacodi erano
persone doltissifne e di grandissima,
autorità, tantoché, n e/ pubblid con-
DU
gresri precedevano i vescovi^ omuft-»
dorandosi assi come veri Cardinali
ddla chiesa costantinopolitana.
Fra i maroniti poi del monte
Libano vi sono due diaconi, che
sono semplid amministratori del
temporale. Il gesuita Girolamo
Dandini, da Clemente Vili spedito
nunzio apostolico ai maroniti del
monte Libano, gli appella i Signor
ri diaconi^ e dice, che. questi sono
due signori secolari, i quali gover*
nano il popolo, giudicano di tutte
le difierenze, > e trattano oo' turdù
di dò che riguarda 1. ti*ibutl ed
ogni altro affiire. Sembra, che in
dò i patriardii de' maroniti abbis'-
no volalo imitare gli apostoli, che
incaricarono i diaconi di quanto
concerne il temporale ddla Chiesa^
Tali diaconi ora piti non esistono^
11 Bei^ier, Z>Ì8« Èacic^ riporta le
principali diipute &tte dai protei
stanti sui diaconi, e sol primitivo
uiBzio de'diaeoai; parte ne xonfiita,
di altre non gli sembra necessarnD
V ingerirsene, conehiudendo die «
vi fosse stato su questo ponto qual-
che cambiamento ndla disciplina,
niente ne seguirebbe contro Tuso
attuale della Chiesa cattolica.
DlACRlNOM£Nl. Appellazione
data in oriente a tutti coloro che,
prolessando Terrore di Eutiche^ non
volevano riconoscere alcun capa
£ssi. ricusavano di unirsi al cernei-
lio di CalcedoBia, ma non voleva-
no seguitare ne[^ur quelli^ che a*
perta mente lo rigettavano. La voce
è tratta dal graoo dia-deo. V, A-
CEFALI.
DIADEMA. Vocabolo g^eco, che
deriva dal yerbo corono Deo Ugo,
hoc est a eircumlìgando. S. Ber-
nardo; sopra il salmo io:», dice ohe
il Diadema è' così detto, perché
duo. demit, il prladpio, e il fine.
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DIA
* Anticamente Diadema indìcaTa un
> ecmtressegno i*egiOy doé una fiiseio*
la di tela bianca, che portavano in
■ capo i re; oggi in significato pìiSi
I ampio si piglia per qualunque Co*
rona reale (Fedi)^ ed anche sem^
plìcem«ite per Corona {Fedi), li&
tempi più rimotì il diadema era
veramente^ una fesda tessuta di filo
di tana o di seta, segno della digni-
tà Ideale, perchè i i*e in quei tem-
pi se ne cingevano la fi-onte affine di
lasciare per moderaiione e mode*
stia la coiiona agli dei. Questorna*
mento d'ordinario ei*a a&tto bian*
co, candido, e semplice, largo tre
o quattrO' dita, che alcuni chiama-
rono benda, con certe parti di essa
pendenti dall'occipizio, e può esse*
re che fossero colorate di porpora,
od altro coloi^ Talvolta tale fiiscia,
lista, o benda fìi arricchita con oro,
con perle, e con pietre preziose.
11 diadema cràdesi piti antico
della corona, M/tum. Plinio pre-
tende, che Bacco ne sia stato il
primo inventóre. Alessandro Ma-
gno si adornò del diadema di Da-
rio, e i successori suoi ne imitaro-
no Tesempio. Anche Filippo e Per-
sio, re di Macedonia, usarono il
diadema; altrettanto dicasi dìNuma
Pompilio, ed Anco Marno re dei
iKimani . ^ Alcuni dicono che tra
gr imperatori romani , Aureliano
fosse il primo ad usat*e il diadema,
ovvero Eliogabalo . Questo attri*
buto fii impresso non solo nelle
medaglie degl'imperatori, ma anche
delle imperatrici. £ la (àscia, opiut-
fosto il laccio che termina in tutte
le corone all'estremità inferiore, rap-
presenta, secondo alcuni scrittori,
l'idea del diadema, e ad altri sem-
bra una q>ecie del diadema me-
desimo.
Dioesi inolila, diadema anche
DIA 309
quellVomamento, o corona che si
dipinge sopra il capo all'immagine
del Salvatore, e de'santi. 11 diade-
ma in forma quadra, che si vede
con molti angoli ed intoppi sopra
la testa di qualche immagine , ri-
ti*atta ancor vivente, significa lo
stato di questa vita non ancora
ben perfetto. U diadema rotondo,
che si mette alle immagini de'san-
ti, già ricevuti nella gloria, dimo-
stra la perfezione del loro stato in-
teramente felice. L'Ugonio, Historia
delle stazioni di Roma^ parlando^
a pag. i3i, della chiesa di s. Ce-
cilia, fi^ osservare die l'immagine
eseguita in mosaico del Pontefice
s. Pasquale I , tiene in lu<^o di
diadema sul capo come una tavola
quadrata, e dice che ciò denota
come tale ritratto fu fatto essendo
il Papa vivente. Egli pure é di pa-
rere, che i diademi tondi si pon-
gano ai santi già ricevuti neUa glo-
ria del paradiso, dimortrando la foi^
ma circolare ii loro stato felice» meo*
tre ai viventi ponesi il segno qua-
dro per dénotai*e lo stato di que-
sta vita pieno di miserie, e d'im-
perfezioni. Avverte inoltre, che il
medesimo segno del diadema qua-
dro si vede nella chiesa di s. Su-
sanna sul capo di s. Leone 111, che
la restaurò, non che nella sala Leo-
niana minore, da esso fetta nel pa-
triarchio lateranense. Il Durando
nel RationaU, e Giovanni diaoo^
no nel lib. 4 della vita di s. Gre-
gorio I, nel descrivere l' immagine
di questo Papa, ch'egli medesimo
avea fatto dipingere nel proprio
roonistero al olivo di Scauro, dice :
» Circa verticem vero tabulae si*-
M militudinem quod vi^entis insigne
H est praeferens, non coronam, ex
M <\\xo manifestissime declaratur,
j» quod Gi*egorius dum adbuc-vi-
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3fò DIA
H veret in sua sìmllitttdine depiagi
9» salubrìter Toluiti in quo jKwsel
M 9 8ui8 monacbis ' non prò eia*
M tioais gloria sed prò eccita dU
M strìcdonis cautela intueri; ubi hu-
M juunodi dislidion ipse dictafit:
Chri$ie potens, domine, noiUri lat'
gùor honoris,
Indukum qffidum ioUta pieUUe gu-
bema.
Alcuni Pontefici vÌTenti, come Gì-
listo II, ed Anastasio IV, furono
rappi'esentati nell'oratorio di s. Ni-
colò YesooTo di Mira, nei patrìar«
chio lateranense ( poscia incluso
neiralntazione de' padri penitenziei*i
della contigua basilica), col diadema
quadro, perchè il primo l'eresse
nel iia4> l'altro lo restaurò. Ma
i nove Pontefici loro predecessori
come s. Silvestro I, s. Anastasio I^
8. Leone!, s. Gregorio!, Alessandro
li, s. Gregorio VII, Vittore III, Ur-
bano 11^ e Gelasio II, fiirono rap-
presentati col diadema rotondo,
eh' è l'argomentd della santità, e
culto ecclesiastico dato a' servi di
Dio, come dimostrò Lambertini, tic
eàn. ss, itb. I cap. ^t, n. 23. e n.
3o, ove tratta della santità di A-
lessandro II, è Gelasio If, benché
da noi non denominati santi, per-
chè non venerati per tali da tutta
la Chiesa, ma in alcuni luoghi sol-
tanto. Lo stesso dicasi degli altri
Papi col diadema rotondo qui no-
minati senza l'epiteto di santi. Si
deve poi notare, che tali pitture
nel restaurarsi sotto Benedetto XI V,
furono dal pittore alterate con arbi-
tiio, ponendosi il tiiregno con tre
Corone ai Papi ivi dipinti. Sugi' in-
convenienti del titolo di beato, e di
santo, sui diademi,* e sui raggi po-
sti sul capo ai servi di Dio, e stille
DIA
provvidenze prese da UriMnò VHV
si può leggere il Garampi, nelle
sue Mem, eccL p. 4^1,
Il Samelli, nella lettera XXV
del tomo IH delle sue lettere ec^*
desiastiche, parla del diadema, che
si usa nelle statue. Dice pertanto,
che siflbtto diadema è a forma di
scudo, mentre il Tero diadema è
propriamente una fìiscia, che dn*^
gè il capo, e che quello antica*
mente posto dai gentili sulla testa
ddle statue, non era già ornamen-
to, ma una specie di ^ooolo om-
brello, che le difendeva dagli im-
bratti. Tali ombrelle in gi*eco chìa-
maYansi Menùciy doè Dmbellae,
quae in statuarum capitibus soleni
poni, ne ab avibus consparcentur.
Furono dette Memsci, da Mene
hoc est Luna, perchè erano simili
al disco della luna, ed Aristotile
ne' problemi chiamò Menisd, spìen^
dores, species lunatae, spedes Lu^
noe nondunì compUtae. Tuttavolta
l'origine de' diadema in tal forma
devesi piuttosto ripetere dall' anti-
ca consuetudine de'romani, i qua-
li quando tornavano dalla guerra
vittoriosi, in segno della vittoria, e
delle corone militari da loro ripor-
tate, si mettevano in testa il pro-
prìo scudo rotondo. Così i santi
in segno della vittoria e del trion-
fo riportato dai tre comuni nemi-
d, collo scudo rotondo in capo
si dipingono, e nelle statue si rap-
presentano V, il Saavedra nd «Sim-
bolo ao: e l'interprete de'salmi det-
to r Incognito, sul verso dd salmo:
«> Domine, ut sento bonae vdan-
M tatis tuae coronasti nos et& ".
Il Pignattelli, net tomo V, consulta
25, dice, che le immagini jde'beati
si dipingono co' raggi attorno al
Tolto, e quelle de' santi canonizzati
col diadema intorno al capo. Ma
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SIA
poi nel tomo X, consult i88, ag«
giunge, che pure quelle de'beati
possono dipingersi col diadema, non
essendo da Teruna legge proibito
» et omnia censenturpermissa,quae
j» non reperìuntur prohibita ". Va
consultato T Alamanni de lateran.
partetinis, p. 43: m insigne qua-
M dratum quid denotet, ove trat-
M ta pure^ insigne quadratura tì*
*» vis ac mortuis aeque tribui-
DIA
3fi
M tur". V, AtJEBOLA, Ghirlanda,
NofBt).
DIAMPER, DIAMPOUR. Gttà
deli'Indos, osàa dell'Indie orientali
nel regno di TraTanoor, sulla costa
del Coromandel, vicino alla città
di S. Tommaso, o Meliapor. Nel
1599 un portoghese arci vescovo di
Goa, vi tenne un concilio per con-
vertire al cattolicismo i nestoriani dj
queste parti delle Indie. Arduino t. X.
FINE DEL TOIIQtlE DECIIfOIfONO.
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f^^^IlK'
4H6
'dM«-
mm»^ì
AVVERTIMENTO
DEL L' AUTORE.
Chi bramasse 'associarsi al presente Diziooario, e
volesse tutti assieme i Tolumi pubblicati sino ad
ora, potm ritirarli uno o due pei* ogni mese, o
in oltit) modo. Il prezzo d'ogni volume i dì paoli
otto, pari a italiane lire quattro e centesimi quaran-
ta, e pari ad austriache lire cinque e centesimi
qWttit) per ogni volume. Il tenue porto del mede-
simo è a carico dei signori associati. Le associazioni si
ricevono in Venezia dalla, tipografia Emiliana5 ed in
Roma presso l'autore^ proprietario di que$ta edizio-
ne. Inoltre nella veneta tipografia, e in Roma nel-
Tofiicio della distribuzione del Diario in piazza di
Sciarra,, n/ a 32, non che da Pietro Agazzi, libraio
in Via del Corso vicino alla Chiesa di s. Marcello al
n/ a5o, si vende al prezzo di paoli dodici, il volu-
me in 8.vo, intitolato : Le Cappelle Pontificiey Car-
dinalìzie e Prelatizie^ opera dedicata all' Eminen-
tissimo Cardinale Bartolommeo Pacca» d^scano del
sagro Collegio, non che il volume in i2.mo:
Descrizione delle Pontificie fiuaioni della settimana
santa, e Pontificale di Pasqua^ al prezzo di paoli tre.
Queste due opere, in considerazione dell' importane»
te argomento» ed in vista dell'utilità che recar possono
ai forestieri, i quali si recano in Roma a -vedere le
solenni Pontificie funzioni, furono dal medesimo au-
tore estratte dai relativi articoli del suddetto Di-
zionario, Andie queste si vendono per conto del-
Tautora, essendo pur esse di sua proprietà.
mmm
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